La partita di calcio fra filosofi, azione n.12
Rinascimentali e Dialettici n.2

Capitolo 43

La partita di calcio mondiale fra i filosofi

Claudio Simeoni

 

Sei capace di giocare a calcio?

 

Rinascimentali Dialettici n.2

 

Continua dal precedente...

Robespierre ha iniziato il suo palleggio quando viene attaccato da Hobbes

"Infine considerando quanto gli uomini siano per natura prodighi nel valutare sé stessi, quanto loro prema ricevere l'altrui rispetto e quanto poco valutino gli altri – donde in continuazione sorgono fra loro competizione, contese, fazioni e, in ultimo, la guerra con la conseguente vicendevole distruzione e diminuzione della lor forza contro un nemico comune – [si comprende che] è necessario, da un lato che ci sia una legislazione concernente l'onore, nonché dei parametri ufficiali per la definizione del valore degli uomini che hanno ben meritato o possono ben meritare dello Stato; e, dall'altro, che nelle mani di certuni o di certi altri vi sia la forza di far applicare queste leggi."

Hobbes, Leviatano, Laterza, 1989, p. 151

Hobbes viene affiancato dal suo compagno di squadra, Tommaso Campanella, che si appresta a prendere in consegna la palla:

"Sotto Amore sta il genitario, l'educatore, il vestiario, l'agricoltore, l'armentario, il pastore, il cucirario, il gran conquinario; sotto Podestà il stratagemmario, il campione, il ferrario, l'armario, l'argentario, il monetario, l'ingegniero, mastro spia, mastro cavallerizzo, il gladiatore, l'artigliero, il frombolario, il giustiziero. E tutti questi hanno il particolari artefici soggetti. Or qui hai da sapere che ognuno è guidato d quello dell'arte sua, talché ogni capo dell'arte è giudice, e punisce d'esilio, di frusta, di vituperio di non magnare in mensa comune, di non andare in chiesa, non parlare alle donne."

Campanella, La città del sole, Melita, 1990, p. XLIV

Tommaso Campanella lancia lungo a cercare Bacone:

"Non mi nascondo affatto, figlio mio, che è necessario tener lontani tutti quei filosofastri più pieni di favole di quanto non lo siano gli stessi poeti, stupratori degli spiriti, falsificatori delle cose; e più ancora i loro satelliti e parassiti e tutta questa turba venale di professori. Chi mi suggerirà la formula mediante la quale io possa consacrarli all'oblio? Come potrà essere udita la verità mentre costoro strepitano con i loro insensati e inarticolati ragionamenti?"

Bacone, Scritti filosofici, Utet, 2013, p. 107

Su Francesco Bacone interviene Bakunin:

"Quelli di loro che volevano ribellarsi e giocare al liberalismo in modo troppo rumoroso e troppo incomodo per il regime imperiale furono naturalmente scartati, soffocati. Ma tutti gli altri, quelli che lascarono le fisime politiche al popolo si applicarono esclusivamente e seriamente al grande affare della borghesia, cioè allo sfruttamento del popolo furono potentemente protetti e incoraggiati: si diedero loro perfino, per salvare l'onore, tutte le apparenze della libertà."

Bakunin, Là dove c'è lo Stato non c'è libertà, acquerelli Demetra, 1996, p. 210

Bakunin si libera della palla e passa a Democrito:

"Bisogna stimare come massimi doveri, rispetto a tutto il resto, quelli che rispondono all'interesse della Città, affinché sia ben amministrata, e non bisogna caldeggiare la rivalità oltre il conveniente e neanche imporsi con la forza contro l'utile comune. Infatti, una Città ben amministrata è l'appoggio più grande e ciò riguarda ogni aspetto: dove questo viene ben amministrato, tutto è salvato; mentre dove questo viene distrutto, tutto va in rovina."

Democrito, Raccolta di frammenti interpretazione e commentario di Salomon Luria, Bompiani, 2007, p. 741

Democrito vede Mao Tse Tung smarcato e subito gli lancia la palla:

"In secondo luogo, la rivoluzione non è un pranzo di gala, non è un'opera letteraria, un disegno, un ricamo; non la si può fare con altrettanta eleganza, tranquillità e delicatezza, o con altrettanta dolcezza, gentilezza, cortesia, riguardo e magnanimità. La rivoluzione è un'insurrezione, un atto di violenza con il quale una classe ne rovescia un'altra. La rivoluzione nelle campagne è l'abbattimento del potere feudale della classe dei proprietari fondiari da parte della classe contadina."

Mao Tse Tung, Opere scelte, Editrice lingue estere, Pechino, 1969, p. 25

E con la palla al piede Mao Tse Tung si lancia verso la porta difesa da Giordano Bruno….

 

Continua...

 

Marghera, 02 maggio 2018

 

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Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Membro fondatore
della Federazione Pagana

Piaz.le Parmesan, 8

30175 Marghera - Venezia

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

 

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