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Marzo 2026: la filosofia metafisica della Religione Pagana.

11 marzo 2026 cronache della religione pagana
La poesia religiosa di Roma Antica

Claudio Simeoni

Cronache mese di marzo 2026

11 marzo 2026

La poesia religiosa di Roma Antica

La poesia di Roma Arcaica è scarsamente letta. Si tratta di poesia religiosa capace di trasmettere il modo con cui la popolazione di Roma pensava e viveva gli Dèi prima dell'avvento dell'assolutismo filosofico prima e del cristianesimo, poi.

La devozione per gli Dèi che esprime non è una devozione di chi è sottomesso, è la devozione dell'uomo che abita il mondo consapevole del suo aspetto divino mentre cerca le relazioni con gli Dèi del mondo.

Quella che posto è un esempio: "La preghiera di Lucio" tratta da "La poesia della Religione romana" di G. B. Pighi.

Preghiera di Lucio

Regina del cielo,
sia tu Cerere, la vitale progenitrice delle biade,
che, rallegrata dal ritrovamento della figlia,
rimosso il bestiale pasto della primitiva ghianda,
mostrato un mansueto cibo,
ora santifichi la gleba d'Eleusi;
sia tu la celeste Venere,
che, all'origine del mondo,
la diversità dei sessi, generato Amore, consociasti
e, propagato l'uman genere con incessante progenitura,
ora sei adorata nell'isolano santuario di Pafo;
sia tu la sorella di Febo,
che, dato ristoro alle doglie delle partorienti con farmachi
grandi popoli allevasti mitiganti,
e ora sei venerata sui celebri altari d'Efeso;
o, spavento di notturni ululati, Proserpina,
triforme aspetto che respinge gli assalti dell'Ombre
e sbarra le porte della Terra,
errante nelle sacre selve, dovunque, con vario culto sia tu propiziata,
che con quel tuo femmineo lume rischiari tutte le case,
che coi roridi raggi nutrì i fecondi semi,
che dai giri del Sole ricevi e dispensi variabile luce;
sotto qualunque nome,
con qualunque rito,
in qualunque aspetto
sia concesso invocarti:
tu all'estreme mie miserie finalmente soccorri,
tu la fortuna caduta risolleva,
tu, dei fieri casi sofferti, posa e pace concedi;
basta travagli,
basta cimenti;
sperdi questa maledetta figura di quadrupede,
rendimi al cospetto dei miei,
rendimi al Lucio ch'io sono;
e se un offeso nume
con inesorabile crudeltà su me pesa,
morire almeno sia lecito,
se non è lecito vivere.

G. B. Pighi, La poesia religiosa romana, Bologna, Zanichelli, 1958, pag. 241/243

Come si può osservare, nella preghiera non c'è sottomissione, non c'è senso di colpa. C'è una ricerca di pace e di tranquillità da parte di chi ha affrontato numerose contraddizioni nella sua esistenza.

Che aspetto hanno gli Dèi o il Dio che evoca? "sotto qualunque nome, con qualunque rito, in qualunque aspetto sia concesso invocarti".

La dignità sta nelle parole finali di Lucio: "Se un offeso nume con inesorabile crudeltà su me pesa, morire almeno sia lecito, se non è lecito vivere."

 

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Claudio Simeoni

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Guardiano dell'Anticristo

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