Paganesimo dei Lituani
Commento Claudio (trasmissione 11.12.1997)
Argomenti di Religione Pagana.
Il paganesimo lituano
ci permette di affrontare il discorso più generale sul paganesimo, le sue strutture
e le sue percezioni. Del paganesimo lituano restano molte tracce in quanto,
sebbene ufficialmente distrutto tra il XIII e il XV secolo, mantiene la sua
vivezza e il suo ricordo attraverso le relazioni fra gli Esseri Umani e il loro
circostante. Come nasce e si sviluppa il paganesimo lituano? Come tutti i
paganesimi, riconoscendo cioè il divino che ci circonda e relazionandosi con
esso, con le specificità del circostante che i lituani si trovavano a vivere.
Dievas è il cielo in quanto tale, non il cielo
come atmosfera, bensì il cielo come infinito che ci circonda. L’infinito dal
quale si astrae l’esistente. E’ l’infinito inteso come sconosciuto dal quale
attingiamo il conosciuto, tramite il coraggio col quale lo compenetriamo: Dievas non è dunque il cielo, ma è rappresentato dal cielo
in quanto immensità siderale. Dievas è lo sconosciuto
dal quale attingiamo, dal quale separiamo il conosciuto e la descrizione della
ragione. Nel popolo lituano c’era la consapevolezza che lo sconosciuto era
maggiore del conosciuto. Il popolo lituano era temerario davanti allo
sconosciuto e determinato ad affrontarlo per ampliare il conosciuto nella vita
quotidiana. Di questo divino i cristiani non compresero nulla, tanto che in
Lettonia useranno il nome del dio lettone che corrisponde al lituano Dievas per indicare il proprio dio.
Dievas deriva dalla radice religiosa delle
popolazioni ariane, dove la radice “dio” altro non sta ad indicare che luce.
Luce come termine generico che viene qualificato dalla sostanza della sua
coscienza. Dievas è anche la luce dalla quale
prendono movimento le Coscienze di Sé: il divino che ci circonda, il divino di
cui siamo parte. Un concetto impossibile da capire per un cristiano. Noi siamo
un divino e proveniamo dallo sconosciuto che ci circonda. Lo sconosciuto
contiene tutte le tensioni che noi manipoliamo attraverso il nostro divenire
per proiettarci nei mutamenti.
Lo sconosciuto non è
cosciente di sé, ma obbedisce all’imperativo di necessità: trasformarsi in
coscienza!
Dievas è anche il divino per eccellenza.
E’ necessità che si fa fato assommando a sé la volontà del soggetto che agisce
per determinare sé stesso e per scegliere il meglio, all’interno della sfida e
della contraddizione, per divenire nei mutamenti. Dievas
è dunque quanto noi abbiamo dentro, la sostanza della nostra coscienza e della
nostra consapevolezza; attraverso il nostro Dievas
entriamo in relazione col Dievas di ogni coscienza
che proietta le sue tensioni e le sue aspirazioni dal mondo circostante verso
di noi. Dievas è il divino che ci circonda e del
quale siamo parte!
Dievas non è né trascendente né immanente:
è una parte di noi!
Menules era la Coscienza di Sé Luna: la sua
consapevolezza in trasformazione.
Non era solo una
questione di fasi lunari, né di ciclo mestruale: la luna era riconosciuta come
una Coscienza di Sé come ogni pianeta. La Luna era una Coscienza di Sé che
intendeva diventare eterna attraverso il suo sviluppo.
I Lituani
riconoscevano gli oggetti celesti con una Coscienza di Sé propria e
riconoscevano all’Essere Luna la capacità di interagire con l’Essere Umano
scandendone i tempi e le trasformazioni. Le nascite degli Esseri Umani erano
legate ai cicli mestruali.
I cicli mestruali
sono legati alle fasi lunari: l’Essere Luna partecipa al divenire dell’Essere
Umano. L’Essere Luna ha in sé parte dell’Essere Umano e chiama gli Esseri Umani
affinché da essa attingano per proseguire il proprio sviluppo. A sua volta
l’Essere Luna è parte degli Esseri Umani con i quali si relaziona e dai quali attinge.
I Lituani riconoscevano questo divino e lo chiamarono Menules.
Perkunas è l’atmosfera come Coscienza di Sé,
la coscienza più antica dell’Essere Natura che abbracciava l’Essere Terra. Le
sue manifestazioni di vita sono il tuono e le tempeste, atti di potere
attraverso i quali la vita sorge e si riproduce negli esseri di sola Energia
Vitale. Perkunas è il divino atmosferico che avvolge
ogni Essere della Natura e dal quale l’Essere Atmosfera viene modificato e
arricchito ad ogni respiro, ad ogni soffio. L’Essere Vegetale che maggiormente
si identificava in Perkunas era la quercia. L’Essere
Quercia era più antico di ogni Essere Umano e il suo respiro attraversava Perkunas, arricchendolo più di quanto un Essere Umano
potesse fare in tutta la sua vita. Perkunas e la
quercia arricchivano l’Essere Umano: il divino alimenta il divino per
alimentare a sua volta il proprio divino e il fuoco era la sintesi
dell’incontro divino. Finché il fuoco bruciava il divino era in relazione con
ogni divino. Il fuoco era mantenuto perennemente non solo per servire a tutti,
ma per mantenere desta l’attenzione degli Esseri Umani su tutto il divino con
cui si relazionavano. Il rispetto per il circostante dal quale traevano il
potere per costruire il proprio divenire.
Dimstipatis era il genio del luogo e in
particolare del luogo più importante: la fattoria. La fattoria concentra le
linee di tensione di tutte le Coscienze di Sé che concorrono a formare il
divenire della fattoria, la sua prosperità. Dimstipatis
è la Coscienza di Sé del luogo, formata dal concorso di tutti i soggetti che
prendono parte alla prosperità della fattoria. Gli venivano offerti in
sacrificio dei polli, che venivano mangiati insieme per celebrare la prosperità
della fattoria, del genio del luogo.
Il sole era visto
come una Coscienza di Sé femminile: Saule. Il fare
umano e le azioni che costruivano il suo divenire erano viste come un tutt’uno
divino. Il divino che legava generazione a generazione. Mentre nella religione
romana il fare degli Esseri Umani era un divino considerato separato coscienza
per coscienza, manifestazione per manifestazione, i Lituani vedevano il divino
del divenire umano come un grande fluire di una Coscienza di Sé complessiva che
chiamavano Lima.
I Lituani compresero
il fare divino della fecondità e con questa si relazionavano, riconoscendone il
divino e il potere che questa riversava nel loro fare. La fecondità era il
potere con il quale il gregge si riproduceva e col quale la società umana
rafforzava e riaffermava sé stessa. Fecondità era un divino che si relazionava
col potere della Luna e il potere dell’Essere Sole. La fecondità di ogni essere
era il potere di Zemyna la cui forza era il prodotto
dell’Essere Luna e dell’Essere Sole. Ogni sera si recitava una “litania” per
onorare Zemyna che terminava con un bacio alla terra:
l’essere dal quale traiamo vita.
I Lituani, come ogni
altro popolo pagano, riconoscevano il divino in ogni altra specie vivente,
anche se erano particolarmente interessati con le specie con le quali
interagivano. Anche se molti divini sono andati persi o sono sconosciuti, sono
ricordati Sverine e Medeine,
il divino dell’Essere Cane e il divino dell’Essere Lepre. Divini propri di
Esseri Animali diversi dai divini propri dell’essere umano. Il divino di ogni
specie alle quali la specie umana è contigua e assieme alle quali forma
l’Essere Natura, la sua coscienza e le sue determinazioni.
Il fuoco, come
abbiamo accennato, è divinità in sé; è coscienza che si espande. Era
trasformazione e fondazione del divenire. Ogni fuoco: sia il fuoco che bruciava
nel focolare, sia il fuoco che bruciava negli Esseri Umani, sia il fuoco che
dall’Essere Cielo si scatenava attraverso le tempeste. Il fuoco si dilatava,
aveva una sua coscienza e sue determinazioni. I Lituani chiamavano il fuoco Gabija e in quanto tale lo onoravano.
Anche gli Esseri di
Energia che nascevano dalle tempeste avevano un nome ed erano conosciuti anche
se, come in tutti i paganesimi, erano identificati con le anime dei morti. Sarà
un processo molto lungo quello che porterà ad identificare gli Esseri di
Energia Vitale nati dalle tempeste come esseri a sé anziché come proiezione di
Esseri Umani morti. L’egocentrismo è molto duro a morire e di quell’agonia si
servirà il cristianesimo per imporsi.
I riti sacrificali
con i quali i lituani si relazionavano con il mondo circostante si tenevano nei
Boschi Sacri, circondati dal Potere di Essere del divenire dal quale dipendeva
il loro divenire. I sacrifici consistevano nell’uccisione di animali e talvolta
di prigionieri di guerra. A Roma questo tipo di sacrificio era stato sostituito
con l’offerta delle armi del vinto alla divinità che aveva concorso alla
vittoria, nei popoli nordici era ancora in vigore il sacrificio dei
prigionieri. L’uccisione dei prigionieri era un fatto normale in tutte le
guerre: la distruzione del nemico doveva essere davvero tale, affinché egli non
potesse ricostruire sé stesso e ritornare a combattere. Il sacrificio era un
riconoscimento al concorso del divino nell’azione di sopravvivenza. I cristiani
macelleranno i prigionieri non come rito ma come un’azione di semplice
macelleria. I riti, se non altro, distinguevano chi sacrificare, i cristiani
macelleranno ogni Essere Umano al proprio dio.
Il compito dei
sacerdoti pagani era quello di alimentare il Fuoco Sacro. Il fuoco sia come
oggetto dal quale attingere per le esigenze domestiche sia come speranza ed
elemento col quale fondare il proprio divenire e attraverso il quale costruire
la magia delle trasformazioni e del divenire. Oltre al sacerdote, il cui compito
era costruire le relazioni fra l’Essere Umano e le sua trasformazioni, c’era lo
stregone, il cui compito era quello di costruire le relazioni fra gli Esseri
Umani e il circostante. In altre parole, il compito dello stregone era quello
di impedire che le azioni umane si contrapponessero alle azioni del divino del
circostante. Il compito dello stregone era quello di armonizzare le scelte del
sistema sociale con le scelte del circostante. Un compito diverso era svolto
dagli indovini, i quali dovevano sì predire lo sviluppo delle azioni, ma
dovevano essenzialmente compenetrare il circostante per sapere esattamente cosa
avrebbe comportato l’azione che gli Esseri Umani intendevano intraprendere. Gli
indovini erano stregoni del mutamento. Dovevano agire avanti e indietro nel
tempo, mentre gli stregoni erano guardiani delle coscienze.
Tutto questo sistema
religioso nulla poté contro l’orrore e la strapotenza cristiana e contro le
trasformazioni del mondo. Eppure tutto questo ha continuato ad esistere nei
sogni e nei desideri dei Lituani. La distruzione di questa religione pagana
avvenne in epoca molto tarda e gli Esseri Querce e gli Esseri Tigli mantennero
vivi i ricordi e le relazioni, nonostante i cristiani si precipitassero a
tagliare le foreste.
Questo paganesimo è
molto simile al paganesimo dell’antica Roma. Ha una sua complessità che ci
permette di comprendere come ogni paganesimo compenetri il divino che ci
circonda e consideri ogni divinità un essere relativo, che attraverso le
relazioni tende a dilatarsi e a divenire in relazione con ogni altro essere
che, divino in sé, tenta di divenire. Non esiste un concetto di assoluto, non
esiste il concetto di possesso, non esiste il concetto di sottomissione: tutto
questo appartiene al cristianesimo.
Nota: per il lavoro
mi sono servito della traccia dell’Enciclopedia delle Religioni della Garzanti
1989.
Scritti nel dicembre
1997 e presentati in radio Gamma 5 fra il dicembre 1997 e il gennaio 1998.
Alcune date sono certe, altre lo saranno fra poco.
Claudio
Simeoni
Meccanico
Apprendista
Stregone
Guardiano
dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 –
Marghera Venezia
Tel.
3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it
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