Continua la guerra di Israele e USA contro l'Iran. Ovviamente, il prossimo obbiettivo di Israele sarà la Giordania e l'Arabia Saudita.
Gli adoratori del Macellaio di Sodoma e Gomorra si stanno divertendo ad imitare il loro Dio.
Aprile 2026: la Religione Pagana fra filosofia metafisica, psicologia, problemi sociali e cronaca quotidiana.
Le condizioni del mondo in cui viviamo
Argomenti del sito Religione Pagana
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30 aprile 2026

Il peccato originale della psicoanalisi e della psicologia fu quello di non entrare in conflitto con il cristianesimo.
Pur osservando che un episodio espresso nella vita delle persone condiziona, almeno in parte, la vita delle persone, la psicoanalisi non è stata in grado di dedurre che l'insieme di episodi, le cui cause sono riconducibili all'oggettività in cui l'individuo vive, nella vita delle persone, condiziona e modifica la struttura psicologica, emotiva e concettuale delle persone stesse. Modifica la sensibilità delle persone rispetto al mondo in cui vivono. Modifica la percezione dei fenomeni, la qualità e la capacità di interpretazione dei fenomeni stessi.
Freud elabora il concetto di inconscio, ma il concetto di inconscio di Freud è come un magazzino in cui vengono riposti fenomeni razionali rimossi, più che dalla coscienza, dalla memoria razionale del soggetto.
L'adattamento soggettivo dell'individuo, le sue emozioni, la sua capacità di percepire, sentire, elaborare, si forma fin dalla pancia dalla madre. Sono gli input emotivi che la madre invia al feto, quando affronta i suoi problemi quotidiani, le contraddizioni che vive, i suoi dolori e le sue gioie, che concorrono a formare la percezione emotiva del feto.
Quando il feto diventa un bambino è già predisposto a selezionare i fenomeni del mondo e risponde più facilmente a quei fenomeni che sono portatori delle stesse sincronie emotive che ha percepito e vissuto nella pancia della madre.
La coscienza del feto è la coscienza della madre. Il feto è un meccanismo in crescita che, un po' alla volta, si appropria di parte della coscienza della madre e inizia a manipolarla, adattandosi, per appropriarsene. La madre costruisce il feto. Una buona qualità di vita della madre porta un feto a crescere in buona salute fisica; una "cattiva" qualità di vita della madre porta il feto a crescere con delle difficoltà.
Quando il feto nasce, la qualità della coscienza del feto ha la direzione emotiva che la madre ha trasmesso al feto. Il bambino che nasce si adatta al mondo partendo da quella base emotiva e da quella base emotiva seleziona i fenomeni del mondo. A questi si adatta seguendo le proprie predilezioni nelle condizioni che il mondo gli presenta.
La psicoanalisi dell'origine, convinta che il nascituro fosse una sorta di "tabula rasa", osserva i meccanismi dell'educazione dell'infanzia osservando il crescere delle persone nelle condizioni che, famiglia prima e società poi, l'oggettività impone al bambino.
La domanda che si fa la psicoanalisi delle origini è: come si forma l'individuo assolutista, dittatore, prepotente e prevaricatore?
La psicologia e la psicoanalisi cercano di darsi delle risposte.
Scrive la psicoanalisi sociale:
La «personalità autoritaria» è prodotta da genitori che usano coi figli forme dure e rigide di disciplina, che condizionano il loro amore e la loro apprefazione ad una obbedienza assoluta del bambino, che sottolineano l'esistenza di doveri e obblighi nelle relazioni familiari piuttosto che lo scambio di affetto, che sono ben consapevoli della distinzione di status nelle relazioni interpersonali e hanno un atteggiamento di disprezzo o di sfruttamento verso le persone di status inferiore. Costretto a sottomettersi ad una autorità parentale rigida e arbitraria, il bambino sviluppa una ostilità, che è troppo pericoloso esprimere verso i genitori frustranti ma temuti.
Essendo sottomesso, egli sviluppa anche un'opinione di sé che lo fa sentire più dipendente dai genitori e perciò meno capace di sfidarli o anche solo di porli in discussione.
Il bisogno del bambino di reprimere duramente ogni ostilità nei confronti dei genitori porta ad una identificazione con l'autorità e ad una sua idealizzazione, ed insieme ad un trasferimento dell'ostilità verso membri di gruppi esterni, che di solito sono di status inferiore. Insieme al trasferimento, vi è una proiezione nei gruppi esterni di quegli impulsi autoritari che erano stati frustrati e repressi perché inaccettabili all'interno della famiglia.
Tratto da: Morton Deutsch e Robert M. Krauss, La psicologia sociale contemporanea, Editore Il Mulino, 1972, pag. 210-211
Secondo la psicoanalisi, l'ambiente familiare condiziona lo sviluppo della personalità del bambino. Questo ambiente familiare agiva nei confronti della madre quando il bambino era nella sua pancia. La madre era sottoposta a doveri dell'ambiente familiare. La sua coscienza era prigioniera di quei doveri, Le sue emozioni si muovevano all'interno di quei doveri fra necessità di obbedienza e ricerca di soddisfazione del proprio desiderio.
Tutto il dibattito della psicoanalisi verte su come l'ambiente familiare e sociale si dovrebbe porre nei confronti dell'infanzia che cresce.
Questo è il grande errore.
L'infanzia cresce, sia a livello fetale che nella primissima infanzia, adattandosi all'ambiente e la psicoanalisi, anziché curare la malattia da assolutismo che l'ambiente trasmette ai bambini preferisce chiedere all'ambiente di cambiare atteggiamento nei confronti dell'infanzia.
Il passo riportato dice: "sottolineano l'esistenza di doveri e obblighi nelle relazioni familiari piuttosto che lo scambio di affetto". Se l'ambiente rimane uguale a sé stesso, ma, anziché imporre al bambino doveri di obbedienza e sottomissione, manifesta gesti e parole di affetto nei confronti del bambino; che cosa il bambino percepisce di ciò a cui assiste?
Anche se non si impongono obblighi e doveri al bambino, un ambiente impregnato di obblighi e doveri viene percepito dal bambino come il mondo in cui vivrà sviluppando, comunque, la consapevolezza che solo attraverso gli obblighi e i doveri si può esistere in quell'ambiente.
Il neonato afferra la manifestazione emotiva dell'ambiente, sia familiare che sociale. Non sono né le parole né i gesti nei suoi confronti a condizionare la formazione del suo punto di vista in relazione agli altri. E' la qualità nelle emozioni che gli adulti veicolano nel mondo nelle relazioni con gli altri, a cui il neonato assiste, che attivano nel neonato i neuroni specchio. Il neonato non si limita ad adattarsi all'ambiente parentale, ma, essendo parte dell'ambiente parentale, apprende come relazionarsi all'esterno dell'ambiente parentale. Un apprendimento che si perfezionerà quando, diventato bambino, inizia a rapportarsi con altri bambini negli asili o nelle scuole.
E' la qualità delle emozioni, e gli intenti che le sorreggono, che attivano l'analisi emotiva dell'ambiente da parte del neonato.
I neuroni specchio hanno la funzione di mettere in sintonia il neonato con l'ambiente familiare portandolo a soggettivare atteggiamenti, idee e modi di porsi che si nutrono della percezione emotiva contenuta in atteggiamenti, idee e modi di porsi, di chi lo circonda.
Almeno nei primi due anni di vita. Questi adattamenti soggettivi, messi in atto nei primi due anni di vita, condizioneranno la percezione dei fenomeni, le scelte e la formazione delle sue idee rispetto al mondo per il resto della sua vita.
Scrive la psicoanalisi sociale:
La paura dei propri impulsi e il bisogno di reprimerli con severità porta ad una organizzazione rigida della personalità, ad un pensiero stereotipato, ad evitare una consapevolezza introspettiva, ad una condanna moralistica e ad un atteggiamento punitivo verso valori e pratiche non convenzionali.
Tratto da: Morton Deutsch e Robert M. Krauss, La psicologia sociale contemporanea, Editore Il Mulino, 1972, pag. 211
Non è la paura dei propri impulsi. E' il timore delle reazioni ambientali ai propri bisogni e ai propri desideri. Un neonato ha l'impulso di vivere e, per vivere, necessita di soddisfare i propri bisogni e i propri desideri. Un mondo che limiti i suoi bisogni e i suoi desideri, permettendo la soddisfazione degli stessi in ambiti limitati e circoscritti, provoca nel neonato delle reazioni a quei limiti che sono reazioni finalizzate alla propria sopravvivenza che quei limiti sembrano mettere in pericolo.
E' l'insieme parentale, la famiglia, che attraverso gli input emotivi trasmette insicurezza al nuovo nato. Lo costringe alla paura anche quando le intenzioni della famiglia sono favorevoli al nuovo nato, ma si rende solo necessatio ottenere attenzione e obbedienza affinché il nuovo nato risponda ai bisogni degli adulti.
Gli adulti impongono il terrore al nuovo nato che si vede costretto a mettere in atto strategie di sopravvivenza, spesso non dormendo la notte o piangendo manifestando dolori che gli adulti non comprendono. Gli adulti tendendo a ignorare o a reprimere quel pianto, che a loro appare fastidioso, perché, sia pur, per loro, inconsapevolmente, tocca le loro emozioni.
Ed è in questo contesto esistenziale che il bambino elabora la sua teoria del potere e di controllo degli adulti.
Controllare gli adulti, per assicurarsi la sopravvivenza, diventa arte d'agguato infantile.
Preda e predato.
Il bambino elabora l'idea che l'adulto deve essere predato. In particolare, la maggior parte delle madri diventano prede dei figli. La coscienza dei figli si forma mediante la scissione della coscienza della madre e nella maggior parte delle madri l'innamoramento di sé stesse viene riflesso sui figli in cui riconoscono sé stesse. Qualche volta lo chiamano "amore materno", ma non è altro che quella incapacità del distacco da sé stessa, che comporterebbe la ricostruzione della coscienza, menomata dal parto, arricchendola attraverso altre e diverse vie, che lascia alla madre il sapore nostalgico di qualche cosa di perduto.
Troppe madri tentano di predare i loro figli impedendo loro il distacco definitivo dalla loro vita. Troppi figli tentano di predare padri e madri costringendoli a mantenerli per tutta la loro esistenza.
Scrive la psicoanalisi sociale:
Le relazioni personali sono percepite in termini di potere e di status; «forza» e «durezza» sono idealizzate, mentre «debolezza» e «tenerezza» vengono associate e considerate con disprezzo.
In breve, le caratteristiche distintive della personalità autoritaria riflettono presumibilmente delle difese contro l'espressione di una ostilità repressa verso l'autorità; le difese principali sono la proiezione di impulsi inaccettabili e frustrati verso gruppi esterni; il trasferimento dell'ostilità verso tali gruppi e l'identificazione con l'autorità frustrante.
Tratto da: Morton Deutsch e Robert M. Krauss, La psicologia sociale contemporanea, Editore Il Mulino, 1972, pag. 211
Le dinamiche di "preda - predato" sono imposte da ambienti familiari che hanno allontanato il figlio dalla partecipazione collettiva alla quotidianità. Hanno presentato al figlio degli adulti onnipotenti che hanno costretto il figlio a combatterli per concorrere a quell'onnipotenza ingenerando la necessità di forza, durezza e disprezzo per un'autorità che il figlio ritiene di doversene appropriare.
Il nemico del figlio è l'autorità familiare. Un'autorità familiare che, separando il figlio dall'insieme dei problemi quotidiani che quella famiglia deve affrontare, tende a presentarsi al figlio come una sorta di "Dio onnipotente" che risolve problemi che al figlio risultano di "natura sconosciuta".
Quando le pretesa della famiglia nei confronti del figlio assumono l'aspetto religioso dove l'obbedienza all'autorità è l'obbedienza a Dio, davanti al bambino il padre e la madre vengono identificati con Dio. Il bambino non crede in Dio, ma crede che possa esserci qualcuno che, come suo padre e sua madre, possa risolvere i suoi problemi.
Un Dio da abbattere per detronizzarlo e liberarsi dall'oppressione dell'obbedienza imposta dal proprio padre e dalla propria madre.
Un Dio da abbattere per detronizzarlo e prendere il suo posto diventando il dominatore del mondo; il dominatore del padre e della madre per costringere padre e madre a diventare servi obbedienti.
La frustrazione del bambino che cresce, costretto a sottomettersi al padre a alla madre identificati con Dio si riversa verso il mondo esterno in una continua ricerca di soggetti deboli rispetto ai quali esercitare il proprio dominio che gli consente, rispetto ad essi, di sentirsi Dio.
Essere Dio rispetto agli emarginati e agli emarginabili nella società è la pulsione ebrea e cristiana di superiorità di razza. In ultima analisi, i dominatori sono persone "pezzenti" che vogliono ridurre altre persone in difficoltà al loro livello di "pezzenti" per poterle dominare.
Il bambino che, crescendo, non è stato in grado di separarsi dal proprio padre e dalla propria madre (uccisione delle relazioni col padre e con la madre) si identifica necessariamente con Dio, il suo padre ideale, dal quale fa derivare il proprio diritto alla violenza, la prepotenza, la prevaricazione per il proprio tornaconto personale; come il Dio della bibbia.
Scrive la psicologia sociale:
La teoria ha molte implicazioni interessanti, più di quante se ne possano qui indicare. Prima di tutto, se ne deduce che le persone autoritarie agiranno da dominatori e sfruttatori nei confronti dei deboli e dei subordinati, e da sottomessi e servili verso i forti o i superiori. Questa è una caratterizzazione appropriata del comportamento di molti nazisti: arroganti nel potere e servili e sottomessi nella sconfitta. In secondo luogo, fa ritenere che tali persone abbiano dei pregiudizi, non solo verso gli ebrei, ma anche verso i negri e altri gruppi minoritari. Inoltre, se si accetta che gran parte del pregiudizio e dell'etnocentrismo si basa su caratteristiche sottostanti della personalità, possiamo ritenere che tali atteggiamenti siano correlati con altri atteggiamenti, molto diversi - atteggiamenti politico-economici, atteggiamenti verso il potere, l'obbedienza, il sesso e cosi via. In terzo luogo, se il pregiudizio ha le sue basi soprattutto in una personalità autoritaria, allora sarà difficile cambiare o superare il pregiudizio a meno che chi possiede l'autorità non prenda posizioni energiche e inequivocabili contro il pregiudizio e la discriminazione. Anche se ciò avvenisse, la personalità autoritaria avrebbe ancora il problema di trovare una dislocazione alternativa alla sua ostilità repressa, o di dirigere altrimenti tale ostilità repressa verso chi possiede l'autorità.
Morton Deutsch e Robert M. Krauss, La psicologia sociale contemporanea, Editore Il Mulino, 1972, Da pag. 210 a pag. 211-212
A questo punto la psicologia e la psicoanalisi si concentrano sulle macro manifestazioni sociali. Sembrano quasi dimenticare l'individuo all'interno del concetto di "individuo massa".
Le persone che si identificano col Dio ebreo e cristiano assumono l'atteggiamento di:
"le persone autoritarie agiranno da dominatori e sfruttatori nei confronti dei deboli e dei subordinati, e da sottomessi e servili verso i forti o i superiori"
Questo tipo di educazione porta al bullismo dove il bullo si ritiene il Dio cristiano che fa violenza ai più deboli trasformati nelle sue vittime. Il mobbing nei luoghi di lavoro, nelle scuole, è il prodotto dell'identificazione delle persone col Dio cristiano che si ritiene in diritto di vessare il "Giobbe" di turno. La violenza sulle donne, la pederastia e la pedofilia, caratterizzano la violenza messa in atto da chi si identifica con il Dio ebreo e cristiano. Identificarsi con Dio significa ritenersi in diritto di dettare la morale agli altri e di sottrarre sé stessi alla morale proclamata.
Infatti, il Dio cristiano dice di non uccidere nei suoi comandamenti, ma lui uccide e stermina a seconda del proprio capriccio.
Il cristianesimo e l'ebraismo sono la malattia mortale della società.
Il peccato originale della psicologia e della psicoanalisi fu quello di non affrontare i fondamenti della religione cristiana e della religione ebraica consentendo il perpetuare della devastazione sociale alla quale psicologia e psicoanalisi proponevano vari placebo che non intervenivano sulle cause ma alimentavano l'illusione di poter affrontare i problemi.
Per questo motivo, al di là delle varie esperienze per comprendere le attitudini e le intenzioni del singolo individuo, buone per tribunali e uffici del personale, la psicoanalisi e la psicologia sono fallite in tutti i risultati che si erano prefisse fin dall'inizio.
Non affrontare l'ideologia ebrea e cristiana significa non affrontare le cause del disagio sociale e, in fondo, alle persone autoritarie che agiscono da dominatori e sfruttatori, la devastazione sociale, prodotta dal cristianesimo, è molto utile.
Pagina specifica dell'argomento
29 aprile 2026

Io dico alle persone che, se vogliono conoscere il mondo in cui vivono, devono percepire le emozioni del mondo e staccarsi dal pensare il mondo come forma e come quantità.
Le persone pensano di emozionarsi davanti ad oggetti del mondo e, in questa condizione, dicono: "Io già lo faccio!".
Se dico loro che non è vero e ciò che provano sono solo effetti emotivi controllati dalla loro ragione che determina la quantità e la qualità delle emozioni che provano, mi danno del bugiardo.
Non è possibile viaggiare in quello che gli uomini definiscono "sconosciuto" e chiamare gli uomini a percorrere un sentiero all'interno di quello sconosciuto. Per chi lo pensa solo come sconosciuto, alla sua coscienza non esiste e se tu lo affermi, affermi l'esistenza di un assurdo.
Lo dicono loro, che affermano di credere in Dio e recitano lunghi sermoni sulla bontà del macellaio di Sodoma e Gomorra.
C'è stato un tempo in cui il mio linguaggio poteva attrarre gli uomini. Era l'inizio del mio cammino ed ero aperto a possibili compagni di strada. A persone che potessero accompagnarmi per qualche tratto del mio cammino.
Il linguaggio è poi cambiato. E' il cammino che ti cambia e le emozioni non le puoi più raccontare. Le puoi viverle, abitarle, ma non raccontarle.
Spesso ti chiedono: "A che cosa ti serve percepire le emozioni nel mondo?". A me non resta che scrollare le spalle; borbottare un "Niente che ti possa essere utile" e girarmi dall'altra parte. Lo so che sta arrivando una "tempesta" ma se glielo dico, e questa arriva, vogliono che "il profeta" racconti loro tutto il futuro. Se la "tempesta", che loro immaginano, non arriva, allora ti danno del buffone. Si sono dimenticati di chiederti che "tempesta" era in arrivo e, forse, non glielo potevo nemmeno dire perché, un conto è sapere dell'arrivo di una tempesta e un altro conto è conoscere la forma che la tempesta, che sta arrivando, assumerà. Possono essere tuoni o lampi o una tempesta finanziaria; può essere un terremoto o un forte numero di licenziamenti; può essere l'abbattimento di una foresta o l'arrivo del covid-19; può essere una forma politica che devasta una nazione o può essere l'inizio di una guerra.
Per me è importante percepire una tempesta in arrivo perché le altre sensazioni mi hanno già indotto ad attrezzarmi al meglio, nelle condizioni in cui vivo, per farvi fronte.
C'è un immenso sconosciuto emotivo che ci circonda in cui alcuni uomini e donne sono entrati.
Per troppe persone che si pensano create ad immagine e somiglianza del loro Dio, questo sconosciuto non esiste. Se esistesse, il loro Dio lo avrebbe donato a loro.
Scrive un ricercatore neurologo:
Per ora, l'influenza dell'amigdala sulla corteccia è superiore a quella della corteccia sull'amigdala e l'eccitazione emotiva riesce a dominare e a controllare il pensiero. In tutti i mammiferi, i circuiti che vanno dall'amigdala alla corteccia prevalgono su quelli in senso opposto. Mentre i pensieri attivano facilmente le emozioni (attraverso l'amigdala), non siamo Intanto, però, è evidente che le connessioni tra la corteccia e l'amigdala sono molto più consistenti nei primati che negli altri animali.
Tratto da: Joseph LeDoux, Il cervello emotivo, Editori Baldini e Gastoldi, 1999, pag. 312-313
LeDoux è un evoluzionista cristiano che pensa alla superiorità della corteccia cerebrale ad ogni altra forma di intelligenza con la quale abitare il mondo. L'evoluzione avviene in centinaia di migliaia di anni non in qualche generazione. I cristiani limitano il loro pensiero in migliaia di anni, non in miliardi di anni.
Eppure i circuiti che vanno dall'amigdala alla corteccia cerebrale prevalgono sui circuiti che vanno dalla corteccia cerebrale all'amigdala, anche se la corteccia cerebrale tende ad annullare molti segnali che dall'amigdala giungono alla coscienza dell'individuo.
Mentre la corteccia cerebrale dell'uomo è una sua caratteristica, avendo molti animali una corteccia cerebrale diversa, l'amigdala, una fonte delle emozioni, è una struttura comune a uomini e animali.
L'amigdala è una struttura cerebrale presente non solo negli esseri umani ma in tutti i mammiferi, uccelli e in molti altri animali, svolgendo un ruolo chiave nella gestione delle emozioni e delle reazioni istintive.
Gli insetti sono privi dell'amigdala. Alcuni studi suggeriscono che gli insetti possano provare forme di coscienza di base e stati affettivi, come il pessimismo o l'ottimismo, legati a stati interni e stimoli ambientali. Tutto il corpo dell'insetto è un corpo emotivo.
Un corpo dal quale la nostra ragione, la nostra corteccia cerebrale, ci separa.
Il concetto di "amigdala nelle piante" non si riferisce a un organo anatomico identico a quello umano (che è una struttura cerebrale del sistema limbico deputata alle emozioni), ma è una metafora utilizzata per descrivere i sofisticati sistemi di allarme e risposta allo stress dei vegetali che sono assimilabili all'attività dell'amigdala..
Animali, insetti, piante, ecc. Si tratta di sviluppi diversi della coscienza, durante la diversificazione delle specie. Strade fisiche diverse con cui interpretare la realtà emotiva del mondo. Ci sono “strumenti” fisici diversi per percepire le emozioni sia all'interno della stessa specie sia in relazione a tutte le altre specie di viventi.
Universi di comunicazione dentro universi di comunicazione dai quali la nostra ragione ci tiene separati. Eppure, tali universi ci circondano e noi li possiamo abitare, almeno in qualche misura.
Si parla di emozioni di paura, ansia e apprensione. Quasi mai si parla di piacere, felicità, sensazione di benessere e di emozioni che trasmettono la cultura di strategie diverse attraverso le quali i viventi abitano il mondo.
Quando si dice: "Io già lo faccio!" ci si nega l'immenso in cui viviamo e le infinite voci che da quell'immenso giungono a noi.
29 aprile 2026

Chi gioca a biliardo sa che se vuole colpire la palla a cui mira, deve colpire le sponde con la giusta angolatura.
Chi gioca a fare profitti con la guerra sa che se vuole mettere in difficoltà l'Europa e l'Asia, deve colpire l'Iran e il Medio Oriente.
Come nel biliardo, l'obbiettivo finale è la palla da colpire; così nella guerra, per fare profitti, l'obbiettivo da distruggere è l'Europa e l'Asia.
Chi si fa Dio gioca a biliardo con le nazioni, ma le nazioni non sono palle senza volontà e senza passioni anche se molti politici vorrebbero aiutare Dio a distruggere la loro stessa patria.
Per chi fa guerra, il denaro è l'idolo e l'ideale che identifica con Dio; le nazioni aggredite devono difendere il loro presente in vista di un futuro possibile.
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28 aprile 2026

L'attentato alla cena con i reporter di Trump sa molto di messa in scena. Una sceneggiata per attirare i voti nel fallimento politico della politica di Trump negli USA. Come può un fascista farsi apprezzare? Fingendosi vittima mantenendo il ruolo di carnefice.
E' una vecchia tecnica, sempre abusata dalla destra religiosa, che prende esempio da Gesù. Gesù, il carnefice che minaccia tutti di gettali là dove c'è dolore e stridor di denti, viene passato come vittima per continuare a seminare odio nei confronti di chi minacciava.
Al di là di cosa diranno le indagini, anche se di questi tempi la menzogna è di casa nelle Istituzioni USA, io ho la netta sensazione che sia stato tutto orchestrato dall'entourage di Trump.
L'attentatore è stato goffo e, a spanne, si può dire che la sicurezza lo abbia fatto avanzare apposta quanto bastava per creare panico ma non pericolo. Qualcuno ha sentito gli spari prima che gli spari avvenissero. Qualcuno sorrideva consapevole dell'imminenza della rappresentazione.
Trump, che odia la stampa, ha organizzato un evento per la stampa quasi a voler avere una platea di risonanza per l'evento che aveva orchestrato. E forse, non è la prima volta che Trump ricorre a questo trucco.
Gli USA hanno il Presidente che si sono scelti.
28 aprile 2026

Il governo Meloni ha fatto della corruzione il suo modo squadrista di agire contro il diritto Costituzionale.
Deve proteggere i corrotti, gli incapaci e gli incompetenti. Per questo motivo, anziché aggravare le leggi che puniscono la corruzione e gli illeciti amministrativi, modifica le leggi per favorire la corruzione e gli illeciti amministrativi a discapito dei cittadini.
Un esempio è la "riforma Foti" il cui scopo è favorire la corruzione, l'ignoranza e la superficialità di amministratori più attenti al loro tornaconto personali che non agli interessi della comunità.
La riforma Foti, formalmente introdotta con la Legge 7 gennaio 2026, n. 1 (entrata in vigore il 22 gennaio 2026), rappresenta una profonda revisione della disciplina della responsabilità amministrativa e del danno erariale in Italia, modificando la precedente Legge n. 20/1994.
La riforma mira a ridurre la responsabilità patrimoniale di amministratori, dirigenti e funzionari pubblici, introducendo tetti massimi alle condanne e limitando il potere sanzionatorio della Corte dei conti, distinguendo gli errori gestionali dalle condotte realmente lesive dell'interesse pubblico.
In questo modo, il governo Meloni favorisce la criminalità che, a questo punto, "sembra" essere il suo serbatoio di voti.
D'altro canto, il governo Meloni aggrava pene e condizioni esistenziali dei cittadini (vedi il decreto sicurezza) al fine di impedire alle persone di chiedere giustizia e difendere la Costituzione della Repubblica.
Tutto questo in nome dell'assolutismo religioso cristiano dove, Dio che ruba e delinque, non deve essere processato perché è diritto di Dio rubare e delinquere.
Così la Corte dei Conti, con un'ordinanza di 80 pagine, critica le norme che premierebbero gli amministratori criminali, incapaci e infedeli incaricati di gestire il bene pubblico ricorrendo al giudizio della Corte Costituzionale.
Intanto, in attesa che la Corte Costituzionale si pronunci, i criminali nella pubblica amministrazione saranno graziati mentre ruberanno denaro pubblico.
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27 aprile 2026

Il fatto è ciò che appare ai nostri occhi.
Il fatto si presenta come forma. In questa forma le persone mettono la loro attenzione: chi sono i protagonisti? perché lo hanno fatto? cosa volevano ottenere? Quali erano le condizioni che hanno permesso a quel fatto di venir in essere?
Davanti al fatto ci poniamo delle domande per comprendere il fatto quasi che il fatto, cui assistiamo, fosse la fine di un percorso.
In sostanza, ci poniamo davanti ad un fatto quasi fossimo dei magistrati pronti ad emettere un giudizio in relazione al fatto.
Questo modo di vedere e di pensare le cose è un modo di vedere e di pensare tipicamente cristiano. Le persone si fanno Dio e si ergono a giudici come se i fatti non li riguardassero.
Il fatto è prodotto da persone, eventi e condizioni; tutte le persone che concorrono, gli eventi che concorrono e le condizioni che concorrono hanno tutti le loro ragioni per partecipare a formare quel fatto, quell'evento.
L'evento, il fatto, non è altro che il riassunto di quanto ha consentito che si manifestasse. Tutte le persone, tutte le condizioni, tutti gli eventi concorrenti sono riassunti nel fatto e, attraverso il fatto, sia che noi li identifichiamo o meno, si presentano tutti davanti a noi.
Il cristiano mette in atto un'indagine per capire persone, condizioni ed eventi che hanno prodotto il fatto; un pagano prende atto che il fatto manifesta tutto ciò che ha concorso al suo venir in essere e punta la sua attenzione sulle conseguenze che il fatto produce.
Il fatto si manifesta nell'oggettività nella quale è coinvolto lo stesso spettatore (a meno che non si creda di essere Dio al di fuori di tutte le condizioni dell'esistenza). Lo spettatore mentre si sofferma per capire persone, condizioni ed eventi che hanno prodotto il fatto, distrae lo sguardo dalle conseguenze che la manifestazione del fatto nell'oggettività produce e genera.
Le conseguenze prodotte dal fatto cono il fatto stesso.
Il nome del fatto, la sua definizione, non è data dal fatto, ma dalle conseguenze che il fatto produce e che diventano oggettività per tutto l'ambiente in cui il fatto si è manifestato.
Il vero nome del fatto sono le conseguenze prodotte dal fatto stesso.
La capacità di porre l'attenzione sulle conseguenze anziché sulle dinamiche del fatto, determina una differenza di giudizio e una differenza soggettiva con cui ci si pone nei confronti del fatto.
L'analisi delle dinamiche che producono il fatto e l'analisi delle conseguenze che il fatto genera nell'oggettività definiscono gli interessi soggettivi dello spettatore o, se vogliamo, dell'analista.
Data l'oggettività del fatto e l'oggettività delle conseguenze prodotte dal fatto; subentra la soggettività dello spettatore che, attraverso la sua soggettività, interpreta il fatto e attraverso il suo desiderio soggettivo immagina le possibili conseguenze.
Il fatto, oggettivo, nello spettatore diventa fatto immaginato; le conseguenze oggettive nello spettatore diventano conseguenze desiderate.
L'analista del fatto non trasmette il fatto oggettivo, ma la sua interpretazione soggettiva del fatto; l'analista non individua e trasmette le conseguenze del fatto, ma solo il suo desiderio riversato nelle possibili conseguenze che vengono trasmesse come "realtà" delle conseguenze del fatto.
Questo produce immaginazione del fatto e immaginarie conseguenze del fatto.
In queste condizioni emergono le idee complottistiche dove il fatto, selezionato da un insieme, viene collocato in un insieme immaginario del soggetto che enfatizza conseguenze immaginarie, immaginate come realtà futura capace di costruire nelle persone uno stato d'attesa per la realizzazione di quelle conseguenze.
Il fatto immaginato sostituisce la realtà del fatto. Il soggetto che immagina il fatto ha delimitato soggettivamente il fatto separandolo dall'oggettività in cui il fatto si è manifestato e lo ha introdotto in una diversa realtà, soggettiva, di cui egli ha il controllo veicolandone il significato della descrizione razionale partendo dalla propria immaginazione.
Viene annullata sia l'analisi del fatto in sé che l'oggettività che ha generato il fatto. Vengono annullate le conseguenze del fatto che, per affermarle, implicano l'analisi delle condizioni in cui il fatto si è espresso. Il soggetto, che coglie il fatto, ha una capacità ridotta di considerare i fenomeni concorrenti al fatto, e che il fatto rappresenta, e una capacità ridotta della conoscenza dell'oggettività in cui il fatto agisce. Questa conoscenza parziale del fatto viene veicolata dal soggetto come oggettività, opinione soggettiva trasformata in verità. Diventa oggettività per soggettività che si adattano al suo apparire accettandola acriticamente.
Un fatto è un'azione. Un'azione che modifica il presente.
Un'azione quale adattamento soggettivo alle variabili oggettive in cui si esprime.
Il fatto è solo azione indipendentemente dagli oggetti che si possono descrivere nella forma e nella quantità che, secondo la ragione, partecipano o manifestano quell'azione.
Questo rappresenta un grande problema per la ragione che descrive il mondo per la forma e la quantità degli oggetti e che ritiene l'azione un prodotto di tali oggetti.
Solo che il fatto è indipendente dagli oggetti e la ragione attribuisce il medesimo fatto, per quanto è limitata la sua capacità di attribuire, ad oggetti diversi o a intenzioni diverse.
Il fatto è oggetto in sé. Come oggetto in sé, il fatto annulla la dimensione della forma e della quantità di oggetti che al fatto partecipano. Gli effetti, le conseguenze del fatto, sono indipendenti dagli oggetti a cui la ragione attribuisce il fatto. Il fatto è portatore di conseguenze indipendentemente da oggetti o soggetti che saranno costretti ad adattarsi a quelle conseguenze al di là di come loro interpreteranno quelle conseguenze.
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26 aprile 2026

Il tribunale di Belluno
La necessità di continuare la manipolazione mentale dei bambini, dopo quella messa in atto nelle famiglie cristiane, per imporre loro la "fede cristiana" è per Wojtyla una necessità inderogabile.
Wojtyla per questa operazione chiede aiuto ai suoi complici politici affinché, violando la Costituzione, gli permettano di costringere i ragazzi alla sottomissione al suo Dio. I bambini non devono diventare consapevoli di essere dei soggetti di diritto. Non devono essere consapevoli di essere dei cittadini, ma devono pensarsi sudditi obbedienti ad un'autorità che si identifica con Dio.
Il 07 maggio 1995, il quotidiano La Repubblica si fa portavoce della richiesta di Wojtyla alla politica affinché violi l'articolo 33 comma 3 della Costituzione della Repubblica Italiana. La Costituzione, che regola la morale e i comportamenti etici nello Stato Italiano, deve essere derisa ed offesa.
Wojtyla appare ridicolo quando afferma di "non volere privilegi", ma finanziamenti per le scuole private cattoliche come se, la richiesta di "equiparazione alle scuole pubbliche" non fosse in sé un privilegio in disprezzo della Costituzione della Repubblica.
Scrive il quotidiano La Repubblica del 07 maggio 1995 in un articolo, privo di firma, dal titolo "Il papa "chiedo equità per le scuole cattoliche":
ROMA—Il papa lancia un appello a favore delle scuole cattoliche e chiede ai «responsabili politici» che «siano realmente attenti ad una democrazione [?] sostanziale» e che le equiparino a quelle statali. Non chiede privilegi - precisa Wojtyla - ma «maggiore equità per moltissime famiglie italiane» e una «soluzione legislativa che, sulla linea delle migliori esperienze europee, permetta a chi sceglie ai mandare i bambini nelle scuole materne autonome o di lavorarvi professionalmente di non venire di fatto penalizzato».
Dietro il concetto di equiparazione c'è la richiesta di finanziamento alle scuole private. Quella richiesta di privilegio che viene pagata da tutti gli italiani per permettere alle scuole cattoliche di manipolare la struttura emotiva dei bambini e di poter far loro violenza.
I miei personali problemi inizieranno nel 2004 quando una giornalista del giornale Il Gazzettino scriverà un articolo dal titolo "Maltrattamenti, indagate cinque suore". Erano suore dell'asilo del Sanguinazzi di Feltre.
In quell'articolo la giornalista de Il Gazzettino, Lauredana Marsiglia, giustificava la violenza delle suore cattoliche del Sanguinazzi affermando:
Il caso "Sanguinazzi" getta nuova benzina sul sacro fuoco dell'azione educativa, andando oltre l'aspetto giudiziario per affrontare tematiche molto più complesse che, spesso, finiscono anche per dividere la stessa magistratura nei suoi diversi gradi di giudizio. Troppo labile il confine tra lecito e illecito. Un tempo uno schiaffo dato dalla maestra veniva nascosto ai genitori con religioso silenzio.
Serviva ad evitare di prenderne altri.
Lauredana Marsiglia
Il Gazzettino del 21 agosto 2004, pagine Nord-Est.
La violenza sia fisica che psicologica sui bambini dell'asilo non è mai educativa, è solo un esercizio sadico di dominio sul più debole. Una condizione ideologica propria del cristianesimo e dell'ideologia fascista e nazista.
Io mi indignai per queste affermazioni e Lauredana Marsiglia mi denunciò per difendere il diritto alla violenza delle suore cattoliche del Sanguinazzi che lei vedeva con simpatia.
Dovetti affrontare un procedimento penale per anni dal quale uscii senza condanna. In compenso, le suore cattoliche del Sanguinazzi, se non ricordo male, furono assolte in primo grado (e forse questa condizione indusse la Procura della Repubblica di Belluno a procedere nei miei confronti rinviandomi a giudizio anziché archiviare), ma vennero condannate in secondo grado all'Appello a Venezia e, infine, la Corte di Cassazione chiese un nuovo processo per aggravare la pena inquadrando i fatti in un reato più grave.
I miei problemi giudiziari sono stati provocati da politici cattolici che, violando la Costituzione, hanno versato denaro alle scuole cattoliche per rendere omaggio al monarca assoluto Wojtyla in disprezzo dei loro obblighi Costituzionali.
La legittimità della violenza fisica sui bambini dell'asilo era ciò che voleva Wojtyla per poter imporre la fede cristiana a bambini indifesi.
Quella richiesta di parificazione con le scuole pubbliche significava solo privilegi per esercitare violenza anche se la violenza sull'infanzia viene praticata da molti cattolici anche negli asili statali e comunali. La cronaca citerà parecchi episodi. Oggi le cose sono cambiate dall'epoca in cui sostenni quel procedimento penale. Polizia e carabinieri sono un po' più attenti, non sempre e non dappertutto, ma c'è maggior attenzione.
E' superfluo ricordare che i politici cattolici accorsero al richiamo di Wojtyla ignorando la Costituzione della Repubblica in nome della monarchia assoluta.
Cosa dice la Costituzione della Repubblica all'articolo 33 comma 3?
Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.
E il comma 4 recita:
La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.
Gli alunni sono l'oggetto centrale a cui lo Stato deve assicurare "un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali", non diritti della scuola privata contro gli alunni per degradare la loro formazione professionale in funzione della formazione religiosa. Non possono essere diplomifici.
Appare chiaro, nell'articolo apparso sul giornale La Repubblica del 07 maggio 1995 dal titolo "Il papa "chiedo equità per le scuole cattoliche", la richiesta di finanziamenti da parte dei cittadini italiani affinché finanzino il terrorismo cattolico:
Si dice nell'articolo:
Il papa - nel frattempo - «incoraggia» personalmente le scuole cattoliche, molte delle quali sono state costrette alla chiusura per difficoltà economiche, e esorta gli istituti religiosi che promuovono le scuole materne, veri «laboratori» nei quali si fa esperienza quotidiana di «pedagogia materna» a «non perdersi d'animo», continuando nel loro lavoro «all'insegna della competenza pedagogica e della fiducia nel Signore, ispirandosi costantemente ai valori evangelici». «Se un privilegio voi rivendicate - ha detto ieri il papa ai rappresentanti della scuola cattolica - è quello di poter continuare a lavorare al servizio dei bambini, e non solo di alcuni, ma di tutti quelli che le famiglie intendono affidarvi, con serenità e senza gravare eccessivamente su di esse». E, sempre a proposito di materne, Wojtyla ha voluto ricordare le donne coinvolte nelle migliaia di scuole materne che - affiancate da suore e insegnanti - dedicano ai bambini il meglio del loro tempo, delle loro energie, della loro competenza educativa e, lo sappiamo bene, anche delle loro preghiere».
La violenza cattolica sui minori verrà finanziata dallo Stato sottoposto al ricatto da parte degli asili cattolici costruiti là dove i Comuni e le Regioni sono venute meno ai loro doveri Istituzionali nei confronti dell'infanzia.
Perché non accontentare Wojtyla, dicono i politici cattolici, ci porterà miliardi con l'arrivo di milioni di pellegrini cattolici da tutto il mondo. Questa massa di peccatori verranno a Roma, per ripulirsi la loro sporca anima piena di peccati, e pagheranno per avere la speranza della vita eterna come dono del loro Dio padrone.
Wojtyla, in cambio dei loro soldi e della loro vita, offrirà loro il nulla. Quel nulla di cui hanno bisogno per consolarsi dal fallimento della loro vita.
In questo modo i politici consegneranno i bambini italiani a Wojtyla consentendo ai cattolici, specialmente i preti, ad usare violenza nei loro confronti in nome della fede cristiana.
E chi si ribella alla violenza contro i bambini, va denunciato.
Infatti, quando nella cronaca appaiono atti di violenza contro i bambini da parte dei cristiani, i giornali comunicano l'evento mediante trafiletti. Piccoli articoli che, al lettore distratto, scompaiono dall'orizzonte dell'informazione.
Pagina specifica dell'argomento
25 aprile 2026

Wojtyla sta marciando trionfate in un mondo in cui sembra che il "comunismo" sia sconfitto e il cristianesimo si erge a vincitore.
La propaganda cattolica continua a martellare le persone veicolata dalla stampa e dall'informazione televisiva e radiofonica. L'idea di assolutismo sta crescendo fra le persone. Il concetto di Democrazia sembra stia scomparendo, come se la Democrazia fosse stata espressione dei comunisti. I valori della Democrazia vengono sostituiti dai valori propri della mafia secondo cui tutti devono rendere omaggio al capomafia. Valori assolutistici propri del cristianesimo.
L'Ordine dei giornalisti è impegnato a far sparire i doveri delle Istituzioni, imposti dalla Costituzione, e proclama la legittimità dei principi morali cristiani affinché gli uomini si sottomettano a Dio.
Ricordo che siamo nel 1995 e mancano circa 4 anni per il grande giubileo che, secondo i cattolici, dovrà sancire il grande trionfo di Wojtyla.
Stanno circolando previsioni trionfali sull'arrivo di masse di pellegrini a Roma. Le Istituzioni guardano con favore i miliardi che i pellegrini cattolici porteranno ai commercianti romani.
Il 06 maggio 1995 i quotidiani pubblicano la notizia secondo cui, con una sentenza della Corte Costituzionale Italiana, nei processi civili i testimoni non dovranno più giurare davanti a Dio, ma impegnarsi con giuramento a dire tutta la verità.
Scrive Maria Stella Conte in un articolo sul quotidiano La Repubblica il 06 maggio 1995 dal titolo "Non si giurerà più in nome di Dio":
ROMA — La parola dio è stata del tutto cassata. Credente o no, nessuno dovrà più giurare di dire la verità, null'altro che la verità. Né davanti a dio, né davanti agli uomini. Lo ha deciso la Corte Costituzionale la quale, con una sentenza depositata ieri - la numero 149, redatta dal presidente Antonio Baldassarre - ha dichiarato l'illegittimità del secondo comma dell'articolo 251 del Codice di procedura civile, estendendo alla testimonianza resa in sede civile la formula di «impegno» a dire la verità già prevista nel processo penale.
Il Dio cristiano viene cacciato dai tribunali e non occupa più il vertice morale della Repubblica.
Scrive E. F. in un articolo sul quotidiano Il Gazzettino il 06 maggio 1995 dal titolo "E il testimone non chiamerà in causa "Dio".":
La formula di giuramento dichiarata incostituzionale era: «Consapevole della responsabilità che con il giuramento assumete davanti a Dio, se credente, e agli uomini, giurate di dire la verità, null'altro che la verità ». In seguito alla sentenza depositata ieri, la formula cambia così: «Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza».
Viene abolita l'identificazione di un'autorità davanti alla quale il testimone avrebbe dovuto sottomettersi per confermare il suo giuramento. Né Dio né gli uomini possono, per assurdo, fulminare il testimone se il testimone dice il falso.
Il testimone giura come cittadino della propria società e non come sottomesso a qualcuno o a qualcosa. Giura da cittadino e non da suddito.
Allontanare Dio dal controllo degli uomini nelle Istituzioni è una sconfitta per Wojtyla. Una sconfitta che sente in modo più profondo di quanto non appaia dalla propaganda cattolica: la chiesa cattolica e il suo Dio possono essere sottoposti a critica e a censura. Nella storia non era mai successo.
E' vero che la formula del giuramento nei tribunali della Repubblica era stata modificata più volte. Nel 1979 la Corte Costituzionale aveva aggiunto, dopo la parola Dio, il "se credente". Anche se la nuova dicitura apriva alla contestazione del giuramento ai non credenti, lasciava comunque, la figura di Dio quale garante del giuramento anche per le persone che detestavano il Macellaio di Sodoma e Gomorra. Il secondo intervento della Corte Costituzionale fu nel 1989 dove il Dio cristiano fu cacciato dalla supervisione del giuramento nei tribunali penali.
Questa decisione della Corte Costituzionale è un vero e proprio inciampo sulla strada del trionfo di Wojtyla il quale, sia per questo motivo che per altri motivi concomitanti di cui parlerò in altre riflessioni, è costretto a rettificare e mascherare il suo delirio di onnipotenza.
Le società civili non subiscono più passivamente l'azione distruttiva Wojtyla e della sua organizzazione, ma sembra che possano reagire difendendo la legittimità dei propri valori Costituzionali rispetto ai valori della monarchia assoluta che Wojtyla vorrebbe imporre.
Pagina specifica dell'argomento
24 aprile 2026

I vangeli che segue Wojtyla sono manuali di guerra contro gli uomini e i popoli.
La propaganda cristiana ha lo scopo di impedire alle persone di comprendere i testi cristiani e di collocarli nella loro vita per comprenderne il significato eversivo e distruttivo delle società.
L'Armata delle Tenebre di Wojtyla è composta da centinaia di migliaia di personaggi squallidi che soddisfano la loro miseria morale impoverendo e rapinando popolazioni che non possono difendersi. Uccidono, massacrano e stuprano in nome della gloria del loro Dio: "Il mio Dio ce l'ha più lungo del tuo Dio!".
Missionari, criminali sociali, che obbediscono alle direttive dei vangeli dei cristiani.
I vangeli cristiani dicono:
Voi pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, vi dico, ma piuttosto divisione; perché da ora in avanti, se vi sono cinque persone in una casa, saranno divise tre contro due e due contro tre; saranno divisi il padre contro il figlio e il figlio contro il padre; la madre contro la figlia e la figlia contro la madre; la suocera contro la nuora e la nuora contro la suocera».
Vangelo di Luca 12, 51-53
«Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.
Vangelo di Luca 14, 26
Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada. 35 Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera: e i nemici dell'uomo saranno quelli della sua casa. Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me;
Vangelo di Matteo 10, 34-37
Il rapporto ideologia religiosa e pratica sociale è sempre un rapporto diretto.
Secondo il Gesù dei vangeli, per controllare i popoli e tenerli sottomessi si devono costringere all'accattonaggio. Come i cani devono essere costretti a raccogliere le briciole sotto il tavolo dei loro dominatori.
Giampaolo Cadalanu scrive un articolo dal titolo "I baby deportati di Sua Maestà" sul giornale La Repubblica il 31 luglio 1998 in cui dice:
Theresa Whitfield aveva solo otto anni quando partì per l'Australia, in cerca di una nuova vita. Era una dei "child migrants", emigranti bambini inviati nelle province dell'impero di Sua Maestà che dovevano essere rinvigorite di buon sangue anglosassone. Adesso è una donna adulta, e chiede un risarcimento per l'infanzia che le fu rubata. A Theresa, come a tanti altri bambini, era stato raccontato che partiva per una vacanza. E invece l'accoglienza nell'orfanotrofio di Neerkol, nel nord Queensland, in Australia, fu quella di un campo di concentramento: botte, sevizie, lavoro senza sosta.
Theresa ricorda bene le Sisters of Mercy, le "sorelle della Misericordia." a cui era stata affidata. Per loro la carità cristiana erano pezzi di pane duro, buttati per terra a scatenare le zuffe dei ragazzi affamati. Per Theresa, e per gli altri bambini, erano le "sorelle senza pietà", Sisters without Mercy. E per ricordare meglio, Theresa può contare sulla cicatrice che le sfigura la gamba, segno di una grave ustione con acqua bollente, quando era stata "disinfettata" il primo giorno fra le aguzzine.
Ancora più sfortunato era chi cadeva in mano ai Christian Brothers monaci cristiani che dell'amore fraterno avevano dimenticato anche le basi. Alcuni dei ragazzi finiti nelle loro grinfie raccontano di sfide all'ultimo stupro, di gare a chi superava le cento violenze. Le descrizioni di quest'orrore aggiungono un nuovo, ributtante capitolo alla storia della colonizzazione europea del mondo.
Si tratta dei missionari che piacciono molto a Wojtyla perché fanno la volontà di Dio e imitano Gesù, per quel che si immagina facesse, quando fu arrestato col bambino nudo. Erano tutti bambini battezzati, non importa se dai cattolici o dagli anglicani, erano proprietà del loro Dio e ogni monaco cristiano era il rappresentante di Gesù in terra. A Gesù non poteva essere proibito nulla.
I missionari cristiani, di ogni setta cristiana, sono terroristi. Sol che il loro terrorismo è rivolto alle persone più deboli, a coloro che non si possono difendere e che non possono chiedere giustizia perché, quando la chiedono, vengono derisi.
L'Armata delle Tenebre di Wojtyla necessita di nascondersi dietro la propaganda e l'approvazione di gerarchie che hanno i mezzi per proclamare al mondo quanto i missionari sono importanti per l'evangelizzazione del mondo.
Dopo le violenze, gli stupri e gli omicidi messi in atto dai missionari, qualcuno ammazza qualche missionario. Subito la chiesa cattolica parla di "persecuzione della chiesa cattolica", persecuzione dei cristiani nel mondo e coloro che dicono di non essere cristiani, travolti dalla propaganda cattolica, anziché proclamare il diritto dell'uomo ad una vita dignitosa, preferiscono affiancarsi ai cattolici perché i cattolici garantiscono loro una migliore carriera politica.
Se mi mettessi a fare l'elenco degli orrori messi in essere dai missionari cristiani, passerei il resto della mia vita a fare un elenco infinito. Se qualcuno è interessato lo faccia e inizi dal Congo e dagli orrori messi in atto dai cattolici belgi in qual paese. Continui con i cattolici francesi e i loro missionari. Continuiamo con la violenza criminale dei missionari cristiani e cattolici in Cina e in Vietnam. E poi rimando tutti a leggersi, fra l'immensa mole di informazioni, gli effetti del colonialismo messo in atto dai missionari cristiani in Henri Charles Puech "Le religioni nell'età del colonialismo e del neocolonialismo", Editore Laterza, 1990. Oppure, ancora, "Il libro nero del cristianesimo" di Jacopo Fo, Tomat, Malucelli. E potrei continuare.
Ora siamo in preparazione al grande giubileo del 2000 e l'Armata delle Tenebre di Wojtyla necessita di essere rinvigorita, esaltata, giustificata, davanti ai cristiani occidentali sperando che altri occidentali alimentino le fila dell'armata di Wojtyla imponendo l'evangelizzazione del mondo.
Ar. Pa su il Gazzettino del 04 maggio 1995, scrive un articolo dal titolo: "Il papa "I missionari non sono compromessi col colonialismo"." in cui dice:
Il bilancio che ha fatto Giovanni Paolo II dell'attività è in sostanza positivo, ma non si può non riconoscere che «ci possono essere stati comportamenti riprovevoli da parte di missionari nel riferimento alle Nazioni di origine o nella collaborazione con i poteri locali, da cui, peraltro, non era sempre facile prescindere. Tuttavia - ha detto il Papa, mettendo in guardia da giudizi troppo sommari - l'attività evangelizzatrice, considerata nel suo insieme, si è sempre distinta per uno scopo ben diverso da quello delle potenze terrene ». I missionari, ha aggiunto il Papa, hanno avuto lo scopo di promuovere l'attività personale degli uomini evangelizzati, facendoli sentire figli di Dio: «Di fatto ciò ha fatto favorire il progresso di quei popoli verso la libertà e il loro sviluppo anche sul piano economico sociale. I missionari agivano per la stima che avevano verso uomini in quanto persone amate da Dio e redente da Cristo».
Ovviamente Wojtyla si congratula con l'attività dei missionari come nella Terra del Fuoco dove l'imposizione della morale cristiana e cattolica ha portato allo sterminio di tutti i suoi abitanti. O l'attività di evangelizzazione di Cortez che con tutti i missionari al seguito porterà allo sterminio la popolazione Azteca.
E così, col cuore sollevato, Wojtyla non ritiene di dover chiedere scusa per le violenze, gli stupri, le stragi messe in atto dai missionari come quella, abbastanza recente, funzionale a diffondere Aids fra le popolazioni. In fondo, i missionari cristiani fecero la stessa cosa col vaiolo nel nord America.
Raimondo Bultrini su La Repubblica del 30 luglio 2000 scrive un articolo dal titolo "Canada, gli orrori segreti di ottomila piccoli indiani"." in cui dice:
MONTREAL — «I primi anni della mia vita li ho vissuti nei boschi di Abitibi, nel Grande Nord del Canada. Fui allevata secondo la tradizione della tribù Cree di mia madre e di quella Algonchina alla quale apparteneva mio padre. Un giorno, era il 1955, si presentarono due uomini nelle loro eleganti divise rosse della polizia federale e portarono via mio fratello, poi l'anno successivo tornarono e presero anche me per andare a studiare nelle Scuole residenziali cattoliche.
«Avevo cinque anni e ricordo che miei genitori piansero a lungo, ma non si opposero. Provai del rancore verso di loro perché non sapevo che avevano ben poca scelta, costretti com'erano dalle leggi canadesi. Non immaginavo nemmeno che dalla scuola sarei tornata al mio villaggio solo dopo anni. E mollo, molto diversa. Gli abiti mi furono subito bruciati e i lunghi capelli tagliali, la mia pelle lavata e strofinata con spugnette abrasive. Dicevano che la mia lingua era "da selvaggi" e quando venivo sorpresa a parlarla ricevevo schiaffi così forti che ancora oggi ho disturbi all'udito».
Jackle Kistabish, protagonista di questo racconto è stata tra le prime a parlare pubblicamente dell'esperienza vissuta nelle Scuole residenziali, una sorta di lager per bambini indiani lasciato gestire dal governo ai missionari cattolici, protestanti, anglicani e delle Chiese Unite canadesi con l'unico scopo di catechizzarli fin dalla più tenera età e, attraverso di loro, estirpare quello che il fondatore delle missioni protestanti William Duncan definì "il nero mantello delle superstizioni degradanti che avviluppa i loro selvaggi spiriti».
Le Armate delle Tenebre della chiesa cattolica dovevano distruggere quanto non era in sintonia col loro Dio. Avevano molto denaro, mezzi, appoggi politici e Istituzionali. Il loro scopo è quello di spargere odio nei confronti della libertà egli uomini e per farlo, i missionari cristiani si servono della violenza sia fisica che della violenza della propaganda.
I missionari cristiani vivono del piacere nel costringere persone alla sottomissione, a strisciare nella miseria, e favoriscono ogni violenza che possa alimentare la povertà e la miseria delle nazioni.
Tutto questo "per la gloria di Dio" e per il piacere di sentirsi padroni di persone ridotte all'impotenza fino a poterne disporre a piacimento. E' lo stesso piacere psichico che ha permesso non solo la costruzione dei campi di concentramento e sterminio dei nazisti, ma la possibilità di dominare e controllare gli internati mediante cristiani (guardie e soldati) il cui piacere consisteva nel vessare quegli uomini e quelle donne.
Il n. 41 di Nexus pubblica un lungo articolo dal titolo "Nascosto dalla storia l'olocausto canadese" (non sono in possesso della data di pubblicazione) e pubblica una parte del resoconto sulle attività di terrorismo dei missionari cristiani nella veicolazione sociale dell'odio di Gesù contro chi non si mette in ginocchio davanti a lui.
Dice Nexus:
Il rapporto è pubblicato da The Truth Commission into Genocide in Canada, un ente investigativo pubblico che prosegue l'opera dei precedenti tribunali riguardo alle scuole residenziali per i nativi, ovvero: The Justice in thè Valley Coalition's Inquiry into Crimes Against Aboriginal People, riunitasi il 9 dicembre 1994 a Port Alberni, British Columbia, e The International Human Rights Association of American Minorities Tribunal into Canadian Residential Schools, tenutasi a Vancouver, BC, dal 12 al 14 giugno 1998. Il Direttore.
Tramite il sistema canadese delle scuole residenziali le chiese cristiane assieme alle autorità statali, alla magistratura, al corpo medico ed alla polizia hanno realizzato una politica di genocidio contro le popolazioni native.
Di tutto questo, Wojtyla ne era a conoscenza. E' sempre stato a conoscenza di stupri e violenze messe in atto dai missionari cristiani, ma quella, secondo lui, è la volontà di Dio con cui evangelizzare i popoli.
Il concetto cristiano secondo cui il loro Dio è un vigliacco irresponsabile che impedisce all'uomo di avere giustizia perché nessun uomo può chiedere giustizia nei confronti di quel Dio, come nei confronti di nessun altra autorità, è il principio fondamentale del nazismo e preludio ideologico allo sterminio, come ordinato dal Gesù.
Le Armate delle Tenebre devono essere aiutate da Wojtyla affinché possano continuare la loro attività di devastazione sociale in nome e per conto di Dio, del Vaticano, macellando uomini e popoli in nome della supremazia religiosa.
Scrive il giornale Il Gazzettino del 06 ottobre 1998 in un trafiletto privo di firma:
Gli indiani del Canada dal Papa per avere scuse e risarcimenti
Pini Fontaine, il capo della Assemblea delle "First Nations" che rappresenta le popolazioni indiane del Canada, ha ottenuto un'udienza
privata con il Papa, il 9 novembre, e approfitterà dell'incontro per chiedere scuse ufficiali e un indennizzo in denaro per il «ruolo negativo» della Chiesa cattolica romana nel sistema scolastico canadese. «Sarà mio compito - spiega Fontaine - far presente al Papa che la Chiesa cattolica fu responsabile delle tragiche circostanze in cui la nostra gente è venuta a trovarsi e che la Chiesa deve sentire la responsabilità di aiutarci a guarire quelle ferite».
Negli anni '30 racconta Fontaine, i bambini indiani venivano rimossi con la forza dalle loro comunità e iscritti in scuole, allora nelle mani della Chiesa, dove venivano loro dati nuovi nomi e venivano costretti a parlare le lingue ufficiali del Canada. Severe punizioni toccavano a chi insisteva a usare la loro lingua nativa. Per centinaia di loro ci furono abusi fisici e talvolta sessuali che solo negli ultimi anni sono emersi alla luce.
Ovviamente Wojtyla li ha derisi: come si permettono di chiedere giustizia per le decisioni del suo Dio e di chi lo ha rappresentato nella vita sociale?
Per Wojtyla e la chiesa cattolica, questo è un atto di arroganza, di superbia, come se gli uomini avessero dei diritti nei confronti di Dio.
Solo la Costituzione della Repubblica garantisce i diritti degli uomini nei confronti di Dio, dello Stato.
Ar. Pa scrive un articolo dal titolo "Il papa "I missionari non sono compromessi col colonialismo"." su il Gazzettino del 04 maggio 1995 in cui dice:
Guardando al futuro, Giovanni Paolo II ha affermato che l'attività missionaria, pur se compromessa in passato con il potere coloniale, non può considerarsi finita con la fine del colonialismo, ma resta compito primario della Chiesa che, con il Vangelo, porta la fede, la civiltà e il progresso. Ed ha aggiunto: «Oggi come ieri l'attività dei missionari, presso popoli e gruppi, nei quali la Chiesa non e presente e operante in forma organizzata, non risponde a mire di umano potere e di interesse, né è ispirata dall'orgoglio di una superiorità culturale e sociale. Vuole essere, bensì, un servizio di amore verso coloro che non hanno ricevuto ancora la luce di Cristo».
L'azione dei missionari, l'Armata delle Tenebre, risponde solo a mire di potere umano e di interesse. E' ispirata dalla possibilità di sottomettere e di stuprare persone indifese. Obbedisce alla pulsione psichica di morte per il piacere della distruzione.
Wojtyla riafferma il proprio diritto di spargere terrore fra i popoli e i missionari sono la sua Armata delle Tenebre con cui terrorizza persone indifese. Tanto più i missionari ritengono le persone indifese, tanto maggiore è la violenza che esercitano su di esse per il proprio tornaconto personale.
L'Armata delle Tenebre di Wojtyla ha il solo scopo di mantenere nella miseria uomini e popoli. I popoli, costretti alla miseria dagli adoratori del Dio dei cristiani, spesso non hanno altra scelta che ucciderli. Con chi si identifica col Dio padrone in terra non ci sono ragioni morali o giuridiche che tengano: tutti si devono mettere in ginocchio, sottomettersi al rappresentante del Dio padrone e porgere la gola affinché il rappresentante del Dio padrone li possa sgozzare senza fare fatica.
Nel corso dell'analisi della storia contemporanea si presenteranno molti terrori messi in atto dai missionari. Li elencherò a mano a mano che identifico il progetto di devastazione Istituzionale messo in atto da Wojtyla.
Pagina specifica dell'argomento
23 aprile 2026

Monastero ortodosso, Meteore - Grecia
Wojtyla vuole unificare le armate cristiane, divise da credenze ideologiche diverse, per la conquista del mondo. Gli ortodossi, come gli anglicani, hanno poche differenze dottrinali con i cattolici e Wojtyla pensa che sia possibile un riavvicinamento.
Per Wojtyla il problema consiste nello stridere fra propaganda occidentale, che dipingeva l'URSS di Stalin come un paese ateo, e la realtà sovietica nella quale Stalin prima, e i successori poi, hanno abolito le associazioni atee volute da Lenin e hanno progressivamente aumentato i poteri delle chiese ortodosse in Russia e in tutto l'est Europa.
Con la regia della CIA, l'URSS si è sciolta e al suo posto sono nate tante repubbliche nelle quali i cattolici si sono precipitati per "aiutarli" a stilare le loro nuove Costituzioni al fine di ampliare lo spazio di controllo religioso cristiano nelle loro società.
Il giornale La Repubblica, il 03 maggio 1995 pubblica un articolo dal titolo "La divisione è peccato" a firma di (m. pol.) col sottotitolo "Wojtyla tende la mano alla chiesa ortodossa".
Il Giubileo cattolico si sta avvicinando e Wojtyla non è in grado di presentare nessun "trionfo religioso" mentre sta vivendo uno stato depressivo dovuto alla sensazione di fallimento che lo sta attraversando.
L'unità con le chiese ortodosse, o almeno un avvicinamento, avrebbe potuto essere considerato un successo.
A differenza della chiesa cattolica, che si ritiene universale, le chiese ortodosse sono ognuna legata alla propria nazione. Sono chiese nazionali. Quando una nazione ha attriti con un'altra nazione, le chiese ortodosse si schierano con il proprio Stato.
Le chiese ortodosse non conoscono il concetto di universalità.
Scrive (m. pol.) sul giornale La Repubblica del 03 maggio 1995:
CITTA' DEL VATICANO (m.pol.) — Papa Wojtyla preme l'acceleratore per avvicinare le Chiese cristiane in vista del grande giubileo di fine secolo.
«Il peccato della nostra separazione è gravissimo. E' necessario farne ammenda, invocando con forza il perdono di Cristo», esclama rivolto alla comunità mondiale ortodossa in tutte le sue componenti: costantinopolitani, copti, etiopi, siri, maroniti, malankaresi, assiri, siro-malabaresi. «La nostalgia santa dei secoli vissuti nella piena comunione di fede e di carità - afferma il pontefice - ci urge, ci grida i nostri peccati, le nostre reciproche incomprensioni: noi abbiamo privato il mondo di una testimonianza comune, che forse avrebbe potuto evitare tanti drammi se non addirittura cambiare il senso della storia».
L'appello appassionato è contenuto in una nuovissima Lettera apostolica Orientale Lumen presentata ieri alla stampa dal cardinale Achille Silvestrini. Il documento, che dà un forte impulso al lavoro di "pontiere" che Silvestrini compie da anni nei confronti delle Chiese orientali come prefetto dell'apposito dicastero vaticano, nasce dalla voglia di Giovanni Paolo II di scrivere la parola "unità" fra cattolici e ortodossi.
Tutta l'azione di Wojtyla era destinata a fallire in partenza. Ogni chiesa ortodossa, come la chiesa cattolica, sono cristiane e la centralità ideologica del cristianesimo, dal momento che ogni chiesa pretende di essere la "vera chiesa di Dio", praticano il concetto ideologico secondo cui: "Il mondo è mio e nessuno contesta la mia proprietà!".
Nessuna chiesa ortodossa, come la chiesa cattolica, è disposta a rinunciare alla propria sovranità per sottomettersi ad un'altra chiesa sia ortodossa che cattolica come, del resto, la chiesa cattolica non è disposta a sottomettersi a nessuna chiesa ortodossa.
Questo accadeva nel 1995. Noi oggi, nel 2025-26 assistiamo allo scontro fra chiesa cattolica e chiesa ortodossa russa in merito alla guerra in corso in Ucraina. Ogni chiesa tifa per la propria parte in guerra e anela al trionfo della propria parte per avere più spazio per propagandare il proprio potere nel territorio dell'altro.
Scrive sempre nell'articolo sopra citato (m. pol.) il 03 maggio 1995 su La Repubblica:
Si tratta di una scelta strategica, manifestata con chiarezza dopo che per lungo tempo in Vaticano si sono confrontate due correnti: quella dell'appoggio agli ortodossi e quella della tentazione di "allargare" ad Est la presenza della Chiesa latina. Il cardinale Silvestrini sosteneva la tesi dell'appoggio rispettoso, il papa con il suo documento lo conforta. «I cattolici non ostenteranno mai nei territori di presenza comune - dichiara Giovanni Paolo II - un atteggiamento che possa apparire irrispettoso dei faticosi sforzi che le Chiese d'Oriente intendono compiere, con tanto maggior merito quanto sono precarie le loro disponibilità». In altre parole, niente proselitismo cattolico nei "territori di presenza comune", cioè nelle terre dove da sempre è esistita una Chiesa ortodossa.
Leggere questo con la conoscenza dell'oggi, fa ridere.
E' noto che trattare con i cristiani significa accettare di farsi ingannare. In particolare con i cristiani cattolici e con gli evangelici. Loro sono Dio e fanno dell'inganno un modo per far trionfare Dio a proprio vantaggio. Una piccola conquista diplomatica oggi, da parte dei cattolici, equivale alla possibilità per i cattolici di porre in essere un genocidio dei non cattolici, domani.
Essere tolleranti con la monarchia assoluta cattolica significa porre le basi per la distruzione della condizioni di vita della propria nazione e dover essere costretti a ricostruire le condizioni di vita fra mille sofferenze. La sofferenza degli altri piace al Dio dei cattolici che si guarda bene dal non soffrire per la propria gloria. Infatti, secondo i cristiani, il loro Dio per divertirsi ha fatto soffrire suo figlio.
Gli ortodossi conoscono perfettamente la simbologia dei gesti di Wojtyla. Quando Wojtyla andrà in Grecia, gli ortodossi greci gli vieteranno di baciare la terra perché quella non diventerà mai la terra dei cattolici; è la terra degli ortodossi greci!
Per il Giubileo del 2000 Wojtyla spera di poter mettere in piedi una sorta di sceneggiata da presentare pubblicamente, ma il sovranismo di ogni singola chiesa manterrà in essere le condizioni che impediscono, di fatto, una sorta di "unità dei cristiani" anche se si uniranno quando vorranno macellare i diversi, come, per esempio, i comunisti o i musulmani.
Intanto, i giornalisti complici di Wojtyla propagandano una sorta di disponibilità di Wojtyla all'unità dei cristiani e, vigliaccamente, omettono di dire che questa unità parte dal presupposto che gli ortodossi si devono mettere in ginocchio davanti a Wojtyla considerandolo il rappresentante del loro Dio padrone.
Questo tipo di propaganda dei giornalisti è offensiva ed ingiuriosa per tutti i cittadini italiani perché impedisce al lettore il corretto giudizio democratico nei confronti dei deliri della monarchia assoluta.
Pagina specifica dell'argomento
22 aprile 2026

Quando si ha a che fare con la chiesa cattolica, non appare molto semplice individuare la disposizione delle sue armate e gli obbiettivi che persegue.
Wojtyla scatena l'offensiva, ma molti dei suoi adepti, pur seguendo le sue indicazioni, perseguono anche altri obbiettivi. Chi osserva la guerra di Wojtyla nella società spesso non riesce a distinguere come l'aggressore si colloca nel quadro generale delle armate di Wojtyla e le conseguenze che l'aggressore intende produrre nella società.
Non siamo davanti ad una guerra fatta con i carri armati; siamo davanti ad una guerra per il controllo emotivo delle persone. Una guerra che vuole imporre sensi di colpa e contrizione nelle persone affinché si umilino e si sottomettano al Dio di Wojtyla in nome del cattolicesimo.
Una delle prime aggressioni, nella storia che ho iniziato a raccontare, alla società civile venne fatta dall'allora Presidente della Corte Costituzionale che, dall'alto del suo incarico, porta un attacco sfrontato al diritto d'aborto delle donne.
Il giornale La Repubblica, in un articolo a firma di Silvana Mazzocchi dal titolo "Il terremoto Baldassarre "Dietro le norme sull'aborto vedo una filosofia di morte"", il giorno 28 aprile 1995, pubblica un'intervista a Baldassarre in merito alle polemiche suscitate da una sua precedente intervista a Radio Vaticana.
Scrive Silvana Mazzocchi:
Professor Baldassarre, molti hanno giudicato la sua uscita inopportuna. Lei è il presidente della Corte costituzionale, non crede che le sue parole possano apparire quasi un invito a sollevare eccezioni sulla 194?
«Non mi sembra proprio. Avessimo avuto la questione dell'aborto tra le cause su cui decidere... ma non è così. Il ruolo delle udienze è pronto fin quasi alla scadenza del mio mandato (1'8 settembre prossimo, ndr) e la probabilità di doversene occupare praticamente non esiste. Inoltre, la mia intervista alla Radio Vaticana intendeva affrontare l'argomento soltanto sul piano culturale».
Lei sostiene che il diritto del nascituro fin dal concepimento e quello della madre a decidere sono sullo stesso piano.
«Non penso che possano essere totalmente alla pari, ma non si può sostenere che il feto diventa un essere umano solo quando può avere una vita indipendente, fuori dal ventre materno».
[...]
Ma lei sostiene che il diritto del nascituro comincia addirittura al concepimento e che l'aborto deve essere da quel momento condizionato a un pericolo grave per la salute della donna.
«Proprio così».
Vuol dire che bisognerebbe rivedere la 194?
«Non ho voluto e non voglio parlare della legge, ma non condivido la filosofia che c'è dietro. Non spetta a me né criticarla, né formulare alternative».
L'aborto è per la donna sempre una scelta di grande sofferenza, le sembra giusto sottrarle il primato di una decisione tanto drammatica?
«L'alternativa è che nei primi tre mesi l'aborto sia un esercizio di libertà. E questo è veramente contro ogni principio di Stato moderno. Laico prima di tutto, perché lo Stato laico si basa sul diritto alla vita e alla felicità, come insegnano i padri fondatori delle costituzioni americane».
Non crede di andare contro i diritti di libertà acquisiti dalle donne?
«Io non ho certo un pregiudizio ideologico contro l'aborto. Non sto contestando la possibilità di abortire, ma sono contrario a considerarlo un diritto di libertà».
Anche se Baldassarre non viene meno ai suoi doveri istituzionali, fornisce una sponda di giudizio istituzionale all'attacco ideologico che la chiesa cattolica mette in atto contro la società e la Costituzione della Repubblica. Secondo il Presidente della Corte Costituzionale che lo ha preceduto, Baldassarre è stato inopportuno.
La coscienza del feto è la coscienza della donna. Il feto non è soggetto in trasformazione se non è nell'utero della donna e cresce nutrendosi della coscienza della donna anche se procede ad una propria elaborazione della coscienza della donna. Il feto è la donna fintanto che non nasce. I diritti del feto sono i diritti che la donna rivendica nella società civile perché il feto è il corpo della donna.
I cristiani hanno adottato l'ideologia schiavista di Platone separando il corpo dalla così detta "anima". Estremizzano l'idea di Platone e usano a piacimento l'idea dell'"anima" (da: le donne non hanno anima, all'anima che entra giorni dopo la nascita e chi più ne ha più ne metta nel corso della storia del controllo dell'uomo da parte della chiesa cattolica). L'idea cattolica sull'anima cambia a seconda delle strategie criminali per costringere la donna sottomessa e in schiavitù.
Infatti, nell'intervista rilasciata da Baldassarre, la donna non appare. O meglio, appare solo come "vacca" sottomessa al "feto" che avrebbe dei diritti nei confronti della donna.
Un magistrato che, parlando, non valuta le ragioni delle parti di cui parla ignorando che, in questo caso, il diritto del feto comporta un dovere di lavoro, sotto minaccia di possibile carcerazione se interrotto, lungo oltre 20 anni della donna, è quanto meno inaffidabile. La società pretende che la donna accudisca i figli per suo conto e suo beneficio. Un lavoro che si pretende gratuito in funzione della ricchezza sociale (un nuovo schiavo sociale per il lavoro).
Il nocciolo centrale dell'intervista sta tutto sul concetto di schiavitù della donna.
Il concetto di schiavitù della donna, espresso da Baldassarre, viene immediatamente fatto proprio dal Vaticano che, nella stessa pagina di La Repubblica interviene all'interno di un articolo di Marco Politi dal titolo "Quelle leggi nefaste sono da cancellare" e il sottotitolo "Parla il vescovo Sgreccia, l'esperto di Wojtyla per la bioetica".
Nell'articolo intervista di Marco Politi, sempre del 28 aprile 1995 su La Repubblica, dice fra l'altro Sgreccia:
Monsignor Sgreccia, perché la Chiesa insiste nel dichiarare che un ovulo fecondato è già un essere umano?
«Genetica ed embriologia comprovano che dopo la fecondazione c'è un'entità nuova, non assimilabile né al padre né alla madre, con un suo proprio codice genetico. E' un essere attivo che sviluppa da sé un progetto individuale. Persino in vitro, allo stadio di 8-16 cellule si riconosce il sesso. Insomma, è un essere umano con un programma continuo fino alla nascita ed oltre».
Non tutti sono d'accordo. E' un organismo, dicono, che potrà diventare un essere umano.
«La continuità di cui parlavo è riconducibile ad un principio attivo, un principio strutturante: lo chiamiamo anima. Dunque, abbiamo un essere umano che va protetto».
Eppure, anche l'Evangelium Vitae ammette che si tratta di un dato non dimostrabile.
«Il discorso è diverso. Per la Chiesa non ci sono dubbi. L'enciclica afferma, invece, che già la sola esistenza di un dubbio deve spingere a proteggere la parte più debole».
Il dubbio per secoli lo hanno avuto i teologi.
«Certo, si è discusso sul momento dell'infusione dell'anima. Ma Padri della Chiesa come Tertulliano o Gregorio Nisseno hanno sempre sostenuto la simultaneità nei momento del concepimento».
San Tommaso, però...
«San Tommaso riteneva che l'anima razionale venisse trasmessa quando il corpo era formato. Tuttavia, non ha mai ammesso l'aborto e se avesse avuto le nozioni scientifiche odierne avrebbe saputo che non è vero che prima dell'organogenesi l'essere di cui parliamo non abbia una sua struttura. Forma e struttura dell'essere si esprimono nel codice genetico. La Chiesa è sempre stata chiara: nei primi secoli del cristianesimo imponeva una penitenza pubblica di dieci anni alla donna che avesse abortito. La privava dei sacramenti».
Monsignore, questi sono discorsi di alta teologia. Poi, nei fatti, c'è una donna con il suo dramma che deve poter decidere. Molti interventi ecclesiastici presentano i sostenitori di una legge sull'interruzione di gravidanza come fautori di morte. Non è così.
«La Chiesa non dipinge la donna a colori foschi, denuncia chi ha messo in giro certe idee e certe leggi. Nell'Evagelium Vitae le responsabilità maggiori sono attribuite ai medici, ai legislatori. La donna spesso è vittima. Il fatto grave nel mondo moderno è che in passato la donna abortendo provava vergogna e sentiva di aver fatto male. La Chiesa imponeva una penitenza e dava l'assoluzione. Con la legalizzazione odierna si è trasformato un delitto in diritto. è un'idea funesta, che l'Occidente sta diffondendo in tutto il mondo. Se lo Stato ammette che qualcuno possa decidere di uccidere un altro innocente - in questo caso il nascituro - come impedire che un adulto uccida un adulto! Che i figli uccidano i genitori, come già avviene!».
Questo è terrorismo.
«E' la verità. E' stato introdotto un principio di morte e di abuso della libertà. Nel mondo le vittime dell'aborto legalizzato sono dai 40 ai 50 milioni l'anno».
Giovanni Paolo II ha trasformato la questione in un punto centrale del suo pontificato.
«Il papa interviene, perché questo è il primo diritto. Se cade, cadono gli altri. Inoltre siamo in presenza di una strage programmata, favorita dalle leggi, sostenuta da organizzazioni internazionali».
Si tratta di un attacco alla democrazia che va sotto la dicitura di "terrorismo sociale" forgiato sulla menzogna cattolica e sulla necessità di trasformare le donne in schiave affinché vivano per produrre bambini che la chiesa cattolica stuprerà ad imitazione di Cristo.
L'attacco ideologico assolutista alla Democrazia Italiana è coordinato: le donne non devono avere il diritto di disporre del proprio corpo. Il corpo delle donne appartiene a Dio che, come ha fatto con Maria, le può stuprare a piacimento.
Con la menzogna dell'anima, costruita da Pitagora e da Platone, la chiesa cattolica, dopo aver manipolato l'infanzia degli attuali adulti, impone loro di procedere come se l'anima esistesse. Un oggetto chiamato "anima" col quale il suo Dio padrone pretende di possedere gli uomini per i propri capricci.
Ciò che la chiesa cattolica sta rubando alle donne è la loro coscienza con cui forgiano il futuro sociale. E' la coscienza della donna che si scinde fornendo il "materiale consapevole" che il figlio, fin dalla gestazione, inizia a manipolare. Quel materiale, chiamato coscienza, è parte indistinguibile del corpo della donna e il fatto che la donna ne ceda una parte, più o meno grande, alla materia che, forse, chiamerà figlio, è solo una scelta della donna come è una scelta della donna riprendere la sua coscienza qualora non gradisca passare la propria vita nei doveri sociali che la nascita del figlio comporta.
Purtroppo, non è mai stato possibile discutere le menzogne teologiche della chiesa cattolica che, nel corso della storia, ha provveduto a bruciare vive le persone per impedire ogni dibattito di natura teologica che sfuggisse al suo controllo. Oggi non brucia più le persone dissidenti, ma usa altri metodi e altre forme di violenza sia fisica che psicologica che sono sempre riconducibili al medesimo meccanismo ideologico con cui giustificava il bruciare le persone.
Ho voluto iniziare a raccontare la guerra del monarca assoluto Wojtyla contro il principio di uguaglianza delle Costituzioni d'Europa partendo dalla sua evocazione di Satana e dalla guerra, in atto da tempo, contro le conquiste di libertà e di uguaglianza delle donne nella società civile. Ora guardo la storia fra il 1995 e il 2010 e vedo un infinito numero di combattimenti di natura etica, morale e sociale dove i principi di uguaglianza degli uomini vengono messi in discussione non dai cittadini, ma dalle imposizioni morali che la chiesa cattolica ha fatto sull'infanzia.
La guerra è determinata da principi diversi, anche se è rappresentata da principi diversi; la guerra coinvolge la struttura emotiva delle persone. Quella struttura emotiva dalla quale scaturiscono le idee dell'uomo e il suo modo di percepire e abitare il mondo in cui è nato.
Una delle cose più vergognose e offensive da aggiungere come appunto finale è la complicità messa in atto dai giornalisti con le affermazioni, socialmente criminali, dei cattolici. Come se i diritti delle donne fosse merce da contrattare e non un elemento centrale di quei Valori Sacri rappresentati dalla Costituzione e che nessun adoratore del Macellaio di Sodoma e Gomorra o del Pederasta in croce si deve permettere di aggredire nella società.
22 aprile 2026

E' iniziato l'iter per la pubblicazione del secondo tomo (seconda parte) del settimo volume della Teoria della Filosofia Aperta.
Il sottotitolo è: Cristianesimo, nazi fascismo, razzismo, l'assolutismo fra ieri e oggi.
Due volumi che spaziano nel commento sia in filosofi del XX secolo sia in filosofi che hanno preceduto il VI a. c. come se il loro pensiero fosse sempre presente consentendo agli uomini di scegliere.
Questa fatica è finita, specialmente da parte di chi ha dovuto sistemare il mio linguaggio per renderlo chiaro ad un eventuale lettore.
Torno a ripetere, non si costruisce la Religione Pagana attraverso libretti semplici perché la cultura è enorme, costruita dal lavoro di milioni di uomini.
Fra un mese sarà a disposizione, sperando che nessuno lo acquisti, tutti i capitoli sono offerti gratuitamente sui siti web.
Pagina specifica dell'argomento
21 aprile 2026

Siamo sempre nel 1995.
Wojtyla è consapevole del suo fallimento per la conquista del mondo.
Lui, l'unto del signore, sta fallendo.
Perché le società civili non lo seguono? Perché le società civili non si sottomettono alla morale della chiesa cattolica? Perché alcune società civili che si dicono cristiane non trasformano in legge i principi morali cristiani?
Ovviamente, secondo Wojtyla, la responsabilità non è né della chiesa cattolica, né sua, dal momento che lui si ritiene un inviato di Dio.
Wojtyla ha bisogno di attribuire le colpe del suo fallimento a qualcuno.
Wojtyla decide di ripresentare il vecchio inesistente nemico che i suoi adepti sono sempre pronti ad accogliere: Satana.
Scrive Marco Politi su La Repubblica del 27 aprile 1995:
CITTA' DEL VATICANO - Torna Satana nei discorsi del Papa. Ieri Giovanni Paolo II lo ha citato per le trappole e le insidie che tende alla Chiesa rallentando l'annuncio della buona novella. Ma ascoltando le parole del vecchio Papa, migliaia di pellegrini riuniti in piazza san Pietro hanno scoperto nel suo intervento anche una notazione pessimistica, quasi sfiduciata (benché, ovviamente, la fede del Pontefice sia incrollabile). Il Papa ha parlato di "intere comunità cristiane" travolte dalla storia, di regressi, di sforzi non coronati da successo. E' come se, nella battaglia da lui ingaggiata con la società contemporanea, Giovanni Paolo II desse per scontato che la Chiesa deve saper sopportare anche sconfitte e fasi di eclisse. Il Grande Vecchio, responsabile dei fallimenti, è Satana.
Per costringere l'uomo e la donna alla schiavitù, la chiesa cattolica deve perseverare. Nonostante i cospicui capitali e gli eccezionali appoggi politici, la chiesa cattolica sembra votata al fallimento nella sua missione di conquista del mondo.
Wojtyla è a capo di un regime a monarchia assoluta mentre, il mondo europeo in cui è immerso, è retto da democrazie anche se ogni paese interpreta in maniera diversa la democrazia.
Wojtyla deve imporre l'assolutismo religioso; la morale del proprio Dio come lui la interpreta. Dal momento che lui rappresenta il suo Dio in terra, non riesce a comprendere come gli uomini, chi più chi meno, sono affamati di libertà. Gli uomini intendono per libertà gli stessi diritti e gli stessi doveri che Wojtyla attribuisce al proprio Dio.
Wojtyla sta vivendo un momento di depressione psicologica.
Marco Politi, sul medesimo articolo citato, riporta una dichiarazione di Wojtyla che dice:
"La storia ci attesta che, per grazia di Dio, i regressi, limitati ad alcuni luoghi o ad alcuni tempi, non impediscono lo sviluppo generale dell'evangelizzazione che secondo le parole di Cristo si estenderà progressivamente a tutta l'umanità".
E' una dichiarazione che riconosce il proprio fallimento personale. Una dichiarazione che nega la capacità onnipotente del suo Dio.
Questa dichiarazione non mette in evidenza i successi ottenuti dalla chiesa cattolica, ma le sconfitte della morale cattolica. Una sconfitta sia in atto che in prospettiva.
Un articolo di Arcangelo Paglialunga su Il Gazzettino di giovedì 27 aprile 1995 riporta, virgolettato, un'affermazione di Wojtyla che dice:
"La maggioranza degli uomini non conosce o non aderisce al Vangelo, e così, dopo duemila anni da quando Cristo affidò agli apostoli il mandato di evangelizzare le genti, lo stesso compito e la stessa responsabilità permangono".
Cosa dice il vangelo citato da Wojtyla?
"Io vi dico che a chiunque ha sarà dato, ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. E questi miei nemici che non volevano che io regnassi su di loro, conduceteli qui e scannateli in mia presenza"".
Vangelo di Luca 19, 26-27
La bibbia della CEI di oggi dice che l'ordine è di "uccidere i nemici", ma Gesù, il re, ordina di scannare, sgozzare, i suoi nemici in sua presenza.
Se gli uomini non hanno paura di essere scannati alla presenza di Wojtyla significa che gli uomini non conoscono il vangelo e, qualcuno che lo conosce, evita i valori distruttivi che il vangelo presenta.
Scrive Arcangelo Paglialunga propagandando il punto di vista di Wojtyla:
Il Papa, all'udienza generale in Piazza San Pietro, ha risposto al quesito sulla "evangelizzazione troppo lenta" e sul fatto che i cristiani sono ancora "un piccolo gregge". Ed ha evocato l'opera di Satana - definito dalla Sacra Scrittura "principe di questo mondo" - che orchestra astutamente "resistenze, sordità e ritardi" e pone intralci alla vita della Chiesa e alla sua opera per far conoscere la verità.
Come si può leggere, non si tratta di semplice cronaca di un avvenimento quale avrebbe dovuto essere le parole di Wojtyla, si tratta di usare le parole di Wojtyla per fini di propaganda socialmente distruttiva.
Una propaganda distruttiva mirata che legittima l'aggressione ai non cristiani nelle società occidentali invocando quel diritto alla "guerra giusta" che caratterizza l'attività di Wojtyla.
Con la guerra a Satana, che impedisce lo sviluppo della chiesa cattolica, in Italia saranno perseguitati tutti i non cattolici in nome dell'assolutismo cattolico. Le Istituzioni, anziché ergersi a difesa dei cittadini italiani, si schiereranno con la chiesa cattolica. Anche se poche azioni criminali della chiesa cattolica saranno portate nei tribunali, a processo, vedi in caso di Marco Dimitri a Bologna, molte persone subiranno aggressioni, giustificate dai motivi più disparati, per le loro convinzioni religiose, in aperto disprezzo della Costituzione della Repubblica.
E' Satana, secondo i cattolici, che allontana le persone dalla morale cristiana e cattolica. Le persone non si allontanano dalla chiesa cattolica perché la morale che predica è una morale criminale e inumana che serve solo a Istituzioni, traditrici della Patria, per assicurarsi il diritto di violare i diritti dei cittadini conservando l'impunità.
Wojtyla forza la morale propagandata dalla chiesa cattolica in funzione del suo diritto di aggredire le persone con la scusa che "la chiesa cattolica si deve difendere da Satana".
Il 25 luglio 1995, in un articolo dal titolo "Il papa e la "guerra giusta"", Massimo Riva su La Repubblica scriveva:
Su questo nodo cruciale egli ha sempre cercato di mantenere intatto quel primato di giudizio etico e di predicazione morale che la Chiesa di Roma si era conquistata in materia con le celebri parole della enciclica "Pacem in terris" di Papa Roncalli: "nel nostro tempo è contrario alla ragione che venga usata la guerra per ristabilire i diritti violati".
Appare evidente che le parole di Roncalli erano volte a impedire la reazione delle persone alle ingiustizie ricevute. I cristiani sembravano i vincitori, i massacratori del mondo, e condannavano ogni azione che reagisse alla loro attività di massacratori. Certo, diceva Roncalli, stai subendo ingiustizie, ma quelle ingiustizie le devi accettare e non devi fare guerra o ribellarti a chi ti sta facendo guerra e ti costringe all'ingiustizia.
Le parole di Roncalli erano parole in difesa degli aggressori e delle ingiustizie che i cristiani facevano e fanno nel mondo.
Con Wojtyla siamo in un tempo diverso. Wojtyla ha aggredito il mondo e accusa Satana di agire affinché lui fallisca. Tutti coloro che non si mettono in ginocchio davanti a Wojtyla sono i nemici che lui vuole uccidere e li uccide per difendersi dall'aggressione di Satana (Luca 19, 26-27).
Wojtyla deve legittimare la sua guerra contro chi indica come aggressore nei confronti della chiesa cattolica, perché è Wojtyla che sta facendo guerra alla società civile.
Scrive di Wojtyla, citandolo virgolettato, Massimo Riva su La Repubblica nell'articolo sopra indicato:
"E' sempre la possibilità ultima. Il problema è sempre lo stesso, quello della guerra giusta, della guerra difensiva. C'è il diritto alla difesa. Anche la guerra difensiva è brutta, ma se uno attacca e vuole calpestare il diritto di esistere di altri, allora il diritto alla difesa c'è".
Ora, Wojtyla può aggredire Satana, i nemici che stanno aggredendo la chiesa cattolica, il cristianesimo.
Quello di Wojtyla è un ordine di attacco sociale. Partendo dall'idea di una presunta attività di Satana contro la chiesa cattolica, la chiesa cattolica muoverà guerra a tutte le democrazie d'Europa in nome dell'assolutismo monarchico, voluto da Dio, per la conquista del mondo.
Pagina specifica dell'argomento
20 aprile 2026

Quando si scrive una storia si deve stabilire un momento in cui la storia inizia. Prima della storia raccontata, ci sono state altre storie che hanno costruito le condizioni affinché la storia che racconto potesse iniziare, ma, per il momento, questo non ci interessa.
Voglio iniziare una storia dal 1995.
Il 27 aprile 1995 il giornale La Repubblica pubblica un articolo dal titolo "Impariamo a nascere e a morire" a firma di Giovanni Maria Pace in cui riporta un'intervista a Daniel Callahan Presidente dell'Hastings Center di New York.
Si discute, in sostanza, dell'enciclica di Wojtyla Evangelium Vitae in cui Wojtyla storpia i suoi stessi vangeli per sottomettere le donne al feto.
Scrive Wojtyla in Evangelium Vitae:
All'aurora della salvezza, è la nascita di un bambino che viene proclamata come lieta notizia: "Vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore" (Lc 2, 10-11). A sprigionare questa "grande gioia" è certamente la nascita del Salvatore; ma nel Natale è svelato anche il senso pieno di ogni nascita umana, e la gioia messianica appare così fondamento e compimento della gioia per ogni bimbo che nasce (cf. Gv 16, 21). Presentando il nucleo centrale della sua missione redentrice, Gesù dice: "Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza" (Gv 10, 10). In verità, Egli si riferisce a quella vita "nuova" ed "eterna", che consiste nella comunione con il Padre, a cui ogni uomo è gratuitamente chiamato nel Figlio per opera dello Spirito Santificatore. Ma proprio in tale "vita" acquistano pieno significato tutti gli aspetti e i momenti della vita dell'uomo.
Tratto da: https://www.vatican.va evangelium vitae. html
La nascita, non la scopata che genera il feto!
E' il trucco dei cristiani. Wojtyla cita Giovanni 10 10. Il 10, 10 di Giovanni, leggendolo al completo dice:
Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza.
Non accenna assolutamente ai feti che vengono abortiti, ma alla vita delle donne che hanno la necessità di vivere e di sfruttare il loro corpo per il loro benessere. Molto odio è nei vangeli, ma non questo.
Infatti, il Gesù dei Vangeli cristiani odia gli uomini ed è venuto a portare guerra contro di loro, prima fra tutti, le donne.
Dice il vangelo di Matteo 10, 34-35
Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada. Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera:36 e i nemici dell'uomo saranno quelli della sua casa.
E riafferma il concetto nel vangelo di Luca 12, 51-53
Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione. D'ora innanzi in una casa di cinque persone 53 si divideranno tre contro due e due contro tre; padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera".
Riporto un frammento dell'articolo di Giovanni Maria Pace in cui si riporta alcuni passi dell'intervista a Daniel Callahan Presidente dell'Hastings Center di New York a proposito dell'aborto.
Dottor Callahan, l'arcivescovo anglicano di York ha attaccato l'enciclica Evangelium Vitae dicendo che il papa non conosce la biologia.
"E' un attacco stupido. Personalmente non sono d'accordo col papa sulla questione dell'aborto, ma non è sul piano della biologia che si può contestare la dottrina della Chiesa. Le conoscenze biologiche mi sembrano irrilevanti nel determinare il giudizio morale, né mi risulta che ci siano state di recente scoperte scientifiche di tale importanza da cambiare il quadro dell'embriologia".
Ma la legge inglese sull'embrione fa interessanti distinzioni basate proprio sulle moderne conoscenze scientifiche.
"Anche ammettendo, come fa l'Embryo Bill, che ci sia un pre-embrione e poi un embrione, non vedo come ciò possa cambiare le cose: si può sempre sostenere, infatti, che entrambi gli stadi iniziali sono degni di tutela, insomma che un embrione è un embrione, al primo come al quattordicesimo giorno". Allora in che cosa si differenzia la sua posizione dal pensiero cattolico?
"Secondo me, la vita nei suoi primi stadi ha uno statuto minore rispetto agli stadi avanzati, e quindi sono disposto ad ammettere l'aborto. Ma non fondo questa opinione sulla teoria del pre-embrione. Accetto l'interruzione di gravidanza in determinate circostanze, purché entro le prime dodici, tredici settimane, cioè prima che nel feto si manifesti una iniziale attività cerebrale. Ma di recente ho preso posizione in America contro un allargamento delle possibilità di ricerca sperimentale sull'embrione perché non mi sembra che la scienza sia una ragione abbastanza forte per giustificarne il sacrificio".
Come si può osservare nell'articolo, come anche nella parte non riportata, sparisce completamente il ruolo della donna, del suo corpo, nella discussione fra cattolici protestanti e questo pseudo-filosofo.
Il punto di partenza è questo: il corpo è il corpo della donna che ne dispone come lei gradisce. Il feto, fintanto che è nella pancia della donna, è parte del corpo della donna ed è la donna che dispone di quella parte del corpo.
In secondo ordine: l'anima non esiste. Come non esiste il Dio dei cristiani che introdurrebbe, secondo loro, l'anima nel feto. Dimostrare l'esistenza non è la stessa cosa di farneticare sulla sua possibile esistenza.
L'invenzione platonica dell'anima, fatta propria dai cristiani, è uno strumento di guerra il cui fine è il dominio della donna affinché sia resa schiava atta a produrre bestiame umano per la chiesa cattolica e per i cristiani in generale.
Il feto ha una coscienza? La coscienza del feto è la coscienza della donna che, al momento della nascita, si scinde impoverendo la coscienza della donna e spesso costringendola in condizioni di "depressione" che viene definita "depressione post parto".
Bisogna smetterla di pensare che il feto sia cosa diversa dalla donna che lo porta in grembo. Bisogna smetterla col cristianesimo che pretende di trasformare le donne in bestiame a disposizione del loro Dio e di chi lo gestisce.
Se la società desidera che le donne partoriscano figli, crei delle buone condizioni di vita anziché costringere le donne a fare un doppio lavoro, oltretutto gratuito, per la società.
L'attività di terrorismo, messa in atto dal cristianesimo, nasce dalle idee preconcette che i cristiani definiscono "filosofia", "teologia" e che evitano di sottomettere all'analisi per paura che l'analisi delle loro farneticazioni, che impongono con la violenza diventando "fede" nelle loro vittime, sveli il cumulo di menzogne che hanno accumulato nel corso della storia.
La discriminazione della donna nel cristianesimo è un dogma di fede che ha la sua radice nella sottomissione della donna all'uomo voluta dal Dio cristiano nella bibbia fin dalla Genesi. Riaffermata da Paolo di Tarso per far della donna la schiava dell'uomo.
Per fare un viaggio nell'ideologia filosofico-teologica di Ratzinger devo partire dalla relazione uomo e feto. Il controllo dell'uomo, da parte della chiesa cattolica, passa attraverso il controllo del corpo della donna e se l'uomo vuole liberarsi dalla sottomissione deve liberare la donna da ogni obbligo e limitazione nell'uso del suo corpo.
Pagina specifica dell'argomento
18 aprile 2026

In tutto quanto si è letto per il "Il disagio della civiltà" non ci sono passi, se non vaghi accenni, al fatto che la società costruisce e veicola le tensioni emotive di ogni nuovo nato spesso in aperto contrasto con la sua struttura pulsionale.
Le pulsioni vanno represse. Quanto la specie ha costruito in milioni di anni, come percezione del mondo e capacità di rispondere ai fenomeni del mondo, viene aggredito nell'individuo affinché si produca un individuo funzionale alla società in cui vive.
Se si può ritenere che Freud, come tutti, parte a formulare le sue teorie partendo dal livello scientifico e di conoscenza proprio del suo tempo, come sempre accade, le persone comuni non prendono mai in considerazione la relazione fra formulazione dell'idea e oggettività culturale, ma quell'idea, quel modo di pensare una realtà soggettivamente percepita, viene trasformata in una "verità" da riprodurre fuori da quel contesto culturale e da opporre ad altre formulazioni che vanno contrastate.
Freud ha un'educazione ebrea e cristiana. Nei suoi scritti considera la religione ebrea e cristiana come l'essenza della civiltà e non come i responsabili del disagio delle società e dei problemi che gli uomini vivono e che, spesso, sono costretti a superarli con la violenza.
Scrive Freud:
Per tutto il resto mi pongo dunque dal punto di vista secondo il quale l’aggressività è una disposizione pulsionale originaria e indipendente dell’uomo, e tomo a dire che la civiltà trova in essa l’ostacolo più coriaceo. A un certo punto, nel corso della presente indagine, si è venuta affermando l’idea che la civiltà rappresenta un processo particolare che si compie nell'umanità, e noi ci atteniamo ancor sempre a questa idea. Aggiungiamo che si tratta di un processo al servizio dell'Eros, che mira a riunire singoli individui umani, poi famiglie e quindi stirpi, popoli e nazioni, in una grande unità: il genere umano. Non sappiamo perché ciò debba accadere: questa sarebbe appunto l’opera dell’Eros. Questi gruppi umani devono essere legati tra loro libidicamente; la necessità soltanto, i vantaggi della comunanza di lavoro non basteranno a tenerli uniti. A questo programma della civiltà si oppone però la naturale pulsione aggressiva degli uomini, l’ostilità di ciascuno contro tutti e di tutti contro ciascuno. Questa pulsione aggressiva è figlia e principale rappresentante della pulsione di morte, che abbiamo trovato accanto all’Eros e che si divide con esso il dominio del mondo.
Freud, Il disagio della civiltà, Newton Editore, 2010, pag. 143-144
Che la vita richieda determinazione per affrontare le condizioni e le contraddizioni dell'esistenza, questo è accettabile, ma che Freud non distingua fra la pulsione che spinge l'individuo a risolvere i suoi problemi esistenziali, dalla sua veicolazione nella violenza distruttiva educazionalmente imposta dall'ebraismo e dal cristianesimo ad ogni individuo della società, sia per dominare la società che per criminalizzarlo al fine di dominarlo, mi suona come un'offesa e un'ingiuria nei confronti di uomini e donne che hanno tentato di costruire il futuro sociale combattendo la violenza del cristianesimo e dell'ebraismo.
La necessità di giustizia degli uomini richiede altrettanta determinazione di quanta gli uomini mettono in atto per ridurre altri uomini in schiavitù.
Non riuscire a distinguere fra la pulsione, che spinge uomini e donne ad affrontare le condizioni della loro vita, dalla manipolazione che quella pulsione subisce mediante la violenza educazionale finalizzata a imporre al bambino una fede, una morale, un credo religioso assolutista, è il grande insulto che la psicoanalisi ha fatto agli uomini in nome dell'assolutismo ebreo e cristiano.
Eros pervade l'uomo, le donne e ogni altro Essere della Natura che veicola il proprio desiderio nel mondo cercando frammenti di benessere e di felicità. Parafrasando una nota di Freud, si può dire che Eros partecipa ad ogni manifestazione della vita degli Esseri della Natura, ma non tutte le manifestazioni della vita sono manifestazioni sessuali.
La civiltà non è altro che un processo di aggregazione di individui. L'aggregazione avviene per le necessità soggettive. La necessità di aggregarsi è una condizione in vissuti antichi di milioni di anni. Le aggregazioni possono essere state più o meno grandi, ma solo con l'avvento dell'ebraismo e del cristianesimo (preceduti da Platone che, comunque, nel suo tempo era un fallito) la necessità della manipolazione mentale dell'infanzia si fece impellente per il dominio e il controllo della civiltà.
Prima dell'avvento del cristianesimo e dell'ebraismo c'erano le civiltà, ma non necessitavano dell'azione della manipolazione della struttura emotiva delle persone in quanto le civiltà si basavano sulle necessità di vita delle persone.
Indubbio che a Roma, prima dell'arrivo dei cristiani, c'erano delle regole morali da rispettare, ma nessuno diceva alle persone come dovevano o potevano fare sesso, né si frustavano i bambini che si masturbavano.
La violenza viene fatta dal cristianesimo e dall'ebraismo sull'infanzia. Il padre e la madre non sono modelli che il neonato assume come esempi da imitare; sono coloro che terrorizzano il neonato e lo costringono alla sofferenza affinché si adatti alla morale e al comportamento che loro impongono. In alternativa, dal momento che il bambino subisce l'educazione ebrea e cristiana, identificandosi con Dio che domina il mondo, mette in atto strategie adattative per dominare il padre, la madre, i compagni.
I genitori che provocano dolore nei figli, affinché si adattino alle regole morali, creano nei figli la necessità psicologica di rimuovere quell'ostacolo. I figli che hanno desiderio di ammazzare i genitori nascono con l'ebraismo e il cristianesimo. Non sono i figli innamorati della madre, ma sono i figli che vogliono sbarazzarsi del Dio padrone che viene identificato con il padre.
Non siamo davanti al complesso di Edipo che, ammazzato accidentalmente il padre, ignaro, sposa la madre. Siamo davanti al complesso di Isacco che desidera uccidere il padre Abramo pronto a uccidere Isacco per far piacere al suo Dio. Il nemico di Isacco è Dio-padre, Abramo. Non si tratta di un "complesso", ma di una necessità di sopravvivenza dal momento che Dio-padre è disposto a distruggere l'umanità pur di riaffermare il proprio dominio.
Il "senso di colpa" nasce dallo stridere, nella struttura emotiva del bambino, fra il desiderio di annientamento del dominio che vuole sottometterlo imponendogli obbedienza e la gratitudine nei confronti del padre che, comunque, gli consente di vivere, di crescere e di abitare il mondo. La contraddizione fra il padre che si fa Dio e violenta il figlio per sottometterlo alla morale e il padre che come uomo aiuta il figlio nella crescita, crea il conflitto che porta alla nascita di quel senso di colpa che, una volta imposto nell'individuo, gli impedisce tutta una serie di scelte che avrebbe potuto fare nella sua vita, ma che proprio per il senso di colpa, non gli è stato possibile fare.
Freud è come quel tribunale che, processando gli stupratori di una donna, anziché esecrare la violenza contro la donna, mette in atto critiche offensive sui comportamenti della donna a giustificazione degli stupratori.
Scrive Freud:
Non possiamo prescindere dall’ipotesi che il senso di colpa dell'umanità provenga dal complesso di Edipo e fosse acquisito con l'uccisione del padre da parte dei fratelli alleati. Allora l'aggressione non fu repressa ma eseguita, ed era la stessa aggressione la cui repressione nel bambino sarebbe all’origine del senso di colpa.
Freud, Il disagio della civiltà, Newton Editore, 2010, pag. 153
Il senso di colpa nell'individuo nasce per non aver ammazzato il Dio degli ebrei e dei cristiani. Il senso di colpa di Isacco nasce dal fatto che Isacco non ha ammazzato Abramo né il Dio di Abramo: è il senso di colpa per aver trasformato l'umanità in eunuchi asserviti a Dio.
Padre, padrone, Dio-padre, hanno la medesima radice perché uguale è l'odio che nutrono per i loro stessi figli che devono essere trasformati in servi obbedienti affinché diventino: "i bastoni della loro vecchiaia".
Il bambino sa che deve imparare, ma davanti ad un adulto che svilisce e deride i suoi sforzi di apprendimento nasce il disprezzo del bullizzato nei confronti del bullo.
Freud ha consegnato la psicoanalisi ai distruttori dell'infanzia affinché si perfezionino a distruggere l'infanzia stessa in nome della morale del suo Dio
Freud, non avendo analizzato come la manipolazione mentale del circuito parentale agisce sul bambino, ha lasciato spazio alle polemiche con i cristiani che, allarmati dalla novità sociale portata da Freud, lanciano le loro invettive in difesa di un sistema religioso il cui unico scopo è la violenza sull'infanzia. Una violenza psicologica che si traduceva spesso in stupro fisico per il piacere di chi riteneva di possedere i bambini.
I questo senso psicoanalisti cristiani possono dire:
Qui, come altrove, la psicanalisi vuole verificare le pretese ideologiche dell’io, riportandole al contenuto inconscio. Tutte le qualità di Dio - onnipotenza, unicità, eternità, bontà - hanno un significato "economico" per la vita pulsionale dell’uomo, così come le qualità che l’uomo riconosce all’oggetto del suo amore non sono dei semplici pensieri ma impegnano il suo corpo e la sua affettività profonda. Freud si spinge evidentemente assai avanti nella lotta contro tutto ciò che noi possiamo chiamare idealismo. In religione, non meno che altrove, Freud non ammette un finalismo propriamente ideale. Questo partito preso estremo si manifesta sin nella definizione ristrettiva che egli dà della religione.
Da: Huber Vergote/Piron, La psicoanalisi scienza dell'uomo, Borla Editore, 1968, pag. 204
Le qualità di Dio, "onnipotenza, unicità, eternità, bontà nel macellare l'umanità" sono esattamente i principi psichici che agiscono nella manipolazione mentale dell'infanzia ad opera del cristianesimo e dell'ebraismo.
La nascita dell'individuo narcisista, che ama sé stesso proiettando sé stesso nel Dio che descrive, impegnano tutti i suoi pensieri e tutti i movimenti del suo corpo. Freud non trova elementi idealistici nelle persone che il cristianesimo e l'ebraismo ha fatto ammalare, ma non è nemmeno in grado di individuare i confini psichici fra la malattia imposta e ciò che non sarebbe stato malattia se non ci fosse stata la manipolazione mentale.
Questo perché i confini non ci sono. La manipolazione mentale dell'infanzia cancella ogni altra possibilità e l'individuo manipolato, anche se esprime i rancori per essere stato manipolato, non può far altro che vivere all'interno della manipolazione subita e riprodurre i modelli di pensiero che la manipolazione ha imposto alla sua struttura emotiva.
La vita non ha un finalismo. La vita ha come fine quello di vivere e di espandersi nell'oggettività in cui è venuta in essere.
Il senso di colpa dell'uomo è quello di non aver ammazzato Dio e di aver permesso al padre di imporgli regole morali che gli creano sofferenza. La colpa di Freud è quella di non aver ammazzato il suo Dio, ma di averlo ritenuto necessario per la civiltà permettendo alla civiltà di alimentare la sofferenza dei molti per il benessere dei pochi.
FINE --- (quinta e ultima parte)
Pagina specifica dell'argomento
17 aprile 2026

Freud all'amore, inteso come rapporto di relazione fra l'uomo e il mondo, contrappone l'amore per Dio che include l'odio per gli uomini. Per fare un esempio di questo, Freud usa quel criminale che va sotto il nome di Francesco d'Assisi.
Scrive Freud:
Queste persone si rendono indipendenti dal consenso dell'oggetto spostando il valore principale dall'essere amati al proprio amare; si proteggono contro la perdita dell'oggetto riversando il loro amore non su soggetti singoli, ma su tutti gli uomini in ugual misura; ed evitano le oscillazioni e delusioni dell'amore genitale distogliendosi dalla meta sessuale perseguita e trasformando la pulsione in un impulso con meta inibita. Quello che in questa maniera riescono a creare in sé, lo stato di un sentire "isolibrato", inalterabile, delicato, non ha più molta somiglianza esterna con la vita tempestosa dell'amore genitale, da cui pur deriva.
San Francesco d'Assisi è stato forse colui che ha spinto al massimo questo sfruttamento dell'amore per il sentimento intimo di piacere. Quella che noi riconosciamo come una delle tecniche per l'attuazione del principio di piacere è stata anche in molti modi messa in rapporto con la religione, con la quale essa è connessa in quelle remote regioni dove la distinzione dell'io dagli oggetti e degli oggetti fra loro viene trascurata.
Una considerazione etica, la cui motivazione profonda ci diverrà palese in seguito, vuole vedere in questa apertura all'amore universale degli uomini e del mondo l'atteggiamento più alto a cui l'uomo può elevarsi. Noi vorremmo già qui affermare due nostre riserve principali. Un amore che non sceglie ci sembra perda una parte del proprio valore, in quanto fa torto all'oggetto. E poi: non tutti gli uomini meritano di essere amati.
Freud, Il disagio della civiltà, Newton Editore, 2010, pag. 124-125
Persone che rinunciano all'amore sessuale con altre persone si renderebbero, secondo Freud, indipendenti dall'oggetto esterno spostando il valore principale dell'essere amati al proprio amore nei confronti di tutti gli uomini in ugual misura.
Ovviamente, Freud sta vagheggiando o, se preferite, farneticando.
Freud trasferire l'idea della propaganda ebraica e cristiana, secondo cui "Dio ama tutti gli uomini", nella condizione in cui "alcuni uomini amano tutti gli uomini" dimenticando la condizione narcisistica in cui Dio ama sé stesso e pretende, con la violenza che gli uomini lo amino perché lui chiama "amore" il suo desiderio di possedere e sottomettere gli uomini.
La condizione di narcisismo estremo è quanto pervade Francesco d'Assisi. Francesco d'Assisi ama "Dio" che non è altro che la propria immagine proiettata in un assoluto immaginario. Amando Dio, odia gli uomini che non amano Dio o che, come lui, non si sacrificano per Dio che è egli stesso.
Il "sentire isolibrato" è un sentirsi isolati provando un senso di solitudine interiore. E' una condizione dolorosa in cui ci si percepisce disconnessi dalle altre persone e si rivolgono le proprie emozioni ad un oggetto immaginario, "Dio". E' una condizione che avvolge persone socialmente incomprese e prive di "supporto emotivo" anche quando si è circondati da persone. incompresi o privi di supporto emotivo, anche quando si è circondati da persone. E' uno stato prodotto dalla mancanza di relazioni che costringe l'individuo a vivere in una dimensione immaginaria, immaginifica, capace di alleviare le sue sofferenze.
Francesco d'Assisi viveva in questa situazione di malattia psichica: amava Francesco d'Assisi con cui definiva il suo Dio e odiava gli uomini. Come il Dio della bibbia.
Appare strano che Freud, avendo studiato il narcisismo, non è in grado di riconoscerlo quando questo si esprime nei suoi modelli ideali.
Ed è proprio dell'ideologia ebraica l'affermazione di Freud secondo cui "non tutti gli uomini meritano di essere amati". infatti, gli ebrei stanno sterminando i palestinesi.
Scrive Bonaventura da Bagnoreggio:
Ormai ben radicato nell'umiltà di Cristo, Francesco richiama alla memoria l'obbedienza di restaurare la chiesa di San Damiano, che la Croce gli ha imposto. Vero obbediente, ritorna ad Assisi, per eseguire l'ordine della voce divina, se non altro con la mendicazione. Deposta ogni vergogna per amore del povero Crocifisso, andava a cercar l'elemosina da coloro, con i quali un tempo aveva vissuto nell'abbondanza, e sottoponeva il suo debole corpo, prostrato dai digiuni, al peso delle pietre. Riuscì così, a restaurare quella chiesetta, con l'aiuto di Dio e il devoto soccorso dei concittadini. Poi, per non lasciare intorpidire il corpo nell'ozio, dopo la fatica, passò a riparare, in un luogo un po' più distante dalla città, la chiesa dedicata a San Pietro, spinto dalla devozione speciale che nutriva, insieme con la fede pura e sincera, verso il Principe degli Apostoli.
Bonaventura da Bagnoreggio, "san Francesco d'Assisi", Orsa Maggiore editrice, 1991, pag. 26
L'amore per Dio di Francesco d'Assisi è cosa diversa dall'amore per gli uomini. Per Dio si sacrifica. Per Dio chiede l'elemosina. Per Dio lavora per riparare una chiesa.
Tutto per Dio, nulla per gli uomini.
Francesco d'Assisi ama sé stesso e si eleva ad immagine di Dio che veicola nel mondo fra gli uomini affinché gli uomini, venerando il Dio di cui lui si fa portavoce, in realtà, venerino Francesco d'Assisi.
Il narcisismo è innamoramento di sé stessi e per il narciso diventa inconcepibile che altri non amino sé stesso. E' disposto a tutto. Anche a vivere in una miseria apparente che serva per attirare l'attenzione.
Freud non esita a giustificare la repressione sessuale che la civiltà mette in atto in nome del Dio della bibbia e del Gesù di Nazareth. La giustifica come necessità della civiltà di sottrarre "energia psichica" alle persone per un proprio uso privato: come se le persone fossero (o siano) vacche da mungere per favorire una civiltà rispetto alla quale loro sono gli schiavi.
Freud fa una trattazione apparentemente "asettica" dei comportamenti della civiltà nei confronti delle persone e vuole ignorare la drammaticità e le conseguenze dei comportamenti della civiltà (dei cristiani e degli ebrei contro i cittadini) nella creazione della sofferenza e del disagio sociale.
Scrive Freud:
Sappiamo già che la civiltà segue in ciò la costrizione imposta da una necessità di economia, dovendo sottrarre alla sessualità una grossa parte di energia psichica, che adopera per conto suo. In questo caso la civiltà si comporta rispetto alla sessualità come una stirpe o uno strato della popolazione che ne abbia sottoposto un altro al suo sfruttamento. Il timore di una sollevazione dei repressi spinge all'adozione di severe misure precauzionali. La nostra civiltà europeo-occidentale si dimostra un culmine di un tale sviluppo. Psicologicamente è senz'altro giustificato che in tal modo essa metta al bando fin dall'inizio le manifestazioni della vita sessuale infantile, giacché non c'è speranza di arginare le voglie sessuali degli adulti se non si è cominciato a farlo già nell'infanzia. Invece non si può in nessun modo giustificare che una società civile arrivi anche al punto di negare questi fenomeni, facilmente dimostrabili e anzi appariscenti. La scelta dell'oggetto da parte dell'individuo sessualmente maturo viene ristretta al sesso opposto, mentre la maggior parte delle soddisfazioni extragenitali vengono vietate come perversioni. Pretendere, come diventa chiaro da questi divieti, che la vita sessuale sia la stessa per tutti è cosa che non tiene conto delle disuguaglianze nella costituzione sessuale innata e acquisita delle persone e taglia fuori una parte notevole di esse dal godimento sessuale, divenendo fonte di grave ingiustizia. L'effetto di queste misure restrittive potrebbe poi essere che in coloro che sono normali, e che non sono costituzionalmente impediti, ogni interesse sessuale affluisca senza perdite nei canali lasciati aperti. Ma ciò che non è stato messo al bando, l'amore genitale eterosessuale, viene ulteriormente pregiudicato dalle limitazioni della legittimità e della monogamia. La civiltà attuale dà chiaramente a intendere che vuole permettere i rapporti sessuali soltanto sulla base di un'unione unica e indissolubile tra un uomo e una donna, che non accetta la sessualità come fonte di piacere autonoma e che è disposta a tollerarla soltanto come mezzo, finora insostituibile, per la riproduzione della specie.
Freud, Il disagio della civiltà, Newton Editore, 2010, pag. 127-128
La violenza che la società mette in atto contro la sessualità delle persone viene, da Freud, letta come una necessità sociale. La necessità di controllo delle persone.
"Il timore di una sollevazione dei repressi spinge all'adozione di severe misure precauzionali". La civiltà costruisce repressione psico-emotiva nelle persone e reprime militarmente i comportamenti delle persone, che tendono ad uscire dalla repressione subita, per mantenere il controllo della popolazione repressa.
Una parte di popolazione non è sottoposta a tali violenze; può liberamente mettere in pratica la propria sessualità, ma non prima di aver subito la repressione durante l'infanzia e l'essere stato costretto a veicolare la propria sessualità nel dominio e nel possesso dell'altro in quanto reso incapace di avere rapporti dell'altro come persona.
La violenza contro l'infanzia è atroce. La masturbazione infantile viene violentemente punita. Per contro, l'adulto ha il diritto di stuprare bambini e bambine in quanto costoro non sono cittadini, ma solo oggetti di possesso e, come tali, oggetti d'uso.
Freud non prende in considerazione la proprietà privata dei figli ridotti ad oggetti. Per lui è normale che i bambini sino come bestiame da costringere in comportamenti morali predefiniti.
Non è solo la bibbia, ma lo stesso Platone che afferma come i bambini debbano essere costretti affinché siano utili alla sua Repubblica,
Le persone sono diverse, l'una dall'altra, e, ad una manipolazione mentale diffusa e imposta, rispondono spesso in maniera diversa. Se sottometti le persone, non tutte le persone rimangono sottomesse, una percentuale non piccola di persone anela a diventare colui che sottomette prendendo il posto dei suoi stessi aguzzini.
La civiltà di Freud permette i rapporti sessuali soltanto finalizzati alla riproduzione. Finalizzati a produrre schiavi che facciano funzionare la civiltà stessa.
Il proletario non è colui la cui ricchezza sono i figli, ma è colui che genera figli per arricchire la società. Come le mucche fanno i vitelli che arricchiscono i proprietari di bovini, così i proletari fanno figli per arricchire i gestori della civiltà.
Certo, dice Freud, sembra quasi che uno strato della popolazione sfrutti un altro strato della popolazione: ai suoi tempo era sfruttamento delle classi sociali. Oggi, che le classi sociali non esistono, la repressione sessuale, anche se viene ancora esercitata dai cristiani, i preti cattolici in Italia, la sua incidenza sulla formazione dell'infanzia è notevolmente diminuita.
Lo stesso vale per i rapporti sessuali e gli obblighi sociali imposti. Ma, di questo argomento ne parlerò quando e se tratterò Reich.
Fine quarta parte --- continua
17 aprile 2026
E' stato necessario un po' di tempo per qualificare Prevost: contro Trump ha trovato la sua visibilità, ma hanno lo stesso Dio e perseguono gli stessi scopi, con metodi diversi, ma con la stessa ferocia. Trump ha detto di averlo fatto eleggere, pochi dubbi che non abbia fatto pressione in quella direzione. E ai cattolici, dopo Bergoglio, andava bene così.

Pagina specifica dell'argomento
16 aprile 2026

Il disagio degli uomini nella civiltà non è il disagio di tutti gli uomini della civiltà. Indubbiamente, la classe economico-sociale a cui Freud appartiene non soffre il disagio prodotto dalle condizioni economiche, ma può soffrire un disagio psicologico dovuto allo stridere fra educazione ricevuta e condizioni imposte dalla vita reale.
Quando Freud parlando della civiltà dice:
I motori mettono a sua disposizione forze gigantesche, di cui egli può servirsi come dei suoi muscoli in qualsiasi direzione, navi e aeroplani fanno sì che né l'acqua né l'aria possano ostacolare i suoi movimenti. Con gli occhiali egli corregge i difetti del cristallino nel suo occhio, col telescopio scruta spazi immensi, col microscopio supera i limiti che la struttura della retina assegna alla visibilità. Con la macchina fotografica ha inventato uno strumento che fissa le fuggevoli impressioni visive, cosa che il disco grammofonico gli fa per quelle altrettanto fuggevoli dell'udito, essendo in fondo le une e le altre materializzazioni della facoltà di ricordare di cui è stato dotato, cioè della sua memoria. Con l'aiuto del telefono sente a distanze che anche nelle favole sarebbero riconosciute come raggiungibili; la scrittura è originariamente il linguaggio dell'assente, la casa un surrogato del ventre materno, la prima dimora probabilmente ancor sempre agognata, in cui si era al sicuro e ci si sentiva tanto a proprio agio.
Freud, Il disagio della civiltà, Newton Editore, 2010, pag. 114
E' ovvio che Freud parla dei pochi che nel suo tempo possono beneficiare di tali mezzi. Il contadino che invecchiando vede la vista diminuire, ai tempi di Freud, non si poteva permettere gli occhiali, Freud sì.
Lo stesso vale per le navi e gli aeroplani: molti schiavi e molti servi per il beneficio di pochi.
Pochi erano coloro che si potevano permettere il telefono o il grammofono.
Oggi come oggi, 2026, una grande massa di persone si possono permettere simili agi, ma una grande massa di persone, ancor oggi, fungono da schiavi, emarginati, persone sottopagate, senza tetto. In molti paesi, di questa civiltà, la miseria economica è tale che il disagio psichico delle persone benestanti appare semplicemente ridicolo.
Il disagio della civiltà è l'effetto dei molti che vivono nella sofferenza e nell'indigenza per permettere ai pochi di vivere nel benessere se non nell'abbondanza. Quando poi, chi vive nell'abbondanza deride e offende gli sforzi delle persone indigenti per costruirsi delle condizioni decenti di vita, allora, il disagio, nella civiltà cristiana, aumenta esponenzialmente.
Quando Freud dice:
La coesistenza umana diventa possibile solo se si trova una maggioranza che sia più forte di ogni singolo e faccia blocco contro ogni singolo. Il potere di questa comunità si contrappone poi come "diritto" al potere del singolo, che è condannato come "forza bruta". Questa sostituzione del potere del singolo con quello della comunità è il passo decisivo a favore della civiltà. La sua essenza consiste nel fatto che i membri della comunità si limitano nelle loro possibilità di soddisfacimento, laddove il singolo non conosceva restrizioni del genere.
Freud, Il disagio della civiltà, Newton Editore, 2010, pag. 118
Freud identifica il singolo individuo "preistorico" con le caratteristiche del Dio della bibbia. La legge del più forte, del più prepotente, come il Dio ebreo e cristiano viene descritto nella loro bibbia.
La coesistenza umana diventa possibile quando le comunità civili trovano una maggioranza di persone che sia più forte del Dio della bibbia, o di chi si identifica in esso pretendendo di rappresentarlo in terra. Il Dio della bibbia è condannato come forza bruta. La sostituzione del potere del Dio della bibbia con quello della comunità è il passo decisivo che permette di percorrere un sentiero di civiltà.
I membri della comunità umana si limitano sempre alle loro possibilità di soddisfacimento dei desideri e dei bisogni a differenza del Dio dei cristiani e dei suoi seguaci che non riconoscono restrizioni di nessun genere al proprio delirio di onnipotenza.
L'uomo è decisamente migliore di come il Dio dei cristiani vorrebbe che fosse, per poterlo criminalizzare, sottometterlo e ucciderlo.
Scrive Freud:
Le imposizioni dei tabù costituirono il primo "diritto". La vita in comune degli uomini fu quindi fondata doppiamente dalla costrizione al lavoro creata dalla necessità esterna e dalla forza dell'amore per cui l'uomo non voleva perdere l'oggetto sessuale, la donna, e la donna la parte separatasi da lei, cioè il figlio. Eros e Ananke divennero così anche i progenitori della civiltà umana. Il primo successo della civiltà fu che ora anche un numero piuttosto grande di uomini poté vivere in una comunità.
E poiché qui le due grandi forze operavano insieme, ci si poté aspettare che l'ulteriore sviluppo si compisse facilmente nel senso sia di un sempre maggior dominio del mondo esterno sia di un ulteriore aumento del numero degli uomini che vivevano in comunità. Non è neanche facile capire come questa civiltà potesse agire sui suoi membri diversamente che rendendoli felici.
Prima di continuare, per stabilire da dove possa provenire un disturbo, lasciamoci distogliere dal riconoscimento dell'amore come una base della civiltà, per colmare una lacuna di una precedente discussione. Abbiamo detto che l'aver sperimentato che l'amore sessuale (genitale) dà all'uomo i più forti soddisfacimenti e gli fornisce in realtà il modello di ogni felicità, deve aver indotto l'uomo stesso a cercare la felicità e la soddisfazione della vita anche in seguito nel campo dei rapporti sessuali, a mettere al centro della vita l'erotismo genitale. Abbiamo continuato dicendo che in questo modo ci si è resi, in maniera preoccupante, dipendenti da una parte del mondo esterno,
ossia dall'oggetto sessuale prescelto, esponendosi alle più forti sofferenze, qualora si venga da quest'ultimo rifiutati o lo si perda per infedeltà o morte.
I saggi di ogni tempo hanno perciò sconsigliato nel modo più energico di incamminarsi su questa strada; ciò nondimeno essa, per un gran numero di uomini e donne, non ha perduto le sue attrattive.
Freud, Il disagio della civiltà, Newton Editore, 2010, pag. 123-124
Freud si dedica a favorire l'infelicità dell'uomo.
Le imposizione dei tabù, come dice Freud, creano una scissione sociale fra i soggetti che impongono i tabù e i soggetti che quei tabù sono tenuti a rispettarli, spesso sotto minaccia di morte.
Questa scissione, fra i membri di una società, è alla base della creazione del disagio sociale, dell'infelicità, in quanto o i divieti servono all'uomo per vietare che qualcuno lo renda schiavo, e ciò non è mai stato, nemmeno nell'epoca in cui Freud scrive vista la quantità di schiavi e lavoratori impossibilitati a contrattare il valore della loro forza lavoro, o servono per creare dolore, sottomissione e schiavitù.
Non si impone un tabù, un divieto, ai cristiani affinché non aggrediscano le donne che vogliono abortire; si impone un tabù, un divieto, affinché le donne non possano abortire o possano abortire solo in determinate condizioni.
Il tabù, considerato da Freud, è il tabù imposto dal Dio della bibbia ad Adamo ed Eva affinché non mangino dall'albero della conoscenza e non diventino come lui: degli Dèi. Violato quel tabù imposto dal Dio della bibbia, e,questo vigliacco, scaccia Adamo ed Eva affinché non colgano e non mangino dall'albero della vita per vivere in eterno.
Il tabù che usa Freud è il tabù della bibbia, ma anziché identificare i tabù con le farneticazioni del suo Dio padrone onnipotente, vuole far credere che questi tabù siano dovuti a condizioni sociali, quasi fossero naturali, anziché ad imperativi propri della religione ebraica e cristiana.
Eros e Ananke non sono i progenitori della civiltà umana; Eros è la vita, quanto distingue l'Essere vivente da un cadavere, e Ananke, letteralmente è "necessità di combattere", indica la necessità dei soggetti di affrontare le condizioni e le contraddizioni nella loro esistenza.
La sessualità degli Esseri della Natura è un insieme di Eros, emozione, che genera la vita, e Necessità come forza di persistenza e di trasformazione della vita stessa.
Rinunciare alla sessualità significa rinunciare alla vita. Suicidarsi, anche se il suicidio non appare immediato come chi si getta da un palazzo di venti piani.
Le comunità, le o la civiltà degli uomini, hanno prosperato per milioni e milioni di anni in un perenne adattamento fra la necessità imposta dalle condizioni della vita e una continua ricerca di felicità.
Poi arrivò Pitagora, Platone, gli ebrei, gli stoici, i neoplatonici e, infine, i cristiani che criminalizzarono la sessualità degli uomini, emarginarono le donne nella società rendendole schiave, ed esaltarono l'amore omosessuale oppure, più astutamente, lo condannarono per riservarsene e trasformarono l'amore per i giovani in pederastia violentando anche bambini e bambine di pochi anni. Loro divennero il padre che possedeva e violentava i suoi figli, come indicato dalla bibbia degli ebrei (vedi che manca nei rapporti sessuali vietati).
Certamente l'uomo è dipendente dal mondo esterno. Sono le condizioni del mondo esterno che hanno generato la vita e la vita è divenuta per diversificazione. Da questa diversificazione, indotta dalle condizioni esterne in relazione alla necessità soggettive, è nata la diversificazione delle specie che ci ha portato ad essere ciò che oggi siamo e che, contemporaneamente ci permette di avere in noi tutte le condizioni emotive che la nostra specie ha costruito fin da quando abitava, infimo oggetto, in quell'ipotetico "brodo primordiale".
Ogni Essere della Natura vive di relazioni. Solo i cristiani e gli ebrei distruggerebbero l'intero mondo perché il mondo li infastidisce limitando il delirio della loro onnipotenza.
Freud, nel suo assolutismo, chiama "oggetti sessuali prescelti" come se spesso tali "oggetti sessuali prescelti" non fossero persone, ma soltanto oggetti d'uso da parte di chi li possiede. Come se non ci fosse una relazione reciproca, ma solo una relazione di un soggetto che possiede l'altro che vive passivamente la relazione.
E a questo punto, Freud dimostra la sua vera natura: lui è il Dio onnipotente.
Anziché indicare come criminali coloro che tentano di censurare la sessualità dell'uomo, li chiama "saggi". I criminali di ogni tempo chiamati "saggi" da Freud: "I saggi di ogni tempo hanno perciò sconsigliato nel modo più energico di incamminarsi su questa strada" bloccando la soddisfazione dei bisogni sessuali. In questo modo si formano le nevrosi e altri disagi che tanto piacciono a Freud.
Uno di questi criminali era Paolo di Tarso, un individuo sessualmente impotente che ha elevato la sua impotenza a modello religioso che l'organizzazione criminale dei cristiani ha imposto a tutti gli uomini e le donne della civiltà. Ha contribuito a devastare ogni civiltà in nome dell'assoluto controllo della sessualità dell'uomo in nome e per conto del suo Dio.
Fine terza parte —- continua
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15 aprile 2026

Davanti alle sofferenze degli uomini, Freud si ritrae inorridito.
Scrive Freud:
La felicità è invece qualcosa di estremamente soggettivo. Per quanto possiamo ritrarci inorriditi di fronte a certe situazioni, quella degli antichi schiavi delle galere, quella dei contadini nella guerra dei Trent'anni, quella delle vittime della Santa Inquisizione, quella degli ebrei in attesa del pogrom, resta per noi impossibile immedesimarci con queste persone, indovinare i cambiamenti che 1 ottusità originaria, l'abbrutimento progressivo, la cessazione delle speranze, le forme grossolane e sottili di narcotizzazione hanno provocato nella loro ricettività alle sensazioni di piacere e dolore. In caso di possibilità estreme di sofferenza, entrano in azione anche determinati meccanismi psichici che proteggono la psiche. Mi sembra inutile prolungarmi oltre su questo aspetto del problema.
Freud, Il disagio della civiltà, Newton Editore, 2010, pag. 112
Che a Freud piaccia o meno, la civiltà è questa.
E' l'orrore che la massa delle persone è costretta a subire per mano di pochi che, identificandosi con Dio, hanno l'assoluta libertà di spargere dolore fra le persone per poterle dominare.
Freud si considera un eletto di Dio e si consola affermando che in situazioni estreme entrano in azione meccanismi psichici che, secondo lui, proteggono la psiche. Ovviamente, non ha provato a bruciare sul rogo né ha provato le torture inflitte in una civiltà il cui scopo è creare il disagio per dominare gli uomini.
Come si è formata la famiglia secondo Freud?
Qual è la relazione fra le violenze che gli uomini subiscono davanti alla quali Freud afferma "inutile prolungarsi" e la costruzione della famiglia e della proprietà privata che caratterizzano la civiltà che tanto disagio crea agli uomini?
Scrive Freud:
Presumibilmente la fondazione della famiglia coincise col fatto che il bisogno del soddisfacimento genitale non fece più la parte dell'ospite che compare all'improvviso da qualcuno e poi, una volta andatosene, per molto tempo non dà più notizie di sé, ma si stabilì presso di lui come inquilino fisso. Allora il maschio ebbe motivo di trattenere presso di sé la femmina o più generalmente gli oggetti sessuali; le femmine, che non volevano separarsi dai loro piccoli inermi, dovettero a loro volta, anche nell'interesse di questi ultimi, rimanere presso l'uomo, che era più forte. In questa famiglia primitiva notiamo ancora la mancanza di un tratto essenziale della civiltà. L'arbitrio del capo e padre era illimitato.
Freud, Il disagio della civiltà, Newton Editore, 2010, pag. 122-123
Freud vede la formazione della famiglia come necessità di veicolazione della libido e la necessità del controllo della "stirpe di sangue", com'è nella tradizione ebraica e nella tradizione cristiana.
La stirpe di sangue porterebbe alla nascita della famiglia.
Sulla nascita della famiglia, Engels è molto più drastico, documentato e pragmatico.
Scrive Engels:
Nella forma semitica questo capofamiglia vive in poligamia, gli uomini non liberi hanno moglie e figli e il fine di tutta l'organizzazione è la custodia di armenti in un territorio delimitato. L'essenziale è costituito dall'incorporamento di non liberi e dalla patria potestà; perciò la forma tipica e compiuta di questa famiglia è la famiglia romana. La parola "familia" non esprime originariamente l'ideale del filisteo d'oggigiorno, fatto di sentimentalismo e di discordie domestiche; essa, presso i Romani, da principio non si riferisce affatto alla coppia unita in matrimonio, ma solo agli schiavi. "Famulus" significa schiavo domestico e "familia" è la totalità degli schiavi appartenenti ad un uomo. Ancora al tempo di Gaio (giurista romano II sec. d.c.) la "familia", "id est patrimonium" (cioè la parte ereditaria), era legata per testamento. L'espressione fu trovata dai Romani per caratterizzare un nuovo organismo sociale, il cui capo aveva sotto di sé moglie, figli, e un certo numero di schiavi sottoposti al potere patriarcale dei Romani, e col diritto di vita e di morte su tutti.
Engels, "L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato", Editori Riuniti, 1963, pag. 85
La famiglia non si forma per le necessità libidiche. Non aveva senso che si formasse per quei motivi dal momento che non c'erano divieti o imperativi morali che limitassero le relazioni sessuali.
Anticamente non c'era il controllo sulla sessualità. La società non controllava le persone controllando il sesso. Questo fu introdotto con l'ebraismo prima, il platonismo in campo filosofico, oltretutto sollecitato dall'omosessualità diffusa che diventava ideale di amore in Platone (vedi simposio) emarginando la donna. Emarginazione e sottomissione della donna fatta propria dal cristianesimo che, con Luca, ha fatto del diritto di stuprare la donna, ad opera del suo Dio, il dovere della donna di lodare il proprio stupratore. Cosa che in Italia, dal punto di vista giuridico, ha dato vita all'istituto del "matrimonio riparatore" in vigore fino a pochi anni fa.
La famiglia si forma per necessità economiche, come adattamento alle condizioni nelle quali vivono gli uomini e non per questioni libidiche che appartengono solo all'immaginario dell'ebreo e del cristiano che immaginano due persone che si "sposano" per consenso davanti al loro Dio per una questione di sesso.
E' in questo modo che si forma la civiltà.
Altri popoli hanno, indubbiamente tradizioni diverse. In altri popoli la posizione della donna è diversa specialmente in quelle civiltà che, al momento degli scritti di Engels e Freud, erano sconosciute o poco conosciute.
Sta di fatto che il modello che emerge dalla civiltà di Roma Antica è il modello che, una volta distorto in un delirio assolutista, viene fatto proprio dai cristiani che lo porteranno ad essere il modello di relazioni fra uomini e donne in tutto il mondo aggiungendo un feroce controllo dell'attività sessuale delle persone, spesso, condannandole al rogo.
Una civiltà che nasce dal possesso di uomini e donne e, anziché svilupparsi uscendo dalla condizione di possesso dell'uomo sull'uomo, eleva il possesso dell'uomo sull'uomo a manifestazione della volontà di Dio è una civiltà che crea sofferenza. E' il Dio cristiano che ha voluto uomini schiavi e ha voluto uomini padroni di schiavi (vedi Paolo di Tarso e lettere apostoli).
Il disagio della maggioranza degli uomini nella civiltà è il prezzo che le società pagano per il benessere di un numero ristretto di persone. Il numero ristretto di persone identificano il proprio potere sulle altre persone con la volontà di Dio. Questo delirio è stato rappresentato molto bene il 13 aprile 2026 dal Presidente USA Trump pubblicando, sul suo social, la propria immagine nelle vesti di Gesù che guarisce un infermo attorniato dai simboli del super potere militare USA. Il potere si identifica con Gesù, con Dio, riservandosi il diritto all'impunità mentre ammazza le persone.
Fine seconda parte —- continua
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14 aprile 2026

Come Trump rappresenta sé stesso sul suo social. Normalmente, uno così è da manicomio; ci sono molti malati mentali he si credono Napoleone, Gesù o i "salvatori del mondo".
Però, non lo hanno ancora ricoverato nonostante l'articolo 25 della Costituzione Americana che gli obbligherebbe a farlo.
Intanto continua a sterminare palestinesi, libanesi, iraniani e a distruggere le dinamiche dell'economia mondiale.
Trovo ripugnante che qualcuno possa pensare che Trump stia scherzando: le bombe di ebrei e statunitensi stanno macellando i popoli del medio oriente da oltre 70 anni.
Un presidente deve essere sempre serio. Tentare di interpretare le sue azioni come buffonate equivale a pensare il Macellaio, che si vanta di aver macellato l'umanità col Diluvio Universale, un Dio buono. E nemmeno si vergognano!
14 aprile 2026

e oggi come oggi noi guardiamo alle civiltà attuali, 2026, dobbiamo stabilire il punto di vista attraverso il quale iniziare a pensare al loro divenuto. Cristianesimo ed ebraismo non hanno contribuito a costruire l'attuale civiltà occidentale, intesa come democrazia stabilita dalle varie carte dei diritti dell'uomo, ma sono stati i nemici dei costruttori della civiltà attuale.
La situazione sociale è divenuta combattendo l'ideologia cristiana, i principi morali cristiani, l'assolutismo cristiano, il diritto ad imporre la schiavitù che il cristianesimo rivendicava come diritto di Dio. La guerra fra creazionismo ed evoluzionismo, che in altre parole è la responsabilità del soggetto, in quanto creato da Dio e, pertanto perseguibile, e l'evoluzionismo, che è la responsabilità delle condizioni oggettive in cui il soggetto si adatta, è sempre in atto perché il potere, dominato dai cristiani, non tollera di essere responsabilizzato nella sua attività criminale che costringe le persone ad adattarsi, ad adattare la propria struttura pulsionale, i propri bisogni, alle condizioni criminali che il potere cristiano impone agli uomini.
Il discorso generale sulla famiglia è sempre stato il discorso generale che ha preceduto ogni discorso sulla nascita della società.
Si è sempre ipotizzato che la società sia nata attraverso un processo di allargamento della famiglia, ma in realtà, queste ipotesi, nascono dall'immaginazione dell'uomo cristiano del XVIII e del XIX secolo.
Noi non sappiamo come siano nati i gruppi di uomini o famiglie. Questo perché non sappiamo come vivesse l'uomo dieci milioni di anni fa o cento milioni di anni fa. Noi possiamo proiettare ciò che siamo ora immaginando il passato; quando l'uomo era un piccolo topo, abitava in una società? Aveva relazioni con altri? Aveva costruito delle relazioni sociali? E questi modelli relazionali, come si sono trasformati e tramandati nel corso dei milioni di anni all'interno della specie? E come si sono modificati nei momenti di diversificazione delle specie?
La verità è che noi non sappiamo nulla del nostro passato, tendiamo ad immaginare e, a seconda di come lo immaginiamo, agiamo nel presente con convinzioni soggettive che pretendiamo di oggettivare. Si tratta di opinioni che si oppongono ad altre opinioni, troppo spesso arroganti ed assolutiste il cui scopo è pretendere di determinare il presente che stiamo vivendo.
Il disagio della civiltà di Freud appare come una risposta all'origine della famiglia e della proprietà privata di Engels.
Mentre Engels tratta il tema da un punto di vista della società; Freud vuole ridurlo tutto ad una condizione personale, individuale e psicologica.
La domanda chiave è: è il cambiamento sociale che modifica la struttura psichica delle persone, o è la struttura psichica delle persone che determina il cambiamento sociale?
A me appare evidente che i due cambiamenti hanno una relazione dialettica dove l'uno costringe l'altro e l'altro influenza l'uno costringendolo ad aggiustare il tiro per raggiungere, almeno in parte, gli obbiettivi di partenza; sempre che ci siano stati degli obbiettivi di partenza di alcuni soggetti che intendevano modificare la struttura sociale.
Pur trovando delle relazioni fra i due punti di vista, immediatamente appare chiaro che un punto di vista, quello di Engels, appartiene a condizioni evoluzioniste in cui la modificazione delle condizioni oggettive, prodotte dalla storia umana, che costringe i soggetti a processi di adattamento soggettivo; il punto di vista di Freud appartiene all'idea creazionista dove nulla si modifica, ma tutto è predeterminato da una volontà esterna all'uomo che, creando l'uomo, crea anche le società.
Scrive Freud sull'origine della società:
Ma anche se non possiamo eliminare del tutto il dolore, possiamo eliminarne una parte, e mitigarne un'altra; ce ne ha convinti un'esperienza di varie migliaia di anni. Diversamente ci comportiamo con la terza fonte, con la fonte sociale del dolore. Questa, non vogliamo riconoscerla, non riusciamo a comprendere perché le istituzioni da noi stessi create non debbano essere, invece, una protezione e un beneficio per tutti. Ad ogni modo, se riflettiamo su come ci sia riuscita male proprio questa parte della prevenzione del dolore, ci viene il sospetto che anche qui possa esserci dietro una parte di natura invincibile, questa volta la nostra stessa costituzione psichica.
Freud, Il disagio della civiltà, Newton Editore, 2010, pag. 109
"L'uomo ha creato le istituzioni sociali" è come dire "Dio ha creato le istituzioni sociali", infatti, per ebrei e cristiani, ciò che è, è il frutto della volontà di Dio.
Chi ha creato il dolore sociale, dice Freud, sono gli uomini: sono gli uomini che hanno voluto il dolore?
Non la natura ha creato il dolore sociale, ma gli adoratori del Macellaio di Sodoma e Gomorra che hanno fatto del dolore sociale un modo per esaltare il loro Dio e sottomettere gli uomini.
A differenza di Freud, Engels cerca di capire il presente ipotizzando una "storia delle trasformazioni" dove qualcuno iniziò a farsi potere, padrone, e a sottomettere altre persone affinché lo servissero.
Scrive Engels sulla formazione della famiglia:
Ne derivò una disperata confusione cui poteva solo rimediarsi, e cui fu anche parzialmente rimediato, mediante il passaggio al diritto patriarcale. "Questo sembra in generale il passaggio più naturale" (Marx). Su quello che gli studiosi di diritto comparato ci sanno dire sul modo e la maniera con cui questo passaggio si compì tra i popoli civili del mondo antico (si tratta d'altronde quasi soltanto di ipotesi), cfr. M. Kovalevski: Tableau des origines et de l'évolution de la famille et de la propriété, Stoccolma, 1890. Il rovesciamento del matriarcato segnò la sconfitta sul piano storico universale del sesso femminile. L'uomo prese nelle mani anche il timone della casa, la donna fu avvilita, asservita, resa schiava delle sue voglie e semplice strumento per produrre figli. Questo stato di degradazione della donna come si manifesta apertamente, in ispecie tra i Greci dell'età eroica e, ancor più, dell'età classica, è stato poco per volta abbellito e dissimulato e, in qualche luogo, rivestito di forme attenuate, ma in nessun caso eliminato.
Engels, "L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato", Editori Riuniti, 1963, pag. 84
E' evidente che anche usando Bachofen, in Engels è presente l'idea di divenire e di trasformazione del presente sociale da un precedente sociale. L'organizzazione sociale si trasforma e le cause della trasformazione sono indotte dalla necessità delle relazioni con l'ambiente a cui uomini e donne si adattano.
Engels, in relazione alle idee intellettuali dell'epoca, fa risalire la formazione del patriarcato dominante come evoluzione da una precedente struttura sociale matriarcale.
Freud non concepisce un divenire o una trasformazione. Ciò che lui è oggi, è ciò che era l'uomo antico, con minor conoscenza. Ciò che lui pensa, è ciò che avrebbe pensato l'uomo antico, "primitivo", se Freud fosse vissuto in quell'epoca. Ciò che pensa Freud dell'uomo antico è ciò che Freud penserebbe immaginando sé stesso che vive in quell'epoca.
Freud ha conoscenza della "selezione naturale", come esposta da Spencer, ma non riesce ad immaginare che l'uomo, prima della forma che lui definisce uomo, avesse un apparato psichico, emotivo e di intelligenza progettuale che Freud vuole ignorare salvo criminalizzare quando dice: "ci viene il sospetto che anche qui possa esserci dietro una parte di natura invincibile, questa volta la nostra stessa costituzione psichica".
La civiltà e le condizioni elencate da Freud non riguardano gli uomini, ma le condizioni esistenziali di coloro che si fanno "Dio". Non parla mai delle condizioni di operai o di miserabili, di contadini o di braccianti, di militari o di donne costrette a lavori umili per sopravvivere. Freud non parla mai della massa di uomini, ma solo degli uomini che si sono fatti "Dio padrone" e che necessitano della civiltà per vivere alle spalle di uomini costretti all'indigenza e alla sopravvivenza.
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12 aprile 2026

Museo archeologico di Atene
Questa è una breve riflessione sulla rappresentazione di Demetra in Arcadia come raccontata da Pausania in Guida della Grecia, Libro VIII, l'Arcadia.
Accanto a Demetra c'è una divinità chiamata Despoina. Il termine, in greco, significa "signora" e "padrona".
Questa Dea Despoina è seduta accanto a Demetra.
E' possibile che la statua della "signora" sia stata la statua di Estia? O sia stata un'interpretazione locale di Estia? O Estia stessa sia stata ispirata da Despoina? Il racconto di Pausania dice che dopo l'altare di Despoina e Demetra ce n'è uno dedicato alla "Grande Madre". La Grande Madre degli Dèi è Rea, madre di Demetra, Estia, Zeus, Ade, Poseidone e Hera. O, forse, gli antichi Arcadi si riferivano ad una diversa Dea?
Despoina, in alcune tradizioni, è considerata figlia di Demetra e Poseidone e la citazione in Arcadia dimostra come in quei luoghi era molto venerata.
Scrive Pausania:
Davanti al tempio si trova un altare dedicato a Demetra e un secondo dedicato alla Despoina, dopo il quale ce n'è uno della Grande Madre. Le statue stesse delle dee - Despoina e Demetra -, il trono sul quale sono sedute e la base posta sotto i loro piedi sono ricavati allo stesso modo da un unico blocco di marmo; anche per quanto riguarda le vesti e tutto ciò che è scolpito intorno al trono, non c'è niente, fatto con un'altra pietra, che sia connesso con ferro o con colla, ma tutto è un unico blocco di marmo. Questo marmo non fu portato da loro, ma dicono di averlo trovato, secondo la visione di un sogno, all'interno del recinto, dopo aver scavato la terra. La grandezza di ciascuna statua corrisponde approssimativamente a quella della statua della Madre ad Atene. Anche queste sono opere di Damofonte. Demetra porta una fiaccola nella destra, mentre poggia l'altra mano sulla Despoina; costei tiene sulle ginocchia uno scettro e la cosiddetta cesta, che regge con la destra. Ai lati del trono ci sono delle immagini. Da una parte, Artemide sta vicino a Demetra, cinta da una pelle di cervo e con una faretra sulle spalle, mentre con una mano tiene una fiaccola e con l'altra due serpenti. Vicino ad Artemide giace un cane, uno di quelli adatti alla caccia.
Pausania, Guida della Grecia, Libro VIII, l'Arcadia, Editore Lorenzo Valla, 2003, pag. 199
I simboli con cui si rappresentano le divinità mi sembrano assolutamente coerenti. Demetra è una Dea portatrice di fiaccola, di luce. E' la Dea che si esprime nella crescita, nella trasformazione, nella ricerca continua che trasforma la sua coscienza e il suo essere nel mondo.
Despoina porta sulle ginocchia il simbolo del suo ruolo, quello della signora, lo scettro che, a mio avviso, sta a sottolineare il ruolo della casa nella vita di uomini e donne e, insieme allo scettro, il cesto che sta ad indicare il contenitore di quanto serve per la vita e che, probabilmente, è un simbolo molto simile alla cornucopia di Opi nell'antica religione di Roma.
Non so da quale tradizione emerge la Dea Despoina, Esiodo non ne parla. Noi conosciamo Persefone, come figlia di Demetra. Persefone, la piccola Demetra, entrando nell'Ade rendendo fecondo ogni seme, ogni uovo e ogni utero. Per analogia, lasciando l'ipotesi al tempo che trova: potrebbe Despoina, come piccola Demetra, partecipare rendendo fecondo il mare, Poseidone stesso?
Demetra è la crescita, la trasformazione, la libertà. Ciò che nasce da lei è sempre trasformazione, crescita, libertà. Estia è la verità delle condizioni nell'attimo presente. Guardiana, affinché non sia mai possibile tornare indietro, ma solo andare avanti nelle trasformazioni dell'esistenza.
Da un lato, vicino a Demetra, troviamo Artemide, il principio femminile della vita. Artemide ha i suoi simboli: la pelle di cervo e una faretra. La pelle di cervo e la faretra stanno ad indicare la sua libertà. Artemide è una delle tre Dee vergini della tradizione greca: nessuno le può possedere. Artemide è il principio femminile della vita, rappresentata come una bambina di nove anni, non è dato a nulla e a nessuno possedere il principio femminile della vita.
Vicino ad Artemide c'è un cane. Colui che si fa amico, si mette al servizio, ma non si fa servo.
Scrive ancora Pausania:
Dall'altra parte, presso la statua della Despoina sta Anito, con l'aspetto di un uomo armato. Quelli del santuario dicono che la Despoina fu allevata da Anito e che anche Anito era uno dei cosiddetti Titani. Omero introdusse per primo i Titani nella poesia, dicendo che essi sono divinità del cosiddetto Tartaro, e i versi si trovano nel giuramento di Era. Onomacrito, avendo derivato il nome dei Titani da Omero, ha composto dei misteri per Dioniso e ha rappresentato i Titani come responsabili delle sofferenze di Dioniso.
Pausania, Guida della Grecia, Libro VIII, l'Arcadia, Editore Lorenzo Valla, 2003, pag. 199-201
Anito appare come un "titano minore", non citato fra i Titani da Esiodo. Secondo alcune ipotesi, potrebbe essere una divinità ancora più arcaica e il suo cui ricordo è rimasto nell'arcadia.
Secondo la tradizione riportata da Pausania (II secolo d.c.), Anito avrebbe curato e allevato Despoina.
L'ultimo accenno di Pausania, in questo piccolo testo, riguarda la relazione fra i Titani e Dioniso.
Per chi vuole interpretare gli Dèi greci come persone, i Titani sono cose diverse da Dioniso che smembrano Dioniso; chi interpreta quel mito dal punto di vista Pagano, i Titani non sono altro che la materia (e i frammenti di coscienza) che formano gli Esseri della natura e che, alla fine del ciclo della vita, ogni Titano si riprende il suo smembrando l'individuo che è stato. Sta all'individuo, avendo usato i titani che abitano dentro di sé, costruire il Dio in cui potrebbe trasformarsi, quel corpo luminoso, quel Dioniso, che la vita lo ha spinto a diventare.
Per antiche religioni, siamo a conoscenza di complessi di Dèi descritti dai poeti con i quali definiamo le antiche religioni, ma dal momento che tali religioni non sono dogmatiche, ogni popolazione, ogni città, veicola in maniera diversa, in maniera propria, un insieme dottrinale che, a volte, sfugge anche ad una precisa definizione.
Ogni popolazione, fra gli infiniti Dèi della vita, ritaglia i propri Dèi, le proprie interpretazioni sugli Dèi per definire la propria cultura specifica del proprio essere "popolazione".
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11 aprile 2026

L'uomo, qualunque uomo, vive sempre in una condizione mentale che oscilla fra le necessità della ragione, di descrivere il mondo in cui vive, e l'oscurantismo dell'immaginazione, attraverso la quale farnetica di possibilità e di condizioni che sfuggono ad ogni condizione razionale.
L'uomo vive fra ragione ed oscurantismo, sempre.
A volte esistono degli oscurantismi che sembrano razionali perché la farneticazione, non compromettendo le condizioni di vita delle persone, almeno in apparenza, può essere condivisa socialmente e, come patrimonio sociale, viene considerata scontata sottraendosi all'esame e all'analisi.
La descrizione razionale della realtà, è razionalismo nella misura in cui le persone formano il loro pensiero partendo dagli elementi che partecipano al loro vissuto; diventa oscurantismo non appena la razionalità pretende di discutere delle cause, del perché e del fine, degli elementi del reale vissuto senza un'analisi razionale, ma fornendo risposte che interferiscono con la vita delle persone.
"Il Dio creatore esiste perché ha creato la terra", è un concetto oscurantista.
Nulla dimostra che il Dio creatore esiste; nulla dimostra che la terra è stata creata; nulla dimostra che la credenza in un Dio, che ha creato la terra, sia utile all'uomo nel suo insieme.
La credenza, secondo cui il Dio creatore esiste e ha creato la terra, è funzionale ad alcuni uomini per poter sottomettere e dominare altri uomini in nome e per conto del Dio creatore che avrebbe creato la terra.
Alla domanda che il Dio della bibbia rivolge a Giobbe: "Dov'eri tu quando io ho creato il mondo?". La risposta avrebbe dovuto essere: "La materia ed energia di cui io sono fatto, era presente all'origine del mondo ma, all'origine del mondo non c'era nessuna volontà esterna a ciò che sarebbe diventato il mondo, prima, e ciò che io sono ora!"
La descrizione della creazione nella bibbia è descritta razionalmente, ma l'oggetto descritto è frutto di farneticazione, un prodotto dell'oscurantismo. Come prodotto dell'oscurantismo fornisce una risposta alla "causa del mondo" che blocca ogni ricerca finalizzata a cercare le cause della realtà del mondo.
L'oscurantismo, per oltre due millenni ha dominato l'uomo finché l'uomo ha creduto di opporre all'oscurantismo la ragione. L'oscurantismo si è tolto dall'orizzonte immediato dell'uomo e si è nascosto dietro alla ragione che, un po' alla volta, prendeva forza usando la ricerca scientifica per ampliare la descrizione del mondo in cui l'uomo viveva.
L'uomo vive nel mondo con le proprie emozioni e le emozioni, estranee alla ragione, quando la ragione tende a sottometterle alla propria descrizione, è costretta a controllare le emozioni mediante descrizioni di oggetti legati all'oscurantismo. In filosofia le farneticazioni oscurantiste vanno sotto il nome di "ontologia". Un termine che deriva dall'asserzione secondo cui "ciò che penso deve necessariamente esistere perché, altrimenti, non lo potrei pensare". E' il fondamento di ogni farneticazione delirante che alimenta l'oscurantismo.
In filosofia, dunque, l'oscurantismo farneticante, cacciato formalmente dal consesso umano, rientra dalla finestra dell'ontologia per continuare ad imporre una morale di sottomissione e dolore agli uomini per la gloria di Dio e di chi lo gestisce nella società umana.
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10 aprile 2026
Il libro, scritto nel 1927, vive il momento storico del trionfo del cristianesimo che alimenta il terrore del colonialismo e del fascismo coltivando quell'idea assolutista del Dio padrone del mondo a cui tutti gli uomini si devono sottomettere.
Queste sono riflessioni ispirate dal sesto capitolo in cui Freud parla principalmente dell'illusione e definisce, dal suo punto di vista, la differenza fra errore e illusione.
Freud inizia a riflettere sulla genesi psichica delle idee religiose che si presentano alla coscienza dell'individuo come degli assiomi (principi assoluti a fondamento di ogni discorso) che non appartengono all'esperienza del soggetto, ma sono spacciati come esperienze di altri, soggetti passati, che il soggetto, non potendoli interrogare, è costretto ad accettarli come tali.
Il soggetto li accetta solo se ciò in cui è costretto a credere coincide con i suoi bisogni e le sue necessità. I desideri del soggetto sono la forza con cui questi principi si impongono costringendo il soggetto a veicolarli a sua volta nel mondo.
Il bambino, appena nato, si sente impotente nel mondo?
Questa affermazione è un'assioma della psicoanalisi che nasce dall'idea fantasiosa dello psicoanalista che immagina sé stesso come un bambino appena nato.
Appena nato, il bambino non parla; non usa le parole per pensare; non sa verbalizzare le proprie necessità.
E' come pensare che un bambino, alle elementari, possa disquisire sulla "Critica alla ragion pura" di Kant o sul "Capitale" di Marx.
Il bambino appena nato ha la necessità di persistere e crescere. Nel persistere e crescere investe la sua energia emotiva che costruisce la comunicazione fra sé e il mondo.
Solo che gli adulti non conoscono la comunicazione emotiva, conoscono solo la comunicazione verbale e con la comunicazione vergale ingabbiano le relazioni del bambino che, davanti alla comunicazione verbale, si sente smarrito.
Un po' alla volta il bambino entra nella comunicazione verbale, fra grandi sofferenze pianti per l'incomprensione emotiva degli adulti, con molta rabbia e con molto rancore per le offese che ritiene di aver ricevuto da adulti che hanno ignorato la sua comunicazione emotiva.
La madre e il padre si pongono davanti al bambino come la rappresentazione del Dio padrone e al bambino non è lasciata altra scelta esistenziale fra quella di tendere a diventare a sua volta il Dio padrone o sottomettersi e far umiliare ulteriormente la sua struttura desiderante.
Il conflitto che vive il bambino crescendo è fra lo sforzo di affermarsi come il Dio padrone dell'ambiente in cui vive o sottomettersi ad un qualche altro che si identifica come Dio padrone nello stesso ambiente.
Finché crescendo il bambino avrà l'obbiettivo di identificarsi col Dio padrone, la sottomissione a una qualche altra forma di Dio padrone sarà più formale che non reale. Quando perderà l'obbiettivo di identificarsi col Dio padrone, allora la sua sottomissione sarà reale, diventerà dipendente, da quella forma che considera il Dio padrone di sé stesso. In questo caso, la gratificazione consisterà nell'attenzione che il suo Dio padrone gli rivolge.
Il padre e la madre sono figure che sottomettono il bambino e la violenza della sottomissione viene percepita dal bambino che risponde con strategie adattative che da un lato difendono le sue condizioni di vita e dall'altro lato tendono a liberarsi dell'oppressione che percepisce sia adattandosi che ribellandosi.
L'angoscia esistenziale nasce da questo tipo di conflitto.
Gli adattamenti soggettivi messi in atto durante l'infanzia permangono per tutta la vita anche se le circostanze della vita richiedono, qualche volta, adattamenti ulteriori.
Identificarsi col Dio padrone porta il bambino a superare la figura del padre e della madre; lo rende più forte anche se la sua forza va misurata con tutti quelli che nella società si identificano col Dio padrone e, per questo, deve moderare la sue pretese.
Il bambino, crescendo, davanti alla violenza messa in atto da molti Dio padrone, immagina che il suo Dio padrone, a differenza di quello degli altri, sia un Dio che provvede a lui; sia un Dio che fa giustizia rispetto a tutti i torti che il bambino ha subito nei confronti dei quali non ha saputo o potuto reagire.
Le idee elementari, imposte al bambino attraverso i vangeli e la bibbia, prendono forma nella psiche del bambino. E' lui che col diluvio universale vorrebbe cancellare tutti i malvagi; è lui che vorrebbe risorgere ad ogni angheria subita; è lui che vorrebbe essere omaggiato dai Re Magi; è lui che dice al vento di fermarsi; è lui che magnanimo vorrebbe soccorrere gli indigenti perché lui vuole vivere nel benessere e soddisfarsi con i poveri; è a lui che gli abitanti dell'Egitto danno l'oro per conto di Dio.
Solo che spesso non è così; ciò che si vorrebbe spesso non è. Subentra la frustrazione. La frustrazione costringe le persone a rifugiarsi nell'illusione.
L'illusione costruisce mondi immaginari in cui le persone si rifugiano per fuggire dalla realtà che crea loro angoscia e paura.
Illusione ed errore. Freud vuole precisare.
Scrive Freud:
Un'illusione non è la stessa cosa di un errore, non è neanche necessariamente un errore. L'opinione di Aristotele che gli insetti si sviluppino dall'immondizia, come il popolo ignorante continua a credere ancora oggi, era un errore, quanto quella di una precedente generazione di medici, secondo cui la tabes dorsalis sarebbe conseguenza della dissolutezza sessuale.
Freud, L'avvenire di un'illusione, Newton editore, 2010, pag. 57-58
Sono certamente errori, ma dovuti a preconcetti che nascono da illusioni. Ad Aristotele faceva ribrezzo controllare la qualità dell'immondizia e i medici di allora avevano fatto proprie le credenze religiose, che veicolavano nella loro professione, dando risposte senza averle verificate, ma solo in base alle loro illusioni religiose.
Scrive Freud:
Era invece un'illusione la credenza di Colombo di aver scoperto una nuova rotta per le Indie. In questo errore è molto chiara la parte del suo desiderio. Si può definire illusione l'affermazione di certi nazionalisti, che credono che gli indogermani siano l'unica razza umana capace di civiltà, o la credenza, che solo la psicoanalisi ha stroncato, che il bambino sia un essere senza sessualità.
Freud, L'avvenire di un'illusione, Newton editore, 2010, pag. 58
L'errore nasce dall'illusione. L'illusione si costruisce su idee preconcette che vengono veicolate senza essere verificate nella realtà.
L'opinione di Aristotele era un'illusione: lui desiderava che gli insetti nascessero dall'immondizia. L'opinione dei medici nei confronti della tabes dorsalis era un'illusione: credevano che la violazione della morale imposta danneggiasse fisicamente le persone. Ancora oggi, nel 2026 persone religiose USA sostengono ancora questo tipo di illusioni.
I medici, Colombo, Aristotele, i nazionalisti suprematisti, gli stessi psicoanalisti, vivono tutti di illusioni e di credenze perché la ricerca scientifica è una continua trasformazione della conoscenza che, almeno parte di essa, nasce dalla verifica di idee aprioristiche che creano illusioni che vanno sfatate attraverso il principio di realtà. Lo stesso principio di realtà che, per quanto sia esteso, crea illusioni diverse nei confronti di uno sconosciuto che ancora non è stato indagato.
L'illusione diventa errore quando si accerta l'impossibilità soggettiva di realizzare i contenuti dell'illusione.
E' più difficile accertare l'illusione nella realtà del paradiso, dopo la morte, o della reincarnazione. Queste illusioni permangono perché le persone preferiscono mantenerle come speranza anziché cancellarle dal loro orizzonte.
E' per questo che Freud dice:
Per l'illusione rimane caratteristica la derivazione dai desideri umani, e sotto questo aspetto essa si avvicina al delirio psichiatrico, ma poi si differenzia anche da questo, a prescindere dalla più complicata formazione del delirio. Nel delirio rileviamo come essenziale la contraddizione con la realtà, l'illusione invece non è necessariamente falsa, cioè irrealizzabile o in contraddizione con la realtà.
Freud, L'avvenire di un'illusione, Newton editore, 2010, pag. 58
L'idea dell'esistenza di Dio è un'illusione che in molte persone si trasforma in delirio psichiatrico mentre, nella maggior parte delle persone, permane come illusione che si trasforma in un ambiente emotivo e non tollerano che questo ambiente emotivo venga messo in discussione in quanto, per loro, è il rifugio dall'angoscia esistenziale.
Per me (e solo per me, a quanto ne so), l'esistenza del Dio padrone cristiano, diventa un errore. Ho verificato l'illusione della sua esistenza e tale verifica, per quanto possa essere discutibile, trasforma ciò che per gli altri è illusione in un loro errore che li porta all'autodistruzione.
Scrive Freud:
Che il Messia verrà e fonderà un'età dell'oro è molto meno probabile; a seconda dell'atteggiamento personale di chi giudica, si classificherà questa credenza come illusione o come qualcosa di analogo a un delirio.
Freud, L'avvenire di un'illusione, Newton editore, 2010, pag. 58
L'illusione non appaga il desiderio. L'illusione appaga l'idea che il desiderio possa essere soddisfatto. L'illusione rifugge da ogni verifica nella realtà. L'illusione imprigiona in sé stessa l'illuso e non permette all'illuso di verificare le possibilità dei contenuti illusori.
Scrive Freud:
Noi dunque chiamiamo una credenza illusione quando nella sua motivazione viene in primo piano l'appagamento di un desiderio, a prescindere dal suo rapporto con la realtà, così come l'illusione stessa rinuncia alla sua convalidazione. Se in base a questo orientamento, ci volgiamo di nuovo alle dottrine religiose, possiamo dire, ripetendoci, che esse sono tutte illusioni, indimostrabili, e che nessuno può essere costretto a ritenerle vere e a credere in esse. Alcune di esse sono così inverosimili, talmente in contraddizione con tutto quanto abbiamo faticosamente appreso sulla realtà del mondo che - tenute nel debito conto le differenze psicologiche - possiamo paragonarle ai deliri. Sul valore di realtà della maggior parte di esse non è dato giudicare. Così come sono indimostrabili, sono anche inconfutabili.
Freud, L'avvenire di un'illusione, Newton editore, 2010, pag. 58-59
Queste affermazioni di Freud partono dal presupposto che la verifica sia all'interno delle affermazioni deliranti delle religioni, come il cristianesimo o l'ebraismo. Il cristianesimo e l'ebraismo fanno affermazioni deliranti e tu analista vai a discutere della realtà dei contenuti del delirio? Ovvio che il delirio, essendo soggettivo, relativo alla persona, solo la persona può ritenere reale quel delirio. Non si può discutere dei contenuti del delirio perché sono una condizione soggettiva dalla quale il psicoanalista è separato. Il delirante, nel delirio, riversa tutte le sue emozioni. Nel momento steso in cui quei contenuti deliranti vengono espressi o imposti alla società, si deve discutere sugli effetti che quei contenuti hanno nella società.
Se tu confidi nella provvidenza di Dio e fai distruggere tutti gli strumenti di sopravvivenza della società (vedi religioni del cargo) e riduci la società in miseria costringendola all'accattonaggio per sopravvivere, non si discute dei tuoi deliri, ma degli effetti sociali che hanno, o possono avere, i tuoi deliri.
Il dato di verità oggettivo non è all'interno del delirio, che rimane un fatto soggettivo, ma nelle conseguenze nell'oggettività che provoca se quel delirio viene veicolato nel mondo.
E' indubbio che l'illusione, che porta le persona a credere nell'esistenza del Dio creatore cristiano ed ebreo, non è solo un'illusione, ma un delirio che porta a danneggiare tutte le società civili. Le società civili si impegnano contro i danneggiamenti, ma rifiutano di riconoscere le cause all'origine di quei danneggiamenti che sono sempre i modelli del Dio della bibbia e dei vangeli.
Le religioni, dice Freud, sono tutte delle illusioni. Solo che l'illusione è un dato soggettivo mentre, gli effetti della veicolazione nella società di quell'illusione si trasforma in dati oggettivi attraverso i quali le società vengono modificate in funzione di quell'illusione che, per gli illusi, si traduce in un dato di realtà.
Non è forse inverosimile il messianesimo cristiano?
Dice il Gesù dei cristiani (riporto a memoria): "Non passerà questa generazione senza che mi vedrete venire con grande potenza sulle nubi mentre le stelle cadranno sulla terra". Si illude chi attende l'evento, come Paolo di Tarso. Quest'illusione, fatta propria dagli adepti cristiani, blocca, in una situazione di attesa, la vita degli adepti cristiani che, anziché operare nella società, si separano da essa rinchiudendosi nella patologia d'attesa. Nel frattempo, non modificando il loro presente in funzione della propria vita, si appropriano del presente sociale per poter sopravvivere.
Scrive Freud:
A questo punto ci si può aspettare l'obiezione: "Dunque, se perfino gli scettici incalliti ammettono che le affermazioni della religione non si possono confutare con l'intelletto, perché allora io non dovrei crederci, dal momento che esse hanno tante cose dalla loro parte, la tradizione, il consenso degli uomini e tutto ciò che contengono di consolante?". Già, perché no? Così come nessuno può essere costretto a credere, nessuno può essere costretto a non credere. Ma non ci si compiaccia di illudersi di percorrere, con tali argomenti, le vie del retto pensare. Se c'è un caso in cui è al suo posto il biasimo di "magra scusa", è questo. L'ignoranza è l'ignoranza; da essa non viene nessun diritto di credere qualcosa. Nessun uomo ragionevole si comporta nelle altre cose con tanta leggerezza e si accontenta di così misere giustificazioni dei suoi giudizi e delle sue prese di posizione; se lo permette solo nelle cose più alte e più sacre.
Freud, L'avvenire di un'illusione, Newton editore, 2010, pag. 59
Chi ha detto che "le affermazioni della religione non si possono confutare con l'intelletto"? Certo che si possono confutare. Proprio perché il credente pensa che i suoi dati di fede siano oggettivi si può dimostrare la loro soggettività e la loro inconsistenza. Se un individuo ha fede negli asini che volano, può avere tale fede quanto desidera purché rimanga nel suo ambito personale. Quando pretende di affermare che gli asini volano è, come minimo, dovuta una dimostrazione dal momento che chi non ha la medesima fede constata che gli asini non volano.
Allo stesso modo, quando il credente afferma che "Dio ha creato il mondo" e questa affermazione esce dal suo ambito personale, ha come minimo il dovere di dimostrarlo dal momento che io constato che il mondo non è stato creato da una volontà esterna al mondo.
Non siamo più ai tempi in cui i cardinali cattolici si rifiutavano di guardare nel cannocchiale di Galilei e affermavano che se Dio diceva "fermati Sole" era il Sole che girava attorno alla Terra e non viceversa. Già ai tempi di Freud l'analisi scientifica metteva in discussione le stupidaggini della bibbia. Oggi come oggi, la bibbia serve solo agli sciocchi, i cristiani, un termine che nel linguaggio comune ha assonanze con "cretino" che è la definizione di un "idiota".
Le persone sono costrette a credere dalla violenza della religione ebraica e cristiana. Non vengono forse violentate fin dall'infanzia nella loro struttura emotiva? Non hanno forse genitori che gli presentano con enfasi il delirio religioso in tutti i suoi aspetti? Gli ebrei non circoncidono i loro figli per poterli marchiare come ebrei affinché siano diversi dalle altre persone in quanto "popolo eletto", "razza superiore"? E i cristiani non battezzano i bambini per porre loro un marchio di appartenenza. Un gesto attraverso il quale i genitori rinunciano ai loro figli, offrendoli alla chiesa, e la chiesa affida questi bambini ai loro genitori affinché ne manipolino la struttura emotiva in nome e per conto del suo Dio?
La violenza, spesso, si manifesta vigliaccamente portata al bambino dalla madre e dal padre. Da quelle persone che dovrebbero proteggerlo nella crescita.
Scrive Toth Tihamer in "L'educazione spirituale del giovane" curata dal sacerdote Ugo Camozzo ed. Libreria Emiliana editrice Venezia 1943 a pag. 28:
"Dall'amore materno, che avvolge nei suoi caldi raggi il piccolo fanciullo, sboccia anche l'amore verso Dio. Sotto lo sguardo della madre devono formarsi nel bimbo i primi principi della vita dell'anima. Quando la madre prega devotamente col suo fanciullo, nell'anima di lui si risveglia l'elevato pensiero del Padre che sta nei cieli al di sopra del padre e della madre terreni. Il pensiero del Padre celeste è di grande efficacia per l'educazione. Per guidare la volontà del bimbo per lungo tempo basterà dire semplicemente: "E' Dio che vuole così!" oppure: "Il Buon Dio lo ha proibito!""
Si tratta della più grossa vigliaccata che un cristiano può fare ai suoi figli. Il bambino viene stuprato dalla madre in nome del padre celeste, quel Dio che si autodefinisce il macellaio dell'umanità col diluvio universale.
Scrive Freud:
I filosofi estendono il significato delle parole fino a che queste non serbano quasi più nulla del loro senso originario, chiamano "Dio" una qualunque vaga astrazione che si sono creata, e sono allora di fronte a tutti quanti anche deisti, credenti in Dio, potendo finanche vantarsi di aver scovato un concetto di Dio più elevato, più puro, sebbene il loro Dio sia soltanto un'ombra inconsistente e non più la possente personalità della dottrina religiosa. I critici insistono nel definire "profondamente religioso" uno che dichiara un sentimento di piccolezza e impotenza dell'uomo di fronte al complesso del mondo, sebbene a costituire l'essenza della religiosità non sia questo sentimento, ma solo il passo successivo, la reazione a tale sentimento, che cerca aiuto contro il medesimo. Chi non procede oltre, chi si rassegna umilmente alla parte insignificante dell'uomo nel vasto mondo, è invece irreligioso nel più vero senso della parola.
Freud, L'avvenire di un'illusione, Newton editore, 2010, pag. 60
La necessità umana di fuggire dall'integralismo cristiano ed ebreo porta le persone a riempire di diverso significato un vocabolo usato per reprimere e violentare. Il Dio Dioniso era chiamato anche Liber Pater, il padre della libertà. Il termine Dio incadicava una condizione precisa. Poi arrivò Platone e stuprò il nome e il ruolo sociale degli Dèi in funzione dell'Artefice creatore e ordinatore del mondo. Chiamarono "Dio" il creatore riempiendo la parola "Dio" di un diverso significato. Ciò che prima liberava, ora opprimeva con una feroce immoralità sessuale che avrebbe seminato dolore nell'umanità.
L'ebraismo e il cristianesimo divennero orrore per tutta l'umanità.
E l'umanità iniziò a riscoprire gli antichi Dèi. Prima timidamente con Boccaccio e poi, a mano a mano che il rinascimento italiano si diffondeva in Europa, con sempre maggior precisione e maggior affetto.
Nel cristianesimo e nell'ebraismo c'è il sentimento di piccolezza, di considerarsi umili davanti all'onnipotenza di Dio, ma questo è delirio. E, come rileva Freud, c'è la ribellione davanti al dovere di essere umili e sottomessi perché, per essere religiosi cristiani o ebrei, è necessario identificarsi con Dio davanti al mondo. Il cristiano è "l'unto del padrone", è il "popolo di Dio" come l'ebreo è "il popolo eletto". Tutto questo per rivendicare il diritto all'impunità mentre si macellano tutti gli altri popoli. Chi si rassegna ad essere sottomesso, dice Freud, è una persona senza religione.
Puoi ignorare l'infinito numero di Dèi che compongono il mondo in cui vivi e che compongono ciò che tu sei (con Hillman svilupperò questo discorso), ma avverti la necessità di pensare ad un Dio diverso, da quanto bibbia e vangeli ti presentano, anche se non intuisci l'insieme degli Dèi in cui vivi.
Termina il sesto capitolo Freud dicendo:
Sappiamo all'incirca in quali tempi sono state create le dottrine religiose e da quali uomini. Se apprendiamo inoltre per quali motivi ciò accadde, il nostro punto di vista sul problema religioso subisce un notevole spostamento. Noi ci diciamo che sarebbe sì molto bello che ci fosse un Dio quale creatore del mondo e un'amorevole provvidenza, un ordinamento morale del mondo e una vita nell'aldilà, ma è evidentissimo che tutte queste cose sono esattamente quelle che non possiamo non desiderare E sarebbe ancora più strano che i nostri poveri, ignoranti e non liberi antenati fossero riusciti a risolvere tutti questi difficili enigmi del mondo.
Freud, L'avvenire di un'illusione, Newton editore, 2010, pag. 60
Gli antenati erano liberi dalle condizioni religiose e morali del mondo prima dell'arrivo dei Pitagorici e Platone, prima dell'arrivo dell'ideologia religiosa ebraica e prima dell'arrivo dell'orrore cristiano. Erano riusciti a risolvere gli enigmi del mondo. Poi arrivò la necessità di sottomettere gli uomini; l'età dell'odio e della distruzione. Venne l'età in cui si bruciavano vive le persone. L'età in cui gli ebrei bruciavano vivi i sacerdoti e i seguaci di Baal.
In quelle età vennero coniati i misteri del dominatore. I misteri del padrone buono che ammazza tutti perché lui è buono e pretende di essere amato. Si iniziò ad imporre la fede ai bambini piccolissimi, ciò che, prima di allora, mai era avvenuto.
Bisogna essere educati all'impotenza nei riguardi del mondo per sviluppare l'illusione di una provvidenza. Bisogna essere nell'indigenza per sviluppare l'idea che un super potere ha creato il mondo.
Gli antenati erano moralmente liberi. Le società, per quanto sottoposte a leggi e a condizioni gerarchiche, erano libere perché le condizioni gerarchiche non pretendevano il controllo dell'uomo "con tutto il suo cuore e tutta la sua anima". Pertanto, non imponevano la malattia alle persone. Quelle nevrosi, paranoie, sensi di colpa con i quali l'ebraismo e il cristianesimo si fanno forza per controllare gli uomini e costringerli alla sottomissione.
Non c'è né libertà né salute psichica nell'ebraismo e nel cristianesimo; solo schiavitù e distruzione dell'uomo, della sua vita e del suo futuro.
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08 aprile 2026

Da duemila anni a questa parte l'Essere Umano ha soggettivato la paura della morte. L'angoscia come costante della propria vita. Tuttavia la società reagisce alla coercizione cristiana rigettando la morale cristiana.
Il cristianesimo nega il diritto alle donne di partecipare alla vita politica e sociale? La società civile rende sacro il suffragio universale rendendo sacra la partecipazione femminile alla vita politica, economica e sociale!
Il cristianesimo rende sacra la schiavitù e il razzismo? La società civile considera la schiavitù e il razzismo il MALE da censurare come impegno sacro!
Il cristianesimo ritiene sacro il "vincolo familiare"? La società civile ritiene il divorzio un diritto sacro delle persone che le Istituzioni sono tenute a rispettare!
Il cristianesimo ritiene "peccato", "immorali" e "delitti" i rapporti sessuali extramatrimoniali? La società civile ritiene sacro il diritto della persona di disporre del proprio corpo e di costruire tutte le relazioni che ritiene opportune.
Il cristianesimo ritiene l'aborto un "peccato" e un "delitto"? La società civile ritiene il diritto della donne di decidere del proprio corpo e di abortire, un diritto sacro!
Il cristianesimo ritiene il desiderio di morte delle persone un "peccato" e un "delitto" in quanto le persone appartengono al suo Dio padrone e, per estensione, al cristianesimo stesso (o viceversa)? La società civile ritiene che le persone abbiano il diritto di gestire il loro corpo anche davanti alla morte!
I cristiani considerano i bambini oggetti posseduti dai genitori (onora il padre e la madre) e per estensione da lui stesso? La società civile ritiene che i bambini siano dei soggetti di diritto che vanno rispettati ed attrezzati per il loro futuro perché sono dei soggetti sacri della società!
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07 aprile 2026
Il concetto di Pietas è una pratica con cui viviamo nell'esistenza e si oppone al concetto di pietismo del cristianesimo.
Costruire la Religione Pagana significa, soprattutto, costruire i Pagani perché gli uomini, quando noi li incontriamo, sono tutti educati dal e nel cristianesimo e non sanno nulla dei principi Pagani che non possono essere assimilati ai principi cristiani pur essendo indicati con la stessa parola.
Nell'antichità Pietas viene attribuita spesso come atteggiamento filiale verso i genitori o verso lo Stato. Questo avviene in età tarda, quando i modelli cristiani, anche quando veicolati da stoici e neoplatonici (con Seneca e Cicerone), iniziano ad imporsi nella società di Roma.
Pietas è un'apertura emotiva soggettiva alle necessità del mondo. Una continua attenzione a quanto ci circonda e non un atto di pietà. Pietas non domina, non ordina, non impone comportamenti morali. Pietas dice: "più i miei compagni di strada sono forti, più io sono forte". E' un atteggiamento di solidarietà che non ha nulla a che vedere con l'atteggiamento cristiano di pietismo.
07 aprile 2026

Mi sono comperato questo libro. "Il regno perduto degli Dèi" di Francesco Borri, un docente dell'università di Venezia.
Le sue idee sul concetto di Paganesimo, almeno in premessa (poi, quando ne leggerò una parte lo dirò) ricalcano quelle che sto ripetendo da 40 anni. Entra molto nel medioevo e i paganesimi che tratta, da prime informazioni, sembra siano i paganesimi nordici oltre alla fine delle antiche religioni in Italia.
07 aprile 2026
Il servo prima ti adula.
Poi, finge di mettersi al servizio salvo creare problemi per la sua incapacità
Poi, afferma di avere dei problemi e ti chiede aiuto
Quanto più lo aiuti e tanto più pensa che tu hai il dovere di aiutarlo perché lui ti serve
Poi cerca di trasformarti in servo ritenendo che la tua disponibilità sia una questione di debolezza.
Poi, ancora, ti sputtana e ti denigra: "Lui si ritiene importante!"
Alla fine, non ti resta altro che prenderlo a calci allontanandoti.
Se costui ha partecipato a qualche impresa, si chiude l'impresa e si ricomincia da capo.
Il servo può cogliere solo l'aspetto esteriore delle cose.
Ricominciare da capo non è mai un tornare indietro perché chi ha costruito può ricostruire.
Chi ha portato i mattoni per costruire è in grado di continuare a portare mattoni per costruire ancora e ancora.
Come dice il pederasta di Nazareth: "Chi ha orecchie per intendere, intenda".
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06 aprile 2026

Trump dimostra ancora una volta di essere un acuto diplomatico.
Dice all'Iran: "Aprite quel maledetto stretto, pazzi bastardi, o vivrete all'inferno."
E' necessario essere disperati per usare tanto tatto diplomatico.
Informazione tratta dal giornale inglese The Guardian di oggi 05-04-2026.
Trump sa di aver a che fare con un paese con una superficie di 1.600.000 kilometri quadrati con una popolazione di 92.000.000 di abitanti?
Non credo proprio, considerata la biblioteca che vuole costruire priva di libri, ma piena di statue della sua persona per essere glorificato.
E' il motivo per il quale gli statunitensi hanno voluto il loro "Re Sole".
La superficie dell'Italia starebbe nell'Iran cinque volte e mezza. La superficie dell'Afganistan ci starebbe due volte nell'Iran.
L'Iran non è in grado di vincere la guerra contro USA e Israele, ma giorno dopo giorno si sta conquistando le simpatie di molte persone che fino ad ieri avrebbero voluto che sparisse.
Non si tratta di simpatizzare con la struttura ideologico religiosa dell'Iran, che del resto non è diversa da quella statunitense che ha nel fondamentalismo religioso la sua idea di conquista e distruzione del mondo (al pari di Israele che si considera il popolo eletto col diritto allo sterminio), si tratta di considerare la situazione attuale dove gli USA hanno preteso di rapinare il mondo con i dazi e ora si trovano una popolazione che resiste al loro genocidio.
Eppure, gli USA hanno usato intenzionalmente la tecnica per demoralizzare la popolazione iraniana macellando i bambini e le bambine di una scuola con i loro bombardieri. Tuttavia, l'Iran continua a resistere e a rispondere agli attacchi.
Trump aveva previsto che la guerra sarebbe durata una settimana. Non solo continua da oltre un mese, ma l'Iran ha stretto il controllo sullo stretto di Hormuz e ha costretto il mondo ad aprire gli occhi sulla stupidità della guerra voluta da Trump.
L'effetto, ottenuto da Trump e da Israele, è quello di aver aumentato, nelle popolazioni occidentali, la simpatia per l'Iran e, nello stesso tempo, il disprezzo per chi ha super aerei e si presenta come il padrone del mondo.
La Cina, ovviamente, sta guardando come Trump riesce a distruggere gli USA.
Già, perché la guerra non è questione di distruzione, la guerra avrebbe lo scopo di costruire il futuro e il futuro non si costruisce con i bombardieri, ma con gli uomini. Uccidere gli uomini non è la stessa cosa di "conquistare gli uomini". Credo che Trump, nel suo glorificarsi continuo, non sa nemmeno che cosa significhi.
Riuscirà Trump nel suo intento di riportare gli USA all'età della pietra?
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05 aprile 2026
La voglia di guerra di politici che hanno tradito la Patria.
L'Articolo 11 della Costituzione italiana sancisce il ripudio della guerra come strumento di offesa e risoluzione delle controversie internazionali, promuovendo la pace e la giustizia tra le Nazioni. L'Italia accetta limitazioni di sovranità per un ordinamento internazionale pacifico, sostenendo organizzazioni come l'ONU.
Rifare l'esercito senza la presenza di minacce reali e imminenti appare come un atto di tradimento della Patria. La Patria non è un ente astratto, ma è questo definito dalla Costituzione della Repubblica Italiana.

Dal New York Time del 03-04-2026 - E' il nuovo femminismo che avanza negli USA. La democrazia che gli USA portano nel mondo a suon di bombe e di distruzione. E' l'ideologia della bibbia manuale di guerra dello stato integralista e fanatico di Israele.
E' questa la libertà delle donne che volete? In fondo, questa è l'ideologia che piace agli accoltellatori italiani di donne che non si sottomettono.
L'ideologia di possesso, che ha origine nella bibbia di ebrei e cristiani, si va imponendo contro ogni tipo di democrazia che impone doveri a Dio e, per estensione, ad ogni autorità sociale.
Le donne sono il soggetto sociale che più facilmente diventano oggetto di possesso e più facilmente, in situazioni di potere, sposano il fanatismo religioso per conservare i propri privilegi.

Voleva il Nobel per la pace!
Gli statunitensi si stanno divertendo a fare la guerra.
La guerra è il metodo con cui il Dio della bibbia stermina l'umanità. Questo Dio è il Dio a cui gli USA hanno sempre fatto riferimento ritenendosi una sorta di popolo eletto a cui tutti devono sottomettersi ed obbedire.
L'Iran è l'erede non solo dei Prsiani, ma dei popoli Ittiti, Babilonesi, Sumeri che sono il fondamento della civiltà; il fondamento del diritto internazionale prima che il Dio assassino della bibbia si riservasse il diritto di sterminare i più deboli per il proprio divertimento.
Povero Trump. E' in guerra con un nemico. Come può occuparsi delle necessità dei cittadini USA? A lui e alla sua famiglia interessa solo speculare in borsa.

E' bello, per chi non segue il calcio, vedere l'Italia fuori dal mondiale.
Il calcio si è trasformato nell'attività comunitaria dell'ignoranza e del fascismo. Il governo italiano che disprezza la cultura e i cittadini legati alla Costituzione, ha fatto dei tifosi del calcio la propria base "in-culturale" per riaffermare il disprezzo delle regole.
E' attraverso i tifosi del calcio che questo governo ha tentato di destabilizzare la Costituzione della Repubblica Italiana e, a questa destabilizzazione, i cittadini italiani hanno detto "NO!".
La patria non è lo sventolare della bandiera tricolore, quella con cui Bossi ci si puliva il cu.lo, ma sventolare la Costituzione che definisce la qualità dell'Italia che i cittadini chiamano Patria.
Fa piacere sapere che i tifosi del calcio, quelli che si nutrono di 22 uomini in mutande che rincorrono un pallone, vengono privati del nutrimento delle loro fantasie immaginifiche e vengono, così, costretti ad osservare la realtà nella quale vivono e nella quale hanno contribuito a costruire sofferenza.
Ogni tanto una buona notizia.

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04 aprile 2026

Nel 2001 è uscito un breve articolo relativo ad una ricerca effettuata da David Snowdon, un ricercatore dell' Università del Kentucky, sulle suore dei conventi USA al fine di definire la relazione fra tipo di vita e insorgenza, in età avanzata, dell'Alzheimer.
L'articolo è breve e non espone l'intera ricerca. Tuttavia mette in relazione l'insorgenza dell'Alzheimer con lo stile di vita messo in atto dalle persone nel corso di tutta la loro esistenza.
Innanzi tutto le cause fisiche. La presenza di ictus o di traumi alla testa possono aprire la strada alla demenza senile. Questo appare abbastanza logico. Cause fisiche che provocano alterazioni della memoria. Alcuni pugili ne sanno qualcosa.
Meno appariscenti sono le cause intellettive, l'impegno culturale. Gli interessi culturali delle persone diventano strumenti di prevenzione per la demenza senile. In altre parole, il cervello o lo usi o lo perdi.
Lo studio non dice con quale intensità emotiva va praticato l'interesse intellettuale. Si limita a parlare genericamente di persone laureate e di interessi intellettuali.
Sembra quasi che Snowdon abbia voluto rassicurare le persone che è sufficiente aver frequentato un'università per garantirsi una protezione dalla demenza senile.
Il punto centrale sta nel coinvolgimento delle emozioni nelle attività quotidiane. Specialmente in età adolescenziale.
L'articolo parla di "sentimenti positivi". Chi li manifestati nell'adolescenza, avrebbero meno probabilità di sviluppare l'Alzheimer. Ma sono convinto che qui non si tratta di "sentimenti positivi", ma di "passioni positive" capaci di coinvolgere le emozioni delle persone portandole a partecipare con passione ai problemi che la vita presenta.
L'Alzheimer ha colpito anche l'ex presidente Bush (padre), ma i sintomi dell'Alzheimer li ha sempre avuti e sembra che i fondamenti di questi sintomi siano delle costanti nei presidenti USA perché gli "americani" trovano, in questi sintomi, le assonanze con ciò che loro sono.
Scrive l'articolo del giornale La Repubblica:
In 15 anni di ricerche scoperti legami del morbo «dell’oblio» con traumi, ictus, istruzione e attitudini
Uno studio sulle suore svela l’Alzheimer
Uno studio durato 15 anni su 678 suore americane - una delle più lunghe e complesse ricerche epidemiologiche mai realizzate - svela i segreti del morbo di Alzheimer e indica come prevenirlo. Il settimanale 'Time' racconta la storia del rapporto scientifico e umano nato tra le religiose cattoliche in numerosi conventi Usa e David Snowdon, un ricercatore dell' Università del Kentucky impegnato nel lavoro con il suo staff dal 1986. L'ictus o traumi alla testa, secondo Snowdon, possono aprire la strada alla demenza senile. Una educazione universitaria e una vita intellettuale attiva, invece, sono ottimi strumenti di prevenzione. Inoltre, le emozioni rivelate da scritti dell'adolescenza possono aiutare a prevedere se in futuro si contrarrà l'Alzheimer. Chi esprime da giovane sentimenti positivi ha meno probabilità di cadere preda del disturbo cerebrale che conduce lentamente "all'oblio" e che ha colpito, fra molti altri, anche l’ex presidente Ronald Reagan.
Le suore sono state un campione epidemiologico ideale: esse sono infatti un gruppo uniforme, con stile di vita simile, una storia analoga e uno stesso livello economico e di istruzione. Snowdon le ha studiate da vive e anche da morte: centinaia di suore gli hanno donato i loro cervelli, che sono stati prelevati e studiati e ora rappresentano un'enorme banca dati. Lo studioso ha avuto accesso agli archivi dei conventi, per esaminare le biografie e gli scritti con i quali le suore si raccontavano da ragazze, al momento di prendere i voti.
Confrontando quei lavori con la storia delle religiose e con le loro condizioni mentali, Snowdon ha scoperto che quelle che da giovani riempivano con più idee i loro scritti e usavano maggiormente parole positive (felicità, amore, speranza), si sono rivelate da vecchie le più refrattarie al morbo.
Tratto da: Quotidiano La Repubblica del 07 maggio 2001 (articolo senza firma)
Oggi, questi discorsi appaiono abbastanza banali, eppure l'Alzheimer non può essere curato.
Non esiste un ritorno all'utero, alle condizioni precedenti in cui si suppone che l'Alzheimer non era presente nella persona.
Anche lo studio del 2001 di Snowdon, e studi successivi, mettono in rilievo come una vita attiva, e, per attiva, intendo un impegno personale emotivamente intenso nelle condizioni del mondo, non un impegno da "padrone" delle cose che dà ordini, tipo Bush, portano a concludere che si possa prevenire l'insorgenza della demenza.
Poi ci sono cause genetiche che coinvolgono un piccolo numero di casi.
Altre condizioni che possono aiutare a prevenire l'insorgenza dell'Alzheimer è la riduzione delle malattie cardiache. Una pressione bassa, e un controllo del tasso di colesterolo, il controllo del peso e del diabete, aiutano sicuramente il processo di prevenzione.
Soprattutto sono fondamentali gli interessi intellettuali. Una forte veicolazione emotiva nelle funzioni intellettive è una forte barriera all'insorgenza di sintomi dell'Alzheimer.
Soprattutto, va ricordato che non siamo immortali e che, in un modo o nell'altro, tutti i corpi degli Esseri della Natura degenerano con la vecchiaia e tutti dovranno morire. Anche i miliardari.
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03 aprile 2026

Sempre parlando contro il relativismo, Aristotele presenta le sue perplessità per una realtà che non manifesta la sua verità, ma preferisce presentare aspetti di sé stessa che, percepiti dal soggetto, negano l'interezza dell'oggetto a cui il soggetto assiste.
Scrive Aristotele nella Metafisica:
[...] se, pertanto, non è ammissibile che si generi il non-essere, allora si deve pur ammettere, a parer loro, la preesistenza dell’oggetto che si identificava indifferentemente con entrambi i contrari, proprio nel senso in cui Anassagora afferma che il tutto era mescolato col tutto, e in cui Democrito sostiene che il vuoto e il pieno sono presenti indifferentemente in qualsivoglia parte della realtà, solo che il pieno è l’essere e il vuoto è il non-essere. Orbene, a quelli che fondano le loro concezioni su questi argomenti, noi diremo che in un senso essi fanno un ragionamento corretto, ma che in un altro senso essi versano nell’ignoranza: difatti il termine "essere" può essere usato in due accezioni, di modo che in un senso è possibile che un qualcosa sia generato dal non-essere, in un altro senso no, ed è possibile, quindi, che nello stesso tempo la medesima cosa sia essere e non-essere, ma non secondo la medesima accezione [del termine «essere»], giacché è possibile che la medesima cosa si identifichi simultaneamente con tutti e due i contrari, ma solo in potenza e non già in atto. E, oltre a ciò, noi chiederemo a costoro di considerare che, tra le cose esistenti, c'è anche una qualche sostanza la quale non presuppone affatto né movimento né corruzione né generazione.
Da: Aristotele, Metafisica, editore Hachette, 2016, pag. 110-111
Su quali altri argomenti si possono fondare gli argomenti per non essere definiti, da Aristotele, ignoranti?
Il termine "essere" indica soltanto "ciò che è" e "ciò che è" o si dimostra in termini oggettivi in modo che ogni Essere Umano lo possa constatare, oppure lo si immagina e, in questo caso, appartiene solo alla sfera individuale, personale, soggettiva e non è oggettivabile. Non lo si può indicare come "oggetto in essere" nemmeno come ipotesi.
Il non-essere non genera l'essere. L'essere non viene mai generato: l'essere, ogni essere dell'esistenza, germina. Nasce dalle condizioni che vengono costruite. Ma nessuno genera l'essere. Qualunque essere.
Mio padre e mia madre, non mi hanno generato: scopando hanno costruito le condizioni affinché io potessi generare, ma sono gli autori delle condizioni, non sono i miei generatori.
Questo è il concetto attraverso il quale noi possiamo comprendere non solo il mito, ma anche la filosofia in tutti i suoi aspetti distruttivi sugli Esseri Umani. La filosofia, vigliaccamente, parlerà dell'Artefice. Ma non esiste nessun Artefice in quando gli unici artefici sono coloro che costruiscono le condizioni, ma l'emergere da date condizioni è attività del soggetto che viene in essere.
Aristotele non è in grado di concepire "qualche cosa che si faccia da sé stesso"; tutto deve essere fatto da qualcuno che con la propria volontà fa qualcos'altro.
Per Aristotele, le persone sono ignoranti perché non si sottomettono ad un "essere" quale artefice del presente, ma preferiscono cercare le cause del presente in condizioni materiali che ricadono sotto i loro sensi.
Al contrario, per Aristotele, farneticare su Dèi o enti divini estranei alla vita e al mondo è un gesto di sapienza intellettuale.
Aristotele è psicologicamente disturbato e nelle sue turbe psichiche "noi chiederemo a costoro di considerare che, tra le cose esistenti, c'è anche una qualche sostanza la quale non presuppone affatto né movimento né corruzione né generazione". Il delirio è disturbo psichico. Se Aristotele vuole affermare che tra le cose esistenti c'è una qualche sostanza che non presuppone affatto né movimento, né corruzione [trasformazione], né generazione, è pregato a dimostrarlo anziché limitarsi ad un'affermazione generica priva di senso se non è sostanziata. Io non posso discutere sulla tua immaginazione; posso discutere sugli argomenti che porti per giustificare la tua immaginazione.
Scrive Aristotele nella Metafisica:
Allo stesso modo anche la teoria secondo cui la verità risiede nelle apparenze è giunta a questi pensatori dall'osservazione delle cose sensibili. Infatti, a parer loro, la verità non è quella che viene giudicata secondo il numero grande o piccolo di quelli che la professano, ma la medesima cosa, quando viene gustata, ad alcuni sembra essere dolce e ad altri amara, e di conseguenza, se tutti fossero malati e tutti fossero pazzi e soltanto due o tre persone fossero sane e conservassero l’uso della ragione, sembrerebbe che proprio queste ultime fossero malate e pazze, e gli altri no. Inoltre quei filosofi dicono che parecchi animali ricevono dalle medesime cose impressioni contrarie a quelle che riceviamo noi, e che persino allo stesso individuo le proprie impressioni sensibili non appaiono sempre le medesime. E pertanto non risulta con chiarezza quali di queste impressioni siano vere e quali siano false, giacché non c’è alcun motivo per ritenere alcune più vere di altre, ma sono tutte vere allo stesso modo. Ecco perché Democrito afferma che o nulla è vero o, almeno, la verità non ci appare con chiarezza.
Da: Aristotele, Metafisica, editore Hachette, 2016, pag. 111
La verità degli oggetti è una verità soggettiva. Dipende da come il soggetto percepisce l'oggetto. Da come il soggetto percepisce l'oggetto e da come la ragione lo descrive. Questa descrizione entra nel giudizio del soggetto e interagisce con l'azione del soggetto nei confronti del mondo in cui vive.
Lo scetticismo, all'accademia di Atene, arriverà dopo Aristotele. Quando l'esercito di Alessandro Magno torna dall'India, con esso tornerà Pirrone e lo scetticismo diventerà il nuovo modo di interpretare la realtà dell'accademia di Atene.
La stessa cosa, mangiata da palati differenti, regala sensazioni diverse alle persone. Le persone giudicano quella cosa in maniera diversa. Il soggetto interpreta la realtà del mondo e la sua interpretazione determina la sua azione nel mondo.
Le persone non sono malate o pazze, sono diverse. Ogni individuo è diverso dall'altro. Magari in piccole cose, ma è diverso e quella diversità è data anche dalla diversità di percezione delle cose che rende diverso individuo da individuo.
Un gruppo di persone che percepisce le cose in un modo abbastanza omogeneo sembra siano in grado di determinare una sorta di "regola" nei confronti della qualità formale dell'oggetto percepito.
Lo stesso individuo può mutare il suo modo di percepire la realtà a seconda di come mutano sia le sue condizioni fisiche che le condizioni oggettive nelle quali si colloca l'oggetto percepito. Inoltre, ogni individuo tende a percepire ciò che a lui appare assonante, sia emotivamente, sia nei propri interessi mentre, al contrario, cerca di cancellare dalla propria percezione ciò che alla sua vita appare estraneo.
Immaginare l'esistenza, o oggetti dell'esistenza, come oggetti di verità, è sintomo di malattia mentale. Un conto è la "verità in sé" e un altro conto è la "verità per me". Entrambe affermano il vero, ma la prima "verità" mi è estranea mentre, la "verità per me" è la verità che io proclamo nel mondo anche se altri proclameranno la loro verità diversa dalla mia verità.
Se io affermo che "la verità per me" è la verità altro non faccio che dichiarare guerra a tutti coloro che, percependo gli oggetti in maniera diversa, vogliono proclamare la loro verità. Una verità per loro che vorrebbero essere considerata come verità oggettiva e, dunque, anche come la "verità per me".
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02 aprile 2026

Era il 1994 quando era in atto l'asse politica per il controllo sociale del Vaticano con Silvio Berlusconi.
Al Vaticano interessava avere fondi pubblici per controllare le persone e mise avanti le mani per appropriarsi di fondi dalla legge finanziaria.
Scriveva il giornale Il Gazzettino del 26 novembre 1994 in un articolo dal titolo "E Wojtyla boccia il primato dell'economia e della politica" a firma Arcangelo Paglialunga:
"No" del Papa a filosofie che riservano il primato assoluto all'economia e alla politica a scapito della persona umana. Parlando, ieri mattina, ai membri della "Pontificia Accademia delle scienze sociali" da lui fondata all'inizio di quest'anno, il Papa ha enunciato una breve "summa" della dottrina sociale cristiana ed ha spaziato sui problemi sociali più gravi ed impegnativi dei Paesi industrializzati e dei Paesi poveri. Il Pontefice ha ribadito il principio secondo cui i problemi che coinvolgono le persone debbono essere risolti ricercando soluzioni fondate sulla giustizia sociale; ed ha portato l'esempio della congiuntura economica attuale che, in diversi paesi, compromette anzitutto i programmi sociali che dovrebbero avere, come loro ragion d'essere, la difesa dei più deboli. "E la Chiesa - ha avvertito Papa Wojtyla - è profondamente sensibile a questo fattore".
E' evidente che a Wojtyla non interessavano i più deboli della società, interessava reperire fondi dalla società per usare i più deboli della società contro tutta la società. Quella di Wojtyla era una richiesta di tipo mafioso, un vero e proprio ricatto sociale. Nessun giornalista lo ha rilevato. Sembra che le pretese mafiose della chiesa cattolica e del Vaticano vengano considerate legittime dall'Ordine dei Giornalisti e dalle Istituzioni Italiane.
Era l'epoca in cui Wojtyla ricattava l'intera società civile al fine di ridurre le donne in schiavitù a maggior gloria del suo Dio.
Dal momento che Wojtyla non aveva nessun argomento sufficiente per indurre le donne a rinunciare al loro diritto d'aborto decise di usare i metodi mafiosi, propri del Vaticano, contro la società civile italiana.
Il 24 novembre 1994, il giornale Il Gazzettino, in un articolo dal titolo "Aborto, scomunica ribadita "si" al trapianto di organi" a firma di Arcangelo Paglialunga, scrive:
Alla vigilia di un grande convegno su "Conoscere, amare e servire la vita", che vedrà riuniti circa 2 mila esperti di un centinaio di Nazioni, e tra essi il Nobel per la medicina Joseph Murrey, il Vaticano pubblica la "Carta degli operatori sanitari". E un primo completo codice deontologico per sanitari e medici, che riassume, in 120 pagine, tutta la dottrina magisteriale in tema di morale sanitaria. Nel testo viene ribadita la scomunica per chi procura un aborto, e viene rilanciato "l'obbligo dell'obiezione di coscienza civile e fermo rifiuto in presenza di una legislazione favorevole all'aborto, e significativa denuncia sociale di una ingiustizia legale perpetrata contro la vita innocente e indifesa". Nessuna ragione, anche quella di "una grave malformazione fetale o di una gravidanza originata da violenza sessuale, può autorizzare l'aborto. Anche l'uso di farmaci che impediscano l'impianto dell'embrione fecondato o che ne provocano il distacco precoce è atto abortivo, e coopera con l'azione abortiva il medico che prescrive o attua tali farmaci o mezzi".
Wojtyla ha mobilitato la mafia cattolica affinché la fruizione del diritto d'aborto delle donne italiane diventi faticoso. Davanti a questa aggressione all'Italia e alle sue leggi, la politica italiana tace come se fosse un diritto di Wojtyla seminare odio contro i cittadini Italiani.
La guerra era in corso e faceva ampio uso di politici Italiani che, tradendo la patria definita dalla Costituzione, si schieravano a fianco della monarchia assoluta del Vaticano contro la democrazia italiana.
Scrive il quotidiano La Repubblica in un articolo intitolato "Pivetti: "L'autorità proviene da Dio"" del 28 novembre 1994, senza firma, che riporta un'anticipazione di un dialogo fra Irene Pivetti, allora presidente della Camera, e Paolo Flores D'Arcais pubblicato integralmente da Micro-Mega
Pivetti: Vede, un cattolico sa che ogni autorità viene da Dio. E sa anche però che Dio si serve, nel corso della storia, di strumenti diversi per esprimere questa autorità. In questo momento storico, la volontà di Dio si serve della sovranità popolare, come strumento per veicolare l'autorità. Questo non vuol dire che tutto ciò che decide la sovranità popolare è volontà di Dio, vuol dire esattamente il contrario, vuol dire che la volontà di Dio decide di servirsi della sovranità popolare. Quindi l'oggettività della norma non è in conflitto con la sovranità popolare che è legittima nella misura in cui è ordinata alla norma morale oggettiva. Il Papa, e non solo il Papa, dice, e Lei bene lo sintetizza, che i parlamenti non hanno diritto di legiferare contro la verità. Questo è perfettamente vero: ciò non toglie che possano possono nel senso che hanno la possibilità materiale di farlo; ma in tal caso usurpano la propria autorità. Come un presidente del parlamento risolve questo problema? Io l'ho detto nel mio discorso di insediamento: mi inchino alla Costituzione e affido la mia opera a Dio, cui appartengono i destini degli Stati e della storia. Mi inchino alia Costituzione, perché la Costituzione regola la nostra convivenza civile e, se Dio la permette, Dio la vuole così com'è. è verissimo che in linea di principio la Chiesa non preferisce la democrazia ad altri' sistemi per organizzare uno Stato. Non solo lo ha dimostrato tante volte nella storia, ma lo ha anche ribadito nei documenti del Concilio Vaticano II, l'ha espresso al punto 76 della Gaudium et spes, in cui si parla della Chiesa e della comunità politica affermando di non preferire in linea di principio un sistema politico a un altro. Questo in linea di principio. Ma il cattolico non può non vedere — e vede, di fatto — alcuni segni. Uno di questi è l'evoluzione delle forme politiche. da alcune impostazioni autoritarie che appartengono al passato, alle forme democratiche. E questo è l'attaccamento del cattolico alla democrazia, la sua disponibilità a sacrificarsi, se necessario, per la democrazia, difendendola con tutte le proprie forze.
Non è un caso che in questo discorso ci sia il tradimento della democrazia, come diritti dei cittadini, per la dittatura del Dio assassino cristiano, della monarchia assoluta, dove Irene Pivetti, pur dichiarando di "difendere la democrazia", afferma di non legiferare in funzione dei cittadini, ma di fare la volontà di Dio perché:
vuol dire che la volontà di Dio decide di servirsi della sovranità popolare. Quindi l'oggettività della norma non è in conflitto con la sovranità popolare che è legittima nella misura in cui è ordinata alla norma morale oggettiva. Il Papa, e non solo il Papa, dice, e Lei bene lo sintetizza, che i parlamenti non hanno diritto di legiferare contro la verità.
Silvio Berlusconi era perfettamente funzionale a promuovere l'integralismo cattolico in Italia. Un uomo privo di una preparazione politica e un assoluto disprezzo sociale, era l'uomo che trasferiva i paradigmi mafiosi introducendoli nei meccanismi della gestione delle Istituzioni. La chiesa cattolica, che ha sempre fatto del clientelismo il proprio punto di forza per interferire nelle Istituzioni, vedeva, nel tramonto della Democrazia Cristiana, in Silvio Berlusconi "l'uomo del destino". L'integralismo cattolico era perfettamente funzionale all'attività mafiosa di Mangano che con la chiesa cattolica assicuravano pacchetti di voti favorevoli a chi trasformerà la politica in un'azione in difesa dei propri interessi economici personali.
E' sempre stato il metodo della chiesa cattolica quello di imporre i principi morali ai suoi schiavi, leggi adepti, e tollerare ogni violazione a quella morale nei confronti di chi favorisce il proprio potere sociale: non condannerà mai i bunga-bunga o il puttanismo di Silvio Berlusconi mentre, al contrario, metterà in atto azioni violente nei confronti delle donne e degli emarginati.
Irene Pivetti è perfettamente funzionale all'odio razzista di Umberto Bossi e veicola quel razzismo per la gloria della monarchia assoluta della chiesa cattolica. Afferma di occupare il suo ruolo alla Camera dei Deputati per volontà di Dio in quanto la sovranità popolare " è legittima nella misura in cui è ordinata alla norma morale oggettiva.". In altre parole, la sovranità popolare è legittima nella misura in cui la "sovranità popolare" è serva di Dio e di chi lo rappresenta per volontà di Dio.
Irene Pivetti, ex presidente della Camera, verrà condannata in primo grado a 4 anni di reclusione per autoriciclaggio ed evasione fiscale dal tribunale di Milano il 26 settembre 2024. Probabilmente, i procedimenti penali impiegheranno molto tempo per la sentenza definitiva e non stupirà che la magistratura, troppo spesso prostrata al potere religioso (vedi il crocifisso nelle aule), farà finire i procedimenti penali in prescrizione o li risolverà comunque a favore dei quel tipo di delinquente.
Erano gli anni in cui la chiesa cattolica era sotto accusa. Le società civili avevano svelato i suoi metodi per diffondere la fede cristiana attraverso la pratica sistematica della pedofilia e della pederastia.
La notizia di migliaia di denunce di pedofilia, con relative richieste di indennizzo, accusavano la chiesa cattolica negli USA. La chiesa cattolica pagava centinaia di miliardi per risarcire le vittime di abusi e non finire nelle aule di tribunale. Nella contea di Orange, nello Stato di New York nel 1994 erano in corso processi su abusi sui bambini commessi dalla chiesa cattolica con richieste di indennizzo superiori a 500 milioni di dollari.
Wojtyla aveva la necessità di destabilizzare la società civile italiana affinché la società civile non gli chiedesse di rispondere di simili reati commessi dai preti cattolici in Italia. Reati sistematici che verranno coperti attraverso la "casuale scoperta" di abusi pedofili e pederasti individuali. Non verrà mai accusata la chiesa cattolica, nel suo insieme, come mandante della pedofilia e della pederastia ma solo singole figure che appariranno come "capri espiatori". Quando qualcuno tenterà di accusare la chiesa cattolica ci sarà una levata di scudi in difesa del diritto della chiesa cattolica a stuprare bambini ad imitazione del suo Gesù (vedi vicenda Santoro).
Questo è un aspetto dell'aggressione alla Democrazia Italiana ad opera della Monarchia Assoluta del Vaticano attraverso l'uso di politici che, pur avendo giurato fedeltà alla Costituzione, collaboravano e collaborano col Vaticano per disarticolare la Democrazia italiana.
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01 aprile 2026

Si dice che siano vecchi di 1.300 anni a.c. La copia ritrovata in Egitto è della XXII dinastia (900 a.c.). Sono i proverbi di Amen-em-Ope.
Qualcuno avrebbe voluto che fossero la base dalla quale vennero elaborati i proverbi della bibbia, in realtà non è cosi!
Formano una base etica comune all'antico oriente, ma la differenza sta nel fatto che in essi non troviamo la ferocia del Dio padrone degli ebrei e il suo piacere al genocidio di chi non si sottomette al volere del padrone.
Ne manderò uno ogni tanto, proprio perché confrontiate la differenza con i proverbi della bibbia. I proverbi sono tratti da "La saggezza dell'Antico Egitto" ed. Newton a cura di Joseph Kaster.
Proverbio n. 6 di Amen-em-Ope
Non unirti agli uomini dalla testa calda,
e non star loro vicino nella conversazione.
Sorveglia la lingua nel rispondere al tuo superiore,
e stai attento a non insultarlo;
perché egli può gettare le sue parole per prenderti al laccio!
Non parlare in modo falso con un uomo;
è un oltraggio per il dio!
Non separare il cuore dalla lingua,
e tutti i tuoi progetti avranno successo.
Avrai considerazione fra la gente,
e poserai sicuro nella mano del dio!
Il dio odia chi pronuncia parole insincere,
e l'ipocrita è il suo grande abominio!
Non bramare la proprietà di un poveretto,
e non aver fame del suo pane;
ciò che appartiene ad un poveretto è un soffocamento per la gola,
e un vomito per l'esofago.
Joseph Kaster, "La saggezza dell'Antico Egitto", ed. Newton, 1998, p. 115-116
Notate questo proverbio. Non dice che si deve essere sottomessi al superiore, ma agire in modo opportuno per non essere danneggiati.
Non dice di usare un linguaggio appropriato, ma di non separare sentimenti dalle parole!
Il non separare il cuore dalla lingua significa, come dicono i greci, che è necessario usare "parole alate". Parole che esprimono non solo i sentimenti nei confronti del mondo, ma anche la propria apertura emotiva alle necessità del mondo. In questo modo, i tuoi progetti avranno successo.
Non dice che non bisogna rubare, ma che si deve aver rispetto per chi ha poco o niente!
In pratica non dice di sottomettersi al ricco, ma di non danneggiare chi è più debole di noi: esattamente l'inverso dei principi della Bibbia dove il Dio degli ebrei condanna al genocidio chi non si sottomette a lui o agli ebrei.
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Verranno postati tutti i messaggi, tutte le proposte di discussione, nel mese di Aprile 2026.
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Claudio Simeoni
Meccanico
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Guardiano dell'Anticristo
Membro fondatore
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