La partita di calcio fra filosofi, azione n.34
Fondamentalisti contro Dialettici n. 7

Capitolo 65

La partita di calcio mondiale fra i filosofi

Claudio Simeoni

 

Sei capace di giocare a calcio?

 

Fondamentalisti e Dialettici n. 7

 

Continua dal precedente...

 

Maometto con la palla al piede tenta un affondo nella metà campo dei dialettici, ma viene fermato da Engels

"Ma ogni religione non è altro che il fantastico riflesso nella testa degli uomini di quelle potenze esterne che dominano la sua esistenza quotidiana, riflesso nel quale le potenze terrene assumono la forma di potenze sovraterrene. Agli inizi della storia sono anzitutto le potenze della natura quelle che subiscono questo riflesso e che nello sviluppo ulteriore passano nei vari popoli per le più svariate e variopinte personificazioni. Questo primo processo è stato seguito, almeno per i popoli indoeuropei, dalla mitologia comparata, risalendo sin alle sue origini nei Veda indiani, e mostrato nel particolare il suo sviluppo presso gli indiani, i persiani, i greci, i romani, i germani, e nella misura in cui il materiale è sufficiente, anche presso i celti, i lituani e gli slavi. Ma presto, accanto a forze naturali, entrano in azione anche forze sociali, forze che si ergono di fronte agli uomini altrettanto estranee e, all'inizio altrettanto inspiegabili, e li dominano con la medesima necessità naturale delle stesse forze della natura."

Engels, Antiduhring, Editori riuniti, 1971, p. 336

Engels dopo pochi passi, lancia la palla ad Hegel

"La proposizione: l'essere e il niente sono lo stesso, sembra alla coscienza rappresentativa, o all'intelletto, così paradossale, che forse non la ritiene come detta sul serio. Ed infatti, è questa una delle parti più aspre del compito del pensiero, perché essere e niente sono l'antitesi in tutta la sua immediatezza, senza che nell'uno sia già posta una determinazione che contenga la sua relazione con l'altro. Essi però contengono questa determinazione, come è stato mostrato nel paragrafo precedente: la determinazione, che è appunto la medesima in entrambi. La deduzione della loro unità è quindi del tutto analitica: come il procedere della filosofia, essendo metodico cioè necessario, non è altro se non il porre esplicitamente ciò che è già contenuto in un concetto. - Ma non meno esatta dell'unità dell'essere e del niente è anche l'affermazione, che essi sono affatto diversi: - l'uno non è ciò che è l'altro. Se non che, non essendosi qui la differenza ancora determinata, - che essere e niente sono ancora l'immediato, - essa resta, quale è in essi, l'ineffabile, la semplice intenzione."

Hegel, Enciclopedia delle scienze filosofiche, Laterza, 1989, p. 104

Hegel si vede circondato e preferisce passare a Mao Tse Tung.

"Il proseguire della pratica sociale porta a numerose ripetizioni delle cose che suscitano negli uomini percezioni e impressioni, e allora si produce nella mente umana un subitaneo cambiamento (un salto) nel processo della conoscenza e nasce il concetto. Il concetto non riflette più l'aspetto fenomenico, gli aspetti singoli e i nessi esterni delle cose, ma coglie l'essenza delle cose, il loro insieme e il loro nesso interno. La differenza fra concetto e percezione non è soltanto quantitativa ma anche qualitativa. Procedendo in questa direzione e servendosi dei metodi del giudizio e della deduzione, si può arrivare a conclusioni logiche. Quando, come in San Kuo Yen Yi, si dice: "Aggrotta le sopracciglia e ti verrà in mente uno stratagemma", o quando più comunemente si dice: "Lasciatemi riflettere", ci si riferisce al momento in cui l'uomo opera con la sua mente, servendosi dei concetti, per formare giudizi e trarre deduzioni.

Mao Tse Tung, Opere scelte, Vol. I, trattato sulla pratica, Casa editrice in lingue estere, Pechino, 1969, p. 316

E' Paolo di Tarso che interviene sui piedi di Mao Tse Tung e gli sottrae il controllo della palla.

""Voglio tuttavia che sappiate questo: Cristo è il capo di ogni uomo, l'uomo è capo della donna e Dio è capo di Cristo. Ogni uomo che prega e profetizza a capo coperto, disonora il suo capo; al contrario, ogni donna che prega o profetizza a capo scoperto, disonora la sua testa, perché è come se fosse rasa. Se una donna, dunque, non vuol portare il velo, si faccia anche tagliare i capelli! Ma se è vergognoso per una donna essere rasa, si copra col velo.

L'uomo, invece, non deve coprirsi la testa, perché è immagine e gloria di Dio; mentre la donna è gloria dell'uomo. Infatti, l'uomo non ebbe origine dalla donna, ma fu la donna ad esser tratta dall'uomo; né fu creato l'uomo per la donna, bensì la donna per l'uomo. Quindi la donna deve portare sul capo il segno della podestà per riguardo agli angeli."

Paolo di Tarso, 1 Corinti 11, 3-10

Paolo di Tarso, in possesso della palla, si avvia verso la porta avversaria per qualche passo e poi passa la sua palla a Gesù detto "figlio di Yahweh".

"Gesù allora disse loro: "In verità, in verità vi assicuro: il Figlio non può far nulla da sé, se non ciò che ha veduto fare dal Padre; perché tutte le cose che fa lui, le fa allo stesso modo anche il Figlio. Il Padre, infatti, ama il Figlio e gli manifesta tutto quello che fa; e gli mostrerà opere maggiori di queste, affinché voi ne restiate meravigliati. Come, infatti, il Padre risuscita i morti e li fa vivere, così pure il Figlio fa vivere quelli che vuole. Inoltre il Padre non giudica nessuno; ma ha rimesso ogni giudizio al Figlio, affinché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio non onora il Padre che lo ha mandato. In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede in colui che mi ha mandato, ha la vita eterna, non va in giudizio ma passa da morte a vita."

Vangelo di Giovanni 5, 19 – 24

Frattanto, Tommaso d'Aquino si era portato in avanti, fuori dal proprio ruolo, e in una posizione d'attacco. Gesù detto "figlio di Yahweh" gli passa la palla.

"Ecco perché dobbiamo esprimerci diversamente e dire che tali nomi significano proprio la divina sostanza e son applicati sostanzialmente a Dio. Ma dobbiamo aggiungere che rappresentano la sostanza divina in modo insufficiente. La prova di ciò sta nel fatto che il senso dei nomi da noi applicati a Dio è in rapporto con la conoscenza che noi abbiamo dello stesso Dio. Conoscendolo attraverso le creature, lo conosciamo di fatto nella misura in cui esse ce lo rappresentano. Ora già si è dimostrato che Dio precontiene in sé tutte le perfezioni delle creature, in quanto assolutamente e universalmente perfetto."

Tommaso d'Aquino, La conoscenza di Dio, Fabbri editori, 2004, p. 157

Tommaso d'Aquino, vistosi solo davanti alla porta dei Dialettici tenta un tiro ad effetto che, però, viene parato da Labriola.

"Che in alcuni uomini, cioè, religione e morale fanno così perfettamente una e medesima cosa, che per quanto tu aguzzi la riflessione per penetrare nella intima struttura dell'animo di ciascuno di essi, non sai ravvisare quale delle due sia fulcro all'altra, o se ambedue si tengono così strette insieme, che tu non possa togliere qualcosa ad una, che all'altra tu non la tolga in pari tempo."

Antonio Labriola, Tutti gli scritti filosofici e di teoria dell'educazione, Morale e religione, Bompiani, 2014, p. 790

Dopo la sua forte presa, Antonio Labriola si appresta a rinviare la palla in campo…

 

Continua...

 

Marghera, 17 giugno 2018

 

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Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Membro fondatore
della Federazione Pagana

Piaz.le Parmesan, 8

30175 Marghera - Venezia

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

 

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