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Marzo 2026: la filosofia metafisica della Religione Pagana.

30 marzo 2026 cronache della religione pagana
Aristotele l'assolutista contro il relativismo

Claudio Simeoni

Cronache mese di marzo 2026

30 marzo 2026

Aristotele l'assolutista contro il relativismo

In filosofia, l'assolutismo ha i suoi filosofi teorici. Filosofi che auspicano l'assolutismo sociale in nome di una verità che pensano come oggetto in sé che deve essere usata contro chi ha opinioni diverse ed esprime verità diverse attraverso le sue opinioni.

Scrive Aristotele nella Metafisica

Dal medesimo punto di vista muove anche il ragionamento di Protagora, e queste dottrine non possono non essere tutte e due ugualmente vere o ugualmente false: infatti, se sono vere tutte le opinioni e tutte le apparenze, allora inevitabilmente tutte le cose sarebbero nello stesso tempo vere e false (giacché molti formulano giudizi che sono tra loro contrari e credono che siano caduti in errore coloro che non professano le loro stesse opinioni; é necessariamente la medesima cosa è e non-è), e se le cose stanno così, necessariamente tutte le opinioni debbono essere vere (giacché quelli che sono caduti nell'errore e dicono la verità hanno opinioni opposte; e pertanto, se questa è la realtà delle cose, tutti quanti sono nel vero). E' chiaro, dunque, che entrambe queste dottrine provengono dalle medesime riflessioni; tuttavia non si possono usare verso tutti le stesse maniere, giacché verso alcuni basta servirsi della persuasione, verso altri bisogna far ricorso ad argomentazioni più energiche.

Da: Aristotele, Metafisica, editore Hachette, 2016, pag. 109 - 110

Fra chi esprime opinioni, ritengo rispetto a qualche cosa che hanno assistito, si formano opinioni diverse davanti al medesimo avvenimento. Tanto più diverse se l'avvenimento coinvolge fazioni favorevoli o contrarie rispetto alle emozioni di chi assiste all'avvenimento.

Oggi si potrebbe portare ad esempio una gara di calcio sportiva dove due tifoserie, due masse distinte di individui, assistono al medesimo avvenimento.

Soggettivamente, tutte le opinioni sono vere. Non tanto perché registrano perfettamente l'avvenimento, ma perché l'avvenimento, a cui assistono, viene filtrato dalle loro aspettative che si riversano sulle loro emozioni. Il fatto non viene visto in quanto fatto oggettivo, ma in quanto oggettivazione della soggettività che assume, nella coscienza dell'individuo, la condizione del "vero".

La verità dell'avvenimento è data dall'oggettivazione della soggettività che diventa falso nel momento in cui questa oggettivazione della soggettività incontra una diversa soggettivazione dell'oggettività che viene manifestata come vero.

Per ovviare a questo, al giorno d'oggi, si usano telecamere che filmano l'avvenimento. Le immagini vengono ripresentate agli spettatori un attimo dopo che si è ritirata l'insorgenza emotiva e lo spettatore è più distaccato.

Che cos'è vero?

Vero è il fatto in sé. Un fatto che non può essere conosciuto, nemmeno dalle riprese di una telecamera, perché il fatto, prodotto da individui, alla telecamera presenta le immagini formali dell'avvenimento, ma non, per esempio, gli stati d'animo di chi fu protagonista dell'avvenimento e che si è fatto attore dell'avvenimento stesso.

La verità in sé non è conoscibile, è conoscibile l'interpretazione che do della cosa o dell'avvenimento che chiamo "la mia verità". La "mia verità" entra in relazione con altre "mie verità" con le quali ci può essere "affinità", amicizia, o "divergenze", contesa.

Queste "dottrine", dice Aristotele, provengono dalle stesse riflessioni.

Qui io mi fermerei, ma Aristotele si pone come terzo incomodo; come colui che detiene la verità della cosa o dell'avvenimento e necessità di imporre tale verità. Cosa dice Aristotele per sostituire quella che lui ritiene verità a chi, attraverso la sua opinione, esprime "la sua verità"? Dice: "tuttavia non si possono usare verso tutti le stesse maniere, giacché verso alcuni basta servirsi della persuasione, verso altri bisogna far ricorso ad argomentazioni più energiche". Che, in altre parole, non esclude espressioni come torturateli o bruciateli vivi.

Aristotele esprime la necessità di imporre la verità. Solo che, dal momento che anche lui può solo elaborare "la sua verità" altro non fa che mettere in atto azioni di violenza con cui imporre la "sua verità" a coloro che, attraverso la loro opinione, esprimono la "loro verità".

Tutto il sistema giuridico di oggi sulla libertà di pensiero, che implica la libertà di opinione, deriva proprio dalla violenza che socialmente è stata messa in atto da affermazioni come quelle fatte da Aristotele. Non per nulla Tommaso d'Aquino insisteva per bruciare chi aveva opinioni diverse al fine di salvare la loro anima.

Continua Aristotele:

Infatti, tutti quelli che hanno abbracciato tali dottrine perché sono partiti da difficoltà reali, si trovano in uno stato di ignoranza che è ben suscettibile di guarigione (giacché noi, andando incontro a loro, non abbiamo a che fare con un discorso preconcetto, ma con una loro posizione mentale); quelli, invece, che parlano solo per il piacere di parlare possono essere medicati soltanto mediante la confutazione delle teorie in piena conformità col modo in cui queste sono espresse nel loro linguaggio e nelle loro stesse parole.

Da: Aristotele, Metafisica, editore Hachette, 2016, pag. 110

Noi, dice Aristotele, quando affrontiamo questi filosofi non portiamo un nostro discorso preconcetto. Non abbiamo confezionato un discorso da fare a loro, ma discutiamo solo su ciò che loro affermano, la loro posizione mentale. E' la stessa cosa che faceva Socrate con i cittadini di Atene. Si guardava bene dall'esporre la sua opinione, ma chiedeva le opinioni delle persone, le confutava usando la retorica e affermando che loro erano degli ignoranti.

Se Aristotele vuole discutere, con Protagora e altri, oppone la sua opinione alla loro opinione: le sue teorizzazioni alle loro teorizzazioni. Opinione contro opinione: contesa. Contesa annulla un'opinione, oppure, contesa nega entrambe le opinioni e permette la nascita di una diversa opinione; amicizia.

Affermare che "Quelli che parlano solo per il piacere di parlare possono essere medicati soltanto mediante la confutazione delle teorie." Se è per questo puoi anche bruciarli vivi.

La questione è un'altra, se quella teoria non ti sta bene, la contrasti con una diversa teoria. E' il minimo fra chi pratica filosofia.

Continua Aristotele:

Quei filosofi che sono partiti da difficoltà reali hanno seguito questa opinione in base ad osservazioni sulle cose sensibili. Essi hanno creduto che le contraddizioni e i contrari coesistono nel medesimo oggetto, perché vedevano che i contrari sono generati dalla medesima cosa; se, pertanto, non è ammissibile che si generi il non-essere, allora si deve pur ammettere, a parer loro, la preesistenza dell'oggetto che si identificava indifferentemente con entrambi i contrari, proprio nel senso in cui Anassagora afferma che il tutto era mescolato col tutto, e in cui Democrito sostiene che il vuoto e il pieno sono presenti indifferentemente in qualsivoglia parte della realtà, solo che il pieno è l'essere e il vuoto è il non-essere.

Da: Aristotele, Metafisica, editore Hachette, 2016, pag. 110

Le contraddizioni e i contrari convivono nel medesimo oggetto a seconda dell'insieme che tu chiami oggetto. Se io affermo un oggetto, chiamandolo "uomini" e in questo insieme ci sono uomini e ci sono donne, nell'oggetto che definisco uomini ci sono elementi di contraddizione e alcuni contrari. Se definisco come oggetto una relazione, la relazione è fatta da contrari anche se c'è amicizia.

Come fa a non generarsi il non-essere? Ogni soggetto che si definisce "essere", cessa l'esistenza e si trasforma, nella forma vissuta, in non-essere. Ovviamente c'è l'oggetto o la situazione che definiva i contrari, si tratta di individuare quali sono le condizioni e le contraddizioni sviluppate da quei contrari affinché emergesse ciò che ora è. Il fatto che io non lo sappia individuare, non significa che non siano esistiti in quanto esiste l'oggetto che ricade sotto i miei sensi.

Anassagora elabora un'ipotesi: afferma che il tutto che esiste doveva essere mescolato col tutto finché da quel tutto è emerso ciò che esiste. Esiodo fa una diversa elaborazione: tutto emerge da Nera Notte, da quell'uovo luminoso da cui tutto diviene per trasformazione. Non sono, obbiettivamente, diversa l'una dall'altra. Per Esiodo dall'uovo, che allora era il tutto in Notte Nera, emerge, per trasformazione la realtà, per Anassagora le forme, del tutto presente, erano presenti amalgamate e si sono, progressivamente separate. In altre parole, tutto era presente in potenza all'origine della nascita dell'universo come noi lo conosciamo.

Lo stesso Democrito afferma il vero quando dice che il pieno e il vuoto sono presenti indifferentemente in qual si voglia parte della realtà. Se ciò non fosse, Aristotele non potrebbe camminare perché quando cammina il suo corpo occupa il vuoto anche quando, spostandosi, sposta l'aria meno densa che quel vuoto occupa.

Aristotele, almeno per ora, a quelle opinioni non oppone la sua opinione, ma si limita a deridere le opinioni di filosofi che non è in grado di comprendere.

 

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Claudio Simeoni

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Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

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