Per quanto Trump e gli ebrei si ritengano onnipotente come il loro Dio, difficilmente i popoli accetteranno di prostrarsi ai loro interessi anche se molti sono pronti a tradire le loro stesse nazioni.
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21 giugno 2026 cronache della religione pagana
1995 la guerra di Wojtyla e Ratzinger contro la donna
Quarta Conferenza Mondiale delle Nazioni Unite sulle Donne

Claudio Simeoni

Cronache mese di giugno 2026

21 giugno 2026

1995 la guerra di Wojtyla e Ratzinger contro la donna
Quarta Conferenza Mondiale delle Nazioni Unite sulle Donne

Nel 1995 continuava la guerra della chiesa cattolica contro la donna e i diritti delle donne in nome dell'assolutismo monarchico del Vaticano.

Alla necessità delle donne di conquistare e riaffermare i propri diritti sociali nelle società, il Vaticano continuava a riproporre gli schemi di sottomissione propri dell'ideologia cristiana. Schemi che ora non si presentavano più come ordini a cui le donne dovevano obbedire, ma come azioni paternalistiche con cui il Vaticano chiedeva alla società il riconoscimento del diritto a sé stesso di sottomettere e alle donne il diritto di essere sottomesse.

L'obbiettivo del Vaticano era quello di trovare spazi ideologici all'interno della Conferenza delle donne di Pechino del settembre 1995.

Il giornale il Gazzettino, il 26 agosto 1995 pubblica un articolo dal titolo Allarme del papa: sono a rischio i diritti e la dignità della donna a firma Ar. Pa.

Si legge nell'articolo:

Tramite il portavoce Navarro, la Santa Sede afferma che è inaccettabile voler ridurre tutte le questioni della dignità delle donne agli interessi e alle battaglie del femminismo estremista occidentale, e il cercare di imporre un orientamento minoritario a tutte le donne del mondo. «La Santa Sede - si legge in un testo consegnato ai giornalisti - va a Pechino con il desiderio e il proposito di dare il proprio contributo perché la Conferenza raggiunga un "consensus universale" sugli urgenti temi di interesse per la donna di oggi: e lo scopo sarà raggiunto se la grande Assemblea riuscirà a far prendere coscienza a tutti dei diritti della donna; se offrirà mezzi di protezione della maternità, della famiglia e delle esigenze della donna nella vita professionale; se riuscirà ad estirpare la violenza e la femminilizzazione della povertà; se troverà soluzioni efficaci per proteggere le donne emigranti e i flussi della popolazione tra Nord e Sud del mondo».

Si tratta di una dichiarazione di guerra contro le rivendicazioni delle donne dalla schiavitù e dalla sottomissione loro imposta dal Vaticano.

Cosa vuole il Vaticano?

Confermare la funzione di vacca sociale della donna, come ha sempre fatto nella storia, impedendo l'attività della donna nella società e relegandola nella maternità. Rinchiuderla entro le sbarre della famiglia come imposto dal sanguinario Paolo di Tarso. La violenza contro la donna si estirpa estirpando l'attività con cui il cristianesimo impone il ruolo sociale della donna attraverso la violenza educazionale cristiana sull'infanzia e se si fermerà il terrorismo cristiano e delle religioni assolutiste contro l'uguaglianza della donna nelle società civili.

Il proposito di Navarro è chiaro. Si tratta di usare l'estremismo criminale cristiano per far guerra al femminismo che presenta le necessità delle donne contro la violenza morale e sociale della chiesa cattolica.

Il momento è delicato, Wojtyla lo sa bene. La conferenza delle donne si tiene a Pechino e il Vaticano, come nazione colonialista che usa i missionari per destabilizzare le Istituzioni dei vari paesi, non solo non ha credito, ma la sua azione è indicata come azione eversiva contro il diritto democratico dei popoli.

Il Vaticano difende il proprio diritto a far guerra al preservativo affinché più donne si ammalino di AIDS in Africa e fa guerra all'aborto affermando di condannare chi obbliga le donne ad abortire evitando di condannare, allo stesso modo, chi obbliga le donne a non abortire per poi criminalizzarne la vita. Il Vaticano procede a sequestrare i loro bambini per farli stuprare dai preti cattolici.

Scrive ancora in quell'articolo Ar. Pa. su Il Gazzettino:

«Il valore sociale della casalinga viene proclamato ma ancora non si è prodotto in termini economici: se non si vuole approdare ad un salario, almeno ci sia un riconoscimento iniziale». «Non si fa violenza contro le donne solo con lo stupro, la guerra, le mutilazioni genitali, la prostituzione forzata, ma anche obbligandole alla sterilizzazione e all'aborto». E, per quanto si riferisce alla salute, se «ogni anno sono 4 milioni le donne che si infettano con l'Aids sono ben 150 milioni quelle che prendono la malaria, non di rado mortale».

Si fa violenza contro le donne con lo stupro, la guerra, le mutilazioni, ma anche col battesimo, la costrizione ad un ruolo sociale che non hanno scelto, impedendo loro il diritto d'aborto, il diritto al divorzio, con leggi che puniscono lo stupro come un delitto contro la morale, anziché contro la persona.

Ogni anno Il Vaticano, attraverso i missionari, fa infettare 4 milioni di donne di AIDS e allo stesso modo contribuisce ad infettare 150milioni di donne con la malaria.

E' in questo modo che il Vaticano intende presentarsi alla Conferenza delle Donne a Pechino del settembre del 1995.

Per dimostrare quanto è più buono il cristianesimo rispetto all'islamismo, il giornale Il Gazzettino del 27 agosto 1995 pubblica un articolo, privo di firma, dal titolo Algeria. Sgozzate e decapitate - Altre 9 donne, mogli di poliziotti, vittime degli integralisti.

In questo articolo si legge:

Donne rapite, decapitate, sgozzate, stuprate collettivamente. Il 20 luglio (ma lo si è saputo solo ieri) altre nove: sgozzate e poi decapitate. In Algeria le donne, in particolare le ragazze e le mogli dei poliziotti, sono tra i principali bersagli dei gruppi armati integralisti, che le considerano come un vero e proprio «bottino di guerra» nel confronto armato in corso da 3 anni. La furia dei terroristi contro le donne colpisce in particolare le più giovani, che vengono stuprate e uccise perché rifiutano di portare il velo islamico o semplicemente perché non vogliono rinunciare agli studi oppure perché non si sottomettono al matrimonio temporaneo (con i guerriglieri che poi se ne vanno), un'usanza sciita. Vietata dall'Islam sunnita.

E' indubbio che nel 1995 l'Algeria lottava contro il terrorismo integralista islamico, ma il terrorismo integralista islamico è equiparabile al terrorismo integralista cattolico praticato dal Vaticano In Italia. Le condizioni erano diverse e diversi i mezzi d'azione, ma la sofferenza indotta nella popolazione dal terrorismo islamico è uguale a quella introdotta nelle popolazioni dal cattolicesimo.

Sul giornale Il Gazzettino del 27 agosto 1995 appare un articolo dal titolo Donne e suore tra i massacratori - Ruanda. Duro rapporto inglese sull'eccidio tra Hutu e Tutsi. L'articolo non è firmato.

In questo articolo si legge:

Anche suore, infermiere e maestre l'anno scorso in Ruanda si sono trasformate in belve in seguito al montare dell'odio atavico e della brama di potere che ha scatenato il genocidio dell'etnia Hutu, allora al potere, contro i rivali Tutsi, da questi poi ricambiato con massacri sistematici.

L'articolo ha lo scopo di minimizzare l'attività dei cattolici durante il genocidio e di allontanare l'attenzione dal Vaticano quale responsabile primo del genocidio. Ovviamente hanno concorso più cause, ma alla base di tutto c'è l'attività dei missionari cristiani che spargono odio razziale fra le popolazioni per poterle dividere e controllare.

Il giornale La Repubblica del 27 agosto 1995 pubblica un articolo a firma di Stefano Citati dal titolo Suore e bambini killer spietati a pag. 14 dove si legge:

Chi, come Deogratias Niyonzima, prete tutsi del Burundi, incitava a «uccidere prima che uccidano noi». Chi, come il reverendo Wenceslas Munyeshyaka davanti alla chiesa della Santa Famiglia di Rigali, aspettava, elenchi e mitra alla mano, le sue vittime. E poi c'era chi, come Felicitee Semakuba, incinta di qualche mese, sparava lo stesso raffiche di mitra e lanciava granate sulla collina di Kibuye contro i profughi accerchiati. E, visto che nella guerra civile e genocida del Ruanda nessuno si è risparmiato dall'affondare le mani nel sangue dell'etnia nemica, c' erano anche suor Gertrude e suor Julienne che passavano le tattiche di benzina agli Interhamwe, le milizie hutu, che dovevano bruciare i villaggi, e con essi i tutsi, vivi, chiusi nelle loro capanne.

E' il terrorismo del Vaticano. La sua pratica di diffusione del razzismo che nega, quando deve presentare la propaganda a favore del Vaticano, ma non condanna né nelle azioni di Gesù, del suo Dio o le azioni delle bande missionarie che spargono terrore nel mondo.

Il giornale La Repubblica del 30 agosto 1995 pubblica un articolo a firma di Marco Politi dal titolo Il papa: "Uomini, pentitevi"

Scrive nell'articolo il giornale La Repubblica:

CITTà DEL VATICANO - Con un messaggio di incoraggiamento all'emancipazione femminile Giovanni Paolo II ha dato il suo viatico alla delegazione vaticana in partenza per Pechino. Mary Ann Glendon, la professoressa di Harvard scelta come primo capo missione donna nella storia della Santa Sede, è stata ricevuta in udienza dal pontefice.

Appare evidente che "avere una vagina in mezzo alle gambe" non è sufficiente per garantire complicità di interessi con le donne. Anche se Wojtyla ha usato un capo delegazione del Vaticano che biologicamente è donna, si tratta di una donna sottomessa all'assolutismo Vaticano e, in quanto tale, paladina della sottomissione delle donne in nome dell'assolutismo Vaticano. Dal momento che non le sarà consentito bruciare le donne di altre delegazioni che portano idee diverse, sarà costretta a mediare per salvare il salvabile dell'oscurantismo religioso e sociale del Vaticano.

Scrive ancora l'articolo di La Repubblica:

All'appuntamento di Pechino il Vaticano arriva con una posizione diversa rispetto al Cairo. L'anno scorso papa Wojtyla si era infilato nel tunnel della questione aborto sì-aborto no, attirando sulla Chiesa l'irritazione di Stati e organizzazioni che volevano semplicemente stabilire il diritto della donna a vivere ogni fase della sua vita riproduttiva in condizioni di sicurezza sanitaria.

Al Cairo il Vaticano era stato sconfitto nella sua crociata contro il diritto delle donne di usare il proprio corpo. Questa sconfitta aveva emarginato il Vaticano che ora si presenta a Pechino come colui che vuole possedere il corpo delle donne per i propri fini.

L'uguaglianza della donna, con le sue specificità, nella società si ottiene combattendo la volontà di sottomettere del Vaticano. Gli Stati hanno compreso questo e vedono nel Vaticano il nemico del progresso sociale che non può prescindere dal diritto della donna di disporre del proprio corpo.

Scrive ancora l'articolo di La Repubblica:

A Pechino i temi sono molti e se da un lato l'opposizione vaticana al femminismo storico (e alle questioni della contraccezione e dell'aborto) rimane viscerale, sul versante dell'emancipazione in senso lato la delegazione della Santa Sede è decisa a rafforzare il fronte degli Stati che si battono contro ogni oscurantismo di natura religiosa (vedi l'integralismo islamico) o genericamente tradizionale.

"rafforzare il fronte degli Stati che si battono contro ogni oscurantismo di natura religiosa" significa portare avanti una crociata contro quei paesi che stanno faticando per uscire dalla condizione di medioevo in cui i cristiani li hanno costretti attraverso il colonialismo, le stragi e gli omicidi.

La delegazione del Vaticano parte per Pechino con l'intento di fare guerra contro chi considera diverso, per religione e morale, al fine di legittimare la sua religione e la sua imposizione morale sulle donne.

Scrive ancora l'articolo di La Repubblica:

Un tema a parte è rappresentato dalla famiglia. Il Vaticano è naturalmente a favore del rafforzamento delle norme a tutela dell'istituto familiare visto come «unità fondamentale della società». E' un problema che, sfrondato dalle sue valenze ideologiche, è egualmente attuale sia nelle società sviluppate, dove è in corso una riflessione e in qualche modo una rivalutazione della funzione della famiglia, sia nei paesi del Terzo Mondo dove i ceti più poveri sono privi di provvidenze sociali di base ormai acquisite nei nostri paesi.

Il Vaticano è intenzionato a difendere la "famiglia dei ruoli", quella famiglia che impone obblighi di obbedienza alle persone nei confronti del padrone che governa la famiglia in nome e per conto di Dio. La dissoluzione della famiglia, come intesa da Vaticano, è uno dei momenti fondamentali che porta all'uguaglianza dell'uomo con la donna. Nel 1975 è stato introdotto il diritto di famiglia iniziando a minare l'assolutismo della famiglia come voluta dal Vaticano.

Alla parità uomo-donna, i cattolici hanno reagito con centinaia di femminicidi. Uccidevano le donne che "non volevano stare al loro posto". Tutto il sangue della violenza ricade sulle mani di tutti i cattolici.

L'articolo di La Repubblica, infine, ci ricorda:

Sono prevedibili, invece, scontri furiosi in tutto ciò che può attenere alla salute sessuale, che comprende il diritto della donna di interrompere una gravidanza senza il consenso del marito o del diritto di una minore di non dipendere dall'autorizzazione dei genitori.

Disarticolare il dominio della morale cattolica sulle persone è il requisito fondamentale affinché una società possa emanciparsi e far della propria democrazia un istituto capace di rifiutare la morale criminale del Vaticano.

Come si può leggere, il Vaticano gioca sulla pelle delle donne per continuare a mantenerle come serve della società, prive del diritto di controllare il proprio corpo e sottomesse a mariti e a figli in nome dell'assolutismo del Dio padrone.

Il 12 settembre 1995 il giornale La Repubblica pubblica un articolo a firma di Marco Politi dal titolo "Il Vaticano cede sull'aborto - Lo schieramento laico sfonda su altri tre punti riguardanti sessualità, famiglia e religione"che riassume i risultati della Conferenza delle Donne di Pechino.

Scrive Marco Politi:

PECHINO - La Chiesa cattolica accetta la depenalizzazione dell'aborto. è la grande svolta della conferenza delle donne di Pechino, il segno che il Vaticano dopo 1' aspra contrapposizione del Cairo ha realmente imboccato la via di un recupero del rapporto con il mondo femminile. Nell'arco della giornata di ieri lo schieramento laico ha sfondato su quattro punti essenziali.
Sessualità: «I diritti umani della donna includono il suo diritto a controllare e decidere liberamente nelle questioni riguardanti la sua sessualità, compresa la salute riproduttiva, senza vedersi soggetta a coercizione, discriminazione e violenza». (Si tratta dei cosiddetti diritti sessuali, anche se la parola non è stata usata). I rapporti di coppia sono definiti egualitari. Si esige «rispetto e consenso reciproco e una responsabilità condivisa del comportamento sessuale e delle sue conseguenze». Almeno sulla carta è la cancellazione della sudditanza femminile promossa dal fondamentalismo islamico.
Aborto: «Considerare la possibilità di rivedere le leggi le quali prevedono misure punitive contro le donne, che hanno praticato aborti illegali». E' la via della depenalizzazione. Il papa vi arriva a quindici anni dal referendum in Italia.
Famiglia: «In differenti sistemi culturali, sociali e politici esistono varie forme di famiglia... La cura dei figli richiede una responsabilità condivisa dai genitori, donne e uomini, nonché della società... La maternità e il ruolo delle donne nella procreazione non devono essere la base di una discriminazione o limitazione della piena partecipazione delle donne nella società». E' la vittoria di una concezione della maternità, che nulla nega alla natura, ma non ingessa le possibilità di avanzamento sociale della donna.
Religione: «E' riconosciuto che ogni forma di estremismo può avere un impatto negativo sulle donne e può condurre a violenza e discriminazione». Per la prima volta un documento internazionale collega il fondamentalismo (di qualsiasi confessione) alla violenza contro le donne, togliendogli lo scudo e la scusa della fede.

La Conferenza delle donne di Pechino si chiude con la sconfitta del Vaticano. L'estremismo delle religioni rivelate è stato censurato, dichiarato nemico delle donne. Se le religioni dominanti considerano l'estremismo "altro da sé" le società civili, che non pensano all'uomo come creato ad immagine e somiglianza di un Dio pazzo, cretino e deficiente, considerano tutte le religioni rivelate, cristianesimo, ebraismo, islamismo e buddismo, come strutture fondamentaliste ed estremiste che in nome di Dio combattono le democrazie introducendo elementi assolutistici in ciò che dovrebbe essere l'uguaglianza fra gli uomini.

Il Vaticano ne esce sconfitto. Una sconfitta che non ha valore giuridico, ma solo valore sociale. Alimenta la consapevolezza fra le persone che le religioni sono nemiche della libertà della donna. Alimenta la consapevolezza della possibilità di disporre del proprio corpo; religioni assolutiste come ostacoli per impedire la realizzazione del principio di uguaglianza nelle società democratiche.

Il Vaticano ha bisogno della violenza della famiglia sui figli al fine di poter disporre di materiale umano infantile da stuprare ad imitazione di Cristo. Il Gesù dei cristiani, arrestato col bambino nudo, trova i preti cattolici imitatori del loro Gesù. Tutta la difesa della famiglia, fatta dal Vaticano durante la Conferenza delle donne di Pechino, aveva il solo scopo di garantirsi bambini e bambine da stuprare.

Il giornale La Repubblica del 26 ottobre 1995 pubblica un articolo a firma di Arturo Zampaglione dal titolo I vescovi e la pedofilia "abbiamo gravi colpe" - Svolta nella chiesa dopo la condanna a 16 anni di un prete".

L'articolo si può dividere in due parti. La prima parte, il fatto. La seconda parte, la propaganda con cui la chiesa cattolica chiede comprensione parlando di errori e non di atti criminali da lei sollecitati, occultati e voluti. Ci penserà un documento, il Crimen sollicitationis, che dimostrerà la malafede della chiesa cattolica.

Scrive La Repubblica nell'articolo:

NEW YORK - Immobile, con gli occhi rivolti in basso, padre Tommaso Schaefer ha chiesto scusa alle vittime e ha ascoltato la sentenza del tribunale di Washington: sedici anni di prigione per aver carezzato, baciato, palpeggiato, molestato sessualmente decine di chierichetti della capitale e di varie parrocchie del Maryland durante la sua trentennale attività pastorale. La condanna di Padre Schaefer, il 19 ottobre, ha confermato quanto fosse profonda la piaga della pedofilia nella Chiesa cattolica americana. Ma ha anche convinto le gerarchie ecclesiastiche ad agire: oggi la conferenza episcopale pubblicherà un documento intitolato "Una strada nella luce. Una risposta pastorale agli abusi sessuali sui bambini", che rappresenta una svolta nel modo in cui la Chiesa affronta il problema.

Si tratta solo di una singola vicenda. Una in milioni di vicende simili. Molte altre verranno svelate nel corso degli anni, ma un infinito numero non verrà mai alla luce.

La sconfitta morale della chiesa cattolica alla conferenza delle donne di Pechino contribuirà a sollecitare il venir alla luce delle pratiche criminali della chiesa cattolica come gli stupri messi in atto dai missionari in Africa, America Latina, Asia. Stupri e violenze alle quali le popolazioni di quei paesi, quando potranno, si ribelleranno e la chiesa cattolica, con tutta la sua ipocrisia e vigliaccheria, cercherà di legittimare indicando i criminali, vittime della giustizia popolare, come martiri della fede.

Per la chiesa cattolica, stuprare i bambini è un diritto e tanto più le persone sono povere e in difficoltà, tanto più la chiesa cattolica si compiace di poterle stuprare ad imitazione di cristo.

La libertà dell'uomo passa attraverso la libertà della donna e dei bambini. La libertà di disporre del proprio corpo per poter costruire il proprio futuro in una società che garantisce i diritti sociali ai cittadini contro la violenza della chiesa cattolica e dei suoi servi politici.

La Quarta Conferenza Mondiale delle Nazioni Unite sulle Donne, tenutasi a Pechino dal 4 al 15 settembre 1995, è stata uno degli eventi più rivoluzionari nella storia dei diritti umani. Ha riunito rappresentanti di 189 governi e oltre 30.000 attiviste, passando alla storia per aver sancito ufficialmente che i diritti delle donne sono diritti umani universali.

 

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