La guerra si sta estendendo. L'Europa entra in guerra. Gli USA continuano col loro delirio di onnipotenza. Israele macella i popoli confinanti con l'aiuto militare dell'Europa.
La questione non è su chi vincerà la guerra, ma su chi sarà in grado di ricostruire dalle rovine.
Agosto 2026: la Religione Pagana fra filosofia metafisica, psicologia, problemi sociali e cronaca quotidiana.
Argomenti del sito Religione Pagana
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14 agosto 2026
Lo Stregone sfida sé stesso, si modifica percorrendo i mutamenti; il filosofo pensa sé stesso e offre il prodotto del proprio pensato. Lo Stregone abita il mondo esponendo sé stesso; ingannarsi significa esporsi al pericolo. Il filosofo racconta ciò che immagina e raccoglie ammirazione per la sua immaginazione. Lo Stregone abita il mondo; il filosofo abita sé stesso.
Lo Stregone afferra il nuovo che incontra nei suoi viaggi modificando la propria percezione della realtà e lo impone alla ragione; il filosofo elabora la cultura del suo tempo con cui promuovere sé stesso e il proprio pensiero. Lo liscia e lo analizza inserendolo nella sua ragione, formata dalla cultura del suo tempo, attraverso la sua logica e la sua erudizione.
Chi ha scritto gli Oracoli Caldaici?
Giuliano il Teurgo (genericamente, II secolo d.c.)
Sembra che abbia scritto lui gli Oracoli Caldaici. Figlio di Giuliano il Caldeo. Viene classificato spesso come un "medio platonico", ma non si capisce bene quali siano gli elementi che lo associano a Platone dal momento che gli Oracoli Caldaici sembra essere la sua unica opera.
Sembra che Giuliano il Teurgo abbia inventato il termine Teurgia che discosta dal termine teologia perché mentre la teologia è lo studio del divino, la teurgia è l'agire nel mondo come un Dio.
Detto questo insieme di ipotesi, di Giuliano il Teurgo, non si sa nulla.
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11 agosto 2026

Modificare le regole della seconda parte della Costituzione della Repubblica Italiana. Non si tratta di proposte fatte da un giurista, ma si tratta di una serie di osservazioni di chi ha vissuto le regole della Costituzione Italiana e, per averlo fatto, è stato torturato dalle Istituzione che ancora applicavano il diritto assolutista dell'Italia fascista nonostante la Costituzione.
La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge.
Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata.
Nel processo penale, la legge assicura che la persona accusata di un reato sia, nel più breve tempo possibile, informata riservatamente della natura e dei motivi dell'accusa elevata a suo carico; disponga del tempo e delle condizioni necessari per preparare la sua difesa; abbia la facoltà, davanti al giudice, di interrogare o di far interrogare le persone che rendono dichiarazioni a suo carico, di ottenere la convocazione e l'interrogatorio di persone a sua difesa nelle stesse condizioni dell'accusa e l'acquisizione di ogni altro mezzo di prova a suo favore; sia assistita da un interprete se non comprende o non parla la lingua impiegata nel processo.
Il processo penale è regolato dal principio del contraddittorio nella formazione della prova. La colpevolezza dell'imputato non può essere provata sulla base di dichiarazioni rese da chi, per libera scelta, si è sempre volontariamente sottratto all'interrogatorio da parte dell'imputato o del suo difensore.
La legge regola i casi in cui la formazione della prova non ha luogo in contraddittorio per consenso dell'imputato o per accertata impossibilità di natura oggettiva o per effetto di provata condotta illecita.
Tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati.
Contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale, pronunciati dagli organi giurisdizionali ordinari o speciali, è sempre ammesso ricorso in Cassazione per violazione di legge.
Si può derogare a tale norma soltanto per le sentenze dei tribunali militari in tempo di guerra.
Contro le decisioni del Consiglio di Stato e della Corte dei conti il ricorso in Cassazione è ammesso per i soli motivi inerenti alla giurisdizione.
La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla Costituzione.
Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, ogni imputato deve essere messo nelle condizioni di difendersi. Sono vietati gli avvocati che, imposti da un giudice di parte, impediscono all'imputato di difendersi davanti a giudice terzo e imparziale.
La durata dei processi non può superare, nei tre gradi di giudizio, la pena massima prevista dal reato contestato o riconosciuto in primo grado.
Nel processo penale, la legge assicura che la persona accusata di un reato sia, nel più breve tempo possibile, informata riservatamente della natura e dei motivi dell'accusa elevata a suo carico; disponga del tempo e delle condizioni necessari per preparare la sua difesa; abbia la facoltà, davanti al giudice, di interrogare le persone che rendono dichiarazioni a suo carico, di ottenere la convocazione e l'interrogatorio di persone a sua difesa nelle stesse condizioni dell'accusa e l'acquisizione di ogni altro mezzo di prova a suo favore; sia assistita da un interprete se non comprende o non parla la lingua impiegata nel processo.
Il Pubblico Ministero deve informarsi che l'istruzione della persona imputata sia stata tale da consentire alla persona di commettere il reato contestato consapevole che il fatto costituiva quel reato, delle implicazioni del fatto, delle alternative che la persona aveva anziché commettere quel reato.
La persona inconsapevole che gli atti da lei commessi costituiscono reato, quel reato, non può essere imputata.
Il processo penale è regolato dal principio del contraddittorio nella formazione della prova fra imputato e Pubblico Ministero. La colpevolezza dell'imputato non può essere provata sulla base di dichiarazioni rese da chi, per libera scelta, si è sempre volontariamente sottratto all'interrogatorio da parte dell'imputato.
Le prove devono essere raccolte prima che il colpevole sia definito come imputato. Non possono essere raccolte prove con la tortura, l'intimidazione, il ricatto dell'individuo arrestato. Il Pubblico Ministero non può raccogliere prove o indicazioni di reato dall'arrestato mediante torture, intimidazioni, ricatto o minacce. All'imputato non possono essere estorti consensi che possano danneggiare la sua difesa in nessun momento del procedimento. Tutte le dichiarazioni raccolte dalla polizia Giudiziaria dopo l'arresto si presumono estorte mediante la violenza e la tortura. In quel caso la Polizia Giudiziaria va processata per delitto: è una questione di sicurezza nazionale.
Tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati.
Contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale, pronunciati dagli organi giurisdizionali ordinari o speciali, è sempre ammesso ricorso in Cassazione e, in caso di rigetto, chi ha emesso il provvedimento deve essere sanzionato.
Contro le decisioni del Consiglio di Stato e della Corte dei conti il ricorso in Cassazione è ammesso sempre.
Il pubblico ministero ha l'obbligo di esercitare l'azione penale.
OKContro gli atti della pubblica amministrazione è sempre ammessa la tutela giurisdizionale dei diritti e degli interessi legittimi dinanzi agli organi di giurisdizione ordinaria o amministrativa.
Tale tutela giurisdizionale non può essere esclusa o limitata a particolari mezzi di impugnazione o per determinate categorie di atti.
La legge determina quali organi di giurisdizione possono annullare gli atti della pubblica amministrazione nei casi e con gli effetti previsti dalla legge stessa.
Contro gli atti della pubblica amministrazione è sempre ammessa la tutela giurisdizionale dei diritti e degli interessi legittimi dinanzi agli organi di giurisdizione ordinaria o amministrativa.
Le sentenze, contro gli atti della pubblica amministrazione, comportano l'immediato riconoscimento dei diritti del ricorrente.
Tale tutela giurisdizionale non può essere esclusa o limitata a particolari mezzi di impugnazione o per determinate categorie di atti.
La legge determina quali organi di giurisdizione possono annullare gli atti della pubblica amministrazione salvo nel caso in cui gli atti della pubblica amministrazione attentino ai principi fondamentali della Costituzione. In questo caso, contro la pubblica amministrazione, si procede per delitto: non è ammessa la ricostruzione dello Stato fascista attraverso atti amministrativi che costringano i cittadini a rinunciare ai diritti Costituzionali.
Purtroppo non esiste il "giusto processo" se non fra chi ha mezzi e conoscenze economiche e politiche.
Il Pubblico Ministero chiede il rinvio a giudizio delle persone nascondendo prove e delegittimando ogni affermazione delle persone che non coincidono con i suoi preconcetti. Il Pubblico Ministero, quando ha persone deboli, si allea con l'avvocato difensore e impedisce agli imputati di difendersi agomentando le loro ragioni.
E' accaduto a me un paio di anni or sono, circa, al tribunale di Belluno dove un processo fu istruito al solo fine di legittimare la violenza sui bambini ad opera di suore cattoliche dell'asilo Sanguinazzi a Feltre. La mia indignazione per quella violenza fu portata a processo (non avevo usato le paroline che piacciono tanto al Dio padrone che chiede deferenza) dove si costituì, di fatto, un vero e proprio sodalizio criminale che con più azioni messe in atto da diversi soggetti, apparentemente senza nessun legame, quali il Giudice, il Pubblico Ministero e l'avvocato difensore, agirono in modo che fossi portato all'esasperazione (il Giudice rinviò le udienze fino al termine di prescrizione). Crearono un clima di esasperazione, mi danneggiarono economicamente con il rinvio delle udienze; il Pubblico Ministero occultò più che poté la mia difesa scritta con allegato l'articolo di Lauredana Marsiglia che mi aveva fatto indignare; inoltre, il Pubblico Ministero e l'avvocato difensore "facevano muro" tentando di impedire che io prendessi la parola in mia difesa.
Il tutto in nome e per conto del Macellaio di Sodoma e Gomorra i cui delitti venivano legittimati dai giudici mediante l'esposizione del crocifisso.
Vigliaccamente l'accusatrice, Lauredana Marsiglia dell'organizzazione criminale Ordine dei giornalisti, la denunciante (perché i giornalisti se non ti metti in ginocchio davanti alle loro farneticazioni e alle loro offese ti denunciano e con le loro conoscenze trovano magistrati che accolgono le loro denunce), non si è costituita parte civile.
Non ti è consentito di difenderti in pubblico dibattimento se non hai i milioni o se non sei un politico di grido.
Ciò che dovrebbe essere riconosciuto pacificamente te lo devi conquistare e i magistrati occultano le regole giuridiche per poter truffare i cittadini.
In quel tribunale non c'era la Costituzione della Repubblica, ma svettava un crocifisso con cui il giudice diceva: "O fai quello che voglio io o io ti ammazzo!". Questo è il significato ideologico e sociale del crocifisso nei tribunali (e i magistrati ne conoscono il significato e lo usano per fini criminali di eversione dell'ordine democratico).
Non so se quel pubblico ministero sia ancora al suo posto, comunque fece il possibile per i bambini del Sanguinazzi, ma, avendo represso la pubblica indignazione è facile supporre che altri bambini, da allora, hanno subito violenza negli asili ad opera dei cristiani. Quanta violenza in nome del crocifisso che viene opposto alla Costituzione della Repubblica Italiana.
Cose del genere non dovrebbero succede.
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10 agosto 2026

E' un'espressione che indica l'attività dell'intelligenza progettuale che, all'interno di una situazione di armonia, introduce un cambiamento, una perturbazione per giungere ad un qualche obbiettivo.
Sta ad indicare il fuoco della trasformazione. Cambiando il punto di vista, la trasformazione è fuoco che brucia un presente in funzione di un nuovo e diverso presente.
Il fuoco era uno degli elementi che gli antichi ponevano a fondamento della loro vita. Il fuoco assume una posizione particolare quando Eraclito indica a fondamento di un presente in perenne trasformazione. Assume un significato particolare quando il fuoco viene associato al desiderio (che brucia) e, più in generale, alle emozioni.
La distinzione filosofica consiste nell'attribuzione del "fuoco noetico". Gli Esseri della Natura hanno un fuoco noetico mentre progettano la loro esistenza o il fuoco noetico è un oggetto in sé che come "fuoco intellettivo" viene attribuito solo ad un Essere Superiore, Dio?
A seconda a chi noi attribuiamo il "Fuoco Noetico" noi, come conseguenza, sviluppiamo logiche diverse attraverso le quali pensiamo alla vita
10 agosto 2026
Interpretare i frammenti degli Oracoli Caldaici non implica un confronto con la cultura accademica. Implica uno scontro ideologico fra la Religione Pagana e i suoi principi etici, morali, teologici e sociali, contro i principi ideologici assolutisti dei neoplatonici che cercavano di dare un senso alle farneticazioni di Platone e alle farneticazioni dei cristiani dei primi 6 secoli della loro esistenza.
Non pochi sanno che il fondamento del cristianesimo è il platonismo e il neoplatonismo che hanno forgiato l'idea cristiana nei primi 6 secoli mettendo in secondo piano la bibbia ebraica. Dopo il 700-800 d.c. il platonismo e il neoplatonismo vengono "cancellati". Non se ne sa più nulla, anche se le idee del Timeo di Platone, i testi di "Ermete trimegisto" (come l'Asclepio) e le idee di Proclo, Damascio e Porfirio continuano a circolare come "idee proprie del cristianesimo".
Sarà necessario attendere il 1500 e lo scontro fra Cosimo de'Medici e l'organizzazione finanziaria del Vaticano perché si inizi a tradurre i testi platonici e neoplatonici iniziando a segnare la distanza fra cristianesimo e neoplatonismo.
Uno degli artefici della svolta appare essere Gemisto Pletone che con le sue idee ruppe con l'assolutismo cristiano.
Alla base delle idee di Gemisto Pletone c'era l'interpretazione, in chiave neoplatonica, degli Oracoli Caldaici o di quello che degli oracoli era rimasto.
E' lui che porta in occidente l'idea che Zoroastro altro non fosse stato che un antico teologo al quale, affermava, di far riferimento.
Il cammino è sempre un insieme di instabili equilibri in cui la necessità di un modo di pensare diverso dal presente rompe la staticità imposta dal dominio. In questo caso, dal dominio cristiano.
La sconfitta c'è quando, le tensioni di libertà che rimuovono ostacoli nel presente vengono trasformate in altre verità con cui imporre nuovi e diversi ostacoli nel presente successivo.
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09 agosto 2026

L'Iniziato progetta all'interno di un mondo che progetta.
Il progettare si inserisce in altri progetti.
Noi siamo abituati a pensare al mondo come ad una relazione fra il soggetto e l'oggettività. L'oggettività è intesa come insieme e pensata come statica rispetto al soggetto che agisce. È il soggetto che agisce. L'oggettività subisce l'azione del soggetto. Così non è nella realtà. L'oggettività, che si presenta al soggetto, è un insieme di soggettività che progettano a loro volta e l'oggettività, che si presenta al soggetto, è costituita da un insieme di azioni volte a soddisfare desideri.
Che solo il soggetto agisca in un'oggettività statica è il modello di pensiero proprio del cristianesimo e, prima di esso, delle filosofie di pensiero, da Parmenide a Platone, da Aristotele a Plotino, che lo hanno preceduto. Chi agisce è sempre il soggetto. Il soggetto per eccellenza è il Dio padrone dei cristiani che agisce creando il mondo e tutti gli esseri contenuti sono i suoi giocattoli. Un proverbio popolare dice. "Non si muove foglia che Dio non voglia!". Il soggetto che agisce nei confronti di un'oggettività, per il cristiano, è colui che sviluppa la sua volontà e questo può avvenire solo per volontà del suo Dio o del suo nemico.
I misteri di Eleusi ci parlano di un mondo che progetta. Un insieme di Dèi che progettano e, nel progettare, sono in attesa dei progetti di altri soggetti nel mondo. A volte agiamo progettando, altre volte rimaniamo fermi nell'attesa che progetti di altri giungano a compimento prima di mettere in atto i nostri progetti.
Qualche volta esiste un progettare talmente grande da fermare il fiato in gola a chi assiste al progetto.
"Ecco, lui sta progettando e il suo progetto mi fornisce occasioni per costruire i miei progetti!" Il progettare delle persone fornisce elementi affinché altre persone possano progettare. Così è nel mondo dell'Essere Natura: il progetto di Ade è tale per cui l'Essere Natura può procedere attraverso nuovi progetti. "Ecco," afferma il mondo: "qualcuno ha riconosciuto di essere un Dio e sta progettando!". Quel Dio si è deciso: è passato dall'in-potenza all'azione. Ha manifestato la propria volontà.
Il mondo legge i fenomeni non solo per quello che il soggetto vorrebbe che il mondo leggesse, ma anche per gli effetti che i fenomeni avranno nel mondo e per come quei fenomeni agiranno sulla sua stessa esistenza.
Un mondo di soggetti che progettano sé stessi è in grado di distinguere che cosa succederà quando un soggetto, in quell'insieme di progetti, al suo interno progetta per sé stesso. Solo gli Esseri Umani qualunque non sono in grado di vedere gli effetti di un progetto perché non sono stati educati a progettare la propria esistenza. Gli Esseri Umani qualunque sono abituati a proiettare le loro aspettative sui fenomeni e sugli eventi. Non sono abituati ad esercitare il loro senso critico, né ad analizzare le modificazioni della realtà oggettiva in relazione al loro divenire. L'Iniziato è stato educato ad essere un Dio che progetta sé stesso, esattamente come sono stati educati ad essere gli Dèi che progettano sé stessi in tutti gli enti del mondo in cui viviamo: ognuno seguendo le proprie specificità.
Il mondo reagisce, davanti al progetto di chi manifesta sé stesso in esso; non solo in base al fenomeno che si presenta, ma prima, in base agli intenti che manifesta chi sta per organizzare il proprio progetto. L'Intento della progettualità, fra soggetti di un insieme, è un altro dei Misteri di Eleusi. Oggi li chiamiamo "legami empatici", quei legami emotivi che tengono in relazione i soggetti del mondo e ci portano a vivere delle stesse passioni e degli stessi progetti. Legami emotivi che sono chiari per l'Iniziato mentre vengono percepiti come sentimenti confusi, che spesso sfociano in pietismo, per l'uomo comune che si sente "piccino" in un mondo che ritiene più grande di lui: come i cristiani davanti al loro Dio padrone.
L'empatia produce una sorta di sincronia fra intenti, fondendoli e amalgamandoli, per raggiungere un futuro comune.
Il mondo si mette al servizio di Ade.
Il mondo compiace Zeus ed Ade risplendendo, al fine di agevolare il raggiungimento dei loro obbiettivi.
Progetta il tuo agire; nel progettare e nell'agire troverai gli alleati che ti camminano a fianco. Nel progettare e nell'agire individuerai gli ostacoli presenti nella tua realtà superando la forma del loro inganno.
L'azione travolge la forma modificando il momento presente e manifestando gli oggetti nei loro Intenti e nei loro progetti.
E se il progetto di Ade fosse stato distruttivo per Persefone?
Davvero Zeus non avrebbe udito?
Davvero il mondo avrebbe favorito l'azione del Dio?
Gli intenti e l'azione espressa sono il linguaggio universale che attraversa le specie e singoli Esseri formando insiemi di progetti all'interno di un camminare assieme.
Sembra che da questa storia provenga il termine "deflorare" inteso come mettere fine alla verginità sessuale femminile. Quanto sfugge ai commentatori è che la violenza nei miti delle religioni antiche non è quella che siamo abituati a conoscere nell'epoca cristiana. Il mito, a differenza dei testi sacri di ebrei e cristiani, descrive il mutamento, l'azione e il venir in essere del mondo dopo l'azione. L'azione, nel mito, deve afferrare le emozioni del lettore. Deve trasmettere al lettore la forza emotiva e la tensione che produce la trasformazione.
Il mito è formato da simboli che possono essere accolti dalla ragione. Nello stesso tempo, il meccanismo proposto attraverso i simboli della forma è realtà letterale della trasformazione emotiva del presente. I testi sacri ebrei e cristiani non hanno nulla del mito in quanto sono "realtà fattiva", "proprio così ha agito il loro Dio padrone", "proprio quella è la promessa", "proprio quella è la realtà e la condizione". I testi sacri cristiani appartengono al "logos", al "verbo", alla "parola" che descrive la realtà del loro Dio. Interpretare i testi sacri di ebrei e cristiani significa legittimare l'attività del loro Dio. Significa cercare le motivazioni e giustificare le azioni del loro Dio come descritte nei testi sacri. Significa legittimare il genocidio o la distruzione di Sodoma e Gomorra per non accusare il loro Dio di empietà e disprezzo nei confronti dell'umanità.
Il mito rileva come ogni atto che modifichi il presente stato di cose è un atto di violenza sulle cose stesse, indipendentemente dalla morale (o dalla rappresentazione morale) che le varie culture attribuiscono a quell'atto di violenza. Non è una questione di violenza giusta o violenza ingiusta: ogni atto che modifichi il percorso sul quale il presente si fonda è un atto di violenza. Questa violenza non ha nulla a che vedere con la violenza del Dio degli ebrei e dei cristiani che, una volta imitato da ebrei e cristiani, fu portatore di strage e di genocidio fra i popoli per 2000 anni. Un terremoto è un atto violento, ma non è la violenza dell'assassino.
Ogni volta che una situazione agisce per impedire di essere modificata da un atto, commette un atto di violenza. Tutta la vita, vista e interpretata dal Paganesimo Politeista è un vivere per sfida sia dei soggetti che vivono che dell'insieme in cui i soggetti vivono. Ogni oggetto del mondo è una consapevolezza che riafferma sé stessa veicolando il proprio desiderio e la propria volontà d'esistenza. Per questo motivo nell'Antica Religione Greca Afrodite era accoppiata a Efesto ed amava Ares!
I filosofi assolutisti prima e il cristianesimo poi, hanno imposto condizioni morali alle relazioni della vita attraverso le quali poter distruggere l'Essere Umano sottomettendolo a condizioni predeterminate ed estranee ai suoi desideri. Nel cristianesimo, solo il suo Dio padrone progetta (o tesse il futuro o il destino degli uomini nel "disegno divino").
Nel cristianesimo gli uomini non devono progettare, devono essere pecore obbedienti al volere di Dio che si esprime attraverso i suoi pastori. Nel cristianesimo è Dio che decide chi ammazzare col terremoto; gli uomini non devono proteggersi dalla volontà di Dio. Questo è il motivo per cui a Roma i cristiani distrussero la medicina e chiusero le terme: Dio poteva far ammalare chi voleva e nessuno doveva permettersi di impedirglielo (c'è una celebre poesia di Jacopone da Todi che invoca la malattia per compiacere il suo Dio).
La morale del cristianesimo non è un mettere ordine nella vita degli uomini, ma è un controllare la vita degli uomini in funzione di un ordine imposto, estraneo alla vita degli uomini. Pertanto, la morale di Platone e quella cristiana è la massima forma di violenza (intesa in senso dispregiativo e negativo rispetto alla vita e al suo sviluppo) attraverso la quale si chiede agli uomini di sottostare, interiorizzare e riprodurre un obbedire per alimentare la loro distruzione personale nella devastazione delle società.
L'Iniziato di Eleusi sa di vivere in un mondo che progetta e in quel mondo progetta a sua volta sotto la spinta dei suoi desideri; costruisce un futuro per tutte le coscienze che in quel futuro germineranno.
NOTA: Tratto dal libro "I Misteri di Eleusi e la Religione Pagana" di Claudio Simeoni. Il libro sarà pubblicato nel 2027
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08 agosto 2026

Il Nous, in greco, viene tradotto con "intelletto, mente o ragione". In sostanza è l'intelligenza progettuale anche se, chi interpreta la filosofia antica in nome del platonismo e del cristianesimo con nous, indica "la verità in modo intuitivo o il principio spirituale che ordina l'universo".
Il primo a parlare di Nous fu Anassagora il quale riteneva che tutte le cose esistenti fossero mescolate fra loro, in una sorta di caos, e una forza, chiamata Nous o "intelletto" (dipende da come viene tradotta), le ha ordinate producendo l'ordine della realtà quotidiana nella quale viviamo.
Il concetto di "Intelletto", Nous, di Anassagora fu contestato e ridicolizzato da Platone.
Anassagora non attribuisce il Nous, l'Intelletto, ad un oggetto possibile e, pertanto, non esiste l'Intelletto come soggetto ordinatore della realtà.
Nell'edizione de "I presocratici" di Diels-Kranz pubblicato dalla Laterza nel volume 1 a pag. 575-576 si cita il Fedro di Platone in cui Platone afferma di leggere Anassagora:
47. Plat. Phaed. 97 b. Ma avendo udito una volta un tale che, a quanto disse, leggeva un libro di Anassagora e affermava che è l'intelletto l'ordinatore e la causa di tutte le cose, godetti di tale causa e mi parve che in certo modo stava bene che causa di tutte le cose fosse l'intelletto e pensai che, se la cosa era in questi termini, l'intelletto ordinatore ordinasse tutto e disponesse ogni cosa nel modo migliore: per conseguenza, se di ciascun essere uno volesse trovare la causa per la quale viene alla luce o perisce o esiste, deve trovare qual è il suo modo migliore di esistere o di subire o di fare alcunché. In forza dunque di tale ragionamento nient'altro conviene all'uomo indagare e intorno a se stesso e intorno agli altri esseri se non ciò che è il meglio e l'ottimo, ed è necessario che costui conosca anche il peggio, perché è la stessa la scienza dell'uno e dell'altro. Ragionando così, credevo tutto contento d'aver trovato in Anassagora il maestro della causa degli esseri secondo il mio intendimento, e che egli mi avrebbe detto in primo luogo se la terra è piatta o rotonda e, dopo avermelo detto, me ne avrebbe spiegato la causa e la necessità, indicandomi il meglio e che è bene per essa essere così e se m'avesse detto che sta al centro m'avrebbe spiegato che è bene per essa stare al centro e se me l'avesse dimostrato mi preparavo a non desiderare più alcun genere di cause. Così pure riguardo al sole ero pronto a imparare le stesse cose e alla luna e agli altri astri e alla velocità che hanno gli uni verso gli altri e ai rivolgimenti e agli altri fenomeni, in che modo è bene che ogni corpo faccia e subisca quel che subisce. Non avrei mai pensato in realtà che lui, dicendo che tutte queste cose sono ordinate dall'intelletto, aggiungesse ad esse un'altra causa se non questa, che cioè il meglio per loro è di stare come stanno: e perciò pensavo che egli, avendo attribuito a ciascuna cosa in particolare e a tutte in comune questa causa, avrebbe pure spiegato quel che è il meglio per ciascuna e il bene comune a tutte. E non avrei ceduto queste speranze a nessun prezzo, ma presi quei libri con somma cura e quanto più presto potei li lessi per imparare al più presto quel che è il meglio e il peggio. Ed ecco, amico mio, che da quella meravigliosa speranza crollai trascinato giù, perché, andando avanti nella lettura, vedo che il mio eroe non si serviva affatto dell'intelletto e non gli attribuiva nessuna causa nell'ordinamento delle cose e ricorreva all'aria, all'etere, all'acqua e ad altre molte e strane cose.
Da Diels Kranz, "I Presocratici", editore Laterza, pag. 575-576
Il racconto di Platone ci fa comprendere come Anassagora cercasse sì di definire una sorta di causa attraverso la quale il presente è organizzato come noi oggi lo vediamo, ma non attribuiva tale causa ad una volontà.
Anassagora indicava l'intelletto come cosa diversa dagli oggetti mescolati fra di loro, ma non separava fisicamente l'intelletto dagli oggetti. E' come se dicessimo: "Le gambe dell'uomo sono veloci!". Nello stesso tempo, osservando la velocità delle gambe, non separiamo l'uomo dalle sue gambe. Intendiamo che l'uomo è veloce grazie alle sue gambe.
Quando Platone dice:
"pensai che, se la cosa era in questi termini, l'intelletto ordinatore ordinasse tutto e disponesse ogni cosa nel modo migliore: per conseguenza, se di ciascun essere uno volesse trovare la causa per la quale viene alla luce o perisce o esiste, deve trovare qual è il suo modo migliore di esistere o di subire o di fare alcunché."
Platone riduce tutto alla sua convenienza soggettiva, ai suoi specifici interessi: Platone pensa che tutti avrebbero dovuto obbedire all'intelletto.
Platone viene disilluso: l'intelletto di Anassagora non è un padrone ordina il bene o il male, il bello o il brutto.
Platone rimane orfano del padrone e scrive:
"presi quei libri con somma cura e quanto più presto potei li lessi per imparare al più presto quel che è il meglio e il peggio. Ed ecco, amico mio, che da quella meravigliosa speranza crollai trascinato giù, perché, andando avanti nella lettura, vedo che il mio eroe non si serviva affatto dell'intelletto e non gli attribuiva nessuna causa nell'ordinamento delle cose e ricorreva all'aria, all'etere, all'acqua e ad altre molte e strane cose."
Anassagora non imponeva un padrone agli uomini come voleva fare Platone e questo sconvolse Platone nella sua ossessiva ricerca di un padrone da imporre agli uomini.
Anche Aristotele, nella Metafisica, è dello stesso parere di Platone.
Riporto dal Diels-Kranz della Laterza a pag. 576
Aristot. metaph. A 4. 985 a 18. Anassagora si serve dell'intelletto come di un "deux ex machina" per rendere conto della costruzione del mondo e quando non sa spiegare per quale motivo una cosa è di necessità [quel che è], allora lo fa intervenire, mentre per gli altri casi indica come causa tutto fuorché l'intelletto.
Ciò che a mio avviso va sottolineato è che non esiste in Anassagora un soggetto che esprime il Nous, l'Intelletto, ma esiste l'intelletto in sé attribuibile soltanto all'intelletto. L'intelletto, non avendo nessun soggetto a cui si riferisce, può essere riferito solo agli oggetti originariamente mescolati come "caos".
In questa prospettiva, sono gli oggetti che, manifestando l'intelletto, secondo Anassagora, iniziano un processo di trasformazione che li porterà a manifestare il presente in cui viviamo.
Se osserviamo attentamente il discorso di Anassagora sul Nous non è molto diverso da quello fatto da Esiodo e dagli Orfici con l'uovo che all'inizio del tempo si schiude e emerge Eros, Fanes, dalle ali d'oro che spezza le membra e scioglie i legamenti. L'Eros primordiale non è diverso dalla materia-energia dell'universo. Agisce in ogni oggetto come desiderio spingendolo a soddisfare il desiderio e, con questo, a trasformarsi e divenire continuamente.
La filosofia assolutista ha lavorato per imporre l'idea del "padrone che ha l'intelletto", a differenza dei suoi schiavi, gli uomini, privi di nous se non per il beneficio dell'anima concessa dal loro padrone. La filosofia assolutista eleva il Nous a manifestazione divina. Platone considera il nous come la parte più alta dell'anima razionale, capace di elevarsi alla contemplazione delle Idee eterne. Aristotele definisce il Nous divino, immortale e proveniente "dall'esterno" rispetto al corpo umano. Per Plotino il Nous diventa il secondo livello della realtà dopo l'Uno. L'intelletto divino che pensa sé stesso e genera il mondo delle idee.
Da qui il passaggio al Nous come manifestazione di Dio. Sempre dal Diel-Kranz della Laterza a pag. 576:
Aet. i 7, 15 [Dox. 302]. Anassagora [definisce] dio l'intelletto, facitore del cosmo. Cfr.
Eurip. fr. 1018. L'intelletto è dio in ciascuno di noi
Tutti interpretano e tutti devono mettere in ginocchio l'uomo davanti a Dio perché solo Dio è intelletto.
In Esiodo Zeus fagocita Meti. "Meti" significa "senno", "saggezza" o "scaltrezza". Solo fagocitando Meti, la prima moglie di Zeus, Zeus è in grado di progettare la vita. Progetta le condizioni dalle quali nasce la vita. Meti è Nous, intelligenza progettuale, appunto, intelletto. Ed è dal fagocitare Meti che dalla testa, dalla mente, di Zeus nasce Athena, la strategia, il progetto, per giungere ad un fine.
E' logico supporre che Anassagora abbia risolto il caos degli oggetti che formano la sua idea di inizio attraverso un intelletto, manifestato dagli oggetti, che ha modificato lo stato originale e ha trasformato quel caos nella realtà che oggi viviamo. Questo è un concetto che, per la miseria dell'intelligenza e della morale di Platone e Aristotele, risulta loro assolutamente incomprensibile, come risulta incomprensibile ai cristiani.
Infine, un'ultima annotazione. Le persone immaginano l'esistenza di un'intelligenza progettuale partendo dal presupposto che quanto esiste è il meglio del meglio di quel progetto che ha portato a questo presente. Le persone si guardano attorno e dicono: che grande progetto ha portato alla meraviglia di questo presente. Non immaginano che un infinito numero di variabili, di scelte hanno aperto possibilità e cancellato altre, messe in atto da ogni soggetto dell'esistente che si è trasformato continuamente trasformandosi continuamente in altro, ha portato a questo.
Voler pensare che qualcuno abbia fatto questo è un atto di infantilismo che ha generato l'ideologia assolutista finalizzata a trasformare gli uomini in schiavi.
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07 agosto 2026

Chi affronta la filosofia si trova a dover affrontare nomi, parole, le cui definizioni appartengono a specifici sistemi filosofici e raramente gli insegnanti di filosofia tendono a confrontare parole con significati simili per risalire al complesso filosofico cui ogni parola appartiene per confrontare fra loro significati e le conseguenze del concetto stesso.
Ora voglio riflettere su tre termini dal significato simile, ma che racchiudono conseguenze ideologiche completamente differenti.
Confesso che per ragionare su queste tre parole ho fatto un minimo di ricerca attraverso Google e la sua "intelligenza artificiale" che ho usato come un dizionario. Essendo in montagna e lontano dalla mia biblioteca sono stato costretto ad usare questo tipo di dizionario.
Le tre parole sono: noumenio, monade e atomo.
Le tre parole stanno a significare il medesimo concetto all'interno di sistemi filosofici diversi dai diversi effetti sulla vita delle persone.
Tutte e tre le parole, al di là delle variabili d'uso che ne fanno le filosofie, stanno ad indicare: l'essenza di ciò che esiste. Il fondamento di tutto l'esistente.
Il problema, semmai è: quale esistente immaginava il filosofo?
E ancora: quali erano le conseguenze che il filosofo, con quel fondamento, voleva indicare nella realtà in cui viveva?
Noumenio
Prendiamo il primo termine "noumenio".
Dal greco significa "ciò che è pensato". Secondo chi ha elaborato quel concetto, esiste una realtà che si può pensare, ma non è conoscibile attraverso i sensi.
Io personalmente, e nei miei siti web sono ancora visibili alcune pagine, ho usato il termine "noumeno" per indicare l'essenza delle cose. Il termine lo presi affrontando la "Critica alla ragion pura" di Kant che ho affrontato, fin dall'inizio del mio percorso di conoscenza, e ho pubblicato alcune riflessioni come quinta parte nel "Il libro dell'Anticristo", quasi quaranta anni fa. L'ho usato per indicare l'oggetto in sé, che la ragione non può afferrare nel suo insieme, perché la ragione afferra l'oggetto solo attraverso i suoi fenomeni, per come li percepisce, costruendo, attraverso questi, un'immagine, un'idea, dell'oggetto rimanendo sempre e comunque separata dall'oggetto in sé.
Il termine è usato da Platone per definire l'essenza delle idee che definiscono sia il mondo reale che il suo mondo immaginario.
Al termine "noumeni" che avevo usato per definire l'oggetto in sé, l'essenza dell'oggetto, avevo associato un altro termine "energia vitale" come particella prima e ultima della materia portatrice di materia o energia con la qualità, date le condizioni incontrate, di trasformare la materia o energia, entrambe inconsapevoli in consapevoli. Poi, in un secondo tempo, ho trasformato il termine di "energia vitale" in "energia emotiva". Ma questo è un altro discorso.
Sta di fatto che l'uso del termine "noumenio" sta ad indicare una dimensione altra rispetto alla dimensione razionale in cui viviamo. Una realtà ontologica rinchiusa nell'immaginazione del filosofo che viene da lui spacciata come una dimensione reale alla quale sottomettere le persone per renderle schiave di progetti estranei alla loro persona.
Monade
Il termine "monade" fu usato per la prima volta dai pitagorici per indicare gli elementi primi della materia.
Termine simile al termine che ho usato di "energia vitale" è il termine "monade" che però, nel sistema di pensiero di Leibniz che elabora il pensiero di Pitagora in contrapposizione al pensiero di Democrito, sarebbe un'unità spirituale indivisibile che costituisce il fondamento della realtà in cui viviamo.
La questione ideologica è che la "monade" sarebbe un "elemento in sé", immateriale, opposta al meccanicismo della materia che sarebbe, secondo chi usa il termine, divisibile all'infinito. Le "monadi" sarebbero isolate l'una dall'altra, non subiscono influenze esterne (non si adattano alle diverse condizioni incontrate). Ogni "monade" rappresenterebbe l'intero universo.
Le "monadi", isolate l'una dall'altra, sono portatrici di percezione e di necessità di passare da una percezione all'altra. L'armonia fra le "monadi" è stata stabilita da Dio, fin dal principio, e le monadi agiscono in sintonia con il piano di Dio.
Va da sé che, inventando questo, come hanno fatto i pitagorici, vengono costruite delle gerarchie di "monadi" allo stesso modo di come i pitagorici hanno costruito delle gerarchie, sacre e religiose, con i numeri indicati come oggetti in sé.
Partendo da questo, Leibniz ha costruito una scala gerarchica delle "monadi" basata sulla capacità di percezione e della coscienza delle "monadi". Leibniz immaginava che Dio fosse la prima "monade" in quanto detentore della percezione e della coscienza assoluta. L'Uno dei pitagorici. Poi seguiva una gerarchia inferiore di "monadi" che avevano la capacità di usare la coscienza di sé e la ragione che chiamava "spiriti". Poi, "monadi" sensibili che possono collegare le percezioni passate con quelle presenti e che caratterizzano gli animali. E "monadi" inferiori o oscure.
Va da sé che tutte queste caratterizzano la creazione di Dio e a Dio, e chi lo rappresenta, tutto deve essere sottomesso.
Atomo
Infine c'è il concetto di "atomo" che lo si è voluto pensare solo legato alla "vile materia" e non come concetto fondamentale di tutto l'esistente e, pertanto, portatore di possibilità della trasformazione della materia in materia vivente.
L'atomo è pensato come la parte minima, fondamentale, e irriducibile della materia. Ma la materia è anche pensata come materia che si trasforma da materia inanimata e materia consapevole di sé in perenne trasformazione.
Il concetto fondamentale è che l'atomo, inteso come fondamento di tutto ciò che esiste, materia ed energia, comunque vogliamo percepirla, occupa uno spazio vuoto e il suo movimento e le sue modificazioni tendono a muoversi in un vuoto che occupa.
L'atomo è in sé eterno ed immutabile. Come disse qualcuno nel XX secolo "Nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma!". Questo era il concetto di Democrito. Gli atomi, secondo Democrito, aggregandosi e disgregandosi nel vuoto generano il mutamento continuo di ogni ente nella natura e nell'universo.
L'atomo è portatore di vita perché la sua aggregazione forma i corpi viventi e, dunque, l'atomo è materia vivente e consapevole al di là delle condizioni che trasformano la sua consapevolezza in-potenza in una consapevolezza in essere. E questo sia per quanto riguarda la natura che per quanto riguarda gli Dèi che sono le condizioni alle quali gli Esseri della Natura si adattano per trasformarsi, divenire e diversificarsi.
In Democrito non esiste il meccanicismo della materia in contrapposizione al divino. Al contrario, il divino è materia o energia (oggi sappiamo che sono la stessa cosa perché l'uno diventa l'altro e viceversa) e comunque, quando parliamo degli Dèi, parliamo di corpi viventi al di là di come noi percepiamo tali corpi e al di là delle strategie che gli Esseri della natura mettono in atto per rispondere a quelle condizioni.
Va da sé che in Democrito non c'è il concetto né di creativismo, né di Dio padrone che determina la qualità dell'esistente a differenza di Platone che necessitava del padrone "Demiurgo" e di Pitagora che necessitava del padrone "Uno" o di Parmenide che necessitava del padrone "Tutto".
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06 agosto 2026

E' mai esistito un unico corpo detto degli "Oracoli caldaici" elaborato come testo unitario?
Sicuramente è esistito. Da quel testo si sono nutriti i neoplatonici usando gli Oracoli Caldaici per dare un senso alla filosofia di Platone. Se ne sono serviti i medio platonici e se ne sono serviti i cristiani per legittimare le loro tesi.
E' legittimo tutto ciò?
Quanto hanno stuprato e violentato gli Oracoli Caldaici per legittimare le loro tesi nascondendole dietro gli Oracoli Caldaici anziché assumersi la responsabilità personale delle loro affermazioni?
Se osserviamo gli autori ,dai cui testi sono stati desunti gli Oracoli Caldaici, nelle varie liste che ci sono pervenute, osserviamo nomi come Proclo, Olimpiodoro, Damascio, Eusebio, Psello, Lydus de Mensibus, Ermia di Alessandria, Boezio. Ecc.
Questi personaggi con interessi specifici hanno usato gli Oracoli Caldaici come una sorta di autorità per confermare le loro idee sul mondo.
Come loro hanno fatto quest'azione, e le loro idee stridono con le necessità della vita degli uomini, diventa legittimo riprendere, sia pur quanto rimane, anche conservato da loro (e da loro distrutto perché gli Oracoli, almeno ad oggi, come insieme sono andati perduti) per tentare di ricostruire una diversa visione del mondo e della vita partendo dai frammenti degli Oracoli Caldaici.
La storia dell'individuazione degli Oracoli Caldaici inizia con Gemisto Pletone e altri dal 15esimo secolo.
Il testo originale degli Oracoli Caldaici è noto soltanto per le citazioni fatte da neoplatonici come Proclo, Damascio e altri.
La prima sistemazione organica dei frammenti degli Oracoli Caldaici fu opera di un filologo tedesco Wilhelm Kroll (1869-1939) che nel 1894 conseguì un'abilitazione con una tesi sugli Oracoli Caldaici. Kroll dispose i frammenti in ordine tematico. Tutti gli accademici hanno seguito il suo schema anche quando individuavano nuovi frammenti. Ci lavorò Hans Lewy, Edouard des Places e Ruth Majercik.
Alcune ricostruzioni degli Oracoli hanno alla base il lavoro di Michele Psello (1018-1096 d.c.). Qualcuno ha tentato di fare delle ricostruzioni partendo dal lavoro del cristiano Psello, ma quelle ricostruzioni non sono andate a buon fine e spesso, quei lavori, vengono usati solo dagli occultisti, ma non hanno nessun valore accademico.
Angelo Tonelli, nel suo "Oracoli Caldaici" pubblicato dalla BUR nel 1995 afferma:
La presente edizione si avvale dei lavori di Kroll, Lewy, des Places, che ne costituiscono il sostrato fondamentale, soprattutto a livello filologico, anche se è opportuno avvertire il lettore che il Corpus degli Oracoli lascia ancora aperte ampie questioni critiche. Ma da questi tre lavori si discosta per una tendenza a recuperare la dimensione sorgiva della sapienza caldaica, sia attraverso un approccio interpretativo il più possibile diretto, che evita di estrapolare concetti estranei al testo nella sua integrità, sia attraverso nuove soluzioni di traduzioni: valga per tutti la scelta di tradurre "nous" e i termini di identica radice con "intuizione", "intuibile", ecc. Si può giustificare in questo modo la scelta di non privilegiare le testimonianze neoplatoniche preferendo un contatto ermeneutico diretto con il testo oracolare.
[...]
...si è preferito pubblicare e tradurre soltanto quei frammenti che sono sembrati di sicura tradizione caldaica, eludendo quelli che, a nostro avviso, non avevano requisiti sufficienti per essere ritenuti originari.
Oracoli Caldaici, a cura di Angelo Tonelli, Edizione BUR, 1995, pag. 21
Il libro di Tonelli pubblica 191 frammenti su cui lavoro per costruire il commento Pagano beneficiando dello stile sintetico scelto da Tonelli. Recentemente è uscito un altro libro sugli Oracoli Caldaici a cura di Luciano Albanese, edito da Lorenzo Valla, che riporta 330 citazioni di Oracoli Caldaici presentate in maniera più estesa di come ha fatto Tonelli. Tuttavia, lavorare sulle citazioni come proposte da Albanese implica uno scontro maggiore fra Religione Pagana e neoplatonici rendendo dispersivo il lavoro di interpretazione Pagana degli Oracoli che intendo fare.
Il presente lavoro è iniziato il 30.11.1998, con la meditazione sugli Oracoli nella sequenza presentata da Angelo Tonelli in Oracoli Caldaici, e terminata il 15 novembre 1999. Questo inizio di lavoro è stato presentato per le trasmissioni radiofoniche di Radio Gamma 5 nel programma "Magia Stregoneria e Paganesimo" di quegli anni.
Nel rinnovare, praticamente riscrivere, le riflessioni sugli Oracoli Caldaici uso la traccia di quel lavoro che non ho più ripreso dal 1999 nell'attesa di un momento opportuno per rifare il lavoro.
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05 agosto 2026

Modificare le regole della seconda parte della Costituzione della Repubblica Italiana. Non si tratta di proposte fatte da un giurista, ma si tratta di una serie di osservazioni di chi ha vissuto le regole della Costituzione Italiana e, per averlo fatto, è stato torturato dalle Istituzione che ancora applicavano il diritto assolutista dell'Italia fascista nonostante la Costituzione democratica.
La giustizia è amministrata in nome del popolo.
I giudici sono soggetti soltanto alla legge.
La giustizia è amministrata per conto dei cittadini e in funzione della riaffermazione dei principi costituzionali.
I giudici sono soggetti soltanto alla legge.
La funzione giurisdizionale è esercitata da magistrati ordinari istituiti e regolati dalle norme sull'ordinamento giudiziario.
Non possono essere istituiti giudici straordinari o giudici speciali. Possono soltanto istituirsi presso gli organi giudiziari ordinari sezioni specializzate per determinate materie, anche con la partecipazione di cittadini idonei estranei alla magistratura.
La legge regola i casi e le forme della partecipazione diretta del popolo all'amministrazione della giustizia.
La funzione giurisdizionale è esercitata da magistrati ordinari istituiti e regolati dalle norme sull'ordinamento giudiziario.
Non possono essere istituiti giudici straordinari o giudici speciali. Possono soltanto istituirsi presso gli organi giudiziari ordinari sezioni specializzate per determinate materie, anche con la partecipazione di cittadini idonei estranei alla magistratura.
La legge regola i casi e le forme della partecipazione diretta dei cittadini all'amministrazione della giustizia.
Il Consiglio di Stato e gli altri organi di giustizia amministrativa hanno giurisdizione per la tutela nei confronti della pubblica amministrazione degli interessi legittimi e, in particolari materie indicate dalla legge, anche dei diritti soggettivi.
La Corte dei conti ha giurisdizione nelle materie di contabilità pubblica e nelle altre specificate dalla legge.
I tribunali militari in tempo di guerra hanno la giurisdizione stabilita dalla legge. In tempo di pace hanno giurisdizione soltanto per i reati militari commessi da appartenenti alle Forze armate.
Il Consiglio di Stato e gli altri organi di giustizia amministrativa hanno giurisdizione per la tutela nei confronti della pubblica amministrazione degli interessi legittimi dei cittadini e, in particolari materie indicate dalla legge, anche dei diritti soggettivi.
La Corte dei Conti ha giurisdizione nelle materie di contabilità pubblica, ha l'obbligo di controllo del buon fine dei finanziamenti pubblici, anche su indicazione dei cittadini, e nelle altre materie specificate dalla legge.
I tribunali militari sono sciolti.
La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere.
Il Consiglio superiore della magistratura è presieduto dal Presidente della Repubblica.
Ne fanno parte di diritto il primo presidente e il procuratore generale della Corte di cassazione.
Gli altri componenti sono eletti per due terzi da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti alle varie categorie, e per un terzo dal Parlamento in seduta comune tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo quindici anni di esercizio.
Il Consiglio elegge un vice presidente fra i componenti designati dal Parlamento.
I membri elettivi del Consiglio durano in carica quattro anni e non sono immediatamente rieleggibili.
Non possono, finché sono in carica, essere iscritti negli albi professionali, né far parte del Parlamento o di un Consiglio regionale.
La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere.
Il Consiglio superiore della magistratura è presieduto dal Presidente della Repubblica.
Ne fanno parte di diritto il primo presidente e il procuratore generale della Corte di Cassazione.
Gli altri componenti sono eletti per la metà da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti alle varie categorie, per un quanto dal Parlamento in seduta comune tra professori ordinari di università in materie giuridiche e per un quarto dai Presidenti di regione uniti in assemblea e scelti fra magistrati in servizio o docenti ordinari di università in materie giuridiche.
Il Consiglio elegge un vice presidente fra i componenti designati dal Parlamento.
I membri elettivi del Consiglio durano in carica quattro anni e non sono rieleggibili.
Non possono, finché sono in carica, essere iscritti negli albi professionali, né far parte del Parlamento o di un Consiglio regionale, provinciale o comunale.
Spettano al Consiglio superiore della magistratura, secondo le norme dell'ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati.
Il Consiglio Superiore della Magistratura non può essere usato come un sindacato per legittimare il disprezzo dei magistrati nei confronti dei cittadini. Il Consiglio Superiore della Magistratura ha la funzione di proteggere i cittadini dai comportamenti offensivi dei magistrati.
Spettano al Consiglio superiore della magistratura, secondo le norme dell'ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati.
E' obbligo del Consiglio superiore della magistratura accertare la fondatezza delle segnalazione dei cittadini in merito alla gestione della giustizia da parte dei singoli magistrati, accertare i fatti e segnalare al magistrato di competenza le possibili violazioni di legge.
Le nomine dei magistrati hanno luogo per concorso.
La legge sull'ordinamento giudiziario può ammettere la nomina, anche elettiva, di magistrati onorari per tutte le funzioni attribuite a giudici singoli.
Su designazione del Consiglio superiore della magistratura possono essere chiamati all'ufficio di consiglieri di cassazione, per meriti insigni, professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati che abbiano quindici anni d'esercizio e siano iscritti negli albi speciali per le giurisdizioni superiori.
Le nomine dei magistrati hanno luogo per concorso.
Su designazione del Consiglio superiore della magistratura possono essere chiamati all'ufficio di consiglieri di cassazione, per meriti insigni, professori ordinari di università in materie giuridiche.
I magistrati sono inamovibili. Non possono essere dispensati o sospesi dal servizio né destinati ad altre sedi o funzioni se non in seguito a decisione del Consiglio superiore della magistratura, adottata o per i motivi e con le garanzie di difesa stabilite dall'ordinamento giudiziario o con il loro consenso.
Il Ministro della giustizia ha facoltà di promuovere l'azione disciplinare.
I magistrati si distinguono fra loro soltanto per diversità di funzioni.
Il pubblico ministero gode delle garanzie stabilite nei suoi riguardi dalle norme sull'ordinamento giudiziario.
I magistrati sono inamovibili. Non possono essere dispensati o sospesi dal servizio né destinati ad altre sedi o funzioni se non in seguito a decisione del Consiglio superiore della magistratura, adottata o per i motivi e con le garanzie di difesa stabilite dall'ordinamento giudiziario o con il loro consenso.
E' fatto obbligo ai magistrati di accertare, prima di procedere per giustizia, la precisa conoscenza della legge e dei meccanismi giuridici in possesso dell'imputato prima che commettesse il fatto.
Il ministro della giustizia ha l'obbligo di mettere in atto, attraverso il governo, tutti quei provvedimenti affinché i cittadini, fin dall'infanzia, siano informati sulla natura delle leggi, la loro interpretazione e i codici di procedura.
Il Ministro della giustizia ha l'obbligo di promuovere l'azione disciplinare. E' suo dovere confrontarsi direttamente con i magistrati sui quali promuove l'azione disciplinare.
I magistrati si distinguono fra loro soltanto per diversità di funzioni.
Il pubblico ministero gode delle garanzie stabilite nei suoi riguardi dalle norme sull'ordinamento giudiziario.
Il pubblico ministero è personalmente e penalmente responsabile di eventuali torture, violenze o trattamenti degradanti, che gli inquisiti subiscono da parte degli organi di polizia che procedono al fermo.
Le norme sull'ordinamento giudiziario e su ogni magistratura sono stabilite con legge.
La legge assicura l'indipendenza dei giudici delle giurisdizioni speciali, del pubblico ministero presso di esse, e degli estranei che partecipano all'amministrazione della giustizia.
Le norme sull'ordinamento giudiziario e su ogni magistratura sono stabilite con legge.
La legge assicura l'indipendenza dei giudici delle giurisdizioni speciali, del pubblico ministero presso di esse, e degli estranei che partecipano all'amministrazione della giustizia.
L'autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria.
L'autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria.
Il Pubblico Ministero risponde per delitto in caso di trattamenti degradanti. In caso che il fermato subisca percosse, il pubblico ministero viene allontanato dalla magistratura. In caso di contenzioso fra polizia giudiziaria e indagato per percosse o trattamenti inumani, a parità di testimonianze è prevalente la dichiarazione dell'indagato.
Ferme le competenze del Consiglio superiore della magistratura, spettano al Ministro della giustizia l'organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia.
Ferme le competenze del Consiglio superiore della magistratura, spettano al Ministro della giustizia l'organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia.
Il Ministro della giustizia, per conto del Governo, non può esimersi dal fornire mezzi adeguati ai magistrati per il buon funzionamento della giustizia. Si tratta di una questione di sicurezza nazionale.
Fra Magistrati e cittadini c'è un contenzioso fin dall'entrata in vigore della Costituzione. I magistrati si sono sempre accaniti per vessare i cittadini affermando che le azioni dei cittadini fossero dei reati e giudicavano interpretando i fatti, di volta in volta, secondo il loro bizzarro giudizio.
Non si mette in discussione che il magistrato sia tenuto a interpretare la legge, ma non è accettabile che l'interpretazione della legge sia arbitraria, avulsa dai fatti e finalizzata ad ottenere condanne o interpretazione dei fatti per fini diversi da quelli di giustizia. Quando fu assunto il Codice Rocco come Codice Penale furono imposti ai cittadini tutta una serie di principi giuridici e norme assolutamente estranee alla Costituzione.
Norme e principi che se è vero che la Corte Costituzionale ha spesso modificato, sono stati portatori di dolore e violazione dei diritti Costituzionali dei cittadini. Uno di questi è "La legge non ammette l'ignoranza" art. 5 c.p. che da un lato assolveva il magistrato dalla responsabilità di aver contribuito all'ignoranza della legge fra i cittadini e dall'altra parte giustificava il magistrato quando non perseguiva chi aggrediva i cittadini (vedi i morti sul lavoro che andrebbero ascritti all'attentato criminale come violazione dell'art. 1 della Costituzione).
La legge permette al magistrato di disconoscere il vissuto e le condizioni in cui i cittadini agiscono consentendogli di interpretare i fatti mediante la fantasia e le sue personali aspirazioni; il magistrato truffava il cittadino, spesso con l'aiuto dell'organizzazione criminale Ordine degli Avvocati, che garantivano al magistrato la possibilità di raggirare il cittadino ignaro o incapace di descrivere correttamente i fatti in sua difesa.
Tale articolo fu modificato dalla Corte Costituzionale in quanto violava i principi fondamentali della Costituzione, ma intanto, con questo articolo, i magistrati avevano riempito di cadaveri la storia della Repubblica e nessuno di loro si era "sognato" di chiedere l'incostituzionalità alla Corte Costituzionale (sentenza n. 364 del 24 marzo1988).
Fu necessario un attore di televisione, non un cittadino qualsiasi, perché si sollevasse la questione a dimostrazione dell'immoralità e della viltà di magistrati che hanno sfruttato questa anomalia giuridica incostituzionale per assicurarsi un ingiusto profitto in offesa ai principi fondamentali della Costituzione.
Si tratta di imporre il principio secondo cui non è ammissibile che il cittadino sia ignorante della legge o che sia costretto, per difendersi Ordine degli Avvocati che lo difendono non per ciò che egli è ma per ciò che l'avvocato vuole che sia o debba essere.
Non è ammissibile che un cittadino passi per strada e con la spalla urti un'altra persona e un magistrato interpreti il fatto come "Tentato omicidio!" e poi torturi il malcapitato per imporgli la confessione che effettivamente è un tentato omicidio. Lo so che questo è un paradosso, ma questo modello è stato applicato dai magistrati per ottenere condanne per il loro tornaconto personale.
Non è ammesso che un imputato che tenta di difendersi, motivando le proprie azioni, in un processo, per impedirgli di difendersi il presidente della Corte d'Assise (Giudice Candiani) reiteri le minacce di morte formulate dal Pubblico Ministero per i suoi progetti di eversione democratica (Sostituto Michele Dalla Costa).
Non è accettabile essere derisi dal Tribunale di Sorveglianza prima (Tribunale di Sorveglianza di Venezia) quando si fa presente che l'arresto è avvenuto con un falso in atto d'ufficio o essere derisi e presi in giro dal Presidente della Corte d'Appello (Corte d'Appello di Venezia), quando gli spieghi che le cose non stanno come afferma il pubblico ministero e questi ha proceduto all'arresto con un falso in atti d'ufficio (Pubblico Ministero Pisani).
Poi, costoro, per occultare la loro attività derisero e insultarono la Corte di Cassazione (in accordo col l'avvocato della difesa) che aveva loro imposto di applicare la continuazione e non la separazione della pena come a loro conveniva.
Davanti all'uso terroristico nell'amministrare la giustizia, il cittadino non si può difendere. A casa mia (probabilmente i magistrati danno un'altra interpretazione giuridica), si chiama SEQUESTRO DI PERSONA e uso d'ufficio per interessi privati.
Probabilmente la Procura della Repubblica di Venezia, il Tribunale di Venezia, il Tribunale di Sorveglianza di Venezia, giocano a sequestrare illegalmente le persone per fini di terrorismo.
Quando la Polizia di Stato ti tortura e poi gioca con la pistola puntandotela alla testa e sparando a vuoto, non è il coraggio che ti fa affrontare la pistola, ma la speranza che ci sia davvero un colpo in canna.
Se è capitato a me, è presumibile capitato a migliaia di cittadini torturati, offesi e minacciati di morte, sottoposti a processi manomessi solo perché ai magistrati interessava l'ingiusto profitto. Questi cittadini non si chiamavano certo Silvio Berlusconi o Giorgio Napolitano e nemmeno Guido Rossa o Walter Tobagi. Per non parlare del Consiglio Superiore della Magistratura che, informato dei fatti, mi ha fatto gentilmente sapere che lui se ne sbatteva altamente le palle!
Come dire: torturare, minacciare di morte, manomettere i processi, impedire agli imputati di difendersi, per il Consiglio Superiore della Magistratura era assolutamente normale: COSTITUZIONALE!
La questione è che quando questi atti di terrorismo eversivo avvengono, non si fermano nel momento presente, ma continuano in altri contesti: come la manipolazione dei testimoni per deviare l'inchiesta sull'attentato a Falcone e Borsellino (il mio torturatore La Barbera) o le torture e i massacri al G8 di Genova (sempre il mio torturatore La Barbera)
Ma i responsabili chi sono? Io ho denunciato le torture ed ero sotto minaccia di morte mentre i torturatori Felice Casson, Michele Dalla Costa, Ugolini Rita, Ferrari, Carlo Mastelloni, Pietro Calogero continuavano a minacciare di morte chi si fosse difeso e manipolavano i processi che, anziché farne uno, com'era nel mio diritto, ne istruirono illegalmente tre.
Non stupisce che questi magistrati abbiano costruito un sodalizio criminale con Vittorio Olivero, l'assassino di Gori, Albanese e Tagliercio, consegnadogli documenti illegalmente in modo da alimentare le minacce di morte che questi magistrati mettevano in atto contro di me.
Questo non deve più succedere! La Costituzione deve essere una "Carta Sacra", non l'oggetto con cui i magistrati ci giocano con le interpretazioni soggettive per salvaguardare i loro personali interessi contro i cittadini; oppure, usata da classi ricche di delinquenti per assicurarsi l'impunità nel loro delinquere.
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04 agosto 2026
Non c'è più grande attivista, divulgatore e diffusore di ogni dittatore del comico che fa ridere gli schiavi delle sue scelleratezze.
Finché ridete, il dittatore impera.
I comici devono essere trattati da ciarlatani: hanno scelto di far ridere le persone che stanno soffrendo.
04 agosto 2026

Nel 1996 una delle crepe sociali fra Wojtyla e i politici cattolici tedeschi fu determinata dalle norme vaticane sulla contraccezione e, in particolare, sul diritto d'aborto.
La posizione fanatico-fondamentalista del Vaticano sulla contraccezione stava provocando gravi problemi ai politici cattolici. In particolare in Germania.
In sostanza, i politici cattolici vedevano diminuire il loro consenso nell'elettorato tedesco perché, appoggiando le posizioni sulla contraccezione imposte dal Vaticano, venivano associati e colpevolizzati per quelle posizioni che tanto danno stavano facendo nella società tedesca.
In previsione della visita di Wojtyla in Germania, il Cancelliere Federale Tedesco Helmut Kohl, democristiano, lancia un appello a Wojtyla affinché riveda le posizioni fanatico integralista della chiesa cattolica sulla contraccezione.
La notizia del conflitto viene riportata dal quotidiano La Repubblica del 04 giugno 1996 con un articolo, firmato "dal nostro inviato", col titolo L'appello di Kohl a Wojtyla. L'articolo ha un sovra titolo che recita: A tre settimane dalla visita del Papa a Berlino il cancelliere difende le tesi dei vescovi tedeschi nel '68. Con un sottotitolo che dice: "Sulla contraccezione norme troppo rigide le norme della chiesa".
Scrive La Repubblica nell'articolo:
BERLINO (a.t.) - «Santità, in nome dei dubbi e dei drammatici problemi di coscienza di milioni di fedeli nel mio paese Le chiedo di rivedere la rigida posizione della Chiesa cattolica romana sul controllo delle nascite». A meno di tre settimane dalla sua prima visita nella Germania unita, papa Giovanni Paolo II è il destinatario di questo sofferto appello. Non viene dal padre della teologia dissidente Hans Kueng, né da alcuno dei numerosi altri pensatori critici del cattolicesimo tedesco, ma dal cancelliere federale Helmut Kohl, leader democristiano del suo paese e cattolico praticante. Per Karol Wojtyla, è una circostanza non poco imbarazzante.
La questione è semplice. Il partito cattolico in Germania perde consenso perché i cattolici si sentono prigionieri e sottomessi a norme sociali immorali e inumane da parte del Vaticano.
Il politico Helmut Kohl vede il suo partito perdere consensi e le persone allontanarsi. I politici tedeschi tentano di soddisfare il fanatismo di Wojtyla imponendo norme criminali di controllo sulla contraccezione e la limitazione dell'aborto mentre, la base elettorale, le persone, rispondono allontanandosi dal partito cattolico e cercando alternative al fondamentalismo di Wojtyla.
Le persone fuggono dal fondamentalismo di Wojtyla e i politici cattolici ne stanno facendo le spese.
Per definire la situazione in cui è venuta a trovarsi la Democrazia Cristiana tedesca, basta riprendere un'altra citazione dell'articolo su citato:
Dice il Cancelliere: «Molti cattolici, molti cristiani tedeschi hanno gravi problemi di coscienza a causa della posizione della Santa Sede in materia di contraccezione». E aggiunge: «E' vero che da noi come altrove, la secolarizzazione può allontanare la gente dalla fede, ma anche su questo punto io non condivido certi rigidi, pessimistici giudizi sulla fede in Germania che vengono espressi da ambienti romani. Quei giudizi sono errati e frutto di disinformazione». E' la prima volta che un importante leader europeo dissente apertamente da papa Giovanni Paolo II sul tema del controllo delle nascite, un problema che già ha diviso il Vaticano dall'amministrazione Clinton.
I gravi problemi di coscienza dei cattolici consistono nel sentirsi schiavi della morale Vaticana e impossibilitati a chiamare "buono" il Dio assassino di Wojtyla. Il rifiuto della chiesa cattolica e delle chiese protestanti allontana molte persone dal controllo morale esercitato dalle chiese cristiane. Tuttavia, la preoccupazione dei politici cattolici è che l'allontanamento dei cattolici col tempo mina la loro base elettorale.
E' la prima volta che un capo di Stato, dichiaratamente cattolico che con le sue scelte ha contribuito a coprire la pedofilia e la pederastia cattolica nei confronti dei bambini tedeschi, manifesta posizioni dissidenti nei confronti dell'onnipotente Wojtyla.
Nell'articolo si dice che Kohl "difende" la legge tedesca sull'aborto invisa al Vaticano che, secondo l'articolista:
Kohl difende anche l'ultima formulazione della legge tedesca sull'aborto, che non soddisfa la Santa Sede. Essa stabilisce infatti che l'interruzione di gravidanza non può essere moralmente approvata dai pubblici poteri ma anche che la donna che decide di abortire non può essere in alcun caso criminalizzata o punita.
Appare evidente che sia la legge sull'aborto che le affermazioni di Kohl vengono percepite dal Vaticano come un "reato di lesa maestà".
Le persone si ribellano alla chiesa cattolica e i politici cattolici, anziché perseguitarle in nome dell'assolutismo del loro Dio, ne comprendono e ne difendono le scelte.
Il 05 giugno 1996 sul giornale La Repubblica, a pagina 13, appare un altro articolo a firma di Andrea Tarquini dal titolo Kung: "Viva Kohl, il Papa sbaglia". L'articolo ha un sovra titolo che recita: Il teologo: "Il cancelliere ha ragione, Roma deve ammorbidire le sue posizioni sulla contraccezione"
In questo articolo, il giornale La Repubblica scrive:
BERLINO - «Sono molto felice che il cancelliere abbia detto al Papa di condividere le idee del 90 per cento dei cattolici tedeschi. Il passo pubblico di Helmut Kohl ha un grande significato politico». Il professor Hans Kung, il più illustre teologo critico in Germania e in Europa, esulta per l'iniziativa del leader tedesco, che a tre settimane dal viaggio pontificale nella Bundesrepublik ha chiesto a Giovanni Paolo II di ammorbidire la sua intransigenza in materia di contraccezione al fine di venire incontro ai tormenti di coscienza dei fedeli tedeschi.
C'era in Germania un movimento dissidente di cattolici che si sono organizzati attorno alle tesi di Hans Kung per salvare l'ideologia cristiana dagli effetti del fondamentalismo fanatico di Roma. La dissidenza si fa sempre più forte e, come accade in questi casi, all'inizio si manifestano idee contrarie all'assolutismo dominante, poi, in un secondo tempo, subentra l'indifferenza e il distacco dalle tesi fondamentaliste. In sostanza, i cattolici tedeschi iniziano a farsi gli affari propri alla faccia della morale vaticana.
D'altro canto, i cattolici della Baviera fanno proposte di legge per umiliare le donne che desiderano abortire e questo tende ad aggravare la relazione fra politici cattolici e popolazione.
Rimane ancora da sapere come reagisce il Vaticano alle richieste di Kohl.
Il 05 giugno 1996, sempre il giornale La Repubblica pubblica un articolo a firma di Marco Politi dal titolo: E il Vaticano si rinchiude nel silenzio. L'articolo ha un sovra titolo che dice: Nessuna reazione alla presa di posizione di Bonn.
Scrive Marco Politi nell'articolo:
CITTA' DEL VATICANO - Una cortina di silenzio è scesa in Vaticano sulle dichiarazioni del cancelliere Kohl. «Nessuna reazione», fa sapere il portavoce vaticano alla domanda se la Santa Sede intenda commentare le parole del cancelliere. Silenzio anche all'Osservatore Romano. Questa mattina il giornale vaticano non dedicherà una riga all'intervento assolutamente straordinario di un capo di governo cattolico, che chiede pubblicamente al papa di adottare una posizione più aperta in tema di contraccezione. «Non c'è nulla», è la lapidaria risposta di un responsabile dell'Osservatore. Perché? Come mai? No comment.
[...]
La parola d'ordine, negli ambienti della gerarchia ecclesiastica, è che non si tocca il divieto ai contraccettivi contenuto nell'enciclica Humanae Vitae di Paolo VI (a cui collaborò l'allora cardinale di Cracovia, Karol Wojtyla).
Il Vaticano, incapace di sostenere le sue tesi assolutiste e fanatiche, preferisce scappare.
Il Vaticano ha imposto la sua ideologia mediante la violenza, la galera e la tortura. Per lui argomentare il suo divieto d'aborto imposto alle società civili è impossibile perché è impossibile, in queste società, giustificare il traffico di bestiame umano, di donne e di bambini, che viene imposto impedendo il diritto di autodeterminazione della donna.
Col terrorismo, il Vaticano ha imposto la propria odiosa morale. Col terrorismo ha costretto centinaia di milioni di persone alla sottomissione. Senza il terrorismo il cristianesimo non è in grado di giustificare la sua morale di morte.
Le osservazioni di Kohl, per quanto presentate in maniera gentile e supplice, non possono avere una risposta perché, altrimenti, significa smentire il principio cattolico secondo cui Wojtyla rappresenta Dio in terra; i cattolici non sono in grado di dare al loro Dio del criminale.
Dio non deve rispondere a Kohl. In altri tempi, per la sua "audacia", Kohl sarebbe finito sul rogo.
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03 agosto 2026
Esiste fra gli studiosi l'assurdo concetto secondo cui gli Antichi erano degli stupidi, primitivi e trogloditi.
L'idea secondo cui è esistita l'evoluzione nel progresso sociale, e come conseguenza culturale, di cui il momento presente è un progresso, è un'idea cristiana fatta propria dai positivisti e da varie corresti fondamentaliste.
In quest'ottica, gli studiosi tendono a proiettare sugli Antichi l'idea assolutista propria del cristianesimo. Quest'idea è venuta formandosi con gli antropologi e i filosofi nel 18esimo secolo ed è stata confermata fino alla prima metà del XXesimo secolo.
Per loro gli Antichi devono essere stupidi come i cristiani di oggi e solo ciò che ha favorito il cristianesimo è degno di importanza culturale.
E' indubbio che gli studiosi scoprono testi antichi e studiano ritrovamenti archeologici.
Un conto è studiare l'oggetto o tradurre (anche su questo ci sarebbe da obbiettare) lo scritto antico, e un altro conto è spacciare l'interpretazione dell'oggetto o dello scritto come fosse l'interpretazione degli antichi.
Lo studioso, il docente, questo non se lo può permettere: si deve assumere la responsabilità soggettiva dell'interpretazione. Nessun docente e nessun studioso lo fa né lo farà mai.
Prendete ad esempio Freud; ha sostenuto che il monoteismo ebraico deriva dal monoteismo di Akenaton. Si è scoperto che non è vero. E tutte le persone ingannate da Freud? Sono state forse risarcite dai danni che Freud ha procurato loro? Freud ha spacciato questo come una verità nascondendo che il Dio unico era il mezzo con cui ridurre il popolo ebreo in schiavo separandolo dal resto della popolazione di Babilonia. Ha nascosto la funzione schiavistica del Dio degli ebrei.
Un conto è l'ipotesi di lavoro, un altro conto è la verità rivelata dal docente o dallo studioso.
Gli antichi non erano stupidi: avevano una diversa idea del mondo, della vita e delle dinamiche nella realtà che vivevano.
Tutte queste dinamiche non avevano nulla a che vedere con il cristianesimo, che è una forma di pensiero infantile per rendere dipendenti le persone dall'idea di "padre". Vengono costretti a continuare ad essere bambini che giocano e che sognano super eroi celesti, capaci di soddisfare i loro desideri dal momento che sono stati resi incapaci di affrontare l'esistenza in sé e per sé.
Proiettare sugli Antichi i modelli e le dinamiche del pensiero cristiano, rende economicamente molto bene nella società, ma fa un cattivo servizio agli uomini e alle possibilità dell'esistenza.
03 agosto 2026
Quando leggiamo miti antichi, stiamo descrivendo il divenire cosmologico della vita. Un divenire cosmologico in cui i protagonisti, gli Dèi, vengono presentati in forma umana.
Una volta che la rappresentazione simbolica perde la memoria del simbolo e del suo significato, rimane solo la forma a rappresentare il mito.
Cosa significa l'eterno presente applicato al Mito? Prendiamo una sintesi dello schema del mito come proposto da Esiodo: prima c'era Urano e Gaia; poi i Titani con Cronos e Rea; poi Zeus e i suoi fratelli. Urano e Gaia sono ieri, ora, domani. Sono sempre presenti e sempre Urano penetra la materia e alimenta il venir in essere delle coscienze. Sempre, ora, Cronos evira Urano Stellato. In ogni attimo di ieri e dell'oggi. Continuerà in ogni attimo che segue ogni presente. In ogni attimo Afrodite sorge dalle acque assieme alle Erinni. Zeus, con i suoi fratelli, in ogni attimo agisce per costruire la Natura con i suoi amplessi.
Indubbio che qualche cosa si genera da condizioni precedenti, ma una volta che il generato modifica l'universo della vita, tale modificazione continuerà a ripetersi come possibilità per il venir in essere di sempre nuove coscienze. Non si tratta di essere condannati a ripetere la medesima azione, come piaceva a Nietzsche, ma se Afrodite non entra nella materia, non sorgono nuove coscienze e quell'atto di Afrodite è continuo perché è il senso dell'esistenza di Afrodite. Come essere è la crescita; la crescita di ogni oggetto consapevole o meno dell'universo è la realtà divina di Demetra.
Il mito antico è una struttura filosofica. Il racconto mitologico è un racconto simbolico della realtà e di come la realtà è venuta formandosi.
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02 agosto 2026

Fra le varie guerre contro la società civile imposte dalla chiesa cattolica nel 1996, c'è la guerra contro le pratiche sessuali prematrimoniali. Un feroce richiamo alla castità al fine di consentire alla chiesa cattolica di criminalizzare le persone controllandone le pulsioni sessuali.
Se ci guardiamo attorno oggi, possiamo prendere atto che la chiesa cattolica, come tutti i cristiani, hanno perso, almeno in parte, questa guerra. Tuttavia, un alto numero di politici hanno tentato di emanare leggi e provvedimenti che, anche se non direttamente riconducibili alla volontà della chiesa cattolica di imporre la perversione sessuale nella società, ne hanno favorito gli intenti. Un esempio è stato l'impedimento alla modifica legislativa secondo cui la violenza sessuale, anziché essere considerato un reato contro la morale, cioè Dio, potesse essere considerato un reato contro la persona.
Il 28 maggio 1996 il giornale La Repubblica, al fine di far propaganda dei deliri cattolici, pubblicava, a pagina 16, un articolo dal titolo: Wojtyla boccia la convivenza. L'articolo non ha firma, è indicato come "nostro inviato". L'articolo ha un sovra titolo che dice: Dal Vaticano richiamo al valore etico e sacro del vincolo fra uomo e donna, e alla virtù della castità. L'articolo ha un sottotitolo che recita: "Preparatevi al matrimonio sin da piccoli".
Si tratta di un atto di guerra contro la società civile che si sta trasformando verso un futuro che limiti le perversioni e i deliri sessuali che la chiesa cattolica, i cristiani in generale, hanno imposto alla società civile in nome e per conto del loro Dio assassino.
Scrive il giornale la Repubblica con passiva subordinazione e complicità con il Vaticano:
ROMA - Un documento denso, che richiama ai valori etici, al senso della castità prematrimoniale e all'importanza del sacro vincolo tra uomo e donna. Trenta pagine in tutto, diffuse ieri dal Pontificio Consiglio per la Famiglia e intitolate «Preparazione al sacramento del matrimonio». Così il Vaticano ribadisce la priorità del "Sì" pronunciato sull'altare in confronto ad altre possibilità di convivenza e unione consensuale libera. E si incarica di contrastare «un tessuto culturale che si offre alle nuove generazioni come alternativo alla concezione della vita coniugale e del matrimonio, al suo valore sacramentale e ai suoi legami con la Chiesa». La riflessione sul matrimonio cristiano, almeno per il Pontificio Consiglio, è stata quasi un obbligo morale. Un obbligo nato dall'osservazione sociale, dalla constatazione che sotto i nostri occhi sfumano i valori e si diffondono «il permissivismo sessuale, il calo dei matrimoni o il continuo procrastinarli, l'aumento di divorzi, la mentalità contraccettiva, l'aborto volontario, il vuoto spirituale e l'insoddisfazione profonda che contribuiscono alla diffusione della droga, dell'alcolismo, della violenza e del suicidio fra gli stessi giovani e gli adolescenti». Un quadro a fosche tinte quello che la quotidianità ci mostra, un quadro che detta una «urgenza pastorale ». Vale a dire l'impegno, costante e permanente, di vescovi e parroci nella preparazione «remota e prossima al matrimonio cristiano».
Non si tratta di valori etici e morali, sono valori di morte. Valori fondamentalisti cristiani che combattono i valori etico-morali propri della nostra Costituzione. Il giornale La Repubblica lo sa bene, ma preferisce schierarsi con il fondamentalismo cattolico contro la Costituzione della Repubblica.
Che i cattolici ritengano il matrimonio un sacramento, sono affari loro.
Tuttavia la famiglia cristiana, la famiglia dei ruoli in contrasto con la famiglia delle persone, ha favorito lo spaccio di droga e il vuoto esistenziale dei cittadini imponendo alla società civile una mole enorme di problemi psichiatrici che hanno devastato milioni di persone.
Il tessuto culturale, dalla rivoluzione del 1968, offre alle nuove generazioni un'alternativa all'odio che la chiesa cattolica diffonde attraverso il controllo morale delle strutture familiari che, in molti casi, portano a delitti in famiglia al fine di sottomettere uno dei due coniugi al ruolo imposto dalla volontà criminale del Dio dei cristiani.
Le alternative, alla criminalità imposta ai cittadini dalla famiglia cristiana, vengono offerte dalle trasformazioni della società civile.
Il diritto alla propria sessualità in relazione alla sessualità delle persone, è un diritto acquisito contro la violenza della chiesa cattolica. La chiesa cattolica chiama "permissivismo" ciò che è socialmente un diritto come se qualcuno lo "avesse permesso alla persone" e non che le persone lo hanno conquistato contro l'odio cristiano.
Anche il calo dei matrimoni è una conquista sociale. Non più un gruppo di persone chiamate "famiglia" e governate da un "capo famiglia", ma cittadini che decidono di avere rapporti e relazioni fra uguali.
Il divorzio è stata una conquista contro l'odio della chiesa cattolica e dei suoi lacchè, leggi anche il fascista Fanfani. Il diritto di sbagliare e il diritto di rifarsi una vita sono diritti che l'odio cristiano ha sempre negato alle persone in nome dell'assolutismo fanatico di cui è manifestazione.
Il diritto alla contraccezione è stato un diritto conquistato contro l'odio della chiesa cattolica. Il nemico degli uomini era sempre la chiesa cattolica il cui scopo era, ed è, quello di torturare le donne per il suo sommo piacere.
Il diritto all'aborto è un diritto conquistato contro la chiesa cattolica e, ancor oggi, dopo trent'anni, i servi politici, nemici della società civile, ancora combattono al fine di trasformare la donna in una schiava, in una vacca affinché partorisca bestiame per la gloria del loro Dio.
L'insoddisfazione delle persone è prodotta dall'impossibilità di veicolare le loro emozioni nel mondo perché prigionieri della morale cattolica che provvede a lenire quell'insoddisfazione imbottendo le persone di psicofarmaci anziché liberare la possibilità di esprimere la loro personalità, le loro pulsioni, nella società civile costringendoli, spesso, a delinquere per poter sfuggire all'educazione cristiana imposta dalla chiesa cattolica.
La guerra fu lunga. Molte persone hanno sofferto per il delirio fanatico di una chiesa cattolica il cui intento era, ed è, quello di dominare la società civile e bloccare ogni suo cammino verso un possibile futuro.
Io pongo il 1995 come anno d'inizio della storia contemporanea alla quale sto lavorando, ma è ovvio che c'era un prima, colmo di odio della chiesa cattolica contro le persone, e un adesso con un dopo che ancora devono fare i conti con la chiesa cattolica e l'odio fanatico dei cristiani contro i principi della Costituzione della Repubblica.
Pagina specifica dell'argomento
01 agosto 2026

Puoi raccontare quello che vuoi, ma le persone SANNO!
Alle persone interessa solo sapere se quello che dici coincide con ciò che sanno o non coincide con ciò che sanno.
Nel primo caso, ciò che dici è vero, nel secondo caso, ciò che dici è falso.
Non sono mai riuscito a far capire alle persone che tutto cambia e tutto si modifica continuamente. Non sono mai riuscito a far capire loro che il punto di vista va fissato sul cambiamento e non sull'oggetto che si rappresenta in questo momento.
Razionalmente le persone riescono a capire che il mondo cambia, che tutto cambia, che loro stesse cambiano. Ma non riescono ad uscire da quel modello di pensiero secondo cui il mondo è quello che è. E' un modello di pensiero che nasce dall'idea che l'uomo sia creato ad immagine e somiglianza di Dio e non è divenuto nel mondo attraverso il cambiamento continuo di sé stesso e del mondo.
Puoi negare anche l'esistenza di Dio, ma se non neghi l'esistenza dell'attimo in sé come attimo creato da Dio e fissi la tua attenzione sul cambiamento, sulla modificazione, non stai cambiando il punto di vista; stai sempre adorando quel Dio che, secondo te o secondo il tuo inconscio, ha creato il mondo a sua immagine e somiglianza.
01 agosto 2026

Orfeo scende all'Ade chiedendo ad Ade di riportare alla luce Euridice. Ma la discesa all'Ade di Orfeo non è una discesa fisica nell'Ade. E' un tentativo di Orfeo di ritornare alle condizioni di un passato che non c'è più. Non si ritorna mai indietro, non esiste un ritorno al passato, esiste soltanto un andare avanti perché il presente nega il passato, è suo figlio.
Qualunque cosa possa essere stata fatta a noi, andare avanti è l'unica condizione dell'esistenza umana. Scendere nell'Ade per tornare indietro è una cosa che non esiste. Non esiste resurrezione, ma solo nascite. Ed è per questo che Orfeo non ha potuto riportare Euridice dall'Ade. Euridice nell'Ade continuava il suo cammino, le sue trasformazioni, in una diversa esistenza.
Orfeo non chiede ad Euridice che cosa vuole fare. Non chiede se Euridice vuole uscire dall'Ade; lui vuole che Euridice esca dall'Ade indifferente ai desideri di Euridice. Lui vuole. Ma il cammino di Euridice non è più il cammino che faceva prima di scendere all'Ade è un altro cammino. Non esiste un ritorno a ciò che è stato. Orfeo questo non l'ha capito. Orfeo è andato nell'Ade e ha chiesto ad Ade di riportare Euridice nel proprio mondo. Euridice non può tornare nella vita fisica perché ha un altro cammino, un altro percorso che deve fare nella sua nuova esistenza.
Questo è uno dei misteri orfici che rompe col reincarnazionismo pitagorico e platonico. Euridice non rinasce, continua il suo cammino.
Orfeo sembra dire: "mettete attenzione ai serpenti che potete trovare sul cammino della vostra esistenza perché, una volta che il danno è stato fatto, non esiste un tornare indietro".
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Verranno postati tutti i messaggi, tutte le proposte di discussione, nel mese di Agosto 2026.
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Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
Membro fondatore
della Federazione Pagana
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