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Gli adoratori del Macellaio di Sodoma e Gomorra si stanno divertendo ad imitare il loro Dio.
Aprile 2026: la filosofia metafisica della Religione Pagana.

12 aprile 2026 cronache della religione pagana
Despoina e Demetra in Arcadia

Claudio Simeoni

Le condizioni del mondo in cui viviamo

Cronache mese di aprile 2026

12 aprile 2026

Despoina e Demetra in Arcadia

Museo archeologico di Atene

Questa è una breve riflessione sulla rappresentazione di Demetra in Arcadia come raccontata da Pausania in Guida della Grecia, Libro VIII, l'Arcadia.

Accanto a Demetra c'è una divinità chiamata Despoina. Il termine, in greco, significa "signora" e "padrona".

Questa Dea Despoina è seduta accanto a Demetra.

E' possibile che la statua della "signora" sia stata la statua di Estia? O sia stata un'interpretazione locale di Estia? O Estia stessa sia stata ispirata da Despoina? Il racconto di Pausania dice che dopo l'altare di Despoina e Demetra ce n'è uno dedicato alla "Grande Madre". La Grande Madre degli Dèi è Rea, madre di Demetra, Estia, Zeus, Ade, Poseidone e Hera. O, forse, gli antichi Arcadi si riferivano ad una diversa Dea?

Despoina, in alcune tradizioni, è considerata figlia di Demetra e Poseidone e la citazione in Arcadia dimostra come in quei luoghi era molto venerata.

Scrive Pausania:

Davanti al tempio si trova un altare dedicato a Demetra e un secondo dedicato alla Despoina, dopo il quale ce n'è uno della Grande Madre. Le statue stesse delle dee - Despoina e Demetra -, il trono sul quale sono sedute e la base posta sotto i loro piedi sono ricavati allo stesso modo da un unico blocco di marmo; anche per quanto riguarda le vesti e tutto ciò che è scolpito intorno al trono, non c'è niente, fatto con un'altra pietra, che sia connesso con ferro o con colla, ma tutto è un unico blocco di marmo. Questo marmo non fu portato da loro, ma dicono di averlo trovato, secondo la visione di un sogno, all'interno del recinto, dopo aver scavato la terra. La grandezza di ciascuna statua corrisponde approssimativamente a quella della statua della Madre ad Atene. Anche queste sono opere di Damofonte. Demetra porta una fiaccola nella destra, mentre poggia l'altra mano sulla Despoina; costei tiene sulle ginocchia uno scettro e la cosiddetta cesta, che regge con la destra. Ai lati del trono ci sono delle immagini. Da una parte, Artemide sta vicino a Demetra, cinta da una pelle di cervo e con una faretra sulle spalle, mentre con una mano tiene una fiaccola e con l'altra due serpenti. Vicino ad Artemide giace un cane, uno di quelli adatti alla caccia.

Pausania, Guida della Grecia, Libro VIII, l'Arcadia, Editore Lorenzo Valla, 2003, pag. 199

I simboli con cui si rappresentano le divinità mi sembrano assolutamente coerenti. Demetra è una Dea portatrice di fiaccola, di luce. E' la Dea che si esprime nella crescita, nella trasformazione, nella ricerca continua che trasforma la sua coscienza e il suo essere nel mondo.

Despoina porta sulle ginocchia il simbolo del suo ruolo, quello della signora, lo scettro che, a mio avviso, sta a sottolineare il ruolo della casa nella vita di uomini e donne e, insieme allo scettro, il cesto che sta ad indicare il contenitore di quanto serve per la vita e che, probabilmente, è un simbolo molto simile alla cornucopia di Opi nell'antica religione di Roma.

Non so da quale tradizione emerge la Dea Despoina, Esiodo non ne parla. Noi conosciamo Persefone, come figlia di Demetra. Persefone, la piccola Demetra, entrando nell'Ade rendendo fecondo ogni seme, ogni uovo e ogni utero. Per analogia, lasciando l'ipotesi al tempo che trova: potrebbe Despoina, come piccola Demetra, partecipare rendendo fecondo il mare, Poseidone stesso?

Demetra è la crescita, la trasformazione, la libertà. Ciò che nasce da lei è sempre trasformazione, crescita, libertà. Estia è la verità delle condizioni nell'attimo presente. Guardiana, affinché non sia mai possibile tornare indietro, ma solo andare avanti nelle trasformazioni dell'esistenza.

Da un lato, vicino a Demetra, troviamo Artemide, il principio femminile della vita. Artemide ha i suoi simboli: la pelle di cervo e una faretra. La pelle di cervo e la faretra stanno ad indicare la sua libertà. Artemide è una delle tre Dee vergini della tradizione greca: nessuno le può possedere. Artemide è il principio femminile della vita, rappresentata come una bambina di nove anni, non è dato a nulla e a nessuno possedere il principio femminile della vita.

Vicino ad Artemide c'è un cane. Colui che si fa amico, si mette al servizio, ma non si fa servo.

Scrive ancora Pausania:

Dall'altra parte, presso la statua della Despoina sta Anito, con l'aspetto di un uomo armato. Quelli del santuario dicono che la Despoina fu allevata da Anito e che anche Anito era uno dei cosiddetti Titani. Omero introdusse per primo i Titani nella poesia, dicendo che essi sono divinità del cosiddetto Tartaro, e i versi si trovano nel giuramento di Era. Onomacrito, avendo derivato il nome dei Titani da Omero, ha composto dei misteri per Dioniso e ha rappresentato i Titani come responsabili delle sofferenze di Dioniso.

Pausania, Guida della Grecia, Libro VIII, l'Arcadia, Editore Lorenzo Valla, 2003, pag. 199-201

Anito appare come un "titano minore", non citato fra i Titani da Esiodo. Secondo alcune ipotesi, potrebbe essere una divinità ancora più arcaica e il suo cui ricordo è rimasto nell'arcadia.

Secondo la tradizione riportata da Pausania (II secolo d.c.), Anito avrebbe curato e allevato Despoina.

L'ultimo accenno di Pausania, in questo piccolo testo, riguarda la relazione fra i Titani e Dioniso.

Per chi vuole interpretare gli Dèi greci come persone, i Titani sono cose diverse da Dioniso che smembrano Dioniso; chi interpreta quel mito dal punto di vista Pagano, i Titani non sono altro che la materia (e i frammenti di coscienza) che formano gli Esseri della natura e che, alla fine del ciclo della vita, ogni Titano si riprende il suo smembrando l'individuo che è stato. Sta all'individuo, avendo usato i titani che abitano dentro di sé, costruire il Dio in cui potrebbe trasformarsi, quel corpo luminoso, quel Dioniso, che la vita lo ha spinto a diventare.

Per antiche religioni, siamo a conoscenza di complessi di Dèi descritti dai poeti con i quali definiamo le antiche religioni, ma dal momento che tali religioni non sono dogmatiche, ogni popolazione, ogni città, veicola in maniera diversa, in maniera propria, un insieme dottrinale che, a volte, sfugge anche ad una precisa definizione.

Ogni popolazione, fra gli infiniti Dèi della vita, ritaglia i propri Dèi, le proprie interpretazioni sugli Dèi per definire la propria cultura specifica del proprio essere "popolazione".

 

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Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Membro fondatore
della Federazione Pagana

Piaz.le Parmesan, 8

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Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

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