Menezio e i filosofi rinascimentali contro dialettici
azione 7

La partita di calcio mondiale fra i filosofi

Capitolo 8
Gli Dèi riflettono sui filosofi

di Claudio Simeoni

Continua dal precedente...

Sei capace di giocare a calcio?

Menezio, il figlio di Giapeto e di Climene, spezzate le catene e sorto dal Tartaro si presentò davanti agli arbitri Yahweh, Fanes, Beppi di (o da) Lusiana e Allahu Akbar con tutta la sua baldanza. "Io ho combattuto gli Dèi Olimpi sognando un diverso presente. Fui sconfitto dalla folgore di Zeus e incatenato nel Tartaro eppure dal Tartaro la mia voce parla al cuore degli uomini dicendo loro di trasformarsi in Dèi e di non subire nessuna sottomissione qualunque sia la volontà che li vuole sottomessi."

"Quante forze nella società vogliono che l'uomo sia sottomesso? E con quali argomentazioni? Io Menezio non ho accettato di sottomettermi al volere della ragione perché la forza che io sono può essere imbrigliata in gloriose imprese, ma mai posseduta e mai domata. Io" continuò Menezio "non temo i fulmini di Zeus, ma temo la dabbenaggine di mio fratello Epimeteo. Lui pensa di vivere in un mondo in cui tutti sono al suo servizio, tutti lo amano e tutti sono disponibili ad aiutarlo. Io Menezio, sono la forza incatenata nel cuore degli uomini, ma anche Epimeteo è incatenato nel cuore degli uomini assieme agli altri miei fratelli, Atlante il reggitore del mondo e Prometeo la conoscenza dell'uomo. Viviamo tutti in catene nel cuore degli uomini. Di tanto in tanto qualche uomo si fa Ercole e nel proprio cuore spezza le catene di uno di noi. Chi è liberato dalle catene può guidare le emozioni degli uomini, ma spesso gli uomini preferiscono liberare Epimeteo piuttosto che un altro dei miei fratelli.

"Come dice Platone nel Timeo alle affermazioni che concernono la divinità, anche se non sono necessarie e non possono essere confermate da argomentazioni verosimili, bisogna prestare fede, perché esse vengono dai figli degli Dèi; infatti egli stesso dice nel II della Repubblica: "La parola Dio è di fatto verissima"; e nel libro III della stessa opera: "Se c'è un figlio di Dio, è veritiero e se non è veritiero, non è figlio di Dio". E tutto ciò suona in religiosa armonia con la nostra religione. Infatti, gli articoli di fede, che per la maggior parte non possono essere dimostrati, essendo stati ricevuti da Dio o dai santi Apostoli, debbono essere accolti da noi senza nessuna dimostrazione dei principi e se contro di essi ci conducessero taluni ragionamenti, da cui non sapremmo districarci, bisognerebbe ascrivere la causa non alla "cosa stessa", ma alla nostra cecità, come attesta Platone nel Fedone."

Pietro Pomponazzi, Tutti i trattati peripatetici, Bompiani, 2013, p. 749

"Ad Epimeteo è sufficiente che il dono arrivi dall'autorità perché sia considerato vero e santo, come Pandora inviatagli dalla ragione col suo vaso." Continuò Menezio "Imparasse a diffidare dei "doni della ragione" e impari ad aprire i vasi che portano la vita anziché le distruzioni."

"Cosa significa affermare che " Come dice Platone nel Timeo alle affermazioni che concernono la divinità, anche se non sono necessarie e non possono essere confermate da argomentazioni verosimili, bisogna prestare fede, perché esse vengono dai figli degli Dèi; infatti egli stesso dice nel II della Repubblica: "La parola Dio è di fatto verissima"; e nel libro III della stessa opera: "Se c'è un figlio di Dio, è veritiero e se non è veritiero, non è figlio di Dio". E tutto ciò suona in religiosa armonia con la nostra religione.". Un falso" continua Menezio "non rende vero un falso e chiamare un'autoritas per confermare un falso qualifica quell'autoritas come falsa. Che cos'è l'armonia della religione affermata da Pomponazzi? Egli dice "Se". Dice "Se c'è un figlio di Dio è veritiero e se non è veritiero non è figlio di Dio". Epimeteo è capace di questi voli pindarici per legittimare i doni che riceve dal mondo. Non distingue la realtà da ciò che desidera sia la realtà. I suoi discorsi iniziano col "se" e continuano con le "certezze" che lui desidera. Per questo, Epimeteo considera vero solo ciò che lui desidera e cerca coloro che hanno i medesimi desideri per affermare come oggettivamente vero ciò che soggettivamente desidera".

"Il mondo di Epimeteo si genera come un'idea che legittima la sottomissione dell'uomo. Quest'idea, uscita dal suo cuore, si diffonde come un'epidemia diventando l'idea di mondo di molti uomini che finisce per soffocare il vero in funzione del desiderio. In questo modo gli uomini sono costretti a vivere nella menzogna di una verità immaginata da altri uomini che serve solo a legittimare il loro essere padroni di schiavi."

E' in questa condizione dell'esistenza che io Menezio scuoto le catene con le quali sono incatenato nel cuore degli uomini e nello scuotere le catene li rendo consapevoli della realtà nella quale stanno vivendo.

"Tutto il lavoro pratico del nostro partito, qualsiasi direzione giusta è necessariamente basata sul seguente principio: dalle masse alle masse. Questo significa che bisogna raccogliere le idee delle masse (disperse, non sistematiche) concentrarle (attraverso lo studio trasformarle in idee concentrate e sistematiche), quindi portarle di nuovo alle masse, diffondere e spiegare queste idee finché la masse non le assimilano vi aderiscano fermamente e le traducono in azione; e verificare in tale azione la giustezza di tali idee. Poi concentrare ancora una volta le idee delle masse e riportarle quindi alle masse perché queste idee siano applicate con fermezza e fino in fondo. E sempre così, indefinitivamente, come una spirale senza fine; le idee ogni volta saranno più giuste, vitali e ricche. Questa è la teoria marxista della conoscenza."

Mao Tse-Tung, Libretto rosso, tascabili Newton, 1994, p. 47

"Gli uomini lottano come singoli o come insiemi sociali, ma sono sempre io, Menezio, che dal fondo del loro cuore scuoto le mie catene e alimento la loro forza e la loro determinazione. Qualche volta Atena mi è amica. Qualche volta l'intelligenza strategica veicola la mia forza e allora avviene il cambiamento, nulla è mai più come prima."

Io Menezio sono consapevole che non è sufficiente la mia forza per sconfiggere Zeus, ma sono consapevole che Zeus, senza la mia forza, non avrebbe il potere di impugnare la folgore. E così gli uomini, senza il mio scuotimento di catene si adatterebbero ad essere pecore del gregge, ma senza l'intelligenza di mio fratello Prometeo veicolata dalla strategia di Atena, veicolerebbero nel mondo solo la violenza per la violenza distruggendo sé stessi nel tentativo di dare l'assalto al cielo delle illusioni con cui descrivono i loro desideri del momento.

"La mia forza, continua Menezio, può essere preziosa quando gli uomini: " Questo significa che bisogna raccogliere le idee delle masse (disperse, non sistematiche) concentrarle (attraverso lo studio trasformarle in idee concentrate e sistematiche), quindi portarle di nuovo alle masse, diffondere e spiegare queste idee finché la masse non le assimilano vi aderiscano fermamente e le traducono in azione; e verificare in tale azione la giustezza di tali idee. Poi concentrare ancora una volta le idee delle masse e riportarle quindi alle masse perché queste idee siano applicate con fermezza e fino in fondo. E sempre così, indefinitivamente, come una spirale senza fine; le idee ogni volta saranno più giuste, vitali e ricche". Allo stesso tempo la mia forza può essere vana se gli uomini rincorrono il denaro come feticcio o come ideale."

"C'è bisogno di una prospettiva più profonda, per comprendere che gli uomini, con le condizioni materiali di vita, con le loro relazioni sociali, con le loro esistenze sociali, cambiano anche le rappresentazioni, i modi di vedere, i concetti, in una parola la coscienza? Che cos'altro dimostra la storia delle idee se non che la produzione dello spirito si trasforma assieme a quella materiale? Le idee dominanti di un'epoca sono state, in ogni momento, soltanto le idee della classe dominante."

Marx-Engels, Manifesto del Partito Comunista, acquarelli Demetra, 1996, p. 39

"Io scuoto le catene nel cuore degli uomini." disse Menezio "Il cuore è corpo, il cuore è carne, il cuore è materia vivente che si emoziona e che abita un mondo di materia nella quale mette in atto le sue azioni. Chi pensa che le emozioni dell'uomo vadano separate dal suo corpo è colui che vuole rendere un corpo schiavo mentre lui dice allo schiavo come deve usare le sue emozioni. L'uomo agisce, pensa, parla spinto dai suoi bisogni e dalle sue necessità e nell'agire, nel pensare e nel parlare l'uomo usa la forza che trae da me e con essa tenta di soddisfare i suoi bisogni e i suoi desideri."

E più l'uomo agisce, pensa, comunica ed agisce e più modifica il mondo in cui vive modificando il suo agire, il suo pensare, il suo comunicare e il suo modo di desiderare.

Le idee che l'uomo incontra quando nasce sono le idee degli uomini che lo dominano, ma io, scuotendo il suo cuore, mostro nuove possibilità che consentono all'uomo di avere alcune idee, alcune prospettive diverse nella sua esistenza.

"Le contenzioni tra la plebe e i nobili aumentano la Repubblica, quando sono contese di onore, e vince in modo la plebe, che ella entri negli onori degli nobili, o partecipi le loro virtù, come avvenne a Roma. Ma se la plebe vince in modo che tiri la nobiltà alla sua parte e ai suoi costumi, consumano la Repubblica come avvenne a Firenze. Ma quando vince la nobiltà diventa tiranna e si ruina, come spesso accade in Genova. Ma le contese delle religioni e delle fortune sempre rovinano le Repubbliche, massime quando vincono li popoli come in Fiandra; perché la plebe vinse, e la guerra di Spagna la tiene si ben unita che non rovinano come avviene in Francia, Polonia e Inghilterra; e questo si dice delle varietà interna."

Tommaso Campanella, La città del Sole e Aforismi politici, Fratelli Melita, 1990, p. 67

"Nobili e plebe, pastori di greggi e greggi di uomini ridotti a pecore," disse Menezio "ma che significa? Sono uomini che sentono, percepiscono e desiderano con prospettive esistenziali, bisogni e necessità. Non sono uomini creati da Dio. Sono forze viventi, corpi, che si sono adattati al mondo in cui hanno preso coscienza e consapevolezza iniziando i loro mutamenti. In quel mondo hanno costruito le loro idee, hanno tento di soddisfare i loro bisogni e le loro necessità. Per questo hanno delle idee su come sia possibile soddisfare le loro necessità."

"Poi" dice Menezio "qualcuno si fa "idea del pastore di uomini" e chiama gli uomini ridotti a greggi a far propria l'"idea del pastore di uomini" contro altri pastori di uomini. E questa idea si impianta nell'uomo, come una malattia invade il suo corpo, tutti i suoi desideri e i suoi progetti sembra che si possano realizzare solo dopo la realizzazione dell'"idea di quel pastore di uomini". In questo modo il "pastore di uomini" piega e sottomette i progetti di soddisfazione della necessità degli uomini ai propri progetti allontanando dal loro orizzonte i loro progetti personali."

"Io Menezio continuo a scuotere il cuore degli uomini e continuo a fornire forza alle loro membra. Cosa poi loro ne fanno della forza, questo appartiene ad altri e diversi Dèi."

"Ora, ritornando al proposito, poi che fu fermato dappertutto il genere umano con la solennità de' matrimoni, vennero le repubbliche popolari e, molto più appresso le monarchie; nelle quali, per mezzo d' parentadi con le plebi de' popoli e delle successioni testamentarie, se ne turbarono gli ordini della nobiltà, e quindi andarono tratto tratto uscendo le ricchezze dalle case nobili. Perché appieno sopra si è dimostrato ch'i plebei romani sin al trecento e nove di Roma che riportarono da' patrizi finalmente comunicati i connubi, o sia la ragione di contrarre nozze solenni, essi contrassero matrimoni naturali; né in quello stato sì miserevole quasi di vilissimi schiavi, come la storia romana pure li ci racconta, potevano pretendere d'imparentare con essi nobili."

Giambattista Vico, Principi di scienza nuova - tomo terzo, Einaudi, 1976, p. 435

"Io Menezio, con la mia forza scuoto l'uomo eppure l'uomo continua a manifestare le stesse idee del pastore che lo porta al macello della vita: " il genere umano con la solennità de' matrimoni, vennero le repubbliche popolari". I pastori non pensano all'uomo come ad una persona che abita il mondo, ma come un genere che si trasforma in quanto genere perché Dio ha stabilito che la società umana si modificasse in quel modo. Per Vico "con il matrimonio si fa la repubblica". Per altri, col matrimonio si stabilisce la proprietà privata della donna e dei figli. Che cos'è il matrimonio se non la separazione di una coppia dall'insieme sociale in cui vive? Una separazione. I pastori di bestiame umano hanno perso il senso della storia, il senso del divenire dell'uomo e per loro è importante stabilire che la donna è un oggetto di proprietà dell'uomo. Così, secondo loro, " della nobiltà, e quindi andarono tratto tratto uscendo le ricchezze dalle case nobili. Perché appieno sopra si è dimostrato ch'i plebei romani sin al trecento e nove di Roma che riportarono da' patrizi finalmente comunicati i connubi, o sia la ragione di contrarre nozze solenni, essi contrassero matrimoni naturali; né in quello stato sì miserevole quasi di vilissimi schiavi, come la storia romana pure li ci racconta, potevano pretendere d'imparentare con essi nobili.". Secondo Vico i pastori di greggi umane insegnano agli schiavi a diventare proprietari delle donne e dei loro figli." Quelle di Vico," aggiunse Menezio, "sono favole di vecchie comari che giustificano il loro stato di schiavitù."

"In terzo luogo devono essere scartate tutte le narrazioni superstiziose (non parla qui delle narrazioni di prodigi che siano probabili e degni di fede, ma solo di quelle superstiziose) e gli esperimenti della magia cerimoniale. Non desideriamo proprio che una filosofia ancora fanciulla, alla quale fa da nutrice la storia naturale, si abitui alle favole delle vecchie comari. Quando saremo penetrati un po' più a fondo nella investigazione della natura, verrà forse il tempo di esaminare fugacemente anche questo genere di cose, per vedere se, anche in quella feccia, sia presente qualche granello della virtù naturale degno di essere estratto e utilizzato."

Francis Bacon, Scritti filosofici, Utet, 2013, p. 805

"Superstizione" rifletté Menezio "che cos'è? Che forse " narrazioni di prodigi che siano probabili e degni di fede" non sono forse superstizione? Desiderare che un qualche cosa sia reale per fede è ciò che costruisce la superstizione. Parlare di magia cerimoniale o parlare della trasformazione dell'acqua in vino o del sangue di un personaggio, non è forse superstizione? Si mettono delle idee fantastiche ed improbabili al di sopra della realtà vissuta dagli uomini affinché gli uomini si sottomettano a quella fantasia allontanandosi dalla realtà. Penetrare la natura non significa porsi al di fuori di essa, ma vivere la natura sperimentando con l'azione le relazioni con la natura stessa. Qual è il prezzo che l'uomo paga quando sostituisce la realtà col desiderio fideistico? Il prezzo che paga è sé stesso. Non ascolta il mio scuotere di catene, né ascolta le catene scosse da Atlante e Prometeo. Come un Epimeteo accoglie le illusioni superstiziose come se fossero doni di una realtà benevola e non illusioni che lo inchiodano impedendogli di giungere ad un futuro possibile."

"La superstizione" continua Menezio "nega la forza dentro al cuore dell'uomo perché la superstizione è fede in un assurdo indimostrabile e dannoso che violenta le pulsioni della vita nell'uomo. Investigare il mondo, in cui l'uomo vive, è un atto di forza. E' la risposta del singolo uomo al mio scuotere delle catene dentro il suo cuore. L'uomo che investiga la natura non scopre una verità, ma la svela, aspetto dopo aspetto, giorno dopo giorno. La verità dell'uomo che investiga la natura è il vero che ha reso conosciuto separandolo dall'immenso sconosciuto che lo circonda. Ci vuole forza e coraggio per aprire un varco nello sconosciuto del mondo senza cedere a facili risposte che hanno nella fede e nel desiderio la loro origine.

La superstizione, che nell'uomo si realizza come fede, tende a fermare l'uomo nella forma del mondo che ha incontrato nascendo. Questo mondo imprigiona l'uomo affermando che la forma del mondo è voluta da Dio e qualunque ruolo il singolo uomo reciti nel mondo è un ruolo voluto da Dio" continua Menezio " lo sentite lo scuotere delle mie catene dentro di voi?"

"Fino ad ora l'arte di governare è stata l'arte di derubare e di asservire un grande numero di persone a vantaggio di un piccolo numero di persone; e la legislazione è stata il mezzo per trasformare questi soprusi in sistema. I re e gli aristocratici hanno fatto molto bene questo mestiere; spetta ora a voi di fare il vostro, ovvero di rendere, per mezzo delle leggi, gli uomini felici e liberi."

Robespierre, La scalata al cielo, Essedue, 1989, p. 99

"Rispondere al mio scuotere di catene significa modificare i rapporti sociali che hanno i corpi nella società in cui vivono." Continuò la sua riflessione Menezio "Io scuotendo le catene, alimento la forza nell'uomo, ma che cosa l'uomo fa di quella forza, non sta a me dirlo. Spesso usa la forza per imporre sottomissione, qualche volta usa la forza per imporre la libertà a chi vorrebbe ripristinare la sottomissione. Chi sottomette "I re e gli aristocratici hanno fatto molto bene questo mestiere;" ora voi sarete in grado di rispondere loro con altrettanta forza? "spetta ora a voi di fare il vostro, ovvero di rendere, per mezzo delle leggi, gli uomini felici e liberi."

"Io scuoto le catene" rifletté ancora Menezio "e dalle catene non sarò mai in grado di liberarmi, ma voi, voi uomini di ogni tempo, siete in grado di attingere alla mia forza per costruire il vostro futuro? O desiderate solo liberarvi dalle catene per diventare a vostra volta padroni di uomini ridotti in schiavitù?

 

Continua...

Il significato della partita di calcio della filosofia spiegate dagli Dèi.

 

Marghera, 24 dicembre 2019

 

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