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Febbraio 2026: la Religione Pagana fra filosofia metafisica, psicologia, problemi sociali e cronaca quotidiana.

Febbraio 2026
cronache della religione pagana

Claudio Simeoni

Argomenti del sito Religione Pagana

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03 febbraio 2026

Il senso dell'alchimia

Si può riassumere così: "dilatazione della coscienza", mediante la "ripetitività dei gesti" in funzione del raggiungimento di un obbiettivo.

Dilatare la conoscenza significa aggiungere continuamente nuovi dati al pensato della ragione ampliandolo e articolandolo. Significa coinvolgere le proprie emozioni in uno stato di "ansiosa attesa" per il risultato dell'azione che si sta compiendo.

Ogni volta che un Essere Umano ripete i gesti, coinvolgendo le proprie emozioni in ambito fisico o intellettuale, modifica sé: stesso. La sua coscienza razionale acquisisce esperienza; la sua energia emotiva viene plasmata.

La modificazione non è un atto puramente culturale, non si tratta di un semplice apprendimento ma è una trasformazione fisica dell'individuo. Modifica il proprio modo di pensare il mondo modificando la stessa struttura fisica attraverso la quale pensa il mondo. Mi piace dire che egli modifica il proprio reticolato sinapsico, i propri collegamenti neuronali. Forza se stesso a superare i propri limiti e, in questo sforzo, costruisce sé: stesso modificandosi. La modifica del reticolato sinapsico, o di quanto produce il proprio pensiero, si traduce in modifica del proprio comportamento e del proprio modo di porsi davanti al mondo. Quel modo di porsi modifica il reticolato sinapsico o quanto dentro di lui concorre a modificare il proprio pensiero.

Pensare ciò che si percepisce del mondo non è a sé: stante, ma coinvolge l'intera sfera fisica dell'individuo. E' attraverso l'azione nel quotidiano che l'individuo soddisfa i propri bisogni e il pensato altro non è che generalizzazione delle motivazioni delle azioni in situazioni descritte dalla ragione. L'azione è il fondamento del pensiero; non viceversa. Il pensiero razionale, quello fatto con le parole, non determina l'agire dell'individuo, si limita a descrivere le ragioni per le quali l'individuo agisce e quella descrizione giustifica l'agire, ma non è in grado di descrivere la necessità emotiva che ha indotta l'individuo ad agire in quel momento e con quelle modalità.

La ripetitività dei gesti modifica l'individuo. La ripetitività dei gesti modifica le connessioni neuronali rendendole funzionali alla ripetitività dei gesti. La ripetitività delle scelte modifica la struttura neuronale per rendere l'individuo funzionale alla qualità delle scelte per le quali agisce. La modificazione, indotta dalle scelte e dall'attività dell'individuo, agisce direttamente sull'individuo nella sua interezza.

Non sono in grado d'individuare l'essenza di un individuo, posso soltanto riferirmi alle mie visioni e ricercare nella conoscenza della ragione gli elementi che meglio s'adattano a tale visione: l'azione nel mondo di un individuo modifica la sua struttura del DNA. C'è qualcosa nell'individuo di modificabile dall'individuo stesso ed ereditabile dalla generazione successiva, sia pur in misura diversa, dai figli. Penso che una parte della struttura del DNA sia modificabile e, questa modificazione, è il risultato del modo di vivere nell'oggettività dell'individuo. Probabilmente questa parte della struttura del DNA non è fissa, come la struttura stessa, ma è modificabile dalla generazione seguente a meno che questa non la fissi. Di generazione in generazione quella struttura del DNA, prima mobile o volatile, si fissa diventando caratteristica della specie nel corso dei millenni.

La dilatazione del reticolato sinapsico e l'arricchimento della struttura del DNA, coinvolgendo l'energia emotiva, l'energia vitale propria dell'individuo, modificano i centri dentro all'individuo in cui l'energia emotiva si concentra. L'energia emotiva viene plasmata dall'attività dell'individuo costruendo e facendo crescere dentro di lui un vero e proprio "corpo luminoso".

Si tratta della "Grande Opera" propria dell'alchimia. Il piombo. Che rappresenta il corpo fisico, viene trasformato in oro, quel corpo di energia emotiva che diventa la vera ricchezza con cui l'individuo affronta la morte del corpo fisico.

La ripetitività dell'azione e l'espansione della coscienza devono andare di pari passo. L'alchimista fonde gli elementi che concorrono per raggiungere il proprio obbiettivo e, nello stesso tempo, espande la propria conoscenza nella qualità degli elementi con cui agisce; della relazione fra il mondo e gli elementi che concorrono nella sua azione; della relazione emotiva fra gli elementi e l'Essere Umano.

Con l'intelligenza razionale scegliamo gli elementi (gli strumenti psico-emotivi) da usare in base alle nostre predilezioni; con le emozioni li fondiamo nell'attesa ansiosa di raggiungere l'obbiettivo. Il fondere, il mescolare, il dividere è l'azione ripetitiva continua.

Come ripetitiva è l'azione del contadino nel suo rapporto con la terra. Come è ripetitiva l'azione del fabbro con i metalli che lavora.

La ripetizione migliora la capacità di agire di chi la mette in pratica. Adatta l'individuo all'azione.

La ripetizione continua dell'azione modifica il soggetto dilatandone la conoscenza e il sapere che attraverso quel ripetersi modifica l'individuo costruendolo. In questo modo l'individuo cresce, si modifica e plasma il corpo luminoso che cresce dentro di lui.

 

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02 febbraio 2026

Religione pagana e Giano bifronte
una riflessione

Quando lo sguardo viene spostato su come abbiamo vissuto, tutto il passato appare per quel che è: irripetibile.

Non c'è più ritorno, non c'è più il ritrovare le passioni e i sentimenti che ci coinvolsero una vita fa (inteso come tempo addietro, il nostro passato). Questi non possono più essere ripescati né riconsiderati in quanto, pur continuando ad esistere nel nostro eventuale ricordo, il contesto in cui si espressero si è modificato e, modificandosi, ha modificato il contesto in cui si esprimevano lasciandoci il ricordo e, forse, la nostalgia.

Il passato è rimasto dietro le nostre spalle pur circondandoci. Ogni cosa che noi facciamo, ogni pensiero, si è costruito dalle nostre azioni e dalle nostre scelte, giorno dopo giorno. Non come oggetto in sé, ma come elemento che ha partecipato alla costruzione dell'individuo che quel partecipò a quel vissuto.

Il passato ci circonda: noi siamo ciò che siamo stati nel passato. Siamo il frutto delle nostre passioni e delle nostre scelte, dei nostri desideri e delle nostre rabbie. Non importa se qualche biochimico rileverà il particolare della nostra catena del DNA atto a produrre la nostra rabbia o il nostro modo di essere; quell'elemento della catena lo abbiamo inserito, costruendolo, scelta dopo scelta.

Non fu il Dio dei cristiani a creare l'Essere Umano a propria immagine e somiglianza, ma saranno gli Esseri, attraverso il proprio divenire, a formare la Coscienza dell'Essere Assolutamente Necessario alla fine del tempo. Il passato ci ha costruiti e vive dentro di noi; il passato ci circonda come effetto delle nostre azioni, crescita e decisioni. Noi, come esseri Coscienti, non possiamo rivolgerci ad esso per risolvere gli enigmi che la vita c'impone. Noi siamo il prodotto del passato; ciò che ci manca è il futuro.

Non un ipotetico futuro, ma l'attimo davanti all'istante su cui poggiamo l'attenzione. In quello sconosciuto sta la fonte dalla quale attingere per risolvere ogni problema posto nel presente dall'esistenza.

Rivolgersi al passato per ricercare le soluzioni di un presente angosciante, significa negare sé stessi come divenuti attraverso quel passato il cui continuum si interrompe nel presente. Il passato è ciò che eravamo e ci ha permesso di essere, mentre il futuro è la soluzione del presente che viviamo.

Il presente si risolve nel futuro tenendo le radici dal passato e, quel presente risolto, costituirà passato di un'ulteriore presente.

L'Essere Umano non è l'individuo completo creato da un Dio pazzo a propria immagine e somiglianza, è un essere in costante formazione e trasformazione che in qualsiasi momento può essere abortito come effetto delle proprie scelte. Quando l'Essere Umano uccide l'Essere Luminoso dentro di lui, abortisce il proprio futuro; abortisce l'intero proprio essere negando a sé stesso il futuro.

La ricerca della conoscenza, attraverso il passato, appartiene al desiderio quotidiano della ragione. La ragione fonda sé stessa attraverso la descrizione della vita in storie ed esperienze di altre ragioni. Deve arricchirsi mediante un processo d'accumulo di dati descrittivi della realtà dalla quale si sente separata. La ragione ha sete di realtà da descrivere.

La ragione dell'Essere Umano fonda il proprio sapere scavando nel passato. Il passato, per la ragione, è fonte di verità nel presente. Tanto più profondamente la ragione scava nel passato tanto maggiore è la ricerca, da parte della ragione, di elementi con cui condizionare e controllare la soddisfazione dei bisogni dell'Essere Umano.

Tanto più abile è la ragione nel descrivere i fenomeni del mondo e tanto più ricca è quella ragione; tanto più intelligente è quell'Essere Umano. La ricerca del passato, come mezzo di potere della ragione all'interno del quotidiano, diventa un'attività quasi ossessiva.

Tale attività le permette la coscienza dell'individuo in un presente avvolto nella nostalgia e in quella nostalgia rinchiudere l'intera struttura psico-emotiva dell'Essere Umano bloccandone lo sviluppo verso un futuro possibile.

Non è sviluppo del Potere di Essere dell'individuo nel suo abitare il mondo, ma è sviluppo del Potere d'Avere, il desiderio di possesso che la ragione trasmette come ideologia all'individuo di cui controlla la coscienza. E' attraverso il controllo della coscienza da parte della ragione che l'individuo è indotto a controllare ed utilizzare altri Esseri Umani per soddisfare i propri bisogni nella propria quotidianità.

La ragione fonda il proprio sviluppo scavando il passato, l'Essere Luminoso, che cresce dentro all'Essere Umano, fonda il proprio sviluppo proiettandosi nei mutamenti; nel futuro possibile.

L'Essere Luminoso che cresce nell'Essere Umano altro non è che il corpo di energia emotiva che l'Essere Umano ha amalgamato e impastato coinvolgendo le proprie emozioni nelle contraddizioni del mondo in cui è vissuto.

Le emozioni tendono verso un futuro. Un futuro in cui essere veicolate. La ragione, controllando la coscienza, preferisce portare l'attenzione sul passato vissuto dall'individuo che controlla.

Le emozioni, veicolate nella quotidianità vissuta attraverso la ragione, costruiscono un vero e proprio corpo. A mano a mano che quel corpo cresce, inizia a costruire relazioni con la coscienza dell'individuo anche se tale coscienza rimane dominata dalla ragione.

La ragione rappresenta la base per lo sviluppo dell'Essere Luminoso, non le finalità dell'Essere Umano. Ragione ed Essere Luminoso mantengono una relazione finalizzata allo sviluppo dell'Essere Umano.

Come Giano ha due facce e l'una e l'altra completano il suo esistere come soggetto, così l'Essere Umano ha due metà, fra passato e futuro possibile, il cui equilibrio completano l'individuo nell'attimo presente.

In alcuni momenti e in alcune fasi del proprio sviluppo, l'Essere Umano può porre la propria attenzione al passato, ma solo in funzione di un futuro che ne guida scelte e azioni.

Dalla nascita alla morte del corpo fisico c'è un progressivo spostamento dell'attenzione e della coscienza dell'Essere Umano dalla ragione al Corpo Luminoso. L'Essere Umano che agisce per sviluppare il Corpo Luminoso sposta progressivamente la propria coscienza dal Corpo Fisico al Corpo Luminoso; l'Essere Umano che agì ancorandosi al passato e alla ragione per costruirsi varchi di Potere d'Avere, all'interno del quotidiano della ragione, continua ad esistere prosciugando l'energia del proprio Corpo Luminoso. Egli esiste in funzione della distruzione di sé stesso in questo presente.

L'Essere Umano, nel terzo livello di sviluppo della specie, è come Giano Bifronte. Egli esiste attraverso le proprie scelte; scelte d'adattamento soggettivo alle variabili oggettive. Attraverso quelle scelte egli procede a sbilanciare la propria coscienza e la propria consapevolezza in direzioni diverse.

Quello sbilanciamento determina il suo sviluppo o il suo annichilimento. Un Essere Vivente nella Natura ha sempre delle possibilità; soltanto l'Essere Umano, adoratore d'un dio padrone del mondo, distrugge l'esistente attraverso la distruzione di se stesso.

 

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01 febbraio 2026

Aspetti dell'etica nell'antico Egitto

Il capitolo 125 del "libro dei morti" Egiziano, racconta di come il defunto si rivolga davanti ai suoi "giudici" enumerando le "colpe che non ha commesso".

Si tratta di un aspetto etico estremamente importante. Il defunto risulta consapevole delle regole del buon vivere e queste regole le ha applicate a sé stesso costruendo il proprio cammino di vita.

Le regole che il defunto enumera affermando di non averle mai violate, ci forniscono uno spaccato etico della vita in Egitto e ci permettono di comprendere come e perché, nei millenni della storia egiziana, le guerre intraprese dall'Egitto contro altre popolazioni si contano sulle dita di una mano.

Guarda, sono venuto davanti a te, ti ho portato le Due Verità! Ho sgominato il male per te!
Non ho commesso mancanze contro di te!
Non ho commesso mancanze contro il popolo.
Non ho provocato infelicità ai miei compagni.
Non ho commesso errori nella sala del giudizio, Sede della Verità.
Non ho conosciuto malvagità né uomini indegni.
Non ho commesso alcun male.
Non ho fatto svolgere ad altri il primo lavoro del giorno al posto mio.
Non ho proposto il mio nome per ottenere onori.
Non ho privato nessun uomo umile della sua proprietà.
Non ho fatto ciò che è inviso agli Dei.
Non ho denigrato alcuno schiavo parlando al suo padrone.
Non ho inflitto dolore.
Non ho affamato nessuno.
Non ho fatto piangere nessuno.
Non ho commesso assassinio.
Non ho ordinato di assassinare.
Non ho fatto soffrire nessuno.
Non ho rubato le offerte nei templi.
Non ho fornicato2’ né mi sono masturbato nei santuari del Dio della mia citta.
Non ho aumentato il peso della bilancia, e non ne ho nemmeno abbassato l’indice.
Non ho tolto il latte di bocca ai bambini.
Non ho cacciato il bestiame dai suoi pascoli.
Non ho preso pesci con [esca fatta di] loro corpi.30
Non ho bloccato l’acqua al momento dello scorrimento, e non ne ho nemmeno incanalato il flusso.31
Non ho estinto alcun fuoco al momento della bruciatura.
Non ho cacciato il bestiame dalle tenute degli dei.
Non ho fatto tornare indietro un dio nelle sue apparizioni.
Sono puro! Sono puro! Sono puro! Sono puro!

Joseph Kaster, "La saggezza dell'Antico Egitto", ed. Newton, 1998, p. 115-116

Il defunto non dice "Ho fatto questo!", non si accredita meriti per essere gradito agli Dèi. Si accredita l'onore di essersi comportato con onestà e attenzione nei riguardi delle persone.

Soprattutto il defunto si vanta di non aver mai fatto del male alle persone più deboli.

 

01 febbraio 2026

I proverbi egiziani di Amen-em-Ope

Proverbio n. 4 di Amen-em-Ope

Non rimuovere la pietra di confine dai limiti di un campo;
non cambiare la posizione della corda di misurazione.
Non bramare nemmeno un cubito di terra,
e non violare il confine di una vedova.
Colui che prende a torto un solco di un campo,
anche se lo rivendica con falsi giuramenti,
sarà fatto prigioniero dal potere del Dio-Luna!
Ara nel tuo stesso campo e troverai ciò di cui hai bisogno;
ricava il pane dalla tua stessa aia.
Meglio un solo bushel datoti dal dio
che cinquemila presi a torto.
Migliore è la povertà nella mano del dio
che la ricchezza in un magazzino.
Migliore è il pane con cuore felice
che le ricchezze nel dolore!
Non lanciare il tuo cuore dietro alle ricchezze;
nessuno ignora la Dea-Fortuna!
Non lasciare che il tuo cuore brami le esteriorità;
per ogni uomo c'è un'ora designata!
Non ti dar pena di inseguire le ricchezze, di cercare l'eccesso
una volta che ti sia assicurato ciò di cui hai bisogno;
se ottieni la ricchezza attraverso il ladrocinio,
essa non si fermerà con te per la durata di una notte.
Allo spuntar del nuovo giorno non sarà più nella tua casa;
la terra avrà aperto la sua bocca e l'avrà inghiottita;
sarà sprofondata agli inferi.
Avrà messo le ali come le oche,
e sarà volata via in cielo!
Piuttosto loda il Sole quando esce e risplende,
e di' : "Dammi benessere e salute!".
Ed egli ti darà il necessario per questa vita,
e tu sarai libero dalla paura.

Joseph Kaster, "La saggezza dell'Antico Egitto", ed. Newton, 1998, p. 149-150

Osservate come in tutto il proverbio, pur essendo un'invocazione al non rubare, al non truffare non viene messo in evidenza il terrore della pena, ma piuttosto la convenienza del vivere senza comportamenti ingiusti.

Ha delle analogie con i proverbi della bibbia ebrea e cristiana, ma non c'è un dio padrone che impreca maledizioni su chi tocca la sua proprietà.

Il proverbio invita ad impegnarsi nella propria proprietà, nel proprio lavoro. Lo puoi migliorare e, se vuoi, puoi guadagnare di più.

Perché inseguire le ricchezze? Se ciò di cui hai bisogno lo hai conquistato e ti sei assicurato di poter vivere fuori dall'indigenza per molti anni, il di più è relativo. Tutti gli uomini devono morire.

C'è la società in cui vivi che deve vivere anch'essa nel benessere. Se tu sposti le pietre di confine o rubi il terreno ad una vedova, crei sofferenza sociale e costruisci pessime condizioni sociali in cui tu stesso devi vivere.

Il proverbio parla al cuore delle persone, alle loro emozioni.

Se tu rubi puoi venir processato e perdere quanto hai rubato, e anche di più!

Ti conviene correre questo rischio? Può essere che a qualcuno convenga, ma l'intero Inno non manifesta il terrore e la distruzione di chi usa questa pratica. Questo proverbio non è un'esaltazione della povertà e della sottomissione, ma piuttosto da un lato indica la necessità del rispetto nei confronti di chi non si può difendere e dall'altro invita ad usare mezzi appropriati per garantirsi il necessario.

L'Inno non proibisce di rubare a chi è ricco, ma solo indica il disonore nel derubare chi è povero e indifeso.

Tutto avviene qui, in questa vita!

Tutto è finalizzato a costruire delle buone relazioni fra gli uomini.

Gli Dèi esistono ed agiscono, ma non cambiano le condizioni di vita né comminano pene o premi!

Sia in questo che negli altri proverbi sono tutte strategie d'esistenza per il buon vivere come persona. In tutto il proverbio non c'è l'ordine di un Dio, ma viene presentata la convenienza della persona nelle sue relazioni con la società umana e con gli Dèi.

 

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Claudio Simeoni

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