La guerra si sta estendendo. L'Europa entra in guerra. Gli USA continuano col loro delirio di onnipotenza. Israele macella i popoli confinanti con l'aiuto militare dell'Europa.
La questione non è su chi vincerà la guerra, ma su chi sarà in grado di ricostruire dalle rovine.
Agosto 2026: la filosofia metafisica della Religione Pagana.
27 agosto 2026

Le persone ignorano quanto danno ha fatto il neoplatonismo per favorire il cristianesimo e il suo odio sociale.
Non è gratis pensare una cosa piuttosto che un'altra se non si è pronti ad assumersi la responsabilità delle conseguenze di quanto si pensa e si sostiene.
Ci fu un tempo in cui apprezzavo i neoplatonici per la loro opposizione al cristianesimo fra il II e il IV secolo d.c., però non conoscevo né la loro filosofia, né le dinamiche attraverso le quali giustificavano il loro pensiero in relazione all'ambiente in cui vivevano.
Non avevo mai preso visione dei frammenti relativi alla "Filosofia rivelata dagli oracoli" di Porfirio. Porfirio sembra che fosse dapprima cristiano e poi passò al neoplatonismo affiancando Plotino. Forse questo non è mai avvenuto, tuttavia spiegherebbe la continuità ideologica fra il neoplatonismo e il cristianesimo.
Porfirio nasce nel 233 e muore nel 305. Siamo in un periodo in cui il cristianesimo è da poco diventato una religione ufficiale dell'impero romano. Il neopaganesimo è ancora giovane. Giamblico è dello stesso periodo mentre Plutarco di Atene verrà dopo fondando la nuova Accademia di Atene che rigetterà l'indirizzo scettico, di Pirrone e Carneade, per ritornare al platonismo rivisitato da Plotino, Porfirio e Giamblico.
L'opera di Porfirio, "Filosofia rivelata dagli Oracoli" è andata perduta. Probabilmente distrutta dai cristiani. A noi sono rimaste soltanto delle citazioni fatte dai cristiani per confutare l'opera di Porfirio.
Una di queste è riportata da Eusebio di Cesarea (265–340 d.C.):
«Porfirio nel terzo libro della Filosofia rivelata dagli oracoli ha scritto, raccontando in questo punto più o meno alla lettera: "Ad alcuni potrebbe sembrare come un paradosso ciò che fra poco stiamo per dire. Infatti gli dei hanno dichiarato che Cristo è religiosissimo ed è divenuto immortale e lo ricordano con parole benevole" E poco dopo continua: "Dunque riguardo a coloro che domandavano se Cristo fosse dio, (Ecate) rispose: 'Tu sai che l'anima immortale sopravvive al corpo, ma quando è divisa dalla sapienza, va sempre errando. Quell'anima è di un (uomo) estremamente pio'. Pertanto definì estremamente religioso lui e la sua anima, come quella di altri uomini religiosi, e (disse) che dopo la morte divenne immortale, essa, che i Cristiani venerano per errore. E a chi domandava il perché (scil. Gesù) era stato sottoposto al più severo castigo (scil. alla crocifissione), la (dea) rispose: 'Il corpo è sempre esposto a prove che lo indeboliscono; ma l'anima degli (uomini) religiosi risiede nella dimora celeste'. E immediatamente dopo l'oracolo aggiunge: 'dunque Egli è (un uomo) pio e come (gli uomini) pii è salito nei cieli. Perciò tu non lo insulterai, ma avrai pietà dell'ignoranza degli uomini"».
Tratto da: Porfirio, "Filosofia rivelata dagli oracoli", con i frammenti di magia, stregoneria, teosofia e teurgia, a cura di Giuseppe Girgenti e Giuseppe Muscolino, Editore Bompiani, 2011, pag. 153
Plotino non è in grado di criticare Gesù di Nazareth per le sue affermazioni e nemmeno per le sue azioni atroci. Deve concedergli una "dignità presupposta" per evitare il conflitto con i cristiani. La mancanza di critica ai contenuti ideologici del cristianesimo ci porta a sostenere che i contenuti ideologici del cristianesimo erano i medesimi contenuti ideologici dei neoplatonici che criticavano la figura di Gesù, ma non i suoi principi per non criticare loro stessi.
Lo stesso discorso è ripreso anche da Agostino d'Ippona nella "Città di Dio contro i pagani" che, al discorso di Ecate benevola col Gesù di Nazareth, contrappone discorsi di Apollo che apparentemente appaiono di condanna del Gesù di Nazareth, ma che, di fatto, si limitano a discutere della persona senza discutere o condannare la dottrina.
Scrive Agostino d'Ippona:
Nei libri intitolati Filosofia degli oracoli, Porfirio raccoglie e trascrive quelli che sono considerati gli oracoli divini, riguardanti questioni filosofiche. Questa è la traduzione in latino dal greco delle sue parole: «Ad uno che lo interrogava circa la divinità da propiziare per strappare sua moglie al cristianesimo, Apollo rispose in versi». Seguono quindi le presunte parole di Apollo: «Probabilmente ti sarà più facile scrivere con lettere in acqua o volare nell'aria come un uccello, gonfiando le tue ali leggere, piuttosto che richiamare il sentimento della moglie, contaminata ed empia. Continui perciò a perseverare quanto vuole nelle sue vuote menzogne, cantando con lamenti menzogneri la morte di Dio che, condannato da giudici di retto sentire, una pessima morte, assieme alla spada, uccise pubblicamente». Dopo questi versi di Apollo, tradotti in latino senza rispettare la metrica, aggiunse: «In tal modo egli manifesto una condanna irrimediabile verso i cristiani, affermando che i Giudei accolgono Dio meglio di loro». Così, squalificando Cristo, antepose i Giudei ai cristiani, riconoscendo che i primi accolgono Dio.
In tal modo quindi egli presentò i versi di Apollo, dove si afferma che Cristo fu ucciso da giudici di retto sentire, che fu punito a buon diritto con giusto giudizio. Quello che Apollo, vate menzognero, ha affermato di Cristo, e come Porfirio vi abbia creduto o egli stesso abbia attribuito a quel vate ciò che non disse, tutto questo è affar loro. Noi valuteremo in seguito la sua coerenza e l'accordo che produce fra gli stessi oracoli. Qui comunque egli ritiene retto il giudizio dei Giudei, come coloro, che hanno accolto Dio, intorno a Cristo, pensando che Egli dovesse essere condannato alla peggiore delle morti. In ogni caso si dovevano ascoltare le parole del Dio dei Giudei, cui egli rende testimonianza:
Colui che offre un sacrificio agli dèi, oltre al solo Signore, sarà votato allo sterminio [Esodo 22, 19].
Ma veniamo ad affermazioni più chiare ed ascoltiamo ciò che Porfirio dice della grandezza del Dio dei Giudei. Infatti, riguardo alla domanda posta ad Apollo sulla superiorità della parola o della ragione o della legge, disse: «Rispose con i versi seguenti». Seguono quindi i versi di Apollo, fra i quali, citando quel che può bastare, sono questi: «Davanti a Dio, generatore e re prima di tutte le cose, tremano il cielo, la terra, il mare, le profondità degli inferi e rabbrividiscono persino i numi; la loro legge è il Padre, che gli Ebrei nella loro santità onorano molto». Con questo oracolo del proprio dio Apollo, Porfirio ha parlato del grande Dio degli Ebrei, dinanzi al quale anche i numi rabbrividiscono.
Agostino d'Ippona, "La città di Dio contro i Pagani", libro XIX, 23, Editore Bompiani, 2015, pag. 978-979
Il discorso di Apollo a proposito dell'impossibilità di portare un cristiano in una diversa dimensione religiosa è corretta, ma, probabilmente, non per le cause che pensa Porfirio. Il cristianesimo manipola le persone così profondamente nella psiche e nelle emozioni che il cristiano non può vivere senza l'idea di un padrone dal quale dipendere.
"Lasciala morire con le sue convinzioni" dice l'oracolo. Nessuno spiega perché e come quella donna è diventata cristiana. A Porfirio non interessa. Porfirio vive l'idea del "conosci te stesso" non l'idea eraclitea "diventa e modifica te stesso".
Come si può notare, la contrapposizione fra cristiani e neoplatonici non verte su ciò che si pensa o su ciò che pensano i cristiani in contrapposizione ai neoplatonici. La contrapposizione verte sulla persona che deve essere il loro padrone.
Si discute sulla persona di Gesù di Nazareth, ma non su ciò che pensa o fa Gesù di Nazareth.
Allo stesso tempo, da quanto scrive Agostino d'Ippona, Il Dio degli ebrei è allo stesso tempo il Dio di Porfirio e il Dio di Agostino d'Ippona. Per questo Agostino d'Ippona minaccia Porfirio proprio con le parole del Dio degli ebrei espresse nell'Esodo.
In questo contesto sembra abbia un buon gioco retorico Agostino d'Ippona nel classificare Apollo e Ecate come dei demoni menzogneri dal momento che lo stesso Porfirio sottomette gli Dèi che nomina al Dio degli ebrei e, per estensione, dei cristiani.
Scrive Agostino d'Ippona:
Indubbiamente Porfirio ha parlato bene di Dio Padre e ha indicato con quali forme di vita lo si debba venerare; i libri profetici degli Ebrei sono pieni di questi precetti, dove la vita dei santi viene prescritta o lodata. Quello si sbaglia però solo a proposito dei cristiani, o prende a calunniarli proprio come vogliono quei demoni che egli ritiene dèi. Come se non si potessero facilmente richiamare tutte le sconcezze indecorose che si rappresentavano come omaggio verso gli dèi nei teatri e nei templi e badare poi a ciò che si dice, si legge e si ascolta nelle chiese o anche quali offerte vengono presentate a Dio, per comprendere dove si edificano i costumi e dove invece essi si distruggono!
Agostino d'Ippona, "La città di Dio contro i Pagani", libro XIX, 23, Editore Bompiani, 2015, pag. 982
Porfirio non è Pagano, Porfirio è neoplatonico ed esercita il medesimo pensiero ideologico dei cristiani anche se non è in grado di negare la realtà degli Dèi che, dal medioplatonismo al neoplatonismo, seguendo l'ideologia di Platone, sono stati identificati con i demoni.
Dèi che vengono aggrediti nella loro rappresentazione, dal momento che i cristiani vogliono controllare l'uomo controllando la sua sessualità e non tollerano che il divino offra all'uomo modelli comportamentali diversi dall'astinenza e dall'idea della sessualità come attività da condannare.
Porfirio ha aperto le porte al cristianesimo manifestando i medesimi contenuti ideologici come si può dedurre dalle "Sentenze sugli intellegibili" quando, fra l'altro scrive:
Dio è ovunque perché non è in nessun luogo, l'intelligenza è ovunque perché non è in nessun luogo, l'Anima è ovunque perché non è in nessun luogo. Ma Dio è ovunque e in nessun luogo rispetto a tutto ciò che da Lui procede - solo a Lui è proprio essere come è e come vuole l'intelligenza è invece in Dio, mentre è ovunque e in nessun luogo rispetto a ciò che procede da Lui; e l'Anima è nell'intelligenza e in Dio, mentre è ovunque e in nessun luogo nel corpo; infine il corpo è nell'Anima, nell'intelligenza e in Dio. E se tutti gli enti e tutti i non-enti vengono da Dio e sono in Dio, Lui al contrario non è né gli enti né i non-enti, né è in essi - se infatti fosse soltanto ovunque, Egli sarebbe tutte le cose e in tutte le cose -; però Egli non è in nessun luogo, per cui tutte le cose procedono da Lui ed in Lui in quanto Egli è ovunque, ma sono diverse da Lui in quanto non è in nessun luogo; allo stesso modo, l'intelligenza, essendo ovunque e in nessun luogo, è causa delle Anime e delle realtà che vengono dopo di esse, pur non essendo l'Anima né alcuna realtà successiva all'Anima, né essendo in esse: infatti non solo è ovunque ma anche in nessun luogo rispetto a ciò che viene dopo di Sé; così l'Anima non è il corpo né è nel corpo, ma è causa dei corpi, perché rispetto al corpo è ovunque e in nessun luogo. E la processione dell'intera realtà avanza fino a ciò che non può essere contemporaneamente ovunque e in nessun luogo, ma che partecipa in parte di entrambe le situazioni.
Tratto da: Porfirio, "Sentenze sugli intellegibili", Editore Rusconi, 1996, pag. 123
Il concetto della relazione fra Dio e il mondo espresso da Porfirio è il concetto di relazione fra Dio e il mondo fatto proprio dai cristiani.
Il Dio di Porfirio, come il Dio dei cristiani, è allo stesso tempo trascendenza, perché irraggiungibile dagli enti, e immanenza, perché comprende gli enti ed agisce attraverso questi mediante l'anima.
E' un concetto ripreso anche da filosofi relativamente recenti teso a spiegare il controllo esercitato da Dio sulla realtà quotidiana e sugli Esseri Umani che in quella realtà agiscono solo secondo i voleri di Dio (salvo non attribuire a Dio conseguenze ed effetti perversi delle azioni).
In questo modo il neoplatonismo aprì la strada al cristianesimo fornendogli concetti sull'interpretazione di una realtà ontologica che non erano presente nella bibbia degli ebrei e che hanno finito per giustificare la bibbia e l'odio che la bibbia veicola nel mondo e nella vita degli uomini.
Il Dio che con un colpo di bacchetta magica, nella Genesi, crea la luce dopo essersi svegliato da chissà quale sonno eterno diventa:
Dio è ovunque perché non è in nessun luogo, l'intelligenza è ovunque perché non è in nessun luogo, l'Anima è ovunque perché non è in nessun luogo.
Non domina dall'alto dei cieli, ma da ogni luogo. Onnipresente e, comunque, sempre assente.
In questa logica, con un gioco di equilibri sofisti, l'intelligenza è in Dio e l'anima è nell'intelligenza che, non essendo in nessun luogo, è causa delle anime.
Ogni cosa procede da Dio attraverso una gerarchia di cause dove il fenomeno non è presente in potenza nella causa, ma diventa distinto dalla causa quasi senza mantenere un rapporto con la causa:
"l'Anima non è il corpo né è nel corpo, ma è causa dei corpi, perché rispetto al corpo è ovunque e in nessun luogo."
Un effetto creato magicamente da Dio.
La separazione dell'ideologia di Porfirio dal Paganesimo è totale come è totale l'adesione di Porfirio al cristianesimo.
Quando mai si è assistito ad anime senza i corpi? E' il corpo, il corpo vivente, che manifesta quanto Porfirio attribuisce all'anima. Solo che ora, la separazione anima e corpo inventata da Platone, si è ideologicamente radicalizzata. Non si parla più dell'uomo che abita il mondo né si cerca di comprendere come funziona il mondo in cui l'uomo vive.
Ora si esalta il padrone dell'uomo, Dio, e si è all'affannosa ricerca di come Dio domina l'uomo e le ragioni di Dio per legittimare il suo dominio sull'uomo.
E' in questo modo che i neoplatonici, come Porfirio, hanno aiutato i cristiani a devastare le società civili umane in nome e per conto di Dio.
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