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Aprile 2026: la filosofia metafisica della Religione Pagana.
Le condizioni del mondo in cui viviamo
30 aprile 2026

Il peccato originale della psicoanalisi e della psicologia fu quello di non entrare in conflitto con il cristianesimo.
Pur osservando che un episodio espresso nella vita delle persone condiziona, almeno in parte, la vita delle persone, la psicoanalisi non è stata in grado di dedurre che l'insieme di episodi, le cui cause sono riconducibili all'oggettività in cui l'individuo vive, nella vita delle persone, condiziona e modifica la struttura psicologica, emotiva e concettuale delle persone stesse. Modifica la sensibilità delle persone rispetto al mondo in cui vivono. Modifica la percezione dei fenomeni, la qualità e la capacità di interpretazione dei fenomeni stessi.
Freud elabora il concetto di inconscio, ma il concetto di inconscio di Freud è come un magazzino in cui vengono riposti fenomeni razionali rimossi, più che dalla coscienza, dalla memoria razionale del soggetto.
L'adattamento soggettivo dell'individuo, le sue emozioni, la sua capacità di percepire, sentire, elaborare, si forma fin dalla pancia dalla madre. Sono gli input emotivi che la madre invia al feto, quando affronta i suoi problemi quotidiani, le contraddizioni che vive, i suoi dolori e le sue gioie, che concorrono a formare la percezione emotiva del feto.
Quando il feto diventa un bambino è già predisposto a selezionare i fenomeni del mondo e risponde più facilmente a quei fenomeni che sono portatori delle stesse sincronie emotive che ha percepito e vissuto nella pancia della madre.
La coscienza del feto è la coscienza della madre. Il feto è un meccanismo in crescita che, un po' alla volta, si appropria di parte della coscienza della madre e inizia a manipolarla, adattandosi, per appropriarsene. La madre costruisce il feto. Una buona qualità di vita della madre porta un feto a crescere in buona salute fisica; una "cattiva" qualità di vita della madre porta il feto a crescere con delle difficoltà.
Quando il feto nasce, la qualità della coscienza del feto ha la direzione emotiva che la madre ha trasmesso al feto. Il bambino che nasce si adatta al mondo partendo da quella base emotiva e da quella base emotiva seleziona i fenomeni del mondo. A questi si adatta seguendo le proprie predilezioni nelle condizioni che il mondo gli presenta.
La psicoanalisi dell'origine, convinta che il nascituro fosse una sorta di "tabula rasa", osserva i meccanismi dell'educazione dell'infanzia osservando il crescere delle persone nelle condizioni che, famiglia prima e società poi, l'oggettività impone al bambino.
La domanda che si fa la psicoanalisi delle origini è: come si forma l'individuo assolutista, dittatore, prepotente e prevaricatore?
La psicologia e la psicoanalisi cercano di darsi delle risposte.
Scrive la psicoanalisi sociale:
La «personalità autoritaria» è prodotta da genitori che usano coi figli forme dure e rigide di disciplina, che condizionano il loro amore e la loro apprefazione ad una obbedienza assoluta del bambino, che sottolineano l'esistenza di doveri e obblighi nelle relazioni familiari piuttosto che lo scambio di affetto, che sono ben consapevoli della distinzione di status nelle relazioni interpersonali e hanno un atteggiamento di disprezzo o di sfruttamento verso le persone di status inferiore. Costretto a sottomettersi ad una autorità parentale rigida e arbitraria, il bambino sviluppa una ostilità, che è troppo pericoloso esprimere verso i genitori frustranti ma temuti.
Essendo sottomesso, egli sviluppa anche un'opinione di sé che lo fa sentire più dipendente dai genitori e perciò meno capace di sfidarli o anche solo di porli in discussione.
Il bisogno del bambino di reprimere duramente ogni ostilità nei confronti dei genitori porta ad una identificazione con l'autorità e ad una sua idealizzazione, ed insieme ad un trasferimento dell'ostilità verso membri di gruppi esterni, che di solito sono di status inferiore. Insieme al trasferimento, vi è una proiezione nei gruppi esterni di quegli impulsi autoritari che erano stati frustrati e repressi perché inaccettabili all'interno della famiglia.
Tratto da: Morton Deutsch e Robert M. Krauss, La psicologia sociale contemporanea, Editore Il Mulino, 1972, pag. 210-211
Secondo la psicoanalisi, l'ambiente familiare condiziona lo sviluppo della personalità del bambino. Questo ambiente familiare agiva nei confronti della madre quando il bambino era nella sua pancia. La madre era sottoposta a doveri dell'ambiente familiare. La sua coscienza era prigioniera di quei doveri, Le sue emozioni si muovevano all'interno di quei doveri fra necessità di obbedienza e ricerca di soddisfazione del proprio desiderio.
Tutto il dibattito della psicoanalisi verte su come l'ambiente familiare e sociale si dovrebbe porre nei confronti dell'infanzia che cresce.
Questo è il grande errore.
L'infanzia cresce, sia a livello fetale che nella primissima infanzia, adattandosi all'ambiente e la psicoanalisi, anziché curare la malattia da assolutismo che l'ambiente trasmette ai bambini preferisce chiedere all'ambiente di cambiare atteggiamento nei confronti dell'infanzia.
Il passo riportato dice: "sottolineano l'esistenza di doveri e obblighi nelle relazioni familiari piuttosto che lo scambio di affetto". Se l'ambiente rimane uguale a sé stesso, ma, anziché imporre al bambino doveri di obbedienza e sottomissione, manifesta gesti e parole di affetto nei confronti del bambino; che cosa il bambino percepisce di ciò a cui assiste?
Anche se non si impongono obblighi e doveri al bambino, un ambiente impregnato di obblighi e doveri viene percepito dal bambino come il mondo in cui vivrà sviluppando, comunque, la consapevolezza che solo attraverso gli obblighi e i doveri si può esistere in quell'ambiente.
Il neonato afferra la manifestazione emotiva dell'ambiente, sia familiare che sociale. Non sono né le parole né i gesti nei suoi confronti a condizionare la formazione del suo punto di vista in relazione agli altri. E' la qualità nelle emozioni che gli adulti veicolano nel mondo nelle relazioni con gli altri, a cui il neonato assiste, che attivano nel neonato i neuroni specchio. Il neonato non si limita ad adattarsi all'ambiente parentale, ma, essendo parte dell'ambiente parentale, apprende come relazionarsi all'esterno dell'ambiente parentale. Un apprendimento che si perfezionerà quando, diventato bambino, inizia a rapportarsi con altri bambini negli asili o nelle scuole.
E' la qualità delle emozioni, e gli intenti che le sorreggono, che attivano l'analisi emotiva dell'ambiente da parte del neonato.
I neuroni specchio hanno la funzione di mettere in sintonia il neonato con l'ambiente familiare portandolo a soggettivare atteggiamenti, idee e modi di porsi che si nutrono della percezione emotiva contenuta in atteggiamenti, idee e modi di porsi, di chi lo circonda.
Almeno nei primi due anni di vita. Questi adattamenti soggettivi, messi in atto nei primi due anni di vita, condizioneranno la percezione dei fenomeni, le scelte e la formazione delle sue idee rispetto al mondo per il resto della sua vita.
Scrive la psicoanalisi sociale:
La paura dei propri impulsi e il bisogno di reprimerli con severità porta ad una organizzazione rigida della personalità, ad un pensiero stereotipato, ad evitare una consapevolezza introspettiva, ad una condanna moralistica e ad un atteggiamento punitivo verso valori e pratiche non convenzionali.
Tratto da: Morton Deutsch e Robert M. Krauss, La psicologia sociale contemporanea, Editore Il Mulino, 1972, pag. 211
Non è la paura dei propri impulsi. E' il timore delle reazioni ambientali ai propri bisogni e ai propri desideri. Un neonato ha l'impulso di vivere e, per vivere, necessita di soddisfare i propri bisogni e i propri desideri. Un mondo che limiti i suoi bisogni e i suoi desideri, permettendo la soddisfazione degli stessi in ambiti limitati e circoscritti, provoca nel neonato delle reazioni a quei limiti che sono reazioni finalizzate alla propria sopravvivenza che quei limiti sembrano mettere in pericolo.
E' l'insieme parentale, la famiglia, che attraverso gli input emotivi trasmette insicurezza al nuovo nato. Lo costringe alla paura anche quando le intenzioni della famiglia sono favorevoli al nuovo nato, ma si rende solo necessatio ottenere attenzione e obbedienza affinché il nuovo nato risponda ai bisogni degli adulti.
Gli adulti impongono il terrore al nuovo nato che si vede costretto a mettere in atto strategie di sopravvivenza, spesso non dormendo la notte o piangendo manifestando dolori che gli adulti non comprendono. Gli adulti tendendo a ignorare o a reprimere quel pianto, che a loro appare fastidioso, perché, sia pur, per loro, inconsapevolmente, tocca le loro emozioni.
Ed è in questo contesto esistenziale che il bambino elabora la sua teoria del potere e di controllo degli adulti.
Controllare gli adulti, per assicurarsi la sopravvivenza, diventa arte d'agguato infantile.
Preda e predato.
Il bambino elabora l'idea che l'adulto deve essere predato. In particolare, la maggior parte delle madri diventano prede dei figli. La coscienza dei figli si forma mediante la scissione della coscienza della madre e nella maggior parte delle madri l'innamoramento di sé stesse viene riflesso sui figli in cui riconoscono sé stesse. Qualche volta lo chiamano "amore materno", ma non è altro che quella incapacità del distacco da sé stessa, che comporterebbe la ricostruzione della coscienza, menomata dal parto, arricchendola attraverso altre e diverse vie, che lascia alla madre il sapore nostalgico di qualche cosa di perduto.
Troppe madri tentano di predare i loro figli impedendo loro il distacco definitivo dalla loro vita. Troppi figli tentano di predare padri e madri costringendoli a mantenerli per tutta la loro esistenza.
Scrive la psicoanalisi sociale:
Le relazioni personali sono percepite in termini di potere e di status; «forza» e «durezza» sono idealizzate, mentre «debolezza» e «tenerezza» vengono associate e considerate con disprezzo.
In breve, le caratteristiche distintive della personalità autoritaria riflettono presumibilmente delle difese contro l'espressione di una ostilità repressa verso l'autorità; le difese principali sono la proiezione di impulsi inaccettabili e frustrati verso gruppi esterni; il trasferimento dell'ostilità verso tali gruppi e l'identificazione con l'autorità frustrante.
Tratto da: Morton Deutsch e Robert M. Krauss, La psicologia sociale contemporanea, Editore Il Mulino, 1972, pag. 211
Le dinamiche di "preda - predato" sono imposte da ambienti familiari che hanno allontanato il figlio dalla partecipazione collettiva alla quotidianità. Hanno presentato al figlio degli adulti onnipotenti che hanno costretto il figlio a combatterli per concorrere a quell'onnipotenza ingenerando la necessità di forza, durezza e disprezzo per un'autorità che il figlio ritiene di doversene appropriare.
Il nemico del figlio è l'autorità familiare. Un'autorità familiare che, separando il figlio dall'insieme dei problemi quotidiani che quella famiglia deve affrontare, tende a presentarsi al figlio come una sorta di "Dio onnipotente" che risolve problemi che al figlio risultano di "natura sconosciuta".
Quando le pretesa della famiglia nei confronti del figlio assumono l'aspetto religioso dove l'obbedienza all'autorità è l'obbedienza a Dio, davanti al bambino il padre e la madre vengono identificati con Dio. Il bambino non crede in Dio, ma crede che possa esserci qualcuno che, come suo padre e sua madre, possa risolvere i suoi problemi.
Un Dio da abbattere per detronizzarlo e liberarsi dall'oppressione dell'obbedienza imposta dal proprio padre e dalla propria madre.
Un Dio da abbattere per detronizzarlo e prendere il suo posto diventando il dominatore del mondo; il dominatore del padre e della madre per costringere padre e madre a diventare servi obbedienti.
La frustrazione del bambino che cresce, costretto a sottomettersi al padre a alla madre identificati con Dio si riversa verso il mondo esterno in una continua ricerca di soggetti deboli rispetto ai quali esercitare il proprio dominio che gli consente, rispetto ad essi, di sentirsi Dio.
Essere Dio rispetto agli emarginati e agli emarginabili nella società è la pulsione ebrea e cristiana di superiorità di razza. In ultima analisi, i dominatori sono persone "pezzenti" che vogliono ridurre altre persone in difficoltà al loro livello di "pezzenti" per poterle dominare.
Il bambino che, crescendo, non è stato in grado di separarsi dal proprio padre e dalla propria madre (uccisione delle relazioni col padre e con la madre) si identifica necessariamente con Dio, il suo padre ideale, dal quale fa derivare il proprio diritto alla violenza, la prepotenza, la prevaricazione per il proprio tornaconto personale; come il Dio della bibbia.
Scrive la psicologia sociale:
La teoria ha molte implicazioni interessanti, più di quante se ne possano qui indicare. Prima di tutto, se ne deduce che le persone autoritarie agiranno da dominatori e sfruttatori nei confronti dei deboli e dei subordinati, e da sottomessi e servili verso i forti o i superiori. Questa è una caratterizzazione appropriata del comportamento di molti nazisti: arroganti nel potere e servili e sottomessi nella sconfitta. In secondo luogo, fa ritenere che tali persone abbiano dei pregiudizi, non solo verso gli ebrei, ma anche verso i negri e altri gruppi minoritari. Inoltre, se si accetta che gran parte del pregiudizio e dell'etnocentrismo si basa su caratteristiche sottostanti della personalità, possiamo ritenere che tali atteggiamenti siano correlati con altri atteggiamenti, molto diversi - atteggiamenti politico-economici, atteggiamenti verso il potere, l'obbedienza, il sesso e cosi via. In terzo luogo, se il pregiudizio ha le sue basi soprattutto in una personalità autoritaria, allora sarà difficile cambiare o superare il pregiudizio a meno che chi possiede l'autorità non prenda posizioni energiche e inequivocabili contro il pregiudizio e la discriminazione. Anche se ciò avvenisse, la personalità autoritaria avrebbe ancora il problema di trovare una dislocazione alternativa alla sua ostilità repressa, o di dirigere altrimenti tale ostilità repressa verso chi possiede l'autorità.
Morton Deutsch e Robert M. Krauss, La psicologia sociale contemporanea, Editore Il Mulino, 1972, Da pag. 210 a pag. 211-212
A questo punto la psicologia e la psicoanalisi si concentrano sulle macro manifestazioni sociali. Sembrano quasi dimenticare l'individuo all'interno del concetto di "individuo massa".
Le persone che si identificano col Dio ebreo e cristiano assumono l'atteggiamento di:
"le persone autoritarie agiranno da dominatori e sfruttatori nei confronti dei deboli e dei subordinati, e da sottomessi e servili verso i forti o i superiori"
Questo tipo di educazione porta al bullismo dove il bullo si ritiene il Dio cristiano che fa violenza ai più deboli trasformati nelle sue vittime. Il mobbing nei luoghi di lavoro, nelle scuole, è il prodotto dell'identificazione delle persone col Dio cristiano che si ritiene in diritto di vessare il "Giobbe" di turno. La violenza sulle donne, la pederastia e la pedofilia, caratterizzano la violenza messa in atto da chi si identifica con il Dio ebreo e cristiano. Identificarsi con Dio significa ritenersi in diritto di dettare la morale agli altri e di sottrarre sé stessi alla morale proclamata.
Infatti, il Dio cristiano dice di non uccidere nei suoi comandamenti, ma lui uccide e stermina a seconda del proprio capriccio.
Il cristianesimo e l'ebraismo sono la malattia mortale della società.
Il peccato originale della psicologia e della psicoanalisi fu quello di non affrontare i fondamenti della religione cristiana e della religione ebraica consentendo il perpetuare della devastazione sociale alla quale psicologia e psicoanalisi proponevano vari placebo che non intervenivano sulle cause ma alimentavano l'illusione di poter affrontare i problemi.
Per questo motivo, al di là delle varie esperienze per comprendere le attitudini e le intenzioni del singolo individuo, buone per tribunali e uffici del personale, la psicoanalisi e la psicologia sono fallite in tutti i risultati che si erano prefisse fin dall'inizio.
Non affrontare l'ideologia ebrea e cristiana significa non affrontare le cause del disagio sociale e, in fondo, alle persone autoritarie che agiscono da dominatori e sfruttatori, la devastazione sociale, prodotta dal cristianesimo, è molto utile.
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