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Settembre 2026: la filosofia metafisica della Religione Pagana.
Cronache mese di settembre 2026
29 settembre 2026

29 settembre 2026
Non c'è una strada che porta ad una verità. C'è solo un cammino esistenziale che consiste nel rimuovere gli ostacoli nell'esistenza umana. Si chiama "libertà" la progressiva eliminazione degli ostacoli e ogni volta che un ostacolo viene rimosso uccidiamo il nostro vecchio conoscere e facciamo nascere un nuovo noi stessi con un diverso conoscere.
Poche persone hanno educato sé stesse per fare questo.
Troppe persone confidano in una qualche autorità, in un qualche Dio. Sperano che la luce in fondo al tunnel della loro vita sia la verità che desiderano e non il treno del fallimento dell'esistenza che viene loro incontro.
29 settembre 2026
Sinceramente, non capisco.
I cristiani hanno paura di morire. Eppure, in quanto cristiani, dovrebbero essere contenti di raggiungere il loro Dio.
Il Dio che li ama.
E io auguro ai cristiani di raggiungere presto per abbracciare l'amore del lodo Dio!
E non è ironia.
29 settembre 2026

Il problema del linguaggio in filosofia è sempre stato un problema mai risolto. La filosofia assolutista che domina l'ambiente filosofico pretende che venga usato un linguaggio deferente e rispettoso nei confronti di Dio e non tollera che il suo Dio sia definito per le azioni che mette in essere nei confronti degli Esseri Umani. Un Dio assassino, il Macellaio di Sodoma e Gomorra, chiede rispetto per la sua attività di macellaio.
Sto leggendo un filosofo che, parlando dell'epicureismo dice:
"Infine, siamo convinti che questa filosofia decisamente assurda e falsa, una volta rimossi i fondamenti su cui poggia, stramazzi necessariamente al suolo come sconvolta dal medesimo scossone."
Da: Giulio Cesare Vanini, "Anfiteatro dell'eterna provvidenza", in Vanini tutte le opere, Editore Bompiani, 2023, pag. 541
Capite quanto è gentile il mio linguaggio quando parlo del Macellaio di Sodoma e Gomorra e del pederasta in croce?
Gli adoratori del Macellaio di Sodoma e Gomorra non si fanno scrupoli a diffamare e ingiuriare le persone che hanno ideali diversi dai loro mentre proteggono l'attività di genocidio del loro Dio e l'attività pederastica del loro Gesù di Nazareth.
29 settembre 2026

Si tratta della premessa di un piccolo lavoro che intendo fare sulla relazione fra cristianesimo ed epicureismo. Oggi conosciamo qualche cosa in più dell'epicureismo di quanto non si conosceva nel medioevo o in epoca rinascimentale. Tuttavia, Agostino d'Ippona viveva in un periodo in cui l'epicureismo era diffuso e se si possono giustificare le idee preconcette sull'epicureismo in epoca rinascimentale, non si possono giustificare le ingiurie e la diffamazione fatta da Agostino d'Ippona contro gli epicurei.
La citazione che tratto è presa da Giulio Cesare Vanini nel suo "Anfiteatro dell'eterna provvidenza", capitolo XXVI sulle opinioni e gli argomenti degli epicurei.
Scrive Giulio Cesare Vanini:
Fin qui abbiamo parlato della Provvidenza di Dio contro il parere degli atei che hanno eliminato completamente ogni divinità. Ora ci tocca discutere contro gli epicurei, che, pur avendo ammesso l'esistenza di Dio, hanno tuttavia negato la sua provvidenza sulle cose terrene.
Due furono i fondatori di questa dottrina: Democrito ed Epicuro. Parecchi seguaci affermano l'esistenza di un Dio che conduce in un luogo lontano una vita beatissima nell'ozio e nei piaceri, senza prendersi cura delle nostre cose. Senza alcun timore essi non hanno esitato a provare ciò con due argomentazioni.
Prima prova: se Dio si prende cura di noi non è sommamente beato. Ma è sommamente beato, quindi non si cura di noi.
Per dare forza di probabilità alla conseguenza della maggiore ricorrevano a questo argomento: la beatitudine consiste nel piacere; la provvidenza, invece, nella privazione e nella mancanza di ogni piacere. Perciò se in Dio c'è provvidenza non può in alcun modo esserci beatitudine.
La maggiore è abbastanza chiara: infatti, ogni animale, fin dal primo momento di vita desidera il piacere e ne gode come di un sommo bene; per questo i latini chiamarono voluttà ciò che tutti, per inclinazione della volontà, ricercano vivamente come bene.
Manifesta è anche la proposizione minore, poiché Epicuro non conosceva altro piacere che il solletico del palato e quello di Venere. Da ciò i poeti epicurei pensavano che le grandi delizie del sommo Giove fossero il nettare, l'ambrosia e Ganimede somministratore delle divine bevande. La provvidenza, invece, consiste nella sollecitudine e nella sobrietà, che sono diametralmente opposte ai piaceri della gola e dell'amore.
La seconda prova è questa: non c'è nulla che ci costringa ad affermare la Provvidenza Divina, se non il casuale pretesto di alcuni che sostengono l'immortalità dell'anima. Ma questa non si dà affatto; quindi neppure quella.
Da: Giulio Cesare Vanini, "Anfiteatro dell'eterna provvidenza", in Vanini tutte le opere, Editore Bompiani, 2023, pag. 535
Noi sappiamo, dagli scritti morali di Epicuro che la ricerca della felicità epicurea non ha nulla a che vedere con quanto afferma Vanini (mangiare, bere, scopare ed oziare come i cristiani intendono queste attività). Epicuro non credeva in un Dio lontano, onorava gli Dèi e definiva quanto percepiva. Non ammetteva i deliri della superstizione e, con superstizione, intendo un Dio davanti al quale inginocchiarsi.
Anche Vanini, nel "I meravigliosi segreti della natura regina e Dea dei mortali" Farà ragionamenti simili ad Epicuro e saranno quelli che lo porteranno ad essere condannato con la lingua mozzata, strangolato e bruciato sul rogo.
A me non interessa solo quanto pensava il prete cattolico e cristiano Vanini, ma come è venuta formandosi quest'idea sugli epicurei che sarà modificata proprio partendo dall'epoca di Vanini sia pur progressivamente.
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Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
Membro fondatore
della Federazione Pagana
Piaz.le Parmesan, 8
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