La partita di calcio fra filosofi, azione n.17
Rinascimentali contro Dialettici n.3

Capitolo 48

La partita di calcio mondiale fra i filosofi

Claudio Simeoni

 

Sei capace di giocare a calcio?

 

Rinascimentali contro Dialettici n.3

 

Continua dal precedente...

 

Mao Tse Tung si avvia verso la porta difesa da Giordano Bruno quando la palla gli viene tolta da Hobbes:

"E accade anche che coloro che hanno una grande e falsa opinione della propria saggezza, si arrogano il diritto di biasimare le azioni di chi governa e di mettere in discussione l'autorità, sconvolgendo le leggi con i loro pubblici discorsi come se nulla sia crimine se non ciò che i loro piani prevedono che tale sia. A ciò si aggiunga che questi uomini, ritenendo i loro piani troppo sottili per essere scoperti, sono inclini a commettere tutti quei crimini che consistono nella manipolazione e nell'inganno dei loro simili. Sono questi, come dico, gli effetti della falsa presunzione della loro saggezza."

Hobbes, Leviatano, Laterza, 1989, p. 244

Hobbs, entrato in possesso di palla, passa immediatamente a Ficino:

"Cosa che mostrano gli astrologi quando, leggendo l'oroscopo di qualcuno, menzionano moltissime cose che riguardano i padri e gli avi ed i fratelli, le mogli, gli amici ed i nemici, la cui fortuna non dipende ma è solo indicata dall'oroscopo di un altro. Se dunque le realtà corporee, come anche precedentemente abbiamo mostrato, non sono né propriamente né completamente sottoposte agli strumenti celesti dei motori superiori, molto meno vi è assoggettata la mente; e se talvolta gli astrologi predicono i comportamenti che essa avrà o le abilità di cui sarà dotata, ciò viene fatto sulla base di semplici indizi, non perché se ne conoscano le cause."

Marsilio Ficino, Teologia Platonica, Bompiani, 2014, p. 755

Ficino vede avvicinarsi Bakunin alla sua destra e Lenin alla sua sinistra. Per questo si libera della palla in fretta. Troppa fretta e finisce per servire la palla alla squadra avversaria mettendola fra le gambe di Romagnosi. A Romagnosi non par vera tanta fortuna:

"Dico adunque che la giusta pretesa di dar costituzioni non versa sulla sostanza del diritto dell'impero, ma solamente sulla forma del di lui esercizio. Non confondiamo il potere assoluto col dispotico. Il primo altro non è, che il potere di eseguire e far eseguire il sociale contratto accordato fiduciariamente, ossia senza altre cauzioni che la presunta buona volontà o la parola data dal principe. Il poter dispotico per lo contrario, è la facoltà d'imporre tutto quello che all'imperante piace. Egli è propriamente il diritto del più forte, considerato nel principe, cioè un assurdo in termini come in qualunque altro uomo. L'impero assoluto considerato rispetto al temperato non varia la competenza, ma sol la libertà di esercitarla. «Governaci in pace e giustizia, noi confidiamo in te». Ecco la formola dell'atto costituente l'impero assoluto. L'impero dispotico per lo contrario varia tanto la competenza quanto il libero esercizio."

Giandomenico Romagnosi, "Della Costituzione di una monarchia nazionale rappresentativa" (La scienza delle costituzioni), Reale Accademia d'Italia, tomo II, 1937. Appendice "Teoria Speciale", 1937, p. 885

Romagnosi, entrato in possesso di palla, passa a Stalin:

"Ma la teoria leninista della rivoluzione non si limita, com'è noto, a questo solo aspetto della questione. Essa è in pari tempo la teoria dello sviluppo della rivoluzione mondiale. La vittoria del socialismo in un solo paese non è fine a sé stessa. La rivoluzione vittoriosa in un paese deve considerarsi non come una entità a sé stante, ma come un contributo, come mezzo per affrettare la vittoria del proletariato in tutti i paesi."

Stalin, Questioni del leninismo, L'Unità, 1945, p. 127

Su Stalin interviene Voltaire che agilmente gli porta via la palla:

"Ma quale patria sceglierebbe un uomo saggio, libero, un uomo con un mediocre patrimonio, e senza pregiudizi? Un membro del consiglio di Pondichéry, alquanto dotto, tornava in Europa per via di terra con un bramino, più istruito ei comuni bramini. "Come trovate il governo del Gran Mogol?" disse il consigliere. "Abominevole" rispose il bramino. "Come volete che uno Stato sia felicemente governato dai Tartari? I nostri Rajà, i nostri Omrà, i nostri nababbi sono contentissimi, ma i cittadini non lo sono, e milioni di cittadini saranno pur qualche cosa."

Voltaire, Dizionario filosofico in Tutti i romanzi e i racconti e Dizionario Filosofico, Newton, 1995, p. 698

Ma interviene prontamente Lenin che con un colpo di tacco spiega la questione a Voltaire:

"Abbiamo detto che gli operai non potevano ancora possedere una coscienza socialdemocratica. Essa poteva essere loro apportata soltanto dall'esterno. La storia di tutti i paesi attesta che la classe operaia con le sue sole forze è in grado di elaborare soltanto una coscienza tradunionista, cioè la convinzione della necessità di unirsi in sindacati, di condurre la lotta contro i padroni, di reclamare dal governo questa o quella legge necessaria agli operai."

Lenin, Che fare, Opere scelte in 6 volumi, Vol 1, Editori Riuniti e Edizioni Progress, p. 268

Lenin passa a Robespierre che è in zona d'attacco:

"Dare al governo la forza necessaria per ottenere che i cittadini rispettino sempre i diritti dei cittadini e che neppure il governo stesso possa violarli; ecco, a mio avviso, il doppio problema che il legislatore deve cercare di risolvere. Il primo mi sembra molto facile. Quanto al secondo, si sarebbe tentati di considerarlo insolubile se si consultassero solo gli avvenimenti passati e presenti senza risalire alle loro cause. Percorrete la storia, troverete dappertutto i funzionari opprimere i cittadini e il governo divorare il potere. I tiranni parlano di sedizione quando il popolo osa lamentarsi di come vanno le cose, quando l'eccesso di oppressione gli restituisce la sua energia e la sua indipendenza. Piacesse a dio che potesse conservarla per sempre! Ma il regno del popolo dura un giorno; quello dei tiranni abbraccia la durata dei secoli. Dopo la rivoluzione del 14 luglio 1789 e soprattutto dopo quella del 10 agosto 1792, ho sentito parlare molto spesso di anarchia; io affermo che la malattia dei corpi politici non è l'anarchia, bensì il dispotismo e l'aristocrazia. Io trovo, qualunque cosa ne abbiano detto, che solo a partire da quest'epoca tanto calunniata abbiamo avuto un inizio di legge e di governo nonostante i torbidi che sono soltanto le ultime convulsioni della regalità moribonda e la lotta di un governo sleale contro l'eguaglianza.

Massimiliano Robespierre, La scalata al cielo, Essedue, 1989, p.99-100

La palla rimane ferma sui piedi di Robespierre che attende che i compagni si posizionino….

 

Continua...

 

Marghera, 19 maggio 2018

 

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Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Membro fondatore
della Federazione Pagana

Piaz.le Parmesan, 8

30175 Marghera - Venezia

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e-mail: claudiosimeoni@libero.it

 

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