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Marzo 2026: la filosofia metafisica della Religione Pagana.

16 marzo 2026 cronache della religione pagana
Il Brodo Primordiale della vita: Fulmini e vulcani (Zeus e Rea)

Claudio Simeoni

Cronache mese di marzo 2026

16 marzo 2026

Il Brodo Primordiale della vita: Fulmini e vulcani
Zeus e Rea

Il "brodo primordiale" non è solo una definizione scientifica relativa ad un determinato ambiente. Il "brodo primordiale" è una definizione che può e deve essere assunta dalla Religione Pagana per indicare la presenza costante di "brodi primordiali" dai quali, in ogni generazione, ogni Essere della Natura, di ogni specie, tende ad emergere sommando agli strumenti e alle possibilità che la propria specie gli ha messo a disposizione, la propria volontà d'esistenza.

Le combinazioni del presente generano delle condizioni nelle quali la materia modifica sé stessa. E modifica sé stessa attraverso un processo adattativo in cui le intenzioni della materia è la ricerca di quella stabilità che rappresenti la maggiore felicità nelle condizioni in cui esiste. Nella ricerca di felicità mediante l'adattamento la materia diviene.

Così lo scienziato, il misuratore, come un estraneo ai processi di trasformazione, assiste, misura, descrive, uno stato di essere e dei comportamenti adattativi dei quali non conosce né l'esercizio della volontà, né le scelte intelligenti, né la percezione, della soggettività della materia. Lo scienziato, come l'uomo in generale e nella condizione di giudice e di dio padrone, si trova a descrivere degli oggetti separato dalla materia, separato da quei processi adattativi che egli VUOLE imputare al "caso". Il "caso" è una categoria generica del pensiero, una categoria indefinita, in cui la sua ragione inserisce ciò che sfugge ai suoi processi cognitivi.

La scelta di attribuire alla materia, o agli Esseri della Natura, "reazioni di riflesso" o, in alternativa, scelte intelligenti di adattamento, appartiene alle convinzioni religiose dello scienziato. Convinzioni religiose che condizionano e determinano aprioristicamente il pensiero col quale lo scienziato descrive i processi di trasformazione.

Quando è apparse l'intelligenza nell'Essere Umano?

E quando si può considerare intelligenti gli Esseri della Natura?

Innanzi tutto iniziamo a dire che l'intelligenza non è una manifestazione astratta di un soggetto, ma è quanto lo spettatore rileva dalle azioni fatte dal soggetto in relazione ALLA SUA VITA!

E' la consapevolezza nella vita di un soggetto che lo spinge a mettere in atto delle strategie affinché le sue condizioni di vita, e della sua specie, si dilatino nella sua oggettività. Quella ricerca di dilatazione è ricerca del piacere.

Se oggi come oggi, noi ci giriamo indietro e assistiamo a tutte le strategie della materia che ha portato fino a noi, non possiamo far altro che scorgere, in ogni gesto della materia, azioni intelligenti. Esattamente quelle che noi mettiamo in atto per fondare il nostro futuro e costruire condizioni favorevoli alle future generazioni.

Nessun individuo dispone di parametri per misurare l'intelligenza dell'individuo che gli sta di fronte. Può solo dedurre la sua intelligenza in base alle sue azioni e in riferimento alle azioni che, il soggetto che sta misurando, avrebbe fatto in quella situazione.

Sono le azioni che determinano l'intelligenza di un soggetto. Le azioni in base ai suoi bisogni e ai suoi desideri nella perenne ricerca di felicità.

Questo vale anche per quella che noi chiamiamo la "nascita della vita". Condizioni che una parte della materia ha sfruttato adattandosi opportunamente dati stimoli e fenomeni che si sono manifestati nell'ambiente in cui esisteva.

L'educazione religiosa monoteista, e cristiana in particolare, nega la qualità divina della materia. Nega che la materia abbia come qualità quella di passare da uno stato di inconsapevolezza ad uno stato di consapevolezza in presenza di condizioni che ne stimolano il passaggio. L'educazione religiosa monoteista, e cristiana in particolare, impone alle persone di pensare il mondo in cui vivono, muto ed immobile.

Così, come il monoteista, e il cristiano in particolare, deve sottomettere la vita a volontà ed intelligenze esterne alla vita, lo scienziato cristiano fa derivare la vita da un presunto "caso". Una combinazione casuale di concomitanze dalla quale nasce la vita che si esprime mediante volontà ed intelligenza. Non vede le cause quali azioni di altre intelligenze nella loro ricerca di felicità. Come il cristiano non coglie nelle concause un'azione di intelligenza, così non coglie nelle trasformazioni della materia, per le quali egli stesso è divenuto, delle trasformazioni intelligenti messe in atto da ogni soggetto concorrente nella sua ricerca di felicità. Mentre gli Esseri, qualunque Essere, vive per sé stesso, il cristiano si immagina che, invece, vivono in funzione di lui e della gloria del suo dio padrone. Il cristiano deve necessariamente far dipendere le azioni dei soggetti da un finalismo che imputa al progetto o alla volontà di un soggetto esterno alla materia e, con questo, priva la materia della sua qualità divina: poi finisce per usare le camere a gas perché toglie agli Esseri della Natura i loro diritti di divinità.

Questo articolo di Elena Dusi sulla ripetizione dell'esperimento di Stanley Miller ci permette di introdurre il discorso sulla volontarietà dei gesti della materia. E quando parlo di materia intendo la materia in tutte le sue organizzazioni fisiche anche quando alcuni fisici distinguono la materia dall'energia.

Cosa ci interessa dell'articolo?

Ci interessa l'idea per il quale la vita è una effetto prodotto dalla materia. Parlo in questo caso della vita della Natura, come noi la intendiamo. La materia ha la "qualità" intrinseca di passare dallo stato "inconsapevole" allo stato di consapevolezza formando, di volta in volta, corpi che agiscono come unità o come insieme di unità distinguendo sé stessi diversi da un circostante diverso da sé. Inoltre, quando noi incontriamo un corpo non possiamo partire dal presupposto che tale corpo non abbia intelligenza se non attribuendo l'intelligenza come qualità a noi stessi diversi da ogni altro corpo presente nell'universo. Inoltre, a meno che non ci consideriamo creati ad immagine e somiglianza di un dio padrone e creatore, non possiamo assumere i parametri di intelligenza, tempi, modi d'azione, scopi, che attribuiamo a noi stessi privando di intenzionalità, scopo e intelligenza, i corpi che ci circondano solo perché non sono uguali a noi. Né possiamo pensare che la percezione del tempo e l'uso dello spazio dei corpi che ci circondano debba essere uguale alla percezione del tempo e all'uso dello spazio che ne fa la nostra ragione.

Lo scienziato, esterno alla vita, può solo descrivere i movimenti della vita ai quali assiste o tenta di riprodurre. In quel momento, quella persona, non è più colei che vive, ma colei che come un dio padrone giudica e descrive. Una persona esterna alla vita ed estranea al flusso emotivo di chi vive. Come esterno alla vita, lo scienziato-giudice può solo interpretandone le azioni in base alla propria cultura e al proprio credo religioso. Riporto dal giornale La Repubblica del 17.10.2008 alcuni estratti di un articolo di Elena Dusi:

Nei gas dei vulcani in eruzione i segreti del "brodo primordiale"

di Elena Dusi

ESPERIMENTI 1953-54" diceva l'etichetta sulla cassa di legno che nessuno sospettava di avere, in un laboratorio dell'università di Chicago. Le provette e gli alambicchi in cui Stanley Miller - il padre del "brodo primordiale" - simulò la nascita della vita erano rimasti imballati lì. Nel 2007, alla morte dello scienziato, alcuni ex studenti si ritrovarono insieme e mentre parlavano si ricordarono dell'esistenza di quei vecchi strumenti.

Leggendo le idee appuntate da Miller e mai tradotte in pratica, gli allievi di un tempo oggi sono riusciti ad aggiungere un tassello all'esperimento che creò la vita partendo da un brodo. Gli ingredienti della "zuppa primordiale" - spiegano su Science gli ex studenti diventati nel frattempo professori - avevano bisogno di un robusto sottofondo di vulcani in eruzione, e non solo di quelle scariche elettriche nell'atmosfera ricreate dal maestro usando due elettrodi artigianali.

[...]

L'idea che all'origine ci fosse un brodo primordiale venne abbozzata la prima volta da Charles Darwin nel 1871, sotto forma di un "piccolo e tiepido stagno" ma venne descritta nei dettagli negli anni '20. Fu però in un giorno di primavera del 1953 che Stanley Miller - a 23 anni e appena laureato - si presentò nell'aula magna dell'università di Chicago con un'apparecchiatura degna di un alchimista e fece scoccare la scintilla nel brodo primordiale di fronte a una platea che comprendeva Enrico Fermi e altri scienziati del progetto Manhattan. Tutti piuttosto scettici. Ma nel 1969 a Murchison, in Australia, venne trovato un meteorite. Conteneva esattamente gli stessi aminoacidi creati da Miller nei suoi alambicchi.

(17 ottobre 2008)

Tratto da: La Repubblica del 17 ottobre 2008

Gli esperimenti con cui Stanley Miller dimostrò il "brodo primordiale" vennero presentati nel 1953, cinquantacinque anni or sono.

Dimostra come la vita della Natura è la conseguenza di azioni e situazioni, come i fulmini dell'atmosfera o la lava della Terra eruttata dai vulcani. Fulmini ed eruzioni sono azioni che trasformano l'ambiente. Noi non sappiamo se questi esperimenti possono fornire la parola ultima sulla nascita della vita: certamente la vita della Natura è espressione della materia.

Certamente gli Orfici avevano capito quando nel Papiro di Derveni parlavano di Zeus (l'atmosfera) che si accoppia con Rea (la Terra).

Noi siamo i figli del fulmine e delle eruzioni vulcaniche allo stesso modo che siamo figli dell'accoppiamento fra nostro padre e nostra madre.

Commento al Papiro di Derveni:

concepì poi il grande sole, che è un bene per i mortali,
e gli astri splendenti, di cui il cielo si fa corona,

[...]

L'ultima concezione di Zeus è ciò di cui deve prendere atto per far nascere i suoi figli: l'Essere Sole e Urano Stellato. Entrambi diventano forma e concorrono a formare la vita dell'Essere Natura che Zeus intende far nascere.
E' tutto pronto.
L'iniziato ha fatto un bilancio del mondo in cui deve operare; l'Iniziato ha presente gli elementi che concorreranno a formare il suo progetto. Elementi che sono NECESSITA' all'interno della quale agirà. NECESSITA' come limitazione del suo agire e NECESSITA' come forza che spinge la sua azione. L'Iniziato ha liberato le forze della vita imprigionate. L'Iniziato ha elaborato l'Intento cui il suo progetto, in questo caso la vita stessa, tende.
Ora a Zeus non resta altro che far sgorgare la vita degli Esseri della Natura: il suo Capolavoro!

poi, dopo che ebbe concepito tutto ciò, Zeus saggio e prudente
voleva unirsi in amore con sua madre.

Il mito è descrizione della ragione di Esseri Umani che hanno abitato il mondo fondendo le loro emozioni con il loro presente; la scienza descrive sviluppando quella continua ricerca del vero che può confermare la percezione degli Esseri Umani che abitano il mondo o la può smentire.

La scienza non aiuta l'Essere Umano ad abitare il mondo, ma descrive il mondo in cui l'Essere Umano abita. Così l'Essere Umano può confrontare la sua idea del mondo. Come la scienza smentisce ogni idea di creazione, in quanto frutto di un desiderio soggettivo patologicamente malato; così conferma la visione che gli Antichi trasferirono nel mito.

Mentre i Pagani Politeisti, attraverso la religione Pagana, abitano il mondo aperti al futuro, i monoteisti e i cristiani cattolici in particolare, sono chiusi al mondo all'interno di una patologia delirante da onnipotenza. Mentre per i Pagani Politeisti la ricerca scientifica trova conferme nell'approfondimento della conoscenza del mondo in cui viviamo, per i cristiani la scienza conferma sia l'origine malata della loro fede, ma soprattutto smentisce la realtà oggettiva di ogni credenza che mettono a fondamento della loro esistenza.

 

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Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Membro fondatore
della Federazione Pagana

Piaz.le Parmesan, 8

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Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

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