Continua la guerra di Israele e USA contro l'Iran. Ovviamente, il prossimo obbiettivo di Israele sarà la Giordania e l'Arabia Saudita.
Gli adoratori del Macellaio di Sodoma e Gomorra si stanno divertendo ad imitare il loro Dio.
Aprile 2026: la filosofia metafisica della Religione Pagana.

10 aprile 2026 cronache della religione pagana
Riflessione sul sesto capitolo di "Avvenire di un'illusione" di Freud

Claudio Simeoni

Le condizioni del mondo in cui viviamo

Cronache mese di aprile 2026

10 aprile 2026

Riflessione sul sesto capitolo di "Avvenire di un'illusione" di Freud

Il libro, scritto nel 1927, vive il momento storico del trionfo del cristianesimo che alimenta il terrore del colonialismo e del fascismo coltivando quell'idea assolutista del Dio padrone del mondo a cui tutti gli uomini si devono sottomettere.

Queste sono riflessioni ispirate dal sesto capitolo in cui Freud parla principalmente dell'illusione e definisce, dal suo punto di vista, la differenza fra errore e illusione.

Freud inizia a riflettere sulla genesi psichica delle idee religiose che si presentano alla coscienza dell'individuo come degli assiomi (principi assoluti a fondamento di ogni discorso) che non appartengono all'esperienza del soggetto, ma sono spacciati come esperienze di altri, soggetti passati, che il soggetto, non potendoli interrogare, è costretto ad accettarli come tali.

Il soggetto li accetta solo se ciò in cui è costretto a credere coincide con i suoi bisogni e le sue necessità. I desideri del soggetto sono la forza con cui questi principi si impongono costringendo il soggetto a veicolarli a sua volta nel mondo.

Il bambino, appena nato, si sente impotente nel mondo?

Questa affermazione è un'assioma della psicoanalisi che nasce dall'idea fantasiosa dello psicoanalista che immagina sé stesso come un bambino appena nato.

Appena nato, il bambino non parla; non usa le parole per pensare; non sa verbalizzare le proprie necessità.

E' come pensare che un bambino, alle elementari, possa disquisire sulla "Critica alla ragion pura" di Kant o sul "Capitale" di Marx.

Il bambino appena nato ha la necessità di persistere e crescere. Nel persistere e crescere investe la sua energia emotiva che costruisce la comunicazione fra sé e il mondo.

Solo che gli adulti non conoscono la comunicazione emotiva, conoscono solo la comunicazione verbale e con la comunicazione vergale ingabbiano le relazioni del bambino che, davanti alla comunicazione verbale, si sente smarrito.

Un po' alla volta il bambino entra nella comunicazione verbale, fra grandi sofferenze pianti per l'incomprensione emotiva degli adulti, con molta rabbia e con molto rancore per le offese che ritiene di aver ricevuto da adulti che hanno ignorato la sua comunicazione emotiva.

La madre e il padre si pongono davanti al bambino come la rappresentazione del Dio padrone e al bambino non è lasciata altra scelta esistenziale fra quella di tendere a diventare a sua volta il Dio padrone o sottomettersi e far umiliare ulteriormente la sua struttura desiderante.

Il conflitto che vive il bambino crescendo è fra lo sforzo di affermarsi come il Dio padrone dell'ambiente in cui vive o sottomettersi ad un qualche altro che si identifica come Dio padrone nello stesso ambiente.

Finché crescendo il bambino avrà l'obbiettivo di identificarsi col Dio padrone, la sottomissione a una qualche altra forma di Dio padrone sarà più formale che non reale. Quando perderà l'obbiettivo di identificarsi col Dio padrone, allora la sua sottomissione sarà reale, diventerà dipendente, da quella forma che considera il Dio padrone di sé stesso. In questo caso, la gratificazione consisterà nell'attenzione che il suo Dio padrone gli rivolge.

Il padre e la madre sono figure che sottomettono il bambino e la violenza della sottomissione viene percepita dal bambino che risponde con strategie adattative che da un lato difendono le sue condizioni di vita e dall'altro lato tendono a liberarsi dell'oppressione che percepisce sia adattandosi che ribellandosi.

L'angoscia esistenziale nasce da questo tipo di conflitto.

Gli adattamenti soggettivi messi in atto durante l'infanzia permangono per tutta la vita anche se le circostanze della vita richiedono, qualche volta, adattamenti ulteriori.

Identificarsi col Dio padrone porta il bambino a superare la figura del padre e della madre; lo rende più forte anche se la sua forza va misurata con tutti quelli che nella società si identificano col Dio padrone e, per questo, deve moderare la sue pretese.

Il bambino, crescendo, davanti alla violenza messa in atto da molti Dio padrone, immagina che il suo Dio padrone, a differenza di quello degli altri, sia un Dio che provvede a lui; sia un Dio che fa giustizia rispetto a tutti i torti che il bambino ha subito nei confronti dei quali non ha saputo o potuto reagire.

Le idee elementari, imposte al bambino attraverso i vangeli e la bibbia, prendono forma nella psiche del bambino. E' lui che col diluvio universale vorrebbe cancellare tutti i malvagi; è lui che vorrebbe risorgere ad ogni angheria subita; è lui che vorrebbe essere omaggiato dai Re Magi; è lui che dice al vento di fermarsi; è lui che magnanimo vorrebbe soccorrere gli indigenti perché lui vuole vivere nel benessere e soddisfarsi con i poveri; è a lui che gli abitanti dell'Egitto danno l'oro per conto di Dio.

Solo che spesso non è così; ciò che si vorrebbe spesso non è. Subentra la frustrazione. La frustrazione costringe le persone a rifugiarsi nell'illusione.

L'illusione costruisce mondi immaginari in cui le persone si rifugiano per fuggire dalla realtà che crea loro angoscia e paura.

Illusione ed errore. Freud vuole precisare.

Scrive Freud:

Un'illusione non è la stessa cosa di un errore, non è neanche necessariamente un errore. L'opinione di Aristotele che gli insetti si sviluppino dall'immondizia, come il popolo ignorante continua a credere ancora oggi, era un errore, quanto quella di una precedente generazione di medici, secondo cui la tabes dorsalis sarebbe conseguenza della dissolutezza sessuale.

Freud, L'avvenire di un'illusione, Newton editore, 2010, pag. 57-58

Sono certamente errori, ma dovuti a preconcetti che nascono da illusioni. Ad Aristotele faceva ribrezzo controllare la qualità dell'immondizia e i medici di allora avevano fatto proprie le credenze religiose, che veicolavano nella loro professione, dando risposte senza averle verificate, ma solo in base alle loro illusioni religiose.

Scrive Freud:

Era invece un'illusione la credenza di Colombo di aver scoperto una nuova rotta per le Indie. In questo errore è molto chiara la parte del suo desiderio. Si può definire illusione l'affermazione di certi nazionalisti, che credono che gli indogermani siano l'unica razza umana capace di civiltà, o la credenza, che solo la psicoanalisi ha stroncato, che il bambino sia un essere senza sessualità.

Freud, L'avvenire di un'illusione, Newton editore, 2010, pag. 58

L'errore nasce dall'illusione. L'illusione si costruisce su idee preconcette che vengono veicolate senza essere verificate nella realtà.

L'opinione di Aristotele era un'illusione: lui desiderava che gli insetti nascessero dall'immondizia. L'opinione dei medici nei confronti della tabes dorsalis era un'illusione: credevano che la violazione della morale imposta danneggiasse fisicamente le persone. Ancora oggi, nel 2026 persone religiose USA sostengono ancora questo tipo di illusioni.

I medici, Colombo, Aristotele, i nazionalisti suprematisti, gli stessi psicoanalisti, vivono tutti di illusioni e di credenze perché la ricerca scientifica è una continua trasformazione della conoscenza che, almeno parte di essa, nasce dalla verifica di idee aprioristiche che creano illusioni che vanno sfatate attraverso il principio di realtà. Lo stesso principio di realtà che, per quanto sia esteso, crea illusioni diverse nei confronti di uno sconosciuto che ancora non è stato indagato.

L'illusione diventa errore quando si accerta l'impossibilità soggettiva di realizzare i contenuti dell'illusione.

E' più difficile accertare l'illusione nella realtà del paradiso, dopo la morte, o della reincarnazione. Queste illusioni permangono perché le persone preferiscono mantenerle come speranza anziché cancellarle dal loro orizzonte.

E' per questo che Freud dice:

Per l'illusione rimane caratteristica la derivazione dai desideri umani, e sotto questo aspetto essa si avvicina al delirio psichiatrico, ma poi si differenzia anche da questo, a prescindere dalla più complicata formazione del delirio. Nel delirio rileviamo come essenziale la contraddizione con la realtà, l'illusione invece non è necessariamente falsa, cioè irrealizzabile o in contraddizione con la realtà.

Freud, L'avvenire di un'illusione, Newton editore, 2010, pag. 58

L'idea dell'esistenza di Dio è un'illusione che in molte persone si trasforma in delirio psichiatrico mentre, nella maggior parte delle persone, permane come illusione che si trasforma in un ambiente emotivo e non tollerano che questo ambiente emotivo venga messo in discussione in quanto, per loro, è il rifugio dall'angoscia esistenziale.

Per me (e solo per me, a quanto ne so), l'esistenza del Dio padrone cristiano, diventa un errore. Ho verificato l'illusione della sua esistenza e tale verifica, per quanto possa essere discutibile, trasforma ciò che per gli altri è illusione in un loro errore che li porta all'autodistruzione.

Scrive Freud:

Che il Messia verrà e fonderà un'età dell'oro è molto meno probabile; a seconda dell'atteggiamento personale di chi giudica, si classificherà questa credenza come illusione o come qualcosa di analogo a un delirio.

Freud, L'avvenire di un'illusione, Newton editore, 2010, pag. 58

L'illusione non appaga il desiderio. L'illusione appaga l'idea che il desiderio possa essere soddisfatto. L'illusione rifugge da ogni verifica nella realtà. L'illusione imprigiona in sé stessa l'illuso e non permette all'illuso di verificare le possibilità dei contenuti illusori.

Scrive Freud:

Noi dunque chiamiamo una credenza illusione quando nella sua motivazione viene in primo piano l'appagamento di un desiderio, a prescindere dal suo rapporto con la realtà, così come l'illusione stessa rinuncia alla sua convalidazione. Se in base a questo orientamento, ci volgiamo di nuovo alle dottrine religiose, possiamo dire, ripetendoci, che esse sono tutte illusioni, indimostrabili, e che nessuno può essere costretto a ritenerle vere e a credere in esse. Alcune di esse sono così inverosimili, talmente in contraddizione con tutto quanto abbiamo faticosamente appreso sulla realtà del mondo che - tenute nel debito conto le differenze psicologiche - possiamo paragonarle ai deliri. Sul valore di realtà della maggior parte di esse non è dato giudicare. Così come sono indimostrabili, sono anche inconfutabili.

Freud, L'avvenire di un'illusione, Newton editore, 2010, pag. 58-59

Queste affermazioni di Freud partono dal presupposto che la verifica sia all'interno delle affermazioni deliranti delle religioni, come il cristianesimo o l'ebraismo. Il cristianesimo e l'ebraismo fanno affermazioni deliranti e tu analista vai a discutere della realtà dei contenuti del delirio? Ovvio che il delirio, essendo soggettivo, relativo alla persona, solo la persona può ritenere reale quel delirio. Non si può discutere dei contenuti del delirio perché sono una condizione soggettiva dalla quale il psicoanalista è separato. Il delirante, nel delirio, riversa tutte le sue emozioni. Nel momento steso in cui quei contenuti deliranti vengono espressi o imposti alla società, si deve discutere sugli effetti che quei contenuti hanno nella società.

Se tu confidi nella provvidenza di Dio e fai distruggere tutti gli strumenti di sopravvivenza della società (vedi religioni del cargo) e riduci la società in miseria costringendola all'accattonaggio per sopravvivere, non si discute dei tuoi deliri, ma degli effetti sociali che hanno, o possono avere, i tuoi deliri.

Il dato di verità oggettivo non è all'interno del delirio, che rimane un fatto soggettivo, ma nelle conseguenze nell'oggettività che provoca se quel delirio viene veicolato nel mondo.

E' indubbio che l'illusione, che porta le persona a credere nell'esistenza del Dio creatore cristiano ed ebreo, non è solo un'illusione, ma un delirio che porta a danneggiare tutte le società civili. Le società civili si impegnano contro i danneggiamenti, ma rifiutano di riconoscere le cause all'origine di quei danneggiamenti che sono sempre i modelli del Dio della bibbia e dei vangeli.

Le religioni, dice Freud, sono tutte delle illusioni. Solo che l'illusione è un dato soggettivo mentre, gli effetti della veicolazione nella società di quell'illusione si trasforma in dati oggettivi attraverso i quali le società vengono modificate in funzione di quell'illusione che, per gli illusi, si traduce in un dato di realtà.

Non è forse inverosimile il messianesimo cristiano?

Dice il Gesù dei cristiani (riporto a memoria): "Non passerà questa generazione senza che mi vedrete venire con grande potenza sulle nubi mentre le stelle cadranno sulla terra". Si illude chi attende l'evento, come Paolo di Tarso. Quest'illusione, fatta propria dagli adepti cristiani, blocca, in una situazione di attesa, la vita degli adepti cristiani che, anziché operare nella società, si separano da essa rinchiudendosi nella patologia d'attesa. Nel frattempo, non modificando il loro presente in funzione della propria vita, si appropriano del presente sociale per poter sopravvivere.

Scrive Freud:

A questo punto ci si può aspettare l'obiezione: "Dunque, se perfino gli scettici incalliti ammettono che le affermazioni della religione non si possono confutare con l'intelletto, perché allora io non dovrei crederci, dal momento che esse hanno tante cose dalla loro parte, la tradizione, il consenso degli uomini e tutto ciò che contengono di consolante?". Già, perché no? Così come nessuno può essere costretto a credere, nessuno può essere costretto a non credere. Ma non ci si compiaccia di illudersi di percorrere, con tali argomenti, le vie del retto pensare. Se c'è un caso in cui è al suo posto il biasimo di "magra scusa", è questo. L'ignoranza è l'ignoranza; da essa non viene nessun diritto di credere qualcosa. Nessun uomo ragionevole si comporta nelle altre cose con tanta leggerezza e si accontenta di così misere giustificazioni dei suoi giudizi e delle sue prese di posizione; se lo permette solo nelle cose più alte e più sacre.

Freud, L'avvenire di un'illusione, Newton editore, 2010, pag. 59

Chi ha detto che "le affermazioni della religione non si possono confutare con l'intelletto"? Certo che si possono confutare. Proprio perché il credente pensa che i suoi dati di fede siano oggettivi si può dimostrare la loro soggettività e la loro inconsistenza. Se un individuo ha fede negli asini che volano, può avere tale fede quanto desidera purché rimanga nel suo ambito personale. Quando pretende di affermare che gli asini volano è, come minimo, dovuta una dimostrazione dal momento che chi non ha la medesima fede constata che gli asini non volano.

Allo stesso modo, quando il credente afferma che "Dio ha creato il mondo" e questa affermazione esce dal suo ambito personale, ha come minimo il dovere di dimostrarlo dal momento che io constato che il mondo non è stato creato da una volontà esterna al mondo.

Non siamo più ai tempi in cui i cardinali cattolici si rifiutavano di guardare nel cannocchiale di Galilei e affermavano che se Dio diceva "fermati Sole" era il Sole che girava attorno alla Terra e non viceversa. Già ai tempi di Freud l'analisi scientifica metteva in discussione le stupidaggini della bibbia. Oggi come oggi, la bibbia serve solo agli sciocchi, i cristiani, un termine che nel linguaggio comune ha assonanze con "cretino" che è la definizione di un "idiota".

Le persone sono costrette a credere dalla violenza della religione ebraica e cristiana. Non vengono forse violentate fin dall'infanzia nella loro struttura emotiva? Non hanno forse genitori che gli presentano con enfasi il delirio religioso in tutti i suoi aspetti? Gli ebrei non circoncidono i loro figli per poterli marchiare come ebrei affinché siano diversi dalle altre persone in quanto "popolo eletto", "razza superiore"? E i cristiani non battezzano i bambini per porre loro un marchio di appartenenza. Un gesto attraverso il quale i genitori rinunciano ai loro figli, offrendoli alla chiesa, e la chiesa affida questi bambini ai loro genitori affinché ne manipolino la struttura emotiva in nome e per conto del suo Dio?

La violenza, spesso, si manifesta vigliaccamente portata al bambino dalla madre e dal padre. Da quelle persone che dovrebbero proteggerlo nella crescita.

Scrive Toth Tihamer in "L'educazione spirituale del giovane" curata dal sacerdote Ugo Camozzo ed. Libreria Emiliana editrice Venezia 1943 a pag. 28:

"Dall'amore materno, che avvolge nei suoi caldi raggi il piccolo fanciullo, sboccia anche l'amore verso Dio. Sotto lo sguardo della madre devono formarsi nel bimbo i primi principi della vita dell'anima. Quando la madre prega devotamente col suo fanciullo, nell'anima di lui si risveglia l'elevato pensiero del Padre che sta nei cieli al di sopra del padre e della madre terreni. Il pensiero del Padre celeste è di grande efficacia per l'educazione. Per guidare la volontà del bimbo per lungo tempo basterà dire semplicemente: "E' Dio che vuole così!" oppure: "Il Buon Dio lo ha proibito!""

Si tratta della più grossa vigliaccata che un cristiano può fare ai suoi figli. Il bambino viene stuprato dalla madre in nome del padre celeste, quel Dio che si autodefinisce il macellaio dell'umanità col diluvio universale.

Scrive Freud:

I filosofi estendono il significato delle parole fino a che queste non serbano quasi più nulla del loro senso originario, chiamano "Dio" una qualunque vaga astrazione che si sono creata, e sono allora di fronte a tutti quanti anche deisti, credenti in Dio, potendo finanche vantarsi di aver scovato un concetto di Dio più elevato, più puro, sebbene il loro Dio sia soltanto un'ombra inconsistente e non più la possente personalità della dottrina religiosa. I critici insistono nel definire "profondamente religioso" uno che dichiara un sentimento di piccolezza e impotenza dell'uomo di fronte al complesso del mondo, sebbene a costituire l'essenza della religiosità non sia questo sentimento, ma solo il passo successivo, la reazione a tale sentimento, che cerca aiuto contro il medesimo. Chi non procede oltre, chi si rassegna umilmente alla parte insignificante dell'uomo nel vasto mondo, è invece irreligioso nel più vero senso della parola.

Freud, L'avvenire di un'illusione, Newton editore, 2010, pag. 60

La necessità umana di fuggire dall'integralismo cristiano ed ebreo porta le persone a riempire di diverso significato un vocabolo usato per reprimere e violentare. Il Dio Dioniso era chiamato anche Liber Pater, il padre della libertà. Il termine Dio incadicava una condizione precisa. Poi arrivò Platone e stuprò il nome e il ruolo sociale degli Dèi in funzione dell'Artefice creatore e ordinatore del mondo. Chiamarono "Dio" il creatore riempiendo la parola "Dio" di un diverso significato. Ciò che prima liberava, ora opprimeva con una feroce immoralità sessuale che avrebbe seminato dolore nell'umanità.

L'ebraismo e il cristianesimo divennero orrore per tutta l'umanità.

E l'umanità iniziò a riscoprire gli antichi Dèi. Prima timidamente con Boccaccio e poi, a mano a mano che il rinascimento italiano si diffondeva in Europa, con sempre maggior precisione e maggior affetto.

Nel cristianesimo e nell'ebraismo c'è il sentimento di piccolezza, di considerarsi umili davanti all'onnipotenza di Dio, ma questo è delirio. E, come rileva Freud, c'è la ribellione davanti al dovere di essere umili e sottomessi perché, per essere religiosi cristiani o ebrei, è necessario identificarsi con Dio davanti al mondo. Il cristiano è "l'unto del padrone", è il "popolo di Dio" come l'ebreo è "il popolo eletto". Tutto questo per rivendicare il diritto all'impunità mentre si macellano tutti gli altri popoli. Chi si rassegna ad essere sottomesso, dice Freud, è una persona senza religione.

Puoi ignorare l'infinito numero di Dèi che compongono il mondo in cui vivi e che compongono ciò che tu sei (con Hillman svilupperò questo discorso), ma avverti la necessità di pensare ad un Dio diverso, da quanto bibbia e vangeli ti presentano, anche se non intuisci l'insieme degli Dèi in cui vivi.

Termina il sesto capitolo Freud dicendo:

Sappiamo all'incirca in quali tempi sono state create le dottrine religiose e da quali uomini. Se apprendiamo inoltre per quali motivi ciò accadde, il nostro punto di vista sul problema religioso subisce un notevole spostamento. Noi ci diciamo che sarebbe sì molto bello che ci fosse un Dio quale creatore del mondo e un'amorevole provvidenza, un ordinamento morale del mondo e una vita nell'aldilà, ma è evidentissimo che tutte queste cose sono esattamente quelle che non possiamo non desiderare E sarebbe ancora più strano che i nostri poveri, ignoranti e non liberi antenati fossero riusciti a risolvere tutti questi difficili enigmi del mondo.

Freud, L'avvenire di un'illusione, Newton editore, 2010, pag. 60

Gli antenati erano liberi dalle condizioni religiose e morali del mondo prima dell'arrivo dei Pitagorici e Platone, prima dell'arrivo dell'ideologia religiosa ebraica e prima dell'arrivo dell'orrore cristiano. Erano riusciti a risolvere gli enigmi del mondo. Poi arrivò la necessità di sottomettere gli uomini; l'età dell'odio e della distruzione. Venne l'età in cui si bruciavano vive le persone. L'età in cui gli ebrei bruciavano vivi i sacerdoti e i seguaci di Baal.

In quelle età vennero coniati i misteri del dominatore. I misteri del padrone buono che ammazza tutti perché lui è buono e pretende di essere amato. Si iniziò ad imporre la fede ai bambini piccolissimi, ciò che, prima di allora, mai era avvenuto.

Bisogna essere educati all'impotenza nei riguardi del mondo per sviluppare l'illusione di una provvidenza. Bisogna essere nell'indigenza per sviluppare l'idea che un super potere ha creato il mondo.

Gli antenati erano moralmente liberi. Le società, per quanto sottoposte a leggi e a condizioni gerarchiche, erano libere perché le condizioni gerarchiche non pretendevano il controllo dell'uomo "con tutto il suo cuore e tutta la sua anima". Pertanto, non imponevano la malattia alle persone. Quelle nevrosi, paranoie, sensi di colpa con i quali l'ebraismo e il cristianesimo si fanno forza per controllare gli uomini e costringerli alla sottomissione.

Non c'è né libertà né salute psichica nell'ebraismo e nel cristianesimo; solo schiavitù e distruzione dell'uomo, della sua vita e del suo futuro.

 

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