"Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada. Sono venuto infatti a separare
il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera: e i nemici dell'uomo saranno quelli della sua casa."
Vangelo di Matteo 10, 34-36. Questa è la missione dei cristiani!
Ottobre 2026: la filosofia metafisica della Religione Pagana.
07 ottobre 2026

Tutti i filosofi assolutisti elogiano la dittatura perché essi si identificano nel ruolo del dittatore. Quando si parla del ruolo del dittatore, si parla dell'identificazione del "filosofo" con il Dio padrone della bibbia e dei vangeli cristiani.
Il filosofo assolutista ha la caratteristica di dire che cosa Dio vuole, che cosa Dio fa, che cosa Dio pensa.
Quest'azione del filosofo è possibile perché il filosofo si identifica con Dio; lui è Dio che detta le condizioni morali, le condizioni comportamentali, i diritti civili, le condizioni sociali delle persone.
L'unico Dio padrone che esiste sta solo nella testa del filosofo. Se chiedi a quel filosofo di dimostrarne l'esistenza di Dio o di dimostrare che quanto afferma proviene da quel Dio, il filosofo fugge come è fuggito il sanguinario Ratzinger quando proclamò che "Non si può discutere con chi considera il nostro Dio un Dio padrone!". E, se non ci si può discutere perché non si hanno argomenti per sostenere la realtà di quel Dio che l'altro chiama "padrone", allora, chi chiama "Dio padrone" il Dio dei cristiani deve essere, dai cristiani, ammazzato. Come è avvenuto nel corso della storia.
Questo principio è espresso da Agostino d'Ippona ne "La città di Dio contro i Pagani". Agostino d'Ippona condanna la democrazia del pensiero filosofico e religioso. In una città come Atene sussistono diverse correnti filosofiche e il governo di Atene non entra nelle dispute di quei filosofi. Non condanna le "idee eretiche" e, per questo, Agostino d'Ippona, denigra ed offende Atene con l'appellativo di "città dei demoni".
Scrive Agostino d'Ippona denigrando Atene:
Chi è stato il fondatore di qualche scuola, talmente accettato nella città dei demoni al punto da far rifiutare tutti gli altri che
nutrivano opinioni diverse e contrarie? Ad Atene non si segnalavano forse gli epicurei, per i quali gli dèi non si curano delle cose umane, e gli stoici, che al contrario sostenevano che queste cose sono guidate e difese grazie all'aiuto ed alla protezione degli dèi? Perciò mi meraviglio che Anassagora sia stato ritenuto colpevole per aver detto che il sole è una pietra infuocata e non un dio, mentre nella stessa città conduceva una vita onorata e sicura Epicuro, che non solo non riteneva dèi il sole e le stelle, ma non accettava neppure in nessun modo che Giove e gli altri dèi avessero la dimora in questo mondo, ricevendo le preghiere e le suppliche degli uomini. In quella stessa città Aristippo riponeva il sommo bene nel piacere corporeo, e Antistene asseriva invece che l'uomo diventa felice in virtù dell'anima; si trattava di due illustri filosofi, entrambi seguaci di Socrate, e tuttavia riponevano la perfezione della vita in fini così diversi e contrari. Di loro, l'uno affermava che il sapiente deve essere estraneo alla vita politica, l'altro che deve frequentarla, attirando ciascuno discepoli alla propria scuola. Così dunque alla luce del giorno, nel celebre e notissimo portico, nei ginnasi, nei giardini, in luoghi pubblici e privati, in gruppetti sparsi difendevano polemicamente le proprie opinioni, gli uni sostenendo l'esistenza di un unico mondo, gli altri di innumerevoli; gli uni riconoscevano un inizio a quell'unico mondo, gli altri lo negavano; gli uni ne sostenevano la fine, gli altri no; per gli uni esso era retto da una intelligenza divina, per gli altri dal caso e dalla sorte; per gli uni le anime erano immortali, per gli altri mortali; tra i primi alcuni ritenevano che esse passassero negli animali, altri lo negavano; tra quelli che le consideravano mortali, alcuni ne sostenevano la morte immediatamente dopo quella del corpo, altri la sopravvivenza per poco o tanto tempo, ma non per sempre. Gli uni riponevano il bene supremo nel corpo, altri nell'anima, altri ancora in entrambi; altri aggiungevano al corpo ed all'anima dei beni esteriori; per alcuni si doveva credere sempre ai sensi corporei, per altri non sempre, per altri mai.
Quale popolo, quale Senato, quale potere o carica pubblica dell'empia città si sono mai preoccupati di giudicare queste e tutte le altre dispute, pressoché innumerevoli, dei filosofi, per approvarne ed accoglierne alcune, per disapprovarne e ripudiarne altre? Non hanno forse accolto in maniera indiscriminata e confusa, senza alcun discernimento, al loro interno, tutte le controversie tra nomini in dissenso e che non riguardavano le terre o le case o qualche altra questione economica, ma ciò che permette di condurre una vita misera o felice? Dove si diceva qualche verità, era ugualmente possibile che si dicessero anche delle falsità; perciò non senza ragione quella città ricevette il nome simbolico di Babilonia! Babilonia infatti significa "confusione", come ci ricordiamo d'aver detto. Né il diavolo, loro re, si preoccupa troppo degli errori opposti che li dividono, poiché egli li possiede ugualmente per le loro numerose e varie empietà.
Agostino d'Ippona, "La città di Dio contro i Pagani", Editore Bompiani, 2015, pag. 911-912
Messa in questa forma, appare evidente che Agostino d'Ippona condanna la pluralità del pensiero filosofico e religioso. In questo contesto si è dimenticato di citare la diversità delle opinioni religiose che fungevano da base alle idee filosofiche e ne alimentavano il dibattito.
Per Agostino d'Ippona la diversità delle idee filosofiche significa "confusione". Quando si usa il termine "confusione" per definire una situazione sociale, si evoca la necessità del ripristino di un ordine. La "confusione" è sinonimo di subbuglio, baraonda, caos. Richiama la necessità di ordine, silenzio e quiete. Richiama la necessità che tutti coloro che pensano diversamente vengano messi a tacere.
Agostino d'Ippona ha oggettivamente paura. Agostino d'Ippona non è in grado di argomentare sulla realtà del suo Dio. Ne afferma l'esistenza mediante la violenza, ma non ha argomenti sufficienti per dimostrare quanto sia utile agli uomini quel suo Dio padrone. Certamente, davanti alla strage e al genocidio agli uomini conviene sottomettersi al suo Dio padrone se non vogliono essere scannati, sgozzati.
Qual è dunque l'ideale di Agostino d'Ippona?
L'ideale per Agostino d'Ippona è il terrore ebraico esercitato in nome di Dio per rapinare ogni uomo e ogni popolo che non si sottomette al suo Dio padrone.
Scrive Agostino d'Ippona:
Al contrario quella nazione, quel popolo, quella città, quello Stato, quegli Israeliti ai quali fu affidata la parola di Dio non misero mai sullo stesso piano, confondendoli, i falsi profeti con quelli veri; in piena concordia e senza alcun dissenso essi riconoscevano e ritenevano autentici gli autori delle Sacre Scritture. Questi per loro erano i filosofi, questi gli amanti della sapienza, i loro sapienti, i loro filosofi, i loro profeti, i loro maestri di rettitudine e di pietà.
Tutti coloro che orientarono il loro pensiero e la loro vita secondo quegli autori, l'orientarono non secondo gli uomini, ma secondo Dio, che per loro tramite parlò, pensò e visse. Se fu proibito il sacrilegio, Dio lo proibì; se fu detto: Onora tuo padre e tua madre, Dio lo comandò; se fu detto: Non uccidere. Non commettere adulterio. Non rubare, ed altre cose simili, ciò non scaturì dalla bocca dell'uomo, ma dall'oracolo divino. Tutto quanto di vero alcuni filosofi poterono conoscere in mezzo a false opinioni e si sforzarono di accreditare con dispute faticose, che Dio cioè ha prodotto questo mondo e lo governa con infinita provvidenza; tutto quello che poterono dire sull'onestà della virtù, sull'amore della patria, sulla fedeltà dell'amicizia, sulle buone opere e su quel che riguarda i buoni costumi, anche senza sapere a chi e come dovesse essere riferito, fu raccomandato al popolo nella città di Dio con parole profetiche, cioè divine, anche se attraverso gli uomini, non inculcate con argomentazioni competitive, perché conoscendole si temesse di calpestare non tanto l'ingegno dell'uomo, bensì la parola di Dio.
Agostino d'Ippona, "La città di Dio contro i Pagani", Editore Bompiani, 2015, pag. 912-913
Ovviamente Agostino d'Ippona vorrebbe dire che i filosofi di Atene, qualunque sia il loro indirizzo filosofico, dissero forse alle persone di "disonorare il loro padre e la loro madre"? Oppure le loro filosofie incitavano ad uccidere, a stuprare o a rubare? Incitavano forse a commettere sacrilegio?
Quali dispute faticose fecero gli ebrei per legittimare il loro Dio?
Scrive la bibbia di ebrei e cristiani:
Quando si fu avvicinato all'accampamento, vide il vitello e le danze. Allora si accese l'ira di Mosè: egli scagliò dalle mani le tavole e le spezzò ai piedi della montagna. Poi afferrò il vitello che quelli avevano fatto, lo bruciò nel fuoco, lo frantumò fino a ridurlo in polvere, ne sparse la polvere nell'acqua e la fece trangugiare agli Israeliti.
Mosè disse ad Aronne: "Che ti ha fatto questo popolo, perché tu l'abbia gravato di un peccato così grande?". Aronne rispose: "Non si accenda l'ira del mio signore; tu stesso sai che questo popolo è inclinato al male. Mi dissero: Facci un dio, che cammini alla nostra testa, perché a quel Mosè, l'uomo che ci ha fatti uscire dal paese d'Egitto, non sappiamo che cosa sia capitato. Allora io dissi: Chi ha dell'oro? Essi se lo sono tolto, me lo hanno dato; io l'ho gettato nel fuoco e ne è uscito questo vitello".
Mosè vide che il popolo non aveva più freno, perché Aronne gli aveva tolto ogni freno, così da farne il ludibrio dei loro avversari. Mosè si pose alla porta dell'accampamento e disse: "Chi sta con il Signore, venga da me!". Gli si raccolsero intorno tutti i figli di Levi.
Gridò loro: "Dice il Signore, il Dio d'Israele: Ciascuno di voi tenga la spada al fianco. Passate e ripassate nell'accampamento da una porta all'altra: uccida ognuno il proprio fratello, ognuno il proprio amico, ognuno il proprio parente".
I figli di Levi agirono secondo il comando di Mosè e in quel giorno perirono circa tremila uomini del popolo. Allora Mosè disse: "Ricevete oggi l'investitura dal Signore; ciascuno di voi è stato contro suo figlio e contro suo fratello, perché oggi Egli vi accordasse una benedizione".
Il giorno dopo Mosè disse al popolo: "Voi avete commesso un grande peccato; ora salirò verso il Signore: forse otterrò il perdono della vostra colpa".
Mosè ritornò dal Signore e disse: "Questo popolo ha commesso un grande peccato: si sono fatti un dio d'oro. Ma ora, se tu perdonassi il loro peccato... E se no, cancellami dal tuo libro che hai scritto!".
Il Signore disse a Mosè: "Io cancellerò dal mio libro colui che ha peccato contro di me. Ora va', conduci il popolo là dove io ti ho detto. Ecco il mio angelo ti precederà; ma nel giorno della mia visita li punirò per il loro peccato".
Il Signore percosse il popolo, perché aveva fatto il vitello fabbricato da Aronne.
Esodo 32, 19-35
Di quali dispute faticose parla Agostino d'Ippona? Stragi ed omicidi caratterizzano il Dio degli ebrei e dei cristiani. Di quali dispute parla Agostino d'Ippona dal momento che la storia ancora arde dei roghi sui quali i seguaci di Agostino d'Ippona hanno bruciato quelli che lui definiva "eretici"?
Solo con le armi e l'odio per gli uomini i profeti di Israele hanno imposto il loro Dio padrone agli uomini. Hanno imposto agli uomini di stuprare i loro figli affinché anch'essi stuprassero a loro volta i loro figli.
Quando Agostino d'Ippona dice: "non inculcate con argomentazioni competitive", nasconde lo stupro che gli ebrei fanno ai loro figli affinché si sottomettano al loro Dio. Inculcare è violentare, stuprare. Agostino d'Ippona avrebbe dovuto conoscere Deuteronomio 6.
Scrive la bibbia di ebrei e cristiani:
Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti dò, ti stiano fissi nel cuore; li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte.
Quando il Signore tuo Dio ti avrà fatto entrare nel paese che ai tuoi padri Abramo, Isacco e Giacobbe aveva giurato di darti; quando ti avrà condotto alle città grandi e belle che tu non hai edificate, alle case piene di ogni bene che tu non hai riempite, alle cisterne scavate ma non da te, alle vigne e agli oliveti che tu non hai piantati, quando avrai mangiato e ti sarai saziato, guardati dal dimenticare il Signore, che ti ha fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla condizione servile. Temerai il Signore Dio tuo, lo servirai e giurerai per il suo nome.
Deuteronomio 6, 4-13
Ogni principio religioso ebreo e cristiano viene imposto all'infanzia mediante la violenza. Mediante lo stupro della struttura emotiva dei ragazzi affinché costoro rinuncino a sé stessi e si sottomettano a quel Dio padrone elevando sé stessi a padroni di altri uomini.
Agostino d'Ippona è solo un volgare ciarlatano che offende ed ingiuria per la sua incapacità a confrontarsi con le persone. Come tutti i dittatori ciarlatani sa solo uccidere, torturare e stuprare per la gloria del proprio delirio di onnipotenza elevato a portavoce del suo Dio padrone.
Il cristianesimo, come l'ebraismo, è costruito sulla schiavitù dell'uomo. L'uomo schiavo di Dio e di chi pretende di rappresentarlo.
Non è un caso che l'attuale capo dei cattolici sia un seguace del dittatore Agostino d'Ippona. In questo modo può reiterare il diritto alla dittatura dell'uomo sull'uomo in nome del suo Dio padrone. Ogni dittatore si identifica nell'ideologia della dittatura di Platone e di Agostino d'Ippona. Ogni dittatore ha in odio la Democrazia e, in particolare, il principio di uguaglianza che, rendendo gli uomini uguali nei diritti e nei doveri al Dio padrone cristiano, possono pretendere di processare il Dio padrone cristiano ed ebreo per i suoi delitti.
I delitti contro l'umanità non cadono mai in prescrizione!
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