La guerra si sta estendendo. L'Europa entra in guerra. Gli USA continuano col loro delirio di onnipotenza. Israele macella i popoli confinanti con l'aiuto militare dell'Europa.
La questione non è su chi vincerà la guerra, ma su chi sarà in grado di ricostruire dalle rovine.
Agosto 2026: la Religione Pagana fra filosofia metafisica, psicologia, problemi sociali e cronaca quotidiana.

Agosto 2026
cronache della religione pagana

Claudio Simeoni

Argomenti del sito Religione Pagana

Questo sito web non usa l'intelligenza artificiale, ma solo l'intelligenza umana (con i suoi limiti, i suoi errori e le sue imperfezioni).

31 agosto 2026

Commento agli Oracoli Caldaici
Frammento n. 6

Il frammento n. 6 è preso da Simplicio di Cilicia (490-560 d.c.) che lo ha usato nel suo trattato "Aristotelis De caelo commentaria". Il frammento introduce, nella serie che sto commentando, la Dea Ecate, o Hekate, affermando che la Dea, come una cintura, separa il primo fuoco dal secondo che tenderebbero a confondersi.

Hekate è la morte del corpo fisico e la nascita del corpo luminoso.

La cintura di Hekate è la separazione fra i due momenti nei quali la Coscienza e la Consapevolezza si trasferiscono dal corpo fisico al corpo luminoso.

Hekate è la forza costrittiva che doma gli Déi nel loro furore espansivo.

Hekate, per gli Esseri della Natura, è la membrana che separa la consapevolezza propria delle trasformazioni del divenuto del corpo fisico dalla consapevolezza propria del corpo luminoso, quel corpo di energia emotiva che il corpo fisico costruisce coinvolgendo le sue emozioni nelle azioni messe in atto nella sua quotidianità.

Nel quotidiano della ragione sparisce la memoria degli infiniti viaggi che la percezione degli Esseri compie nei mondi emotivi che circondano il corpo fisico.

Nel mondo della ragione non si possono portare le le conoscenze dei fuochi della consapevolezza senza essere annientati da chi quei fuochi li ignora e vuole imporre oblio.

Non si può trasportare la descrizione del mondo della ragione nei mondi della percezione senza tentare di ridurre questi alla descrizione stessa.

Hekate separa i momenti delle trasformazioni.

Il suo fuoco conduce gli Esseri della Natura dall'"abisso" della materia all'espansione nello spazio infinito fra le stelle. Hekate dai tre volti ai crocicchi manifesta in sé stessa la Coscienza di Sé Giano. Il luogo donde si proviene, il luogo nel quale si sceglie per costruire il proprio futuro (o se volete la strada per percorrerlo).

La sua bocca emette il fuoco della Conoscenza e della Consapevolezza con la quale alimenta il bisogno di espansione di ogni Essere della Natura. Hekate la portatrice del fuoco noetico che attraverso gli Esseri della Natura diventa consapevolezza e Coscienza di Sé.

Hekate alimenta la determinazione della Coscienza di Sé spingendole ad aprirsi un varco nelle contraddizioni dell'esistenza attraverso le sfide della vita. Hekate è l'occhio dell'Essere Toro, la voce degli Esseri Cani da caccia, i polpacci dell'Essere Leone, la caviglia dell'Essere Lupo e l'amore delle "cagne" determinate.

Hekate congiunge l'Olimpo degli Déi all'abisso dell'Essere Natura in cui i mortali tentano di costruire il Dio che cresce dentro di loro: Hekate principio e fine delle loro tensioni!

Hekate il Potere di Essere che separa la vita del corpo fisico dalla vita del corpo luminoso alimentandone, nell'uno e nell'altro, le trasformazioni.

NOTA: I commenti agli Oracoli Caldaici si riferiscono, come numero di riferimento, alla serie degli Oracoli Caldaici pubblicata da Angelo Tonelli per l'edizione Biblioteca Universale Rizzoli nel 1995.

 

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30 agosto 2026

Commento agli Oracoli Caldaici
Frammento n. 5

Il frammento n. 5 è ripreso ancora da Proclo nel suo commento al Timeo di Platone.

Non si tratta di un frammento piccolissimo. Costruisce una situazione abbastanza complessa.

Innanzi tutto c'è un fuoco primordiale. Questo fuoco primordiale trascende la materia. Una materia inerte. Una materia inconsapevole che acquista consapevolezza quando quel fuoco primordiale entra nella materia.

Di che cosa è l'artefice il nous, l'intelletto?

Di un cosmo che prende fuoco. Non crea il cosmo, lo incendia: lo riempie di potenza emotiva. La potenza emotiva è l'infuocare del cosmo.

Gaia, la materia, e Urano, l'emozione.

Gaia è materia-energia priva di consapevolezza; Urano è l'emozione. L'unione di Gaia e Urano è l'intelletto di un intelletto. E' il nous germinante da nous che diventa l'artefice del mondo igneo.

Portando la visione cosmica alla dimensione della vita degli Esseri Umani, che cos'è il fuoco primordiale?

E' la fame e la volontà del conoscere soggettivo che si manifesta nell'oggettività. Sono le direzioni di espansione della Conoscenza e della Consapevolezza.

Sono primordiali quando rappresentano l'inizio di una sequenza di sviluppo di Coscienze.

Il conoscere soggettivo non alimenta solo il conoscere del soggetto che lo esprime, ma alimenta il conoscere della specie cui appartiene. Il soggetto alimenta il fuoco della conoscenza soggettiva, ma alimenta anche la capacità di alimentare il fuoco della conoscenza e della consapevolezza della sequenza di sviluppo della specie cui appartiene.

In questo paragrafo la potenza e il nous non appartengono più allo spazio, al caos della luce, alla percezione del silenzio siderale, ma assistiamo ad un agire della potenza nella materia.

Ogni Essere è un corpo, materia, e emozione, energia emotiva. E' Gaia e Urano insieme.

Lo spazio si è formato, l'energia emotiva, energia vitale, si è strutturata in una forma in cui la percepiamo. In questa forma e in questa struttura si immerge la potenza del fuoco primordiale. La materia costruisce una struttura stabile. Un'oggettività nella quale la potenza può trasformarsi in nous: in Coscienza di Sé!

Non è il nous degli Esseri nello spazio. Non è il nous presente nelle Coscienze delle galassie, è il nous degli Esseri della Natura. E' il nous, germinante dal nous, l'artefice dell'Essere Natura!

Prima che i pianeti possedessero una coperta, l'Essere Natura, non si era mai visto il nous germinare da un altro nous. Non si era mai assistito alla formazione di una Coscienza di Sé come separazione da un'altra Coscienza di Sé. Non si era mai visto il fuoco della Conoscenza e della Consapevolezza germinare dal fuoco della Conoscenza e della Consapevolezza.

Si era sempre assistito al nous che si espandeva prendendo la potenza da quanto lo circondava, ma mai la nascita di una nuova Coscienza indipendente dalla precedente. La materia che comprende il fuoco primordiale includendone la sua potenza. Così facendo la materia acquista Coscienza di Sé, costruisce la propria volontà e, attraverso le proprie determinazioni, sviluppa il proprio nous.

Quella Coscienza fa ancora qualche cosa di più: costruisce le condizioni affinché altre Coscienze di Sé possano germinare. Gli Esseri della Natura non soltanto sviluppano sé stessi, ma pongono le condizioni affinché coloro che generano siano nelle migliori condizioni possibili per sviluppare sé stessi.

Intelletto di un intelletto.

Non è opera di un Dio creatore o di una volontà determinante, ma potenza e nous agiscono, in quanto non possono fare diversamente, data la loro natura espressa da forme di materia-energia. Agiscono in quel modo perché quella è la loro libertà.

La libertà di ogni Essere è la via del proprio sviluppo. La potenza che costruisce la coscienza è nell'esistente. L'esistente determina lo sviluppo di sé stesso. Il presente è un insieme di Dèi che costruiscono loro stessi nell'infinito dei mutamenti modificando le condizioni affinché questo possa avvenire al meglio.

Il germinante si riferisce anche al germinare del Dio che cresce dentro ciascun Essere della Natura. Quel crescere è un germinare sia come sviluppo quantitativo (dalla prima cellula all'Essere adulto della Natura sommando cellula a cellula e quant'altro), sia in senso qualitativo, cioè lo sviluppo della Conoscenza e della Consapevolezza dell'Essere della Natura a cui si riferisce il divino che cresce dentro ogni singolo essere.

Il germinare è visione universale del primo respiro della Coscienza di Sé che riconosce sé stessa diversa da quanto la circonda e, manifestando la sua volontà di espansione attraverso il suo nous, passa di trasformazione in trasformazione.

E' l'inizio dello sviluppo all'interno del mondo di luce e fuoco. Le Coscienze esprimono le proprie tensioni di sviluppo mandando sensazioni di luce e fuoco. Il mondo delle Coscienze e delle Consapevolezze, sottratte alla descrizione del mondo della forma, appartengono ad un mondo che si percepisce attraverso il fuoco e la luce. Attraverso il proprio fuoco emotivo e la luce dell'intuizione che alimenta il proprio intelletto.

Non è un mondo di fuoco e luce. Fuoco e luce sono immagini con cui la ragione rappresenta emozioni e intuizioni alla coscienza. In questo modo la ragione media fra percezione e intuizione e la sua necessità di descriverle dando ad esse una forma e una quantità.

Fuoco e luce sono modi per rappresentare alla ragione sensazioni emotive e trasformazioni soggettive. Nel coito, quando l'ovulo viene fecondato si accende, si illumina. Allo stesso modo l'intuizione, quando giunge alla coscienza è fuoco che la illumina.

Il fuoco primordiale ha acceso riempiendo il cosmo di emozioni; infiniti fuochi accendono continuamente la nostra Coscienza trasformandola continuamente in un cammino di mutamenti che porta nell'infinito.

 

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29 agosto 2026

Commento agli Oracoli Caldaici
Frammento n. 4

Il quarto frammento della serie che prendo in considerazione è composto da una sola riga ed è tratto da Proclo in "Commento all'Alcibiade". Si tratterebbe di un testo che parte dal concetto delfico del "Conosci te stesso" dove il dialogo è interpretato come un percorso dell'"anima" verso sé stessa e verso l'intelletto divino distinguendo il corpo, come uomo esteriore, e l'"anima", come uomo vero.

In questo contesto viene inserita la riga di testo che costituisce il frammento 4 della serie che sto commentando.

La riga dice che "esso è in possesso della potenza" e da "esso promana il nous".

A chi, o a cosa, si riferisce quell'"esso"?

Proclo lo riferisce a chi interessa a Proclo e, dal momento che il frammento ci è giunto decontestualizzato e Proclo lo inserisce in un contesto ideologico schiavista, nessuno dovrebbe essere autorizzato a far propria la significazione che a quella riga dà Proclo.

Dalla potenza il nous promana. Il nous proviene dalla potenza. La potenza come elemento d'origine del nous. La frase è limitata a questo e il tentativo di completare la frase mettendo come soggetto il "padre" che, come detentore della potenza, emana il nous è una scelta soggettiva del traduttore e dell'interprete a cui il traduttore fa riferimento.

L'interpretazione sostituendo la parola "esso" con "il padre" è presa dal contesto ideologico neoplatonico e sottolineata dall'interprete che ha subito il sistema educazionale cristiano. Secondo neoplatonici e cristiani un "padre creatore" starebbe all'origine delle cose. In questo caso non abbiamo nessun "padre creatore" e la frase deve essere presa per quello che ci è rimasto.

Per l'interpretazione corretta è necessario togliere dunque la Coscienza e la Consapevolezza del "padre" che, come abbiamo visto nel frammento precedente, è stata sottratta, distrutta, e considerare la potenza in quanto elemento promanante il nous.

Quel "esso" può essere interpretato come soggetto "padre", ma anche come Caos, cosmo, universo d'insieme nel quale è presente il potere dalla cui spinta il nous proviene. Quel "può essere interpretata" significa che chi è sottoposto a condizionamento educazionale cristiano può interpretarla soltanto come soggetto "padre". Per un cristiano-cattolico l'esistente è privo di divinità in sé. L'esistente non ha nous in sé e per sé, ma solo come riflesso o come emanazione di un creatore.

Nella traduzione di Luciano Albanese, la frase tradotta, anziché "esso" viene introdotto il "sacro logos". Nel sistema neoplatonico il logos sarebbe il principio attivo, espressivo e formativo che introduce l'intelligibilità dell'Intelletto divino nella struttura materiale del mondo visibile. Tutto dunque, secondo l'ideologia di Proclo, tutto dipende dal padrone, l'Intelletto divino, che attraverso il "logos" viene tradotto nella struttura materiale: in sostanza, crea il mondo materiale come vivente.

Dal momento che l'esistente che ci circonda ha potenza e nous e sia la potenza e il nous sono propri di ogni potenza e nous che ci circondano, in quanto costruiti da quella potenza e da quel nous, non è possibile riconoscere potenza e nous di origine diversa dalla coscienza che li rappresenta e con la quale costruiamo delle relazioni.

Potenza e nous sono dunque sostanza e qualità della coscienza e sono diverse da coscienza a coscienza in quanto ogni coscienza si è costruita in maniera diversa. Senza il corpo materiale, o di energia che è la stessa cosa, non esiste il nous. Senza la potenza intesa come volontà d'esistenza, non esiste il nous, l'intelligenza progettuale; senza la presenza del nous la potenza non è Coscienza!

NOTA: I commenti agli Oracoli Caldaici si riferiscono, come numero di riferimento, alla serie degli Oracoli Caldaici pubblicata da Angelo Tonelli per l'edizione Biblioteca Universale Rizzoli nel 1995.

 

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28 agosto 2026

Il cambiamento climatico

Il cambiamento climatico sembra stia avendo una forte accelerazione.

L'aumento di eventi estremi negli USA; il caldo eccezionale in Europa nella più calda estate di sempre; i tifoni nel Pacifico e in Cina; le frequenti alluvioni nel mondo (oggi il disastro nel Nepal); i disastri in India e in Indonesia; il clima secco che favorisce incendi e ulteriori devastazioni.

Ovviamente non siamo nell'apocalisse climatica, ma siamo in una situazione di grave disagio e sofferenza in cui le persone non sono più in grado di contare su una certa stabilità climatica. I raccolti agricoli in Europa sono in sofferenza. Si calcola centinaia di milioni di Euro di perdita.

Fenomeni estremi ci sono sempre stati. E' la frequenza e l'intensità dei fenomeni che in questi tempi è cambiata.

Negli anni '70 e '80 si dette il via ad un movimento ecologista "I verdi" i quali lanciarono allarmi catastrofisti, come se il disastro sarebbe arrivato il giorno dopo.

Il pianeta ha assorbito i disastri umani, ma un po' alla volta il pianeta cedeva.

Il cambiamento climatico non è un evento una tantum, è una lenta trasformazione del presente che si avvia verso un baratro climatico di cui non conosciamo esattamente la dimensione se non che creerà grandi problemi per le popolazioni tutte.

Ricordo le manifestazioni in difesa del clima e ricordo le derisioni dei sovranisti, tutti tesi ad accumulare denaro truffando i cittadini. O le recenti proteste climatiche di Greta Tumberg in cui i sovranisti etichettarono i manifestanti come "gretinetti" (diminutivo di cretini).

Questo rimane il vero problema. Le Istituzioni sono talmente impegnate ad assicurarsi il potere per dominare i cittadini che agiscono affinché le condizioni di vita dei cittadini siano le peggiori possibili. A loro non porta denaro se si migliorano le condizioni che danneggiano il clima, ma porta vantaggio se si peggiorano le condizioni climatiche alimentando i danni ambientali per poter meglio controllare le persone.

La Cina sta piantando centinaia di milioni di alberi per migliorare le condizioni ecologiche del paese. Solo che loro sono comunisti e sono attenti sia alle persone che all'ambiente per quanto è loro possibile. Al contrario, negli USA si tende a compiacersi se boschi della California bruciano e il governo USA elimina l'agenzia per la protezione dell'ambiente perché costa troppo.

 

28 agosto 2026

La guerra commerciale Canada USA

Se 5 anni fa avessi detto che sarebbe scoppiata una guerra fra gli USA e il Canada mi avrebbero preso per matto.

Eppure, questa è la situazione.

Purtroppo il Canada si è troppo compromesso per aver sposato le posizioni politiche internazionali degli USA e questo gli impedisce di costruire alternative commerciali valide.

Ci sarebbe l'India e la Cina. Non bisogna dimenticare che il Canada, per fare un favore agli USA, aveva sequestrato un alto dirigente della Huawei incarcerandolo per mesi. Con questi precedenti le possibili alternative agli USA sono molto prudenti nei confronti del Canada.

 

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27 agosto 2026

Come il neoplatonismo favorì il cristianesimo e il suo odio sociale

Le persone ignorano quanto danno ha fatto il neoplatonismo per favorire il cristianesimo e il suo odio sociale.

Non è gratis pensare una cosa piuttosto che un'altra se non si è pronti ad assumersi la responsabilità delle conseguenze di quanto si pensa e si sostiene.

Ci fu un tempo in cui apprezzavo i neoplatonici per la loro opposizione al cristianesimo fra il II e il IV secolo d.c., però non conoscevo né la loro filosofia, né le dinamiche attraverso le quali giustificavano il loro pensiero in relazione all'ambiente in cui vivevano.

Non avevo mai preso visione dei frammenti relativi alla "Filosofia rivelata dagli oracoli" di Porfirio. Porfirio sembra che fosse dapprima cristiano e poi passò al neoplatonismo affiancando Plotino. Forse questo non è mai avvenuto, tuttavia spiegherebbe la continuità ideologica fra il neoplatonismo e il cristianesimo.

Porfirio nasce nel 233 e muore nel 305. Siamo in un periodo in cui il cristianesimo è da poco diventato una religione ufficiale dell'impero romano. Il neopaganesimo è ancora giovane. Giamblico è dello stesso periodo mentre Plutarco di Atene verrà dopo fondando la nuova Accademia di Atene che rigetterà l'indirizzo scettico, di Pirrone e Carneade, per ritornare al platonismo rivisitato da Plotino, Porfirio e Giamblico.

L'opera di Porfirio, "Filosofia rivelata dagli Oracoli" è andata perduta. Probabilmente distrutta dai cristiani. A noi sono rimaste soltanto delle citazioni fatte dai cristiani per confutare l'opera di Porfirio.

Una di queste è riportata da Eusebio di Cesarea (265–340 d.C.):

«Porfirio nel terzo libro della Filosofia rivelata dagli oracoli ha scritto, raccontando in questo punto più o meno alla lettera: "Ad alcuni potrebbe sembrare come un paradosso ciò che fra poco stiamo per dire. Infatti gli dei hanno dichiarato che Cristo è religiosissimo ed è divenuto immortale e lo ricordano con parole benevole" E poco dopo continua: "Dunque riguardo a coloro che domandavano se Cristo fosse dio, (Ecate) rispose: 'Tu sai che l'anima immortale sopravvive al corpo, ma quando è divisa dalla sapienza, va sempre errando. Quell'anima è di un (uomo) estremamente pio'. Pertanto definì estremamente religioso lui e la sua anima, come quella di altri uomini religiosi, e (disse) che dopo la morte divenne immortale, essa, che i Cristiani venerano per errore. E a chi domandava il perché (scil. Gesù) era stato sottoposto al più severo castigo (scil. alla crocifissione), la (dea) rispose: 'Il corpo è sempre esposto a prove che lo indeboliscono; ma l'anima degli (uomini) religiosi risiede nella dimora celeste'. E immediatamente dopo l'oracolo aggiunge: 'dunque Egli è (un uomo) pio e come (gli uomini) pii è salito nei cieli. Perciò tu non lo insulterai, ma avrai pietà dell'ignoranza degli uomini"».

Tratto da: Porfirio, "Filosofia rivelata dagli oracoli", con i frammenti di magia, stregoneria, teosofia e teurgia, a cura di Giuseppe Girgenti e Giuseppe Muscolino, Editore Bompiani, 2011, pag. 153

Plotino non è in grado di criticare Gesù di Nazareth per le sue affermazioni e nemmeno per le sue azioni atroci. Deve concedergli una "dignità presupposta" per evitare il conflitto con i cristiani. La mancanza di critica ai contenuti ideologici del cristianesimo ci porta a sostenere che i contenuti ideologici del cristianesimo erano i medesimi contenuti ideologici dei neoplatonici che criticavano la figura di Gesù, ma non i suoi principi per non criticare loro stessi.

Lo stesso discorso è ripreso anche da Agostino d'Ippona nella "Città di Dio contro i pagani" che, al discorso di Ecate benevola col Gesù di Nazareth, contrappone discorsi di Apollo che apparentemente appaiono di condanna del Gesù di Nazareth, ma che, di fatto, si limitano a discutere della persona senza discutere o condannare la dottrina.

Scrive Agostino d'Ippona:

Nei libri intitolati Filosofia degli oracoli, Porfirio raccoglie e trascrive quelli che sono considerati gli oracoli divini, riguardanti questioni filosofiche. Questa è la traduzione in latino dal greco delle sue parole: «Ad uno che lo interrogava circa la divinità da propiziare per strappare sua moglie al cristianesimo, Apollo rispose in versi». Seguono quindi le presunte parole di Apollo: «Probabilmente ti sarà più facile scrivere con lettere in acqua o volare nell'aria come un uccello, gonfiando le tue ali leggere, piuttosto che richiamare il sentimento della moglie, contaminata ed empia. Continui perciò a perseverare quanto vuole nelle sue vuote menzogne, cantando con lamenti menzogneri la morte di Dio che, condannato da giudici di retto sentire, una pessima morte, assieme alla spada, uccise pubblicamente». Dopo questi versi di Apollo, tradotti in latino senza rispettare la metrica, aggiunse: «In tal modo egli manifesto una condanna irrimediabile verso i cristiani, affermando che i Giudei accolgono Dio meglio di loro». Così, squalificando Cristo, antepose i Giudei ai cristiani, riconoscendo che i primi accolgono Dio.

In tal modo quindi egli presentò i versi di Apollo, dove si afferma che Cristo fu ucciso da giudici di retto sentire, che fu punito a buon diritto con giusto giudizio. Quello che Apollo, vate menzognero, ha affermato di Cristo, e come Porfirio vi abbia creduto o egli stesso abbia attribuito a quel vate ciò che non disse, tutto questo è affar loro. Noi valuteremo in seguito la sua coerenza e l'accordo che produce fra gli stessi oracoli. Qui comunque egli ritiene retto il giudizio dei Giudei, come coloro, che hanno accolto Dio, intorno a Cristo, pensando che Egli dovesse essere condannato alla peggiore delle morti. In ogni caso si dovevano ascoltare le parole del Dio dei Giudei, cui egli rende testimonianza:

Colui che offre un sacrificio agli dèi, oltre al solo Signore, sarà votato allo sterminio [Esodo 22, 19].

Ma veniamo ad affermazioni più chiare ed ascoltiamo ciò che Porfirio dice della grandezza del Dio dei Giudei. Infatti, riguardo alla domanda posta ad Apollo sulla superiorità della parola o della ragione o della legge, disse: «Rispose con i versi seguenti». Seguono quindi i versi di Apollo, fra i quali, citando quel che può bastare, sono questi: «Davanti a Dio, generatore e re prima di tutte le cose, tremano il cielo, la terra, il mare, le profondità degli inferi e rabbrividiscono persino i numi; la loro legge è il Padre, che gli Ebrei nella loro santità onorano molto». Con questo oracolo del proprio dio Apollo, Porfirio ha parlato del grande Dio degli Ebrei, dinanzi al quale anche i numi rabbrividiscono.

Agostino d'Ippona, "La città di Dio contro i Pagani", libro XIX, 23, Editore Bompiani, 2015, pag. 978-979

Il discorso di Apollo a proposito dell'impossibilità di portare un cristiano in una diversa dimensione religiosa è corretta, ma, probabilmente, non per le cause che pensa Porfirio. Il cristianesimo manipola le persone così profondamente nella psiche e nelle emozioni che il cristiano non può vivere senza l'idea di un padrone dal quale dipendere.

"Lasciala morire con le sue convinzioni" dice l'oracolo. Nessuno spiega perché e come quella donna è diventata cristiana. A Porfirio non interessa. Porfirio vive l'idea del "conosci te stesso" non l'idea eraclitea "diventa e modifica te stesso".

Come si può notare, la contrapposizione fra cristiani e neoplatonici non verte su ciò che si pensa o su ciò che pensano i cristiani in contrapposizione ai neoplatonici. La contrapposizione verte sulla persona che deve essere il loro padrone.

Si discute sulla persona di Gesù di Nazareth, ma non su ciò che pensa o fa Gesù di Nazareth.

Allo stesso tempo, da quanto scrive Agostino d'Ippona, Il Dio degli ebrei è allo stesso tempo il Dio di Porfirio e il Dio di Agostino d'Ippona. Per questo Agostino d'Ippona minaccia Porfirio proprio con le parole del Dio degli ebrei espresse nell'Esodo.

In questo contesto sembra abbia un buon gioco retorico Agostino d'Ippona nel classificare Apollo e Ecate come dei demoni menzogneri dal momento che lo stesso Porfirio sottomette gli Dèi che nomina al Dio degli ebrei e, per estensione, dei cristiani.

Scrive Agostino d'Ippona:

Indubbiamente Porfirio ha parlato bene di Dio Padre e ha indicato con quali forme di vita lo si debba venerare; i libri profetici degli Ebrei sono pieni di questi precetti, dove la vita dei santi viene prescritta o lodata. Quello si sbaglia però solo a proposito dei cristiani, o prende a calunniarli proprio come vogliono quei demoni che egli ritiene dèi. Come se non si potessero facilmente richiamare tutte le sconcezze indecorose che si rappresentavano come omaggio verso gli dèi nei teatri e nei templi e badare poi a ciò che si dice, si legge e si ascolta nelle chiese o anche quali offerte vengono presentate a Dio, per comprendere dove si edificano i costumi e dove invece essi si distruggono!

Agostino d'Ippona, "La città di Dio contro i Pagani", libro XIX, 23, Editore Bompiani, 2015, pag. 982

Porfirio non è Pagano, Porfirio è neoplatonico ed esercita il medesimo pensiero ideologico dei cristiani anche se non è in grado di negare la realtà degli Dèi che, dal medioplatonismo al neoplatonismo, seguendo l'ideologia di Platone, sono stati identificati con i demoni.

Dèi che vengono aggrediti nella loro rappresentazione, dal momento che i cristiani vogliono controllare l'uomo controllando la sua sessualità e non tollerano che il divino offra all'uomo modelli comportamentali diversi dall'astinenza e dall'idea della sessualità come attività da condannare.

Porfirio ha aperto le porte al cristianesimo manifestando i medesimi contenuti ideologici come si può dedurre dalle "Sentenze sugli intellegibili" quando, fra l'altro scrive:

Dio è ovunque perché non è in nessun luogo, l'intelligenza è ovunque perché non è in nessun luogo, l'Anima è ovunque perché non è in nessun luogo. Ma Dio è ovunque e in nessun luogo rispetto a tutto ciò che da Lui procede - solo a Lui è proprio essere come è e come vuole l'intelligenza è invece in Dio, mentre è ovunque e in nessun luogo rispetto a ciò che procede da Lui; e l'Anima è nell'intelligenza e in Dio, mentre è ovunque e in nessun luogo nel corpo; infine il corpo è nell'Anima, nell'intelligenza e in Dio. E se tutti gli enti e tutti i non-enti vengono da Dio e sono in Dio, Lui al contrario non è né gli enti né i non-enti, né è in essi - se infatti fosse soltanto ovunque, Egli sarebbe tutte le cose e in tutte le cose -; però Egli non è in nessun luogo, per cui tutte le cose procedono da Lui ed in Lui in quanto Egli è ovunque, ma sono diverse da Lui in quanto non è in nessun luogo; allo stesso modo, l'intelligenza, essendo ovunque e in nessun luogo, è causa delle Anime e delle realtà che vengono dopo di esse, pur non essendo l'Anima né alcuna realtà successiva all'Anima, né essendo in esse: infatti non solo è ovunque ma anche in nessun luogo rispetto a ciò che viene dopo di Sé; così l'Anima non è il corpo né è nel corpo, ma è causa dei corpi, perché rispetto al corpo è ovunque e in nessun luogo. E la processione dell'intera realtà avanza fino a ciò che non può essere contemporaneamente ovunque e in nessun luogo, ma che partecipa in parte di entrambe le situazioni.

Tratto da: Porfirio, "Sentenze sugli intellegibili", Editore Rusconi, 1996, pag. 123

Il concetto della relazione fra Dio e il mondo espresso da Porfirio è il concetto di relazione fra Dio e il mondo fatto proprio dai cristiani.

Il Dio di Porfirio, come il Dio dei cristiani, è allo stesso tempo trascendenza, perché irraggiungibile dagli enti, e immanenza, perché comprende gli enti ed agisce attraverso questi mediante l'anima.

E' un concetto ripreso anche da filosofi relativamente recenti teso a spiegare il controllo esercitato da Dio sulla realtà quotidiana e sugli Esseri Umani che in quella realtà agiscono solo secondo i voleri di Dio (salvo non attribuire a Dio conseguenze ed effetti perversi delle azioni).

In questo modo il neoplatonismo aprì la strada al cristianesimo fornendogli concetti sull'interpretazione di una realtà ontologica che non erano presente nella bibbia degli ebrei e che hanno finito per giustificare la bibbia e l'odio che la bibbia veicola nel mondo e nella vita degli uomini.

Il Dio che con un colpo di bacchetta magica, nella Genesi, crea la luce dopo essersi svegliato da chissà quale sonno eterno diventa:

Dio è ovunque perché non è in nessun luogo, l'intelligenza è ovunque perché non è in nessun luogo, l'Anima è ovunque perché non è in nessun luogo.

Non domina dall'alto dei cieli, ma da ogni luogo. Onnipresente e, comunque, sempre assente.

In questa logica, con un gioco di equilibri sofisti, l'intelligenza è in Dio e l'anima è nell'intelligenza che, non essendo in nessun luogo, è causa delle anime.

Ogni cosa procede da Dio attraverso una gerarchia di cause dove il fenomeno non è presente in potenza nella causa, ma diventa distinto dalla causa quasi senza mantenere un rapporto con la causa:

"l'Anima non è il corpo né è nel corpo, ma è causa dei corpi, perché rispetto al corpo è ovunque e in nessun luogo."

Un effetto creato magicamente da Dio.

La separazione dell'ideologia di Porfirio dal Paganesimo è totale come è totale l'adesione di Porfirio al cristianesimo.

Quando mai si è assistito ad anime senza i corpi? E' il corpo, il corpo vivente, che manifesta quanto Porfirio attribuisce all'anima. Solo che ora, la separazione anima e corpo inventata da Platone, si è ideologicamente radicalizzata. Non si parla più dell'uomo che abita il mondo né si cerca di comprendere come funziona il mondo in cui l'uomo vive.

Ora si esalta il padrone dell'uomo, Dio, e si è all'affannosa ricerca di come Dio domina l'uomo e le ragioni di Dio per legittimare il suo dominio sull'uomo.

E' in questo modo che i neoplatonici, come Porfirio, hanno aiutato i cristiani a devastare le società civili umane in nome e per conto di Dio.

 

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26 agosto 2026

XXX celebrazione della Devotio 23 agosto 2026

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La Devotio è un rito dell'antica Religione di Roma.

La Devotio nella lingua latina significa "consacrare con un voto". La pratica religiosa fu istituita, tradizionalmente, da Publio Decio Mure durante la guerra di Roma contro i Sanniti.

In quell'occasione, Decio, comandante di un'ala dell'esercito di Roma, e il comandante dell'altra ala prestarono giuramento secondo cui l'ala dell'esercito romano che soccombeva ai sanniti avrebbe combattuto a morte per permettere all'altra ala di sopraffare l'esercito sannita. L'ala di Decio stava soccombendo e Decio pronunciò la Devotio chiamando gli Dèi a partecipare a quello che sarebbe stato il suo sacrificio.

Rimane il significato della Devotio che i Pagani recitano, al di là del modello che io propongo, ci possono essere un infinito numero di atri modelli il cui significato comune è la costruzione delle relazioni fra ogni singolo indivduo e l'infinito mondo di Dèi che ci circondano e che sono, contemporaneamente, dentro di noi.

Il Pagano, con un voto consacra la propria esistenza e le contraddizioni che affronta nella sua vita. Ogni gesto è sacro nella misura in cui il Pagano coinvolge le proprie emozioni e plasma il proprio Corpo Luminoso dentro di lui.

 

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25 agosto 2026

Deportazione

Trump sta deportando centinaia di migliaia di persone immigrate negli USa. Uno degli ultimi gruppi che vengono deportati sono gli haitiani. Erano negli USA con visto umanitario concesso per alleviare i conflitti sia ad Haiti sia nei confronti degli USA. Erano persone che lavoravano e facevano i lavori più umili e peggio pagati negli USA.

Trump ha rimosso il visto e la Corte Suprema USA gli ha concesso di farlo dando il via alle deportazioni di massa.

Queste persone stanno soffrendo e il pietismo cristiano pone l'accento su quella sofferenza che intende sfruttare per i propri interessi.

A me il pietismo non interessa. Io rilevo che quelle centinaia di migliaia di deportati da Trump non sono le centinaia di migliaia di immigrati che sono arrivati negli USA. Gli anni passati negli USA hanno cambiato quelle persone. Quelle persone cambiate vengono deportate in paesi africani e in paesi sud americani dove il desiderio di cambiare le proprie condizioni di vita, migliorandole, è ancora vivo.

Io non so come sarà il futuro. Però rilevo questo: modificare un insieme perché l'insieme non piace, porta alla modificazione dell'intero insieme e non è detto che tale modificazione possa favorire la risultante dell'insieme modificato.

In altre parole, gli USA buttano a mare manodopera che sfruttavano con stipendi da fame e, nello stesso tempo, rinunciano a fare quei lavori che facevano i deportati. Quei deportati arrivano in un diverso ambiente, probabilmente povero, in cui le loro competenze, per quanto minime, possono essere preziose portandosi dietro, comunque, il rancore per gli USA.

Scelte e conseguenze.

 

25 agosto 2026

L'ideologia Woke

Woke è un termine inglese che, tradotto letteralmente, significa svegliarsi con tutte le variabili in cui si usa per dire "svegliati" o "svegliamoci", e serve per stimolare uno stato di consapevolezza delle persone non solo nel loro essere nel mondo in cui vivono, ma anche della storia e dei processi socio-economici che hanno costruito le condizioni per le quali esse vivono quel presente in quel modo.

C'è una storia che ha costruito il presente. Ci sono ragioni ideologiche e sociali che hanno prodotto questo presente. Condizioni e ragioni che vengono ignorate dalle persone perché si vuole che le persone vivano il presente come se il presente fosse creato. Un presente privo di una storia fatta di relazioni cause ed effetti che diventano a loro volta cause per altri effetti.

Si vuole che le persone ripetano sempre gli stessi errori in modo da intrappolarle nelle medesime illusioni, nei medesimi desideri, nei medesimi sogni dai quali non si devono svegliare.

In queste condizioni. le persone vivono in uno stato di impotenza. Si sentono smarrite e in balia di chi ritengono competente e in grado di dare loro le "giuste informazioni". Non si chiedono quale sia lo scopo di quelle informazioni e il fine che si persegue dando quelle informazioni dal momento che non si possiede la competenza per criticare quelle informazioni.

Per secoli la chiesa cattolica ha proibito di leggere la bibbia cristiana e imponeva ai suoi adepti di conoscere i suoi libri sacri solo attraverso le prediche dei preti cattolici che, di volta in volta, ingannavano, raggiravano e violentavano persone ignare e smarrite. E le persone credevano, avevano fede nel prete cattolico imponendo, con la violenza, ai loro figli le medesime illusioni e credenze che il prete cattolico imponeva loro.

La cristianizzazione del Messico ha fatto milioni di morti. Eppure i cristiani ammiravano, e tutt'ora non condannano, la diffusione della fede cristiana fra gli infedeli esaltando la potenza di Dio. Le emozioni e le vite di milioni di persone non solo venivano ignorate, ma addirittura schernite e derise.

Perché questo?

Perché i cristiani vengono educazionalmente addormentati. adorano un Dio che si qualifica come potere assoluto e creatore dell'universo la cui caratteristica è quella di aver annientato il genere umano attraverso il Diluvio Universale. Il racconto del più grande genocidio messo in atto contro gli Esseri Umani al solo fine di qualificare quel Dio che i cristiani, riproducendo il suo delirio di onnipotenza, chiamano "buono". I cristiani pensano che le persone macellate abbiano commesso crimini tali da permettere ad un soggetto esterno all'umanità di massacrarli.

I cristiani si identificano con l'onnipotenza di Dio che massacra gli uomini e sono indifferenti nei confronti degli uomini massacrati.

Questo rende i cristiani indifferenti ad ogni genocidio perpetrato nella storia in nome del loro Dio. E' l'educazione imposta nell'infanzia che induce il bambino ad identificarsi con l'onnipotenza di Dio, che chiama "padre", a rendere il futuro adulto cristiano indifferente ad ogni atrocità nei confronti delle persone più indifese e fragili e, al contempo, ad indignarsi quando le persone indifese rivendicano il diritto a farsi giustizia dalle angherie di chi si identifica con il "Dio" buono.

Il problema che pone l'Woke è che i cristiani stessi sono le vittime del cristianesimo. Il cristiano Mask vessa i cristiani poveri degli USA. Mask non si allea con i cristiani poveri contro un nemico comune, ma muove guerra ad altri cristiani e pretende che costoro non muovano guerra a lui perché lui è un cristiano come loro.

L'Woke dice alle persone: "Cessate di essere tifosi. Osservate voi stessi e come voi stessi vi collocate nella società. Osservate la storia e i meccanismi che impediscono alle persone di rivendicare il proprio ruolo nella società."

Svegliarsi significa: "cessare di tifare per questo o quel giocatore sociale e diventare giocatori sociali a propria volta".

Ogni cristiano vuole annientare il Woke. Per contro, ogni persona che chiama sé stessa cristiana che inizia a svegliarsi e tifare per sé stessa. anziché per una parte che si identifica con Dio, diventa eretica perché pretende di "farsi Dio" in contrapposizione al Dio-Istituzione, o quant'altro, mettendo in discussione il suo diritto di dominare l'uomo ed esercitare, sia pur in scala ridotta, il suo Diluvio Universale sugli uomini.

Woke significa "svegliati” e impara a vivere da cittadino anziché da suddito sottomesso in nome e per conto del Dio dei cristiani.

 

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24 agosto 2026

Platone, neoplatonici, cristianesimo e orfici:
il fondamento ideologico della contrapposizione

Le operazioni di passaggio ideologico fra Platone, i neoplatonici e il cristianesimo possono apparire complesse, ma, in realtà sono abbastanza semplici in quanto obbediscono al principio di supremazia sociale dove ognuno di loro "deve essere più furbo e più bravo dell'altro" in un contesto culturale che legittimava il controllo degli uomini, morale ed economico, era il fine centrale di un'ideologia che mascherava lo schiavismo con il suprematismo.

Per contrapporsi ai sistemi religiosi del suo tempo e alle religioni espresse dai poeti, Platone, fra l'altro, scrive il Timeo. Il Timeo è lo scritto platonico che ha dominato la cultura assolutista dalla fine dell'era antica fino all'800 d.c. per sparire subito dopo dall'orizzonte della cultura ufficiale.

Uno degli aspetti più appetibili del Timeo da parte dei cristiani, Agostino d'Ippona in particolare, era il concetto di Dio che crea l'universo in contrapposizione all'idea dei "poeti" secondo cui l'universo, con quanto contiene, diviene in sé e per sé.

E' necessario aver ben presente il ragionamento, il proemio, da cui Platone parte per affermare l'esistenza di un "Artefice", "Dio creatore" in contrapposizione all'idea che l'universo, con quanto contiene, diviene in sé e per sé. Un'idea propria di Esiodo e degli orfici.

Scrive Platone nel Timeo da 27C a 29D:

TIMEO - Ma tutti, o Socrate, anche se hanno poco senno, fanno questo, e nell'accingersi ad ogni azione, o piccola o grande, invocano sempre Dio. E noi, che ci accingiamo a fare discorsi intorno all'universo, se esso sia generato oppure ingenerato, è necessario che invochiamo dèi e dee e li preghiamo, affinché diciamo tutte le cose nel modo che piaccia soprattutto a loro e anche a noi stessi. E quanto agli dèi, sia questa l'invocazione. E per quanto riguarda noi, invece, dobbiamo adoperarci in modo che voi possiate capire in modo agevole e io possa esporre nel modo più chiaro gli argomenti che abbiamo posto in discussione. Secondo la mia opinione, in primo luogo bisogna distinguere le cose che seguono. Che cos'è ciò che è sempre e non ha generazione? E che cos'è ciò che si genera perennemente e non è mai essere? Il primo è ciò che è concepibile con l'intelligenza mediante il ragionamento, perché è sempre nelle medesime condizioni. Il secondo, al contrario, è ciò che è opinabile mediante la percezione sensoriale irrazionale, perché si genera e perisce, e non è mai pienamente essere. Inoltre, ogni cosa che si genera, di necessità viene generata da qualche causa. Infatti, è impossibile che ogni cosa abbia generazione, senza avere una causa. E quando l'Artefice di qualsivoglia cosa, guardando sempre a ciò che è allo stesso modo e servendosi come di esemplare ne porta in atto l'idea e la potenza, è necessario che, in questo modo, riesca tutta quanta bella; quella cosa, invece, che l'Artefice porta in atto servendosi di un esemplare generato, non sarà bella. Ora, per quanto concerne tutto il cielo o il mondo, o se si trova qualche altro nome adeguato lo si chiami con questo, bisogna considerare ciò che fin da principio si deve esaminare riguardo ad ogni cosa, ossia se fu sempre, non avendo mai alcun principio di generazione, oppure se fu generato, incominciando da un qualche principio. Esso fu generato. Infatti è visibile e tangibile ed ha un corpo; ma tutte le cose di questo tipo sono sensibili, e le cose sensibili si apprendono con l'opinione mediante la sensazione, ed è risultato che sono generate e sono in divenire. E ciò che è generato abbiamo detto che è necessario che sia generato da una causa. Ma il Fattore e il Padre di questo universo è molto difficile trovarlo e, trovatolo, è impossibile parlarne a tutti. E questo si deve indagare dell'universo: guardando a quale degli esemplari chi ha fabbricato l'universo lo abbia realizzato, se all'esemplare che è sempre nello stesso modo e identico o a quello che è generato. Ma se questo mondo è bello e l'Artefice è buono, è evidente che Egli ha guardato all'esemplare eterno; e se, invece, l'Artefice non è tale, ciò che non è neppure permesso a qualcuno di dire, ha guardato all'esemplare generato. Ma è evidente a tutti che Egli guardò all'esemplare eterno: infatti l'universo è la più bella delle cose che sono state generate, e l'Artefice è la migliore delle cause. Se, pertanto, l'Universo è stato generato così, fu realizzato dall'Artefice guardando a ciò che si comprende con la ragione e con l'intelligenza e che è sempre allo stesso modo. Stando così le cose, è assolutamente necessario che questo cosmo sia immagine di qualche cosa. Ora, in ogni questione è della massima importanza incominciare dal suo principio naturale. Pertanto, anche intorno all'immagine e all'esemplare di essa, bisogna riconoscere questo, che i discorsi hanno una affinità con le cose stesse di cui sono espressione. Dunque, ciò che è stabile e saldo e che si manifesta mediante l'intelletto, conviene che sia stabile ed immutabile, almeno nella misura in cui si concede ai discorsi che siano inconfutabili ed invincibili: di questo non deve mancare nulla. Invece, i discorsi che si fanno intorno a ciò che fu ritratto su quel modello e che quindi è immagine, sono a loro volta verosimili e in proporzione ai primi: infatti, ciò che in rapporto alla generazione è l'essenza, questo in rapporto alla credenza è la verità. Dunque, o Socrate, se dopo molte cose dette da molti intorno agli dèi e all'origine dell'universo, non riusciamo a presentare dei ragionamenti in tutto e per tutto concordi con se medesimi e precisi, non ti meravigliare. Ma se presenteremo ragionamenti verosimili non meno di alcun altro, allora dobbiamo accontentarci, ricordandoci che io che parlo e voi che giudicate abbiamo una natura umana: cosicché, accettando intorno a queste cose la narrazione probabile, conviene che non ricerchiamo più in là.

SOCRATE - Molto bene, o Timeo bisogna accettare in tutto e per tutto la cosa nella maniera in cui dici. Il tuo proemio l'abbiamo accolto con ammirazione e ora facci sentire il seguito del canto.

Platone, Timeo, in Tutti gli scritti, edizione Bompiani, 2000, pag.1361-1362

Va osservata, innanzi tutto, la necessità incontrata da Platone nell'inserire, comunque, gli Dèi sotto il dominio di un "Dio creatore", di un "Artefice" creatore dell'universo.

In secondo luogo, va osservata la difficoltà che incontra Platone nel presentare ragionamenti concordi e logici per giustificare il suo Artefice. Deve ricorrere alla comprensione dei suoi uditori per un racconto probabile perché inverosimile.

A Platone è sufficiente che le sue farneticazioni siano simili a tutti gli altri. Quali altri? A Pitagora? a Parmenide? A tutti coloro che pensano, come Platone, che il presente sia il prodotto di un Uno, di un Tutto, che ha architettato questo presente? Oppure, a tutti coloro che pensano che questo presente sia i risultato di proprie trasformazioni interne?

La soggettività di Platone può apparire logica a Platone, ma quando viene oggettivata appare come un delirio privo di supporto logico perché illogica è la premessa sulla quale si basa.

La domanda che si fa Platone quando chiede: "Che cos'è ciò che è sempre e non ha generazione?". La risposta più ovvia è: "la farneticazione!". Come si può immaginare qualche cosa "che è sempre" e non viene generato se non come proprio desiderio di eternità che cerca un'identificazione?

Il delirio di Platone giunge a vette inaccessibili dalla consapevolezza umana quando dice:

"Ma se questo mondo è bello e l'Artefice è buono, è evidente che Egli ha guardato all'esemplare eterno; e se, invece, l'Artefice non è tale, ciò che non è neppure permesso a qualcuno di dire, ha guardato all'esemplare generato."

"Se questo mondo è bello" è un'affermazione puramente soggettiva che non trova riscontro nell'oggettività se non per quelle persone che possono vivere del "bello" a discapito di milioni di persone che vivono nella sofferenza per permettere a loro di vivere nel "bello".

L'Artefice deve essere "bello e bravo" perché altrimenti il filosofo non potrebbe essere "bello e bravo" identificandosi con l'immagine dell'Artefice che sta nella sua testa.

Il Dio creatore di Platone nel Timeo piace molto ad Agostino d'Ippona che, nella "Città di Dio contro i Pagani", si chiede:

Alcuni, che la grazia di Cristo unisce a noi, si sorprendono quando sentono o leggono che Platone ha avuto intorno a Dio idee riconosciute in armonia con la verità della nostra religione. Di qui hanno pensato ch'egli avesse ascoltato il profeta Geremia nel suo peregrinare in Egitto o letto durante quel viaggio i libri dei profeti; ho riportato questa opinione anche in altre mie opere. Ma secondo un calcolo esatto della cronologia storica risulta che Platone sia nato all'incirca cento anni più tardi rispetto all'epoca in cui profetizzo Geremia; e poiché Geremia visse ottantun anni, corrono circa sessantanni dall'anno della sua morte fino al tempo in cui Tolomeo, re dell'Egitto, richiese alla Giudea i libri dei profeti ebrei per farli tradurre da settanta uomini ebrei, che sapevano anche la lingua greca, e tenerli presso di sé. Pertanto durante il suo viaggio Platone non poté incontrare Geremia, che era morto da tempo, né leggere le Scritture, non ancora tradotte in lingua greca, nella quale egli era maestro; a meno che, con il suo energico impegno, non abbia appreso anche queste per mezzo di un interprete, come aveva fatto per i libri egizi, senza metterne per iscritto la traduzione - che Tolomeo invece, temibile nella sua potenza regale, avrebbe ottenuto con grande beneficio -, ma cercando di conoscerne per quanto possibile il contenuto per mezzo di conversazioni. Si possono trovare indizi a sostegno di questa tesi; ad esempio il libro della Genesi si apre con queste parole: In principio Dio creò il cielo e la terra. Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. Platone afferma invece nel Timeo, un trattato sulla costituzione del mondo, che Dio con la sua opera congiunse la terra e il fuoco. E evidente che egli mette il fuoco al posto del cielo; questo pensiero ha quindi una qualche rassomiglianza con l'espressione: In principio Dio creò il cielo e la terra. Poi afferma che l'acqua e l'aria furono i due elementi intermedi con i quali si congiunsero quelli estremi. Questa potrebbe essere una interpretazione di ciò che la Scrittura dice: Lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. Naturalmente egli non pone molta attenzione al modo in cui la Scrittura designa abitualmente lo spirito di Dio; e poiché anche l'aria viene detta spirito, è possibile ch'egli abbia pensato che in quel passo si ricordavano questi quattro elementi. Platone poi afferma che vero filosofo è colui che ama Dio, e nella Sacra Scrittura non c'è affermazione più evidente di questa.

Agostino d'Ippona, La città di Dio contro i Pagani, Editore Bompiani, 2001, pag. 398-399

Agostino d'Ippona trova le analogie fra la creazione descritta dalla sua bibbia e le affermazioni di Platone nel Timeo. Scopo di Agostino d'Ippona è quello di dimostrare la logica razionale della sua bibbia che viene assunta, sia pur in diverso modo, anche da Platone che, nei circuiti culturali nei quali agisce Agostino, rappresentava un punto di riferimento storico.

Vedete, dice Agostino d'Ippona, anche Platone asserisce cose simili a quelle della bibbia e, dunque, essendo anche lui giunto alle medesime conclusioni, la bibbia è necessariamente vera. Solo che, Agostino d'Ippona, per assumere Platone a fondamento della dottrina cristiana, ha insultato tutti i filosofi che hanno, in qualche modo, espresso posizioni differenti rispetto a Platone.

Le similitudini fra il pensiero di Platone e quello di Agostino d'Ippona sono dovute al fatto che entrambi si identificano con un padrone ed entrambi pretendono di determinare una "verità", solo affermata e non dimostrata, alla quale chiedono sottomissione e deferenza.

Un'analogia con la bibbia, che Agostino d'Ippona rileva con il Timeo di Platone, è l'affermazione fatta da Platone nel Timeo 31b-c in cui Platone afferma la necessità dell'Artefice, di Dio, di unire "fuoco e terra" nell'opera della sua creazione.

L'affermazione di Platone nel Timeo 31b dice:

Dunque, affinché questo mondo, anche nell'essere uno solo, fosse simile a quel vivente perfetto, per questo motivo Colui che fece il cosmo non ne fece due né infiniti, ma uno solo è questo cielo generato unigenito, e così sarà anche in futuro. Ciò che è generato deve essere corporeo, visibile e tangibile. Ma se fosse separato dal fuoco, nulla potrebbe essere visibile; né potrebbe essere tangibile, senza una solidità; e non potrebbe essere solido, senza terra. Di conseguenza, Dio fece il corpo dell'universo, cominciando a costruirlo di fuoco e di terra. Ma che due cose si compongano bene da sole, prescindendo da una terza, in maniera bella, [C] non è possibile. Infatti, deve esserci in mezzo un legame che congiunga l'una con l'altra.

Platone, Timeo, in Tutti gli scritti, edizione Bompiani, 2000, pag. 1363

Il creazionismo in Platone è uguale al creazionismo di Agostino d'Ippona. Deve essere simile perché è necessario che tutto il potere, con cui è venuto in essere il presente, deve essere sottratto al presente che si trasforma per essere attribuito a Dio come artefice della trasformazione del presente.

L'affermazione: "Dio ha fatto il presente" è un'affermazione di carattere militare e non consente a nessuno di negare che Dio ha fatto il presente. Tanto meno di fare come l'Epicuro che viene condannato da Agostino d'Ippona quando scrive:

Epicuro per gli atomi, piccolissime particelle, indivisibili e impercettibili, e tutti quegli altri che non è necessario attardarsi a enumerare e che posero come causa e principio di tutte le cose i corpi, semplici o composti, dotati o meno di vita, ma pur sempre corpi. Alcuni di loro, infatti, come gli epicurei, credettero che esseri viventi potessero nascere da non viventi; altri invece che da un vivente nascessero viventi e non viventi, ma sempre come corpi materiali.

Agostino d'Ippona, La città di Dio contro i Pagani, Editore Bompiani, 2001, pag. 389

Questa era la "bestemmia inaccettabile". Il mondo che diviene senza l'opera di un padrone. Di un Dio padrone o di un Artefice con i quali Agostino d'Ippona e Platone si identificano.

I neoplatonici saranno costretti a cercare soluzioni ideologiche per distinguere il platonismo dal cristianesimo e in quest'azione, non solo Plotino, ma anche Plutarco di Atene, Proclo e Damascio cercheranno di segnare una distanza del platonismo dal cristianesimo.

Quando Agostino d'Ippona scrive, molte persone nella cultura si professavano platoniche, ma quando Proclo guida l'ultima accademia di Atene, molte persone si proclamano cristiane e hanno dimenticato Platone anche se i culti misterici greci, i nemici del platonismo perché espressione degli Orfici e dei poeti come Esiodo e Omaro, ancora sono abbastanza diffusi.

Proclo, nelle sue lezioni sul Timeo e altro, non commenta il cristianesimo né segna la distanza fra il sistema di creazione esposto da Platone e quello del cristianesimo. Proclo si guarda bene dall'affrontare l'ideologia teologica cristiana. Ne ha paura. Dopo Proclo, infatti, Damascio, il suo successore, sarà costretto a fuggire in Persia per sottrarsi alle persecuzioni cristiane.

Proclo dirige le sue riflessioni, per commentare la creazione nel Timeo di Platone, rispetto agli Orfici e utilizzando gli Oracoli Caldaici come fonte di rivelazione divina.

Scrive Luciano Albanese in Oracoli Caldaici:

Orfeo ci dice che tutte le cose vengono a essere in Zeus in seguito all'inghiottimento di Phanes, perché le cause di tutte le cose encosmiche appaiono una prima volta e in forma unificata in Phanes, e una seconda volta e in forma distinta nel demiurgo. Infatti lì (in Phanes) il sole, la luna, il cielo stesso, gli elementi ed Eros che li unifica e tutte le cose diventate semplicemente una cosa sola,

«tutto viene a essere mescolato insieme nel ventre di Zeus».

E non si è accontentato solo di queste rivelazioni, ma ci ha anche trasmesso l'ordine delle forme demiurgiche attraverso il quale anche le cose sensibili hanno ricevuto tale ordine e abbellimento. Ma anche gli dèi hanno pensato bene di rivelare agli uomini la verità intorno a tali questioni, e ci hanno detto quale sia l'unica fonte delle idee in cui l'intera compagine delle idee fu stabilita per la prima volta, e come procedono e vengono assimilate dal padre del cosmo tutte le cose che si trovano in esso, sia come intere sia come parti. Considerato l'interesse dei nostri uditori intorno a tale dottrina, possiamo richiamare le parole stesse dei logia caldaici:

"L'intelletto del padre emise un ronzio, pensando con volere vigoroso idee di ogni forma, e tutte da una sola fonte balzarono giù. Infatti dal padre procedevano volere e scopo. Ma separate dal fuoco intellettivo esse si divisero in altre idee intellettive. Infatti il signore al cosmo dalle molte forme prepose un sigillo intellettivo non deperibile, e il mondo, mentre era in disordine, bramando la sua impronta, apparve ordinato con la forma, scolpito da idee di ogni specie; di queste una sola è la fonte, e da questa altre idee ronzano, separate, inaccessibili, frangendosi intorno ai corpi del cosmo, e si portano simili a sciami di api, intorno agli uteri terribili, risplendendo da entrambi i lati da vicino ora qua ora là; pensieri intellettivi provenienti dalla fonte paterna, che succhiano in abbondanza il fiore del fuoco sulla vetta del tempo senza riposo. Queste idee primordiali fece orgogliare per prima la fonte in sé perfetta del padre".

Con queste parole gli dèi ci hanno rivelato sia dove le idee abbiano la loro ipostasi, sia quale dio sia la sede della loro unica fonte, sia come da questa stessa fonte proceda la [loro] moltitudine, sia come il cosmo e costituito in accordo con loro, e che esse sono gli agenti cinetici di tutti i sistemi cosmici, e che tutte sono intellettive nella loro essenza, e molto diverse rispetto alle loro proprietà.

Luciano Albanese in Oracoli Caldaici, Edizione Valla, 2025, pag. 71/73

Il mondo delle idee è il delirio Platonico elaborato sui concetti di Anassagora che diventano centrali nell'ideologia platonica e neoplatonica. Proclo deve ribadire questi concetti platonici del mondo Iperuranio in alternativa al cristianesimo e non trova di meglio che usare gli Oracoli Caldaici come parola immutabile e veritiera degli Dèi atti a confermare il mondo delle idee e l'attività dell'Artefice di Platone.

La creazione di Platone nel Timeo viene confrontata con le idee orfiche secondo cui, come in Esiodo, Phanes, Fanete. Eros, che emerge dall'uovo all'inizio del tempo, viene fagocitato da Zeus. Tutte le cose cosmiche, secondo l'interpretazione di Proclo, apparirebbero per la prima volta in Phanes e Zeus, fagocitandolo, le farebbe proprie.

Eros, Phanes, Fanete altro non è che la qualità della materia-energia che sollecita la trasformazione del presente. Come il desiderio negli Esseri della Natura.

Proclo deve riuscire a conciliare gli Oracoli Caldaici con la teoria delle idee di Platone. In questo tentativo il mondo delle idee viene attribuito da Proclo a Phanes. Phanes, per Proclo, in cui tutte le cose appaiono in maniera confusa, come nelle ipotesi di Anassagora, per poi essere distinte dal Demiurgo, Zeus, che inghiotte Phanes.

Per Proclo in Phanes, Eros, tutte le cose sono una cosa sola e vengono distinte da Zeus che lo inghiotte facendo di Zeus il Demiurgo platonico.

Il significato che Proclo attribuisce a Zeus è scorretto. In Esiodo Zeus inghiotte l'intelligenza progettuale, il nous, nella forma di Meti; per gli Orfici Zeus inghiotte Eros, Phanes, l'intento con cui generare la vita che viene descritta attraverso le numerose relazioni sessuali che Zeus intrattiene.

Zeus è l'oggettività da cui la vita germina, ma Zeus stesso è germinano da oggettività che ne hanno consentito la germinazione e che vengono, a loro volta, riconosciute come Dèi. Solo che a Proclo questo non interessa. Facendo proprio l'odio che Platone riservava ai poeti, ignora i fondamenti religiosi da cui gli stessi Orfici hanno proceduto nella formulazione del loro pensiero e le varianti che la soggettività orfica ha introdotto.

Nella soluzione di Proclo, il mondo delle idee di Platone è tutto nel ventre di Zeus che ha fagocitato Phanes. Il passaggio dall'idea di Zeus come l'atmosfera che costruisce, attraverso il desiderio, Eros, le condizioni affinché la vita germini; all'idea di Zeus come Demiurgo che crea o ordina la vita in un mondo di "idee" confuse nel suo ventre, non è solo breve, ma appare logica dal punto di vista della filosofia assolutista.

Anche la lunga citazione del logia (da teo-logia, detto degli Dèi), virgolettata nel testo di Proclo, appare più strumentale che non letterale. Vuole dare un sigillo divino alla teoria delle idee di Platone che, altrimenti, apparirebbe come un lungo delirio. I logia, gli Oracoli Caldaici, appaiono come una sorta di detti degli Dèi con cui dare una parvenza di oggettività a quanto appare assolutamente soggettivo.

Dalla pretesa citazione degli Oracoli Caldaici, appare la legittimazione del Demiurgo e dell'attività Demiurgica che Proclo vuole associare, come derivazione, dalle concezioni filosofiche degli Orfici. Con questa citazione Proclo afferma che viene confermato il luogo in cui le idee hanno la loro sede, la loro ipostasi sia quale Dio sia la loro fonte.

Con queste affermazioni Proclo avalla l'interpretazione del Timeo in chiave cristiana data da Agostino d'Ippona.

La pagina XVI del Papiro di Derveni dice:

E' stato chiarito che definì il Sole un organo genitale;
E riguardo al fatto che le cose che sono adesso
derivano dalle cose che esistevano già dice:
"Del sovrano Protogonos, il venerando: e su di esso
crebbero tutti gli dei e le dee immortali, beati,
e i fiumi e le amabili fonti e tutte le altre cose
che erano nate allora; e egli stesso divenne il Solo".
Con queste parole mostra che le cose che sono esistevano dall'eternità,
e le cose che sono adesso derivano dalle cose che esistevano già.
E riguardo alla frase "E egli stesso divenne il Solo", dicendo questo
mostra che il Noùs, pur essendo solo, vale sempre tutte le cose,
come se tutte le altre cose non fossero nulla. Perché non è possibile
che le cose che sono adesso esistano a causa di quelle senza il Noùs.
Anche nel verso seguente disse che il Noùs vale ogni cosa:
"e adesso è il sovrano di tutte le cose e lo sarà in futuro".
E' chiaro che il Nous e il sovrano di tutte le cose sono lo stesso.

Angelo Tonelli, Il papiro di Derveni, in Eleusis e Orfismo, Feltrinelli, 2022, pag. 525

Il Nous, l'intelligenza progettuale, è alla base dell'esistenza stessa perché ciò che è esistito ha prodotto ciò che esiste e la trasformazione, comunque la si voglia interpretare, è manifestazione del Nous proprio di ogni soggetto che è esistito, che esiste e che esisterà trasformazione dopo trasformazione.

Il Nous non è al di fuori dei soggetti che sono esistiti e che trasformandosi hanno generato il presente, ma è una proprietà indistinguibile di ogni oggetto che proprio trasformandosi ha dimostrato di essere portatore di Nous, di progetto e scopo, di Necessità e di Eros, Phanes.

Contenere Phanes non è il contenere di un oggetto in quanto forma, in quanto modello, ma è contenere come qualità intrinseca della materia-energia che, una volta liberata dal Big Bang, trasformazione dopo trasformazione forma il presente che, guardandolo, funzionale alla nostra esistenza, noi lo chiamiamo "bello" oppure "brutto", a seconda che favorisca i nostri desideri o li ostacoli.

In fondo, lo scopo di Platone, dei neoplatonici e dei cristiani è sempre stato uguale: rubare l'intelligenza progettuale ai soggetti dell'esistenza per attribuirla al loro Dio padrone che chiamavano creatore. Per estensione, attribuivano intelligenza (e santità) ad ogni schiavista di uomini che necessitava di essere riconosciuto quale portatore di Nous a differenza dei suoi schiavi che dovevano obbedirgli perché privi di Nous.

Tutto lo scontro filosofico si riduce a questo ed appare ingiurioso che Proclo abbia preteso di appropriarsi del pensiero orfico per legittimare i deliri con cui Platone affermava l'esistenza di un "iperuranio" abitato da anime che si muovevano solo nel suo delirio creazionista.

 

Pagina specifica dell'argomento

 

21 agosto 2026

Riflessione sulla società

Noi viviamo all'interno di forti tensioni, sia in campo nazionale che in campo internazionale.

Tutti i conflitti sono generati dal cristianesimo.

Sia Meloni che Trump sventolano bibbia e crocifissi per legittimare il loro dominio e il diritto a far del male alle persone più indifese.

Solo che le persone considerate indifese sono la ricchezza di una nazione. Tanto più una nazione riesce ad arricchire il livello di vita delle persone più indifese e più povere della popolazione, tanto più quella nazione diventa ricca.

Non si tratta di aver "pietà per i poveri", come vogliono i cristiani con la loro miserabile carità.

Si tratta di un calcolo puramente economico: tanto maggiore è la massa di persone che dispone di denaro, tanto maggiore è la circolazione della ricchezza sociale.

Lo stesso vale per la cultura. Tanto maggiore è la diffusione della cultura a livello superiore in una società e tanto maggiore è l'emergere di soluzioni tecnico-economico-sociali che rendono quella popolazione ricca ed attiva.

La necessità degli sbandieratori di crocifissi e bibbie di costruire miseria per controllare la popolazione, che percepiscono come nemica, saccheggiano la ricchezza del proprio paese, della propria nazione, al solo fine di assicurarsi un qualche vantaggio.

Gli sbandieratori di crocifissi e bibbie sono i nemici della Patria.

L'ideologia del sovranismo è questa: trasformare i cittadini in sudditi, privarli dei diritti sociali e costringendoli in condizioni di vita miserevoli.

Il sovranista si pensa forte e onnipotente come il super-uomo Gesù o onnipotente come il Dio della bibbia. Quando deve confrontarsi con altri sovranisti, si comporta come un Toto Reina che contende il mandamento mafioso a Provenzano.

Tutte le regole del diritto, sia nazionale che internazionale, saltano. Non c'è più una legge o una norma che protegga i cittadini. La polizia può ammazzare e godere di impunità. Il magistrato può deridere e insultare i cittadini che chiedono giustizia per proteggere i propri interessi personali.

I cittadini vengono discriminati per sesso (vedi la polizia che favorisce i femminicidi), per razza (vedi la violenza sui lavoratori immigrati), per religione (vedi le aggressione ai musulmani che pregano), per idee sociali (vedi le manganellate della polizia a chi manifesta chiedendo giustizia).

Tutto il principio di uguaglianza sociale dei cittadini va a farsi fottere grazie ad una magistratura fatta di individui corrotti che praticano il terrorismo sociale a beneficio dell'ideologia nazista che vorrebbero ripristinare in Italia. I magistrati denigrano ed offendono i cittadini in nome del crocifisso e poi ci si chiede come può questo paese affrontare le grandi sfide che si stanno presentando.

Gli italiani non fanno più figli! E che vuoi che i magistrati li deridano e li offendono dopo che la polizia di Stato li ha manganellati?

Solo gli immigrati fanno ancora figli, disposti a mantenerli nelle condizioni atroci che i sovranisti riservano loro, ma non durerà per molto.

Mentre le nazioni soffrono sotto il giogo cristiano che crea miseria, mentre popolazioni vengono sterminate in nome della bibbia e del Gesù di Nazareth, l'inventore dei forni crematori, una parte del mondo lavora per costruire il proprio futuro. Un futuro al quale non saranno ammessi gli spacciatori di bibbie e di crocifissi.

 

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20 agosto 2026

Il concetto di "anima" e il concetto di "corpo luminoso"

Kit commerciale cristiano per purificare l'anima

Un elemento che divide le religioni rivelate, il buddismo e l'induismo, dalla Religione Pagana è il concetto di "anima".

Per tutte le religioni, dal cristianesimo all'ebraismo, all'islamismo, al buddismo, all'induismo ai neoplatonici, agli occultisti, e chi più ne ha più ne metta, l'anima è una "costruzione" del loro Dio (comunque pensato) che la dà all'uomo per poterlo ricattare (vedi il peccato).

Nella Religione Pagana non esiste il concetto di "anima", c'è il concetto di Corpo Luminoso, cioè quella concentrazione di energia emotiva che il singolo Essere della Natura, l'Essere Umano nel nostro caso, plasma e mescola nel corso della sua vita impegnando le sue emozioni nell'affrontare le condizioni e le contraddizioni nella sua quotidianità. E' un concetto molto più antico di quanto si possa immaginare.

Questa costruzione divina che avviene nell'uomo, e in ogni altro Essere, era chiamata "daimon", solo la ferocia di Platone ha trasformato questo concetto nel suo "demonio" per distruggere il lato divino dell'uomo e trasformarlo in schiavo. Nell'Antica Roma il Corpo Luminoso veniva chiamato "Genio". Esisteva il Genio del singolo uomo, il Genio della città, il Genio del luogo, ecc. Erano le concentrazioni di energia emotiva, il potere di essere, che caratterizza il singolo individuo, il singolo luogo, la singola città.

Fra i due concetti non esiste mediazione. Il concetto di "anima" rende schiavo l'uomo ad un Dio padrone. L'uomo deve obbedire alla morale imposta dal suo Dio e, per estensione, dal suo padrone nella società.

Il concetto di Corpo Luminoso, o "daimon", o "Genio" ("Juno", Giunone, per il femminile), rende l'uomo responsabile delle proprie scelte e delle proprie trasformazioni. L'uomo può ritenere di sbagliare nelle proprie scelte, ma non può peccare perché non ha un padrone a cui deve obbedire, ma ha solo una propria trasformazione, un proprio divenire, da curare con volontà, attenzione e determinazione in relazione al mondo in cui vive.

Ovviamente, fra i due concetti, non esiste mediazione.

 

20 agosto 2026

L'inconoscibile del cristiano

Un concetto impossibile da comprendere per un cristiano (e un neoplatonico).

L'Intento, Eros, che emerge dall'uovo di Nera Notte all'inizio dei mutamenti, è la qualità della materia e dell'energia che inevitabilmente sono "destinate", date le condizioni incontrate, a passare dallo stato di inconsapevolezza allo stato di consapevolezza.

Necessità e Intento (Eros) sono forze consapevoli, anche se sono di una consapevolezza che la nostra ragione fatica a comprendere. Esprimono la necessità soggettiva, di ogni possibilità di intuire, del nous (intelligenza progettuale o ragione di ogni soggetto della Natura) mentre si espande nel suo intuibile e, nello stesso tempo, introducono la sensazione, la coscienza, e le coscienze, nei mondi (al di là della rappresentazione soggettiva di coscienze e di mondi che noi possiamo averne e descriverli mediante la ragione). Sono forze divine della materia che trasformano ogni soggetto che intuisce, l'oggettività intuibile, oltre la forma della ragione.

Attraverso le trasformazioni introdotte nel soggetto dal proprio intuire, il soggetto muta l'oggettività intuibile di cui è parte. La diade, formata da Necessità ed Intento, permea ogni cosa ed ogni aspetto di ogni soggetto-oggetto spingendolo a trasformarsi all'infinito, adattamento soggettivo dopo adattamento soggettivo, attraverso ogni istante, intuizione dopo intuizione, all'interno di ogni possibile intuibile.

Necessità ed Intento esprimono la diade alla base del padre. Il padre non esiste, ha dissolto la propria Coscienza e la propria Consapevolezza nell'esistente. E' rimasta la sostanza dell'esistente che, attraverso Necessità ed Intento, introducendo la sensazione nel mondo, alimentano la relazione intuito e intuibile del nous ricostruendo la Coscienza e la Consapevolezza di ciò che fu in una forma che sarà in base alle scelte e agli adattamenti di ogni intuito soggettivo negli intuibili oggettivi.

Tratto dal: commento all'VIII frammento degli Oracoli Caldaici

O intuisci l'intuibile o farnetichi su che cosa potrebbe essere l'intuibile rivestendolo di deliri.

Si tratta di un concetto chiave che separa l'idea religiosa della Religione Pagana da ogni altra forma religiosa conosciuta nel mondo. Rivelate e non.

 

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19 agosto 2026

I Misteri di Eleusi
4) Ade rapisce Persefone

Nell'Inno Omerico a Demetra si legge come Ade rapisce Persefone secondo il volere di Zeus. Nell'Inno, Persefone appare riluttante, angosciata, disperata. Sperava nell'aiuto del padre Zeus e della madre Demetra. Confidava nell'aiuto degli Dèi contro l'azione di Ade.

Il grido di Persefone si udiva sulle vette dei monti e negli abissi del mare eppure, nessuno rispose a quel grido.

Solo la madre Demetra, udito e compreso il grido, disperata, si stracciò le vesti si mise sulle spalle un velo nero e come un uccello in picchiata si lanciò tentando di soccorrere Persefone.

La descrizione della forma della contraddizione contraddistingue questa parte dell'Inno Omerico a Demetra. I tre soggetti sono in azione all'interno di un mondo che si sta scuotendo.

Ade sta mettendo in moto il cambiamento del presente; Persefone, la protagonista del cambiamento, sta soffrendo per uscire dall'utero della sua attuale condizione ed entrare in una luce sconosciuta il cui abbaglio non gli permette di vedere un possibile futuro; Demetra, disperata, sta vivendo una modificazione del presente al quale Lei, la trasformazione e la libertà di ogni Essere nell'Universo, è stata tenuta all'oscuro.

Il mito, nella forma con cui si presenta, ci racconta che Demetra, perdendo Persefone, perde il suo futuro: i figli sono ciò che uomini e donne, nel presente, costruiscono per il futuro. La forma del mito ci dice che Ade si è invaghito di Persefone e ha tolto a Demetra sua figlia. Nella forma, il mito ci racconta che Zeus, come padre di Persefone, ha concesso ad Ade di prendere, con la forza, Persefone contro il volere della madre Demetra.

La forma, con cui si presenta il Mito, nasconde un principio dei misteri Eleusini.

I sei fratelli, figli di Cronos, si sono separati dal tempo, il padre, che con Rea ha permesso loro di venire in essere, e stanno procedendo a "costruire" il mondo nel quale potranno nascere e vivere gli Esseri della Natura.

Il quadro della contraddizione, descritto in questa forma, nasconde l'immensità della trasformazione in corso.

Intanto, riflettiamo sulla figura di Ade, questo fratello oscuro di cui il mito parla usando il suo nome per definire una sorta di mondo infero: Ade e l'Ade. Il mondo che a lui è toccato in sorte.

Nei suoi misteri, il Mito ci racconta che Ade "che è signore di molti, e molti uomini accoglie" porta nell'Ade, Persefone.

Perché Ade porta Persefone nel luogo in cui Persefone "deve" abitare?

La riflessione va fatta sui figli di Cronos e Rea. Cronos è il tempo, Rea è la Terra. Quando nascono i figli di Cronos, Cronos li protegge "divorandoli", non c'era posto per la loro esistenza. Potevano solo sopravvivere in potenza, nelle fauci del tempo, in attesa che la situazione oggettiva cambiasse. La situazione cambia con la nascita di Zeus. Ora Zeus avvolge la terra, Rea. Cronos ora può rendere manifesti i suoi figli che conservava in potenza dentro di sé, "vomitarli". Poseidone, il mare fecondo ricco di vita; Hera la natura; Demetra, gli Esseri che crescono; Hestia, la difesa del presente vissuto dalla vita; e Ade ...

Tutti i figli di Cronos concorrono a costruire (sono) la vita come noi la conosciamo; e Ade?

Ci fu un tempo in cui la vita del mare fecondo, Poseidone, e della Natura, Hera, era costituita da Esseri che, per abitare il mondo costruito dai figli di Cronos, si riproducevano per scissione. La vita era nata sul pianeta, si sviluppava, ma era "povera". Tendeva a riprodursi sempre uguale a sé stessa. Dovevano nascere nuovi sistemi affinché la vita potesse svilupparsi e diversificarsi. D'altro canto, Zeus con Latona aveva generato il principio femminile prima e, poi, dette vita al principio maschile.

L'Ade è l'utero della vita. Il mondo, in cui la vita nasce iniziando quel cammino che, a seconda del punto di vista che assumiamo nel descrivere una materia che si emoziona e che riconosce sé stessa diversa dall'ambiente, passa dal buio della non coscienza alla luce della coscienza in un Ade che ne protegge i primi passi del suo sviluppo. Sia che l'Ade si presenti come un utero, come un uovo, come un seme o in altri modi che io non conosco né immagino.

Affinché questo possa avvenire è necessario che "la crescita", la "libertà", entri nell'Ade e si manifesti come Necessità dentro ogni frammento di materia che si emoziona.

Demetra non può entrare nell'Ade, essa è la crescita, la trasformazione che avviene nell'atmosfera, in Zeus. Ma la figlia di Demetra, la piccola crescita, può entrare nell'Ade e alimentare la necessità di ogni frammento di materia che diventa cosciente nell'Ade.

Questo rimase un mistero di Eleusi. L'Ade, che molti uomini accoglie, è l'Ade che molti uomini (intesi come totalità delle specie della Natura) accoglie per portarli alla luce della ragione. Che questo mistero fosse conosciuto dagli antichi, e poco meditato, è dimostrato dalle idee dei pitagorici e di Platone. Le loro idee sulla metempsicosi e sulla reincarnazione hanno la funzione di aggredire i misteri del mito attraverso interpretazioni fantasiose di rinascite intese come uscite dall'Ade.

Gli Esseri che crescono nell'Ade sono Esseri che vengono sottratti a Demetra? Vedremo come gli Esseri, formatisi nell'Ade, verranno alla luce e continueranno le trasformazioni alimentando la Demetra dentro di loro. Sarà il motivo della riappacificazione finale, ma questo lo vedremo a mano a mano che leggiamo l'Inno Omerico a Demetra e rifletteremo sui numerosi misteri che quest'Inno racchiude.

Per questo aspetto dell'Inno fermiamoci a leggere gli elementi che compongono la contraddizione. Ascoltiamo le grida e i lamenti di Persefone e abbracciamo Demetra nella sua disperazione.

 

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I misteri di Eleusi

18 agosto 2026

Le opinioni su Proclo

C'è stato un tempo in cui avevo molta stima di Proclo. Più sto lavorando sugli Oracoli Caldaici e più mi rendo conto quanto il personaggio fosse meschino.

Se si ama le persone, la società, la vita, e si guarda ad un futuro migliore di questo presente, anche se si è vecchi in attesa della morte, non si può che disprezzare le persone che hanno fatto dell'inganno e dell'opportunismo un mezzo con cui assicurarsi dei profitti e dei vantaggi anche se solo vantaggi morali.

Proclo pensava di opporre delle rivelazioni divine alle rivelazioni divine cristiane. L'uso delle rivelazioni degli Dèi che Proclo faceva aveva solo lo scopo di far legittimare dagli Dèi la filosofia di Platone che lui interpretava come elemento positivo in contrapposizione al cristianesimo. Opporre farneticazione a farneticazione.

Proclo non aveva capito che Platone era il fondamento del cristianesimo, come del buddismo, e solo combattendo l'assolutismo platonico poteva opporsi all'assolutismo cristiano. Forse Proclo non voleva opporsi all'assolutismo cristiano, ma sostituirlo con l'assolutismo platonico.

Solo che i tempi erano quelli che erano. Pochi anni dopo la morte di Proclo, Damascio sarà costretto a fuggire in Persia e l'ultima Accademia antica venne chiusa.

Qui in montagna non sono in grado di fare un ragionamento sulla relazione fra Proclo e gli Oracoli Caldaici, ma appena torno a Marghera penso che qualche riflessione sarò tenuto a farla.

 

18 agosto 2026

Riflessione su un Oracolo Caldaico

Ecco un frammento degli Oracoli Caldaici proposto dal Patrizi.

Si tratta del frammento 286 della serie da lui proposta.

Dice:

"Il ronzio della Luna, mettilo da parte, [tutto] si muove ad opera della Necessità"

L'interpretazione del frammento, se sarà riportato nella serie di Angelo Tonelli, lo farò a suo tempo.

Voglio solo ricordare che questo frammento nega che il Dio cristiano o il Demiurgo platonico muova i pianeti e la Luna. Ma questi si muovono per la loro necessità.

E quando noi pagani celebriamo la nostra Devotio, questa inizia con:

- 1) Necessità fu
origine dello spazio e dei mutamenti

- 2) Necessità condusse Fato
E Fato divenne Necessità

Noi, come Pagani, riconosciamo le forze presenti nel mondo e di queste forze riconosciamo sia la volontà che l'intelligenza. Riconosciamo che l'oggettività è formata da Dèi anche quando quegli Dèi non li sappiamo nominare. Oppure, portano un numero infinito di nomi per l'infinito numero di modi con cui gli Esseri Umani li percepiscono.

 

18 agosto 2026

Magia e illusioni

Vuoi la magia che funzioni con un colpo di bacchetta magica?

Tu non cerchi la magia, cerchi il miracolo!

La magia è trasformazione, lenta e continua, della persona che la pratica nel mondo, esattamente come la magia nel mondo è una trasformazione lenta e continua dell’ambiente in cui viviamo.

Ma qualcuno organizza disastri nel mondo. Qualcuno getta missili.

Certo, qualcuno ti chiama a partecipare alla sua guerra, ma lo Stregone segue il suo intento, per questo la magia cambia lo Stregone e il mondo.

Dopo i disastri è necessario ricostruire, ma se hai partecipato al disastro, non sei in grado di ricostruire.

Forse a te non interessa ricostruire, ma a noi non interessa ricostruire per noi stessi. A noi interessa costruire un futuro diverso dal presente anche se di quel futuro non solo non ne trarremo beneficio, ma dobbiamo rinunciare a promuovere noi stessi in questo presente.

La bacchetta magica, l'alzati e cammina, moltiplica pani e pesci, hanno fatto molti danni. Hanno afferrato le illusioni delle persone e hanno costruito l'idea secondo cui con la magia cambi immediatamente il presente in cui stai vivendo. Solo che la magia non funziona così.

La magia è volontà, impegno, abnegazione, coinvolgimento, passione, intelligenza, progetto e scopo che devono coinvolgere tutto il corpo, tutte le emozioni e tutte le finalità per le quali l'uomo agisce. La magia è trasformazione. E' ricostruzione di collegamenti neuronali; è modifica della funzionalità del corpo; è sviluppo della cultura; è analisi del presente in cui viviamo. Solo l'impegno trasforma il soggetto e solo il soggetto che si trasforma introduce le variabili affinché il mondo in cui vive si trasformi.

 

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17 agosto 2026

Commento agli Oracoli Caldaici
Frammento n. 3

Il terzo frammento degli Oracoli Caldaici che commento è un frammento che Tonelli ha tratto dalla raccolta di Oracoli di Psello. Psello (1018-1078 d.c.), cristiano di Costantinopoli.

Il frammento parla del "padre" che ha rapito sé stesso e non ha racchiuso, nella sua potenza intellettiva, noetica, le sue proprie emozioni, il suo proprio fuoco.

Si tratta di un frammento breve che contiene un aspetto che, a mio avviso, gli interpreti, fino ad oggi, hanno voluto ignorare.

Psello, nel commentare questo frammento, afferma che il Dio, chiamato "padre" si rende incomprensibile e si sottrae alla possibilità di ogni relazione non solo al divino, ma anche a sé stesso. Psello continua affermando che in questo modo il "padre" si sarebbe rivelato attraverso il figlio Gesù e il verbo soprannaturale. (Fonte: Oracoli Caldaici, a cura di Albanese Luciano, Valla Editore, 2025, pag. 411-413) Psello, fra le altre cose, cita, a sostegno della sua tesi, un passo dal Vangelo di Marco, il 11, 27:

Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare.

Il problema per tutti coloro che trattano di filosofia e di religione non è ciò che si rivela nel primo istante dell'universo, ma ciò che si manifesta nel secondo istante dell'universo.

Nel primo istante dell'universo c'è una Coscienza che progetta la sua morte, si sottrae, nel secondo istante dell'universo c'è materia ed energia, ma non ci sono coscienze.

Il problema su cui discutere non è la fonte da cui l'universo come noi lo conosciamo procede, ma bensì la non consapevolezza dell'universo nel secondo istante di vita.

Il prima è passato. La Coscienza dell'universo che era ha fatto l'unica trasformazione possibile che le era rimasta: l'Essere Universo è diventato il nulla. Quella Coscienza ha posto fine a sé stessa.

Il primo pensiero dell'Essere Universo fu la consapevolezza della necessità della trasformazione nella quale intervenne la volontà soggettiva. Annullare sé stesso come ultima possibilità di trasformazione della propria esistenza.

Quello che noi oggi chiamiamo Big Bang e che gli orfici chiamarono uovo dal quale emerge Fanes, Eros, Desiderio, Intento come qualità della materia energia, altro non è che la fine dell'Universo consapevole e la nascita dell'universo inconsapevole.

Nel secondo momento, un attimo dopo il Big Bang, non c'è più consapevolezza, non c'è più nessuna Coscienza di Sé, non c'è più nessuna volontà, non ci sono più determinazioni.

C'è il movimento di una materia-energia che si espande nello spazio, in Nera Notte, e inizia il ciclo delle trasformazioni germinando coscienza di sé dopo coscienza di sé. E' l'esistente che va verso la ricostruzione della Coscienza Universale.

E' l'esistente che torna a formare il "padre" pronto a sottrarsi per un altro ciclo.

In questo presente non c'è la volontà della trasformazione del primo momento, non c'è la Coscienza di Sé del primo momento, non ci sono le determinazioni e le necessità del primo momento; dunque, non esiste una Coscienza da considerare come "padre", una volontà da considerare in essere, ma c'è solo il presente che marcia nell'infinito dei mutamenti per la ricostruzione della Coscienza Universale.

Un presente inconsapevole che assume su sé stesso, in quanto composto dalla progressiva germinazione di un infinito numero di consapevolezze, di Déi, la responsabilità della costruzione della propria esistenza per diventare eterno. E' rimasto il fuoco, Eros, Fanes, Desiderio, capace di trasformare materia o energia (o entrambe) da inconsapevoli in consapevoli. Coscienza che germina nell'inconsapevole nel momento in cui trova condizioni favorevoli. Ma non c'è una coscienza universale: è morta!

Non è il "padre", la Coscienza Universale, che genera gli Esseri, le Coscienze di sé; ma sono le Coscienze di sé, qualunque sia la loro natura, che alla fine delle loro trasformazioni costruiranno la Coscienza Universale.

Questo è il significato di "il padre sottrasse sé stesso". Significa che il "padre" ha distrutto, annullato, la propria Coscienza di Sé e la propria consapevolezza.

Significa che nell'esistenza, in qualunque modo la percepiamo, non esiste una Coscienza di Sé all'origine dell'esistente stesso.

Non esiste la coscienza creatrice.

Non esiste una Coscienza determinatrice.

Gli oracoli dicono che il "padre" sottrasse sé stesso senza neppure racchiudere nella sua potenza noetica il fuoco che gli è proprio.

La potenza noetica sta ad indicare un insieme di qualità che vengono definite come mente (nel senso di intelligenza, ragione, senno, perspicacia e spirito come velocità di risposta). Inoltre, si intende pensiero, intenzione, progetto, scopo, modo di pensare e giudicare, sentimento ecc.. Il tutto come potenza infinita. La progettualità assoluta, il pensiero assoluto, lo scopo assoluto, l'intelligenza assoluta ecc. Il fuoco che gli è proprio è la sostanza attraverso la quale queste qualità si esprimono.

La sostanza e la potenza noetica negli Oracoli Caldei stanno a indicare il "padre", ma il padre ha sottratto sé stesso. Ha disperso il fuoco che gli è proprio dissolvendo in questo modo la sua potenza noetica, la sua coscienza.

L'esistente, nato dalla morte di quel "padre", vive e prospera in assenza di un "padre". Il "padre" non esiste in quanto ha sottratto sé stesso. Cosa rimane dunque? Il fuoco delle Coscienze che vivono e si trasformano nel presente, il nous delle consapevolezze che attraverso la sequenza dei mutamenti, espandendo sé stesse nel circostante; iniziano il loro cammino nell'eternità per formare la Coscienza di Sé Universo: il "padre" che compattando il fuoco della consapevolezza universale ricostruisce la sua potenza noetica!

Gli Oracoli Caldaici vanno interpretati partendo da questo. Vi sono frasi mancanti e spezzoni che dovrebbero essere integrati, ma quello che i mutamenti ci hanno fatto pervenire è quello che noi usiamo per interpretare quanto ci circonda.

L'interpretazione non serve per comprendere un breve frammento, ma per indicare la qualità dei principi che vengono espressi attraverso l'interpretazione.

Il frammento rimane la fonte dalla quale procede il pensiero: con quali occhi l'interprete del frammento guarda il mondo?

Il frammento è una sorte di fonte che serve a riflettere su cosa indica quel frammento.

La fonte è come il crocicchio davanti al quale si è scelto di percorrere una strada piuttosto che un'altra. La strada ha portato in un baratro. Non tutti sono morti cadendo nel baratro. Qualcuno ha trovato un appiglio. Aggrappandosi a quell'appiglio, qualcuno è uscito dal baratro ed è tornato indietro da quella strada. E' tornato al crocicchio. E' tornato alla fonte. Non ha trovato una fonte gorgogliante di forza e di vita, ha trovato un piccolo zampillo, il frammento, che ancora gettava l'acqua della Conoscenza e della Consapevolezza al viaggiatore che la voleva cogliere.

L'iniziato allunga le mani e raccoglie l'acqua di quel zampillo. La porta alla bocca e con quel che resta della Conoscenza imbocca una nuova strada. L'acqua che egli ha bevuto lo ha attraversato. Gli racconta storie e leggende nelle quali c'era un tempo in cui molti Esseri Umani assaporavano la Conoscenza senza curarsi di trasmetterla, senza curarsi di come qualcuno l'avrebbe interpretata. Quel tempo non è più!

Quei guardiani non conoscevano il tesoro che custodivano. Non conoscevano la sequenza dei mutamenti che la loro negligenza avrebbe favorito. Ora rimane solo uno zampillo dal quale attingere e un duro cammino da percorrere. L'iniziato prende quel zampillo, ascolta le voci dei Lari, danza con la Ninfa e cavalcando come un Don Chisciotte percorre, costruendolo, un nuovo sentiero.

Sento già le voci: "Quella traduzione era sbagliata!", "Trovato un nuovo frammento che invalida l'interpretazione!", "I vari frammenti sono combinati in maniera sbagliata!", "Il senso dei frammenti è stato travisato!".

E' importante che non venga travisato il senso della vita. Quando ci si immerge nei mutamenti tutto è chiaro; quando questo si riporta nella ragione, tutto diventa complicato e oscuro. La sfida non viene vinta attraverso l'interpretazione, ma nella capacità, attraverso questa, di intervenire nella vita quotidiana!

 

Indice del lavoro sugli Oracoli Caldaici in continua modificazione

 

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16 agosto 2026

Commento agli Oracoli Caldaici
Frammento n. 2

Il secondo frammento della serie viene preso da Damascio.

La prima domanda che ci si pone è: chi è il soggetto che agisce nel frammento?

Chi si riveste colmo di luce risonante? Chi è armato di emozione e nous come una spada tricuspide?

Chi getta nel suo cuore, nelle sue emozioni, il simbolo della molteplicità come un grido di guerra?

Chi non deve disperdersi, ma concentrarsi aggirandosi per "canali di fuoco"?

Io, il soggetto, l'Essere della Natura può fare tutto questo.

L'intuizione non è uno strumento che si può prendere ed usare con indifferenza e senza impegno. L'intuizione emerge nella persona facendosi largo nei meandri oscuri in cui la ragione ha cacciato l'intuibile.

Usare l'intuizione per affrontare il circostante significa aver affrontato una trasformazione soggettiva mediante la quale la ragione è stata disciplinata e costretta a cedere parte del controllo della coscienza. Un processo di trasformazione soggettiva mediante il quale la ragione ha perso il dominio dell'Essere Umano dopo che l'Essere Umano ha sconfitto i fantasmi che la ragione ha messo a guardia dei suoi confini.

L'immane lotta che l'Essere Umano ha dovuto affrontare contro il proprio padrone lo ha portato a rivestirsi di una luce risonante.

Che cos'è una luce risonante?

La luce risonante sono le emozioni dell'Essere Umano. Emozioni attraverso le quali il soggetto si presenta nel mondo e costruisce le relazioni emotive.

E' la possibilità data alla sua Coscienza di Sé di poter agire attraverso l'intuito per poter spaziare nell'intuibile. La lotta che l'Essere Umano ha ingaggiato contro la propria ragione ha armato le sue emozioni, il suo spirito, e la sua mente, il suo Nous. In altre parole, ha costruito il suo corpo di energia emotiva e nello stesso tempo gli ha fornito gli strumenti attraverso i quali muoversi nello sconosciuto che lo circonda.

Lo sforzo che ha fatto per spodestare la sua ragione dal dominio di sé stesso lo ha armato di armi formidabili come una spada tricuspide! Ha armato la propria Coscienza di Sé di tutti gli sforzi che ha fatto per rivestirsi di "una luce risonante" e può gettare "gettare nelle proprie emozioni il simbolo della molteplicità".

Non escludo mai che possano esserci altre interpretazioni di ogni frammento degli Oracoli Caldaici. Chiediamoci a quali soggetti noi vogliamo riferirci. Troppo spesso i commentatori degli Oracoli, inseriti in contesti neoplatonici o cristiani, assumono una visione ontologica come se l'immaginario ontologico fosse una condizione reale da mettere a fondamento dell'esistenza umana.

Il divino è l'Essere Umano e, come estensione, l'Essere della Natura. Chi intuisce è l'Essere Umano che si espande in un intuibile che continuamente fagocita per espandere sé stesso. Chi esercita il Nous al fine di intuire è sempre l'Essere della Natura, l'Essere Umano nel nostro caso.

L'Universo, come noi oggi lo conosciamo, è un insieme di Coscienze di Sé che tendono ad espandersi. Quando l'Essere Umano usa una percezione della realtà diversa da quella razionale, ottenuta mediante quanto ha costruito coinvolgendo le sue emozioni nella sua quotidianità costruendo in sé un corpo di energia emotiva, entra in relazione con le Coscienze di Sé del circostante che si presentano a lui attraverso le loro emozioni. Il mondo della ragione ignora queste coscienze perché, non presentando una forma, la ragione non è in grado di descriverle. Tuttavia, agendo attraverso le emozioni condizionano le scelte e le trasformazioni di ogni individuo della Natura e ogni individuo della Natura interferisce e interagisce con loro mediante le sue emozioni.

La diversità e la molteplicità caratterizza quella percezione del mondo e quando quella percezione tende a giungere alla coscienza viene fermata dalla ragione che tende ad appiattire ogni nuovo fenomeno per ricondurlo alla sua descrizione. Il riconoscimento della molteplicità, sia dell'intuibile che ci circonda sia di quanto cresce dentro di noi e ci forma, è un grido di guerra che l'individuo rivolge al mondo che lo circonda. E' il grido di guerra che dice: "Io sono!"; "Io esisto!". Mentre questo grido di guerra viene lanciato alla molteplicità del circostante, l'intuibile riconosce la presenza di quell'Essere Umano. Lo riconosce come parte del suo intuibile con cui costruire le relazioni per trasformarsi e diventare eterno mutamento dopo mutamento.

L'intuibile si apre all'intuito del soggetto per alimentare l'intuito stesso e, mentre si alimenta, alimenta i soggetti che formano l'intuibile. Essere Umano ha trasformato la sua esistenza in una sfida. In una sfida il cui scopo è costruirsi nell'infinito.

Il frammento si conclude con un avvertimento. Quando questo succede non disperderti nella molteplicità che vedi. Compattati; concentrati! Segui movimento dopo movimento. Non agire come se tu fossi ragione che vuole impossessarsi di tutto, compatta te stesso per muoverti, nuotare, agire nel tutto. Sviluppa il tuo Potere di Essere attraverso la tua concentrazione, non tentare di appropriarti di tutto come farebbe la tua ragione. Il mondo nuovo, l'intuibile che percepisci, risponde a leggi diverse da quelle che la ragione ha tentato di importi. Risponde alle leggi del Potere di Essere di cui tu sei parte. Concentrati, compattati, non disperderti!

I canali di fuoco sono le Coscienze di Sé che incontri. Sono gli Déi che incontri mentre ti sei fatto Dio. Non sei padrone degli Déi, sei uno di loro e con loro puoi costruire le relazioni. Anche se gli Déi si mettono al tuo servizio per consentirti di costruirti non sei il loro padrone, ma sei uno di loro e a tua volta devi metterti al loro servizio trasformando te stesso in intuibile.

 

Indice del lavoro sugli Oracoli Caldaici in continua modificazione

 

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15 agosto 2026

Religione Pagana: XXX celebrazione della Devotio 2026

Quest'anno sono impossibilitato ad organizzare una celebrazione pubblica come l'ho organizzata per 30 anni. Condizioni oggettive mi costringono ad organizzare una celebrazione virtuale.

La celebrazione virtuale perde il fascino del rito pubblico, ma mi permette di preservare l'essenza religiosa della Devotio.

Pertanto, la celebrazione sarà fatta con una diretta streaming su Facebook alla pagina della Religione Pagana:

https://www.facebook.com/religionepagana/

La diretta streaming sarà il 23 agosto 2026 dalle ore 17.00 e durerà circa 30-40 minuti.

La Devotio è il rito che lega gli Esseri Umani agli Dèi che abitano sia il mondo in cui viviamo che dentro di noi in una continua relazione fra ciò che noi siamo diventati e ciò che il mondo è diventato pronto a nuove e diverse trasformazioni.

Quando si creeranno condizioni favorevoli, se si creeranno, si riprenderà a fare riti pubblici con le persone capaci di cogliere la relazione emotiva fra sé e il mondo e fra sé e le altre persone.

La Devotio è un "rito potente", legge i sentimenti emotivi delle persone che vi partecipano: lega i coraggiosi e allontana chi partecipa con superficialità.

 

Per collegarsi, questo è il link:

Per collegarsi alla pagina in cui sarà trasmessa la diretta streaming il 23 agosto 2026 alle ore 17.00

 

La Devotio 2026

La Devotio che io uso è un testo abbastanza lungo il cui scopo è quello di trasmettere lo schema e le dinamiche della relazione fra gli Esseri Umani e gli Dèi e fra gli Dèi e gli Esseri Umani.

La Devotio inizia in questo modo:

- 1) Necessità fu
origine dello spazio e dei mutamenti

- 2) Necessità condusse Fato
E Fato divenne Necessità
Necessità insegnò a Fato come Libertà sia ossequio a Necessità ed egli, Fato, sia Necessità di ogni Essere nella ricerca di Libertà.

- 3) Fato condusse Mani
E i Mani divenne Fato
Fato insegnò a Mani come il cogliere l'occasione fosse per Essi fondare il proprio divenire. Mani volevano esistere diventando uno con Fato.

- 4) Fato condusse i Lemuri
E i Lemuri divennero Fato
Fato insegnò ai Lemuri come il cogliere l'occasione fosse per Essi fondare il proprio divenire. I Lemuri volevano esistere diventando uno con Fato.

- 5) Fato conduce l'Essere
E l'Essere diventa Veiove
Veiove insegna all'Essere come mutare la noumenia facendo apparire costante la forma. E l'Essere Veiove affronta l'oggettività dell'esistente.

- 6) Fato conduce l'Essere
E l'Essere diventa Venere
Venere insegna all'Essere come mettere sé stesso al servizio della noumenia dell'esistente onde porre l'esistente al proprio fianco.

Il testo completo lo potete scaricare dal sito web di religionepagana.it

 

Esperienza

Praticare religione pagana per praticare religione pagana è molto complesso perché le persone tendono ad "usare" una loro idea di religione pagana come mezzo per raggiungere fini e scopi personali che poco, o nulla, hanno a che vedere con la religione.

E poi si lamentano perché gli Dèi non li soccorrono nei frangenti della loro vita.

 

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14 agosto 2026

1) Oracoli Caldaici, storia e presentazione

 

L'Intento e il suo riflesso

Lo Stregone sfida sé stesso, si modifica percorrendo i mutamenti; il filosofo pensa sé stesso e offre il prodotto del proprio pensato. Lo Stregone abita il mondo esponendo sé stesso; ingannarsi significa esporsi al pericolo. Il filosofo racconta ciò che immagina e raccoglie ammirazione per la sua immaginazione. Lo Stregone abita il mondo; il filosofo abita sé stesso.

Lo Stregone afferra il nuovo che incontra nei suoi viaggi modificando la propria percezione della realtà e lo impone alla ragione; il filosofo elabora la cultura del suo tempo con cui promuovere sé stesso e il proprio pensiero. Lo liscia e lo analizza inserendolo nella sua ragione, formata dalla cultura del suo tempo, attraverso la sua logica e la sua erudizione.

Chi ha scritto gli Oracoli Caldaici?

Giuliano il Teurgo (genericamente, II secolo d.c.)

Sembra che abbia scritto lui gli Oracoli Caldaici. Figlio di Giuliano il Caldeo. Viene classificato spesso come un "medio platonico", ma non si capisce bene quali siano gli elementi che lo associano a Platone dal momento che gli Oracoli Caldaici sembra essere la sua unica opera.

Sembra che Giuliano il Teurgo abbia inventato il termine Teurgia che discosta dal termine teologia perché mentre la teologia è lo studio del divino, la teurgia è l'agire nel mondo come un Dio.

Detto questo insieme di ipotesi, di Giuliano il Teurgo, non si sa nulla.

 

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11 agosto 2026

Modifica in senso democratico della seconda parte della Costituzione Italiana:
le norme che determinano le regole sulla giustizia
Capitolo ottavo

Sezione II - Norme sulla giustizia
Titolo IV
La Magistratura

Modificare le regole della seconda parte della Costituzione della Repubblica Italiana. Non si tratta di proposte fatte da un giurista, ma si tratta di una serie di osservazioni di chi ha vissuto le regole della Costituzione Italiana e, per averlo fatto, è stato torturato dalle Istituzione che ancora applicavano il diritto assolutista dell'Italia fascista nonostante la Costituzione.

Articolo attuale - Art. 111.

La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge.

Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata.

Nel processo penale, la legge assicura che la persona accusata di un reato sia, nel più breve tempo possibile, informata riservatamente della natura e dei motivi dell'accusa elevata a suo carico; disponga del tempo e delle condizioni necessari per preparare la sua difesa; abbia la facoltà, davanti al giudice, di interrogare o di far interrogare le persone che rendono dichiarazioni a suo carico, di ottenere la convocazione e l'interrogatorio di persone a sua difesa nelle stesse condizioni dell'accusa e l'acquisizione di ogni altro mezzo di prova a suo favore; sia assistita da un interprete se non comprende o non parla la lingua impiegata nel processo.

Il processo penale è regolato dal principio del contraddittorio nella formazione della prova. La colpevolezza dell'imputato non può essere provata sulla base di dichiarazioni rese da chi, per libera scelta, si è sempre volontariamente sottratto all'interrogatorio da parte dell'imputato o del suo difensore.

La legge regola i casi in cui la formazione della prova non ha luogo in contraddittorio per consenso dell'imputato o per accertata impossibilità di natura oggettiva o per effetto di provata condotta illecita.

Tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati.

Contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale, pronunciati dagli organi giurisdizionali ordinari o speciali, è sempre ammesso ricorso in Cassazione per violazione di legge.

Si può derogare a tale norma soltanto per le sentenze dei tribunali militari in tempo di guerra.

Contro le decisioni del Consiglio di Stato e della Corte dei conti il ricorso in Cassazione è ammesso per i soli motivi inerenti alla giurisdizione.

Così da modificare - Art. 111.

La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla Costituzione.

Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, ogni imputato deve essere messo nelle condizioni di difendersi. Sono vietati gli avvocati che, imposti da un giudice di parte, impediscono all'imputato di difendersi davanti a giudice terzo e imparziale.

La durata dei processi non può superare, nei tre gradi di giudizio, la pena massima prevista dal reato contestato o riconosciuto in primo grado.

Nel processo penale, la legge assicura che la persona accusata di un reato sia, nel più breve tempo possibile, informata riservatamente della natura e dei motivi dell'accusa elevata a suo carico; disponga del tempo e delle condizioni necessari per preparare la sua difesa; abbia la facoltà, davanti al giudice, di interrogare le persone che rendono dichiarazioni a suo carico, di ottenere la convocazione e l'interrogatorio di persone a sua difesa nelle stesse condizioni dell'accusa e l'acquisizione di ogni altro mezzo di prova a suo favore; sia assistita da un interprete se non comprende o non parla la lingua impiegata nel processo.

Il Pubblico Ministero deve informarsi che l'istruzione della persona imputata sia stata tale da consentire alla persona di commettere il reato contestato consapevole che il fatto costituiva quel reato, delle implicazioni del fatto, delle alternative che la persona aveva anziché commettere quel reato.

La persona inconsapevole che gli atti da lei commessi costituiscono reato, quel reato, non può essere imputata.

Il processo penale è regolato dal principio del contraddittorio nella formazione della prova fra imputato e Pubblico Ministero. La colpevolezza dell'imputato non può essere provata sulla base di dichiarazioni rese da chi, per libera scelta, si è sempre volontariamente sottratto all'interrogatorio da parte dell'imputato.

Le prove devono essere raccolte prima che il colpevole sia definito come imputato. Non possono essere raccolte prove con la tortura, l'intimidazione, il ricatto dell'individuo arrestato. Il Pubblico Ministero non può raccogliere prove o indicazioni di reato dall'arrestato mediante torture, intimidazioni, ricatto o minacce. All'imputato non possono essere estorti consensi che possano danneggiare la sua difesa in nessun momento del procedimento. Tutte le dichiarazioni raccolte dalla polizia Giudiziaria dopo l'arresto si presumono estorte mediante la violenza e la tortura. In quel caso la Polizia Giudiziaria va processata per delitto: è una questione di sicurezza nazionale.

Tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati.

Contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale, pronunciati dagli organi giurisdizionali ordinari o speciali, è sempre ammesso ricorso in Cassazione e, in caso di rigetto, chi ha emesso il provvedimento deve essere sanzionato.

Contro le decisioni del Consiglio di Stato e della Corte dei conti il ricorso in Cassazione è ammesso sempre.

Articolo attuale - Art. 112.

Il pubblico ministero ha l'obbligo di esercitare l'azione penale.

OK

Articolo attuale - Art. 113.

Contro gli atti della pubblica amministrazione è sempre ammessa la tutela giurisdizionale dei diritti e degli interessi legittimi dinanzi agli organi di giurisdizione ordinaria o amministrativa.

Tale tutela giurisdizionale non può essere esclusa o limitata a particolari mezzi di impugnazione o per determinate categorie di atti.

La legge determina quali organi di giurisdizione possono annullare gli atti della pubblica amministrazione nei casi e con gli effetti previsti dalla legge stessa.

Così da modificare - Art. 113.

Contro gli atti della pubblica amministrazione è sempre ammessa la tutela giurisdizionale dei diritti e degli interessi legittimi dinanzi agli organi di giurisdizione ordinaria o amministrativa.

Le sentenze, contro gli atti della pubblica amministrazione, comportano l'immediato riconoscimento dei diritti del ricorrente.

Tale tutela giurisdizionale non può essere esclusa o limitata a particolari mezzi di impugnazione o per determinate categorie di atti.

La legge determina quali organi di giurisdizione possono annullare gli atti della pubblica amministrazione salvo nel caso in cui gli atti della pubblica amministrazione attentino ai principi fondamentali della Costituzione. In questo caso, contro la pubblica amministrazione, si procede per delitto: non è ammessa la ricostruzione dello Stato fascista attraverso atti amministrativi che costringano i cittadini a rinunciare ai diritti Costituzionali.

Riflessioni e considerazioni
che rendono necessarie tali modifiche

Purtroppo non esiste il "giusto processo" se non fra chi ha mezzi e conoscenze economiche e politiche.

Il Pubblico Ministero chiede il rinvio a giudizio delle persone nascondendo prove e delegittimando ogni affermazione delle persone che non coincidono con i suoi preconcetti. Il Pubblico Ministero, quando ha persone deboli, si allea con l'avvocato difensore e impedisce agli imputati di difendersi agomentando le loro ragioni.

E' accaduto a me un paio di anni or sono, circa, al tribunale di Belluno dove un processo fu istruito al solo fine di legittimare la violenza sui bambini ad opera di suore cattoliche dell'asilo Sanguinazzi a Feltre. La mia indignazione per quella violenza fu portata a processo (non avevo usato le paroline che piacciono tanto al Dio padrone che chiede deferenza) dove si costituì, di fatto, un vero e proprio sodalizio criminale che con più azioni messe in atto da diversi soggetti, apparentemente senza nessun legame, quali il Giudice, il Pubblico Ministero e l'avvocato difensore, agirono in modo che fossi portato all'esasperazione (il Giudice rinviò le udienze fino al termine di prescrizione). Crearono un clima di esasperazione, mi danneggiarono economicamente con il rinvio delle udienze; il Pubblico Ministero occultò più che poté la mia difesa scritta con allegato l'articolo di Lauredana Marsiglia che mi aveva fatto indignare; inoltre, il Pubblico Ministero e l'avvocato difensore "facevano muro" tentando di impedire che io prendessi la parola in mia difesa.

Il tutto in nome e per conto del Macellaio di Sodoma e Gomorra i cui delitti venivano legittimati dai giudici mediante l'esposizione del crocifisso.

Vigliaccamente l'accusatrice, Lauredana Marsiglia dell'organizzazione criminale Ordine dei giornalisti, la denunciante (perché i giornalisti se non ti metti in ginocchio davanti alle loro farneticazioni e alle loro offese ti denunciano e con le loro conoscenze trovano magistrati che accolgono le loro denunce), non si è costituita parte civile.

Non ti è consentito di difenderti in pubblico dibattimento se non hai i milioni o se non sei un politico di grido.

Ciò che dovrebbe essere riconosciuto pacificamente te lo devi conquistare e i magistrati occultano le regole giuridiche per poter truffare i cittadini.

In quel tribunale non c'era la Costituzione della Repubblica, ma svettava un crocifisso con cui il giudice diceva: "O fai quello che voglio io o io ti ammazzo!". Questo è il significato ideologico e sociale del crocifisso nei tribunali (e i magistrati ne conoscono il significato e lo usano per fini criminali di eversione dell'ordine democratico).

Non so se quel pubblico ministero sia ancora al suo posto, comunque fece il possibile per i bambini del Sanguinazzi, ma, avendo represso la pubblica indignazione è facile supporre che altri bambini, da allora, hanno subito violenza negli asili ad opera dei cristiani. Quanta violenza in nome del crocifisso che viene opposto alla Costituzione della Repubblica Italiana.

Cose del genere non dovrebbero succede.

 

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10 agosto 2026

Fuoco noetico

E' un'espressione che indica l'attività dell'intelligenza progettuale che, all'interno di una situazione di armonia, introduce un cambiamento, una perturbazione per giungere ad un qualche obbiettivo.

Sta ad indicare il fuoco della trasformazione. Cambiando il punto di vista, la trasformazione è fuoco che brucia un presente in funzione di un nuovo e diverso presente.

Il fuoco era uno degli elementi che gli antichi ponevano a fondamento della loro vita. Il fuoco assume una posizione particolare quando Eraclito indica a fondamento di un presente in perenne trasformazione. Assume un significato particolare quando il fuoco viene associato al desiderio (che brucia) e, più in generale, alle emozioni.

La distinzione filosofica consiste nell'attribuzione del "fuoco noetico". Gli Esseri della Natura hanno un fuoco noetico mentre progettano la loro esistenza o il fuoco noetico è un oggetto in sé che come "fuoco intellettivo" viene attribuito solo ad un Essere Superiore, Dio?

A seconda a chi noi attribuiamo il "Fuoco Noetico" noi, come conseguenza, sviluppiamo logiche diverse attraverso le quali pensiamo alla vita

 

10 agosto 2026

Interpretare gli Oracoli Caldaici

Interpretare i frammenti degli Oracoli Caldaici non implica un confronto con la cultura accademica. Implica uno scontro ideologico fra la Religione Pagana e i suoi principi etici, morali, teologici e sociali, contro i principi ideologici assolutisti dei neoplatonici che cercavano di dare un senso alle farneticazioni di Platone e alle farneticazioni dei cristiani dei primi 6 secoli della loro esistenza.

Non pochi sanno che il fondamento del cristianesimo è il platonismo e il neoplatonismo che hanno forgiato l'idea cristiana nei primi 6 secoli mettendo in secondo piano la bibbia ebraica. Dopo il 700-800 d.c. il platonismo e il neoplatonismo vengono "cancellati". Non se ne sa più nulla, anche se le idee del Timeo di Platone, i testi di "Ermete trimegisto" (come l'Asclepio) e le idee di Proclo, Damascio e Porfirio continuano a circolare come "idee proprie del cristianesimo".

Sarà necessario attendere il 1500 e lo scontro fra Cosimo de'Medici e l'organizzazione finanziaria del Vaticano perché si inizi a tradurre i testi platonici e neoplatonici iniziando a segnare la distanza fra cristianesimo e neoplatonismo.

Uno degli artefici della svolta appare essere Gemisto Pletone che con le sue idee ruppe con l'assolutismo cristiano.

Alla base delle idee di Gemisto Pletone c'era l'interpretazione, in chiave neoplatonica, degli Oracoli Caldaici o di quello che degli oracoli era rimasto.

E' lui che porta in occidente l'idea che Zoroastro altro non fosse stato che un antico teologo al quale, affermava, di far riferimento.

Il cammino è sempre un insieme di instabili equilibri in cui la necessità di un modo di pensare diverso dal presente rompe la staticità imposta dal dominio. In questo caso, dal dominio cristiano.

La sconfitta c'è quando, le tensioni di libertà che rimuovono ostacoli nel presente vengono trasformate in altre verità con cui imporre nuovi e diversi ostacoli nel presente successivo.

 

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09 agosto 2026

I Misteri di Eleusi
capitolo 3
Essere in sintonia col mondo in cui si vive

L'Iniziato progetta all'interno di un mondo che progetta.

Il progettare si inserisce in altri progetti.

Noi siamo abituati a pensare al mondo come ad una relazione fra il soggetto e l'oggettività. L'oggettività è intesa come insieme e pensata come statica rispetto al soggetto che agisce. È il soggetto che agisce. L'oggettività subisce l'azione del soggetto. Così non è nella realtà. L'oggettività, che si presenta al soggetto, è un insieme di soggettività che progettano a loro volta e l'oggettività, che si presenta al soggetto, è costituita da un insieme di azioni volte a soddisfare desideri.

Che solo il soggetto agisca in un'oggettività statica è il modello di pensiero proprio del cristianesimo e, prima di esso, delle filosofie di pensiero, da Parmenide a Platone, da Aristotele a Plotino, che lo hanno preceduto. Chi agisce è sempre il soggetto. Il soggetto per eccellenza è il Dio padrone dei cristiani che agisce creando il mondo e tutti gli esseri contenuti sono i suoi giocattoli. Un proverbio popolare dice. "Non si muove foglia che Dio non voglia!". Il soggetto che agisce nei confronti di un'oggettività, per il cristiano, è colui che sviluppa la sua volontà e questo può avvenire solo per volontà del suo Dio o del suo nemico.

I misteri di Eleusi ci parlano di un mondo che progetta. Un insieme di Dèi che progettano e, nel progettare, sono in attesa dei progetti di altri soggetti nel mondo. A volte agiamo progettando, altre volte rimaniamo fermi nell'attesa che progetti di altri giungano a compimento prima di mettere in atto i nostri progetti.

Qualche volta esiste un progettare talmente grande da fermare il fiato in gola a chi assiste al progetto.

"Ecco, lui sta progettando e il suo progetto mi fornisce occasioni per costruire i miei progetti!" Il progettare delle persone fornisce elementi affinché altre persone possano progettare. Così è nel mondo dell'Essere Natura: il progetto di Ade è tale per cui l'Essere Natura può procedere attraverso nuovi progetti. "Ecco," afferma il mondo: "qualcuno ha riconosciuto di essere un Dio e sta progettando!". Quel Dio si è deciso: è passato dall'in-potenza all'azione. Ha manifestato la propria volontà.

Il mondo legge i fenomeni non solo per quello che il soggetto vorrebbe che il mondo leggesse, ma anche per gli effetti che i fenomeni avranno nel mondo e per come quei fenomeni agiranno sulla sua stessa esistenza.

Un mondo di soggetti che progettano sé stessi è in grado di distinguere che cosa succederà quando un soggetto, in quell'insieme di progetti, al suo interno progetta per sé stesso. Solo gli Esseri Umani qualunque non sono in grado di vedere gli effetti di un progetto perché non sono stati educati a progettare la propria esistenza. Gli Esseri Umani qualunque sono abituati a proiettare le loro aspettative sui fenomeni e sugli eventi. Non sono abituati ad esercitare il loro senso critico, né ad analizzare le modificazioni della realtà oggettiva in relazione al loro divenire. L'Iniziato è stato educato ad essere un Dio che progetta sé stesso, esattamente come sono stati educati ad essere gli Dèi che progettano sé stessi in tutti gli enti del mondo in cui viviamo: ognuno seguendo le proprie specificità.

Il mondo reagisce, davanti al progetto di chi manifesta sé stesso in esso; non solo in base al fenomeno che si presenta, ma prima, in base agli intenti che manifesta chi sta per organizzare il proprio progetto. L'Intento della progettualità, fra soggetti di un insieme, è un altro dei Misteri di Eleusi. Oggi li chiamiamo "legami empatici", quei legami emotivi che tengono in relazione i soggetti del mondo e ci portano a vivere delle stesse passioni e degli stessi progetti. Legami emotivi che sono chiari per l'Iniziato mentre vengono percepiti come sentimenti confusi, che spesso sfociano in pietismo, per l'uomo comune che si sente "piccino" in un mondo che ritiene più grande di lui: come i cristiani davanti al loro Dio padrone.

L'empatia produce una sorta di sincronia fra intenti, fondendoli e amalgamandoli, per raggiungere un futuro comune.

Il mondo si mette al servizio di Ade.

Il mondo compiace Zeus ed Ade risplendendo, al fine di agevolare il raggiungimento dei loro obbiettivi.

Progetta il tuo agire; nel progettare e nell'agire troverai gli alleati che ti camminano a fianco. Nel progettare e nell'agire individuerai gli ostacoli presenti nella tua realtà superando la forma del loro inganno.

L'azione travolge la forma modificando il momento presente e manifestando gli oggetti nei loro Intenti e nei loro progetti.

E se il progetto di Ade fosse stato distruttivo per Persefone?

Davvero Zeus non avrebbe udito?

Davvero il mondo avrebbe favorito l'azione del Dio?

Gli intenti e l'azione espressa sono il linguaggio universale che attraversa le specie e singoli Esseri formando insiemi di progetti all'interno di un camminare assieme.

Sembra che da questa storia provenga il termine "deflorare" inteso come mettere fine alla verginità sessuale femminile. Quanto sfugge ai commentatori è che la violenza nei miti delle religioni antiche non è quella che siamo abituati a conoscere nell'epoca cristiana. Il mito, a differenza dei testi sacri di ebrei e cristiani, descrive il mutamento, l'azione e il venir in essere del mondo dopo l'azione. L'azione, nel mito, deve afferrare le emozioni del lettore. Deve trasmettere al lettore la forza emotiva e la tensione che produce la trasformazione.

Il mito è formato da simboli che possono essere accolti dalla ragione. Nello stesso tempo, il meccanismo proposto attraverso i simboli della forma è realtà letterale della trasformazione emotiva del presente. I testi sacri ebrei e cristiani non hanno nulla del mito in quanto sono "realtà fattiva", "proprio così ha agito il loro Dio padrone", "proprio quella è la promessa", "proprio quella è la realtà e la condizione". I testi sacri cristiani appartengono al "logos", al "verbo", alla "parola" che descrive la realtà del loro Dio. Interpretare i testi sacri di ebrei e cristiani significa legittimare l'attività del loro Dio. Significa cercare le motivazioni e giustificare le azioni del loro Dio come descritte nei testi sacri. Significa legittimare il genocidio o la distruzione di Sodoma e Gomorra per non accusare il loro Dio di empietà e disprezzo nei confronti dell'umanità.

Il mito rileva come ogni atto che modifichi il presente stato di cose è un atto di violenza sulle cose stesse, indipendentemente dalla morale (o dalla rappresentazione morale) che le varie culture attribuiscono a quell'atto di violenza. Non è una questione di violenza giusta o violenza ingiusta: ogni atto che modifichi il percorso sul quale il presente si fonda è un atto di violenza. Questa violenza non ha nulla a che vedere con la violenza del Dio degli ebrei e dei cristiani che, una volta imitato da ebrei e cristiani, fu portatore di strage e di genocidio fra i popoli per 2000 anni. Un terremoto è un atto violento, ma non è la violenza dell'assassino.

Ogni volta che una situazione agisce per impedire di essere modificata da un atto, commette un atto di violenza. Tutta la vita, vista e interpretata dal Paganesimo Politeista è un vivere per sfida sia dei soggetti che vivono che dell'insieme in cui i soggetti vivono. Ogni oggetto del mondo è una consapevolezza che riafferma sé stessa veicolando il proprio desiderio e la propria volontà d'esistenza. Per questo motivo nell'Antica Religione Greca Afrodite era accoppiata a Efesto ed amava Ares!

I filosofi assolutisti prima e il cristianesimo poi, hanno imposto condizioni morali alle relazioni della vita attraverso le quali poter distruggere l'Essere Umano sottomettendolo a condizioni predeterminate ed estranee ai suoi desideri. Nel cristianesimo, solo il suo Dio padrone progetta (o tesse il futuro o il destino degli uomini nel "disegno divino").

Nel cristianesimo gli uomini non devono progettare, devono essere pecore obbedienti al volere di Dio che si esprime attraverso i suoi pastori. Nel cristianesimo è Dio che decide chi ammazzare col terremoto; gli uomini non devono proteggersi dalla volontà di Dio. Questo è il motivo per cui a Roma i cristiani distrussero la medicina e chiusero le terme: Dio poteva far ammalare chi voleva e nessuno doveva permettersi di impedirglielo (c'è una celebre poesia di Jacopone da Todi che invoca la malattia per compiacere il suo Dio).

La morale del cristianesimo non è un mettere ordine nella vita degli uomini, ma è un controllare la vita degli uomini in funzione di un ordine imposto, estraneo alla vita degli uomini. Pertanto, la morale di Platone e quella cristiana è la massima forma di violenza (intesa in senso dispregiativo e negativo rispetto alla vita e al suo sviluppo) attraverso la quale si chiede agli uomini di sottostare, interiorizzare e riprodurre un obbedire per alimentare la loro distruzione personale nella devastazione delle società.

L'Iniziato di Eleusi sa di vivere in un mondo che progetta e in quel mondo progetta a sua volta sotto la spinta dei suoi desideri; costruisce un futuro per tutte le coscienze che in quel futuro germineranno.

NOTA: Tratto dal libro "I Misteri di Eleusi e la Religione Pagana" di Claudio Simeoni. Il libro sarà pubblicato nel 2027

 

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08 agosto 2026

Riflessione sul concetto di Nous

Il Nous, in greco, viene tradotto con "intelletto, mente o ragione". In sostanza è l'intelligenza progettuale anche se, chi interpreta la filosofia antica in nome del platonismo e del cristianesimo con nous, indica "la verità in modo intuitivo o il principio spirituale che ordina l'universo".

Il primo a parlare di Nous fu Anassagora il quale riteneva che tutte le cose esistenti fossero mescolate fra loro, in una sorta di caos, e una forza, chiamata Nous o "intelletto" (dipende da come viene tradotta), le ha ordinate producendo l'ordine della realtà quotidiana nella quale viviamo.

Il concetto di "Intelletto", Nous, di Anassagora fu contestato e ridicolizzato da Platone.

Anassagora non attribuisce il Nous, l'Intelletto, ad un oggetto possibile e, pertanto, non esiste l'Intelletto come soggetto ordinatore della realtà.

Nell'edizione de "I presocratici" di Diels-Kranz pubblicato dalla Laterza nel volume 1 a pag. 575-576 si cita il Fedro di Platone in cui Platone afferma di leggere Anassagora:

47. Plat. Phaed. 97 b. Ma avendo udito una volta un tale che, a quanto disse, leggeva un libro di Anassagora e affermava che è l'intelletto l'ordinatore e la causa di tutte le cose, godetti di tale causa e mi parve che in certo modo stava bene che causa di tutte le cose fosse l'intelletto e pensai che, se la cosa era in questi termini, l'intelletto ordinatore ordinasse tutto e disponesse ogni cosa nel modo migliore: per conseguenza, se di ciascun essere uno volesse trovare la causa per la quale viene alla luce o perisce o esiste, deve trovare qual è il suo modo migliore di esistere o di subire o di fare alcunché. In forza dunque di tale ragionamento nient'altro conviene all'uomo indagare e intorno a se stesso e intorno agli altri esseri se non ciò che è il meglio e l'ottimo, ed è necessario che costui conosca anche il peggio, perché è la stessa la scienza dell'uno e dell'altro. Ragionando così, credevo tutto contento d'aver trovato in Anassagora il maestro della causa degli esseri secondo il mio intendimento, e che egli mi avrebbe detto in primo luogo se la terra è piatta o rotonda e, dopo avermelo detto, me ne avrebbe spiegato la causa e la necessità, indicandomi il meglio e che è bene per essa essere così e se m'avesse detto che sta al centro m'avrebbe spiegato che è bene per essa stare al centro e se me l'avesse dimostrato mi preparavo a non desiderare più alcun genere di cause. Così pure riguardo al sole ero pronto a imparare le stesse cose e alla luna e agli altri astri e alla velocità che hanno gli uni verso gli altri e ai rivolgimenti e agli altri fenomeni, in che modo è bene che ogni corpo faccia e subisca quel che subisce. Non avrei mai pensato in realtà che lui, dicendo che tutte queste cose sono ordinate dall'intelletto, aggiungesse ad esse un'altra causa se non questa, che cioè il meglio per loro è di stare come stanno: e perciò pensavo che egli, avendo attribuito a ciascuna cosa in particolare e a tutte in comune questa causa, avrebbe pure spiegato quel che è il meglio per ciascuna e il bene comune a tutte. E non avrei ceduto queste speranze a nessun prezzo, ma presi quei libri con somma cura e quanto più presto potei li lessi per imparare al più presto quel che è il meglio e il peggio. Ed ecco, amico mio, che da quella meravigliosa speranza crollai trascinato giù, perché, andando avanti nella lettura, vedo che il mio eroe non si serviva affatto dell'intelletto e non gli attribuiva nessuna causa nell'ordinamento delle cose e ricorreva all'aria, all'etere, all'acqua e ad altre molte e strane cose.

Da Diels Kranz, "I Presocratici", editore Laterza, pag. 575-576

Il racconto di Platone ci fa comprendere come Anassagora cercasse sì di definire una sorta di causa attraverso la quale il presente è organizzato come noi oggi lo vediamo, ma non attribuiva tale causa ad una volontà.

Anassagora indicava l'intelletto come cosa diversa dagli oggetti mescolati fra di loro, ma non separava fisicamente l'intelletto dagli oggetti. E' come se dicessimo: "Le gambe dell'uomo sono veloci!". Nello stesso tempo, osservando la velocità delle gambe, non separiamo l'uomo dalle sue gambe. Intendiamo che l'uomo è veloce grazie alle sue gambe.

Quando Platone dice:

"pensai che, se la cosa era in questi termini, l'intelletto ordinatore ordinasse tutto e disponesse ogni cosa nel modo migliore: per conseguenza, se di ciascun essere uno volesse trovare la causa per la quale viene alla luce o perisce o esiste, deve trovare qual è il suo modo migliore di esistere o di subire o di fare alcunché."

Platone riduce tutto alla sua convenienza soggettiva, ai suoi specifici interessi: Platone pensa che tutti avrebbero dovuto obbedire all'intelletto.

Platone viene disilluso: l'intelletto di Anassagora non è un padrone ordina il bene o il male, il bello o il brutto.

Platone rimane orfano del padrone e scrive:

"presi quei libri con somma cura e quanto più presto potei li lessi per imparare al più presto quel che è il meglio e il peggio. Ed ecco, amico mio, che da quella meravigliosa speranza crollai trascinato giù, perché, andando avanti nella lettura, vedo che il mio eroe non si serviva affatto dell'intelletto e non gli attribuiva nessuna causa nell'ordinamento delle cose e ricorreva all'aria, all'etere, all'acqua e ad altre molte e strane cose."

Anassagora non imponeva un padrone agli uomini come voleva fare Platone e questo sconvolse Platone nella sua ossessiva ricerca di un padrone da imporre agli uomini.

Anche Aristotele, nella Metafisica, è dello stesso parere di Platone.

Riporto dal Diels-Kranz della Laterza a pag. 576

Aristot. metaph. A 4. 985 a 18. Anassagora si serve dell'intelletto come di un "deux ex machina" per rendere conto della costruzione del mondo e quando non sa spiegare per quale motivo una cosa è di necessità [quel che è], allora lo fa intervenire, mentre per gli altri casi indica come causa tutto fuorché l'intelletto.

Ciò che a mio avviso va sottolineato è che non esiste in Anassagora un soggetto che esprime il Nous, l'Intelletto, ma esiste l'intelletto in sé attribuibile soltanto all'intelletto. L'intelletto, non avendo nessun soggetto a cui si riferisce, può essere riferito solo agli oggetti originariamente mescolati come "caos".

In questa prospettiva, sono gli oggetti che, manifestando l'intelletto, secondo Anassagora, iniziano un processo di trasformazione che li porterà a manifestare il presente in cui viviamo.

Se osserviamo attentamente il discorso di Anassagora sul Nous non è molto diverso da quello fatto da Esiodo e dagli Orfici con l'uovo che all'inizio del tempo si schiude e emerge Eros, Fanes, dalle ali d'oro che spezza le membra e scioglie i legamenti. L'Eros primordiale non è diverso dalla materia-energia dell'universo. Agisce in ogni oggetto come desiderio spingendolo a soddisfare il desiderio e, con questo, a trasformarsi e divenire continuamente.

La filosofia assolutista ha lavorato per imporre l'idea del "padrone che ha l'intelletto", a differenza dei suoi schiavi, gli uomini, privi di nous se non per il beneficio dell'anima concessa dal loro padrone. La filosofia assolutista eleva il Nous a manifestazione divina. Platone considera il nous come la parte più alta dell'anima razionale, capace di elevarsi alla contemplazione delle Idee eterne. Aristotele definisce il Nous divino, immortale e proveniente "dall'esterno" rispetto al corpo umano. Per Plotino il Nous diventa il secondo livello della realtà dopo l'Uno. L'intelletto divino che pensa sé stesso e genera il mondo delle idee.

Da qui il passaggio al Nous come manifestazione di Dio. Sempre dal Diel-Kranz della Laterza a pag. 576:

Aet. i 7, 15 [Dox. 302]. Anassagora [definisce] dio l'intelletto, facitore del cosmo. Cfr.

Eurip. fr. 1018. L'intelletto è dio in ciascuno di noi

Tutti interpretano e tutti devono mettere in ginocchio l'uomo davanti a Dio perché solo Dio è intelletto.

In Esiodo Zeus fagocita Meti. "Meti" significa "senno", "saggezza" o "scaltrezza". Solo fagocitando Meti, la prima moglie di Zeus, Zeus è in grado di progettare la vita. Progetta le condizioni dalle quali nasce la vita. Meti è Nous, intelligenza progettuale, appunto, intelletto. Ed è dal fagocitare Meti che dalla testa, dalla mente, di Zeus nasce Athena, la strategia, il progetto, per giungere ad un fine.

E' logico supporre che Anassagora abbia risolto il caos degli oggetti che formano la sua idea di inizio attraverso un intelletto, manifestato dagli oggetti, che ha modificato lo stato originale e ha trasformato quel caos nella realtà che oggi viviamo. Questo è un concetto che, per la miseria dell'intelligenza e della morale di Platone e Aristotele, risulta loro assolutamente incomprensibile, come risulta incomprensibile ai cristiani.

Infine, un'ultima annotazione. Le persone immaginano l'esistenza di un'intelligenza progettuale partendo dal presupposto che quanto esiste è il meglio del meglio di quel progetto che ha portato a questo presente. Le persone si guardano attorno e dicono: che grande progetto ha portato alla meraviglia di questo presente. Non immaginano che un infinito numero di variabili, di scelte hanno aperto possibilità e cancellato altre, messe in atto da ogni soggetto dell'esistente che si è trasformato continuamente trasformandosi continuamente in altro, ha portato a questo.

Voler pensare che qualcuno abbia fatto questo è un atto di infantilismo che ha generato l'ideologia assolutista finalizzata a trasformare gli uomini in schiavi.

 

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07 agosto 2026

Riflessione sui concetti di: Monade, Noumenio e Atomo

Chi affronta la filosofia si trova a dover affrontare nomi, parole, le cui definizioni appartengono a specifici sistemi filosofici e raramente gli insegnanti di filosofia tendono a confrontare parole con significati simili per risalire al complesso filosofico cui ogni parola appartiene per confrontare fra loro significati e le conseguenze del concetto stesso.

Ora voglio riflettere su tre termini dal significato simile, ma che racchiudono conseguenze ideologiche completamente differenti.

Confesso che per ragionare su queste tre parole ho fatto un minimo di ricerca attraverso Google e la sua "intelligenza artificiale" che ho usato come un dizionario. Essendo in montagna e lontano dalla mia biblioteca sono stato costretto ad usare questo tipo di dizionario.

Le tre parole sono: noumenio, monade e atomo.

Le tre parole stanno a significare il medesimo concetto all'interno di sistemi filosofici diversi dai diversi effetti sulla vita delle persone.

Tutte e tre le parole, al di là delle variabili d'uso che ne fanno le filosofie, stanno ad indicare: l'essenza di ciò che esiste. Il fondamento di tutto l'esistente.

Il problema, semmai è: quale esistente immaginava il filosofo?

E ancora: quali erano le conseguenze che il filosofo, con quel fondamento, voleva indicare nella realtà in cui viveva?

Noumenio

Prendiamo il primo termine "noumenio".

Dal greco significa "ciò che è pensato". Secondo chi ha elaborato quel concetto, esiste una realtà che si può pensare, ma non è conoscibile attraverso i sensi.

Io personalmente, e nei miei siti web sono ancora visibili alcune pagine, ho usato il termine "noumeno" per indicare l'essenza delle cose. Il termine lo presi affrontando la "Critica alla ragion pura" di Kant che ho affrontato, fin dall'inizio del mio percorso di conoscenza, e ho pubblicato alcune riflessioni come quinta parte nel "Il libro dell'Anticristo", quasi quaranta anni fa. L'ho usato per indicare l'oggetto in sé, che la ragione non può afferrare nel suo insieme, perché la ragione afferra l'oggetto solo attraverso i suoi fenomeni, per come li percepisce, costruendo, attraverso questi, un'immagine, un'idea, dell'oggetto rimanendo sempre e comunque separata dall'oggetto in sé.

Il termine è usato da Platone per definire l'essenza delle idee che definiscono sia il mondo reale che il suo mondo immaginario.

Al termine "noumeni" che avevo usato per definire l'oggetto in sé, l'essenza dell'oggetto, avevo associato un altro termine "energia vitale" come particella prima e ultima della materia portatrice di materia o energia con la qualità, date le condizioni incontrate, di trasformare la materia o energia, entrambe inconsapevoli in consapevoli. Poi, in un secondo tempo, ho trasformato il termine di "energia vitale" in "energia emotiva". Ma questo è un altro discorso.

Sta di fatto che l'uso del termine "noumenio" sta ad indicare una dimensione altra rispetto alla dimensione razionale in cui viviamo. Una realtà ontologica rinchiusa nell'immaginazione del filosofo che viene da lui spacciata come una dimensione reale alla quale sottomettere le persone per renderle schiave di progetti estranei alla loro persona.

Monade

Il termine "monade" fu usato per la prima volta dai pitagorici per indicare gli elementi primi della materia.

Termine simile al termine che ho usato di "energia vitale" è il termine "monade" che però, nel sistema di pensiero di Leibniz che elabora il pensiero di Pitagora in contrapposizione al pensiero di Democrito, sarebbe un'unità spirituale indivisibile che costituisce il fondamento della realtà in cui viviamo.

La questione ideologica è che la "monade" sarebbe un "elemento in sé", immateriale, opposta al meccanicismo della materia che sarebbe, secondo chi usa il termine, divisibile all'infinito. Le "monadi" sarebbero isolate l'una dall'altra, non subiscono influenze esterne (non si adattano alle diverse condizioni incontrate). Ogni "monade" rappresenterebbe l'intero universo.

Le "monadi", isolate l'una dall'altra, sono portatrici di percezione e di necessità di passare da una percezione all'altra. L'armonia fra le "monadi" è stata stabilita da Dio, fin dal principio, e le monadi agiscono in sintonia con il piano di Dio.

Va da sé che, inventando questo, come hanno fatto i pitagorici, vengono costruite delle gerarchie di "monadi" allo stesso modo di come i pitagorici hanno costruito delle gerarchie, sacre e religiose, con i numeri indicati come oggetti in sé.

Partendo da questo, Leibniz ha costruito una scala gerarchica delle "monadi" basata sulla capacità di percezione e della coscienza delle "monadi". Leibniz immaginava che Dio fosse la prima "monade" in quanto detentore della percezione e della coscienza assoluta. L'Uno dei pitagorici. Poi seguiva una gerarchia inferiore di "monadi" che avevano la capacità di usare la coscienza di sé e la ragione che chiamava "spiriti". Poi, "monadi" sensibili che possono collegare le percezioni passate con quelle presenti e che caratterizzano gli animali. E "monadi" inferiori o oscure.

Va da sé che tutte queste caratterizzano la creazione di Dio e a Dio, e chi lo rappresenta, tutto deve essere sottomesso.

Atomo

Infine c'è il concetto di "atomo" che lo si è voluto pensare solo legato alla "vile materia" e non come concetto fondamentale di tutto l'esistente e, pertanto, portatore di possibilità della trasformazione della materia in materia vivente.

L'atomo è pensato come la parte minima, fondamentale, e irriducibile della materia. Ma la materia è anche pensata come materia che si trasforma da materia inanimata e materia consapevole di sé in perenne trasformazione.

Il concetto fondamentale è che l'atomo, inteso come fondamento di tutto ciò che esiste, materia ed energia, comunque vogliamo percepirla, occupa uno spazio vuoto e il suo movimento e le sue modificazioni tendono a muoversi in un vuoto che occupa.

L'atomo è in sé eterno ed immutabile. Come disse qualcuno nel XX secolo "Nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma!". Questo era il concetto di Democrito. Gli atomi, secondo Democrito, aggregandosi e disgregandosi nel vuoto generano il mutamento continuo di ogni ente nella natura e nell'universo.

L'atomo è portatore di vita perché la sua aggregazione forma i corpi viventi e, dunque, l'atomo è materia vivente e consapevole al di là delle condizioni che trasformano la sua consapevolezza in-potenza in una consapevolezza in essere. E questo sia per quanto riguarda la natura che per quanto riguarda gli Dèi che sono le condizioni alle quali gli Esseri della Natura si adattano per trasformarsi, divenire e diversificarsi.

In Democrito non esiste il meccanicismo della materia in contrapposizione al divino. Al contrario, il divino è materia o energia (oggi sappiamo che sono la stessa cosa perché l'uno diventa l'altro e viceversa) e comunque, quando parliamo degli Dèi, parliamo di corpi viventi al di là di come noi percepiamo tali corpi e al di là delle strategie che gli Esseri della natura mettono in atto per rispondere a quelle condizioni.

Va da sé che in Democrito non c'è il concetto né di creativismo, né di Dio padrone che determina la qualità dell'esistente a differenza di Platone che necessitava del padrone "Demiurgo" e di Pitagora che necessitava del padrone "Uno" o di Parmenide che necessitava del padrone "Tutto".

 

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06 agosto 2026

Premessa al lavoro sugli Oracoli Caldaici

E' mai esistito un unico corpo detto degli "Oracoli caldaici" elaborato come testo unitario?

Sicuramente è esistito. Da quel testo si sono nutriti i neoplatonici usando gli Oracoli Caldaici per dare un senso alla filosofia di Platone. Se ne sono serviti i medio platonici e se ne sono serviti i cristiani per legittimare le loro tesi.

E' legittimo tutto ciò?

Quanto hanno stuprato e violentato gli Oracoli Caldaici per legittimare le loro tesi nascondendole dietro gli Oracoli Caldaici anziché assumersi la responsabilità personale delle loro affermazioni?

Se osserviamo gli autori ,dai cui testi sono stati desunti gli Oracoli Caldaici, nelle varie liste che ci sono pervenute, osserviamo nomi come Proclo, Olimpiodoro, Damascio, Eusebio, Psello, Lydus de Mensibus, Ermia di Alessandria, Boezio. Ecc.

Questi personaggi con interessi specifici hanno usato gli Oracoli Caldaici come una sorta di autorità per confermare le loro idee sul mondo.

Come loro hanno fatto quest'azione, e le loro idee stridono con le necessità della vita degli uomini, diventa legittimo riprendere, sia pur quanto rimane, anche conservato da loro (e da loro distrutto perché gli Oracoli, almeno ad oggi, come insieme sono andati perduti) per tentare di ricostruire una diversa visione del mondo e della vita partendo dai frammenti degli Oracoli Caldaici.

La storia dell'individuazione degli Oracoli Caldaici inizia con Gemisto Pletone e altri dal 15esimo secolo.

Il testo originale degli Oracoli Caldaici è noto soltanto per le citazioni fatte da neoplatonici come Proclo, Damascio e altri.

La prima sistemazione organica dei frammenti degli Oracoli Caldaici fu opera di un filologo tedesco Wilhelm Kroll (1869-1939) che nel 1894 conseguì un'abilitazione con una tesi sugli Oracoli Caldaici. Kroll dispose i frammenti in ordine tematico. Tutti gli accademici hanno seguito il suo schema anche quando individuavano nuovi frammenti. Ci lavorò Hans Lewy, Edouard des Places e Ruth Majercik.

Alcune ricostruzioni degli Oracoli hanno alla base il lavoro di Michele Psello (1018-1096 d.c.). Qualcuno ha tentato di fare delle ricostruzioni partendo dal lavoro del cristiano Psello, ma quelle ricostruzioni non sono andate a buon fine e spesso, quei lavori, vengono usati solo dagli occultisti, ma non hanno nessun valore accademico.

Angelo Tonelli, nel suo "Oracoli Caldaici" pubblicato dalla BUR nel 1995 afferma:

La presente edizione si avvale dei lavori di Kroll, Lewy, des Places, che ne costituiscono il sostrato fondamentale, soprattutto a livello filologico, anche se è opportuno avvertire il lettore che il Corpus degli Oracoli lascia ancora aperte ampie questioni critiche. Ma da questi tre lavori si discosta per una tendenza a recuperare la dimensione sorgiva della sapienza caldaica, sia attraverso un approccio interpretativo il più possibile diretto, che evita di estrapolare concetti estranei al testo nella sua integrità, sia attraverso nuove soluzioni di traduzioni: valga per tutti la scelta di tradurre "nous" e i termini di identica radice con "intuizione", "intuibile", ecc. Si può giustificare in questo modo la scelta di non privilegiare le testimonianze neoplatoniche preferendo un contatto ermeneutico diretto con il testo oracolare.

[...]

...si è preferito pubblicare e tradurre soltanto quei frammenti che sono sembrati di sicura tradizione caldaica, eludendo quelli che, a nostro avviso, non avevano requisiti sufficienti per essere ritenuti originari.

Oracoli Caldaici, a cura di Angelo Tonelli, Edizione BUR, 1995, pag. 21

Il libro di Tonelli pubblica 191 frammenti su cui lavoro per costruire il commento Pagano beneficiando dello stile sintetico scelto da Tonelli. Recentemente è uscito un altro libro sugli Oracoli Caldaici a cura di Luciano Albanese, edito da Lorenzo Valla, che riporta 330 citazioni di Oracoli Caldaici presentate in maniera più estesa di come ha fatto Tonelli. Tuttavia, lavorare sulle citazioni come proposte da Albanese implica uno scontro maggiore fra Religione Pagana e neoplatonici rendendo dispersivo il lavoro di interpretazione Pagana degli Oracoli che intendo fare.

Il presente lavoro è iniziato il 30.11.1998, con la meditazione sugli Oracoli nella sequenza presentata da Angelo Tonelli in Oracoli Caldaici, e terminata il 15 novembre 1999. Questo inizio di lavoro è stato presentato per le trasmissioni radiofoniche di Radio Gamma 5 nel programma "Magia Stregoneria e Paganesimo" di quegli anni.

Nel rinnovare, praticamente riscrivere, le riflessioni sugli Oracoli Caldaici uso la traccia di quel lavoro che non ho più ripreso dal 1999 nell'attesa di un momento opportuno per rifare il lavoro.

 

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05 agosto 2026

Modifica in senso democratico della seconda parte della Costituzione Italiana:
le norme che regolano il funzionamento della magistratura
Capitolo settimo

Sezione I - Ordinamento giurisdizionale
Titolo IV
La magistratura

Modificare le regole della seconda parte della Costituzione della Repubblica Italiana. Non si tratta di proposte fatte da un giurista, ma si tratta di una serie di osservazioni di chi ha vissuto le regole della Costituzione Italiana e, per averlo fatto, è stato torturato dalle Istituzione che ancora applicavano il diritto assolutista dell'Italia fascista nonostante la Costituzione democratica.

Articolo attuale - Art. 101.

La giustizia è amministrata in nome del popolo.

I giudici sono soggetti soltanto alla legge.

Così da modificare - Art. 101.

La giustizia è amministrata per conto dei cittadini e in funzione della riaffermazione dei principi costituzionali.

I giudici sono soggetti soltanto alla legge.

Articolo attuale - Art. 102.

La funzione giurisdizionale è esercitata da magistrati ordinari istituiti e regolati dalle norme sull'ordinamento giudiziario.

Non possono essere istituiti giudici straordinari o giudici speciali. Possono soltanto istituirsi presso gli organi giudiziari ordinari sezioni specializzate per determinate materie, anche con la partecipazione di cittadini idonei estranei alla magistratura.

La legge regola i casi e le forme della partecipazione diretta del popolo all'amministrazione della giustizia.

Così da modificare - Art. 102.

La funzione giurisdizionale è esercitata da magistrati ordinari istituiti e regolati dalle norme sull'ordinamento giudiziario.

Non possono essere istituiti giudici straordinari o giudici speciali. Possono soltanto istituirsi presso gli organi giudiziari ordinari sezioni specializzate per determinate materie, anche con la partecipazione di cittadini idonei estranei alla magistratura.

La legge regola i casi e le forme della partecipazione diretta dei cittadini all'amministrazione della giustizia.

Articolo attuale - Art. 103.

Il Consiglio di Stato e gli altri organi di giustizia amministrativa hanno giurisdizione per la tutela nei confronti della pubblica amministrazione degli interessi legittimi e, in particolari materie indicate dalla legge, anche dei diritti soggettivi.

La Corte dei conti ha giurisdizione nelle materie di contabilità pubblica e nelle altre specificate dalla legge.

I tribunali militari in tempo di guerra hanno la giurisdizione stabilita dalla legge. In tempo di pace hanno giurisdizione soltanto per i reati militari commessi da appartenenti alle Forze armate.

Così da modificare - Art. 103.

Il Consiglio di Stato e gli altri organi di giustizia amministrativa hanno giurisdizione per la tutela nei confronti della pubblica amministrazione degli interessi legittimi dei cittadini e, in particolari materie indicate dalla legge, anche dei diritti soggettivi.

La Corte dei Conti ha giurisdizione nelle materie di contabilità pubblica, ha l'obbligo di controllo del buon fine dei finanziamenti pubblici, anche su indicazione dei cittadini, e nelle altre materie specificate dalla legge.

I tribunali militari sono sciolti.

Articolo attuale - Art. 104.

La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere.

Il Consiglio superiore della magistratura è presieduto dal Presidente della Repubblica.

Ne fanno parte di diritto il primo presidente e il procuratore generale della Corte di cassazione.

Gli altri componenti sono eletti per due terzi da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti alle varie categorie, e per un terzo dal Parlamento in seduta comune tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo quindici anni di esercizio.

Il Consiglio elegge un vice presidente fra i componenti designati dal Parlamento.

I membri elettivi del Consiglio durano in carica quattro anni e non sono immediatamente rieleggibili.

Non possono, finché sono in carica, essere iscritti negli albi professionali, né far parte del Parlamento o di un Consiglio regionale.

Così da modificare - Art. 104.

La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere.

Il Consiglio superiore della magistratura è presieduto dal Presidente della Repubblica.

Ne fanno parte di diritto il primo presidente e il procuratore generale della Corte di Cassazione.

Gli altri componenti sono eletti per la metà da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti alle varie categorie, per un quanto dal Parlamento in seduta comune tra professori ordinari di università in materie giuridiche e per un quarto dai Presidenti di regione uniti in assemblea e scelti fra magistrati in servizio o docenti ordinari di università in materie giuridiche.

Il Consiglio elegge un vice presidente fra i componenti designati dal Parlamento.

I membri elettivi del Consiglio durano in carica quattro anni e non sono rieleggibili.

Non possono, finché sono in carica, essere iscritti negli albi professionali, né far parte del Parlamento o di un Consiglio regionale, provinciale o comunale.

Articolo attuale - Art. 105.

Spettano al Consiglio superiore della magistratura, secondo le norme dell'ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati.

Così da modificare - Art. 105.

Il Consiglio Superiore della Magistratura non può essere usato come un sindacato per legittimare il disprezzo dei magistrati nei confronti dei cittadini. Il Consiglio Superiore della Magistratura ha la funzione di proteggere i cittadini dai comportamenti offensivi dei magistrati.

Spettano al Consiglio superiore della magistratura, secondo le norme dell'ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati.

E' obbligo del Consiglio superiore della magistratura accertare la fondatezza delle segnalazione dei cittadini in merito alla gestione della giustizia da parte dei singoli magistrati, accertare i fatti e segnalare al magistrato di competenza le possibili violazioni di legge.

Articolo attuale - Art. 106.

Le nomine dei magistrati hanno luogo per concorso.

La legge sull'ordinamento giudiziario può ammettere la nomina, anche elettiva, di magistrati onorari per tutte le funzioni attribuite a giudici singoli.

Su designazione del Consiglio superiore della magistratura possono essere chiamati all'ufficio di consiglieri di cassazione, per meriti insigni, professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati che abbiano quindici anni d'esercizio e siano iscritti negli albi speciali per le giurisdizioni superiori.

Così da modificare - Art. 106.

Le nomine dei magistrati hanno luogo per concorso.

Su designazione del Consiglio superiore della magistratura possono essere chiamati all'ufficio di consiglieri di cassazione, per meriti insigni, professori ordinari di università in materie giuridiche.

Articolo attuale - Art. 107.

I magistrati sono inamovibili. Non possono essere dispensati o sospesi dal servizio né destinati ad altre sedi o funzioni se non in seguito a decisione del Consiglio superiore della magistratura, adottata o per i motivi e con le garanzie di difesa stabilite dall'ordinamento giudiziario o con il loro consenso.

Il Ministro della giustizia ha facoltà di promuovere l'azione disciplinare.

I magistrati si distinguono fra loro soltanto per diversità di funzioni.

Il pubblico ministero gode delle garanzie stabilite nei suoi riguardi dalle norme sull'ordinamento giudiziario.

Così da modificare - Art. 107.

I magistrati sono inamovibili. Non possono essere dispensati o sospesi dal servizio né destinati ad altre sedi o funzioni se non in seguito a decisione del Consiglio superiore della magistratura, adottata o per i motivi e con le garanzie di difesa stabilite dall'ordinamento giudiziario o con il loro consenso.

E' fatto obbligo ai magistrati di accertare, prima di procedere per giustizia, la precisa conoscenza della legge e dei meccanismi giuridici in possesso dell'imputato prima che commettesse il fatto.

Il ministro della giustizia ha l'obbligo di mettere in atto, attraverso il governo, tutti quei provvedimenti affinché i cittadini, fin dall'infanzia, siano informati sulla natura delle leggi, la loro interpretazione e i codici di procedura.

Il Ministro della giustizia ha l'obbligo di promuovere l'azione disciplinare. E' suo dovere confrontarsi direttamente con i magistrati sui quali promuove l'azione disciplinare.

I magistrati si distinguono fra loro soltanto per diversità di funzioni.

Il pubblico ministero gode delle garanzie stabilite nei suoi riguardi dalle norme sull'ordinamento giudiziario.

Il pubblico ministero è personalmente e penalmente responsabile di eventuali torture, violenze o trattamenti degradanti, che gli inquisiti subiscono da parte degli organi di polizia che procedono al fermo.

Articolo attuale - Art. 108.

Le norme sull'ordinamento giudiziario e su ogni magistratura sono stabilite con legge.

La legge assicura l'indipendenza dei giudici delle giurisdizioni speciali, del pubblico ministero presso di esse, e degli estranei che partecipano all'amministrazione della giustizia.

Così da modificare - Art. 108.

Le norme sull'ordinamento giudiziario e su ogni magistratura sono stabilite con legge.

La legge assicura l'indipendenza dei giudici delle giurisdizioni speciali, del pubblico ministero presso di esse, e degli estranei che partecipano all'amministrazione della giustizia.

Articolo attuale - Art. 109.

L'autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria.

Così da modificare - Art. 109.

L'autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria.

Il Pubblico Ministero risponde per delitto in caso di trattamenti degradanti. In caso che il fermato subisca percosse, il pubblico ministero viene allontanato dalla magistratura. In caso di contenzioso fra polizia giudiziaria e indagato per percosse o trattamenti inumani, a parità di testimonianze è prevalente la dichiarazione dell'indagato.

Articolo attuale - Art. 110.

Ferme le competenze del Consiglio superiore della magistratura, spettano al Ministro della giustizia l'organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia.

Così da modificare - Art. 110.

Ferme le competenze del Consiglio superiore della magistratura, spettano al Ministro della giustizia l'organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia.

Il Ministro della giustizia, per conto del Governo, non può esimersi dal fornire mezzi adeguati ai magistrati per il buon funzionamento della giustizia. Si tratta di una questione di sicurezza nazionale.

Riflessioni e considerazioni
che rendono necessarie tali modifiche

Fra Magistrati e cittadini c'è un contenzioso fin dall'entrata in vigore della Costituzione. I magistrati si sono sempre accaniti per vessare i cittadini affermando che le azioni dei cittadini fossero dei reati e giudicavano interpretando i fatti, di volta in volta, secondo il loro bizzarro giudizio.

Non si mette in discussione che il magistrato sia tenuto a interpretare la legge, ma non è accettabile che l'interpretazione della legge sia arbitraria, avulsa dai fatti e finalizzata ad ottenere condanne o interpretazione dei fatti per fini diversi da quelli di giustizia. Quando fu assunto il Codice Rocco come Codice Penale furono imposti ai cittadini tutta una serie di principi giuridici e norme assolutamente estranee alla Costituzione.

Norme e principi che se è vero che la Corte Costituzionale ha spesso modificato, sono stati portatori di dolore e violazione dei diritti Costituzionali dei cittadini. Uno di questi è "La legge non ammette l'ignoranza" art. 5 c.p. che da un lato assolveva il magistrato dalla responsabilità di aver contribuito all'ignoranza della legge fra i cittadini e dall'altra parte giustificava il magistrato quando non perseguiva chi aggrediva i cittadini (vedi i morti sul lavoro che andrebbero ascritti all'attentato criminale come violazione dell'art. 1 della Costituzione).

La legge permette al magistrato di disconoscere il vissuto e le condizioni in cui i cittadini agiscono consentendogli di interpretare i fatti mediante la fantasia e le sue personali aspirazioni; il magistrato truffava il cittadino, spesso con l'aiuto dell'organizzazione criminale Ordine degli Avvocati, che garantivano al magistrato la possibilità di raggirare il cittadino ignaro o incapace di descrivere correttamente i fatti in sua difesa.

Tale articolo fu modificato dalla Corte Costituzionale in quanto violava i principi fondamentali della Costituzione, ma intanto, con questo articolo, i magistrati avevano riempito di cadaveri la storia della Repubblica e nessuno di loro si era "sognato" di chiedere l'incostituzionalità alla Corte Costituzionale (sentenza n. 364 del 24 marzo1988).

Fu necessario un attore di televisione, non un cittadino qualsiasi, perché si sollevasse la questione a dimostrazione dell'immoralità e della viltà di magistrati che hanno sfruttato questa anomalia giuridica incostituzionale per assicurarsi un ingiusto profitto in offesa ai principi fondamentali della Costituzione.

Si tratta di imporre il principio secondo cui non è ammissibile che il cittadino sia ignorante della legge o che sia costretto, per difendersi Ordine degli Avvocati che lo difendono non per ciò che egli è ma per ciò che l'avvocato vuole che sia o debba essere.

Non è ammissibile che un cittadino passi per strada e con la spalla urti un'altra persona e un magistrato interpreti il fatto come "Tentato omicidio!" e poi torturi il malcapitato per imporgli la confessione che effettivamente è un tentato omicidio. Lo so che questo è un paradosso, ma questo modello è stato applicato dai magistrati per ottenere condanne per il loro tornaconto personale.

Non è ammesso che un imputato che tenta di difendersi, motivando le proprie azioni, in un processo, per impedirgli di difendersi il presidente della Corte d'Assise (Giudice Candiani) reiteri le minacce di morte formulate dal Pubblico Ministero per i suoi progetti di eversione democratica (Sostituto Michele Dalla Costa).

Non è accettabile essere derisi dal Tribunale di Sorveglianza prima (Tribunale di Sorveglianza di Venezia) quando si fa presente che l'arresto è avvenuto con un falso in atto d'ufficio o essere derisi e presi in giro dal Presidente della Corte d'Appello (Corte d'Appello di Venezia), quando gli spieghi che le cose non stanno come afferma il pubblico ministero e questi ha proceduto all'arresto con un falso in atti d'ufficio (Pubblico Ministero Pisani).

Poi, costoro, per occultare la loro attività derisero e insultarono la Corte di Cassazione (in accordo col l'avvocato della difesa) che aveva loro imposto di applicare la continuazione e non la separazione della pena come a loro conveniva.

Davanti all'uso terroristico nell'amministrare la giustizia, il cittadino non si può difendere. A casa mia (probabilmente i magistrati danno un'altra interpretazione giuridica), si chiama SEQUESTRO DI PERSONA e uso d'ufficio per interessi privati.

Probabilmente la Procura della Repubblica di Venezia, il Tribunale di Venezia, il Tribunale di Sorveglianza di Venezia, giocano a sequestrare illegalmente le persone per fini di terrorismo.

Quando la Polizia di Stato ti tortura e poi gioca con la pistola puntandotela alla testa e sparando a vuoto, non è il coraggio che ti fa affrontare la pistola, ma la speranza che ci sia davvero un colpo in canna.

Se è capitato a me, è presumibile capitato a migliaia di cittadini torturati, offesi e minacciati di morte, sottoposti a processi manomessi solo perché ai magistrati interessava l'ingiusto profitto. Questi cittadini non si chiamavano certo Silvio Berlusconi o Giorgio Napolitano e nemmeno Guido Rossa o Walter Tobagi. Per non parlare del Consiglio Superiore della Magistratura che, informato dei fatti, mi ha fatto gentilmente sapere che lui se ne sbatteva altamente le palle!

Come dire: torturare, minacciare di morte, manomettere i processi, impedire agli imputati di difendersi, per il Consiglio Superiore della Magistratura era assolutamente normale: COSTITUZIONALE!

La questione è che quando questi atti di terrorismo eversivo avvengono, non si fermano nel momento presente, ma continuano in altri contesti: come la manipolazione dei testimoni per deviare l'inchiesta sull'attentato a Falcone e Borsellino (il mio torturatore La Barbera) o le torture e i massacri al G8 di Genova (sempre il mio torturatore La Barbera)

Ma i responsabili chi sono? Io ho denunciato le torture ed ero sotto minaccia di morte mentre i torturatori Felice Casson, Michele Dalla Costa, Ugolini Rita, Ferrari, Carlo Mastelloni, Pietro Calogero continuavano a minacciare di morte chi si fosse difeso e manipolavano i processi che, anziché farne uno, com'era nel mio diritto, ne istruirono illegalmente tre.

Non stupisce che questi magistrati abbiano costruito un sodalizio criminale con Vittorio Olivero, l'assassino di Gori, Albanese e Tagliercio, consegnadogli documenti illegalmente in modo da alimentare le minacce di morte che questi magistrati mettevano in atto contro di me.

Questo non deve più succedere! La Costituzione deve essere una "Carta Sacra", non l'oggetto con cui i magistrati ci giocano con le interpretazioni soggettive per salvaguardare i loro personali interessi contro i cittadini; oppure, usata da classi ricche di delinquenti per assicurarsi l'impunità nel loro delinquere.

 

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04 agosto 2026

Riflessione

Non c'è più grande attivista, divulgatore e diffusore di ogni dittatore del comico che fa ridere gli schiavi delle sue scelleratezze.

Finché ridete, il dittatore impera.

I comici devono essere trattati da ciarlatani: hanno scelto di far ridere le persone che stanno soffrendo.

 

04 agosto 2026

1966: Helmut Kohl e il Vaticano

Nel 1996 una delle crepe sociali fra Wojtyla e i politici cattolici tedeschi fu determinata dalle norme vaticane sulla contraccezione e, in particolare, sul diritto d'aborto.

La posizione fanatico-fondamentalista del Vaticano sulla contraccezione stava provocando gravi problemi ai politici cattolici. In particolare in Germania.

In sostanza, i politici cattolici vedevano diminuire il loro consenso nell'elettorato tedesco perché, appoggiando le posizioni sulla contraccezione imposte dal Vaticano, venivano associati e colpevolizzati per quelle posizioni che tanto danno stavano facendo nella società tedesca.

In previsione della visita di Wojtyla in Germania, il Cancelliere Federale Tedesco Helmut Kohl, democristiano, lancia un appello a Wojtyla affinché riveda le posizioni fanatico integralista della chiesa cattolica sulla contraccezione.

La notizia del conflitto viene riportata dal quotidiano La Repubblica del 04 giugno 1996 con un articolo, firmato "dal nostro inviato", col titolo L'appello di Kohl a Wojtyla. L'articolo ha un sovra titolo che recita: A tre settimane dalla visita del Papa a Berlino il cancelliere difende le tesi dei vescovi tedeschi nel '68. Con un sottotitolo che dice: "Sulla contraccezione norme troppo rigide le norme della chiesa".

Scrive La Repubblica nell'articolo:

BERLINO (a.t.) - «Santità, in nome dei dubbi e dei drammatici problemi di coscienza di milioni di fedeli nel mio paese Le chiedo di rivedere la rigida posizione della Chiesa cattolica romana sul controllo delle nascite». A meno di tre settimane dalla sua prima visita nella Germania unita, papa Giovanni Paolo II è il destinatario di questo sofferto appello. Non viene dal padre della teologia dissidente Hans Kueng, né da alcuno dei numerosi altri pensatori critici del cattolicesimo tedesco, ma dal cancelliere federale Helmut Kohl, leader democristiano del suo paese e cattolico praticante. Per Karol Wojtyla, è una circostanza non poco imbarazzante.

La questione è semplice. Il partito cattolico in Germania perde consenso perché i cattolici si sentono prigionieri e sottomessi a norme sociali immorali e inumane da parte del Vaticano.

Il politico Helmut Kohl vede il suo partito perdere consensi e le persone allontanarsi. I politici tedeschi tentano di soddisfare il fanatismo di Wojtyla imponendo norme criminali di controllo sulla contraccezione e la limitazione dell'aborto mentre, la base elettorale, le persone, rispondono allontanandosi dal partito cattolico e cercando alternative al fondamentalismo di Wojtyla.

Le persone fuggono dal fondamentalismo di Wojtyla e i politici cattolici ne stanno facendo le spese.

Per definire la situazione in cui è venuta a trovarsi la Democrazia Cristiana tedesca, basta riprendere un'altra citazione dell'articolo su citato:

Dice il Cancelliere: «Molti cattolici, molti cristiani tedeschi hanno gravi problemi di coscienza a causa della posizione della Santa Sede in materia di contraccezione». E aggiunge: «E' vero che da noi come altrove, la secolarizzazione può allontanare la gente dalla fede, ma anche su questo punto io non condivido certi rigidi, pessimistici giudizi sulla fede in Germania che vengono espressi da ambienti romani. Quei giudizi sono errati e frutto di disinformazione». E' la prima volta che un importante leader europeo dissente apertamente da papa Giovanni Paolo II sul tema del controllo delle nascite, un problema che già ha diviso il Vaticano dall'amministrazione Clinton.

I gravi problemi di coscienza dei cattolici consistono nel sentirsi schiavi della morale Vaticana e impossibilitati a chiamare "buono" il Dio assassino di Wojtyla. Il rifiuto della chiesa cattolica e delle chiese protestanti allontana molte persone dal controllo morale esercitato dalle chiese cristiane. Tuttavia, la preoccupazione dei politici cattolici è che l'allontanamento dei cattolici col tempo mina la loro base elettorale.

E' la prima volta che un capo di Stato, dichiaratamente cattolico che con le sue scelte ha contribuito a coprire la pedofilia e la pederastia cattolica nei confronti dei bambini tedeschi, manifesta posizioni dissidenti nei confronti dell'onnipotente Wojtyla.

Nell'articolo si dice che Kohl "difende" la legge tedesca sull'aborto invisa al Vaticano che, secondo l'articolista:

Kohl difende anche l'ultima formulazione della legge tedesca sull'aborto, che non soddisfa la Santa Sede. Essa stabilisce infatti che l'interruzione di gravidanza non può essere moralmente approvata dai pubblici poteri ma anche che la donna che decide di abortire non può essere in alcun caso criminalizzata o punita.

Appare evidente che sia la legge sull'aborto che le affermazioni di Kohl vengono percepite dal Vaticano come un "reato di lesa maestà".

Le persone si ribellano alla chiesa cattolica e i politici cattolici, anziché perseguitarle in nome dell'assolutismo del loro Dio, ne comprendono e ne difendono le scelte.

Il 05 giugno 1996 sul giornale La Repubblica, a pagina 13, appare un altro articolo a firma di Andrea Tarquini dal titolo Kung: "Viva Kohl, il Papa sbaglia". L'articolo ha un sovra titolo che recita: Il teologo: "Il cancelliere ha ragione, Roma deve ammorbidire le sue posizioni sulla contraccezione"

In questo articolo, il giornale La Repubblica scrive:

BERLINO - «Sono molto felice che il cancelliere abbia detto al Papa di condividere le idee del 90 per cento dei cattolici tedeschi. Il passo pubblico di Helmut Kohl ha un grande significato politico». Il professor Hans Kung, il più illustre teologo critico in Germania e in Europa, esulta per l'iniziativa del leader tedesco, che a tre settimane dal viaggio pontificale nella Bundesrepublik ha chiesto a Giovanni Paolo II di ammorbidire la sua intransigenza in materia di contraccezione al fine di venire incontro ai tormenti di coscienza dei fedeli tedeschi.

C'era in Germania un movimento dissidente di cattolici che si sono organizzati attorno alle tesi di Hans Kung per salvare l'ideologia cristiana dagli effetti del fondamentalismo fanatico di Roma. La dissidenza si fa sempre più forte e, come accade in questi casi, all'inizio si manifestano idee contrarie all'assolutismo dominante, poi, in un secondo tempo, subentra l'indifferenza e il distacco dalle tesi fondamentaliste. In sostanza, i cattolici tedeschi iniziano a farsi gli affari propri alla faccia della morale vaticana.

D'altro canto, i cattolici della Baviera fanno proposte di legge per umiliare le donne che desiderano abortire e questo tende ad aggravare la relazione fra politici cattolici e popolazione.

Rimane ancora da sapere come reagisce il Vaticano alle richieste di Kohl.

Il 05 giugno 1996, sempre il giornale La Repubblica pubblica un articolo a firma di Marco Politi dal titolo: E il Vaticano si rinchiude nel silenzio. L'articolo ha un sovra titolo che dice: Nessuna reazione alla presa di posizione di Bonn.

Scrive Marco Politi nell'articolo:

CITTA' DEL VATICANO - Una cortina di silenzio è scesa in Vaticano sulle dichiarazioni del cancelliere Kohl. «Nessuna reazione», fa sapere il portavoce vaticano alla domanda se la Santa Sede intenda commentare le parole del cancelliere. Silenzio anche all'Osservatore Romano. Questa mattina il giornale vaticano non dedicherà una riga all'intervento assolutamente straordinario di un capo di governo cattolico, che chiede pubblicamente al papa di adottare una posizione più aperta in tema di contraccezione. «Non c'è nulla», è la lapidaria risposta di un responsabile dell'Osservatore. Perché? Come mai? No comment.

[...]

La parola d'ordine, negli ambienti della gerarchia ecclesiastica, è che non si tocca il divieto ai contraccettivi contenuto nell'enciclica Humanae Vitae di Paolo VI (a cui collaborò l'allora cardinale di Cracovia, Karol Wojtyla).

Il Vaticano, incapace di sostenere le sue tesi assolutiste e fanatiche, preferisce scappare.

Il Vaticano ha imposto la sua ideologia mediante la violenza, la galera e la tortura. Per lui argomentare il suo divieto d'aborto imposto alle società civili è impossibile perché è impossibile, in queste società, giustificare il traffico di bestiame umano, di donne e di bambini, che viene imposto impedendo il diritto di autodeterminazione della donna.

Col terrorismo, il Vaticano ha imposto la propria odiosa morale. Col terrorismo ha costretto centinaia di milioni di persone alla sottomissione. Senza il terrorismo il cristianesimo non è in grado di giustificare la sua morale di morte.

Le osservazioni di Kohl, per quanto presentate in maniera gentile e supplice, non possono avere una risposta perché, altrimenti, significa smentire il principio cattolico secondo cui Wojtyla rappresenta Dio in terra; i cattolici non sono in grado di dare al loro Dio del criminale.

Dio non deve rispondere a Kohl. In altri tempi, per la sua "audacia", Kohl sarebbe finito sul rogo.

 

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03 agosto 2026

Riflessione sugli studiosi del Mito

Esiste fra gli studiosi l'assurdo concetto secondo cui gli Antichi erano degli stupidi, primitivi e trogloditi.

L'idea secondo cui è esistita l'evoluzione nel progresso sociale, e come conseguenza culturale, di cui il momento presente è un progresso, è un'idea cristiana fatta propria dai positivisti e da varie corresti fondamentaliste.

In quest'ottica, gli studiosi tendono a proiettare sugli Antichi l'idea assolutista propria del cristianesimo. Quest'idea è venuta formandosi con gli antropologi e i filosofi nel 18esimo secolo ed è stata confermata fino alla prima metà del XXesimo secolo.

Per loro gli Antichi devono essere stupidi come i cristiani di oggi e solo ciò che ha favorito il cristianesimo è degno di importanza culturale.

E' indubbio che gli studiosi scoprono testi antichi e studiano ritrovamenti archeologici.

Un conto è studiare l'oggetto o tradurre (anche su questo ci sarebbe da obbiettare) lo scritto antico, e un altro conto è spacciare l'interpretazione dell'oggetto o dello scritto come fosse l'interpretazione degli antichi.

Lo studioso, il docente, questo non se lo può permettere: si deve assumere la responsabilità soggettiva dell'interpretazione. Nessun docente e nessun studioso lo fa né lo farà mai.

Prendete ad esempio Freud; ha sostenuto che il monoteismo ebraico deriva dal monoteismo di Akenaton. Si è scoperto che non è vero. E tutte le persone ingannate da Freud? Sono state forse risarcite dai danni che Freud ha procurato loro? Freud ha spacciato questo come una verità nascondendo che il Dio unico era il mezzo con cui ridurre il popolo ebreo in schiavo separandolo dal resto della popolazione di Babilonia. Ha nascosto la funzione schiavistica del Dio degli ebrei.

Un conto è l'ipotesi di lavoro, un altro conto è la verità rivelata dal docente o dallo studioso.

Gli antichi non erano stupidi: avevano una diversa idea del mondo, della vita e delle dinamiche nella realtà che vivevano.

Tutte queste dinamiche non avevano nulla a che vedere con il cristianesimo, che è una forma di pensiero infantile per rendere dipendenti le persone dall'idea di "padre". Vengono costretti a continuare ad essere bambini che giocano e che sognano super eroi celesti, capaci di soddisfare i loro desideri dal momento che sono stati resi incapaci di affrontare l'esistenza in sé e per sé.

Proiettare sugli Antichi i modelli e le dinamiche del pensiero cristiano, rende economicamente molto bene nella società, ma fa un cattivo servizio agli uomini e alle possibilità dell'esistenza.

 

03 agosto 2026

I misteri di Eleusi, estratto dal Capitolo 25

Quando leggiamo miti antichi, stiamo descrivendo il divenire cosmologico della vita. Un divenire cosmologico in cui i protagonisti, gli Dèi, vengono presentati in forma umana.

Una volta che la rappresentazione simbolica perde la memoria del simbolo e del suo significato, rimane solo la forma a rappresentare il mito.

Cosa significa l'eterno presente applicato al Mito? Prendiamo una sintesi dello schema del mito come proposto da Esiodo: prima c'era Urano e Gaia; poi i Titani con Cronos e Rea; poi Zeus e i suoi fratelli. Urano e Gaia sono ieri, ora, domani. Sono sempre presenti e sempre Urano penetra la materia e alimenta il venir in essere delle coscienze. Sempre, ora, Cronos evira Urano Stellato. In ogni attimo di ieri e dell'oggi. Continuerà in ogni attimo che segue ogni presente. In ogni attimo Afrodite sorge dalle acque assieme alle Erinni. Zeus, con i suoi fratelli, in ogni attimo agisce per costruire la Natura con i suoi amplessi.

Indubbio che qualche cosa si genera da condizioni precedenti, ma una volta che il generato modifica l'universo della vita, tale modificazione continuerà a ripetersi come possibilità per il venir in essere di sempre nuove coscienze. Non si tratta di essere condannati a ripetere la medesima azione, come piaceva a Nietzsche, ma se Afrodite non entra nella materia, non sorgono nuove coscienze e quell'atto di Afrodite è continuo perché è il senso dell'esistenza di Afrodite. Come essere è la crescita; la crescita di ogni oggetto consapevole o meno dell'universo è la realtà divina di Demetra.

Il mito antico è una struttura filosofica. Il racconto mitologico è un racconto simbolico della realtà e di come la realtà è venuta formandosi.

 

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02 agosto 2026

1996: la guerra della chiesa cattolica per imporre la castità prematrimoniale

Fra le varie guerre contro la società civile imposte dalla chiesa cattolica nel 1996, c'è la guerra contro le pratiche sessuali prematrimoniali. Un feroce richiamo alla castità al fine di consentire alla chiesa cattolica di criminalizzare le persone controllandone le pulsioni sessuali.

Se ci guardiamo attorno oggi, possiamo prendere atto che la chiesa cattolica, come tutti i cristiani, hanno perso, almeno in parte, questa guerra. Tuttavia, un alto numero di politici hanno tentato di emanare leggi e provvedimenti che, anche se non direttamente riconducibili alla volontà della chiesa cattolica di imporre la perversione sessuale nella società, ne hanno favorito gli intenti. Un esempio è stato l'impedimento alla modifica legislativa secondo cui la violenza sessuale, anziché essere considerato un reato contro la morale, cioè Dio, potesse essere considerato un reato contro la persona.

Il 28 maggio 1996 il giornale La Repubblica, al fine di far propaganda dei deliri cattolici, pubblicava, a pagina 16, un articolo dal titolo: Wojtyla boccia la convivenza. L'articolo non ha firma, è indicato come "nostro inviato". L'articolo ha un sovra titolo che dice: Dal Vaticano richiamo al valore etico e sacro del vincolo fra uomo e donna, e alla virtù della castità. L'articolo ha un sottotitolo che recita: "Preparatevi al matrimonio sin da piccoli".

Si tratta di un atto di guerra contro la società civile che si sta trasformando verso un futuro che limiti le perversioni e i deliri sessuali che la chiesa cattolica, i cristiani in generale, hanno imposto alla società civile in nome e per conto del loro Dio assassino.

Scrive il giornale la Repubblica con passiva subordinazione e complicità con il Vaticano:

ROMA - Un documento denso, che richiama ai valori etici, al senso della castità prematrimoniale e all'importanza del sacro vincolo tra uomo e donna. Trenta pagine in tutto, diffuse ieri dal Pontificio Consiglio per la Famiglia e intitolate «Preparazione al sacramento del matrimonio». Così il Vaticano ribadisce la priorità del "Sì" pronunciato sull'altare in confronto ad altre possibilità di convivenza e unione consensuale libera. E si incarica di contrastare «un tessuto culturale che si offre alle nuove generazioni come alternativo alla concezione della vita coniugale e del matrimonio, al suo valore sacramentale e ai suoi legami con la Chiesa». La riflessione sul matrimonio cristiano, almeno per il Pontificio Consiglio, è stata quasi un obbligo morale. Un obbligo nato dall'osservazione sociale, dalla constatazione che sotto i nostri occhi sfumano i valori e si diffondono «il permissivismo sessuale, il calo dei matrimoni o il continuo procrastinarli, l'aumento di divorzi, la mentalità contraccettiva, l'aborto volontario, il vuoto spirituale e l'insoddisfazione profonda che contribuiscono alla diffusione della droga, dell'alcolismo, della violenza e del suicidio fra gli stessi giovani e gli adolescenti». Un quadro a fosche tinte quello che la quotidianità ci mostra, un quadro che detta una «urgenza pastorale ». Vale a dire l'impegno, costante e permanente, di vescovi e parroci nella preparazione «remota e prossima al matrimonio cristiano».

Non si tratta di valori etici e morali, sono valori di morte. Valori fondamentalisti cristiani che combattono i valori etico-morali propri della nostra Costituzione. Il giornale La Repubblica lo sa bene, ma preferisce schierarsi con il fondamentalismo cattolico contro la Costituzione della Repubblica.

Che i cattolici ritengano il matrimonio un sacramento, sono affari loro.

Tuttavia la famiglia cristiana, la famiglia dei ruoli in contrasto con la famiglia delle persone, ha favorito lo spaccio di droga e il vuoto esistenziale dei cittadini imponendo alla società civile una mole enorme di problemi psichiatrici che hanno devastato milioni di persone.

Il tessuto culturale, dalla rivoluzione del 1968, offre alle nuove generazioni un'alternativa all'odio che la chiesa cattolica diffonde attraverso il controllo morale delle strutture familiari che, in molti casi, portano a delitti in famiglia al fine di sottomettere uno dei due coniugi al ruolo imposto dalla volontà criminale del Dio dei cristiani.

Le alternative, alla criminalità imposta ai cittadini dalla famiglia cristiana, vengono offerte dalle trasformazioni della società civile.

Il diritto alla propria sessualità in relazione alla sessualità delle persone, è un diritto acquisito contro la violenza della chiesa cattolica. La chiesa cattolica chiama "permissivismo" ciò che è socialmente un diritto come se qualcuno lo "avesse permesso alla persone" e non che le persone lo hanno conquistato contro l'odio cristiano.

Anche il calo dei matrimoni è una conquista sociale. Non più un gruppo di persone chiamate "famiglia" e governate da un "capo famiglia", ma cittadini che decidono di avere rapporti e relazioni fra uguali.

Il divorzio è stata una conquista contro l'odio della chiesa cattolica e dei suoi lacchè, leggi anche il fascista Fanfani. Il diritto di sbagliare e il diritto di rifarsi una vita sono diritti che l'odio cristiano ha sempre negato alle persone in nome dell'assolutismo fanatico di cui è manifestazione.

Il diritto alla contraccezione è stato un diritto conquistato contro l'odio della chiesa cattolica. Il nemico degli uomini era sempre la chiesa cattolica il cui scopo era, ed è, quello di torturare le donne per il suo sommo piacere.

Il diritto all'aborto è un diritto conquistato contro la chiesa cattolica e, ancor oggi, dopo trent'anni, i servi politici, nemici della società civile, ancora combattono al fine di trasformare la donna in una schiava, in una vacca affinché partorisca bestiame per la gloria del loro Dio.

L'insoddisfazione delle persone è prodotta dall'impossibilità di veicolare le loro emozioni nel mondo perché prigionieri della morale cattolica che provvede a lenire quell'insoddisfazione imbottendo le persone di psicofarmaci anziché liberare la possibilità di esprimere la loro personalità, le loro pulsioni, nella società civile costringendoli, spesso, a delinquere per poter sfuggire all'educazione cristiana imposta dalla chiesa cattolica.

La guerra fu lunga. Molte persone hanno sofferto per il delirio fanatico di una chiesa cattolica il cui intento era, ed è, quello di dominare la società civile e bloccare ogni suo cammino verso un possibile futuro.

Io pongo il 1995 come anno d'inizio della storia contemporanea alla quale sto lavorando, ma è ovvio che c'era un prima, colmo di odio della chiesa cattolica contro le persone, e un adesso con un dopo che ancora devono fare i conti con la chiesa cattolica e l'odio fanatico dei cristiani contro i principi della Costituzione della Repubblica.

 

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01 agosto 2026

Riflessione personale

Puoi raccontare quello che vuoi, ma le persone SANNO!

Alle persone interessa solo sapere se quello che dici coincide con ciò che sanno o non coincide con ciò che sanno.

Nel primo caso, ciò che dici è vero, nel secondo caso, ciò che dici è falso.

Non sono mai riuscito a far capire alle persone che tutto cambia e tutto si modifica continuamente. Non sono mai riuscito a far capire loro che il punto di vista va fissato sul cambiamento e non sull'oggetto che si rappresenta in questo momento.

Razionalmente le persone riescono a capire che il mondo cambia, che tutto cambia, che loro stesse cambiano. Ma non riescono ad uscire da quel modello di pensiero secondo cui il mondo è quello che è. E' un modello di pensiero che nasce dall'idea che l'uomo sia creato ad immagine e somiglianza di Dio e non è divenuto nel mondo attraverso il cambiamento continuo di sé stesso e del mondo.

Puoi negare anche l'esistenza di Dio, ma se non neghi l'esistenza dell'attimo in sé come attimo creato da Dio e fissi la tua attenzione sul cambiamento, sulla modificazione, non stai cambiando il punto di vista; stai sempre adorando quel Dio che, secondo te o secondo il tuo inconscio, ha creato il mondo a sua immagine e somiglianza.

 

01 agosto 2026

Orfeo e Euridice

Orfeo scende all'Ade chiedendo ad Ade di riportare alla luce Euridice. Ma la discesa all'Ade di Orfeo non è una discesa fisica nell'Ade. E' un tentativo di Orfeo di ritornare alle condizioni di un passato che non c'è più. Non si ritorna mai indietro, non esiste un ritorno al passato, esiste soltanto un andare avanti perché il presente nega il passato, è suo figlio.

Qualunque cosa possa essere stata fatta a noi, andare avanti è l'unica condizione dell'esistenza umana. Scendere nell'Ade per tornare indietro è una cosa che non esiste. Non esiste resurrezione, ma solo nascite. Ed è per questo che Orfeo non ha potuto riportare Euridice dall'Ade. Euridice nell'Ade continuava il suo cammino, le sue trasformazioni, in una diversa esistenza.

Orfeo non chiede ad Euridice che cosa vuole fare. Non chiede se Euridice vuole uscire dall'Ade; lui vuole che Euridice esca dall'Ade indifferente ai desideri di Euridice. Lui vuole. Ma il cammino di Euridice non è più il cammino che faceva prima di scendere all'Ade è un altro cammino. Non esiste un ritorno a ciò che è stato. Orfeo questo non l'ha capito. Orfeo è andato nell'Ade e ha chiesto ad Ade di riportare Euridice nel proprio mondo. Euridice non può tornare nella vita fisica perché ha un altro cammino, un altro percorso che deve fare nella sua nuova esistenza.

Questo è uno dei misteri orfici che rompe col reincarnazionismo pitagorico e platonico. Euridice non rinasce, continua il suo cammino.

Orfeo sembra dire: "mettete attenzione ai serpenti che potete trovare sul cammino della vostra esistenza perché, una volta che il danno è stato fatto, non esiste un tornare indietro".

 

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