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Febbraio 2026: la Religione Pagana fra filosofia metafisica, psicologia, problemi sociali e cronaca quotidiana.

Febbraio 2026
cronache della religione pagana

Claudio Simeoni

Argomenti del sito Religione Pagana

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28 febbraio 2026

Riflessione sui riti nella Religione Pagana

Si sta cercando di ricostruire un percorso di relazione fra gli Esseri Umani e il mondo che li circonda. Producendo questo sforzo si commettono molti errori.

Molti errori vengono commessi perché si affrontano i problemi sulla costruzione della Religione Pagana come individui nati e divenuti nella descrizione del mondo prodotta dal cristianesimo che costringe gli uomini ad essere assoggettati ad un'autorità.

Tendiamo sempre a proiettare i principi religiosi introiettati per definire la nostra concezione religiosa del Paganesimo.

Si abbatte la croce cristiana e la si sostituisce con l'immagine di Giove, Zeus, Pan, Lughnasad, Diana, Cibele, Dioniso, Tellus, ecc. ecc.

Il meccanismo religioso cambia nella forma, ma permane uguale nella sostanza.

L'Essere Umano si ritiene ancora creato a immagine e somiglianza del suo Dio e anela alla vita eterna come dono di quel Dio.

Secondo la concezione cristiana del rito, l'Essere Umano viene sacrificato al suo Dio attraverso il sacrificio dell'uomo Dio suo figlio.

Nei riti "Pagani" di gruppo, normalmente, si invoca la "divinità" attraverso delle azioni (chiamate rito) attraverso le quali si cerca l'interazione fra l'uomo e il divino.

Si cerca la relazione con la Terra, spesso chiamata "Madre", si cerca la relazione con l'Essere Luna, si cerca la relazione con l'Essere Natura o le Coscienze di Sé che la costituiscono, si cercano le relazioni con gli Esseri di sola Energia Vitale [emotiva], si cercano le relazioni con i principi fondamentali della vita.

Necessità, il Principio Maschile o il Principio Femminile (che poi sono aspetti della stessa sfera!), Volontà e Adattamento (al di là dei nomi con cui li chiamiamo!) ecc. ecc..

Gli Esseri Umani cercano la relazione, è il loro essere "Pagani" o è il loro percorso di Stregoneria; ma cosa pensa, perché accetta l'interazione l'oggetto della loro "devozione"?

Perché, per esempio l'Essere Terra deve rispondere alla chiamata estendendo la propria energia e le proprie vibrazioni in una relazione con un Essere Umano?

Quando risponde, cosa versa e cosa riceve dalla relazione?

I cristiani si sono mai chiesti che cosa volesse il loro dio mentre se ne stavano in ginocchio pregando. Loro pregano per beneficiare sé stessi, ma che cosa danno in cambio di ciò che chiedono?

Se un "Pagano" o un Apprendista Stregone non si chiede cosa vuole l'oggetto con cui interagisce, finisce per considerare se stesso padrone della relazione. In molti casi è come se una pulce si considerasse padrona del cane e millantasse il potere di determinarne i mutamenti vissuti dal cane.

La Terra, il Sole, la Luna, la Natura come insieme e come singole Coscienze, gli "Spiriti", i Centri di Energia Vitale, gli Ammassi Stellari sono tutti Esseri Viventi, sono Esseri Pensanti, sono Esseri con una loro volontà, con loro determinazioni, con loro fini. I loro scopi e le loro strategie.

Hanno la loro volontà e le loro determinazioni sono organizzate per seguire la loro sequenza di mutamenti.

Quando, attraverso il rito, un Essere Umano si relaziona con loro (sarebbe più esatto dire: col loro lato emotivo, "umano"), presenta se stesso. Presenta il proprio divenuto, la propria volontà, le proprie determinazioni e i propri fini.

Dal canto suo, l'Essere con cui l'Essere Umano entra in relazione, presenta la propria volontà, i propri fini e le proprie determinazioni. In altre parole, nella relazione rituale si presenta il proprio divenuto, i propri fini e i propri desideri.

Non si tratta dei desideri definibili mediante parole, ma desideri intimi capaci di mettere in moto le emozioni.

Perché si fa il rito? Perché si chiede la relazione?

Questo vale sia per l'Essere Umano che per l'Essere con cui l'Essere Umano entra in relazione. (Vedremo, se ci sarà l'occasione, come Tellus, o Madre Terra, l'Essere Luna o l'Essere Natura ecc. facciano dei riti per costruire interazioni con gli Esseri Umani).

Significa che gli Esseri, mentre entrano in relazione, rivendicano l'uno nei confronti dell'altro il diritto al proprio Potere di Essere. L'uno, lo sa riconoscere dell'altro?

Il rito è la presentazione del proprio divenuto e pone le basi per continuare il processo di trasformazione. Le basi emotiva poste nel rito devono essere comuni fra l'Essere Umano che partecipa al rito e l'Essere che ha chiamato affinché partecipi alla relazione.

Il rito ha un senso soltanto se (tanto per fare un esempio) l'Essere Umano fa propri i bisogni e le necessità dell'Essere Terra e l'Essere Terra fa propri i bisogni e le necessità dell'Essere Umano. Se decidono entrambi di marciare assieme. Se decidono di unire volontà e determinazioni per un fine comune che può essere contingente o assoluto.

Nella relazione si produce uno scambio di Energia Vitale propria dei soggetti che entrano in relazione. Se i fini sono comuni il soggetto più forte carica il più debole, se i fini divergono il soggetto più forte scarica sul soggetto più debole la parte malata della propria Energia Vitale.

Se si fanno riti entrando in relazione con l'Energia Vitale dell'Essere Terra (o come si vuole chiamarla) senza integrare volontà, determinazione e fini, magari solo per stare bene e rinnovare la propria carica vitale, si finisce per ammalarsi o modificare la propria possibilità di intuizione portando la persona a scelte autodistruttive.

Si può obiettare che i "Pagani" hanno sempre fatto riti entrando in relazione con i vari Esseri senza per questo ammalarsi o fare sequenza di scelte autodistruttive (o comunque non si ammalavano in conseguenza dei riti).

Questo è vero, ma quelli erano riti ufficiali e pubblici.

Cosa significa? Se faccio un rito pubblico nel Bosco Sacro e mi relaziono con la Coscienza di Sé del Bosco, mi relaziono col principio femminile e o maschile della vita, mi relaziono col cielo, mi relaziono con l'Essere Natura, nessun Essere Umano, anche fra coloro che non si relazionano, taglierà mai un albero al Bosco Sacro né ucciderà animali né ancora danneggerà le fonti. Il rito ufficiale e pubblico garantisce al "Bosco Sacro" di continuare indisturbato nella sequenza dei suoi mutamenti per diventare eterno da parte dell'intero Sistema Sociale umano sia che partecipi ai riti o meno.

Qualunque rito faccio nel "Bosco Sacro", il bosco favorirà sempre uno scambio vantaggioso di Energia Emotiva in quanto questo gli consente il proprio cammino verso l'eternità (viene costruito un aspetto di Libertà).

Ogni rito pubblico e ufficiale fatto da "Pagani" in relazioni con Esseri del circostante, viene da questi favorito.

Favorire la relazione significa migliorare e facilitare la sequenza dei propri mutamenti verso l'eternità.

Ogni rito individuale, fatto da un "Pagano" o un Apprendista Stregone può, quando non favorisce l'interazione fra soggetti del rito, danneggiare solo l'Essere Umano che partecipa al rito.

Il problema vero nasce con i riti di gruppo! Quando un gruppo entra in relazione con un Essere (consideriamo l'Essere Terra che è uno dei più semplici da raggiungere) non si presenta come insieme di individui, ma come un'unica unità.

Un gruppo di Esseri Umani che fa un rito in relazione con Coscienze del mondo circostante presenta sé stesso come un'unità.

La stessa volontà, le stesse predilezioni, le stesse determinazioni, gli stessi fini. Questa volontà, determinazioni, predilezioni e fini vengono vissute in maniera diversa dai singoli componenti e, al gruppo, gli individui contribuiscono in maniera diversa a seconda dello loro specifico divenuto, ma davanti all'Essere con cui il gruppo entra in relazione si relazionano come un Essere unico.

Il gruppo ha una personalità!

Se le volontà, le determinazioni, le predilezioni e i fini di un solo membro del gruppo divergono troppo dall'insieme, il rito danneggia ogni partecipante del gruppo.

E come se ogni singolo membro del gruppo, nel processo relazione presentasse tutti gli altri membri del gruppo: "Questi sono i miei amici, sono uguali a me e camminiamo nella stessa direzione!" La menzogna (ed è tale anche quando è inconsapevole) danneggia tutto il gruppo.

Non voglio parlare dei sistemi attraverso i quali avviene La relazione fra i membri di un gruppo. Voglio soltanto accennare al fatto che la relazione attraverso la così detta Magia Sessuale (anche se chiunque, per quanto mi riguarda, può praticare quello che gli pare) è una delle pratiche più distruttive che esistano.

La Magia Sessuale costruisce, all'interno del gruppo, delle relazioni di dipendenza tali da distruggere ogni relazione tra il gruppo e il circostante. A me il sesso piace moltissimo e conosco molto bene la fusione energetica che si ottiene attraverso la relazione sessuale, ma, se trasformassi questo in un percorso di magia per relazionarmi col mondo in cui vivo, mi distruggerei in tempi brevissimi.

Tutta la mia ricerca si fossilizzerebbe immediatamente sull'aspetto sessuale. Perderei di vista l'insieme delle relazioni attraverso le quali impegnare la mia energia emotiva.

Pertanto, ogni individuo deve allontanarsi da chiunque propone pratiche di magia sessuale: gli sta proponendo la distruzione.

Così rifiuto tutti i concetti di prostituzione sacra e simili. In molti casi sono distruttivi come chi propone vie attraverso sostanze che alterano la percezione (leggi droghe) o che provocano ebbrezza (leggi alcool).

Questi sono i motivi per cui io rifiuto di partecipare a riti di gruppo che non siano relazioni fra sé e il mondo per come sono e per com'è il mondo. Di qualunque natura. A meno di trovare persone che percepiscano il concetto di Libertà con la stessa impellenza con cui io lo percepisco.

Poi, se qualcuno vuole imboccare sentieri distruttivi, partecipi pure ai miei riti con intenti diversi. Non sarò io a dare un giudizio su di lui, ma gli Esseri con cui il rito entra in relazione anche se anch'io ne dovrò pagare un prezzo.

Il vivere quotidiano porta a costruire una percezione comune fra le persone che vivono nello stesso habitat e, dunque, prima o poi un gruppo si costruirà naturalmente. Dire: "Facciamo un rito assieme non ha senso. Si scimmiottano delle azioni a cui abbiamo assistito, ma non ci si espande costruendo delle relazioni con le Coscienze del mondo circostante: non si fonda il proprio divenire nell'eternità!

 

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27 febbraio 2026

I "veggenti" e il venir in essere dell'universo e della realtà in cui viviamo

Stavo riflettendo sulla mia visione sulla formazione dell'universo e mi sono ricordato come quella visione non fosse stata l'unica. La visione non era apparsa in se, ma si era formata preceduta da un percorso percettivo che mi aveva portato alla visione. Così sono andato a rivedere i concetti sulla creazione che alcuni popoli hanno elaborato e ne ho tratto alcune considerazioni relazionando tali descrizioni col percorso sulla sviluppo della mia percezione.

La creazione è ogni atto nel presente in quanto, ogni atto, determina la qualità del futuro, dell'attimo seguente. Nell'alterare la percezione si seguono i mutamenti attraverso i quali il presente è divenuto. Quando mio nonno uscì dal brodo primordiale, o comunque dalla situazione nella quale prese coscienza, modificò l'atmosfera. Fu un atto della creazione. Se un Essere Umano, alterando la percezione, percepisce una situazione che nel "passato" contribuì grandemente nella fondazione del presente vissuto, quel momento gli appare come un atto di creazione. La verità è la descrizione del grado di Libertà raggiunto dall'Essere Umano nel suo presente come capacità soggettiva di percepire e descrivere il circostante in cui vive.

Ogni volta che un Essere Umano allarga la sua percezione della realtà e modifica, ampliandola, la descrizione del reale, aggiunge Libertà alla propria Libertà. Aggiunge fenomeni nuovi alla propria Verità; amplia la propria descrizione del circostante; sviluppa il proprio corpo emotivo.

Questo permette di costruire la descrizione della realtà nella relazione fra il "veggente" e il circostante.

Partendo da questa considerazione, si fonda la descrizione mitizzata delle relazioni fra gli Esseri Umani del Sistema Sociale, cui quel "veggente" vive e il circostante.

L'Essere Umano, quando altera la percezione diventando "veggente", porta con se le proprie predilezioni e il proprio Condizionamento Educazionale anche se, per diventare "veggente", lo ha limitato per poter ampliare la propria percezione. Un Apprendista Stregone della foresta vedrà la creazione, ciò che ha portato al suo divenuto, con gli elementi della foresta. Un Apprendista Stregone dedito all'esercizio del pensiero astratto vedrà la creazione, che ha portato al suo divenuto, priva di elementi naturali e piena di astrazioni simboliche. Cercherà l'origine del suo presente oltre la realtà che vive, oltre la natura cercando l'origine che ha generato il suo esistente.

Il presente, l'esistente, condiziona la descrizione della creazione percepita o immaginata in quanto parte del "veggente". Così, i bisogni del "veggente" entrano nella descrizione della creazione in quanto un "veggente" non può estraniarsi da sé stesso; al massimo può disciplinarsi e rendere innocui i loro interventi sulla sua "visione".

Risalire i mutamenti verso il passato è un'impresa soggettiva dell'Apprendista Stregone. E' la sua verità soggettiva in relazione con lo sviluppo della sua libertà!

- I Peripatetici e gli Stoici ritenevano il mondo eterno in quanto necessità creativa della mente suprema quale sua prima estrinsecazione consapevole e attiva (esiste ab-aeterno).

- Accademici ritenevano la materia, comunque formata, non poteva preesistere o coesistere al principio ordinatore a meno di identificarsi con esso.

Gli Stoici e i Peripatetici pongono la creazione come effetto e necessità del padrone supremo ad esistere in eterno.

Gli Scettici ritengono che la materia non poteva preesistere al principio ordinatore a meno che non si affermi che il principio ordinatore non sia la materia stessa (e per estensione l'intero esistente).

I Peripatetici e gli Stoici sottomettono il mondo e gli Esseri Umani ad un padrone; gli scettici incontrano l'essenza dell'origine dell'universo nel circostante.

Un esempio di creazione legata al brodo primordiale è il concetto di creazione dei popoli pagani australo-pacifico. Per costoro la creazione è il prodotto della Coscienza che esce dall'acqua e la cui forma è legata al circostante. Spesso la Coscienza è identificata con un Essere Animale che sta ad indicare, nel "veggente", una Coscienza in divenire diversa da quella dell'Essere Umano.

Un altro esempio è l'azione del "dio animale" agente in un primitivo Caos dove la Coscienza di Sé, diversa da quella dell'Essere umano comincia a formarsi e a strutturarsi.

Questo quando la "visione" supera quella del brodo primordiale ed arriva fino all'origine della formazione della Coscienza ma non incontra il punto d'origine del Caos.

La "visione" del veggente è arrivata all'origine delle Coscienze e dei loro processi di adattamento. Queste Coscienze sono diverse da sé e l'Essere Animale, del quale prendono forma descrittiva nella "visione", appartiene alla proiezione del "veggente".

Nella visione del "veggente" è necessario distinguere quanto viene proiettato dal "veggente" e quanto, della "visione", interviene nella coscienza del "veggente" come sua percezione dei mutamenti subiti dal reale in cui vive.

La prima coppia. Abisso e Notte (Nun e Nawne) sta ad indicare che i "veggenti" Egiziani giunsero al momento del perfetto buio dell'universo e furono sospesi nel profondo nulla.

Là essi scorsero Rà.

Rà, per i "veggenti" Egiziani, è dunque l'origine; un disco giallo in campo nero avvolto dall'Abisso e dalla Notte. Lo splendore di Rà avvenne quando Rà cessò di essere cosciente e si sparse in frammenti mettendo fine alla Notte e riempiendo l'Abisso di sé. In quel momento era la luce di Caos, ma non c'era Coscienza.

Quando le prime Coscienze di sé si formarono, iniziando i loro percorsi di trasformazione, misero ordine nel Caos.

In Mesopotamia erano giunti, con i loro "veggenti", al Caos nel quale le Coscienze di Sé presero forma e iniziarono i loro cammini.

Marduk uccide il Caos quando acquista Coscienza di Sé.

Caos, come inizio della percezione della creazione.

E' un motivo ricorrente in tutta l'antica cultura mediterranea.

Caos è percepito dai "veggenti" in quanto, l'alterazione della percezione, si ottiene silenziando la coscienza, uscendo dai confini della descrizione della ragione e strutturandosi per muoversi nelle emozioni del circostante.

Per questo motivo, ad un "veggente" che pratica il pensiero astratto è facile giungere, seguendo a ritroso la Coscienza dei mutamenti, il momento in cui Rà sconfisse Abisso e Notte dando origine al Caos da cui l'universo diviene.

Caos è il momento in cui cessa di essere la Coscienza di Sé Universo e il momento in cui la prima concentrazione di Energia Vitale sviluppa la propria Coscienza di Sé esprimendo il bisogno di espansione: il momento in cui Marduk uccide Caos.

Caos è il momento dal quale la filosofia greca e la mitologia mediterranea prendono avvio.

Se l'esistenza del disco giallo in campo nero era un fatto, è altrettanto vero che dal disco giallo in campo nero non c'è divenire attraverso i mutamenti.

La sequenza dei mutamenti della Coscienza di Sé Disco Giallo in campo nero non portano al momento attuale.

L'attuale è figlio di Rà solo perché Rà produce Caos attraverso la sua distruzione. Caos, come non esistenza di Coscienza di Sé.

Diventa corretto affermare che l'attuale realtà è figlia di Caos e non è figlia di Rà, o Disco Giallo in campo nero, in quanto quella Coscienza di Sé, quel Rà, è andata distrutta.

Che la memoria coesista nell'esistente è un altro discorso. La memoria è il Sapere e la Conoscenza, ma il Sapere e la Conoscenza esistono immote e impotenti fintanto che non diventano parte della Coscienza di Sé in divenire di un Essere, qualunque sia la sua natura, che si trasforma seguendo le trasformazioni che lo hanno portato ad essere.

Pertanto, a ragione la Religione dell'Antico Egitto identifica Rà con l'Essere Sole. Il Rà della percezione dei "veggenti" non esiste più.

La sua Coscienza ha cessato di esistere originando Caos ed ora attende di essere ricostruita come fine del divenire dell'universo. Rà diventa il fine cui l'universo tende.

Considerando Rà l'Essere Sole, i "Veggenti" spostano l'attenzione del Sistema Sociale su una Coscienza con cui questo si può relazionare e in grado di fornire un modello di ispirazione al divenire degli Esseri Umani. Come l'Essere Sole e la sua Coscienza di Sé rappresentano il divenire degli Esseri Umani, così il Rà Universo rappresenta il fine ultimo delle Coscienze di Sé dell'universo.

Rà-Caos-Divenire-Rà; rappresentano quanto descritto nel Bramanesimo dove i cicli dell'universo sono descritti attraverso Essere-NonEssere-Divenire-Essere. Dove, Essere è la Coscienza di Sé in quanto Rà, disco giallo in campo nero, il NonEssere è il Caos nel quale si formano le Coscienze di Sé che attraverso i mutamenti costruiranno la Coscienza di Sé Universo; Rà; Disco Giallo in campo nero.

Nel Caos i "Veggenti" scorgano vari percorsi attraverso cui le varie coscienze e i vari metodi attraverso i quali la materia diventa consapevole, fondano il loro divenire.

Caos è l'origine. L'attuale è quanto prodotto attraverso i suoi mutamenti.

Come da Caos è divenuto l'esistente? Le spiegazioni sono tutte di natura filosofica, non fisica.

Nell'antica tradizione cinese si legge che Fu-hsi e Niikua sostennero il cielo con quattro zampe di tartaruga infisse nei quattro angoli della terra; dandogli i 5 colon [i 5 colori fondamentali, noti come Wu Se, sono associati ai cinque elementi, alle direzioni cardinali, alle stagioni e alle virtù. Questi colori rappresentano la completezza cosmica e l'equilibrio dell'universo], fondendo le pietre; arginando le acque fluenti; costringendo i mari entro i litorali e uccidendo i Draghi.

Questa visione è la visione dell'adattamento soggettivo alle variabili oggettive determinate da Necessità. E' la visione del divenuto del circostante come trasformazione dal Caos primordiale. A questi "Veggenti" non interessava scorgere la "visione di come il circostante si è formato" ma interessava capire il meccanismo attraverso la quale il presente si era formato. Pertanto, questa visione viene contemplata da Chu-hsi (tardo filosofo Confuciano) secondo cui è il Caos primordiale che per evoluzione (o per trasformazione e adattamento) ha generato l'esistente.

A tutto questo si contrappone la "creazione biblica" dove il padrone dal nulla dà origine all'esistente.

La bibbia, di ebrei e cristiani, descrive con forza l'azione del padrone per poi negarne miseramente l'onnipotenza. La nega quando nega al padrone, creatore dell'universo, la lungimiranza e la conoscenza della sua creazione. Quando distrugge il pianeta, incapace di opporsi al "male" da lui stesso creato e determinato. quando stringe un patto con Abramo per trasformare gli Esseri Umani in schiavi. Quando, incapace di opporsi alle Coscienze di Sé del pantheon delle "divinità" Babilonesi o Egiziane, è costretto a soccombere.

La creazione ex-nihilo (dal nulla) appare o un puro parto della fantasia di chi si serviva di bugie per sottomettere gli Esseri Umani o la percezione alterata ottenuta da un Essere Umano intossicato da oppio capace di dare corpo alle sue fantasie di onnipotenza nel possesso degli Esseri Umani.

Un "creatore" pronto, in altre parole, all'assoluto disprezzo della propria creazione e pronto a distruggere chiunque non si sottomette. Quell'idea di creazione non offre modelli esistenziali che stimolano la ricerca del Potere di Essere attraverso le relazioni nell'esistente, ma è offre modelli al più forte per sottomettere il più debole ai propri voleri.

Questi modelli di dominio sono sottolineati nel discorso sul "Verbo" nel vangelo cristiano di Giovanni. Giovanni dichiara che il Verbo è l'origine del mondo. La parola e quanto conchiuso nella parola, è l'origine del mondo. Tutto è parola, nulla è emozione.

La sottomissione degli Esseri Umani da parte del creatore cristiano avviene attraverso il Verbo: la parola. Prima del Verbo egli è impotente.

Gesù, come figlio del dio creatore, è il modello ideologico dellasottomissione.

Prima di Gesù c'era la libertà degli uomini di percepire il circostante attraverso il quale fondare il proprio divenire. Dopo, la presa del Comando Sociale da parte dei cristiani, la libertà sarà solo quella di mettersi in ginocchio davanti a lui (e ai suoi rappresentanti) in quanto egli diventa "verità" in cui esaurire ogni libertà soggettiva.

II circostante non si arrende al dio biblico.

Il circostante riprende a fondare sé stesso tenendo presente che deve divenire con una nuova variabile: il terrore cristiano.

Quando un Comando Sociale agisce mettendo in ginocchio gli Esseri Umani del Sistema Sociale impedendo loro l'alterazione della percezione e la definizione di diverse forme della realtà per seguire la loro sequenza dei mutamenti, non rimane che un solo modo (sia in Stregoneria che nel Paganesimo) per ripristinare una via di libertà: allargare i confini della ragione. Dal momento che il creatore cristiano crea mediante la parola, la parola, la definizione della realtà mediante la parola, parola come ricerca scientifica, è il mezzo attraverso il quale annientarlo ripristinando la libertà dell'uomo.

Così, quanto la ferocia cristiana caccia dalla vita dell'uomo l'emozione, impedendo la percezione, questa rientra dalla porta della ragione fra mille vicissitudini. Dopo un processo di trasformazione di cui Libertini, Libertari, Illuministi, democratici ecc. ecc. ecco che la creazione viene rielaborata allontanandola dall'idea di "creazione dal nulla" come pretende il Dio creatore dei cristiani.

La scienza, la fisica in particolare, elaborano concetti di tempo e spazio; concetti di energia cinetica col calcolo della massa delle singole stelle; elabora gli spettri di luce e su dati probabili calcola i mutamenti possibili dell'universo. La ragione non comprende tutti i meccanismi dell'universo; le elaborazioni sono approssimative. La scienza è una ricerca continua del vero anche se qualcuno tende a presentare le sue scoperte come delle verità quasi fossero delle rivelazioni divine e non il risultato del lavoro di uomini e donne.

Secondo Von Weiszacker la scienza accoglie l'idea ai una "nebulosa iniziale di neutrini condensati" in uno spazio riempito ad elevata densità di energia raggiante che per la pressione esercitata all'interno avrebbe fatto esplodere tale nebulosa primigenia dando origine alla trasformazione dell'universo.

Da queste condizioni nasce un universo in continua espansione, in continuo divenire.

Le stelle ancora si formano e continua la sua marcia di espansione e di trasformazione.

I dati in possesso della scienza sono incompleti. Le sue teorie monche ma, comunque, in grado di negare un universo creato da un Dio pazzo e trascendente. Sono in grado di confermare aspetti del Rà Egiziano; del Caos dei Greci; i cicli di Brahama. Per la scienza l'universo è divenuto in sé e per sé e nessun soggetto esterno all'universo lo ha costruito o creato.

Così il respiro di Brahama lo si scorge nelle trasformazioni dell'universo come il divenuto della Natura è opera della Coscienza di Sé Sole, della Coscienza di Sé Tellus, della Coscienza di Sé Giove.

Si scorge l'azione di Necessità e di Libertà.

Si scorge il Potere di Essere forgiato attraverso l'adattamento soggettivo alle variabili oggettive come forza portante di ogni Essere dell'universo.

La ricerca scientifica conferma, a modo suo nella limitatezza della descrizione della ragione, che Greci, Egiziani, Fenici, Amerindi, Cinesi, Vedici, Romani, Sumeri, Babilonesi, Africani ecc. avevano colto l'essenza dell'universo e il suo respiro mentre il cristianesimo, con le religioni rivelate, lo hanno negato uccidendo chi osava cogliere dall'albero della vita.

E' bene ricordare che le religioni rivelate sono il risultato di intossicazioni da oppio, non rappresentano tappe di ricerca di Libertà dell'Essere Umano.

La Gnosi stessa fa del Demiurgo un divenuto nell'universo.

Un suo figlio che dimentico del proprio divenuto bestemmia proclamandosi dio unico a cui chiunque deve sottomettersi.

Interessante è la visione degli iranici attraverso il mito di Ormuzd. Per quei veggenti la creazione è frutto della contraddizione fra Bene e Male. Essi afferrano due aspetti proiettandoli in due piani diversi. Uno è la contrapposizione delle forze in espansione della libertà dell'Essere (ogni Essere) nell'oggettività contrapposto alle forze che vogliono annullare quell'espansione e, sull'altro piano, compenetrano le tensioni dell'universo dove il Bene è la sua forza espansiva e il Male è l'idea di contrazione che permea l'universo e che diventerà in essere alla fine del processo di espansione.

Che cos'è dunque la creazione?

Quando nasce l'universo?

Quando nasce l'Essere Sole?

Quando l'Essere Tellus prende Coscienza di Sé?

Quando l'Essere Natura si forma e trasforma Giove?

Quando vengono uccisi gli Esseri Drago?

Quando l'Essere Umano diventa Homo Sapiens e contende il pianeta all'Homo di Neanderthal [se ma l'ha fatto]?

Quando si forma la ragione?

Quando si usa la parola?

Quando si scopre il fuoco?

Si potrebbe continuare all'infinito. Ogni trasformazione dell'esistente è un momento di trasformazione del futuro: un momento creativo del futuro. La sua creazione!

Oltre a questo, interviene la volontà dei soggetti, la loro forza di adattamento alle condizioni, la forza di adattamento attraverso la quale avviene la trasformazione.

La forza di adattamento che, negata dai cristiani, viene trasformata nella trascendenza del loro Dio pazzo.

Ognuna delle letture sulla "creazione" che ho accennato si colloca in un ambito preciso delle trasformazioni che dettero origine al presente. I vari aspetti appartengono alla soggettività del veggente, ai suoi bisogni, alla sua forza e al suo divenuto.

Veggenti che coltivano il pensiero astratto hanno visioni e percezioni articolate diverse dai veggenti che vivono ambiti specifici della Natura. Comunque, mai una visione è in contraddizione con le altre. Semmai si completano a vicenda aggiungendo elementi nuovi.

Tutte le visioni dei veggenti hanno una sola direzione: l'universo e tutte le Coscienze di Se che lo compongono, attraverso le loro specifiche trasformazioni, riformeranno la Coscienza di Sé Rà!

 

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26 febbraio 2026

Oggettivazione della soggettività
Riflessione su l'uomo che corre e l'uomo che fugge

Sintesi di qualunque visione dell'oggettività, attraverso due occhi che guardano e un giudizio della ragione per la quale, quei quadri, più o meno ben dipinti, sono il tutto.

Per questo, due occhi umani percepiscono, e, la ragione, dipinge un campo di grano ignorando i vermi.

Sono occhi di un Essere Umano condizionato e legato al grano per la propria sopravvivenza, per la soddisfazione di uno specifico bisogno.

D'altro canto, il porcospino lo considera un campo di vermi perché questi soddisfano il suo bisogno relativo al cibo.

Ma se gli occhi che guardano sono quelli di chi vede solo le Coscienze di Sé degli Esseri di un campo di grano, allora quel campo e quelle coscienze escono dalla descrizione di ogni ragione presentando un'altra rappresentazione di Sé, al di là che queste appartengano al grano, ai vermi o al campo stesso.

Una descrizione è solo una descrizione e, in quanto tale, oggettivazione della soggettività dello spettatore che ritaglia soggettivamente un'infima parte dell'oggettività in cui vive chiamando, la sua percezione soggettiva, oggettività.

Lo spettatore determina la qualità della scena, che decide di percepire, dell'insieme proposta dall'attore.

Ecco perché le "vie del signore" sono limitate, finite e miserevoli.

Ciò che vuole la regola è ciò che io voglio che la regola debba volere.

Io proietto me stesso nell'oggettività dell'universo in cui vivo.

Tutti devono percepire le mie stesse paure: può essere altrimenti?

No! Se io continuo a proiettare nell'universo la mia soggettività e chiamare questa: oggettività, le altre persone non la percepiscono come oggettività, ma come un elemento estraneo di ciò che loro percepiscono.

Non esiste un mondo dove vengono tenute stipate la nostre rimozioni. Se una persona ha paura e finge di non averne (finge con sé stesso), non significa che non ha paura, ma trasforma la paura in un mostro dalle mille facce che, di volta in volta, sceglie quella più confacente per presentarsi all'individuo.

Al contrario, se un individuo riconosce la propria paura e con questa ci gioca, la trasforma in una palla e ad ogni calcio la lancia più lontana finché questa non torna più a lui.

Il correre avviene sempre.

Come gli spermatozoi corrono nel tentativo di raggiungere l'ovulo e, con quest'atto, rivendicare di fronte all'universo il diritto al proprio divenire attraverso la sequenza dei possibili mutamenti, così gli esseri viventi effettuano la loro affannosa corsa verso la loro "morte" come rivendicazione, difronte all'universo, del proprio esistere attraverso un abitare la sequenza dei propri mutamenti oltre il corpo fisico.

Eventualmente, si dovrebbe stabilire perché un Essere della Natura corre e perché un altro Essere della Natura sta fermo; perché uno scappa (cambia la direzione rispetto a chi corre) e perché la corsa può essere sostituita dal trotto.

Nelle teorie esoteriche occidentali (tipo la Cabala, tanto per intenderci) si immagina un rapporto di identità fra i movimenti del microcosmo e quelli del macrocosmo ( e viceversa).

Secondo quelle teorie per capire i movimenti del macrocosmo basta capire i movimenti del microcosmo e viceversa.

Ora, noi che cosa siamo?

Microcosmo o macrocosmo?

Tutto è soggettivo e, dal momento che non vogliamo oggettivare la nostra soggettività, diciamo che il punto d'osservazione lo scegliamo nel nostro esistere, in ciò che siamo. Come dei Giani bifronte, ci è più facile volgere lo sguardo al "tempo che fugge" che non al "tempo che ci viene incontro". Il nostro modello esistenziale ideale diviene lo spermatozoo nel suo canto d'esistenza.

Qual è dunque la condizione normale degli Esseri Umani (visto che siamo Esseri Umani)?

E' la lunga corsa per coprire lo spazio che ci separa dall'uscita dal pene per presentarsi all'ovulo femminile.

Correre è la condizione attraverso la quale il nato dalla vagina si muove verso l'utero dell'universo per rivendicare davanti a questo un nuovo percorso, una nuova esistenza.

L'Essere Umano che corre è l'Essere Umano vivo e "normale".

In qualunque momento il corpo fisico può cessare di essere e la corsa termina. Dunque, ogni momento è prezioso; ogni istante deve essere sfruttato.

Chi corre ha la percezione dello scorrere dei cambiamenti.

Chi corre è cambiamento,

Dalla velocità dello scorrere dell'energia orgonica Reich stabiliva la vitalità.

Correre implica due condizioni, anche se non manifestate dalla ragione.

Dove si va e come andarci.

Esteriormente parlando, coscienza del fine e consapevolezza dei mezzi e delle possibilità.

Chi scappa, al contrario, non possiede né l'uno né altro.

Conosce che cosa non vuole, ma non conosce il prezzo cui deve sottostare per non volerlo.

Chi fugge subisce le condizioni della fuga, nega il fine per cui esiste e disperde la sua forza in rivoli a lui ignoti.

Esistono situazioni tattiche nei quali momenti della corsa sembrano trasformarsi in fughe.

Come un fiume scendendo dalle montagne persevera nel suo percorso verso il mare, a volte forma degli stagni in cui il suo fluire sembra cessare, così un Essere Umano a volte è costretto a sottrarsi a sfide che potrebbero troncare la sua corsa e, in quel momento, sembra che la sua corsa sia finita.

Ma è solo inganno per l'occhio dello spettatore. Come un fiume segue sempre il suo corso dalle montagne al mare, l'Essere Umano preserva sé stesso per continuare a correre.

L'Essere umano nasce nudo nel mondo della ragione mentre ben corazzati ed esperti lo attendono i suoi guardiani fuori dalla vagina. Con sorrisi e con l'incanto portano lo scompiglio in una ragione troppo vuota per scegliere e difendersi.

Quanto a fondo giungono quelli strali?

Quanti Lupi Cattivi aspettano Cappuccetto Rosso nascosti dietro l'angolo?

Quante streghe si circonderanno di dolci per mangiarsi chi bussa alla loro porta?

Quanti padroni o "dèi padroni" sono pronti a toccarti per sottometterti?

Per troppe persone la corsa si trasforma in fuga.

Fantasmi dalle mille facce si impossessano dell'Essere Umano abilmente manovrato dai "maghi neri" che intendono sottometterlo. I veri "maghi neri". Questo perché è facile dominare chi non ha una direzione verso la quale correre.

Per costoro, non ci saranno più direzioni verso le quali correre; non ci saranno più mezzi o possibilità per alimentare le proprie forze.

Troppi mercenari al servizio di ogni sconfitta.

Per costoro la fuga, il tentativo di ritorno ad una qualche forma di utero, è l'unica ragione del proprio esistere.

Oggettiveranno la propria soggettività. Diventeranno oggettivi i limiti della loro soggettività.

Cercheranno la sicurezza della propria condizione negli occhi di chi li circonda.

Guai se avranno forza sufficiente per spaccare le gambe a chi corre. Guai ai vinti!

Questo è il loro desiderio.

Ridurre tutta la specie umana in una condizione di panico, di paura, di fuga continua.

Chi fugge, come movimento strategico della propria esistenza, è colui che fa precedere la morte delle sue emozioni alla morte del suo corpo fisico.

L'individuo razionale perfetto è colui che può inserire tutti i dati dell'esistente del mondo nella propria ragione, senza per questo risentirne; chi vive nella fuga viene sconvolto da ogni nuovo dato [fenomeno] che accede al mondo della propria ragione; aggiunge panico al panico che già vive.

Fin qui è facile, sono le categorie intermedie le più strane da definire: chi sta fermo e chi trotterella.

Perché stare fermo?

Come è faticoso correre.

Non solo è una fatica la difesa del diritto alla soddisfazione del proprio bisogno di correre, ma vivi in un ambiente che ti dice: "chi te lo fa fare?".

Chi fugge è sempre in agguato per aggredire chi corre.

Chi fugge, assediato dai fantasmi delle proprie fobie, trova soddisfazione, o pace momentanea, nel diventare un fantasma persecutore di chi corre.

Perché sottovalutare chi scappa?

Chi corre si sente molto potente.

Spesso ha lo sguardo fisso sui suoi obbiettivi tanto da non avvedersi del piccolo scorpione.

Esseri Umani insignificanti diventano inciampo per chi corre e, per l'inciampo, spesso chi corre cambia il passo e la velocità come reazione soggettiva e adattamento all'inciampo incontrato.

C'è un rapporto diretto fra la qualità e l'intensità dell'inciampo e la reazione soggettiva di chi corre all'inciampo.

Stare fermi!

Chi sta fermo non inciampa.

Lo stare fermi, non affrontare i problemi, è la condizione soggettiva finalizzata ad evitare l'inciampo o l'errore.

D'altro canto, una volta che si è iniziato a fuggire non c'è più possibilità di rimettersi a correre. Chi fugge è colui che ha dimenticato fine e mezzi.

Non può più ritrovare la memoria perduta del proprio divenire (o di ciò che ha perso), perché non è memoria recitata attraverso il parlato della ragione, ma è una memoria incisa nelle sue emozioni, nel suo intero corpo fisico e, quando si perde, si è persa gran parte della propria energia emotiva.

Stare fermi è arte della difesa.

L'Essere umano che corre e che, poi, si è fermato, sta sacrificando potere e mezzi della sua consapevolezza, date le condizioni oggettive, preferendo salvare la propria coscienza del fine per il quale correva.

Sacrifica la crescita del proprio divenire per salvare il divenire stesso.

Non si può aggredire chi sta fermo; chi sembra che non abbia un fine.

L'attacco è contrapposizione di azione ad azione.

Chi è fermo non mette in atto nessuna azione.

Non si può né catalogare, né definire.

Non lo si può inscrivere dentro una casella, un partito politico, una categoria, ecc.

Chi sta fermo è colui che si dichiara estraneo a tutto e a tutti

Un paria della conoscenza e della consapevolezza.

In un mondo di fantasmi in agguato, essere fermo permette di non farsi coinvolgere; essere indifferente.

Lo stesso discorso, come variazione alla reazione soggettiva di stare fermi, vale per chi decide di andare al trotto.

La qualità dell'agguato subito da costui non è stata tale da bloccare il suo divenire.

Ha solo rallentato lo sviluppo delle sue trasformazioni.

Costui avanza verso il suo fine, guardingo ma deciso; lento ma preciso.

I fantasmi non hanno la capacità di bloccarlo, egli, però, avanza prudente; ma avanza!

La coscienza del fine e la consapevolezza dei mezzi si rafforzano passo dopo passo.

Il trotto si accelera a mano a mano che la consapevolezza accresce il suo potere esistenziale ed egli impara a bloccare i fantasmi del circostante.

Questa persona è un essere che avrebbe voluto correre, ma è stato costretto a cambiare passo e farsi più prudente per evitare di fermarsi.

La strada verso il traguardo della morte del corpo fisico, non permette a nessuno di sottrarsi, non può essere evitata. Ogni individuo sceglie come percorrerla.

Sotto quella forca caudina, ogni Essere della Natura è costretto a passare.

Che il singolo Essere Umano giunga all'appuntamento dopo una grande corsa, sprizzante di potere da ogni poro; giunga fuggendo trasformandosi in fobia di sé stesso; giunga conservando il minimo di potere esistenziale messo insieme in una vita prudente; alla morte della vita fisica, al tiranno di tutti i tiranni, nulla importa.

Importa solo al piccolo uomo e al suo divenire.

Ciò che hai costruito, nel modo in cui hai proceduto dalla nascita alla morte, è ciò con cui affronti al tua morte del corpo fisico.

Fino a questo punto ho parlato delle cose per ciò che sono.

E l'Essere Umano è l'Essere sociale che più di ogni altro Essere della Natura subisce il condizionamento emotivo dalla propria società.

A quel condizionamento l'Essere Umano reagisce, adattandosi.

"Ecco a voi, Superman!"

Il modello ideale del Dio padrone impostogli dal sistema sociale stesso.

"Ecco il super maestro, terrore della bocciatura!"

La missione sociale dell'educatore consiste essenzialmente nel trasmettere sani principi morali, di sottomissione e obbedienza, alle generazioni in formazione, ecc. ecc.

Non riesco a capire perché un individuo non debba fare il maestro semplicemente per trasmettere nozioni e per lo stipendio di fine mese. No! Deve, per forza, imporre la morale comportamentale. Quasi un missione divina.

"Super poliziotto ammazza cattivi!"

"Super manager rampante!"

"super leccaculo del proprio manager rampante!"

"Ed ecco a voi Rossi Camillo, il portinaio al residence "Albicocca" impegnato nello svolgimento delle proprie mansioni: "Dovrà passare sul mio cadavere il fattorino che pretende di prendere l'ascensore per consegnare il pacco al settimo piano. A cosa servono le scale?"

"Ed ecco a voi Rospa, la super vigilessa nascosta dietro al lampione per multare l'automobilista in difficoltà!"

E via all'infinito, mettendo dentro anche i meccanici di macchine per ufficio che, anche se meno socialmente evidenti, sono furbi come ogni altra categoria sociale in cui le persone si sentono superiori alle altre persone.

Anche alla "merda" non piace più essere semplicemente "merda", ma preferisce essere considerata "super merda".

Vuoi mettere quanta differenza di profumo?

In questo perfetto minestrone pseudo sociologico, se un individuo vuole correre deve per forza dare la sensazione di fuggire. Deve far credere di scappare.

Morì facendo una brillante carriera.

Assunto come uomo delle pulizie, dopo dieci anni fu promosso al lavaggio delle verdure; dopo altri dieci anni fu promosso ad aiutante dell'aiuto cuoco e, poco prima della pensione, divenne cameriere ai tavoli.

Oppure.

Assunto come vigile urbano fu dapprima incaricato a dirigere il traffico davanti alle scuole (si divertiva nel tenere gli automobilisti in coda) e finì la sua vita timbrando le multe dei suoi colleghi.

Due esempi di feroci arrampicatori sociali.

La logica della quotidianità sociale, impone l'arrampicata sociale.

Per poter correre è necessario sottrarsi alle imposizioni e alle logiche sociali.

Imparare a sottrarsi.

D'altro canto, chi scappa appare come un individuo che corre.

Come si fa a nascondere le proprie fobie, le proprie paure, le proprie incapacità e le proprie debolezze se non ci si nasconde dietro una maschera con cui presentarsi?

Mascherare le proprie paure con un attivismo di facciata: lui muove le gambe come quello che corre!

Cosa nasconde l'atteggiamento arrogante del vigile, del poliziotto, del magistrato (nota: è arrogante solo nei confronti di chi ritiene più debole e incapace a reagire; nei confronti di chi ha il potere di reagire, diventa ossequioso e viscido).

Cosa nasconde il culturista ad oltranza o le spacconate dello sballato nel bar di periferia?

Cosa nasconde il "dover fare" e il "dover essere" ad ogni costo?

Cosa nasconde questa fuga continua dalle responsabilità sociali?

Nasconde l'Essere Umano che è scappato dalla corsa della vita.

Maschera i fantasmi che ha nascosto dentro di sé.

Questo Essere Umano muove le gambe per nascondere che sta scappando.

E chi sta fermo?

Chi sta fermo è là sul ciglio di un marciapiede senza aver il coraggio di attraversare una strada che gli incute paura.

Egli è ciò che appare.

Un Essere Umano bloccato, con l'energia emotiva che cortocircuita in sé stessa anziché veicolarsi nel mondo. Un Essere Umano che non si espande nel mondo in cui vive senza permettere all'energia emotiva del mondo circostante di entrare in relazione con lui.

Paura di toccare; paura di farsi toccare.

Rimane chi trotterella!

Trotta come Essere Umano e trotta nel gioco dell'apparenza nella società.

Si tratta della "massa gelatinosa" su cui l'umanità, sia per ciò che è che per ciò che vuole apparire, poggia le sue speranze.

E' il contadino asiatico delle risaie o del malato di colera. E' il curdo o l'afgano o, ancora, l'individuo di qualunque popolo che rimane sulla propria terra, pur subendo violenze, mentre una parte della popolazione cerca fortuna altrove.

E' il "Fantozzi" d'ogni situazione; né troppo povero, per essere un miserabile; né abbastanza ricco per rivendicare il dominio su altri uomini.

E' la moglie di "Fantozzi".

E' la figlia di "Fantozzi".

E' l'eterno desiderio d'esistenza senza pietismi o arroganza.

Non potremmo mai dire: "uomini e donne che correte o che trottate: unitevi!"

La corsa è sempre un'avventura individuale: una scelta soggettiva nella relazione fra sé e il mondo in cui si è nati e si vive. E' un personale adattamento alle situazioni incontrate.

In compenso, quando calerà il sipario della vita, solo chi è vissuto correndo sopravviverà.

E allora vale la pena di dire: "Uomini e donne di tutto il mondo, prendetevi nelle vostre mani la responsabilità della vostra vita, correte, sognate, desiderate!".

Che quei sogni, quei desideri diventino decisivi per lo sviluppo del vostro divenire nella realtà quotidiana.

Volendo, e solo in via ipotetica, sarebbe possibile creare o ipotizzare una prospettiva ideale per il diritto a desiderare, a sognare.

Si tratta, oggi come oggi, di un diritto negato perché la società, ad ogni nuovo nato, impone cosa deve o può desiderare e come realizzare i suoi desideri che lei stessa impone.

Alcune persone, oggi come oggi, hanno bisogno di un nuovo tipo di "ideali". Ideali intimi, interiorizzati, nascosti al mondo, con i quali identificare sé stessi e riversare su loro le loro emozioni.

In questo scritto ho tentato di definire, a grandi linee, i differenti comportamenti sociali degli Esseri Umani.

Spesso, però, si chiede qualche cosa di pratico. Esempi, direttive, manuali capaci di costruire modelli entro i quali le persone possono essere rassicurate.

Ogni individuo è solo sulla terra e le sue scelte appartengono solo a lui perché queste sono la ricchezza o la miseria che ha costruito nella sua vita.

Esempi e direttive sul "che fare" non appartengono all'analisi teorica oggettivabile. Vanno bene per me, ma non per tutti gli uomini.

Solo il singolo individuo può elencare tutti i fattori oggettivi che condizionano la sua esistenza. Io posso parlare dei miei, ma non dei tuoi.

Ovviamente non sto parlando dell'elenco delle salmerie come indicato da Clausewitz in "Della guerra", ma poco ci manca.

Il "che fare" reale non appartiene nemmeno a Lenin, ma al popolo Russo che risponde ai propri desideri nella situazione in cui stava vivendo. Il "che fare" dell'apparire appartiene a chi dice alle persone che cosa devono fare, ma non abita nei desideri delle persone.

Cosa nasconde chi sta fermo?

Ho detto che cortocircuita la sua energia emotiva al suo interno.

Quale velocità di movimento e di trasformazione assume?

Gli autistici e alcune persone separate dalla società appaiono al mondo come individui bloccati; paralizzati; il massimo dell'immobilità apparente.

Spesso la loro energia è un vortice di conoscenza e di consapevolezza spostata in altre direzioni, altri livelli di percezione, altri mondi.

Cosa nasconde l'immobilità nell'esistenza del quotidiano di un individuo desiderante?

Dove vivono e cosa facciano le sue emozioni nel mondo quotidiano della ragione, non lo saprà mai.

Saprà solo di persone grigie e ossessionate il cui reale stato d'animo e le loro intenzioni appaiono irraggiungibili.

Cosa nasconde chi trotta?

Avanza prudente lungo i declivi del sociale.

Non rinnega la possibilità di correre, ma è incapace sia di recitare l'immobilità assoluta che partecipare alla fuga. E' nemico di chi fugge e non comprende chi occulta il correre mascherandolo col fuggire. Inoltre, disprezza chi fugge mascherandolo col correre

Ricordo una volta, una coscienza, non so se di squalo o di delfino, che disse: "Idiota! buttati a mare che ti sistemo io!".

Chi vive percependo le emozioni del mondo disse: "Prova ad emozionarti, vivi di desideri, che poi ci penso io!"

Illusioni?

Illusioni di un uomo che ha corso per tutta la sua vita e che si rifugia lontano dal mondo della ragione?

Sto ascoltando un nastro inciso da un compagno che forse non lo è più ( o forse non lo sono più io) e ricordo un tempo di persone che correvano, volevano correre. Non volevano mascherarsi con la fuga o l'immobilismo. Non volevano nemmeno trottare; volevano correre e correre ancora. Non conoscevano il mondo emotivo in cui erano immersi o, forse, tutta la loro azione era solo emozione. Di loro è rimasta polvere anche se qualcuno sta ancora correndo in spazi ignoti.

In ogni individuo esiste un profondo e un antico dal quale la sua coscienza è separata. E' un'area sconosciuta nella quale nessuno, che non sia il soggetto stesso, può accedervi. Ogni individuo è portatore di un segreto, di possibilità che cela a sé stesso. Strumenti che potrebbe usare per favorire la sua esistenza, ma che sono celati alla sua coscienza.

Ogni individuo può entrare in relazione con gli altri individui attraverso le emozioni; e le emozioni degli individui sensibili si fondano in un'unica tensione emotiva che alimenta azioni per un fine, spesso senza un movente razionale.

L'universo è composto da milioni di sfaccettature e tali sfaccettature si rivelano nei comportamenti degli individui: di chi corre, di chi è bloccato, di chi fugge o di chi trotta.

Non sono i comportamenti nella società a cui ci si deve riferire, ma al comportamento della vita reale: la relazione fra le emozioni che sorgono in un individuo e la loro veicolazione nella sua attività quotidiana.

C'è un solo comportamento che caratterizza la specie umana (come per quasi tutti gli i viventi della natura): il loro andare. Come uno spermatozoo esce dal pene e si dirige verso l'ovulo; così l'uomo esce dalla vagina e si dirige verso la morte del corpo fisico.

Solo chi affronta e tenta di risolvere le contraddizioni che incontra sul suo cammino sta correndo verso l'appuntamento che garantisce il futuro della specie umana.

Non si possono organizzare gli uomini per affrontare le contraddizioni dell'esistenza perché ogni singolo individuo vive le proprie contraddizioni anche se, a volte, alcune contraddizioni coinvolgono masse di individui.

Solo la possibilità di correre senza essere costretto a mettere una maschera permette alla donna e all'uomo di raggiungere l'eternità dei mutamenti.

Correre senza dover nascondere il correre con la fuga, con l'immobilità o col trotto.

Organizzare gli uomini in funzione di obbiettivi comuni è possibile, ma spesso gli obbiettivi comuni implicano l'imposizione di morali che regolano i comportamenti affinché quegli obbiettivi comuni vengano raggiunti. Queste imposizioni morali finiscono sempre per sottomettere gli uomini e stimolare la loro avversione perché si trasformano in contraddizioni che gli uomini che corrono devono risolvere e superare.

In fondo, il minimo comune denominatore fra gli uomini che corrono è stato già costruito ed è quello che a noi si presentò col nome di Eros, l'intento, che germino prima che il tempo si mettesse in moto e prima che la materia riconoscesse lo spazio.

Ogni uomo è invitato a continuare quel correre.

In fondo, non c'è nulla di nuovo sotto questo antico sole.

Molti Esseri Umani vivono le stesse tensioni; il genere umano vive queste contraddizioni da milioni di anni.

Ogni seme è il benvenuto.

Grazie ad ogni terra feconda, il futuro è meno nero.

 

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25 febbraio 2026

Visita al museo archeologico di Aquileia

Il museo archeologico di Aquileia espone alcuni bronzi ritrovati a San Casciano in quell'antica zona termale che fungeva da sanatorio e ospedale.

Ha suscitato la mia attenzione questo piccolo bronzo in cui è incisa la posizione di cuore, polmoni e viscere dimostrando quanto la medicina di allora si sforzasse di trovare rimedi medici alle malattie e ai danni fisici. Rimedi che vennero cancellati dai cristiani per permettere al loro Dio di distribuire miracoli.

San Casciano: un'immagine di anatomia ad uso medico

Una visita al museo è d'obbligo. Ero già stato ad Aquileia, ma non avevo avuto l'occasione di visitare il suo Museo Archeologico ricco di reperti dal momento che dal 180 a.c. all'arrivo di Attila nel 452 d.c. fu una città ricca, un centro del commercio con tutta l'Europa e con tutto il Mediterraneo fino all'Egitto.

Numerosi i reperti archeologici rinvenuti nella zona di Aquileia.

La mia attenzione è attratta dalle immagini delle divinità esposte nel museo.

Questa è indicata come l'immagine di Vulcano, Efesto, datato nella prima metà del IV secolo d.c.

Questa è indicata come l'immagine di Mercurio, Hermes, datato nella prima metà del IV secolo d.c.

Questa è indicata come l'immagine di Giove, Zeus, datato nella prima metà del IV secolo d.c.

Questa è indicata come l'immagine di "Vento", probabilmente Borea, datata fra la fine del I secolo a.c. e l'inizio del I secolo d.c.

Della ricchezza di Aquileia di allora, è sufficiente quest'immagine di vetri trasparenti e delicatissimi che sembrano preludere alla fortuna della lavorazione del vetro che, secoli dopo, sarà una delle ricchezze di Venezia.

 

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24 febbraio 2026

La Stregoneria e i sensitivi

Prendo spunto da una telefonata da parte di una signora che chiedeva come comportarsi o come porre rimedio alla sua "altissima sensibilità ai flussi di energia vitale". Secondo quanto dice, lei avverte i flussi di energia vitale emessi dalle persone. L'energia vitale stagnata, o energia vitale di morte, irrorata dalle persone la fà stare molto male. anche se è stata in cura sia medica che psicoanalitica non è riuscita ad averne benefici. Le informazioni che mi ha dato non sono moltissime ma è anche naturale visto che non ci conosciamo personalmente e che la riservatezza e la prudenza è comunque d'obbligo.

Ovviamente la signora era intenzionata a prendermi in giro burlandosi di me.

Tuttavia, questo è un problema che la stregoneria ha sempre avuto. La sensibilità emotiva ha sempre teso a rendere le persone sensibili emarginate rispetto ad un sistema sociale che pretende dalle persone una razionalità logica come sviluppo di idee preconcette educazionalmente imposte. Proprio le persone emotivamente sensibili e la persone consapevoli delle trasformazioni delle condizioni del mondo, nel corso dei secoli hanno costruito percorsi di stregoneria al fine di condividere la loro esperienza con le persone che hanno accettato passivamente l'omologazione sociale.

La stregoneria si è sempre tenuta lontana dalle persone emotivamente sensibili e in generale da tutti coloro che manifestavano molta facilità nel percepire il circostante attraverso aspetti non convenzionali sia riversando in esso grandi quantità di energia emotiva che per la capacità di far affluire dall'interno del cervello segnali intuitivi che facilmente superano le barriere che li separano dalla coscienza razionale.

Perché?

Perché l'azione della stregoneria non è finalizzata ad ottenere una diversa percezione del circostante, anche se questa si manifesta nel corso della trasformazione della persona, ma è finalizzata a compattare l'essere umano in funzione dell'intento che si è proposto nella sua vita quotidiana.

L'elemento centrale del percorso di Stregoneria non è lo sviluppo delle capacità con cui percepire in maniera diversa il mondo, ma è il percorso che alimenta nell'individuo aspetti diversi della percezione funzionali nella sua vita quotidiana.

La volontà e la determinazione che le necessità del percorso impongono al soggetto sono tali da disciplinare il soggetto in funzione dell'intento. Attraverso la disciplina, l'uso della volontà e delle determinazioni, il soggetto impone la relazione col mondo per il suo intento.

Giorno dopo giorno, l'apprendista stregone modifica la sua capacità di percepire il mondo. Lo stesso sviluppo delle sensazioni che alcuni esoteristi attribuiscono alla kundalini e lo sviluppo della sensibilità soggettiva di percepire i segnali del proprio corpo, altro non è che mettere nelle condizioni il proprio organismo che produce sostanze, come le endorfine, le simil-marijuana  o le simil-lsd più altre simili o sconosciute che modificano i collegamenti neuronali modificando la qualità della percezione dell'individuo. Lo stesso tabacco o il cioccolato hanno effetti simili sui collegamenti neuronali.

La produzione da parte dell'organismo di queste sostanze, indotta dall'attività dell'individuo, modifica la qualità della percezione dell'individuo, ma è la necessità dell'individuo di agire in modo migliore nel mondo che induce il suo organismo a produrre quelle sostanze che gli consentono di modificare la percezione in funzione della sua attività.

La modificazione della percezione non porta l'individuo a leggere il circostante per quello che è in quanto, comunque, la ragione impone alla nuova percezione la forma e la quantità del suo conosciuto e filtra, ogni nuova percezione, attraverso la sua descrizione del mondo anche se si trova costretta a modificarsi e ad adattarsi, in qualche modo, alle nuove sollecitazioni.

Il condizionamento educazionale che ha prodotto la ragione nell'individuo continua la sua attività di controllo anche se la modificazione della percezione soggettiva tendono a limitarne l'assolutezza.

La struttura, diciamo cerebrale, capace di percepire in maniera diversa la realtà in cui viviamo, è sempre in funzione nell'individuo e la sua attività viene separata dalla coscienza dal controllo che sulla coscienza esercita la ragione.

Quando la ragione, per un qualche motivo, allenta il controllo sulla coscienza (nel sogno, nelle malattie, nell'uso delle droghe, o in stati psichici particolari, ecc.), la struttura, capace di percepire il mondo in modo diverso dalla ragione, invia segnali alla coscienza che la ragione tenta di contenere nella sua descrizione rivestendoli di immagini, sensazioni o idee che già sono comprese nella ragione.

Pertanto, se si vedono o percepiscono esseri di energia nella nostra ragione, o se soltanto li si immaginano, questi rispondono al condizionamento educazionale infantile da cui la ragione ha preso forma descrivendo il mondo. Questi appariranno come Gesù, la madonna o Dio, per i cristiani, oppure come Visnù se siamo indiani o Buddha se le persone sono educate nella religione buddista.

Questo modo che ha la ragione di tradurre la percezione o l'immaginazione dell'individuo ha la funzione di imprigionare l'individuo nelle immagini proprie della ragione e rafforzare il controllo sull'individuo riattivando il condizionamento educazionale infantile che la persona ha ricevuto.

La vera stregoneria consiste nello sforzo per raggiungere degli obbiettivi nella nostra esistenza e questo sforzo modifica sia il nostro corpo che la nostra psiche. Manipola la nostra energia vitale, energia emotiva, disciplina la nostra ragione e ci rende "compatti" mentre affrontiamo i problemi esistenziali.

I percorsi di stregoneria che conosciamo oggi, anche se partono da individui che vivono in situazioni diverse, comprendono sempre un individuo che vive nel proprio descritto dalla ragione. Un individuo considerato socialmente "normale". Non è mai stato possibile mettere a punto percorsi di stregoneria, o se vogliamo crogioli dello stregone, per persone naturalmente molto sensibili, quelle che vengono definite "sensitive" perché emotivamente molto fragili e spesso incostanti.

Sono persone che esplodono molto facilmente sconvolte da insorgenza emotiva; non sono educate alla pazienza e quando sono attraversate dalle emozioni spesso diventano violente; di quella violenza che la società non tollera.

Queste persone spesso cadono in stati depressivi dati dall'incomprensione o da una sensazione soggettiva di impotenza.

Quando succede, nel nostro sistema sociale, queste persone vengono imbottite di farmaci psichiatrici la cui funzione è quella di inibire l'insorgenza delle loro emozioni nella loro coscienza.

In psichiatria queste persone vengono quasi sempre considerate malate di isteria, nevrosi, schizofrenia o altro.

Anziché pensare a queste persone in termini di Stregoneria, queste persone potrebbero essere educate attraverso un percorso inverso.

Sarebbe necessario, anziché insegnare loro a coltivare la percezione, insegnare loro a coltivare la ragione e la descrizione del mondo. Nello stesso tempo dovrebbero praticare il sognare, non per l'interpretazione analitica dei sogni, ma per convogliare la loro insorgenza emotiva in un ambiente psicologico controllato, scaricando le tensioni, sfuggendo da un controllo eccessivo della ragione e rendendo più tranquilla la loro vita nel quotidiano.

Nello stesso tempo dovrebbero sviluppare sia la conoscenza e il sapere legati alla ragione (dovrebbero studiare ed elaborare sempre), soddisfare le loro necessità sessuali regolarmente (il sesso è una tensione-carica-scarica-rilassamento di energia emotiva) e dovrebbero praticare la caccia d'agguato rispetto alla propria percezione per disciplinarla.

Io comunque, questo non lo posso dire con certezza in quanto la tradizione cui appartengo si è sempre tenuta lontana dalle persone sensibili che comunemente vengono chiamate "sensitivi".

Queste persone, i "sensitivi" sono donne e uomini che hanno che spesso venivano bruciati sui roghi chiamandoli streghe o stregoni dall'inquisizione cristiana.

Su quei roghi ci sono salite molte poche vere streghe e pochissimi stregoni.

Loro conoscevano le tecniche della caccia d'agguato e della dissimulazione.

La maggior parte delle persone bruciate sui roghi erano sensitivi naturali che per la loro generosità, per la loro naturale capacità di afferrare aspetti diversi della realtà nel circostante sono state scambiate per streghe o stregoni.

Noi possiamo considerarli Streghe e Stregoni, ma solo per l'amore e la passione con la quale erano parte degli esseri umani e mettevano sé stessi al servizio del divenire umano.

Le persone eccessivamente sensibili sono un grande problema. Trovare un "sensitivo" che con grande volontà riesca a disciplinarsi e che impari a relazionarsi con altri sensitivi aiutandoli a trasformarsi sembra quasi impossibile. Questo è un altro problema che non sarò io a dover affrontare.

 

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23 febbraio 2026

Noi siamo qui per ricordare
da dove nacque la distruzione dei nostri cuori

17 dicembre 320

L'imperatore Costantino proibisce i riti domestici ma chiede che gli aruspici venissero chiamati per raccogliere i responsi qualora i fulmini colpiscano il suo palazzo.

341

L'imperatore Costanzo definisce i sacrifici agli Dèi SUPERSTIZIONE e FOLLIA e li proibisce minacciando pene severe.

23 novembre 353

L'Imperatore Costanzo proibisce i sacrifici agli Dèi permessi da Magnenzio definendone la pratica "licenziosità".

01 novembre 346

L'Imperatore Costanzo, che ritiene l'antica religione SUPERSTIZIONE, chiede che siano preservati i templi perché attraverso essi derivano giochi, gare e spettacoli circensi con chi far divertire la gente.

01 dicembre 354

L'imperatore Costanzo ordina che dal momento che le Antiche Religioni erano superstizioni, siano immediatamente chiusi i Templi, vietato l'accesso al culto Sacro e sequestrati gli averi a chi non si astiene dalle Antiche Religioni.

19 febbraio 356

L'imperatore Costanzo ordina la pena di morte per chi onora le statue o compie sacrifici in onore degli Dèi.

21 dicembre 381

Gli imperatori Graziano, Valentiniano e Teodosio fanno monito che il dio padrone sia onorato con caste preghiere non insultato con Carmini funesti. Sia bandito chiunque tenterà di entrare in un tempio per praticare sacrifici.

30 novembre 382

Graziano, Valentiniano e Teodosio ordinano che i templi, che fungono da luogo per le assemblee cittadine, siano aperti a tale uso. Minacciano con leggi i cittadini affinché non colgano l'occasione per onorare gli Dèi.

25 maggio 385

Gli imperatori Graziano, Valentiniano e Teodosio condannano ad un aspro supplizio chiunque osasse leggere le viscere e interpretare i segnali che giungono dal mondo.

24 febbraio 391

Gli imperatori Graziano, Valentiniano e Teodosio condannano al pagamento di 15 libbre d'oro se qualcuno entrerà nel tempio a compiere qualche atto di adorazione. I consoli che faranno atti di adorazione nel tempio pagheranno sei volte tanto e quattro volte tanto i Governatori, i censori e i loro servitori.

16 giugno 391

Gli imperatori Graziano, Valentiniano e Teodosio condannano chiunque faccia processioni attorno ai templi e onori i santuari. Chi contravviene è chiamato "sacrilego perturbatore" e non gli va accordata nessuna indulgenza.

8 novembre 392

Gli imperatori Teodosio, Arcadio e Onorio condannano a pagare 30 libbre d'oro i magistrati, difensori e curiali che sono benevoli rispetto ai delinquenti che col fuoco venerano i Lari, con il vino il Genio, con i profumi i Penati e chiunque onorerà con incenso le immagini di Dèi. Sarà ritenuto colpevole di spregio della religione del dio padrone cristiano chi ornerà con nastri un albero, alzerà un altare di zolle e sarà punito con la confisca della casa o del possedimento nel quale sia stata perpetuata la "superstizione" dei Gentili.

7 agosto 395

Gli imperatori Arcadio e Onorio ammoniscono che tutti quelli che tendono a deviare dal dogma della religione cattolica non osino infrangere quanto è stato stabilito per eretici e Pagani e sappiano che ogni pena e ogni multa sarà più severamente eseguita. A pena maggiore saranno condannati i magistrati che non puniscono subito coloro che deviano dal dogma cattolico.

7 dicembre 396

Gli imperatori Arcadio e Onorio decretano che, se per caso, esistessero ancora dei privilegi per i sacerdoti dell'antica religione, questi siano aboliti in quanto la loro attività è condannata dalla legge.

10 luglio 399

Gli imperatori Arcadio e Onorio ordinano la distruzione dei templi nei campi per "togliere terreno" alle Antiche Religioni che definiscono "superstizioni".

20 agosto 399

Gli imperatori Arcadio e Onorio ribadiscono il diritto dei cittadini alle feste pubbliche purché in tali feste non vengano onorati gli Dèi e le "antiche superstizioni".

15 novembre 407 o 408

Gli imperatori Arcadio, Onorio e Teodosio II ordinano di togliere dalle loro sedi i simulacri degli Dèi che ricevono atti di culto dai Pagani. Sia distrutta la sacralità del tempio e destinata ad altro uso. Si ordina ai proprietari dei terreni di distruggere i templi che sorgono su di essi. Ai vescovi cristiani è concesso il potere di impedire il culto ai Pagani.

30 agosto 415

Gli imperatori Onorio e Teodosio II cacciano sacerdoti delle Antiche Religioni da Cartagine. Sequestrano i luoghi di culto per impedirne l'esercizio e accrescere le rendite dell'imperatore. Vengono condannati per legge tutte le confessioni dei gentili sia in Africa che nel resto dell'impero.

7 dicembre 416

Gli imperatori Onorio e Teodosio II ordinano che chi ha fatto un rito Pagano non sia ammesso al servizio militare né a nessuna carica di giudice o di amministratore.

9 aprile 423

Gli imperatori Onorio e Teodosio II ordinano che i Pagani che ancora rimangono sia impedito di compiere ciò che da tempo è stato loro vietato.

8 giugno 423

Gli imperatori Onorio e Teodosio II ordinano che i Pagani ancora rimasti che compiono riti di culto agli Dèi che gli imperatori definiscono "demoni" anziché ucciderli si confischino loro tutti i beni e siano mandati in esilio.

8 giugno 423

L'imperatore Onorio e Teodosio II ordinano la confisca dei beni e la pena dell'esilio per i Manichei e tutti coloro che dissentono con la pasqua cattolica.

14 novembre 435

L'imperatore Teodosio II e Valentiniano ordinano di distruggere, al comando dei magistrati i santuari, i templi e i luoghi sacri, qualora ve ne fossero di integri o "purificati" con la collocazione in sede della croce cattolica. Gli imperatori ordinano che siano messi a morte i pagani che non hanno obbedito.

495

Il papa cattolico Gelasio I, il corrotto, con la violenza proibisce la festa dei Lupercalia che si teneva a Roma fra il 13 e il 15 febbraio.

 

23 febbraio 2026

Della celebrazione del Giorno Pagano Europeo della Memoria ne ho fatto una pagina con una breve precisazione e introduzione:

Celebrazione del Giorno Pagano Europeo della Memoria 2026

 

Pagina specifica dell'argomento

 

21 febbraio 2026

Il piacere del genocidio dei cristiani
Per il Giorno Pagano Europeo della Memoria

Medioevo

Nel 782, Carlo Magno fece tagliare la testa a 4500 Sassoni che non volevano farsi convertire al cristianesimo. I contadini di Steding, nella Germania settentrionale, ribellatisi per non poter più sopportare l'esosa pressione fiscale, vengono massacrati il 27 maggio 1234 da un esercito crociato, e le loro fattorie occupate da devoti cattolici. Vi persero la vita tra 5000 e 11.000 uomini, donne e bambini.

Assedio di Belgrado nel 1456: nell'espugnazione della città i cristiani uccisero non meno di 80.000 musulmani.

XV secolo in Polonia: ordini cavallereschi cristiani saccheggiano 1019 chiese e circa 18.000 villaggi. Quante persone cadessero vittime di tali gesta, non s'è mai certificato.

Secoli XVI e XVII. Truppe inglesi cristiane "pacificano e civilizzano" l'Irlanda. Colà vivevano solo dei "selvaggi gaelici", "animali irragionevoli senza alcuna idea di dio o di buone maniere, che addirittura dividevano in comunità di beni il loro bestiame, le loro donne, bambini e altri averi." - Uno dei più importanti condottieri, certo Humphrey Gilbert, fratellastro di Sir Walter Raleigh, fece "staccare dai corpi le teste di tutti quelli (chiunque fossero) che erano stati uccisi quel giorno, facendoli spargere dappertutto lungo la strada." - Questo tentativo di civilizzare gli Irlandesi causò poi effettivamente "grande sgomento nel popolo, quando videro sparse sul terreno le teste dei loro padri, fratelli, bambini, parenti e amici" ("greate terrour to thè people when they sawe thè heddes of their dedde fathers, brothers, children, kinsfolke, and freinds on thè grounde.")

Decine di migliaia di Irlandesi gaelici caddero vittime di quel bagno di sangue.

Crociate - 1095-1291

L'anno 1095, per ordine del papa Urbano II, ha inizio la Prima Crociata. Tra il 12.6.1096 e il 24.6.1096, nelle stragi avvenute in Ungheria ad opera dei crociati cristiani, presso Wieselburg e Semlin, perdono la vita migliaia di persone (tutti cristiani, ivi comprese le schiere crociate).

Dal 9.9. al 16.9.1096, durante l'assedio della città residenziale turca Nikaia, cavalieri francesi cristiani massacrano migliaia di abitanti, facendo a pezzi e bruciando vivi vecchi e bambini.

A consimili azioni belliche partecipano, il 26.9.1096, durante la conquista della fortezza di Xerigordon, cavalieri crociati tedeschi. In complesso, fino al gennaio 1098, vengono espugnate e saccheggiate 40 capitali e 200 fortezze.

Non si conosce il numero delle vittime.

Il 3 giugno 1098 le armate crociate conquistano Antiochia. In quell'assedio vengono uccisi tra 10.000 e 60.000 musulmani. Dalla cronaca di Raimondo di Aguilers, cappellano di campo del conte di Tolosa, si legge: "Sulle piazze si accumulano i cadaveri a tal punto che, per il tremendo fetore, nessuno poteva resistere a restare: non v'era nessuna via, in città, che fosse sgombra di corpi in decomposizione."

Il 28 giugno 1098 furono ammazzati altri centomila turchi musulmani, donne e bambini compresi.

Negli accampamenti turchi - narra il cronista cristiano - i crociati trovarono non solamente ricco bottino, tra cui "moltissimi libri in cui erano descritti con esecrandi segni i riti blasfemi di turchi e saraceni", ma bensì anche "donne, bambini, lattanti, parte dei quali trafissero subito, e parte schiacciarono sotto gli zoccoli dei loro cavalli, riempiendo i campi di cadaveri orribilmente lacerati." Proprio come il loro Dio comandava!

Il 12 dicembre 1098, nella conquista della città di Marra (Maraat an-numan), furono ammazzate altre migliaia di "infedeli". A causa della carestia che ne seguì, "i corpi già maleodoranti dei nemici vennero mangiati dalle schiere cristiane", come testimonia il cronista cristiano Albert Aquensis.

Il 15 luglio 1098, venne espugnata Gerusalemme, dove vennero ammazzati più di 60.000 persone, tra ebrei e musulmani, uomini donne e bambini.

Da una testimonianza oculare: "e là [davanti al tempio di Salomone ] si svolse una tale mischia cruenta che i cristiani si trascinavano nel sangue dei nemici fino alle nocche dei piedi", tanto che Albert scrive: "Le donne, che avevano cercato scampo negli edifici alti e nei palazzi turriti, furono buttate giù a fil di spada; i bambini, anche i neonati, li tiravano a pedate dal petto delle madri, o listrappavano dalle culle, per poi sbatterli contro i muri o le soglie."

L'arcivescovo Guglielmo di Tiro aggiunge: "Felici, piangenti per l'immensa gioia, i nostri si radunarono quindi dinanzi alla tomba del nostro salvatore Gesù, per rendergli omaggio e offrirgli il loro ringraziamento ... E non fu soltanto lo spettacolo dei cadaveri smembrati, sfigurati, irriconoscibili, a lasciar sbigottito l'osservatore; in realtà, incuteva sgomento anche l'immagine stessa dei vincitori, grondanti di sangue dalla testa ai piedi, sicché l’orrore s'impadroniva di tutti quelli che li incontravano."

Il cronista cristiano Eckehard di Aura testimonia che, ancora durante l'estate successiva dell'anno 1100, "in tutta la Palestina l'aria era appestata del lezzo dei cadaveri. Di stragi siffatte nessuno aveva mai visto o udito l’uguale tra i pagani..."

Alla resa dei conti, la Prima Crociata era costata la vita ad oltre un milione di persone: "Grazie e lode a Dio!"

Nella battaglia di Ascalon, il 12 agosto 1099, vennero abbattuti 200.000 infedeli "in nome del nostro Signore Gesù Cristo".

Quarta Crociata: il 12 aprile 1204, i crociati mettono a sacco la città (cristiana!) di Costantinopoli.

Il numero delle vittime non è stato tramandato.

Le restanti crociate in cifre: fino alla caduta di Akkon (1291) si stimano 20 milioni di vittime (solo nella Terra santa e nelle regioni arabo-turche).

Notabene: Tutti i dati sono secondo i cronisti di parte cristiana.

Eretici e atei

Già nell'anno 385 i primi cristiani vengono giustiziati quali eretici per mano di altri cristiani: così lo spagnolo Priscilliano, insieme con sei dei suoi seguaci, decapitati a Treviri.

Eresia manichea. Tra il 372 e il 444 i Manichei - una setta quasi cristiana, presso i quali si praticava il controllo delle nascite, e che perciò mostravano più senso di responsabilità dei devoti cattolici vennero totalmente annientati nel corso di diverse grandi campagne sferrate contro di loro in tutto l'impero romano. Molte migliaia le vittime.

Nel secolo XIII, gli Albigesi cadono vittime della prima crociata proclamata contro altri cristiani.

Questi, noti anche col nome di Catari, si consideravano buoni cristiani, ma non riconoscevano né il papa né il divieto romano cattolico delle tecniche anticoncezionali, rifiutandosi inoltre di pagare le tasse chiesastiche. Nel 1208, per ordine del papa Innocenzo III - il massimo genocida prima di Hitler - incominciò la crociata contro gli eretici albigesi. La città di Beziérs (nel sud della Francia) venne rasa al suolo il 22 luglio 1209, tutti gli abitanti massacrati, compresi i cattolici, che avevano rifiutato l'estradizione degli eretici. Il numero dei morti viene stimato tra 20.000 e 70.000.

Nella stessa crociata, dopo la presa di Carcassonne (15 agosto 1209), caddero ancora migliaia di ribelli, e la stessa sorte toccò a molte altre città.

Nei successivi ventanni di guerra, tutta la regione fu devastata, quasi tutti i Catari (quasi la metà della popolazione della Linguadoca, nella Francia meridionale) vennero sconfitti, lapidati, annegati, messi al rogo.

Finita la crociata contro gli Albigesi (1229), venne istituita la Santa Inquisizione (1232) al fine di stanare dai loro nascondigli gli eretici sopravvissuti, e di annientarli. L'ultimo dei Catari, Guillaume de Belibaste, fu dato alle fiamme del rogo nel 1324. Solo tra i Catari, la stima delle vittime si aggira intorno al milione.

Altri gruppi di eretici: Valdesi, Pauliciani, Runcarii o Poveri Lombardi, Giuseppini, e molti altri. La maggior parte di queste sette vennero sgominate; un certo numero di Valdesi esiste tuttora, sebbene siano stati perseguitati per oltre 600 anni. Secondo le mie stime, diverse centinaia di migliaia di vittime non sono calcolate in eccesso (comprese le vittime dell'inquisizione spagnola, ma escludendo quelle del Nuovo Mondo).

Nel XV secolo, l'inquisitore spagnolo Tomas de Torquemada condanna personalmente a morte sul rogo 10.220 sospettati di eresia.

Il predicatore e teologo boemo Jan Hus, per aver criticato il commercio delle indulgenze, viene bruciato nel 1415 a Praga.

Nel 1538, a Vienna, il professore universitario B.Hubmaier viene pubblicamente condannato al rogo.

Il 17 febbraio 1600, dopo una settennale prigionia, il filosofo Giordano Bruno, monaco domenicano processato per eresia, viene bruciato vivo sul rogo eretto in Campo dei Fiori a Roma.

Verso la metà del Seicento, l'ateo Thomas Aikenhead, studente scozzese appena ventenne, viene impiccato per volontà del clero.

Streghe

Dai primi tempi del cristianesimo fino al 1484 invalse la consuetudine di mandare a morte persone, perlopiù donne, che si credevano dotate di poteri soprannaturali, malefici e stregonici.

Nell'era vera e propria dei processi per stregoneria, dal 1484 al 1750, molte centinaia di migliaia di sospetti o colpevoli di pratiche stregoniche - secondo le stime degli storici - furono condannati a morte sul rogo o in seguito alle torture; percentualmente, i quattro quinti di essi erano donne.

Guerre di religione

Secolo XV: guerre crociate contro gli Mussiti, costate la vita a migliaia di seguaci.

Nel 1538 papa Paolo III indice una crociata contro l'Inghilterra, sganciatasi con lo scisma dall'ubbidienza a Roma, dichiarando tutti gli Inglesi schiavi di Roma. Per fortuna, l'impresa fallisce sul nascere.

1568: Il tribunale spagnolo dell'inquisizione decreta l'eliminazione di tre milioni di Olandesi ribelli nei Paesi Bassi, allora sotto il dominio spagnolo. Per cominciare, 5000, o forse 6000 protestanti vennero annegati dalle truppe spagnole della cattolicissima Spagna: "un disastro, di cui i cittadini di Emden vennero a conoscenza quando diverse migliaia di cappelli olandesi a larghe tese scesero galleggiando lungo il fiume."

1572: a Parigi, e in altre città francesi, 20.000 protestanti Ugonotti vengono assassinati per ordine del papa Pio V, nell'offensiva nota come notte di S.Bartolomeo. Fino alla metà del secolo successivo, oltre 200.000 profughi Ugonotti dovranno lasciare la Francia.

1574: i cattolici sopprimono il condottiero dei protestanti Gaspard de Coligny. Dopo l'uccisione, la plebaglia ne squarta il cadavere: "gli troncarono la testa, le mani, i genitali (...) gettandoli nel fiume (...) ma poi non gli sembrò neppure degno che diventasse pasto per i pesci, per cui li ritirarono fuori e li portarono sul patibolo di Mantfaucon affinché là servissero da alimento per corvi ed uccelli."

Guerra dei Trentanni: nel 1631, la città protestante di Magdeburgo viene saccheggiata e rasa al suolo da truppe cattoliche, che massacrano 30.000 protestanti, metà della popolazione. Scrive il poeta e storico tedesco Friedrich Schiller: "In una sola chiesa si trovarono 50 donne decapitate e bambini che ancora succhiavano il latte dal petto delle loro madri senza vita."

1618-1648: la guerra dei Trentanni, spaccando l'Europa tra cristiani protestanti e cattolici, decima il 40% delle popolazioni, soprattutto in Germania.

Ebrei

Già nel IV e V secolo le plebi cristiane sono eccitate ad incendiare le sinagoghe ebraiche.

A metà del IV secolo venne distrutta la prima sinagoga per ordine del vescovo Innocenzo di Dertona, nel nord Italia. La prima sinagoga ad esser incendiata nel 388, per ordine del vescovo diKallinikon, sorgeva in Persia, presso l'Eufrate.

Il concilio di Toledo decreta nel 694 la riduzione degli Ebrei in schiavitù, ordina la confisca dei loro averi e il battesimo coatto dei loro bambini.

Nell'anno 1010 il vescovo di Limoges fece espellere o sopprimere gli ebrei della città che non volevano convertirsi al cristianesimo. 1096: all'inizio della prima Crociata furono uccisi in Europa migliaia di Ebrei, complessivamente forse 12.000. Le città più colpite furono Worms (18.5.1096), Magonza il 27.5. (dove furono trucidati 1100 ebrei), Colonia, Neuss, Wevelinghoven, Xanten, Moers, Dortmund, Kerpen, Treviri, Metz, Ratisbona, Praga.

Parimenti, all'inizio della seconda Crociata (1147), nei centri francesi di Ham, Sully, Carentan, e Rameru, si uccisero diverse centinaia di ebrei.

In occasione della terza Crociata (1189-90) avviene il saccheggio delle comunità ebraiche stabilitesi in Inghilterra. 1235: uccisione pubblica di 34 cittadini ebraici.

1257 e 1267: eliminazione della comunità ebraiche di Londra, Canterbury, Northampton, Lincoln, Cambridge e altre città, con numero imprecisato di vittime.

1290: è rimasta memoria, nelle cronache coeve, di 10.000 ebrei espulsi o uccisi in Boemia.

1337: aizzato da una strage compiuta a Deggendorf, in Baviera, l'isterismo antisemita si estende in pogrom effettuati in 51 città bavaresi, nonché in Austria e in Polonia.

1348: si bruciano sul rogo gli ebrei di Basilea e di Strasburgo, complessivamente 2000 persone.

1349: in oltre 350 città della Germania vengono soppressi tutti gli Ebrei, perlopiù bruciati vivi. Qui, in questo solo anno, vennero trucidati dai cristiani più Ebrei di quante erano state, per duecento anni di persecuzioni anticristiane (il sangue dei martiri!), le vittime conclamate della Roma imperiale.

1389: vengono macellati a Praga 3.000 cittadini di fede ebraica.

1391: a Siviglia e in Andalusia, sotto la guida dell'arcivescovo Martinez, vengono soppressi circa 4000 ebrei. Mentre altri 25.000 vengono venduti come schiavi.

Costoro si potevano riconoscere facilmente perché tutti gli ebrei, dall'età di dieci anni, erano stati costretti a portare sull'abito un "segno d'infamia" colorato: era l'origine storica della futura "stella giudaica" dell'era nazista.

1492: nello stesso anno in cui Colombo spiegava le vele per conquistare il Nuovo Mondo, più di 150.000 Ebrei, molti dei quali perirono nell'ostracismo, venivano scacciati dalle città della Spagna.

1648: in Polonia, durante i famigerati "massacri di Chmielnitzki", vengono sterminati circa 200.000 ebrei. A questo punto, mi sento male, perché con questo ritmo si prosegue - secolo dopo secolo - su una linea che porta diritta ai forni crematori di Auschwitz.

Popolazioni indigene americane

Con Cristoforo Colombo, ex commerciante di schiavi, che avrebbe fatto carriera come milite crociato, ha inizio la conquista del Nuovo Mondo: allo scopo, come sempre, di espandere il cristianesimo e di evangelizzare infedeli.

Poche ore dopo lo sbarco sulla prima isola abitata in cui s'imbatte nel mare dei Caraibi, Colombo fa imprigionare e deportare sei indigeni che, come scrisse "debbono servire da bravi servitori e schiavi (...) e si possono facilmente convertire alla fede cristiana, giacché mi sembra che non abbiano religione alcuna."

Mentre Colombo definisce gli abitanti autoctoni quali "idolatri", esprimendo la volontà di offrirli come schiavi ai cattolici re di Spagna, il suo socio Michele da Cuneo, aristocratico italiano, rappresenta gli aborigeni come "bestie" per il fatto che "mangiano quando hanno fame, e si accoppiano in tutta libertà, dove e quando ne hanno voglia."

Su ogni isola su cui mette piede Colombo traccia una croce sul terreno e "dà lettura della rituale dichiarazione ufficiale" (il cosiddetto Requerìmiento) al fine di prender possesso del territorio da parte della Spagna, nel nome dei suoi Cattolici Signori. Contro di che "nessuno aveva da obiettare".

Qualora gli Indios negassero il loro assenso (soprattutto perché non comprendevano semplicemente una parola di spagnolo), il Requerìmiento recitava così:

"Con ciò garantisco e giuro che, con l'aiuto di Dio e con la nostra forza, penetreremo nella vostra terra e condurremo guerra contro di voi (...) per sottomettervi al giogo e al potere della Santa Chiesa (...) infliggendovi ogni danno possibile e di cui siamo capaci, come si conviene a vassalli ostinati e ribelli che non riconoscono il loro Signore e non vogliono ubbidire, bensì a lui contrapporsi."

Di analogo tenore erano le parole di John Winthrop, primo governatore della Bay Colony del Massachusset: "justifieinge thè undertakeres of thè intended Plantation in New England (...) to carry thè Gospell into those parts of thè world (...) and to raise a Bulworke against thè kingdome of thè Ante-Christ." (SH 235) [giustificando l'impresa della costituenda fondazione della Nuova Inghilterra, di portare il vangelo in queste parti del mondo, e di edificare un bastione contro il regno dell'Anticristo.]

Intanto, prima ancora che si venisse alle armi, due terzi della popolazione indigena cadeva vittima del vaiolo importato dagli Europei. Il che era interpretato dai cristiani, manco a dirlo, come "un segno prodigioso dell'incommensurabile bontà e provvidenza di Dio!"

Così, ad esempio, scriveva nel 1634 il governatore del Massachusetts: "Quanto agli indigeni, sono morti quasi tutti contagiati dal vaiolo, e per tal modo il SIGNORE ha confermato il nostro diritto ai nostri possedimenti."

Sulla sola isola di Hispaniola, dopo le prime visite di Colombo, gli indigeni Arawak - un popolo inerme e relativamente felice che viveva delle risorse del loro piccolo paradiso - lamentarono presto la perdita di 50.000 vite.

In pochi decenni, gli Indios sopravvissuti caddero vittime di assalti, stragi, stupri e riduzione in schiavitù da parte degli Spagnoli. Dalla cronaca d'un testimone oculare: "Furono uccisi tanti indigeni da non potersi contare. Dappertutto, sparsi per la regione, si vedevano innumerevoli cadaveri di indiani. Il fetore era penetrante e pestilenziale."

Il capo indiano Hatuey riuscì a fuggire col suo popolo, ma fu catturato e bruciato vivo. "Quando lo legarono al patibolo, un frate francescano lo pregò insistentemente di aprire il suo cuore a Gesù affinché la sua anima potesse salire in cielo anziché precipitare nella perdizione. Hatuey ribatté che se il il cielo è il luogo riservato ai cristiani, lui preferiva di gran lunga l'inferno."

Ciò che accadde poi al suo popolo, ci è descritto da un testimone oculare: "Agli spagnoli piacque di escogitare ogni sorta di inaudite atrocità...Costruirono pure larghe forche, in modo tale che i piedi toccavano appena il terreno (per prevenire il soffocamento), e appesero - ad onore del redentore e dei 12 apostoli - ad ognuna di esse gruppi di tredici indigeni, mettendovi sotto legna e braci e bruciandoli vivi."

In analoghe occasioni si inventarono altre piacevolezze: "Gli spagnoli staccavano ad uno il braccio, ad altri una gamba o una coscia, per troncare di colpo la testa a qualcuno, non diversamente da un macellaio che squarta le pecore per il mercato. Seicento persone, ivi compresi i cacicchi, vennero così squartate come bestie feroci ... Vasco de Balboa ne fece sbranare poi quaranta dai cani."

"La popolazione dell'isola, stimata di circa otto milioni all'arrivo di Colombo, era scemata già della metà o di due terzi, ancor prima che finisse l'anno 1496." Finalmente, dopo che gli abitanti dell'isola furono quasi sterminati, gli Spagnoli si videro "costretti" ad importare i loro schiavi da altre isole dei Caraibi, ai quali toccò peraltro la medesima sorte. In tal modo "milioni di autoctoni della regione caraibica vennero effettivamente liquidati in meno d'un quarto di secolo."

"Così, in un tempo minore della durata normale d’una esistenza umana, fu annientata un’intera civiltà di milioni di persone che per migliaia di anni erano stanziate nella loro terra."

Subito dopo, gli Spagnoli rivolsero la loro attenzione alla terraferma del Messico e dell'America centrale. Le stragi erano appena cominciate. Di lì a poco sarà la volta della nobile città di Tenochttitlàn (l'odierna Mexico City)."

Herando Cortez, Francisco Pizarro, Hernando De Soto, e centinaia di altri Conquistadores spagnoli saccheggiarono e annientarono - in nome del loro Signor Gesù Cristo - molte grandi civiltà dell'America centrale e meridionale. (De Soto saccheggiò inoltre la Florida, regione "fiorente".)

"Mentre il secolo XVI volgeva al termine, quasi 200.000 spagnoli si erano stabiliti nel Nuovo Mondo. In questo periodo, in conseguenza dell'invasione, si stima che avessero già perso la vita oltre 60 milioni di indigeni."

Va da sé che i primi colonizzatori dei territori dei moderni Stati Uniti d'America non si comportarono meglio dei conquistadores. Benché, senza l'aiuto degli Indiani, nessuno dei colonizzatori sarebbe stato in grado di sopravvivere ai rigori invernali, questi cominciarono presto a scacciare e a sterminare le tribù indiane.

La guerra degli indiani nordamericani tra di loro era, in proporzione, un fenomeno irrilevante, paragonato con le consuetudini europee, e serviva piuttosto a riequilibrare le offese, ma in nessun caso alla conquista del territorio. Tanto che se ne stupivano i padri pellegrini cristiani: "Le loro guerre non sono neanche lontanamente così cruente ("Their Warres are forre less bloudy"), ragion per cui non succedeva "da nessuna delle parti un grande macello" ("no great slawter of nether side".) In realtà, poteva ben accadere "che guerreggiassero per sette anni senza che vi perdessero la vita sette uomini" (they might fighi severi yeares and noi kill seven men.) Tra gli Indiani, inoltre, era consuetudine risparmiare le donne e i bambini dell'avversario.

Nella primavera 1612 , alcuni coloni inglesi trovarono così attraente la vita dei liberi ed affabili indios, al punto da abbandonare Jamestown per vivere presso costoro (con che si ovviò presumibilmente, tra l'altro, ad un'emergenza sessuale). Senonché il governatore Thomas Dale li fece stanare e giustiziare: "Alcuni li fece impiccare, altri bruciare, altri torcere sulla ruota, mentre altri furono infilzati sullo spiedo, ed alcuni fucilati."

Tali eleganti provvedimenti restarono ovviamente riservati agli inglesi; questa era la procedura con quelli che si comportavano come gli indiani; ma per quelli che non avevano scelta, proprio perché costituivano la sovrappopolazione della Virginia, si faceva senz'altro tabula rasa:

"quando un indio era accusato da un inglese di aver rubato una tazza, e non la restituiva, la reazione inglese era subito violenta: si attaccavano gli Indiani dando alle fiamme l'intero villaggio."

Sul territorio dell'odierno Massachusetts i padri pellegrini delle colonie perpetrarono un genocidio, entrato nella storia come "guerra dei Pequots". Autori dei massacri erano quei cristiani puritani della Nuova Inghilterra, scampati essi stessi alla persecuzione religiosa in atto nella loro vecchia Inghilterra.

Allorché fu trovata la salma d'un inglese, ucciso probabilmente da guerrieri Narragansett, i puritani gridarono vendetta. Sebbene il capo dei Narragansett implorasse pietà, i cristiani passarono all'attacco. Forse dimentichi del loro obiettivo, essendo stati salutati da alcuni Pequot, a loro volta belligeranti coi Narragansett, avvenne che i puritani attaccarono i Pequots, distruggendo i loro villaggi.

Il comandante dei puritani, John Mason, scrisse dopo un massacro: "Per la verità, l'onnipotente incusse tale terrore sulle loro anime, che fuggirono davanti a noi buttandosi tra le fiamme, dove molti perirono...Dio aleggiava sopra di loro e sbeffeggiava i suoi nemici, i nemici del suo popolo, facendone dei tizzoni ardenti... Così il SIGNORE castigò i pagani, allineandone le salme: uomini, donne e bambini."

"Così piacque al SIGNORE di dare un calcio nel sedere ai nostri nemici, dando in retaggio a noi la loro terra ("The LORD was pleased to smite our Enemies in thè hinder Parts, and to give us theirland far an inheritance."

Siccome Mason poteva ben immaginare che i suoi lettori conoscessero la loro bibbia, non aveva bisogno di citare i versetti qui citati:

"Delle città di questi popoli, che il Signore tuo Dio ti dà in retaggio, non devi lasciare in vita nulla di quanto respira. Ma dovrai invece destinarle alla distruzione, così come il Signore tuo Dio ti ha dato per dovere cfr..." (Mosé V, 20)

Il suo compare Underhill ci ricorda quanto fosse "impressionante e angosciante lo spettacolo sanguinoso per i giovani soldati ("how grat and doleful was thè bllody sight to thè view of thè young soldiers"), però, assicura i suoi lettori, "talvolta la Sacra Scrittura decreta che donne e bambini debbano perire coi loro genitori." (sometimes thè Scripture declareth women and children must perish with their parents).

Molti indios caddero vittime di campagne di avvelenamento. I coloni addestravano persino dei cani al compito speciale di stanare gli Indiani, strappando i piccoli dalle braccia delle madri e sbranandoli. Per dirla con le loro stesse parole: "cani feroci per dar loro la caccia e mastini inglesi per l'attacco" (blood Hounds to draw after them, and Mastìves to seaze them.) In questo, i puritani si lasciarono ispirare dai metodi dei loro contemporanei spagnoli. E così continuò, finché i Pequot furono pressoché sterminati.

Altre tribù indiane patirono la stessa sorte. Così commentavano i devoti sterminatori: "E' il volere di Dio, che alla fin fine ci dà ragione di esclamare 'Quant'è grandiosa la sua bontà! E quant'è splendida la sua gloria!"' (God's Will, wich will at last give us cause to say: How Grat is His Goodness! And How Great is his Beauty!) E ancora: "Fino a che il nostro Signore Gesù li piegò ad inchinarsi davanti a lui e a leccare la polvere!" (Thus doth thè Lord Jesus moke them to bow before him, and to lick thè Dust!).

Come ancora oggi, così per i cristiani di allora era ben accetta la menzogna per la maggior gloria di Dio, o quantomeno per il proprio vantaggio di fronte ai diversamente credenti: "I trattati di pace venivano firmati già col proposito di violarli. Tal ché il Consiglio di stato della Virginia dichiarava che se gli Indiani 'sono tranquillizzati dopo la stipula del trattato, noi abbiamo non soltanto il vantaggio di prenderli di sorpresa, ma anche di mietere il loro mais." (when thè Indians grow secare uppon thè Treatie, we shall have thè better Advantage both thè surprise them, Et cutt downe theire Come.)

Anno 1624: una sessantina di inglesi, forniti di armi pesanti, fanno a pezzi 800 inermi uomini donne e bambini indios.

1675-76: durante la guerra detta "di re Filippo", in una sola azione di rappresaglia, sono uccisi "circa 600 indiani. L'autorevole pastore della seconda Chiesa di Boston, Cotton Mather, definirà più tardi il massacro come 'grigliata per arrosti'", (barbeque)

In sintesi: nel New Hampshire e nel Vermont, prima dell'arrivo degli inglesi, la popolazione degli Abenaki contava 12.000 persone. Neanche cinquanta anni dopo ne erano rimaste in vita solo 250: una decimazione del 98 percento.

Il popolo dei Pocumtuck ammontava a 18.000; due generazioni più tardi il loro numero era sceso a 920.

Il popolo dei Quiripi-Unquachog era di 30.000; dopo ugual periodo ne sopravvivevano1500, un vero genocidio; la popolazione del Massachusset comprendeva almeno 44.000 persone, di cui, cinquantanni dopo, erano sopravvissuti appena 6000.

Questi sono solo alcuni esempi delle tribù che vivevano nell'America del Nord prima che vi approdassero i cristiani. E tutto ciò accadeva prima che scoppiasse la grande epidemia di vaiolo degli anni 1677 e 1678. Anche il bagno di sangue era appena agli inizi.

E tutto fu solo il principio della colonizzazione da parte degli Europei, cioè prima dell'epoca vera e propria del cosiddetto "selvaggio" Far West.

Tra il 1500 e il 1900, è probabile che, complessivamente, abbiano perduto la vita - nelle sole Americhe - più di 150 milioni di nativi: in media, circa due terzi a causa del vaiolo e di altre epidemie importate dagli Europei (e qui non dev'esser passato sotto silenzio il fatto che, a partire dal 1750 circa, le tribù autoctone venivano contagiate anche di proposito per mezzo di doni artificialmente infettati).

Restano pertanto ancora 50 milioni la cui morte si fa risalire direttamente ad atti di violenza, a trattamenti disumani o alla schiavitù. E in alcuni paesi, come ad esempio Brasile e Guatemala, questa decimazione prosegue fino ai nostri giorni: a fuoco lento, per così dire.

Ancora negli Stati Uniti d'America

Nel 1703, il pastore Salomon Stoddard, una delle più prestigiose autorità religiose della Nuova Inghilterra, fece formale richiesta al Governatore del Massachusetts perché mettesse ai disposizione dei colonizzatori le risorse finanziarie per "acquistare grandi mute di cani e per poterle addestrare a cacciare gli Indiani alla stessa stregua degli orsi."

29 novembre 1864: massacro di Sand Creek, nel Colorado. Il colonnello John Chivington, ex predicatore metodista e politico regionale ("non vedo l'ora di nuotare nel sangue nemico") fa passare per le armi un villaggio dei Cheyenne con circa 600 abitanti - quasi solo donne e bambini -, benché il capo indiano agitasse bandiera bianca. Bilancio: da 400 a 500 vittime.

Ne riferisce un testimonio oculare: "Cera un gruppo di trenta o quaranta Squaw, acquattati in un buco per proteggersi, i quali mandarono fuori una bambina, di circa sei anni, con un panno bianco in segno di resa. Ebbe il tempo di fare solo pochi passi, quando venne colpita e abbattuta. In quella trincea, più tardi, tutte le donne furono uccise."

1860: il religioso Rufus Anderson commenta il bagno di sangue che fino allora aveva decimato, per il 90 percento almeno, la popolazione autoctona delle isole Hawaii. "In ciò costui non vedeva nulla di tragico: tutto sommato, la prevedibile, totale estinzione della popolazione indigena delle Hawaii era un fatto del tutto naturale - diceva il missionario - paragonabile supper giù 'con l'amputazione delle membra malate da un organismo'."

I cristiani nel XX secolo

E' sorprendente come pochi sappiano che in Europa, negli anni della seconda Guerra Mondiale, non c'erano solamente i campi di concentramento nazisti.

In Croazia, negli 1942-43, v'erano numerosi campi di sterminio, organizzati dai cattolici ostasela agli ordini del dittatore Ante Pavelic, un cattolico praticante ricevuto regolarmente dall'allora papa Pio XII. Vi erano persino campi di concentramento speciali per bambini! Nei campi croati venivano soppressi soprattutto serbi cristiano-ortodossi, ma anche un cospicuo numero di ebrei. Il più famigerato era il lager di Jasenovac; il suo comandante fu per un certo tempo un certo Miroslav Filipovic, un frate francescano temuto con l'appellativo di "Bruder Tod" (sorella morte). Qui, al pari dei nazisti, gli ustascia cattolici bruciavano le loro vittime nei forni, ma vivi, diversamente dai nazisti che prima avevano almeno ucciso le prede col gas. In Croazia, però, la maggior parte delle vittime veniva semplicemente soppressa, impiccata o fucilata. I loro numero complessivo è stimato fra i trecentomila e i 600.000; e questo in un paese relativamente piccolo. - Molti uccisori erano monaci francescani, armati allora con mitragliatrici.

Queste nefandezze perpetrate dai Croati era talmente paventose, che persino alcuni ufficiali della sicurezza delle SS tedesche, in qualità di osservatori degli avvenimenti croati, protestarono direttamente con Hitler (il che lasciò peraltro indifferente il dittatore). Il papa però fu ben informato di queste atrocità, e non fece nulla per impedirle.

Terrore cattolico in Vietnam

Nel 1954 i combattenti per la libertà del Vietnam, i cosiddetti Viet Min, liquidarono finalmente il governo coloniale francese nel Nord Vietnam, che fino allora era stato finanziato con più di due miliardi di dollari dagli USA. Sebbene i vincitori proclamassero libertà religiosa per tutti (la maggioranza dei Vietnamesi non buddisti era cattolica) vaste campagne di propaganda anticomunista spinsero masse di cattolici a fuggire nel sud del paese. Col sostegno della lobby cattolica a Washington , e con l'appoggio del cardinale Spellmann, portavoce del Vaticano nella politica americana - il quale avrebbe in seguito definito le truppe americane in Vietnam come "truppe di Cristo" - venne progettante un colpo di Stato per impedire elezioni democratiche nel Sud del Vietnam. Da tali elezioni, probabilmente, anche nel Sud sarebbero usciti vincitori i Viet Min comunisti. Di contro, si elesse alla presidenza del Vietnam meridionale il fanatico cattolico Ngo Dinh Diem.

Diem fece in modo che gli aiuti dagli USA, viveri e medicinali, risorse tecniche e d'ogni specie andassero a beneficio dei soli cattolici. I buddisti, o i villaggi a maggioranza buddista, vennero ignorati, oppure dovettero pagare per gli aiuti che i cattolici ottenevano invece gratuitamente. Di fatto, l'unica religione ufficialmente riconosciuta era quella romano-cattolica. L'isteria anticomunista si scatenò in Vietnam in modo ancor più brutale che nella sua versione americana negli USA, la famosa "caccia alle streghe" dell'era di McCarthy. Nel 1956, il presidente Diem emise un decreto in cui si diceva:

"Individui che minacciano la difesa nazionale o la sicurezza collettiva possono essere internati dalle autorità in campi di concentramento."

Per contrastare il comunismo, come usava dire, vennero così posti in "custodia cautelativa" migliaia di dimostranti e di monaci buddisti. Per protesta, dozzine di monaci e di maestri buddisti si diedero fuoco pubblicamente.

Nel frattempo, diversi campi di prigionia, in cui da tempo ormai languivano anche cristiani protestanti, e persino cattolici - si erano organizzati in autentici campi di sterminio. Si stima che in questo periodo di terrore ( dal 1955 al 1960) restassero ferite nei disordini almeno 24.000 persone, che fossero giustiziati circa 80.000 oppositori; 275.000 furono le persone incarcerate e torturate, mentre circa mezzo milione vennero ristrette in campi di concentramento o di prigionia.

Per appoggiare un tale governo, inoltre, nel corso degli anni Sessanta, migliaia di soldati americani dovettero lasciare la loro vita.

Ruanda

Anno 1994: nel giro di pochi mesi, nel piccolo Stato africano del Ruanda, vengono massacrate diverse centinaia di migliaia di civili. In apparenza, si trattava d'un conflitto tra i gruppi etnici degli Hutu e dei Tutsi (Watussi). Per parecchio tempo, si udirono soltanto delle voci su un coinvolgimento del clero cattolico. Negli organi di stampa cattolici furono pubblicate strane smentite; e questo prima che qualcuno avesse accusato ufficialmente di complicità dei componenti della chiesa cattolica.

Senonché, il 10 ottobre 1996, remittente radio S2 - tutt'altro che critica nei riguardi del cristianesimo - reca nel notiziario S2 Aktuell delle ore 12 la seguente notizia:

"Sacerdoti e suore anglicani, ma soprattutto cattolici, sono gravemente accusati di aver preso parte attiva all'assassinio di indigeni. In particolare, il comportamento d'un religioso cattolico ha tenuto desto per mesi l'interesse della pubblica opinione , non solo nella capitale ruandese Kigali. Era parroco nella chiesa della Sacra Famiglia, ed è accusato di aver ucciso dei tutsi nei modi più atroci. Sono rimaste incontestate deposizione di testimoni secondo cui il religioso, col revolver alla cintola, fiancheggiava bande saccheggiatrici di Hutu. Nella sua parrocchia, in effetti, era avvenuto una sanguinosa strage di Tutsi che avevano cercato scampo in quel tempio. Perfino oggi, due anni dopo, vi sono molti cattolici a Kigali che, per la complicità a loro avviso dimostrata da una parte dei sacerdoti, non mettono più piede nelle chiese della città. Quasi non v'è chiesa nel Ruanda in cui fuggitivi e profughi - donne, bambini, vecchi - non siano stati brutalmente picchiati e massacrati al cospetto della croce. Vi sono testimonianze in base alle quali i religiosi hanno rivelato i nascondigli dei Tutsi, lasciandoli in balìa delle milizie Hutu armate di machete.

Nel frattempo, si son date prove schiaccianti del fatto che, durante il genocidio in Ruanda, anche monache cattoliche si sono macchiate di gravi colpe. In questo contesto, si fa costante menzione di due benedettine, rifugiatesi intanto in un monastero belga per sottrarsi al corso della giustizia ruandese. Secondo testimonianze concordi di superstiti, una aveva chiamato i sicari hutu, introducendoli da migliaia di tutsi che avevano cercato rifugio nel suo convento. Con la forza, i morituri erano stati cacciati dal chiostro e tosto soppressi in presenza della suora. Anche la seconda benedettina aveva collaborato direttamente con le bande assassine delle milizie hutu; anche di questa suora testimoni oculari affermano che avesse assistito freddamente, senza reagire in alcun modo, a come i nemici venivano macellati. Alle due donne si contesta addirittura (in base a precise testimonianze) di aver fornito ai killer il petrolio con cui le vittime vennero bruciate vive."

Come si vede, per il cristianesimo il medioevo non è mai veramente concluso.

La cosa che spaventa più che mai, è, in tutti i casi, che ogni nuova generazione di cristiani nega e contesta i delitti e le nefandezze che la precedente generazione dei suoi correligionari ha commesso in nome della fede cristiana! Oppure, qualora non sia più possibile negare, si limita ad affermare di sfuggita: oh, ma quelli non erano buoni cattolici, non erano veri cristiani! Cristiani belli e buoni sono solamente quelli che amano il prossimo loro, che fanno il bene e vogliono la pace ... eccetera, eccetera.

 

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20 febbraio 2026

Gli ebrei e il nazismo

Che Israele sia uno Stato fascista e terrorista, non ci sono mai stati dubbi. Solo che è riuscito a colpevolizzare gli stati occidentali per il genocidio messo in atto da Hitler. In questo modo questi Stati vogliono autorizzare gli ebrei ad esercitare il genocidio nei confronti dei palestinesi pensando, in questo modo, di ripagare gli ebrei per il genocidio subito. E' come se si autorizzasse a sterminare tutti i cittadini bianchi degli USA per ripagare il genocidio che, i cittadini bianchi degli USA, hanno messo in atto contro i nativi americani.

Le dinamiche di identificazione e complicità del prigioniero torturato con il suo carnefice ha dei riscontri nella psicologia. Solo che in Israele questa sindrome, chiamata "Sindrome di Stoccolma", non solo è stata diffusa dai primi insediamenti ebraici provenienti dall'Europa, ma è stata trasformata in ideologia da imporre ad ogni nuovo nato in nome dell'autoidentificazione col "popolo eletto" che altro non è che la stessa identificazione con la "razza ariana".

Questi comportamenti vengono studiati; solo che gli studiosi, se non sono di altissimo rango, subiscono ricatti continui e sistematici per costringerli ad allinearsi all'ideologia dominante: come avviene in ogni paese nazista.

Nel giornale La Repubblica del 01 maggio 1995 il corrispondente da Gerusalemme, Alberto Stabile, scriveva:

GERUSALEMME - "Prendiamo ad esempio i figli dei coloni di Kiryat Arba: sono esattamente come la Hitlerjugend, la gioventù hitleriana. Sin dalla nascita gli gonfiano la testa con la storia degli arabi cattivi, l'antisemitismo imperante, il mondo contro di noi, e li trasformano in paranoidi membri di una razza superiore". Con questo paragone che accomuna i rampolli della estrema destra israeliana con le avanguardie giovanili del nazismo, il professor Moshè Zimmerman, titolare della cattedra di Germanistica all'università ebraica di Gerusalemme, ha scatenato un putiferio. Un deputato del Likud, Ron Nachman, sindaco di Ariel, uno dei più grandi insediamenti costruiti nella Cisgiordania occupata, ne ha chiesto l'allontanamento dalla cattedra. Le organizzazioni dei coloni, l'internamento in un ospedale psichiatrico. Ma a protestare per quel ragionamento considerato offensivo sono stati anche molti israeliani in qualche modo toccati dalla tragedia dell'olocausto. Insomma, una vera tempesta. Il professor Zimmerman, che ha fatto quelle affermazioni incriminate nel corso di un'intervista al settimanale locale Yerushalaym, Gerusalemme, non è nuovo a questo genere di provocazioni intellettuali, nelle quali d'altro canto dichiara di credere fermamente. Docente di chiara fama, egli gode della simpatia degli studenti che, numerosissimi, seguono le sue lezioni.
Davanti al nazismo, Zimmerman preferisce utilizzare le armi della ricerca e non quelle della propaganda, e questo crea parecchi malumori.
Recentemente ha ridotto in frantumi un tabù, autorizzando la traduzione in ebraico a scopi scientifici del "Mein Kampf", il manifesto politico-ideologico di Hitler scritto in forma di autobiografia. Qualcuno, da sinistra, gli ha rimproverato che facendo tradurre il libro c'era il rischio di fomentare passioni estremistiche. Se è così, ha risposto, bisognerebbe bandire anche la Bibbia da cui l'estrema destra nazionalista e messianica trae più d'un motivo d'ispirazione.
L'intervista era stata richiesta in vista di un convegno sul Terzo Reich "Cinquant'anni dopo la sua caduta", che si terrà a Gerusalemme a metà maggio con la partecipazione di storici israeliani e tedeschi. Zimmerman ne ha approfittato non soltanto per ribadire le sue teorie sul nazismo ma anche per inviare un messaggio di tipo morale, mettendo in guardia dal "mostro che cova in ciascuno di noi". In aperto dissenso con buona parte della storiografia ufficiale e dei politici israeliani, lo storico ritiene che le responsabilità della guerra e dell'olocausto non siano soltanto da attribuire a Hitler e alla leadership da lui forgiata, ma si debba anche parlare di una responsabilità collettiva dei tedeschi che hanno costantemente e maggioritariamente appoggiato l'operato della dittatura.
Ma che c'entra tutto questo con i coloni di Hebron? Con la sua provocazione Zimmerman ha voluto sottolineare i contenuti di violenza, di arbitrio e autoritarismo insiti in certi settori dell'estrema destra israeliana, davanti ai quali altri storici hanno parlato di fascismo sionista. Utilizzando il nazismo "come esempio che dobbiamo sempre avere davanti agli occhi", ha voluto mettere in guardia da certi movimenti politici, come il movimento di estrema destra del Kach, fondato dal rabbino Meir Kahane e messo fuorilegge lo scorso anno dal governo Rabin dopo la strage dei fedeli palestinesi nella moschea di Hebron, che propugnano un'ideologia razzista e anti-araba.

La Repubblica del 01-05-1995

A 30 anni di distanza da questo articolo, noi assistiamo al genocidio di Gaza, allo sterminio del popolo palestinese (sterminio che va avanti da 70 anni) nell'assoluta indifferenza delle popolazioni occidentali e con la partecipazione attiva al genocidio di alcuni Stati occidentali, primo fra tutti gli USA.

La Nuova Venezia si limitava ad un trafiletto dell'01-05-1995 dicendo:

TEL AVIV - Polemiche in Israele per quanto dichiarato dal professor Moshe Zimmerman - capo del dipartimento di studi tedeschi all'università ebraica di Gerusalemme - secondo il quale "i bambini ebrei di Hebron (Cisgiordania) sono paranoici che credono di appartenere a una razza superiore, esattamente come la gioventù hitleriana. Gonfiano l'antisemitismo fino a portarlo a una visione paranoica della realtà".

Nuova Venezia del 01-05-1995

Questa condizione è comune a tutto l'occidente in cui, dalla fine degli anni '80 del secolo scorso, è iniziato un processo psicologico di induzione della superiorità della razza che, un po' alla volta, ha scalzato ogni partecipazione sociale all'interno dei paesi occidentali trasformando i partiti politici in dittature personali, partiti personali, dove il capo-partito è visto come il messia capace di condurre i suoi elettori in una nuova età dell'oro.

Tutti gli israeliani sono corresponsabili di genocidio. Non esiste una distinzione fra uomini, donne e bambini. Gli israeliani usano i loro bambini a livello militare. Li usano per occupare le terre dei palestinesi, rubando loro la casa e distruggendone i raccolti per affamarli e trasformarli in accattoni.

E' quella forma di terrore per la quale tutti i tedeschi sono responsabili di genocidio e, come scrive Daniel Jonah Goldhagen in "I volonterosi carnefici di Hitler":

"Nessuno è mai arrivato ad una stima attendibile del numero di persone che contribuirono al genocidio, dei realizzatori veri e propri; alcune strutture dello sterminio e le persone che le facevano funzionare sono state a malapena prese in considerazione."

Questo discorso vale per ogni israeliano e per ogni ebreo che ha finanziato lo Stato d'Israele affinché comperasse armi per sterminare i palestinesi. Il fatto che qualcuno deliri da "popolo eletto" non ne legittima l'attività di sterminio e di persecuzione delle persone come non legittima l'occidente, che guarda con simpatia allo sterminio dei palestinesi, a considerare "terroristi" la resistenza palestinese. Questo, purtroppo, appartiene ai giochi politici che sono sempre stati fatti sulla pelle delle persone indifese.

 

20 febbraio 2026

Il pensiero di Schopenhauer

Il pensiero di Arthur Schopenhauer è viziato da una situazione esistenziale di assoluta demenza che porta l'individuo all'autodistruzione.

Siamo davanti ad un personaggio fallimentare che fa del suo fallimento esistenziale teoria ed etica della sua vita.

In un articolo del 05 dicembre 1995 Franco Marcoaldi, nel presentare il libro di Ingrid Harbeck "La famiglia Schopenhauer", scriveva:

L'unica via per uscire da questo spaventoso scannatoio, continua l'eurobuddhista Schopenhauer, è l'annullamento della volontà, la rinuncia. Ben sapendo che l'ostacolo maggiore è rappresentato dall'appetito erotico. Soltanto la vecchiaia dunque, e il raffreddamento che la connota, consentirà di tenere a bada la "cagna della sessualità", questa tortura. Soltanto allora si potrà mettere a distanza la tirannia del desiderio, la trappola delle passioni in cui l'uomo cade concupito dalla donna che "come la seppia, fugge e uccide sparando il suo inchiostro; navigando poi a suo agio in quell'acqua melmosa".

La volontà come mezzo per distruggere la volontà d'esistenza dell'uomo. Le sue passioni, i suoi desideri, le sue tensioni verso un cambiamento che Schopenhauer percepisce come caos distruttivo e angosciante.

Agli studenti di filosofia non si racconta di questa miseria. Si esalta il discorso sulla "volontà" di Schopenhauer senza precisare che in quel contesto filosofico la volontà serve solo per distruggere l'uomo. Non a caso Schopenhauer era terrorizzato dagli scioperi per la rivendicazione salariale degli operai.

Si tratta dell'ideologia autodistruttiva propria del buddismo come, del resto, l'ideologia del cristianesimo è dolore da imporre alle persone ad imitazione del loro cristo.

Non si tratta di "misoginia", si tratta di odio per il mondo. Il fallito imputa il suo fallimento non alle singole perone che lo hanno portato al disastro, ma alla realtà complessiva del mondo. Questo odio si trasforma in filosofia nel tentativo di renderlo un sentimento collettivo. Solo in questo modo, il fallito esistenziale, trova sollievo dal dolore che lo attanaglia. Solo col "Muoia Schopenhauer con tutti i filistei" Schopenhauer trova una sua ragione d'esistenza.

 

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19 febbraio 2026

Il terrorismo di Giorgio Napolitano contro la libertà religiosa in Italia

Era il 1998 quando il Sig. Giorgio Napolitano, Ministro degli interni in Italia, al solo fine di distrarre l'opinione pubblica dalle migliaia di stupri di bambini ad opera della Chiesa Cattolica, decise di scatenare una vera e propria guerra ideologica contro i non cristiani, criminalizzandoli.

Furono aggressioni sistematiche messe in atto dai terroristi dell'Aris e del Gris. Delinquenti di professione che avevano un unico scopo: destabilizzare le Istituzioni in nome dell'assolutismo della monarchia assoluta che, in quel momento, era incarnata dal famigerato Wojtyla.

Le aggressione dei cattolici, le minacce, i ricatti, si susseguirono incessanti e a nulla valeva denunciare i fatti perché le persone che denunciavano venivano ridicolizzate.

Le notizie sull'attività di stupro di bambini da parte della chiesa cattolica arrivavano a migliaia e a Giorgio Napolitano interessava far si che quelle notizie non disturbassero il monarca Wojtyla nella sua manifestazione di potere e di dominio anche nei confronti della Costituzione della Repubblica Italiana in occasione di quella messa in scena del suo "Giubileo".

 

 

Solo chi ha vissuto in prima persona le aggressioni da parte degli adoratori del Macellaio di Sodoma e Gomorra e del pederasta di Nazareth può ricordare quegli avvenimenti.

Ci fu chi disse che il rapporto sulle sette del Viminale tendeva, in realtà, a minimizzare la questione in Italia, ma l'Ordine dei Giornalisti, con i suoi articoli, prendendo spunto dal rapporto del Viminale, lanciò e alimentò la campagna d'odio scrivendo articoli su articoli e incitando, di fatto, al linciaggio dei cittadini.

La questione si protrasse per anni. Non c'era estate che non venisse rilanciato l'allarme satanisti. Molti ritrovamenti di "satanisti" erano fatti dai cristiani per alimentare e dare corpo ad un allarme sul nulla.

La questione venne posta con tanta enfasi che è difficile non credere che non fosse in atto una ricerca di imitatori e di imbecilli che volevano mettersi in mostra. Qualcuno fu arrestato dichiarando che stava facendo degli scherzi.

 

 

Dopo 28 anni sappiamo che non esistevano i cinquecentomila satanisti dichiarati dalla Gatto Trocchi e nemmeno quell'allarme che tanto veniva alimentato. La Digos non ha trovato nulla di significativo e il "satanista per eccellenza", Marco Dimitri, imputato di vari reati, fu assolto con formula piena dimostrando che il procedimento a sua carico era il frutto di una montatura giudiziaria

Ovviamente, Giorgio Napolitano non ha mai chiesto scusa agli italiani. Diventato Presidente della Repubblica ha agito contro gli italiani in nome di quell'ideologia nazi-fascista che sta alla base del suo agire: ricordiamo il suo comportamento con Bersani che fu, a dir poco, vergognoso.

Il concetto ideologico espresso da Giorgio Napolitano, attraverso una carica Istituzionale, secondo cui i cittadini o una parte dei cittadini non hanno diritto di fruire della Costituzione, è un atto di terrorismo nazista che dimostra come questo paese sia stato insanguinato da tentativi assolutisti di minare i fondamenti della Costituzione.

L'unico terrore in Italia è stato fatto, ed è fatto, dalla Chiesa Cattolica con la complicità di Istituzioni i cui gestori vogliono assicurarsi pacchetti di voti elettorali attraverso i quali venir eletti a cariche ben stipendiate.

 

 

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18 febbraio 2026

Come la chiesa cattolica e il Vaticano, possono praticare pedofilia impunemente

Comprendere che la pratica della pedofilia messa in atto dal Vaticano, è il comportamento religioso attraverso il quale il Vaticano impone la fede nel suo Dio assassino tentando di legittimare ogni dittatura nel mondo.

Vale come esempio una vicenda giudiziaria del 1997 in cui un vescovo cattolico Italiano, per proteggere l'attività di un prete pedofilo accusato di aver violentato un bambino e una bambina nella sua parrocchia, si rifiuta di consegnare alla magistratura italiana le informazioni in suo possesso.

Il punto centrale è questo: per il Vaticano e i preti cattolici i bambini sono oggetti di possesso che vanno stuprati al fine di imporre loro la fede cristiana. In Italia, i bambini sono soggetti di diritto Costituzionale e hanno diritto ad essere preservati nella loro crescita e nel loro sviluppo.

Questo diverso modo di vedere il bambino è il conflitto esistente fra la democrazia e il nazi-fascismo.

Per il Vaticano il bambino è bestiame di Dio; per la società italiana è un cittadino.

Nonostante questo, nella società italiana agiscono forze complici del Vaticano affinché i cittadini consegnino i loro figli al Vaticano così che li possa stuprare (qualche volta anche fisicamente). Il Vaticano agisce stuprando i bambini italiani e, per farlo, assicura pacchetti di voti ai partiti Politici che assicurano impunità al Vaticano per la sua attività.

La vicenda che porto ad esempio è del 1997. Erano anni in cui stava emergendo in tutta la sua drammaticità la pratica di violenza e stupro ad opera della Chiesa Cattolica con la messa sotto accusa di migliaia di preti cattolici con varie imputazioni.

Il fenomeno venne alla luce, prima negli USA e poi nel resto del mondo. In Africa rimase molto nascosto per la pratica del terrore che i missionari cristiani esercitavano in quel continente protetti dalle condizioni di miseria che avevano imposto alle persone. Diffondevano AIDS e facevano guerra all'uso del preservativo al fine di costringere le popolazioni all'accattonaggio.

Notate, in questa vicenda del 1997, l'assoluta assenza del diritto dei bambini. I bambini sono l'oggetto di cui non si vuole parlare. Il giornalista de Il Gazzettino è assolutamente indifferente a cosa è successo a quei bambini e alla perversione con la quale il prete cattolico ha esercitato il proprio dominio su quei bambini.

Se i magistrati avessero avuto una coscienza democratica, avrebbero dovuto trattare la vicenda come un "atto di terrorismo". Questo perché in democrazia, l'atto di terrorismo non è l'atto di violenza nei confronti di un'autorità, ciò che appartiene all'ideologia fascista e cristiana, ma è l'atto di violenza contro il singolo cittadino ad opera di un'autorità.

Ciò non è avvenuto. Il PM, lo Stato, il Vaticano, il prete violentatore, il vescovo cattolico, hanno giocato tutti sulla pelle dei bambini, di questi oggetti d'uso a cui è stato negato lo status di cittadini.

Scrive il giornale Il Gazzettino:

La vicenda giudiziaria che ruota intorno all'ex parroco di Capanne di Montignoso, in provincia di Massa Carrara, accusato di pedofilia, rischia di diventare addirittura un caso "internazionale". Questo dopo il rifiuto, da parte del vescovo diocesano di Massa Carrara e Pontremoli, monsignor Eugenio Bini, di consegnare al magistrato titolare dell'inchiesta il fascicolo che raccoglie la vita e la storia di don Roberto Marianelli, il prete di Licciana Nardi, accusato di aver commesso atti di libidine nei confronti di due minorenni, un bambino ed una bambina, che frequentavano la sua parrocchia.
Roberto Bufo, il pm che ha in mano l'indagine, ha infatti deciso di imboccare la strada della rogatoria internazionale. La richiesta di acquisizione dei documenti negati dal vescovo, è stata pertanto avanzata, dalla procura di Massa, al ministro di Grazia e Giustizia che a sua volta la girerà' all'organo competente del Vaticano. Il "no" alla consegna dei dossier, da parte del vescovo monsignor Binini è motivato dal prelato dal diritto a mantenere riservati i documenti che riguardano il sacerdote sotto inchiesta. Dall'altra parte c'è invece il magistrato che sostiene la legittimità della richiesta. Sono documenti a carattere amministrativo, ritiene il pm, necessari per poter chiarire una vicenda così complessa. La richiesta del fascicolo, da parte di chi indaga, sempre secondo Roberto Bufo, andrebbe inoltre anche nell'interesse dello stesso sacerdote sotto accusa. La storia del prete accusato di pedofilia scoppiò il 23 giugno scorso quando inaspettatamente il vescovo allontanò don Roberto dalla sua parrocchia. Una decisione incomprensibile per la gente del paese che incominciò a domandarsi il motivo.

Il giornale Il Gazzettino intervista Maria Elisabetta Alberti Casellati la quale giustifica il diniego del Vescovo con la presenza di un articolo del concordato. "Il vescovo ha ragione" dice. Solo che si è dimenticata che sopra il concordato c'è la Costituzione Italiana e nessun concordato internazionale può aver valore sopra le norme di diritto che vengono ad assicurare i diritti ai cittadini. La violenza non può essere mai giustificata quando viene fatta dal più forte sociale sul soggetto più debole (credo che alcuni aspetti di questo discorso siano stati recepiti in leggi successive che hanno visto l'opposizione del fascismo italiano).

Scrive il giornale Il Gazzettino:

Il Vescovo ha ragione

E' un caso giuridicamente molto complesso, ma per gli esperti vi sono in realtà pochi dubbi. "Ritengo che il vescovo abbia ragione a non consegnare le note personali del prete - spiega la senatrice Maria Elisabetta Alberti Casellati, docente di diritto canonico ed ecclesiale all'università di Padova - Esiste l'articolo 4, nel comma 4, dell'accordo di modificazione del concordato del 18 febbraio del 1984 che espressamente si esprime nella materia". L'articolo in questione è infatti molto preciso: "Gli ecclesiastici non sono tenuti a dare ai magistrati o ad altra autorità, informazioni su persone o materie di cui siano venuti a conoscenza per ragioni del loro ministero".
"Il concordato è un accordo tra Chiesa e Stato - sottolinea l'avvocato Maria Elisabetta Alberti Casellati - e non ammette eccezioni. Molto probabilmente il pm si rifà all'articolo 256 del codice di procedura penale che stabilisce che in realtà il magistrato può chiedere l'acquisizione di atti e documenti. In realtà la norma del codice non può derogare una norma speciale. Un fatto che potrebbe anche provocare un incidente diplomatico. Per questo ritengo che sotto il profilo politico e giurisdizionale la scelta del vescovo sia stata formalmente molto giusta".

Il Gazzettino, 18 dicembre 1997

Il disprezzo che questo personaggio mostra nei confronti dei bambini attraverso un voler ignorare le dinamiche della vicenda, non solo offendono quei bambini, ma crea indignazione in ogni italiano.

Il bambino è bestiame, "è questione dell'articolo 4 comma 4 dell'accordo di modificazione del concordato" e, dunque, il vescovo cattolico non è tenuto a raccontare quello che sa per far avere giustizia ai bambini.

Il disprezzo per la nostra Costituzione ha insanguinato l'Italia col terrorismo Istituzionale dal genocidio di Portella delle Ginestre fino allo stupro dei bambini ad opera della Chiesa Cattolica e dei suoi referenti politici.

Il concetto che i politici cattolici vogliono imporre nella società civile è "lasciate che i bambini vengano a me affinché io li possa stuprare". E' un principio evangelico che porterà il Gesù dei cristiani ad essere arrestato in presenza di un bambino nudo.

Nel marzo del 1999 arrivò in visita in Italia l'allora Presidente cinese Jang Zemin il quale si è rifiutato di incontrare i vertici vaticani che rimproveravano alla Cina l'arresto e la detenzione di alcuni vescovi.

Se in Italia gli atti criminali del Vaticano sono protetti da reti di complicità di politici e Istituzioni, quegli atti rimangono atti criminali e, spesso, vanno annoverati come "crimini contro l'umanità". Io non devo aspettare che quei crimini devastino la società per procedere all'arresto, ma si procede all'arresto prima che quei crimini danneggino le persone. In una società democratica si procede in questo modo; in una società fascista si attende che il crimine giunga a compimento affinché lo Stato possa avere la sua vendetta nei confronti del criminale che ha agito contro il bestiame umano di proprietà dello Stato.

I crimini commessi dai vescovi cattolici in Cina sono gli stessi crimini commessi in Italia contro i cittadini Italiani che, a differenza della Cina, l'ideologia nazi-fascista italiana vuole proteggere e coprire.

Il Vaticano ha poco da rimproverare alla Cina. Non ha diritto di destabilizzare la Cina e, sia pur in maniera diplomatica, quando l'allora presidente Jang Zemin dice, in un'intervista, che "smettesse di usare la religione per immischiarsi negli affari interni cinesi", ha detto al Vaticano anche che "non ci sono bambini cinesi da stuprare!".

Il 21 marzo 1999 il giornale Il Gazzettino scriveva:

Il presidente cinese, Jang Zemin, è in Italia e, la Santa Sede, tramite l'agenzia "Fides", di Propaganda Fide, nell'impossibilità di avere un pur desiderato incontro, gli fa trovare un "Pro memoria" sulla situazione dei cattolici in Cina, con la richiesta della liberazione dei due vescovi "sequestrati tre anni fa dalla polizia, mai rilasciati, né processati, né condannati". Il direttore dell'agenzia, padre Bernardo Cervellera, in un editoriale, definisce affermazioni che "sanno di scontato e risposte preconfezionate " le condizioni poste da Zemin, in una intervista al "Corriere della Sera" per un eventuale incontro in Vaticano. Zemin, chiedeva che la Santa Sede disconoscesse Taiwan e smettesse di usare la religione per immischiarsi negli affari interni cinesi.

Siamo nel 1997 per l'episodio della violenza sui bambini e nel 1999 per la riflessione sull'allora presidente cinese Jang Zemin. Molte cose sono cambiate da allora. Molto lentamente. I governi fascisti che si sono succeduti in trent'anni da allora, hanno fatto in modo di mascherare le attività del Vaticano al fine di distruggere la nostra Costituzione, la nostra patria, in nome dell'assolutismo sociale e religioso.

A farne le spese sono stati i cittadini italiani che hanno votato i loro aguzzini affinché distruggessero la società civile di cui loro erano i beneficiari.

 

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17 febbraio 2026

Come e perché i Pagani leggono la Bibbia di ebrei e cristiani

I cristiani hanno aggredito i Pagani. Sia quelli che i cristiani chiamavano pagani, i filosofi, i neoplatonici, gli stoici, ecc., che quelli che definiamo noi Pagani: la Religione di Roma Antica, di Omero ed Esiodo, di Dioniso e Orfeo che ancora venivano praticate e vissute all'arrivo dei cristiani.

L'odio portato dai cristiani non è separato dall'odio per l'uomo espresso dalla loro ideologia che si può rintracciare nei loro "testi sacri", nella loro bibbia in particolare.

L'odio e la violenza è espressa dal singolo cristiano che veicola la sua ideologia nella società, ma quell'odio è costruito dalla sua ideologia religiosa e va ricondotto alla definizione con cui il cristiano rappresenta il suo Dio.

La lettura dei Pagani di episodi biblici è finalizzata a identificare e descrivere il concetto di MALE rispetto al pensiero Pagano. .

Ai Pagani non interessa stabilire se quanto scritto nella bibbia e nei vangeli ufficiali sia vero o meno, anche se sappiamo benissimo che il Gesù dei cristiani o il Mosè degli ebrei non sono mai esistiti, come non esiste il Dio creatore padrone del mondo proprio dell'ideologia ebraica e cristiana.

Noi non siamo archeologi, noi siamo Pagani e Apprendisti Stregoni. Non cerchiamo la verità storica dei fatti, ma affrontiamo quella che i cristiani credono sia la verità storica con cui giustificano le loro azioni criminali.

Come Pagani riconosciamo il circostante come insieme di Coscienze che fondano il loro divenire attraverso una sequenza di mutamenti, esattamente come noi, Esseri Umani, e con le quali ci possiamo relazionare o meno. Come Apprendisti Stregoni riconosciamo che l'Essere Umano adulto dovrebbe ampliare la propria capacità di percepire il circostante, forzare i limiti alla propria percezione socialmente imposti alla ragione e alla sua capacità di analisi della realtà per sviluppare l'essere divino che cresce in lui.

Il MALE è quanto ostacola il processo di crescita dell'individuo.

La descrizione degli elementi fondanti il cristianesimo e i suoi scritti fondamentali rappresentano la descrizione del MALE. In questo MALE è compreso anche le reazioni che quel MALE produce. Ad esempio il satanismo e le "eresie cristiane" sono reazioni al MALE imposto dal cristianesimo. Anche queste riformulazioni cristiane diventano MALE in quanto altro non sono che riproduzione dei principi cristiani mascherati da nomi diversi a meno che non prenda una direzione Pagana modificando la qualità dei principi espressi. Lo stesso vale per altre forme fideistiche intese con vari nomi (ateismo, gnosticismo e agnosticismo, panteismo ecc.). Pertanto, a noi non interessa stabilire il vero sia nella bibbia che in ogni altra cosa del cristianesimo. Non diciamo che "il cristianesimo sbaglia" diciamo che il cristianesimo è espressione criminale di una volontà di dominio.

A noi interessa costruire un percorso di libertà dell'uomo nella sua società.

A noi interessa riconoscere "libertà" come divinità che si esprime nelle necessità degli individui.

Questo significa che se il pazzo di Nazareth ha detto: "E' più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli" anche se noi sappiamo che la traduzione è errata; dal momento che quella definizione è servita a gestire la repressione nelle società umane per secoli, dove l'immagine del cammello che passa per la cruna di un ago veniva enfatizzata, per noi quell'immagine è quella cui ci riferiamo parlando del cristianesimo.

In altre parole, per noi la descrizione è cosa reale e ce ne frega relativamente stabilire la verità storica.

Per noi la verità non esiste, ma è relativa al livello di interazione con "libertà" raggiunta dall'individuo.

Esiste un processo di liberazione dalla costrizione della ragione che porta a percepire il mondo in maniera diversa. Esiste un processo di liberazione del modo con cui descriviamo il mondo che ci permette di cambiare la prospettiva con cui lo guardiamo.

Esistono processi di liberazione dalle costrizioni di qualunque tipo. Ed esistono, quando parliamo di libertà, cammini di repressione e di schiavitù dove lo schiavista rivendica il diritto di libertà per trafficare in schiavi. La libertà del Dio cristiano di sterminare l'umanità col Diluvio Universale.

Questi processi devono essere individuati e descritti nel loro svolgimento, anche se il percorso è sempre un processo di liberazione soggettiva.

Pertanto, per noi il Gesù di Nazareth, come descritto dai vangeli ufficiali e il dio biblico, sono l'essenza stessa dei campi di sterminio nazisti (è Gesù che inventa i forni crematori dove gettare gli uomini che chiama zizzania), sono l'essenza dello sterminio nelle Americhe dei nativi, sono l'essenza della distruzione di centinaia di milioni di individui africani e della distruzione asiatica messa in essere dal colonialismo cristiano.

Proprio per non riconoscere il divino che ci circonda, i cristiani hanno dato il via al saccheggio sistematico del pianeta in quanto si ritengono padroni di esso e non parte di esso. Nella bibbia cristiana è il loro Dio che obbliga l'uomo a dominare la natura e, per conseguenza, distruggerla.

Questo vale anche per i materialisti meccanicisti e per tutti coloro che esaltando la supremazia, fra gli Esseri della Natura, del cervello umano. Costoro altro non fanno che distruggere il divenire umano attraverso la distruzione sia della sua capacità di percepire il divino nel mondo in cui vive, negando il valore delle sue emozioni, sia attraverso la menomazione della sua capacità di estendere sé stesso attraverso continue modificazioni.

Pertanto, la lettura dei vangeli ufficiali cristiani e della volontà del Dio biblico di ebrei e cristiani, per noi è un aspetto assolutamente strumentale per definire il "male" e l'orrore proprio dell'ebraismo e del cristianesimo.

Ciò che noi costruiamo è la relazione fra l'Essere Umano e il circostante. Questo può avvenire soltanto se l'Essere Umano sviluppa il Dio che ha dentro e lo relaziona con ogni Dio degli infiniti Dèi del mondo che lo circonda.

Fintanto che continuerà ad esistere il concetto secondo cui il termine Dio o "divino" indica e implica assoggettamento, comunque e in ogni caso, la truffa del cristianesimo contro l'uomo sarà rinnovata.

Soltanto se ci consideriamo degli Dèi che rivendicano davanti al mondo il diritto al proprio Potere di Essere; solo allora possiamo rimuovere il condizionamento educazionale che il cristianesimo impone nella primissima infanzia.

Il cristianesimo non è una dottrina religiosa. E' una dottrina sociale del dominio dell'uomo sull'uomo.

Il cristianesimo è un sistema coercitivo che impone una morale; un modo di porsi davanti al mondo; una concezione di sé stessi come egocentrismo universale; impone la chiusura e il disprezzo per il mondo; implica l'assoggettamento al più forte e il disprezzo del più debole (socialmente); implica il disprezzo per il mondo e rivendica il suo diritto a saccheggiarlo.

Il cristianesimo non è una dottrina ma un modo attraverso il quale impossessarsi, distruggere, saccheggiare il mondo attraverso un'esaltazione di potenza derivata dall'auto identificazione col suo Dio creatore e col pazzo di suo "figlio".

Quando il cristianesimo, come dottrina d'inganno, viene messo in difficoltà si ripresenta sotto altri nomi e altre diciture: queste, per noi sono sempre cristianesimo!

Quando io altero la percezione e la concentro su elementi propri del cristianesimo vedo solo ombre blu-nere che mi infondono sensazioni di orrore. A me basta questo per disprezzare ogni elemento del cristianesimo, ma dal momento che il mio divenuto non è meccanicamente riproducibile e comunicabile alle altre persone, in quanto soggettivo, sono costretto a ricorrere all'analisi e alla logica per spiegare le mie sensazioni.

Comunque, il cristianesimo è solo pulsione di morte e non ha nessun precedente storico, sia per la sua assolutezza ideologica che per i suoi intenti. Pertanto, per i Pagani il cristianesimo è il "male" come è "male" qualsiasi cosa che guarda il mondo partendo dal condizionamento educazionale imposto dal cristianesimo.

Domenico Buffarini nel suo libro "Non siamo Ombre rosse", parlando della repressione religiosa dei nativi americani e delle pratiche indiane che venivano punite con la reclusione da giudici cristiani, ribadito con una lettera a tutti gli indiani dal commissario del BIA nel 1929, ricorda come la libertà delle pratiche indiane venne riconosciuta come diritto solo nel 1978. Ebbene, scusandosi nella loro pratica infame i cristiani nel 1987, in un documento sottoscritto da tutti I gruppi criminali denominati cattolici, luterani, ortodossi e presbiteriani, affermava:

"Abbiamo risposto con la paura, il sospetto, l'arroganza, l'ostilità e con la tendenza a trattare i popoli nativi d'America come bambini... Noi vi preghiamo di perdonare i nostri peccati contro I vostri popoli. Noi vogliamo che accettiate il nostro pentimento e che sentiate che ora vi consideriamo nazioni sovrani e popoli con una moralità elevata e degna di rispetto , e come popoli che desideriamo considerare eguali".

Questa è parte della dichiarazione infame dei cristiani. Un Decio direbbe: "prima di dire queste "cazzate", i cristiani passino sotto le forche caudine di trecento anni di dolori e tormenti! Trecento anni di persecuzioni prima di essere da noi considerati eguali!".

Questo vale per ogni persona educata ad essere cristiana che si permette di guardare il mondo con occhi di arroganza, disprezzo e superiorità.

Ad esempio, il cristiano ha paura del mondo circostante, è terrorizzato fin dalla nascita dal suo Dio crudele e vendicativo che gli addebita colpe e peccati a sua discrezione. Quando il cristiano guarda il passato, o gli altri Esseri Umani, deve considerarli terrorizzati da quanto non conoscono. Se non sono terrorizzati lui li terrorizza con la violenza. Così, quando l'antropologo cristiano guarda l'uomo "preistorico" lo pensa terrorizzato, stupido e ignorante. Un individuo che adora gli eventi naturali.

La stupidità sta soltanto negli occhi del cristiano, nel suo condizionamento educazionale, negli occhi terrorizzati da suo Dio con cui disprezza la felicità degli altri uomini.

L'uomo, così detto primitivo, non aveva paura degli eventi atmosferici o di altro, egli era divenuto con essi, era nato con questi e con questi era cresciuto per milioni di anni. L'essere Umano non è stato creato da un Dio pazzo e nemmeno dal Dio assassino di cattolici, presbiteriani, ortodossi e luterani. Il sapere, l'Essere Umano lo ha costruito crescendo e adattandosi, generazione dopo generazione in centinaia di milioni di anni. Solo il cristianesimo distrugge il sapere e la conoscenza per costringere gli uomini nella paura.

Una volta che il cristianesimo ha costruito l'ignoranza e la paura, i cristiani, o qualsiasi altro nome si danno, vogliono affermare che tutti sono ignoranti e paurosi come loro.

A noi Pagani non interessa come si fanno chiamare I cristiani, quanti nomi possono cambiare, a noi interessa la sostanza delle cose, non la loro apparenza.

Per noi il "Male" non è un gioco d'apparenza, ma è una condizione che distrugge il modo di essere e di porsi dell'individuo nel mondo e nella società.

Quando una persona è pervasa dal "Male", può cambiare i nomi del "Male" in cui è immerso, ma esprime le stesse tensioni, le stesse perversioni in quanto deve chiudere, quanto esiste, entro i limiti del proprio "Male". Questo riduce la percezione dei sensi degli uomini in quanto ogni variabile ideale che esce da quel circoscritto viene accusata di essere soltanto una "invenzione per imbrogliare". Dove l'imbroglio, per il cristiano, è il tentativo di ogni individuo di sottrarsi dalla propria posizione in ginocchio davanti ad un Dio padrone o ad una percezione menomata.

Libertà per noi non è un gioco d'esistenza ma è la divinità LIBERTA' che, sviluppata dentro noi stessi, alimenta la nostra necessità permettendoci di entrare in relazione col divino circostante.

Per questo motivo noi leggiamo un libro stupido e perverso come la bibbia e I vangeli ufficiali. Sappiamo benissimo che questi libri inventano un sacco di stupidaggini, ma dal momento che i cristiani usano quella descrizione per distruggere le persone mettendole in ginocchio, con quella descrizione noi ci confrontiamo e quella descrizione usiamo per definire il "Male". Quando chi mette in ginocchio gli Esseri Umani userà un'altra descrizione per mettere in ginocchio gli Esseri Umani, noi siamo pronti.

La Stregoneria costruisce libertà dalla situazione oggettiva in cui si trovano a vivere e operare gli uomini; qualsiasi essa sia.

Pertanto, non chiedete a noi di essere storici o archeologi, noi siamo Pagani e Apprendisti Stregoni.

Noi lavoriamo per costruire il futuro ben sapendo che in questo presente il condizionamento educazionale imposto dai cristiani è entrato così profondamente negli Esseri Umani da rivelarsi anche nelle azioni e nel pensiero di chi cristiano non vorrebbe essere.

Il solo pensiero di pensare sé stessi come un Dio impaurisce chiunque. Per un cristiano significa "poter macellare tutti"; per un Pagano significa "camminare e trasformarsi fra i fuochi della vita".

Come chiunque viene terrorizzato dal cristianesimo per impedirgli di pensare di vivere in un mondo di Coscienze di Sé; un numero infinito di Dèi nel mondo stanno chiamando l'uomo affinché riprenda il suo posto nella Natura e nei mutamenti.

Quasi tutti gli uomini educati dai cristiani preferiscono non vedere, quasi tutti preferiscono ignorare. Quanto è più consolatorio per un cristiano pensare un Gesù buono che porta la salvezza nella sua disperazione. Quanto è distruttivo per gli Esseri Umani non essere in grado di prendere nelle proprie mani il proprio divenire.

Così l'orrore e la paura scendono nel cuore degli Esseri Umani, ma noi continuiamo a seminare speranza coscienti di essere Dèi fra Dèi.

Divino calato nel divino!

 

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16 febbraio 2026

La religione che fece grande Roma

Il Paganesimo Politeista definisce e descrive soggettivamente le Coscienze per poter costruire le relazioni fra i singoli soggetti e gli infiniti soggetti del mondo che lo circondano.

L'infinito delle coscienze in cui siamo immersi non lo possiamo circoscrivere, ma possiamo circoscrivere alcune coscienze che sono importanti per la nostra vita e per l'insieme sociale in cui viviamo. Vengono definite alcune coscienze, sia pur innumerevoli, di un immenso insieme di coscienze.

Attraverso la descrizione e la definizione delle Coscienze il Paganesimo Politeista indica la direzione del fare agli Esseri Umani affinché, attraverso le relazioni col circostante, costruiscano sé stessi.

La costruzione del futuro è l'intento religioso del Paganesimo Politeista e della Stregoneria.

Costruire il futuro era l'azione delle Sibille.

Le Sibille avevano lo scopo di intervenire quando una persona, che credeva nel destino possibile o nel futuro prodotto dalla volontà degli Dèi, chiedeva il suo responso. La Sibilla era enigmatica. Dava responsi attraverso giochi di parole e, come la Sibilla Cumana, scriveva i propri responsi su delle foglie che, chi la interrogava, doveva mettere nel giusto ordine.

In sostanza, le Sibille davano responsi senza dare responsi perché, in realtà non c'era nessun futuro da conoscere, ma solo delle azioni da fare nel presente per costruire il futuro possibile.

Le Sibille erano una barriera fra l'uomo superstizioso e l'uomo che abita il mondo. Nei responsi c'era che cosa l'uomo avrebbe dovuto fare, non quale sarebbe stato il risultato della sua azione. Il risultato lo avrebbe costruito mediante le sue azioni nel mondo in cui stava vivendo che comprendeva le azioni di innumerevoli altri soggetti che stavano agendo.

Proteggere la costruzione del futuro è l'impegno divino dell'uomo e della donna in ogni presente in cui l'uomo e la donna nascono e vivono.

Nel presente noi possiamo descrivere un mondo di Dèi in quanto noi siamo i protagonisti del presente che abitiamo. In questo presente, ci siamo chiesti: "Come lo hanno descritto nel passato?"

Interpretare gli antichi è molto complesso. Noi sappiamo leggere, ma non conosciamo le emozioni con cui gli antichi abitavano il loro mondo e come interpretavano le emozioni che dal mondo giungevano loro. Non conosciamo la percezione che avevano e la gerarchia delle priorità che avevano nella loro testa. Cosa era importante? Cosa non era importante per loro?

Nella Religione di Roma antica l'oggetto divino non era il sostantivo, ma il verbo che si faceva oggetto in sé. Questo permetteva di fissare la cultura e di trasmetterla come tradizione orale. Si trattava di una cultura talmente comune che non necessitava di essere scritta. Il senso della Religione di Roma Antica, che poi si tratta di un sistema religioso italico, è la costruzione del futuro. Un futuro prodotto dalla trasformazione del presente. Gli uomini possono non essere attenti alle loro azioni nel presente. Anche questo costruisce un futuro, magari un futuro indesiderabile, distruttivo, ma sempre di un futuro si tratta.

Al di là delle opere di antichi scrittori di Roma, Virgilio, Ovidio, un'importanza particolare ha l'opera di Varrone. Varrone scrive le Antiquitates rerum humanarum et divinarum che è un'opera che trattava particolarmente le divinità "popolari" di Roma. L'opera è del I° secolo a.c. L'opera oggi è andata perduta, ma è stata usata da Agostino d'Ippona per diffamare l'antica religione di Roma. La diffamazione di Agostino d'Ippona in "La città di Dio contro i Pagani" e le altre opere pervenuteci ci hanno permesso di ricostruire il senso della religione di Roma Antica.

Scrive Agostino d'Ippona nella Città di Dio contro i pagani (IV, 8):

Se volete, ora possiamo ricercare in mezzo all'interminabile schiera degli dèi venerati dai Romani quello o quelli che, come essi credono, hanno particolarmente accresciuto e mantenuto l'impero. Per quest'impresa così illustre e degna di tanto onore non oseranno certo chiamare in causa la dea Cloacina, o Volupia, che deriva il suo nome dalla voluttà, o Libentina, così detta dalla libidine, o Vaticano, preposto ai vagiti dei neonati, o Cunina, che sorveglia le loro culle. Ma come si possono ricordare in un solo capitolo di questo libro tutti i nomi degli dèi e delle dee, che quelli a malapena riuscirono a raccogliere in enormi volumi, individuandone mansioni specifiche per ogni aspetto della realtà?

Agostino d'Ippona, Città di Dio contro i pagani (IV, 8), Editore Bompiani, 2015, pag. 226

Scrive Agostino d'Ippona nella Città di Dio contro i pagani (IV, 8):

Non si sono neppure accontentati di affidare ad un'unica divinità l'incombenza di proteggere i campi; hanno scelto la dea Rusina per le campagne, il Dio Giugatino per i monti, la dea Collatina per i colli, la dea Vallonia per le valli. Né sono riusciti a trovare almeno la sola dea Segezia a cui affidare esclusivamente le messi, ma hanno voluto preporre la dea Seia alle sementi che giacciono nel terreno, la dea Segezia a quelle che spuntano e diventano messi, la dea Tutilina alla conservazione e alla protezione delle messi che vengono riposte dopo il raccolto. Chi non vedrebbe che la dea Segezia poteva bastare per tutto il tempo in cui la messe passa dal primo germogliare alle spighe ormai disseccate? Eppure non bastò per uomini che amavano una moltitudine di dèi, al punto da prostituire la loro anima infelice a questa schiera di demoni, disdegnando il casto abbraccio dell'unico vero Dio. Preposero dunque Proserpina alla germinazione del frumento, il Dio Noduto ai piccoli nodi degli steli, la dea Volutina alla guaina che li protegge, la dea Patelana al suo aprirsi per favorire l'uscita della spiga, la dea Ostilina alla maturazione e al livellamento delle spighe (poiché nella lingua arcaica livellare si dice hostire), la dea Flora 9 al frumento in fiore, il Dio Latturno al frumento quand'è lattiginoso, la dea Matuta io alla sua maturazione, la dea Runcina alle operazioni di mietitura, cioè allo sradicare dalla terra. E non ricordo tutti, poiché mi infastidisce ciò di cui quelli neppur si vergognano.
Comunque, ho fatto questi brevissimi cenni perché si possa capire che costoro non debbono assolutamente arrivare a sostenere che la edificazione, l'accrescimento e il mantenimento dell'impero romano fosse dovuto a questi numi, i quali avevano dei doveri talmente specifici che è inconcepibile per qualcuno di essi un potere su tutte le cose. Quando mai, perciò, Segezia avrebbe potuto prendersi cura dell'impero, se non le era concesso neppure di proteggere contemporaneamente e le messi e le piante? Quando mai Cunina avrebbe potuto occuparsi di armi, se la sua incombenza le impediva di lasciare le culle dei neonati? Quale aiuto avrebbe potuto portare in guerra Noduto, che era competente solo nei nodi dello stelo e neppure nella scorza della spiga? Si mette un solo portinaio alla propria casa e, come uomo, è più che sufficiente; costoro invece hanno scelto tre dèi, Forculo per le porte, Cardea per i cardini, Limentino per le soglie degli ingressi. Così Forculo non era stato capace di controllare contemporaneamente il cardine e la soglia dell'ingresso!

Agostino d'Ippona, Città di Dio contro i pagani (IV, 8), Editore Bompiani, 2015, pag. 227-228

Ciò che porta a diventare eterni nella Religione di Roma Antica è la descrizione di un insieme di percorsi che attraverso le relazioni, in particolare con le così dette "divinità minori", dove ogni azione quotidiana, in ogni situazione, nell'uomo e nella donna emergeva un Dio che sollecitava un'azione affinché il presente fosse in grado di costruire il futuro. Il divino poteva emergere nell'uomo e nella donna, dall'ambiente, dalla relazione, dai soggetti con cui entravano in relazione. La relazione che si costruiva fra il soggetto e l'oggettività o l'oggetto della relazione era in sé manifestazione di un Dio.

Proviamo a vedere le divinità che interagiscono in uno di questi percorsi:

La nascita

La nascita è un atto di magia col quale un soggetto della Natura inizia il proprio percorso di trasformazione.

Per l'Antica Religione di Roma ogni gesto, ogni atto, è la manifestazione di un Dio che emerge nell'uomo, nella donna, nel bambino e nel circostante in cui si vive.

Vediamo quali sono le divinità che insorgevano per curare la nascita:

NIXI - Il potere della fatica nel partorire dell'Essere Umano femminile; Tensione-Carica-Scarica;

ANTEVORTA E POSTVORTA - Il potere del momento del parto;

UTERINA - Il potere dell'utero che trasforma quanto partorisce;

FLUONIA - Il potere della trasformazione da Essere Feto a Essere Bambino;

DECIMA NONA E NUMERIA - Il potere del mutamento, della trasformazione dell'Essere in gestazione;

PICUMNUS - Il potere della determinazione nella crescita dell'Essere Feto che si manifesta con i calci nella pancia della madre;

PILUMNUS - Il potere e la determinazione messa nel nascere dall'Essere Feto (pestello);

SENTINUS - Il potere del sentire dell'Essere Feto con cui costruire le relazioni col mondo;

LEVANA - Il potere che avvolge costringendo il padre a riconoscere il bambino;

RUMINA - Il potere che predispone la madre per favorire la gestazione;

GIUNONE LUCINA - La fonte da cui provengono e a cui ritornano per tornare a manifestarsi questi poteri; veniva onorata sciogliendo ogni nodo: compreso quello del cordone ombelicale;

INTERCIDONA - Il potere che batte alla porta della vita per allontanare i mali che la potrebbero ostacolare;

Oppure un altro percorso:

La crescita del bambino.

La crescita del bambino è un atto di costruzione magica.

Vediamo quali sono le divinità che insorgevano per curarne la crescita.

NUNDINA - Il potere della purificazione e l'atto di volontà della presentazione del nuovo nato al mondo;

EDUSA - Il potere dell'attenzione (bambino e genitori) di mangiare senza soffocarsi;

OSSILAGO - Il potere dell'ossificazione delle cartilagini;

STATANO - Il potere per camminare in posizione eretta;

CARNA CARDA E GRANE - Il potere per affrontare quanto opprime e gli Incubi;

VAGITANO - Il potere attraverso il quale il bambino fonda la propria ragione;

FABULINUS - Il potere di sviluppo della ragione: la descrizione attraverso la parola;

CUBA - Il potere che costruisce la crescita nel sognare;

SENTIA - Come Sentinus - Il potere del percepire, del sentire, attraverso il quale il bambino affronta il mondo circostante;

STIMULA - Il potere del bisogno della crescita della ragione nel bambino;

ORBONA - Il potere della coesione familiare affinché i genitori onorino i figli;

BARBATUR - Il potere della crescita che sta giungendo a compimento: con la barba;

GIOVENTÙ o JUVENTAS - Il momento della morte del bambino e della bambina e la nascita dell'Essere Umano adulto;

Tutto si trasforma, tutto diviene. Gli uomini e le donne partecipano ad ogni trasformazione perché in essi abitano gli Dèi in quanto essi stessi stanno percorrendo un sentiero di trasformazione che li porterà a diventare eterni.

Io ho distinto il divenire della Religione di Roma antica in quadri e percorsi che favoriscono la trasformazione dell'Essere Umano. Ovviamente, la mia descrizione è parziale e lacunosa perché il suo senso è un senso religioso. Il significato del mio lavoro è costruire una prospettiva con cui guardare il mondo antico e il mondo attuale.

Di percorsi, oltre ai due che ho presentato in sintesi, ne ho individuati altri sedici, ma si tratta del mio personale modo di leggere le informazioni giunteci dagli antichi e tradurle nell'attuale modo di vivere e di abitate il mondo e la società in cui viviamo.

Queste sono le diciotto vie dell'Antica Religione di Roma su cui ho riflettuto.


La nascita del corpo fisico nella Religione di Roma antica
Gli Dèi che favoriscono la crescita del bambino nella Religione di Roma antica
La casa come Tempio, gli Dèi della casa nella Religione di Roma antica
Il lavoro agricolo e lo sciamanesimo nella Religione di Roma antica
Modificare l'attenzione nello sciamanesimo della Religione di Roma antica
Costruire il Genio superando la morte del corpo nella Religione di Roma antica
Il senso dell'epiteto nella Religione di Roma Antica
La Religione di Roma e le relazioni con la natura
I Grandi Guardiani che portano gli Esseri Umani a diventare Dèi
La danza che porta all'eternità del Pagano Politeista nella Religione di Roma
Il movimento verso l'eternità nella Religione di Roma
Il lavoro come magia nella Religione di Roma
Le relazioni con gli Esseri Animali nella Religione di Roma
Il divino del lato femminile della vita umana nella Religione di Roma
La guerra, la contraddizione e il divenire ella Religione di Roma
Osservazioni sul concetto di guerra nella Religione di Roma
La felicità che costruisce nella Religione di Roma
Trasformare la morte del corpo fisico in nascita del corpo luminoso nella Religione di Roma

 

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15 febbraio 2026

Pratica del genocidio

Nel 2002 uscì il film "La generazione rubata" a cura di Phillip Noyce. E' un film che parla di come sono stati stuprati e violentati gli aborigeni australiani ad opera dei missionari cristiani.

L'orda di criminali che hanno devastato il mondo in nome di quel criminale del loro Dio.

Allora il film suscitò un certo interesse mettendo in luce la manipolazione mentale alla quale i cristiani sottoponevano le persone per la gloria del loro Dio. Stuprare, violentare, fare violenza gratuita, insultare, denigrare, erano, e sono, i metodi con cui il Vaticano e tutti i cristiani continuano ad insanguinare il mondo col loro odio.

L'odio dei cristiani, che è lo stesso odio del loro Dio, il Macellaio di Sodoma e Gomorra, ha lo scopo di distruggere la vita degli uomini per celebrare la sua gloria del loro Dio. Il suo dominio sull'uomo. Il dominio dell'uomo sull'uomo.

Dopo aver macellato gli aborigeni australiani per oltre due secoli e averli offesi e denigrati, impressionanti le ingiurie e le denigrazioni fatte loro da Carl Vogt in "Lezione sull'uomo: il suo posto nella creazione e nella storia della terra" del 1878, sono arrivati i terroristi missionari a completare l'opera di distruzione della cultura aborigena.

Scrive il giornale La Repubblica dell'08 novembre del 2002:

ROMA - "Moore River era un'istituzione dove raccoglievano i bambini mezzosangue, prima gestita dal governo, poi dai missionari cristiani, più efficaci nell'opera d'integrazione nella cultura dei bianchi. Ci sono entrata a tre anni, ci sono rimasta per undici anni. Mi hanno insegnato che il mio popolo era selvaggio e incivile, sono cresciuta nell'idea di essere migliore perché ero educata. Con i cristiani il condizionamento è andato più in profondità, ci dicevano che eravamo tutti uguali e Dio amava tutti, ma che gli aborigeni non erano cristiani, erano il Male ...".

E' un'attività di violenza e di terrore orchestrata dai cattolici del Vaticano e coadiuvata da tutte le sette cristiane il cui scopo è la distruzione dell'uomo in nome del loro Dio assassino.

La manipolazione mentale, attraverso la costrizione, specialmente nei confronti dell'infanzia, è l'attività criminale ed eversiva dei cristiani. Dopo aver fatto violenza ai bambini questi, una volta adulti, riproducono quella violenza sui loro figli perché non hanno altra cultura che riprodurre quelle condizioni come uniche possibilità che conoscono.

Scrive ancora La Repubblica:

"Gli insediamenti per i bambini mezzosangue avevano lo scopo di "liberarli" della parte nera e strapparli dalle loro radici culturali per inserirli negli stereotipi della civiltà occidentale e poi farli lavorare con i bianchi. Il 90 percento delle ragazze ritornava a Moore River incinta, vittime di abusi sessuali, ma anche quello era utile per raggiungere il fine ultimo di quella politica che era l'eliminazione della razza nera in Australia", racconta Phillip Noyce.

Una mistura ideologica di nazismo e razzismo il cui unico scopo è distruggere il diritto delle persone a vivere per sé stesse e ridurle in uno stato di sottomissione. Uno stato di disperazione.

Scrive La Repubblica:

Gli insediamenti furono chiusi nel 1970, ma le prime notizie sulla "generazione rubata” cominciarono a diffondersi nei primi anni '90 "perché sono i vincitori che scrivono la Storia".
[...]
Nel '95 il governo laburista ordinò un'inchiesta, gli atti furono pubblicati nel '97. Era stato genocidio, secondo la definizione dell'Onu, ma la minoranza razzista cercò di negare la verità, trovò varie motivazioni sul fatto che i bambini venivano sottratti alle loro famiglie per "il loro bene”, dice il regista.

La manipolazione mentale cristiana costringe le persone ad essere solidali col loro Dio, il Macellaio di Sodoma e Gomorra, e a nutrire disprezzo per le vittime, per i deboli. Per coloro che sono costretti a soccombere.

"Io e Dio siamo forti, li altri sono delle "merde"." è il modo di pensare del cristiano che si fa accattone quando gli altri sono più forti e chiede loro di essere "tolleranti" nei suoi confronti fintanto che non diventa abbastanza forte per distruggere la società che lo ha accolto.

Gli aborigeni australiani dovranno aspettare il 2000, le olimpiadi di Sidney, per iniziare ad essere presi in considerazione come persone. Iniziare un percorso dove il razzismo e l'intolleranza sono sempre presenti nella società australiana anche se non più nella maggioranza della popolazione.

Scrive l'Espresso del 05 settembre 2000:

Per la prima volta nella storia, gli aborigeni australiani si troveranno puntati addosso gli occhi di centinaia di milioni di persone da ogni angolo del globo. E potranno finalmente mostrare il patrimonio di musica, danza e cerimoniale di cui sono depositari e che, nonostante un'inevitabile modernizzazione, affonda le radici in 40 mila anni di storia. La cultura aborigena, tramandata di generazione in generazione dalla notte dei tempi, è infatti la più antica del globo.

Non è più la stessa storia dei loro antichi. E' un'altra storia. Un altro insieme di credenze che ha dovuto mediare con il cristianesimo assumendone caratteri che hanno distorto il loro modo di pensare e di essere nel mondo.

Non sono più gli "antichi di allora", sono gli uomini di oggi sopravvissuti al genocidio e, per sopravvivere, hanno fatto quello che hanno potuto, rinunciando a parte delle loro tradizioni per poterne conservare altre.

 

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14 febbraio 2026

La stupidità al potere

"La creazione del mondo e di Adamo ed Eva, così come raccontata dalla Bibbia, va presa alla lettera, come una verità assoluta e non un mito fantastico": ad affermarlo sono un gruppo di scienziati e teologi cattolici che, in un convegno a Roma, hanno esortato la Chiesa a contrastare con più decisione le teorie evoluzionistiche e a non essere succube delle mode scientifiche del momento. Genetisti, geologi, astrofisici, in tutto una ventina di persone provenienti dagli Stati Uniti e da vari paesi europei (Russia compresa), ma non dall'Italia, si sono incontrati per la prima volta a Roma, per iniziativa del centro americano "Kolbe di studi sulla Creazione", per creare le premesse teoriche, ciascuno all'interno della propria specializzazione, di un contrattacco cattolico all'evoluzionismo. Gli scienziati hanno partecipato giovedì alla messa privata del Papa.

"Il Darwinismo è riuscito a dimostrare i mutamenti all'interno di una stessa specie, ma non l'apparire di nuove specie; non ha portato prove, fatti", ha osservato il prof. Dominique Tassot, presidente del Centro francese di studi e di Prospettive sulla Scienza. "Il nostro obiettivo - ha aggiunto - è di far comprendere, soprattutto ai cattolici, che ciò che la scienza afferma non è la verità assoluta, ma una serie di teorie che possono modificarsi nel giro di pochi anni".

E' la condizione propria del cristianesimo in cui la "fede" nel padrone deve essere anteposta ad ogni ricerca del soggetto.

Scienziati che affermano la creazione del mondo come un atto di Dio, ma scappano, come topi di fogna, davanti ad ogni dimostrazione del loro Dio e della creazione.

Eppure fanno carriera universitaria. Vengono pagati. Per cosa vengono pagati? Per stuprare i ragazzi affinché imparino a credere e non esercitino la loro intelligenza nell'analisi del presente in cui vivono.

Non a caso, questi farneticanti, arrivavano dagli USA nel 2002.

Si dice: "Sono passati 24 anni!". E' vero, e quelli, come sotto, sono gli effetti del loro delirio: ripongono la speranza nel loro Dio padrone anziché nella ricerca del vero sociale.

 

14 febbraio 2026

I proverbi egiziani di Amen-em-Ope

Proverbio n. 5 di Amen-em-Ope

Cerca di farti rispettare dalla gente;
allora ognuno ti saluterà!
Tieni la lingua libera da male parole,
e piacerai agli uomini.
Non chiamare nessuno peccatore
senza conoscere la situazione.
Che tu senta parlare bene o male,
lascia ciò che hai sentito fuori, come se non l'avessi udito,
oppure poniti sulla lingua il bene,
e tieni nascosto il male dentro di te!

Due sono gli elementi portanti di questo proverbio. Innanzi tutto la presenza nell'uomo della capacità di fare agli uomini sia cose positive che negative.

La scelta di fare l'una o l'altro appartiene al singolo individuo che non sceglie in base ad un terrore imposto, ma in base alle relazioni che vuole costruire con gli altri uomini. In secondo luogo è importante la forma del giudizio che, per essere corretto, non deve essere una proiezione di chi lo dichiara, ma deve comprendere la conoscenza del contesto in cui le azioni, che vengono giudicate, sono state fatte!

Chi impone una verità aprioristica, non può accettare simili affermazioni perché liberano l'individuo dalla sottomissione ad un comportamento predefinito. Come per i cristiani dove il giudizio di Dio, secondo loro, non si discute. Poi, i mafiosi, affermano che Dio dice quello che a loro interessa dire.

 

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13 febbraio 2026

L'orrore sociale

1. - Quando l'orrore arriva ha un solo scopo: impossessarsi degli Esseri Umani attraverso l'occupazione e la gestione del Comando Sociale.

2. - I suoi bisogni lo portano a saccheggiare ogni presente.

3. - Distrugge quanto non conosce per paura della sua pericolosità.

4. - L'orrore ha solo due mezzi con i quali dominare: la ferocia e il terrore.

5. - Nasconde la propria ferocia e il proprio terrore imputando tale attività ai propri nemici.

6. - Si cerca alleati fra chi vive nutrendosi di ferocia e di terrore.

7. - Disprezza il nuovo e il diverso.

8. - Distrugge il sapere e la conoscenza per dominare meglio. Nel Sistema Sociale da lui dominato deve mantenere il livello più misero di conoscenza e sapere.

9. - Considera gli Esseri Umani una sua proprietà.

10. - Svia l'attenzione degli Esseri Umani dalla sua attività combattendo altre forme di orrore, salvo allearsi e accordarsi quando il controllo degli Esseri Umani rischia di sfuggirgli.

11. - Anche se l'orrore viene identificato attraverso l'attività degli Esseri Umani, l'orrore ha una sua propria vita, propri bisogni e cerca alleati fra gli Esseri Umani adatti a servirlo.

 

Riflessione sulle necessità per uscire dall'orrore

1. - Ricordare sempre come gli Esseri Umani sono costruiti dall'orrore in funzione della riproduzione dell'orrore stesso.

2. - Non è possibile costruire l'uscita dall'orrore partendo da Esseri Umani che, anche se subivano la parte peggiore dell'orrore, sono stati educati dall'orrore. Davanti alle difficoltà generate dalle contraddizioni dell'esistenza useranno mezzi appresi dall'orrore riproducendo l'orrore stesso.

3. - Per costruire un processo d'uscita dall'orrore è necessario imporre dei cambiamenti che soddisfino l'avidità dell'orrore ma nello stesso tempo imbocchino sequenze di mutamento diverse.

4. - L'orrore si serve di Esseri Umani avidi; per battere costoro è necessario essere avidi di Libertà, Necessità, Giustizia, Sapere, Conoscenza, abilità nel palpare il mondo.

5. - Per battere l'orrore è necessario sviluppare la percezione e il sogno di mondi diversi. Alimentare la propria fantasia. Il sogno costruisce l'utopia di un ideale privo dell'orrore vissuto, la percezione cerca i mezzi per realizzarlo mediando fra ciò che si desidera e ciò che è possibile.

6. - Per battere l'orrore è necessario costruire pensieri diversi, antagonisti a quelli imposti dall'educazione. Pensieri relativi a bisogni che, anche se stuprati dall'orrore, inducano le persone ad agire per soddisfarli.

7. - Per battere l'orrore è necessario cogliere quanto di nuovo si presenta dall'oggettività. E' necessario essere veloci per cogliere il nuovo e spingerlo verso i mutamenti desiderati prima che l'orrore lo trasformi in un suo nuovo strumento.

8. - L'orrore, tanto più circoscrive la sua azione tanto maggiore è il controllo sugli Esseri Umani. Tanto più l'Essere Umano allarga il campo d'azione coinvolgendo altre contraddizioni e altre situazioni, tanto più facile risulta l'uscita dall'orrore.

9. - Tanto maggiore è il numero degli Esseri Umani che sviluppa la propria percezione, alimenta la propria conoscenza, coltiva il proprio sapere, tanto più difficile è per l'orrore averne il controllo.

10. - Tanto maggiore è il numero degli Esseri Umani che chiedono la soddisfazione dei propri bisogni, tanto minore è la capacità dell'orrore di condizionarli.

11. - Tante più sono le vie, i sogni, le utopie, che tentano di costruire il futuro; tanto minore è la possibilità dell'orrore di affermare il proprio dominio.

 

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12 febbraio 2026

La Teoria della Filosofia Aperta

Smarrito, confuso, psicologicamente abbattuto per un mondo che sente ostile, l'operaio della manutenzione sente la propria incapacità a percepire un mondo che gli appare ostile e decide di chiedersi il perché.

Così inizia a cercare quel perché in ciò che gli è più estraneo: la filosofia metafisica.

La filosofia metafisica, un'intricata foresta scura, nebbiosa e sconosciuta.

Balbettando inizia il cammino. Giorno dopo giorno, l'oscurità si illumina, giorno dopo giorno, un po' alla volta.

E l'operaio della manutenzione cambia, si modifica. Non è più colui che ha scritto il primo volume della Teoria della Filosofia Aperta.

Ora può affrontare i filosofi più antichi e i filosofi di oggi perché sono tutti presenti, ora, adesso, come gli alberi della foresta che sta attraversando.

 

12 febbraio 2026

Intimidazioni

Il genocidio di Gaza è stato fatto dagli ebrei ad imitazione del Macellaio di Sodoma e Gomorra, di quel criminale che si vanta di aver macellato l'umanità col diluvio universale.

I dazi, imposti da Trump, sono un tentativo di rapina sia nei confronti del mondo che nei confronti del popolo USA.

L'azione dell'ICE contro gli immigrati negli USA è un'azione da squadrismo nazista e i campi di detenzione negli USA sono campi di concentramento come quelli dei nazisti in Europa.

Il delitto di genocidio è uguale quando fatto dalla Germania nazista, dai cristiani in Ruanda o dagli ebrei che da 70 anni sterminano i palestinesi.

Adorare il pederasta in croce, arrestato col bambino nudo, significa legittimare la pedofilia e la pederastia contro le persone deboli e fragili.

C'è un strano significato di che cosa sia l'odio da parte di chi controlla mezzi di informazione: l'odio contro gli uomini è quello del Macellaio di Sodoma e Gomorra e quello di tutti coloro che, nel delirio di onnipotenza, controllando i mezzi di informazione, imitandone i modelli ideologici.

 

12 febbraio 2026

Il mondo sotto continua minaccia di guerra

Minacciare di genocidio i paesi del mondo non solo non porta vantaggi economici, ma alimenta il disprezzo che il mondo prova per chi minaccia i popoli di genocidio.

In un paese sorge un movimento sovranista. Questo prende il potere politico. Pensa di allearsi con altri paesi in cui il sovranismo domina. Ma la caratteristica del sovranismo si riscontra nell'ideologia della bibbia ebrea e cristiana: uno solo è il sovranismo, tutti gli altri sovranismi devono essere in ginocchio davanti al supersovranismo.

Il sovranismo che domina, per sopravvivere, deve cannibalizzare ogni altro sovranismo.

Tutti i paesi a guida sovranista, leggi nazismo o fascismo, sono tutti destinati al fallimento economico. Il sovranista si sente come il rapinatore di banche dei film USA. Punta una pistola alla testa dei popoli e chiede loro di dargli i loro soldi.

 

12 febbraio 2026

Crisi sociale e crisi economica

La questione non è se bere o non bere birra, ma quanta birra si vuole bere.

Si tratta della modificazione delle idee nella società. Probabilmente le persone hanno pensato che vale la pena vivere un po' più a lungo e di non regalare anni della propria vita ai produttori e ai commercianti di birra.

Non è solo il consumo e la produzione della birra che sta crollando, ma anche quella del vino e dei liquori.

 

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11 febbraio 2026

Riflessione sul Potere di Essere e sul Potere di Avere

La ragione prende il mondo, lo descrive e pretende di dominarlo; la volontà struttura l'Essere, l'Essere Umano nel nostro caso, affinché possa muoversi nel mondo!

La ragione, quanto non riesce a descrivere e dominare, dice che non esiste o sostituisce quanto si presenta con elementi illusori o fantasiosi; la volontà cerca di dare strumenti sempre migliori all'individuo per meglio analizzare e affrontare il mondo e il suo sconosciuto.

L'azione dell'individuo consente alla ragione di costruire la propria descrizione del mondo; il non fare è l'azione attraverso la quale la ragione sospende la descrizione del mondo permettendo alla coscienza di accogliere nuovi elementi che costringeranno la ragione a ristrutturarsi per comprenderli.

Sospendere la descrizione della ragione che controlla la coscienza dell'individuo rappresenta l'attimo attraverso il quale la volontà riesce a comunicare con la coscienza e aggiungere nuovi elementi alla ragione. Sospendere la descrizione della ragione apre la coscienza alla volontà. L'agire della volontà all'interno della coscienza dell'individuo è il momento del non fare della ragione.

La ragione pretende di descrivere il mondo pretendendo che tutto ciò che descrive (tutto il bagaglio scientifico) stia tutto nel cervello umano, nella comprensione umana; la volontà struttura e disciplina l'Essere Umano per permettergli di muoversi nel mondo senza accumulare principi, descrizioni o fenomeni del mondo.

Il Potere di Avere pretende di possedere tutta la conoscenza del mondo. La conoscenza che non possiede o la ignora negandone l'esistenza o la combatte affinché la sua ragione non sia costretta ad adattarsi al nuovo. Il Potere di Essere abita il mondo. Non possiede la conoscenza del mondo, ma lega bisogni e desideri ai bisogni e ai desideri del mondo.

Il Potere di Avere è una condizione della ragione. Sia come ragione illuminata che come ragione oscurantista. Il Potere di Essere è la condizione della possibilità d'azione dell'individuo nel mondo ed è espressione della sua "Volontà d'esistenza". Non accumula conoscenza, ma la conoscenza viene creata nel corso della relazione fra le necessità soggettive dell'individuo e le necessità dei soggetti del mondo in cui vive.

 

11 febbraio 2026

Riflessione sull'elemosina cristiana

Un esempio è quello della carità cristiana (intesa come elemosina) che offre le scarpe vecchie a chi non ne ha.

Apparentemente sembra un'opera meritoria, in realtà l'atto ha lo scopo di impedire, per fare un esempio, a chi non ha scarpe di:

1) modificare i propri piedi adattandoli alla nuova condizione; dunque diventare indipendente dal fatto di non possedere scarpe, l'atto mantiene i piedi molli e impedisce il loro adattamento alla situazione incontrata. Un esempio di questo sono i vestiti imposti agli abitanti della Terra del Fuoco. L'imposizione dei vestiti da parte dei missionari li ha portati all'estinzione.

2) Le scarpe vecchie servono ad identificare l'individuo come un essere dipendente dalla carità di altri esseri e non da sé; il risultato è che egli rimane un paria all'interno del Sistema Sociale costretto a chiedere scarpe per poter continuare a tirare avanti, in altre parole, diventa un dipendente dalla carità e questa si serve della sua dipendenza per indicarlo come bisognoso e chiedere aiuti per fornirgli scarpe vecchie (nel frattempo ci sarà chi si arricchisce fornendo aerei per il trasporto, case per l'immagazzinamento ecc. ecc.)

3) La carità impedisce all'individuo di prendere delle decisioni per risolvere la sua necessità di poter aver scarpe. Gli impedisce di decidere di rubarle, di costruirsele o, comunque, di mettere in atto tutta una serie di determinazioni per risolvere il suo problema; la carità priva l'individuo della volontà e della disperazione necessaria per affrontare la soluzione del proprio bisogno: te lo risolviamo noi che necessità c'è che tu tiri fuori la tua volontà e le tue determinazioni?

4) La non soluzione del problema e la dipendenza viene lasciata in eredità al proprio figlio così, chi basa la propria forza sulla gestione della carità, ha a disposizione sempre nuovo alimento costringendo le nuove generazioni ad essere sempre dipendenti dalla carità.

5) La carità cristiana distrugge ogni cultura in quanto impedisce l'adattamento degli Esseri Umani all'ambiente e alla costruzione delle relazioni. Generazione dopo generazione la cultura e il popolo muore.

6) La carità cristiana è come l'eroina, rende le persone dipendenti e le costringe a riprodurre un bisogno per essere in tanti a richiedere la carità.

 

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10 febbraio 2026

Riflessione sul rapporto civiltà e cristianesimo in Freud

Quando si contesta il dominio della religione ebraica e della religione cristiana sulla società, le obbiezioni messe in campo, da chi ne difendono il dominio nella società, sono sempre più o meno uguali alle obbiezioni che mette in campo Freud in "L'avvenire di un'illusione".

Freud non concepisce la trasformazione dell'uomo, della sua coscienza e della sua consapevolezza, attraverso il suo vivere come accumulo della sua esperienza.

Per Freud l'uomo è creato ad immagine di Dio e le pulsioni che attraversano l'uomo, con i suoi bisogni e i suoi desideri, sono "naturali" in quanto prodotto della creazione di Dio. Per Freud non c'è modo di rapportarsi nella società in maniera diversa da come l'uomo è stato creato da Dio. Per questo motivo, il sistema pulsionale dell'uomo, secondo Freud, deve essere socialmente controllato e questo, secondo lui, è il ruolo della religione.

Freud non pensa che sia proprio la religione a costruire la veicolazione delle pulsioni umane. Sa che la religione cristiana ed ebrea reprimono regole morali a cui l'uomo si deve sottomettere, ma non si rende conto che ciò che viene represso è proprio ciò che la religione cristiana ed ebrea hanno costruito come obbligazione nella veicolazione delle pulsioni dell'uomo.

Scrive Freud:

In che cosa consiste il valore particolare delle rappresentazioni religiose? Abbiamo parlato di ostilità alla civiltà, prodotta dalla pressione esercitata dalla civiltà stessa e dalle rinunce pulsionali da essa richieste. Se si immagina che i suoi divieti siano soppressi, allora chiunque può scegliersi come oggetto sessuale ogni donna che gli piaccia, può uccidere senza esitazioni il suo rivale in amore o chiunque gli sbarri il cammino, può prendersi anche un qualunque bene di un altro senza chiedergliene il permesso: che bello, che catena di soddisfazioni sarebbe allora la vita! Certo s'incontra subito la prima difficoltà. Ogni altro ha esattamente gli stessi miei desideri e non risparmierà me più di quanto io non risparmi lui. In fondo, dunque, una sola persona potrebbe diventare illimitatamente felice per tale soppressione delle restrizioni imposte dalla civiltà, un tiranno, un dittatore che abbia avocato a sé tutti i mezzi di coercizione; ma anche costui avrebbe ogni ragione di desiderare che gli altri osservassero almeno quest'unico comandamento della civiltà: non uccidere! E però come sarebbe ingrato e soprattutto miope mirare alla soppressione della civiltà! Quel che allora resterebbe sarebbe lo stato di natura, e questo è di gran lunga più difficile da sopportare. E' vero, la natura non richiederebbe da noi nessuna restrizione pulsionale, ci lascerebbe fare; ma essa ha un modo di tenerci a freno che è particolarmente efficace: ci ammazza freddamente, crudelmente, spietatamente, come a noi sembra, e magari proprio in occasione della nostra soddisfazione. E proprio a causa di questi pericoli con cui la natura ci minaccia che noi ci siamo messi insieme e abbiamo creato la civiltà, la quale deve fra l'altro rendere anche possibile la nostra convenienza. In effetti il compito principale della civiltà la sua vera ragion d'essere, è difenderci dalla natura E' noto che in molte cose essa lo fa già adesso sufficientemente bene, e chiaramente lo farà in seguito anche meglio. Ma nessuno si abbandona all'illusione di credere che la natura sia ormai soggiogata; pochi osano sperare che essa possa essere un giorno del tutto assoggettata all'uomo.

Da Freud, L'avventura di un'illusione", Editore Newton, 2010, pag. 41-42

Per Freud, una volta soppressa la coercizione, non nasce un uomo diverso con diversi equilibri fra gli uomini, ma si scatenano tutte le perversioni che la religione ebrea e cristiana hanno imposto all'uomo e che la religione ebrea e cristiana combattono per reprimere nell'uomo. Si tratta di una condizione mentale al limite della follia che porta a legittimare la repressione dell'uomo sull'uomo per paura che l'uomo, non contenuto all'interno della repressione, scateni un conflitto autodistruttivo.

Le soddisfazioni non sarebbero quelle dell'uomo che abita il mondo, ma quelle di un uomo che si fa Dio padrone, ebreo e cristiano, che si comporta come il Dio cristiano macellando, rubando e stuprando.

Questo tipo di delirio, sta solo nella testa di Freud.

Freud continua col delirio quando afferma che "compito principale della civiltà è difenderci dalla natura". Compito principale della civiltà è la legittimazione del dominio dell'uomo sull'uomo. Non è la civiltà che ci protegge dalla natura; semmai è la civiltà del dominio dell'uomo sull'uomo che saccheggia la natura.

L'idea secondo cui "Nessuno si abbandona all'illusione di credere che la natura sia ormai soggiogata..." appartiene all'ideologia ebraica e cristiana . Il soggiogare e il dominare la natura è un principio creazionista della bibbia secondo cui l'uomo è creato da Dio affinché domini la natura. Per i creazionisti, l'uomo non è divenuto nella natura come parte di essa, ma è stato creato al di fuori di essa, ad immagine del Dio padrone ebreo e cristiano, affinché la domini.

Solo dei pazzi possono pensare che un giorno l'uomo "dominerà la natura"; più facile che la distrugga in un forsennato delirio di onnipotenza indotto dal Dio ebreo e cristiano.

Come l'uomo vive nel terrore davanti al Dio padrone, secondo la bibbia; così per Freud l'uomo vive del terrore davanti alla natura.

Se Freud avesse realizzato che l'umo è divenuto, con tutta la Natura, in centinaia di milioni di anni di trasformazioni e adattamenti in essa, non avrebbe trasformato il suo terrore personale in un terrore proprio degli Esseri Umani:

Ecco qua gli elementi che sembrano irridere ogni atto di forza umano, la terra che trema, che squarcia e seppellisce tutto quanto è umano e opera umana, l'acqua che sollevandosi inonda e sommerge tutto, la tempesta che lo spazza via; ecco le malattie, che solo da poco conosciamo come gli attacchi di altri esseri viventi, e infine il doloroso mistero della morte, contro il quale finora nessuna medicina è stata trovata e probabilmente non lo sarà mai.

Da Freud, L'avventura di un'illusione", Editore Newton, 2010, pag. 42

in un terrore attribuito all'uomo anziché attribuirlo all'attività della religione cristiana e della religione ebraica contro l'uomo affinché viva nel terrore per meglio controllarlo e sottometterlo.

Per milioni e milioni di anni l'uomo è vissuto nella Natura, al di là della forma che allora aveva l'uomo, e ha trasmesso l'esperienza di milioni di generazioni alla generazione umana che seguiva. Il cristianesimo e l'ebraismo, con la manipolazione mentale a cui sottopongono l'uomo fin da quando è nella pancia della madre, hanno spezzato quest'esperienza introducendo la paura di Dio e di ogni sconosciuto che circonda l'uomo.

Continua Freud dopo aver ripercorso le tesi di Durkheim:

Ora, poiché Dio era uno solo, i rapporti con lui poterono riacquistare l'intimità e intensità del rapporto del bambino col padre. Dato comunque che si era fatto tanto per il padre, si volle anche esserne ricompensati, essere perlomeno i soli figli amati, il popolo eletto. Molto tempo dopo, l'America devota accampò la pretesa di essere God's own country [il vero paese di Dio], e, per una delle forme in cui gli uomini venerano la divinità, essa era anche fondata.

Da Freud, L'avventura di un'illusione", Editore Newton, 2010, pag. 46

Dice Freud: "poiché Dio era uno solo" anziché dire: "poiché impongono il dio unico!" Freud non osserva la violenza attraverso la quale viene imposta l'idea del Dio unico e la sottomissione del bambino, futuro adulto, alla dipendenza di un'autorità alla quale non sarà mai in grado di ribellarsi. Gli verrà lasciata un'unica scelta: identificarsi col il sanguinario Dio unico allo stesso modo con cui si identificherà col padre e con la madre.

Freud ritiene:

Ho cercato di spiegare che le rappresentazioni religiose sono scaturite dallo stesso bisogno di tutte le altre conquiste della civiltà, dalla necessità di difendersi dallo strapotere schiacciante della natura.

Da Freud, L'avventura di un'illusione", Editore Newton, 2010, pag. 48

Freud fugge dalla considerazione secondo cui è la necessità di controllare le persone, da parte di uno o più esseri umani, che inventa l'ebraismo e il cristianesimo per dominare l'uomo. Per giustificare il genocidio di chi non si sottomette. Per giustificare la violenza sulle persone che non si sottomettono. Da qui le malattie mentali come forma di ribellione al dominio dell'uomo sull'uomo.

Ciò che a Freud sfugge, o non vuole vedere, è che l'uomo non è creato ad immagine e somiglianza di un Dio criminale e assassino com'è quello di ebrei e cristiani, ma è divenuto nel mondo e compito della religione ebrea e cristiana è quello di stuprare l'uomo affinché si sottometta alla morale di Dio e legittimi il dominio dell'uomo sull'uomo a cui egli si deve sottomettere.

 

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09 febbraio 2026

L'anno 2000, l'anno del terrorismo

Il terrorismo ebreo, iniziato con Ben Gurion e i terroristi che lo appoggiavano, non è mai stato fermato dall'occidente in nome della supremazia della razza. In nome di quel razzismo che l'occidente per decenni ha condannato, ma ha continuato ad alimentare. Il razzismo del popolo superiore. "il popolo di Dio"; "il popolo eletto"; "la razza ariana"; "popolo italico"; ecc.

Era il 4 settembre del 2000 quando il giornale La Repubblica, evitando di esecrare il terrorismo ebreo contro i palestinesi, scriveva:

GERUSALEMME - Le speranze di pace con i palestinesi diminuiscono, e come se non bastasse Israele si trova alle prese con una nuova guerra: una guerra tutta fra ebrei. Arie Deri, ex leader di Shas, il partito Ortodosso degli ebrei sefarditi, è entrato ieri in carcere per cominciare a scontare una pena di tre anni per corruzione: ma non c'è entrato come un comune condannato. Migliaia di sostenitori lo hanno accompagnato in corteo dalla sua abitazione di Gerusalemme fino alla porta della prigione di Ramle, a est di Tel Aviv.

La Repubblica 4 settembre 2000

Lo hanno condannato perché ha rubato. Ma fra gli adoratori del Macellaio di Sodoma e Gomorra, rubare alla società è un atto onorevole. Non reca disonore all'adoratore del Macellaio di Sodoma e Gomorra aver derubato le persone della sua stessa società. D'altro canto, il modello ideale ebraico è il dittatore che può vantarsi di aver macellato l'umanità col diluvio universale. Se lui può aver macellato l'umanità col diluvio universale, tanto più gli ebrei pensano di aver diritto di macellare impunemente il popolo palestinese.

Il 2000 fu un anno del terrore.

Il Gazzettino del 07 settembre del 2000, riportando un'intervista a Riccardo Calimani, commentando una dichiarazione di Ratzinger dell'ex Sant'Uffizio dice:

"Le dichiarazioni dell'ex Sant'Uffizio? Ho avuto una reazione seria ma anche una ironica". Riccardo Calimani, saggista ed ebraista, non vorrebbe metterla troppo sul duro nel rispondere alla dichiarazione della Congregazione per la dottrina della fede che ha avuto l'effetto di una doccia gelata sull'ecumenismo. E preferisce l'ironia: "Forse dopo Pio IX, che convertiva a forza i bambini ebrei, avremo anche il beato Ratzinger...".

Il Gazzettino del 07 settembre del 2000

Intanto il Vaticano agisce contro la religione ebraica. Come se cattolicesimo ed ebraismo non fossero due ideologie assolutamente uguali che stuprano le persone costringendole ad adorare il macellaio di Sodoma e Gomorra e, con questo, ad idealizzare il genocidio come metodo per risolvere i problemi umani. Ma, d'altro canto, chi viene sterminato non ha mai diritto di parola: è il malvagio, la zizzania che Gesù vuole mettere nei forni crematori separandoli da coloro che lo adorano.

Scrive La Repubblica del 22 settembre 2000:

ROMA - Una stella cucita on line, ma l'effetto da "lista dei giudei ", ovvero, se li conosci li eviti, è identico. L'antisemitismo galleggia indisturbato su Internet, dove puoi continuare a trovare l'elenco dei 1650 cognomi ebraici diffusi in Italia, corrispondenti a 9.800 famiglie, "una su sei". Percentuale che evidentemente disgusta l'ignoto estensore, indirizzo Web: www.holywar.org.

La Repubblica del 22 settembre 2000:

Era il tempo in cui i fascisti e il Vaticano volevano riattivare la caccia all'ebreo. Gli ebrei, nell'ideologia nazista, venivano percepiti come i nemici e il Vaticano con la destra politica Italiana volevano indicare gli ebrei come qualcuno da perseguitare. Ma erano indecisi se scatenarsi contro gli ebrei o contro i musulmani. Per fascisti e leghisti, un nemico vale l'altro purché paghi elettoralmente.

Scrive Il Gazzettino del 15 settembre 2000:

Le parole del cardinale Giacomo Biffi? "Un tuffo nel razzismo, avallato dal Polo". Così parla Gloria Buffo, della sinistra diessina, indignata al pari dei suoi colleghi di centrosinistra (da Livia Turco a Pierluigi Castagnetti che sbraita contro la "provocazione paradossale") per quanto affermato dall'Arcivescovo di Bologna. Che cioè in Italia, culla del cristianesimo, occorrerebbe facilitare l'entrata degli immigrati cattolici e ostacolare in qualche modo quella dei musulmani. Questo naturalmente per salvare l'identità nazionale e facilitare l'integrazione. Silvio Berlusconi, leader del Polo, applaude, facendo cosa gradita al Vaticano, che si stringe intorno al suo porporato.

Il Gazzettino del 15 settembre 2000

Facevano guerra alle persone del nord-Africa e del medio oriente che arrivavano in Italia per lavorare. Subivano aggressioni razziste. Non tanto dalla gente, ma dai terroristi sociali della Lega, di Silvio Berlusconi e delle gerarchie cattoliche che stavano muovendo guerra contro la nostra Costituzione. Con le sue bande criminali, Biffi attentava al diritto religioso dei cittadini italiani e copriva quella violenza alimentando l'odio della Lega contro l'Islam. Quest'attività porterà l'Italia a macellare gli abitanti dell'Iraq accusati da Bush di detenere armi di distruzione di massa. Verrà posto su ogni italiano il marchio del genocida come fece il fascismo che muovendo guerra agli slavi, per affermare la superiorità della "razza italica", ha messo il marchio d'infamia su ogni italiano.

Scrive Il Gazzettino del 15 settembre 2000:

La Guardia Nazionale Padana è a fianco di monsignor Biffi, l'arcivescovo di Bologna, che ha invitato a preferire gli immigrati cattolici, riducendo il flusso dei musulmani, per "non snaturare l'identità cattolica del Paese". Il responsabile veneto della Gnp, Renzo Perin, scrive che "le comunità islamiche sono ora all'attacco, e non per la prima volta, dell'Europa: l'Islam con sapiente strategia dirama i suoi tentacoli, la cristianità è sempre più debole, i suoi rappresentanti sempre più irresponsabilmente permissivi e dediti alla sudditanza islamica".

Il Gazzettino del 15 settembre 2000

La Lega, un partito senza idee né progetti sociali è alla ricerca di un nemico da attaccare, diffamare e distruggere. L'odio che la Lega diffonde per settori sociali, che appaiono fragili, è un odio che ha il solo fine quello di distruggere la società italiana.

Altre guerre erano in corso come quella di Wojtyla e Ratzinger contro la Cina. Destabilizzare la Cina è sempre stato il sogno di Wojtyla. I suoi preti avrebbero potuto stuprare milioni di bambini cinesi. Solo che i cinesi non erano d'accordo. La polemica chiave ruota attorno alla beatificazione, da parte del Vaticano, dei terroristi cattolici che devastarono la Cina per conto del colonialismo cristiano. Terroristi e assassini che vennero giustiziati per delitto e che Wojtyla voleva beatificare provocando una reazione indignata non solo della Cina ma anche dei cattolici cinesi che stavano tentando di costruire una diversa immagine di sé in Cina e si sono visti ricacciati nella memoria dei delitti commessi come forza colonialista e terrorista.

Scrive La Repubblica del 27 settembre 2000:

Assai allarmato è il commento di uno degli esponenti cinesi più filovaticani di Pechino, il professor Ren Yanli, direttore dell'istituto di ricerche sul cristianesimo dell'Accademia cinese delle scienze sociali. "L'Occidente non riesce a capire quanto sia forte in noi il senso della nazione - spiega Ren Yanli - e il Vaticano dovrà pagare un prezzo altissimo per riconquistare il terreno perduto con questa scelta. Abbiamo lavorato per riabilitare il cristianesimo che in Cina ha sempre avuto un connotato imperialista e colonialista, e ora tutto è andato in fumo". Molti di quei martiri "furono traditori", conclude lo studioso, ricordando che quel 1° ottobre '49 Mao Zedong proclamò che "la Cina si è levata in piedi" dopo un secolo di umiliazioni straniere.

La Repubblica del 27 settembre 2000

Destabilizzare la Cina, in nome dell'assolutismo religioso, era l'obbiettivo di Wojtyla. Un obbiettivo fallito. Un obbiettivo che, se fosse riuscito, avrebbe ripristinato la miseria, la povertà e la fame in un paese che stava lottando per eliminare la povertà fra i suoi cittadini e stava combattendo per sopravvivere all'accerchiamento occidentale.

Bisogna ricordare che il Vaticano era ed è legato a doppio filo alla criminalità. Quella criminalità che ha sempre votato per la destra fascista, per la lega e per Silvio Berlusconi.

Scrive Il Gazzettino del 20 settembre 2000

Immagini sacre e quadri di papi nella "cripta" della Camorra

La stanza è stata scoperta all'interno di un ex scatolificio, in via Nuova Villa 26 a San Giovanni a Teduccio, alla periferia orientale della città. Si tratta di un edificio abbandonato da molti anni, secondo gli investigatori frequentato abitualmente da malviventi e dagli uomini del clan Mazzarella. Una piccola stanza buia con le pareti coperte da immagini sacre, quadri di papi e madonne e tanti disegni, probabilmente raffigurazioni di pregiudicati affiliati o condannati dalla camorra. I carabinieri hanno trovato, tra l'altro, un quadro largo più di un metro raffigurante papa Giulio II e un'altra immagine delle stesse dimensioni di Maria Maddalena. Alle pareti il disegno di San Francesco, molti crocifissi e disegni di vario genere.

Il Gazzettino del 20 settembre 2000

Al di là che ci siano correlazioni fra il Vaticano e la Camorra di allora, cosa che riguarda le indagini dei Carabinieri, certamente c'è una correlazione ideologica. La violenza messa in atto dalla chiesa cattolica contro l'infanzia produce questo tipo di criminalità. Una criminalità ritualistica che imita la chiesa cattolica e che si organizza in una struttura gerarchica per controllare i suoi stessi adepti.

Il 2000 fu un anno di grande terrorismo sociale messo in atto dalla chiesa cattolica contro la società civile italiana e internazionale. Fu l'anno in cui si cominciò a parlare della nuova Costituzione Europea i cui principi sociali divergevano da quelli cristiani. Si iniziava a discutere per eliminare la violenza sui bambini. Il diritto delle coppie omosessuali. Il diritto a legami diversi da quelli matrimoniali. Più il terrorismo vaticano aggrediva la società civile e più le persone si allontanavano dai dogmi cristiani.

Del 2000 ci sarebbero altre cose da raccontare, come lo scontro sociale sulla clonazione. Penso però che per ora sia sufficiente questo.

 

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08 febbraio 2026

Maghi e Apprendisti Stregoni
Quarta parte (e ultima)

Terzo: Le trasformazioni dell'Apprendista Stregone sono straordinarie solo quando l'Apprendista Stregone guarda sé stesso. Si tratta di un continuo "Ce l'ho fatta!", ogni volta che supera ostacoli e difficoltà accumulando esperienza e comprensione della realtà del mondo. "Ora ho capito!" diventa una condizione straordinaria perché significa che "è stata ampliata la comprensione delle cose".

E' morta la comprensione precedente, inadeguata, ed è nata una migliore comprensione nella propria coscienza. Chi osserva l'Apprendista Stregone dall'esterno non coglie le trasformazioni. Tutto appare uguale e nulla è cambiato. L'Apprendista Stregone appare come una persona qualunque. Un po' più stupida. La stupidità appare all'osservatore che risponde a parametri comportamentali di supponenza. Per esempio, se un Apprendista Stregone parla con una persona, non si limita a dire quello che vuole dire, prima di tutto si chiede: "Come posso parlare con questa persona affinché possa capire esattamente quello che gli voglio dire?". La difficoltà non è quella di dire le cose, ma la difficoltà consiste nel rispetto per l'altro che deve essere messo nelle condizioni di comprendere quanto gli si dice.

L'Apprendista Stregone non chiede che l'altro si adegui a lui, ma lui cerca di mettere a proprio agio il proprio interlocutore adeguandosi a lui. Sia che l'interlocutore possa condividere o dissentire a quanto gli viene detto. L'Apprendista Stregone partecipa emotivamente agli eventi della vita sociale e della vita della Natura. Partecipare emotivamente significa soggettivare le emozioni che entrano in relazione negli eventi, sia che queste siano riferibili ad Esseri Umani o ad Esseri della Natura. L'azione sugli eventi dell'Apprendista Stregone avviene mediante con-partecipazione emotiva dove le emozioni degli eventi vengono fatti propri dall'Apprendista Stregone e le emozioni, manipolate, vengono reivelicolate nella società. Il sequestro delle persone, che viene messo in atto negli USA ad opera della polizia speciale di Trump, l'ICE, genera un portentoso fiume emotivo, impossibile da ignorare. Attraversa gli uomini sensibili e gli Apprendisti Stregoni elaborano queste emozioni, ne soffrono, le manipolano e le reinviano come una sorta di maledizione contro tutti coloro che favoriscono i sequestri e le detenzioni gratuite. L'Apprendista Stregone trasforma sé stesso, amplia la propria percezione, amplia la propria sensibilità emotiva, affronta le contraddizioni sociali che incontra e nel mondo riversa le proprie emozioni. In questo modo l'Apprendista Stregone arricchisce la società in cui vive.

Solo i maghi che imitano Gesù, per truffare le persone, parlano delle vie che li hanno portati ad essere dei maghi. Parmenide stesso racconta il suo delirio nell'essere il prediletto del "Tutto", dell'assoluto. I sentieri di trasformazione di un soggetto sono personali. Tutte le persone percorrono dei sentieri di trasformazione. Sia sentieri che portano le persone a pensarsi schiavi nell'amore di un padrone che servono; sia sentieri che portano alla ribellione da ogni sottomissione o coercizione. Tutti gli uomini e le donne percorrono sentieri. Alcuni diventano consapevoli e, anziché abbandonarsi a proprio sentiero, al sentiero che percorrono aggiungono la loro volontà con cui alimentano il proprio intento affinché li guidi verso mete desiderate.

La volontà del soggetto, i suoi desideri e il suo scopo si fondono con i desideri e lo scopo del sentiero. E' la nascita nella coscienza della consapevolezza di una trasformazione in atto e la necessità soggettiva di dirigere quella trasformazione. E appare l'ostilità sociale. Appare quando l'Apprendista Stregone comincia a guardarsi attorno e percepisce la rabbia inconscia che le persone sviluppano contro di lui. Affetto ripagato con odio. Affetto per chiunque che, in qualunque situazione, si sforza di arrancare sulla via della conoscenza o della semplice sopravvivenza; odio da parte di chi cerca di soffocare, calunniando e denigrando, l'Apprendista Stregone per appropriarsi della sua intelligenza, del suo sapere, della sua disponibilità, della sua gentilezza per sottometterlo al proprio servizio. Al servizio del Potere d'Avere; qualunque sia il livello, nella "piramide sociale", di quel "Potere di Avere".

La lusinga del Potere d'Avere è il vero pericolo. Ogni volta che un l'Apprendista Stregone mette le proprie capacità al servizio del Potere d'Avere, mescola la propria energia emotiva con quella dei componenti del Potere d'Avere con cui si rapporta. In loro non c'è energia emotiva, ma una sorta di odore di morte che uccide ogni emozione che sorge nell'uomo e che costringe, coloro che veicolano il Potere di Avere, a recitare emozioni che non hanno e non provano. Il Potere di Avere porta le persone a separarsi dal mondo e dalla società in cui vivono. Si tratta dell'attivazione, in modo costante e permanente, di un meccanismo che si attiva, in maniera occasionale, negli Esseri della Natura. Tutti gli Esseri della Natura, noi compresi, siamo legati e con-partecipiamo attraverso relazioni emotive. Nel momento in cui uccidiamo un animale per mangiarcelo, ci separiamo dalla struttura emotiva dell'animale per essere alienati al dolore della sua morte. Questo meccanismo occasionale, in chi pratica il Potere di Avere, diventa permanente e solo il possesso di uomini e donne ancora in grado di emozionarsi attenua la sofferenza di chi, praticando il Potere di Avere, si è separato dal mondo e dalla società per esserne un padrone di una parte di essa.

Chi vive una vita in ginocchio, educato ad essere sottomesso fin dalla nascita, non si rende conto su cosa gli è successo. Ritiene che quella sia una condizione naturale. Combatterà contro chi vuole liberarlo da quella condizione. Chi è stato educato a diventare consapevole dell'immenso ignoto in cui vive, pensandosi parte di esso, quando si sottomette ai "vantaggi" offerti dal "Potere di Avere" progressivamente diventa sordo, muto e cieco in un colpo solo cadendo progressivamente nell'angoscia e nel ricordo di quanto ha perduto. Ci sono cose peggiori della morire; vivere nel ricordo di quanto s'è perso barattato per nulla!

L'Apprendista Stregone, mentre modifica sé stesso sfidando il Potere d'Avere, prende per mano gli Esseri della propria specie e gli Esseri delle specie della natura, che con la sua vivono in relazione, per migliorare le loro condizioni di vita; per strappare loro di dosso la paura per un nemico codardo che vive del pane rubato dalle loro mani e far fluire libera l'energia emotiva nel mondo.

Quarto: la sensibilità acquisita ai campi energetici di energia emotiva porta l'Apprendista Stregone a diventare consapevole delle variazioni, più o meno violente, dei campi di energia emotiva che abita. Il comportamento nei mondi raggiunti alterando la percezione, corrisponde all'etica comportamentale sviluppata nel quotidiano della ragione. Chi subisce il fascino dell'"autorità", del "maestro" diventa prigioniero delle forze che non praticano l'etica del rispetto ma quello della coercizione. Forze che vorrebbero trasferire in mondi raggiungibili attraverso l'alterazione della percezione il Potere d'Avere al fine d'appropriarsi dell'Energia Vitale degli individui sprovveduti e ingenui asservendoli ai propri scopi e ai propri bisogni.

Diventare prigionieri di forze e pulsioni incontrate nella percezione alterata equivale a diventare prigionieri ed asserviti al Potere d'Avere nel quotidiano della ragione perdendo la propria autonomia nell'alterazione della percezione e la propria libertà d'azione, ci si rattrappisce su sé stessi aspettando soltanto che la "dolce morte" lenisca le proprie pene. Questo avviene quando l'individuo, indisciplinato, alterando la percezione della realtà vissuta, pensa di essere un eletto che vede cose che altri non vedono. Tipo il delirio di Parmenide o di Tommaso d'Aquino. L'alterazione della percezione, dovuta ad una situazione occasionale, si trasforma nell'individuo in delirio che può essere curato solo dal punto di vista psichiatrico.

La libertà del fare (scelte e azione) per lo sviluppo del Potere di Essere è il bene più prezioso che l'Apprendista Stregone deve alimentare e proteggere per continuare il proprio sviluppo, sia nel quotidiano della ragione che nei mondi emotivi in cui normalmente abita. Lo scudo che protegge l'apprendista stregone sta dentro il suo cuore; sta nel metodo attraverso il quale segue le proprie predilezioni; sta nella rettitudine con la quale guarda la realtà; sta nel suo sforzo di chiedersi continuamente il perché delle cose senza mai cedere all'offerta di scorciatoie degli adoratori del macellaio di Sodoma e Gomorra o dei suoi simili.

Quinto: L'Apprendista Stregone inizia le proprie trasformazioni come Essere della Natura, Essere Umano costruito da un ambiente sociale. Come ogni Essere Sociale, l'Apprendista Stregone è stato costruito, manipolato, da quella struttura sociale per adattarlo a quella società. Prima di iniziare il suo cammino, ha vissuto, si è adattato, si è, in una qualche direzione, trasformato crescendo. Lo ha fatto adattandosi al Sistema Sociale in cui è nato. Nel momento in cui la persona inizia a mette il naso fuori dal controllo del Comando Sociale, deve misurarsi col proprio condizionamento educazionale. Il condizionamento educazionale che ha subito è il suo nemico. Il condizionamento educazionale gli ha imposto una morale che lo induce ad "obbedire al padrone"; la necessità, per praticare un diverso modo di esistere, impone che l'individuo fagociti il principio secondo cui "l'obbedienza non è dovuta a nessuno". L'individuo deve ripulirsi di tutte le idee aprioristiche che gli sono state imposte e riempire la sua conoscenza di idee che formula analizzando la realtà del mondo in cui vive. Ripulirsi dai preconcetti e dagli imperativi morali imposti, altrimenti, quando altera la percezione, anziché afferrare la realtà delle cose afferrerà l'immaginazione desiderata delle cose secondo l'imposizione del condizionamento educazionale che ha subito.

Combattere sé stesso ripulendosi dal condizionamento educazionale è prerogativa fondamentale dell'Apprendista Stregone il quale, alterando la propria percezione, si troverebbe a dover afferrare il proprio condizionamento attraverso le immagini e le sensazioni percepite. Le immagini prodotte dal condizionamento educazionale, che inducono la persona al delirio, sono tanto più violente nell'agire contro l'Apprendista Stregone quanto più questi trasferisce le proprie paure e le proprie fobie in quelle immagini. Solo se l'Apprendista Stregone sarà sufficientemente costante, determinato, deciso e perseverante potrà rimuovere e mettere ordine nella propria percezione. Tanto maggiore sarà la percezione di diversi aspetti della realtà e tanto minori saranno gli inganni che subirà.

L'Apprendista Stregone, prima di agire all'interno dei campi energetici emotivi che lo circondano deve agire sul proprio campo energetico emotivo, sulle proprie emozioni e sulla capacità di esporle e sottrarle al mondo a seconda delle sue necessità. La presunzione d'essere perfetto nel momento in cui entra in relazione con i capi emotivi del mondo, anziché percepire gradi di realtà del mondo, viene travolto da deliri indotti dal condizionamento educazionale che ha subito. Incontrerà soggetti pronti a gratificare le sue sensazioni di grandezza ma sarà solo un modo per bloccare lo sviluppo della sua energia emotiva, del suo Potere di Essere, mettendolo al servizio dei loro bisogni anziché di sé stesso. Un Apprendista Stregone sospende il giudizio su quanto gli si presenta, analizza, pronto ad agire per spingere lo sviluppo di sé stesso lungo il sentiero di trasformazioni che ha intrapreso. Così nel pensato della ragione; così nei mondi emotivi.

 

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07 febbraio 2026

Maghi e Apprendisti Stregoni
Terza parte

L'Apprendista Stregone non collabora mai con il "Comando Sociale" contro le persone della propria società. L'Apprendista Stregone vuole ampliare la propria percezione nel mondo in cui vive e, per farlo, deve continuamente spingere affinché vengano migliorate le condizioni sociali e sempre un maggior numero di persone accedano al benessere e alla sicurezza sociale.

Mentre il mago mette sé stesso al centro dei suoi interessi, l'Apprendista Stregone mette gli interessi del mondo in cui vive, sociale e della Natura, al centro dei propri interessi. Il mago proclama "in verità, in verità ti dico...", l'Apprendista Stregone tenta di spiegare, anche se è consapevole che chi vive nei modelli mentali della "verità" non è in grado di comprendere la necessità della libertà dalla verità stessa.

L'Apprendista Stregone, quando inizia il suo cammino, inizia da come pensa la realtà in cui vive. La realtà che lo appassiona e lo coinvolge. Progressivamente, trasformazione dopo trasformazione, rimuove, uno dopo l'altro, i veli illusori che ricoprono il reale vissuto. Supera le idee formate attraverso la forma e la quantità e inizia a penetrare la realtà in cui vive. Un po' alla volta, per quanto complesso possa essere riportare tutto nella descrizione, inizia a pensare alle trasformazioni come oggetti in sé e alle emozioni come oggetti che abitano il mondo.

Il cammino dell'Apprendista Stregone è un percorso di trasformazione soggettiva che lo porta a svelare aspetti diversi della realtà in cui vive. Lo stesso cammino è il cammino di ogni uomo o donna della società in cui viviamo. Ogni uomo e donna nascono con la necessità di ampliare la loro coscienza, la loro consapevolezza e la loro cultura. A mano a mano che crescono, la società in cui vivono, estingue questa necessità per adattare le persone alle proprie esigenze. L'individuo, per la società, nasce merce e deve essere lavorato affinché diventi un prodotto che la società può usare per perpetuare sé stessa nelle condizioni in cui é impedendo l'ingresso di ogni tensione che tenderebbe a modificarla. Per questo motivo, la grande maggioranza di uomini e donne vivono in una perenne ricerca di piacere, alienati da sé stessi, e muoiono ricordando i "bei tempi passati" rimpiangendo, in realtà, la propria giovinezza e le scelte che avrebbero potuto fare, ma non sono stati in grado di fare. Portando la propria percezione al di fuori della forma e della quantità, l'Essere Umano produce uno "strappo" all'educazione ricevuta e inizia a rendersi conto dell'esistenza di una realtà diversa da come l'aveva immaginata come forma e quantità. Trovando il piacere di allargare questo strappo, l'individuo si allontana dalla formazione delle idee mediante la forma e la quantità. Inizia il suo percorso per alimentare la modificazione della sua percezione del mondo. In quel momento, l'individuo è nudo. Si scopre privo di armi e scudi con cui affrontare il mondo nella nuova situazione in cui lo percepisce. In quel momento, l'Apprendista Stregone non si deve limitare ad ampliare la percezione, ma deve far fronte alle aggressioni che intendono bloccare il suo camminare su quel sentiero.

Quali aggressioni subisce l'Apprendista Stregone?

-- Primo: sensazione d'onnipotenza. Percependo il mondo anche in maniera diversa dall'usuale, si ha la sensazione di essere padroni del circostante. Sembra di poter fare qualsiasi cosa. Si è coscienti dell'esistenza dei due livelli percepiti: il piano della ragione e quello in cui si vive alterando la percezione della realtà. Si è convinti che qualora l'azione, all'interno del livello percepito attraverso l'alterazione della percezione, non ottenga il risultato voluto o qualcosa vada male, ci si può sempre rifugiare nel mondo del quotidiano della ragione sottraendosi al livello della percezione alterata e dalle sue reazioni. Lo stesso vale per il mondo razionale dal quale si pensa di sottrarsi alterando la percezione usuale. Solo che, in quel caso, non è più il mondo descritto con una diversa percezione, ma è il mondo della follia, intesa come perdita di aggancio con la realtà quotidiana. Troppo tardi, chi altera la percezione, si accorge che non esiste più rifugio nel mondo quotidiano della ragione. In qualsiasi momento i campi di energia emotiva percepiti (e nel modo in cui vengono percepiti dal soggetto) possono venirci a cercare per piegarci ai loro bisogni e ai loro fini. All'inizio, quando l'Apprendista Stregone altera la propria percezione percependo le emozioni nel circostante in cui vive, i campi energetici emotivi (che sono tutte Coscienze di Sé) sospendono il giudizio, come per pesare e valutare il nuovo venuto. Aspettano. Sarà l'Apprendista Stregone a scegliere il proprio ruolo e il fine della propria percezione alterata con cui costruire delle relazioni emotiva nel mondo in cui è appena giunto. Le sue scelte e le sue azioni nel quotidiano stabiliranno, per chi osserva, il suo intento e la sua collocazione nel mondo emotivo. La collocazione, viene costruita da ogni individuo, giorno dopo giorno, attraverso la sequenza delle sue scelte; sia per quanto riguarda il quotidiano della ragione che in ogni quotidiano in cui la manipolazione dei sensi, dell'attenzione e della percezione lo porterà a muoversi. Anche chi non altera la propria percezione, diventando cosciente dell'esistenza del mondo emotivo in cui vive, comunque, attraverso le sue scelte e le sue azioni interviene nel mondo emotivo; solo che non diventa consapevole delle azioni e delle reazioni del mondo emotivo nei suoi confronti.

La sospensione del giudizio; la discrezione; la capacità (d'origine morale) d'allineare sé stesso con quanto percepisce diventandone parte; l'agilità intellettuale; l'ecletticità; la profondità e l'interesse del proprio pensato attraverso il quale coinvolgere i sensi; il piacere di compenetrare l'esistente; sono armi formidabili, atte a creare l'invulnerabilità in ogni mondo in cui un Apprendista Stregone si può muovere. Al contrario, la volontà di agire sui campi di energia per piegarli ai propri fini per ottenere vantaggi sul piano del quotidiano della ragione, non solo provoca una reazione violenta dei campi emotivi stessi, ma cortocircuita la propria energia emotiva in sé stessi bloccando la veicolazione emotiva che porta la persona al delirio di onnipotenza.

Per citare:

"il cielo dura eterno la terra eterna dura
che il cielo duri sempre che la terra permanga
la causa è che non per se stessi essi vivono
per questo sono eterni e duraturi
per questo l'uomo saggio
pospone se stesso onde se stesso avanza
esclude se stesso onde se stesso conserva
non è perch'ei non cerca il suo vantaggio
e perciò può compiere il suo vantaggio"

Da: Lao Tse, La regola celeste (Tao Té Ching), Editore Sansoni, 1984, pag. 12 La sensazione d'onnipotenza è la via che porta ogni uomo alla tomba. Tanto più chi ha alterato la percezione pensandosi superiore agli altri Esseri Umani. La sensazione d'onnipotenza è l'appagamento del bisogno di "Potere di Avere", appagamento del dominio dell'uomo sull'uomo. In questo caso, il mondo emotivo si assicura un pagliaccio in più con cui divertirsi.

--Secondo: l'atto di magia, come manipolazione dei campi d'energia emotiva, non ha un referente immediato nel mondo quotidiano della ragione. Il mondo della ragione vive il "tempo storico", è il prodotto di una storia, al di là che si conoscano o meno gli eventi di quella storia. Nel mondo del tempo, del mutamento, tutto è presente nell'attimo presente in cui avviene il mutamento. Il mondo delle emozioni capitalizza consapevolezza delle emozioni coinvolte in ogni mutamento. Sia l'Apprendista Stregone, di cui stiamo parlando, che donne e uomini o ogni altro Essere della Natura, con la loro vita e la loro attività, manipolano le modificazioni del mondo dell'energia emotiva coinvolgendo le proprie emozioni in ogni azione e in ogni trasformazione. Attraverso l'azione viene in essere un cambiamento e ciò che è ora, muore, in funzione di un diverso "ora", adesso. Solo il Gesù di Nazareth e i suoi imitatori vengono descritti come coloro che, con un colpo di bacchetta magica, modificano l'esistente. L'Apprendista Stregone non vive solo il presente attuale, ma tutti i presenti che hanno concorso a generare il presente attuale in cui vive e i possibili presenti di cui l'attuale è la loro manifestazione.

Quando chi altera la percezione desidera diventare colui che agisce a colpi di bacchetta magica, ha già costruito il proprio fallimento. Egli tende ad imitare un descritto fantastico attraverso il quale il "Potere d'Avere", "il Comando Sociale", indicando il miracolo come esempio di magia, deride gli sforzi di chi, manipolando sé stesso attraverso il soggettivare l'oggettività, vorrebbe percorrere un sentiero di libertà, accrescendo il proprio "Potere di Essere" sottrarndosi al controllo del "Comando Sociale".

Si può dire che l'Apprendista Stregone distende le proprie "ali della percezione"; segue la scia dei mutamenti sociali, sia sul piano della ragione che nel mondo emotivo; li vive, li abita, e in quei mutamenti agisce introducendo, per quanto è possibile, delle variabili. Si può dire, anche, che l'Apprendista Stregone sta "respirando l'universo". Non perché lo respiri, ma perché la sua energia emotiva è parte attiva del mondo emotivo e costruisce le relazioni con le emozioni del mondo in cui vive. Tuffarsi nell'infinito mare emotivo che ci circonda, in fondo, è il desiderio e l'obbiettivo dell'Apprendista Stregone.

Fine terza parte - continua: revisione totale di un testo del 1995 (la revisione è tale da essere un nuovo testo)

 

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06 febbraio 2026

Maghi e Apprendisti Stregoni
Seconda parte

Abitare la realtà in cui si vive significa imparare, purtroppo lo si impara da adulti con tutte le difficoltà che il "già vissuto" impone, la relazione emotiva che esiste fra la veicolazione delle proprie emozioni e la veicolazione delle emozioni dei soggetti con i quali costruiamo delle relazioni. Significa imparare, acquisendo coscienza, gli effetti, le conseguenze, delle relazioni emotive nel quotidiano della ragione. Per conseguenza, gli effetti delle azioni che si mettono in essere nel quotidiano della ragione, sulle relazioni emotive che intratteniamo con i soggetti del mondo in cui viviamo.

- Primo: ogni azione operata su di un campo energetico, emotivo, in relazione ai fini voluti dall'operatore viene compensata dalla struttura emotiva stessa in funzione dei propri fini e della forza emotiva che viene impegnata nell'azione stessa. In altre parole: provatevi a interferire nella struttura emotiva del vostro vicino di casa, offendendo le sue aspettative, e vi riderà in faccia. Il vostro vicino si affronta in quanto persona fisica. Quando si agisce sulle emozioni del mondo non esiste forma, solo necessità emotive. La vostra necessità emotiva che chiede vicinanza e solidarietà al mondo. Se le vostre emozioni sanno scuotere il mondo, il mondo in cui vivete, accorre. Ci si scopre ad essere in possesso di soluzioni alle contraddizioni vissute prima ancora che la contraddizione del vostro vissuto si presenti. A differenza delle affermazioni dei maghi, non si possono fare "maledizioni" o "malocchi". Questi appartengono ai desideri dell'immaginazione. Non hanno nessun effetto. Di solito succede che chi non riversa emozioni nelle proprie azioni, ma agisce solo mediante gli interessi propri della ragione, finisce per fare i propri interessi contro qualcuno più forte di lui (magistrati, polizia, Istituzioni, ecc.).

- Secondo: solo i maghi illusi credono negli effetti della magia simpatica. Quella magia secondo cui se agisci, per esempio, con gli spilli sulla bambolina vudù, il tuo nemico soffrirà. Solo gli illusi e i creduloni possono pensare di mandare maledizioni contro qualcuno come fanno ebrei e cristiani. Ci sono delle azioni che possono essere definite magiche dagli Apprendisti Stregoni ma che i non-stregoni non sanno interpretare perché: le immaginano parificandole alle azioni del loro Dio padrone. Si tratta degli effetti prodotti dall'Apprendista Stregone quando ha soggettivato, fagocitato, fatto propri, i bisogni e le necessità del mondo in maniera tale che i suoi bisogni e le sue necessità sono i bisogni e le necessità del mondo. Una persona del genere non viene capita dalla società umana e quando agisce o fa delle affermazioni razionali, le persone non riflettono sulle azioni o sulle affermazioni, ma ne hanno paura e si chiedono: "questo, cosa vuole davvero?". Tendono a fuggire. Ad isolare l'Apprendista Stregone e, se possibile a linciarlo tanto è estranea a loro l'idea che qualcuno possa agire o scegliere senza avere degli interessi personali per i quali agisce o scegliere. Solo una persona così può modificare la realtà in cui vive. Non perché: lui modifica la realtà in cui vive, ma perché: la realtà in cui vive si adatta alla sua presenza.

- Terzo: Le persone diventano degli Apprendisti Stregoni per caso, spesso inconsapevolmente. Le persone comuni pensano che sia una cosa straordinaria e che costoro siano dei super uomini o delle super donne. Non è così. E' il bisogno e la necessità che induce una persona a percorrere quella via e spesso non sa di percorrere una via. Spesso non ne diventa nemmeno consapevole. Diventare consapevoli di imboccare una via, che soddisfa il bisogno soggettivo e alimenta la propria conoscenza, è una vera e propria illuminazione che spesso il soggetto la considera un'iniziazione. Sono le scelte che le persone fanno a portarle su quel percorso. Per molte scelte, si può dire che quelle persone hanno anteposto ciò che ritenevano "giusto" a ciò che la loro ragione avrebbe voluto. Hanno iniziato ad anteporre i bisogni del mondo ai propri bisogni finendo per fare dei bisogni del mondo i loro stessi bisogni. D'altro canto l'Apprendista Stregone vive in una società di Esseri Umani organizzata e strutturata per fini di potere e di dominio e non in funzione del benessere delle donne e degli uomini. "A cosa serve erigere la Torre di Babele e dare l'assalto al cielo della Conoscenza e della Consapevolezza? Assoggettati al volere dell'autorità sociale che è autorità per volere divino." va proclamando il Comando Sociale degli uomini. Dunque, asserisce costui, i tuoi pensieri e le tue azioni o sono doni divini o appartengono al maligno (altrimenti noi cosa siamo, degli stupidi?).

Quante donne e uomini possono affermare: "Io ho conquistato la mia coscienza, la mia cultura, la mia consapevolezza, giorno dopo giorno; chiedendomi il perché delle cose; manipolando la materia attraverso il mio lavoro; alterando la percezione dei miei sensi per comprendere le diversità che mi stavano attorno; ho ascoltato il respiro dell'Essere Terra (Gaia o Rea se qualcuno preferisce); ho osservato, notte dopo notte, il moto degli astri nel cielo o l'infinitamente piccolo in un microscopio e, mentre facevo questo, mi trasformavo perché: mentre facevo questo reclamavo all'Universo il Sapere, la Conoscenza e la Consapevolezza dell'esistenza modificandomi e ampliando la mia capacità di percezione del mondo circostante esattamente come, all'opposto, voi, che in ginocchio supplicavate l'intervento di un Dio affinché: risolvesse i vostri problemi, e, così facendo, vi modificavate rinchiudendovi in voi stessi supplicando la morte come liberazione dalla vostra angoscia".

Non furono in grado di farlo. Abitare il tempo delle trasformazioni soggettive significa vivere in un presente immutabile dove, ad ogni trasformazione, la coscienza, dominata dalla ragione, dice: "Sei sempre stato così!". Poi, rileggi un tuo vecchio scritto in cui esprimevi delle idee e realizzi: "Un tempo pensavo diverso o mi esprimevo in un diverso modo!". Si comprende che c'è stata una trasformazione soggettiva, eppure, la ragione che domina la coscienza insiste: "Sei sempre stato così!". Conquistare, giorno dopo giorno, la propria conoscenza e la propria consapevolezza mettendo, giorno dopo giorno, a rischio la propria vita veicolando le proprie emozioni, in una società che faceva di tutto per emarginarli. Il sentiero dell'Apprendista Stregone non è un cammino speciale. Rappresenta il normale divenire dell'Essere Umano all'interno della società e della Natura caricando bisogni e passioni con le proprie emozioni. L'eccezionale consiste nella distruzione dell'Essere Umano attraverso la sottomissione e la supplica, per la soluzione dei propri problemi, al macellaio di Sodoma e Gomorra.

- Quarto: Il grande problema di un Apprendista Stregone è l'ipersensibilità. Diventando sensibili all'energia emotiva espressa dai soggetti del mondo, attraverso la manipolazione della propria attenzione, subisce più violentemente aggressioni alle sue emozioni. Le emozioni che provengono dal mondo non sono solo le emozioni dei soggetti che abitano il mondo, ma sono esse stesse soggetti consapevoli di sé: il cui scopo è quello di dilatare il proprio campo d'energia sviluppando così il loro Potere di Essere. Esistono due modi per sviluppare il proprio campo d'energia emotiva in relazione con altri campi d'energia emotiva: succhiare il campo d'energia più debole fino a distruggerlo o entrare in relazione con esso attraverso un mutuo scambio.

Il mutuo scambio è la relazione normale, fin da quando si è sorti nell'ipotetico "brodo primordiale" fra gli Esseri sia nella Natura sia con campi di energia emotiva non riferibili ad Esseri della Natura (come intesa scientificamente). La tecnica di succhiare un Essere fino a distruggerlo è una tecnica recente inventata dagli Esseri Umani, quando misero a punto le tecniche d'allevamento e di costrizione degli animali, e subito fatta propria da un "Comando sociale", vedi Platone, che la rivoltarono nei confronti degli Esseri Umani per piegarli ai propri scopi e ai propri fini. L'Essere Umano allevava animali, modificandoli, per cibarsene; il "Comando Sociale" modifica e adatta Esseri Umani per controllare la società.

Alcuni Esseri Umani, nelle vicende della loro esistenza, inventarono il modo di trasformare Esseri Umani della propria società in bestiame da allevare per i propri fini e i propri bisogni.

Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore; li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte.

Bibbia ebrea e cristiana, Deuteronomio 6, 4-9

Oppure ancora:

"E' proprio così - aggiunsi -. D'altra parte, caro Glaucone, accoppiarsi così, senza una regola, e agire come capita, in una Città di uomini felici non sarebbe una cosa santa e pertanto sarebbe vietata dai reggi tori".
"E infatti non è giusto", ne convenne.
"E' chiaro dunque che il passo successivo consisterà nell'istituire matrimoni il più possibile santi: santi nel senso di particolarmente utili".
"Precisamente".
"E a quali condizioni potranno essere particolarmente utili? Dimmi un po', Glaucone: io vedo in casa tua mute di cani da caccia e stormi di uccelli pregiati, e, per Zeus, non hai mai notato come si accoppiano e come allevano i loro nati?"
"E come?", domandò.
"Innanzi tutto, fra questi stessi esemplari, per quanto sian tutti di razza selezionata, non ce ne sono forse alcuni che sono meglio degli altri?".
"Sì, ci sono".
"E allora, permetti che tutti generino, indifferentemente, o ti piacerebbe che generassero di preferenza i migliori?".
"I migliori".
"E chi, in particolare: i più giovani, i più vecchi o quelli che sono nella piena maturità fisica?".
"Senz'altro, coloro che sono nella piena maturità fisica".
"E se gli incroci non avvenissero secondo queste regole, non pensi tu che la razza dei tuoi uccelli e dei tuoi cani andrebbe rapidamente decadendo?".
"Penso di sì", disse.
"E credi - continuai - che sia diverso per i cavalli e per gli altri animali?".
"Sarebbe assurdo", ammise lui.
"Ah, caro amico - esclamai -, dovranno ben essere eccelsi i nostri reggitori, se quello che s'è detto vale anche per il genere umano".
"E proprio così - disse -. Ma perché:?".
"Perché: - risposi - si dovrà correre a non pochi ripari. E se, a nostro giudizio, basterebbe un medico, neppur troppo esperto, quando si tratta di corpi che non han bisogno di medicine, ma che semplicemente vogliono sottoporsi ad una dieta, stiamo pur certi che ne occorrerebbe uno di ben altro valore, qualora ci fosse davvero bisogno di una cura".
"E' vero, ma a che scopo dici ciò?".
"A questo - risposi -. C'è il rischio che i nostri reggitori siano costretti a ricorrere a continue bugie e inganni nell'interesse dei loro stessi amministrati; e abbiamo già riconosciuto che tutte queste bugie, quando sono a fin di bene, hanno il valore di farmaci".
"E a giusta ragione", riconobbe.
"E' proprio questa "giusta ragione" che in fatto di matrimoni e di allevamento dei figli deve realizzarsi il più spesso possibile".
"E come?".
"Se dobbiamo tener conto - risposi - di ciò che abbiamo già ammesso, conviene che gli uomini migliori si accoppino con le donne migliori il più spesso possibile e che, al contrario, i peggiori si uniscano con le peggiori, meno che si può; e se si vuole che il gregge sia veramente di razza occorre che i nati dai primi vengano allevati; non invece quelli degli altri. E questa trama, nel suo complesso, deve essere tenuta all'oscuro di tutti, tranne che dei reggitori, se si desidera che il gruppo dei guardiani sia per lo più al sicuro da sedizioni".
"Benissimo", disse.
"Dunque, stabiliremo ufficialmente delle feste in cui le future spose e i loro pretendenti si troveranno insieme; in queste occasioni si celebreranno sacrifici e si faranno comporre dai nostri poeti inni adatti alle nozze che si stanno facendo. Il numero complessivo dei matrimoni lo faremo decidere dai reggi tori, i quali avranno come obiettivo il mantenimento a livello costante della popolazione, cosicché:, tenendo conto delle guerre, delle epidemie, e di tutte le altre calamità del genere, lo Stato non sia né: eccessivamente popoloso, né: troppo scarso di uomini".
"Giusto", disse.
"Io credo che si dovrà anche trovare una qualche forma di sorteggio truccato. la quale faccia sì che la parte dei meno dotati di cui si è parlato incolpi dell'unione che le tocca non i reggitori, ma la sorte". "Non saran certo trucchi da poco", osservò.

Da: Platone, Tutti gli scritti, La Repubblica, Editore Bompiani, 2014, pag. 1192-1193

Questi esempi di Esseri Umano che succhiarono l'energia emotiva ad Esseri Umani delle loro società trasformandoli in schiavi sottomessi a regole, morali, divinità che esistevano solo per legittimare il dominio dell'uomo sull'uomo.

Se gli Esseri Umani sottomessi avessero posseduto uno specchio emotivo avrebbero visto come la luce dei loro padroni era solo un'illusione e che la propria luce emotiva era molto maggiore. Anziché prostrarsi, avrebbero presi a calci chi li voleva sottomettere. Nessuno si può permettere di prendere a calci nessuno. Il rispetto è la regola essenziale nelle relazioni sia fra Esseri Umani che fra Esseri della Natura. A meno che qualcuno non tenti di impossessarsi di un altro Essere Umano costringendolo a non vivere per sé: stesso: il diritto alla legittima difesa non è soltanto un diritto giuridico, ma un dovere morale ed etico a cui nessuno può venir meno, se non per causa di forza maggiore, e, comunque sempre con l'intento di sottrarsi alla sottomissione (quando è possibile) il prima possibile.

- Quinto: L'apprendista Stregone non è un marziano venuto dallo spazio è un Essere Umano che vive nella società e ha sviluppato la propria percezione soggettivando i bisogni e le necessità della società nella quale vive. Mentre percorre il proprio sentiero di trasformazione soggettiva porta con sé quanto ha subito, vissuto e appreso prima di diventare consapevole di percorrere un sentiero che lo porta a diventare un Apprendista Stregone. Tenderà a trasferire la propria energia emotiva in quel quotidiano e costruirà relazioni emotive in quel quotidiano sociale. Non si chiederà quanta energia emotiva quel quotidiano sarà in grado di sopportare. Non si chiederà quali possono essere le conseguenze dell'intervento attraverso l'energia emotiva. Quando qualcuno agisce per sottomettere gli uomini in quel quotidiano sociale, quell'energia emotiva si ritorce contro di lui. Non come affetto immediato, tipo la miracolistica, ma mette in moto processi di modificazione del presente che si ritorcono contro chi vuole sottomettere gli Esseri Umani. Quando si agisce all'interno e attraverso l'energia emotiva che attraversa un insieme, come una società, l'energia emotiva si "attiva" alimentando processi di trasformazione sociale.

- Sesto: quando un Apprendista Stregone può affermare di aver soggettivato a sufficienza l'oggettività in cui vive e fatti propri i suoi bisogni, desideri ed aspirazioni? Mai! Perché: la ragione, che controlla la sua coscienza, gli dice che lui è sempre stato così. Nulla è cambiato e, dunque, per un Apprendista Stregone il cammino è ancora lungo. E' sempre ancora tutto da fare. D'altronde, soggettivare l'oggettività è sempre una condizione relativa rispetto all'ambiente, spazio-temporale in cui vive. L'Apprendista Stregone opera sempre in uno spazio, in un ambiente, circoscritto corrispondente alle sue predilezioni soggettive. Quando un Apprendista Stregone si separa dalla soggettivazione dell'oggettività? Quando, una volta raggiuntone un certo grado soggettivazione sorge in lui l'idea che tale percezione è percezione di un "tutto assoluto". L'idea di essere in relazione con un assoluto quale unica via di parte della conoscenza acquisita, in qualunque modo questo avvenga, trasforma la sua percezione in illusione iniziando a separarsi dagli Esseri della propria specie e della propria società. In altre parole, quando cessa di soggettivare l'oggettività per imporsi come oggettività da soggettivare da altri Esseri della propria specie.

Questi elementi sono in grado di chiarire le difficoltà sulla via che porta allo sviluppo dell'Essere Umano quando costui inizia un cammino per trasformarsi in Apprendista Stregone.

L'Apprendista Stregone vive in relazione e all'interno del Sistema Sociale in cui è nato, o ha scelto di vivere, vive e lavora.

Fine seconda parte - continua: revisione totale di un testo del 1995 (la revisione è tale da essere un nuovo testo)

 

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05 febbraio 2026

Maghi e Apprendisti Stregoni
Prima parte

I maghi, come pensati in occidente, non sono mai esistiti. Sono esistite persone che partendo dalle traduzioni di Ficino costruivano un "occulto" nel quale veicolavano le loro aspettative, sottraendosi al controllo dei cristiani e della chiesa cattolica in particolare.

In quell'occulto il "mago" affermava di agire attraverso forze extraumane modificando il presente in cui gli uomini vivevano; controllando la volontà delle persone; modificando gli eventi atmosferici; leggendo e interpretando il disegno di Dio (o dell'Uno o del Tutto) che stabiliva il "destino dell'uomo".

Nessuno di loro modificava la propria percezione soggettiva: il mago era perfetto e, in quanto tale, predestinato da Dio a ricoprire il ruolo simile a Gesù in terra.

Chi si considerava un mago non commetteva l'errore della presunzione, commetteva il reato di inganno e truffa allo stesso modo in cui il delitto di inganno e truffa va attribuito al Gesù dei cristiani, se mai fosse esistito.

Affermavano di disporre di un "potere" per volere di una qualche forza esterna, per volere divino o come eredità di una qualche stirpe reale. Si ritenevano esseri unici; "grandi" da rapportarsi soltanto con altri "grandi".

A parte alcuni che avevano la pretesa di giustificare filosoficamente la loro attività magica riempiendo l'esoterismo di simboli, la maggior parte di loro circoscrivevano la loro azione in conventicole più o meno ristrette. Là potevano essere i dominatori, i maestri, senza dover affrontare dialetticamente chi metteva in discussione il loro ruolo.

In molte cronache sulla famigerata caccia alle streghe, troviamo spesso che le streghe sono più cristiane (anche se il loro referente era l'antagonista a Gesù) che non i loro persecutori che, incapaci di argomentare, altro non potevano che soddisfare i loro bisogni sessuo-sadici ricorrendo alla tortura.

Il mago afferma di agire attraverso "campi di energia" di cui lui conoscerebbe i segreti.

Anziché agire sulla materia (roba da operai) il mago agisce sull'aspetto energetico dell'esistente. Afferma che, agendo sull'energia, modifica l'esistente fisico della realtà e delle sue condizioni.

Il problema del mago è dato dal fatto che per quanto il mago invochi o evochi, la realtà in cui vive non si modifica se non si opera direttamente su questa. I così detti maghi o veggenti, sono sempre stati smascherati salvo quando si nascondevano dietro il potere della chiesa cattolica che certificava i loro trucchi trasformando squallidi individui in santi da venerare.

In primo luogo. Per agire sui "campi di energia", come li chiamano i maghi, è necessario agire sul proprio campo di energia. Si agisce sul proprio campo di energia coinvolgendo le proprie emozioni nella propria attività quotidiana.

Una volta che si è in grado di riempire delle proprie emozioni ogni singola azione che si fa nella quotidianità si può entrare in relazione con le emozioni proprie dei soggetti nel mondo.

Tutto il mondo vive per relazioni emotive. L'uomo si è separato dal mondo emotivo sviluppando la ragione. L'uomo ha finito per costruire relazioni con altri uomini mediante le parole ma non è più in grado di percepire le emozioni da altri uomini, dagli animali, dalle piante. Soprattutto, non è in grado di percepire l'agire dell'emozione nelle proprie trasformazioni. Quando lui stesso assiste ad emozioni e in lui sorgono delle emozioni, continua ad essere separato dal mondo perché lui sente le proprie emozioni ma non sente le emozioni del mondo.

Truffare è proprio dei maghi. La magia cerimoniale altro non è che imitazione delle cerimonie cattoliche con buffi costumi riempiti di enfasi. I tarocchi e l'astrologia è truffa. Una truffa rivolta a persone che desiderano un futuro diverso dal presente angoscioso che vivono. Lo spiritismo è una truffa.

All'interno della Natura (primo luogo nel quale il mago o l'apprendista stregone si trova a vivere) non esistono campi d'energia neutri. "Animali", "Piante", sono soggetti d'energia emotiva con una Coscienza di Sé precisa ed agiscono in funzione dei loro fini.

Questi fini vengono raggiunti con strategie materiali, intelligenti, anche se non capiamo la loro intelligenza perché la nostra intelligenza razionale si pensa superiore alla natura.

Per vivere generano campi di energia emotiva con cui costruiscono relazioni con altri campi di energia emotiva. Costruiscono situazioni simbiotiche e relazioni di collaborazione per poter meglio costruire la loro vita.

Il mago non abita le emozioni del mondo. Il mago si pensa come il Dio dei cristiani che con la "parola magica" crea e modifica il mondo a proprio desiderio e attraverso la propria volontà.

Il mago pretende di modificare il mondo ad imitazione di Gesù che ferma il vento, dà la vista al cieco (un singolo) e moltiplica pani e pesci.

A differenza dei maghi, l'Apprendista Stregone non modifica la realtà in cui vive, la abita. L'Apprendista Stregone può modificare sé stesso, la propria percezione della realtà e leggere la realtà in cui vive da piani e prospettive diverse.

Fine prima parte: revisione totale di un testo del 1995

 

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04 febbraio 2026

Riflessioni sul corpo di sogno e il corpo luminoso

L'affermazione che il Corpo di Sogno sia mobile ed utilizzabile a fini pratici nel mondo della ragione, mi ha sempre lasciato perplesso. Il così detto "dono dell'ubiquità" l'ho sempre attribuito alla farneticazione della superstizione cristiana. Se non fosse una farneticazione, tutto il mondo vivrebbe in una situazione di continua instabilità prodotta da "corpi di sogno" che riversano la loro attività nella vita quotidiana delle persone.

Un conto è la trasformazione dell'individuo attraverso una modificazione e un ampliarsi della propria percezione mentre sta tentando di costruire il proprio Corpo di Sogno prendendo il controllo sul proprio sognare, un altro è l'azione del corpo di sogno in relazione ai bisogni della ragione.

Nel primo caso c'è una modificazione della struttura emotiva soggettiva che permette all'individuo, in alcune situazioni, di abitare il sogno.

Nel secondo caso, se il delirio fosse possibile, significherebbe che l'individuo che sogna non abita le proprie emozioni e il corpo di sogno non avrebbe un'esistenza per sé stesso, né coscienza e libertà di veicolare le emozioni soggettive, ma opererebbe come strumento della ragione. Come strumento della ragione destinato a morire con la ragione stessa.

Quando l'individuo pratica il sognare, tutto l'individuo sta sognando. L'individuo nel sogno veicola le proprie emozioni e con esse tutti i problemi che la quotidianità ha imposto alla sua struttura emotiva. Nel sognare l'individuo scarica le proprie tensioni. Quando l'individuo sogna, la ragione ha perso il controllo della sua coscienza, anche se la ragione continua ad intervenire nel sogno con immagini descrittive con cui tenta di imprigionare l'interpretazione delle emozioni, le emozioni sono libere di presentare alla coscienza gli ostacoli che l'individuo deve affrontare e superare nella propria quotidianità.

L'attenzione dell'individuo e i suoi desideri non sono più quelli della ragione, della quotidianità, ma nel sogno appaiono le elaborazioni emotive della realtà vissuta, ma ignorata dalla ragione.

Il sognare è alimentato dalle emozioni e le emozioni descrivono il mondo in cui viviamo, in modo diverso dal come lo descrive la ragione. Si può dire che la ragione descrive il mondo in cui viviamo, le emozioni abitano il mondo. Dato un problema nel quotidiano; ci sono interpretazioni diverse che si aprono a soluzioni diverse, quando quel problema è descritto dalla ragione da quando quel problema è vissuto emotivamente.

Noi sogniamo col corpo.

E' il nostro corpo che sogna ed è la nostra ragione che elabora le immagini del sogno che sono sempre diverse dalle immagini dei luoghi, degli oggetti e delle persone che possiamo verificare in stato di veglia.

Questo perché la ragione tenta di imprigionare nella descrizione l'insorgenza emotiva.

L'insorgenza emotiva tenta di esprimersi per sé stessa. Pertanto, modifica i ricordi della ragione attraverso la pulsione emotiva.

Un'altra leggenda, legata al sognare, è quella secondo cui le persone si possono sdoppiare, cioè avere due corpi, uno fisico e uno di energia.

In effetti, noi abbiamo due corpi. Uno che chiamiamo fisico e uno di energia emotiva. Sono due corpi che convivono. Il corpo fisico è uno solo, ma la percezione della realtà vissuta può essere fatta in modi diversi e separatamente dai due corpi.

La ragione controlla la nostra coscienza e tende a fissare la conoscenza della coscienza impedendo ogni modificazione alla coscienza stessa. La coscienza cresce modificandosi. Ogni volta che la coscienza deve modificarsi, per l'intervento di nuove e diverse esperienze, si destruttura. La ragione che la controlla muore; subito dopo la coscienza si ristruttura e una nuova e diversa ragione ne prende il controllo. Non è più la ragione di prima, è una diversa ragione che però impone all'individuo la sensazione che "è sempre stato così".

Il doppio, il secondo corpo dell'individuo, il corpo luminoso, altro non è che il corpo emotivo dell'individuo

Il corpo emotivo dell'individuo non è automatico. Esiste una struttura emotiva che ha agito affinché l'individuo venga in essere. L'emozione permea il corpo fisico e può esistere soltanto attraverso il corpo fisico.

L'individuo, con la sua attività quotidiana, coinvolgendo le proprie emozioni, amalgama, mescola, plasma le sue emozioni. Attraverso la sua azione, l'individuo dà sostanza e corpo alle sue emozioni e, quando l'impegno del proprio vissuto è grande, le emozioni costruiscono un corpo che convive nel corpo fisico assumendo caratteristiche proprie: si relaziona con le emozioni del mondo.

Il corpo di energia emotiva, o Corpo Luminoso, abita la stessa realtà vissuta dal corpo fisico, ma la interpreta attraverso la realtà emotiva della realtà fisica vissuta dal corpo.

Cosa blocca negli individui la costruzione del corpo emotivo? La sottomissione, l'accettazione passiva, la speranza, l'angoscia, i sensi di colpa, il delirio di onnipotenza, l'arroganza, la farneticazione in credenze che abitano solo nei desideri degli individui.

Noi viviamo in società che manipolano le persone, ogni nuovo nato, per adattarlo alla società in cui dovrà vivere. Questo adattamento alle richieste della società, in particolare quelle religiose monoteiste che intervengono sulla struttura emotiva della persona, distrugge le possibilità della persona di plasmare la propria energia emotiva in base ai propri desideri e ai propri bisogni impedendogli di costruire il proprio corpo luminoso.

Qual è la relazione fra il sognare e il corpo luminoso?

Il sogno è il terreno in cui il corpo luminoso si esprime e la sua espressione, anche se circoscritta dalle immagini della ragione, può giungere alla coscienza.

Una volta che il corpo luminoso ha sufficientemente potere di essere, alla coscienza dell'individuo giungono le intuizioni. Intuizioni, sentire, necessità che spingono la persona ad agire e predisporsi prima dell'arrivo dei problemi che possono mettere in difficoltà la sua vita.

Nessuna miracolistica. Solo l'abitare il mondo dell'Essere Umano.

Le emozioni hanno reso i corpi degli Esseri della Natura in viventi. L'attività degli Esseri della Natura consente alle loro emozioni di far diventare eterna la loro coscienza.

Le nostre emozioni rappresentano l'unica ricchezza con cui l'Essere Umano può affrontare la morte del corpo fisico.

Il corpo fisico invecchia, ma se abbiamo plasmato le nostre emozioni nel corso della nostra vita, abbiamo ancora le emozioni di quando si era giovani. Se si è vissuto sottomettendoci, le nostre emozioni sono stanche e pronte a dissolversi.

 

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03 febbraio 2026

Il senso dell'alchimia

Si può riassumere così: "dilatazione della coscienza", mediante la "ripetitività dei gesti" in funzione del raggiungimento di un obbiettivo.

Dilatare la conoscenza significa aggiungere continuamente nuovi dati al pensato della ragione ampliandolo e articolandolo. Significa coinvolgere le proprie emozioni in uno stato di "ansiosa attesa" per il risultato dell'azione che si sta compiendo.

Ogni volta che un Essere Umano ripete i gesti, coinvolgendo le proprie emozioni in ambito fisico o intellettuale, modifica sé: stesso. La sua coscienza razionale acquisisce esperienza; la sua energia emotiva viene plasmata.

La modificazione non è un atto puramente culturale, non si tratta di un semplice apprendimento ma è una trasformazione fisica dell'individuo. Modifica il proprio modo di pensare il mondo modificando la stessa struttura fisica attraverso la quale pensa il mondo. Mi piace dire che egli modifica il proprio reticolato sinapsico, i propri collegamenti neuronali. Forza se stesso a superare i propri limiti e, in questo sforzo, costruisce sé: stesso modificandosi. La modifica del reticolato sinapsico, o di quanto produce il proprio pensiero, si traduce in modifica del proprio comportamento e del proprio modo di porsi davanti al mondo. Quel modo di porsi modifica il reticolato sinapsico o quanto dentro di lui concorre a modificare il proprio pensiero.

Pensare ciò che si percepisce del mondo non è a sé: stante, ma coinvolge l'intera sfera fisica dell'individuo. E' attraverso l'azione nel quotidiano che l'individuo soddisfa i propri bisogni e il pensato altro non è che generalizzazione delle motivazioni delle azioni in situazioni descritte dalla ragione. L'azione è il fondamento del pensiero; non viceversa. Il pensiero razionale, quello fatto con le parole, non determina l'agire dell'individuo, si limita a descrivere le ragioni per le quali l'individuo agisce e quella descrizione giustifica l'agire, ma non è in grado di descrivere la necessità emotiva che ha indotta l'individuo ad agire in quel momento e con quelle modalità.

La ripetitività dei gesti modifica l'individuo. La ripetitività dei gesti modifica le connessioni neuronali rendendole funzionali alla ripetitività dei gesti. La ripetitività delle scelte modifica la struttura neuronale per rendere l'individuo funzionale alla qualità delle scelte per le quali agisce. La modificazione, indotta dalle scelte e dall'attività dell'individuo, agisce direttamente sull'individuo nella sua interezza.

Non sono in grado d'individuare l'essenza di un individuo, posso soltanto riferirmi alle mie visioni e ricercare nella conoscenza della ragione gli elementi che meglio s'adattano a tale visione: l'azione nel mondo di un individuo modifica la sua struttura del DNA. C'è qualcosa nell'individuo di modificabile dall'individuo stesso ed ereditabile dalla generazione successiva, sia pur in misura diversa, dai figli. Penso che una parte della struttura del DNA sia modificabile e, questa modificazione, è il risultato del modo di vivere nell'oggettività dell'individuo. Probabilmente questa parte della struttura del DNA non è fissa, come la struttura stessa, ma è modificabile dalla generazione seguente a meno che questa non la fissi. Di generazione in generazione quella struttura del DNA, prima mobile o volatile, si fissa diventando caratteristica della specie nel corso dei millenni.

La dilatazione del reticolato sinapsico e l'arricchimento della struttura del DNA, coinvolgendo l'energia emotiva, l'energia vitale propria dell'individuo, modificano i centri dentro all'individuo in cui l'energia emotiva si concentra. L'energia emotiva viene plasmata dall'attività dell'individuo costruendo e facendo crescere dentro di lui un vero e proprio "corpo luminoso".

Si tratta della "Grande Opera" propria dell'alchimia. Il piombo. Che rappresenta il corpo fisico, viene trasformato in oro, quel corpo di energia emotiva che diventa la vera ricchezza con cui l'individuo affronta la morte del corpo fisico.

La ripetitività dell'azione e l'espansione della coscienza devono andare di pari passo. L'alchimista fonde gli elementi che concorrono per raggiungere il proprio obbiettivo e, nello stesso tempo, espande la propria conoscenza nella qualità degli elementi con cui agisce; della relazione fra il mondo e gli elementi che concorrono nella sua azione; della relazione emotiva fra gli elementi e l'Essere Umano.

Con l'intelligenza razionale scegliamo gli elementi (gli strumenti psico-emotivi) da usare in base alle nostre predilezioni; con le emozioni li fondiamo nell'attesa ansiosa di raggiungere l'obbiettivo. Il fondere, il mescolare, il dividere è l'azione ripetitiva continua.

Come ripetitiva è l'azione del contadino nel suo rapporto con la terra. Come è ripetitiva l'azione del fabbro con i metalli che lavora.

La ripetizione migliora la capacità di agire di chi la mette in pratica. Adatta l'individuo all'azione.

La ripetizione continua dell'azione modifica il soggetto dilatandone la conoscenza e il sapere che attraverso quel ripetersi modifica l'individuo costruendolo. In questo modo l'individuo cresce, si modifica e plasma il corpo luminoso che cresce dentro di lui.

 

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02 febbraio 2026

Religione pagana e Giano bifronte
una riflessione

Quando lo sguardo viene spostato su come abbiamo vissuto, tutto il passato appare per quel che è: irripetibile.

Non c'è più ritorno, non c'è più il ritrovare le passioni e i sentimenti che ci coinvolsero una vita fa (inteso come tempo addietro, il nostro passato). Questi non possono più essere ripescati né riconsiderati in quanto, pur continuando ad esistere nel nostro eventuale ricordo, il contesto in cui si espressero si è modificato e, modificandosi, ha modificato il contesto in cui si esprimevano lasciandoci il ricordo e, forse, la nostalgia.

Il passato è rimasto dietro le nostre spalle pur circondandoci. Ogni cosa che noi facciamo, ogni pensiero, si è costruito dalle nostre azioni e dalle nostre scelte, giorno dopo giorno. Non come oggetto in sé, ma come elemento che ha partecipato alla costruzione dell'individuo che quel partecipò a quel vissuto.

Il passato ci circonda: noi siamo ciò che siamo stati nel passato. Siamo il frutto delle nostre passioni e delle nostre scelte, dei nostri desideri e delle nostre rabbie. Non importa se qualche biochimico rileverà il particolare della nostra catena del DNA atto a produrre la nostra rabbia o il nostro modo di essere; quell'elemento della catena lo abbiamo inserito, costruendolo, scelta dopo scelta.

Non fu il Dio dei cristiani a creare l'Essere Umano a propria immagine e somiglianza, ma saranno gli Esseri, attraverso il proprio divenire, a formare la Coscienza dell'Essere Assolutamente Necessario alla fine del tempo. Il passato ci ha costruiti e vive dentro di noi; il passato ci circonda come effetto delle nostre azioni, crescita e decisioni. Noi, come esseri Coscienti, non possiamo rivolgerci ad esso per risolvere gli enigmi che la vita c'impone. Noi siamo il prodotto del passato; ciò che ci manca è il futuro.

Non un ipotetico futuro, ma l'attimo davanti all'istante su cui poggiamo l'attenzione. In quello sconosciuto sta la fonte dalla quale attingere per risolvere ogni problema posto nel presente dall'esistenza.

Rivolgersi al passato per ricercare le soluzioni di un presente angosciante, significa negare sé stessi come divenuti attraverso quel passato il cui continuum si interrompe nel presente. Il passato è ciò che eravamo e ci ha permesso di essere, mentre il futuro è la soluzione del presente che viviamo.

Il presente si risolve nel futuro tenendo le radici dal passato e, quel presente risolto, costituirà passato di un'ulteriore presente.

L'Essere Umano non è l'individuo completo creato da un Dio pazzo a propria immagine e somiglianza, è un essere in costante formazione e trasformazione che in qualsiasi momento può essere abortito come effetto delle proprie scelte. Quando l'Essere Umano uccide l'Essere Luminoso dentro di lui, abortisce il proprio futuro; abortisce l'intero proprio essere negando a sé stesso il futuro.

La ricerca della conoscenza, attraverso il passato, appartiene al desiderio quotidiano della ragione. La ragione fonda sé stessa attraverso la descrizione della vita in storie ed esperienze di altre ragioni. Deve arricchirsi mediante un processo d'accumulo di dati descrittivi della realtà dalla quale si sente separata. La ragione ha sete di realtà da descrivere.

La ragione dell'Essere Umano fonda il proprio sapere scavando nel passato. Il passato, per la ragione, è fonte di verità nel presente. Tanto più profondamente la ragione scava nel passato tanto maggiore è la ricerca, da parte della ragione, di elementi con cui condizionare e controllare la soddisfazione dei bisogni dell'Essere Umano.

Tanto più abile è la ragione nel descrivere i fenomeni del mondo e tanto più ricca è quella ragione; tanto più intelligente è quell'Essere Umano. La ricerca del passato, come mezzo di potere della ragione all'interno del quotidiano, diventa un'attività quasi ossessiva.

Tale attività le permette la coscienza dell'individuo in un presente avvolto nella nostalgia e in quella nostalgia rinchiudere l'intera struttura psico-emotiva dell'Essere Umano bloccandone lo sviluppo verso un futuro possibile.

Non è sviluppo del Potere di Essere dell'individuo nel suo abitare il mondo, ma è sviluppo del Potere d'Avere, il desiderio di possesso che la ragione trasmette come ideologia all'individuo di cui controlla la coscienza. E' attraverso il controllo della coscienza da parte della ragione che l'individuo è indotto a controllare ed utilizzare altri Esseri Umani per soddisfare i propri bisogni nella propria quotidianità.

La ragione fonda il proprio sviluppo scavando il passato, l'Essere Luminoso, che cresce dentro all'Essere Umano, fonda il proprio sviluppo proiettandosi nei mutamenti; nel futuro possibile.

L'Essere Luminoso che cresce nell'Essere Umano altro non è che il corpo di energia emotiva che l'Essere Umano ha amalgamato e impastato coinvolgendo le proprie emozioni nelle contraddizioni del mondo in cui è vissuto.

Le emozioni tendono verso un futuro. Un futuro in cui essere veicolate. La ragione, controllando la coscienza, preferisce portare l'attenzione sul passato vissuto dall'individuo che controlla.

Le emozioni, veicolate nella quotidianità vissuta attraverso la ragione, costruiscono un vero e proprio corpo. A mano a mano che quel corpo cresce, inizia a costruire relazioni con la coscienza dell'individuo anche se tale coscienza rimane dominata dalla ragione.

La ragione rappresenta la base per lo sviluppo dell'Essere Luminoso, non le finalità dell'Essere Umano. Ragione ed Essere Luminoso mantengono una relazione finalizzata allo sviluppo dell'Essere Umano.

Come Giano ha due facce e l'una e l'altra completano il suo esistere come soggetto, così l'Essere Umano ha due metà, fra passato e futuro possibile, il cui equilibrio completano l'individuo nell'attimo presente.

In alcuni momenti e in alcune fasi del proprio sviluppo, l'Essere Umano può porre la propria attenzione al passato, ma solo in funzione di un futuro che ne guida scelte e azioni.

Dalla nascita alla morte del corpo fisico c'è un progressivo spostamento dell'attenzione e della coscienza dell'Essere Umano dalla ragione al Corpo Luminoso. L'Essere Umano che agisce per sviluppare il Corpo Luminoso sposta progressivamente la propria coscienza dal Corpo Fisico al Corpo Luminoso; l'Essere Umano che agì ancorandosi al passato e alla ragione per costruirsi varchi di Potere d'Avere, all'interno del quotidiano della ragione, continua ad esistere prosciugando l'energia del proprio Corpo Luminoso. Egli esiste in funzione della distruzione di sé stesso in questo presente.

L'Essere Umano, nel terzo livello di sviluppo della specie, è come Giano Bifronte. Egli esiste attraverso le proprie scelte; scelte d'adattamento soggettivo alle variabili oggettive. Attraverso quelle scelte egli procede a sbilanciare la propria coscienza e la propria consapevolezza in direzioni diverse.

Quello sbilanciamento determina il suo sviluppo o il suo annichilimento. Un Essere Vivente nella Natura ha sempre delle possibilità; soltanto l'Essere Umano, adoratore d'un dio padrone del mondo, distrugge l'esistente attraverso la distruzione di se stesso.

 

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01 febbraio 2026

Aspetti dell'etica nell'antico Egitto

Il capitolo 125 del "libro dei morti" Egiziano, racconta di come il defunto si rivolga davanti ai suoi "giudici" enumerando le "colpe che non ha commesso".

Si tratta di un aspetto etico estremamente importante. Il defunto risulta consapevole delle regole del buon vivere e queste regole le ha applicate a sé stesso costruendo il proprio cammino di vita.

Le regole che il defunto enumera affermando di non averle mai violate, ci forniscono uno spaccato etico della vita in Egitto e ci permettono di comprendere come e perché, nei millenni della storia egiziana, le guerre intraprese dall'Egitto contro altre popolazioni si contano sulle dita di una mano.

Guarda, sono venuto davanti a te, ti ho portato le Due Verità! Ho sgominato il male per te!
Non ho commesso mancanze contro di te!
Non ho commesso mancanze contro il popolo.
Non ho provocato infelicità ai miei compagni.
Non ho commesso errori nella sala del giudizio, Sede della Verità.
Non ho conosciuto malvagità né uomini indegni.
Non ho commesso alcun male.
Non ho fatto svolgere ad altri il primo lavoro del giorno al posto mio.
Non ho proposto il mio nome per ottenere onori.
Non ho privato nessun uomo umile della sua proprietà.
Non ho fatto ciò che è inviso agli Dei.
Non ho denigrato alcuno schiavo parlando al suo padrone.
Non ho inflitto dolore.
Non ho affamato nessuno.
Non ho fatto piangere nessuno.
Non ho commesso assassinio.
Non ho ordinato di assassinare.
Non ho fatto soffrire nessuno.
Non ho rubato le offerte nei templi.
Non ho fornicato2’ né mi sono masturbato nei santuari del Dio della mia citta.
Non ho aumentato il peso della bilancia, e non ne ho nemmeno abbassato l’indice.
Non ho tolto il latte di bocca ai bambini.
Non ho cacciato il bestiame dai suoi pascoli.
Non ho preso pesci con [esca fatta di] loro corpi.30
Non ho bloccato l’acqua al momento dello scorrimento, e non ne ho nemmeno incanalato il flusso.31
Non ho estinto alcun fuoco al momento della bruciatura.
Non ho cacciato il bestiame dalle tenute degli dei.
Non ho fatto tornare indietro un dio nelle sue apparizioni.
Sono puro! Sono puro! Sono puro! Sono puro!

Joseph Kaster, "La saggezza dell'Antico Egitto", ed. Newton, 1998, p. 115-116

Il defunto non dice "Ho fatto questo!", non si accredita meriti per essere gradito agli Dèi. Si accredita l'onore di essersi comportato con onestà e attenzione nei riguardi delle persone.

Soprattutto il defunto si vanta di non aver mai fatto del male alle persone più deboli.

 

01 febbraio 2026

I proverbi egiziani di Amen-em-Ope

Proverbio n. 4 di Amen-em-Ope

Non rimuovere la pietra di confine dai limiti di un campo;
non cambiare la posizione della corda di misurazione.
Non bramare nemmeno un cubito di terra,
e non violare il confine di una vedova.
Colui che prende a torto un solco di un campo,
anche se lo rivendica con falsi giuramenti,
sarà fatto prigioniero dal potere del Dio-Luna!
Ara nel tuo stesso campo e troverai ciò di cui hai bisogno;
ricava il pane dalla tua stessa aia.
Meglio un solo bushel datoti dal dio
che cinquemila presi a torto.
Migliore è la povertà nella mano del dio
che la ricchezza in un magazzino.
Migliore è il pane con cuore felice
che le ricchezze nel dolore!
Non lanciare il tuo cuore dietro alle ricchezze;
nessuno ignora la Dea-Fortuna!
Non lasciare che il tuo cuore brami le esteriorità;
per ogni uomo c'è un'ora designata!
Non ti dar pena di inseguire le ricchezze, di cercare l'eccesso
una volta che ti sia assicurato ciò di cui hai bisogno;
se ottieni la ricchezza attraverso il ladrocinio,
essa non si fermerà con te per la durata di una notte.
Allo spuntar del nuovo giorno non sarà più nella tua casa;
la terra avrà aperto la sua bocca e l'avrà inghiottita;
sarà sprofondata agli inferi.
Avrà messo le ali come le oche,
e sarà volata via in cielo!
Piuttosto loda il Sole quando esce e risplende,
e di' : "Dammi benessere e salute!".
Ed egli ti darà il necessario per questa vita,
e tu sarai libero dalla paura.

Joseph Kaster, "La saggezza dell'Antico Egitto", ed. Newton, 1998, p. 149-150

Osservate come in tutto il proverbio, pur essendo un'invocazione al non rubare, al non truffare non viene messo in evidenza il terrore della pena, ma piuttosto la convenienza del vivere senza comportamenti ingiusti.

Ha delle analogie con i proverbi della bibbia ebrea e cristiana, ma non c'è un dio padrone che impreca maledizioni su chi tocca la sua proprietà.

Il proverbio invita ad impegnarsi nella propria proprietà, nel proprio lavoro. Lo puoi migliorare e, se vuoi, puoi guadagnare di più.

Perché inseguire le ricchezze? Se ciò di cui hai bisogno lo hai conquistato e ti sei assicurato di poter vivere fuori dall'indigenza per molti anni, il di più è relativo. Tutti gli uomini devono morire.

C'è la società in cui vivi che deve vivere anch'essa nel benessere. Se tu sposti le pietre di confine o rubi il terreno ad una vedova, crei sofferenza sociale e costruisci pessime condizioni sociali in cui tu stesso devi vivere.

Il proverbio parla al cuore delle persone, alle loro emozioni.

Se tu rubi puoi venir processato e perdere quanto hai rubato, e anche di più!

Ti conviene correre questo rischio? Può essere che a qualcuno convenga, ma l'intero Inno non manifesta il terrore e la distruzione di chi usa questa pratica. Questo proverbio non è un'esaltazione della povertà e della sottomissione, ma piuttosto da un lato indica la necessità del rispetto nei confronti di chi non si può difendere e dall'altro invita ad usare mezzi appropriati per garantirsi il necessario.

L'Inno non proibisce di rubare a chi è ricco, ma solo indica il disonore nel derubare chi è povero e indifeso.

Tutto avviene qui, in questa vita!

Tutto è finalizzato a costruire delle buone relazioni fra gli uomini.

Gli Dèi esistono ed agiscono, ma non cambiano le condizioni di vita né comminano pene o premi!

Sia in questo che negli altri proverbi sono tutte strategie d'esistenza per il buon vivere come persona. In tutto il proverbio non c'è l'ordine di un Dio, ma viene presentata la convenienza della persona nelle sue relazioni con la società umana e con gli Dèi.

 

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Claudio Simeoni

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