Aborigeni australiani: una storia di libertà di ogni popolo
L’opera di Vernon Ah Kee alla Biennale d’Arte di Venezia
Claudio Simeoni: la religione Pagana nell'arte.
53esima Biennale di Venezia: La Religione Pagana come bisogno umano espresso nell'arte.
Gli artisti, le opere e le idee religiose Pagane espresse in esse.
English version: Vernon Ah Kee at the 53rd Venice Biennale
Alla
Ludoteca di Castello al n. 450 (alla fine di via Garibaldi) espone Vernon Ah
Kee con un’esibizione che ricorda le vicende drammatiche del popolo Aborigeno
dell’Australia.
L’Australia,
a Venezia per la 53. Esposizione Internazionale d’Arte è presente con vari
artisti
Vernon Ah
Kee ricorda che cosa successe al popolo Aborigeno, ma non vi è popolo sulla
terra, specialmente quelli dominati dai cristiani, che non abbia subito
vicissitudini analoghe. Tuttavia è da pochi mesi che il Parlamento Australiano
ha chiesto scusa agli Aborigeni per la devastazione sociale che i cristiani
hanno perpetrato nel corso dei secoli.
Una delle
pratiche nei confronti degli Aborigeni Australiani utilizzate dai conquistatori
cristiani erano quelle pratiche tanto amate dall’ex sindaco di Treviso (ora
vicesindaco), qui in Veneto. Sparare agli immigrati, magari dopo averli
travestiti da leprotti, per far divertire i cacciatori.
E nessun
magistrato Veneto lo ha perseguito convinto che tale pratica possa essere
legittima!
E’ un
modo di interpretare la legge che nel Veneto abbiamo visto e vediamo applicare.
Dal momento che gli “accattoni” e le donne non si chiamano Gori, Albanese,
Tagliercio, allora possono essere perseguitati con “provvedimenti
amministrativi”, che sono atti di terrorismo, o con atti di violenza che
rappresentano quel filo spinato con cui Vernon Ah Kee ha rappresentato l’uomo
prigioniero del filo spinato. La responsabilità del terrore non è di Bitonci,
Cacciari, Zanonato, Gentilini, Tosi, ma è colpa loro, perché sono Aborigeni!
Il Veneto
come l’Australia, con la differenza che mentre in Australia soffia un vento che
libera le persone dal filo spinato; in Veneto il filo spinato viene imposto
alle persone violentando la società civile e la Costituzione della Repubblica.
La
pratica di sparare o di vessare con provvedimenti amministrativi (sottrarre
terre, libertà e cultura) era una costante nei confronti degli Aborigeni oltre
che sequestrare i loro figli per costringerli schiavi nelle famiglie cristiane
e distruggere, in questo modo, la loro cultura e la loro capacità di abitare il
mondo.
La
performance di Vernon ah Kee ha come soggetto l’Aborigeno nel simbolismo di
tavole da surf.
Le tavole
da surf sono i milioni di uomini senza nome che sono stati privati di futuro.
Questa privazione di futuro è rappresentata, da Vernon Ah Kee, dal filo spinato
che lega la tavola da surf.
Una
tavola alla quale non è permesso, non solo di cavalcare le onde della vita, ma
che, attraverso il filo spinato, viene appesa all’albero. Sospesa nel vuoto,
senza appoggi. Impiccata. Aborigeni trasformati in non persone, sospesi nel
vuoto di una vita senza identità e, per questo, senza diritti. Come piace al
dio padrone cristiano: l’uomo che non può rivendicare giustizia nei confronti
del suo sadico arbitrio onnipotente.
Improvvisi,
nella performance filmica, arrivano gli spari che colpiscono la tavola da surf;
l’uomo, nel campo di sterminio cristiano, impotente, ridotto alla stregua di
leprotto che il sindaco di Treviso, Giancarlo Gentilini, ha offerto ai suoi
cacciatori.
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All’interno della ferocia
cristiana le storie dei popoli sono sempre
simili. La ferocia cristiana ha sempre
teso a trasformare i popoli in schiavi in nome e per conto del
proprio dio padrone. Per la “gloria del dio padrone” i
popoli furono macellati. Ogni santo cristiano è tale perché
ha fatto la gloria del dio padrone anche quando macellava
uomini e popoli. Fin dalle loro origini i cristiani
hanno santificato la schiavitù. Una schiavitù che doveva essere
totale e dalla quale non poteva esserci nessuna via
d’uscita se non quella di diventare “vicario del dio
padrone” e perpetrare la schiavitù nella società civile. Una schiavitù esercitata in nome e
per conto del loro dio padrone che stabiliva chi
doveva essere schiavo e chi doveva essere padrone. Una
schiavitù che vede protrarsi la condizione anche
nelle società Democratiche. Quelle società che sono divenute
dopo che gli Esseri Umani, ribellatisi dalla schiavitù
del dio padrone, iniziarono il processo di trasformazione
sociale dopo aver tagliato la testa del vicario del dio padrone
nelle vesti del re di Francia. Una schiavitù che viene sempre
rinnovata da magistrati che interpretano le leggi e il
diritto salvaguardando chi intende sparare ai “leprotti”
sottraendo i “leprotti” dall’essere dei soggetti di
diritto Costituzionale. Tanto, quando mai i “leprotti”
chiederanno giustizia? L’11 giugno 2009 sui quotidiani in
Italia appare questa notizia: “Due agenti della polizia locali sono finiti sotto inchiesta con
l’accusa di sequestro di persona e violenza privata per aver fermato una donna rumena - fermata sulla base
dell’ordinanza contro l’accattonaggio firmata lo scorso
autunno dal sindaco Bruni – averla caricata sull’auto di servizio e averla abbandonata
in pieno inverno, con una temperatura sotto zero e tra la neve in cima a
Civiglio. Non prima di averle fatto togliere le scarpe e averle
gettate in un dirupo, ovviamente innevato. L’episodio incriminato risale al 3 gennaio, due giorni dopo l’ennesima nevicata di un inverno tra i più rigidi e
imbiancati che Como ricordi. La donna, una ultrasessantenne frequentatrice abituale degli incroci semaforici della convalle, dopo essere stata abbandonata in "altura" ha dovuto far rientro in città a piedi. Questa donna non ebbe nemmeno il
diritto di presentare denuncia. Le persone vengono trasformate in
schiave, come la tavola da surf, avvolte
nel filo spinato per impedire loro di essere dei
soggetti di diritto Costituzionale. Se per l’Australia
il riconoscimento delle violenze subite dagli Aborigeni è
un tentativo di recuperare un passato negato e violentato, in
Italia il filo spinato viene avvolto oggi, attorno ai
cittadini, attraverso una negazione costante e sistematica del loro
essere cittadini e dei doveri che, nei loro confronti,
hanno le Istituzioni. Come i campi di sterminio nazisti
iniziarono con la violenza nei confronti di chi veniva
indicato come emarginato e, perciò, privo di diritti, così
oggi, mentre in Australia le tavole da surf stanno tornando sulle onde, in
Italia vengono avvolte dal filo spinato. |
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Il
padiglione dell’Australia, in cui espone Vernon Ah Kee, è presso la ludoteca a
Castello 450, alla fine di Via Garibaldi. Oltre all’esposizione di Vernon Ah
Kee, espongono anche altri artisti. Affascinante Ken Yonetani con la sua
“barriera corallina” avvolta in una soffusa ed ondeggiante luce azzurrina che
porta il visitatore fuori dal tempo umano per essere avvolto nel “tempo della
Natura”. Una sensazione di sospensione i cui attimi, all’interno della stanza
espositiva, il visitatore può godere. Espongono anche Claire Healy e Sean
Cordeiro descrivendo quel “trangugia e divora” della cultura che tende a
massificare e a privare di significato individuale ogni produzione dell’arte.
Di Shaun
Gladwell non parlo. Il suo padiglione è visibile a pagamento e io non pago
nessun biglietto!
Marghera, 29 giugno 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
E-MAIL:
claudiosimeoni@libero.it
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GENERALE DELLA RELIGIONE PAGANA