Cerbero e i filosofi fondamentalisti e rinascimentali
azione 8

Capitolo 9 della seconda fase

La partita di calcio mondiale fra i filosofi

Claudio Simeoni

 

Sei capace di giocare a calcio?

 

Cerbero e i filosofi fondamentalisti e rinascimentali azione 8

 

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Mentre Menezio finiva il suo discorso, alle sue spalle giunge un latrato, un lamento lungo e prolungato. Dalla nebbia uscirono innumerevoli teste contemporaneamente. Immediatamente riconobbero Cerbero il guardiano dell'Ade, colui che separa il mondo degli Esseri della Natura, dal mondo degli Dèi. Il figlio di Tifone e di Echidna avanzava lentamente verso gli arbitri che iniziarono a guardarlo con apprensione e sgomento.

Fu in quel momento che una delle teste di Cerbero iniziò a parlare agli arbitri Yahweh, Fanes, Beppi di (o da) Lusiana e Allahu Akbar.

"Io Cerbero" iniziò "sono il guardiano delle porte, il guardiano dei passaggi. Nessun Essere della Natura che non abbia vissuto con passione le sue aspirazioni può entrare nell'Ade e nessun Dio può uscire dall'Ade e agire sugli Esseri della Natura. O gli Esseri della Natura chiamano quel Dio dentro di sé o nessun Dio può affiancarli nelle loro scelte."

"Io Cerbero sono il guardiano delle porte. Nessuno le attraversa. Però gli Esseri della Natura possono cambiare il mondo in cui vivono se hanno abbastanza coraggio per guardare una ad una le mie teste e affrontare i miei occhi."

"Io Cerbero sono il guardiano che separa il mondo della ragione dal mondo delle emozioni. Nessuna emozione può giungere alla coscienza senza che la ragione la giustifichi, nessuna parola della ragione può descrivere un'emozione o la sua origine. In entrambi i mondi si generano follie che tentano di superare la soglia per distruggere l'uomo, ma io veglio come un instancabile guardiano. Solo la follia sfugge alle mie fauci. La follia è come l'acqua, più la stringi nella mano e più velocemente fugge."

"Tra i perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo mondo che vengono ridotti al nulla; parliamo di una sapienza divina, misteriosa, che è rimasta nascosta, e che Dio ha preordinato prima dei secoli per la nostra gloria. Nessuno dei dominatori di questo mondo ha potuto conoscerla; se l'avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria. Sta scritto infatti: Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano. Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio.”

Paolo di Tarso, 1Corinti 2, 6-10

"La follia" continuò Cerbero "è sfuggita alle mie fauci. La follia è un'emozione generata da un potente bisogno nato da uomini sofferenti. La follia li spinge ad uscire dalla sofferenza mediante il dominio del mondo. Poi quella follia diventa una malattia contagiosa e alimenta l'insorgere della follia in ogni persona sofferente che cerca una rivincita nel proprio fallimento esistenziale. Quella follia inizia ad avere una vita propria, non necessita più del dolore per essere fatta propria dall'uomo perché diventa strumento di coloro che creano il dolore giustificando la loro azione mediante l'ideologia propria di quella follia."

"Ora la follia è oggetto in sé." Riflette Cerbero "I confini fra il mondo delle emozioni e il mondo della ragione sono rotti. Io stesso non sono più in grado di trattenere il fluire di questa devastazione che eccitando un corpo delirante devasta il mondo devastando sé stesso. Una volta che la follia rompe i confini fra ragione ed emozione, questi, in quell'uomo, non si possono più ricostruire. L'uomo vive per il delirio e il delirio è la ragione di vita di quell'uomo. Ragione di vita e ragione di morte che quell'uomo attende con ansia. Ed ecco apparire nel suo delirio mondi misteriosi di indicibile bellezza di cui solo lui, grazie alla sua follia, detiene le chiavi per interpretarli " Tra i perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo mondo che vengono ridotti al nulla; parliamo di una sapienza divina, misteriosa, che è rimasta nascosta, e che Dio ha preordinato prima dei secoli per la nostra gloria"."

"Il meccanismo della follia" dice Cerbero "è semplice e complesso nello stesso tempo. Il folle non presenta delle azioni che sottopone a giudizio, non presenta delle interpretazioni di oggetti che ricadono sotto i sensi. Chi osserva il folle, lo guarda stupito e pensa "possibile che quanto dica sia solo frutto di follia? O c'è qualche cosa di vero? Che cosa ci rimetto se credo a quanto dice?" La follia ruba l'esistenza agli uomini. Li rende incapaci di superare la soglia della morte perché non c'è più una soglia, non c'è più un Cerbero a fare da guardia. Il nulla è diventato padrone dell'uomo. Il folle conchiude sé stesso affermando oggetti al di fuori dei sensi di cui solo lui conosce la realtà e pretende che tali oggetti siano pensati come reali da ogni persona che frequenta. Il folle allontana chiunque non riconosce come reale ciò che lui afferma e costruisce sodalizi con chi ha interesse a riconoscere come reali le sue esternazioni. Questo legare e allontanare è messo in atto con gradi di violenza diversi a seconda del potere sociale che il folle dispone o che dispongono coloro che intendono usare le esternazioni del folle per seminare dolore sociale "Nessuno dei dominatori di questo mondo ha potuto conoscerla; se l'avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria. Sta scritto infatti: quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano. Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio"."

"Non sgomentarti dunque se è ineffabile il più alto degli esseri, dato che, neppure la sua parola è per noi proferibile con un nome ad essa proprio. Inoltre, se Dio è ineffabile, è certo anche inintelligibile e inafferrabile.”

Filone di Alessandria, L'uomo e Dio, Il mutamento dei nomi, Rusconi, 1986, p. 314

"Io scruto la profondità di Dio" continuò il suo ragionamento Cerbero "ma non vi dico che cos'è Dio. Che cos'è il Dio che io scruto e che io solo posso scrutare. "Non sgomentarti – dice il folle – se tu non sei in grado di scrutare Dio, un giorno anche tu, perseverando nella sottomissione, potrai, come me, scrutare Dio". E l'immaginato viene definito mediante aggettivi come inintelligibile o inafferrabile; che non si può intendere con la mente perché supera le possibilità del "vostro" intelletto. Mentre il folle intende l'inintelligibile, perché l'inintelligibile è il delirio della sua mente, definisce, mediante le parole, il suo "potere superiore". Egli ha il potere di descrivere l'ineffabile."

"Solo che l'ineffabilità deve avere un effetto sul quotidiano del singolo uomo. Deve diventare superstizione" dice Cerbero "dalla quale far discendere ogni considerazione dell'umana esistenza".

" "Dio non da benefici”. Da dove viene allora tutto ciò che possiedi, che dai, che rifiuti, che conservi, che rubi? Da dove vengono quelle innumerevoli cose che dilettano i tuoi occhi, le tue orecchie, il tuo spirito? Da dove viene quella profusione di beni che alimenta il tuo lusso (infatti, non è stato provveduto alle nostre necessità, ma siamo amati fino ad essere viziati)?

Seneca, Tutti gli scritti, Rusconi, 1994, p. 536-537

"Stai vivendo? Ringrazia Dio! Hai mangiato? Ringrazia Dio! Sei andato di corpo? Ringrazia Dio!" continua Cerbero "Tutto il lavoro umano deve scomparire davanti alla follia. La follia è sufficiente a sé stessa e ritiene che ogni oggetto che prende nel mondo non sia quanto gli uomini hanno prodotto, ma sia quanto le spetta per diritto divino. Il lavoro non esiste. Infatti, il folle prende senza lavorare. La sua follia lo rende incapace di trasformare merci in prodotti. Lo rende incapace di programmare e progettare. La follia si conchiude in sé stessa pretendendo che il mondo alimenti la follia stessa mettendosi al suo servizio. Tutto viene da Dio! Dice Seneca che non ha arato, non ha seminato né ha mietuto. Da dove vengono i beni se non dalla provvidenza divina? E coloro che non possono accedere ai beni? Secondo il folle loro vengono puniti da Dio. Certamente sono colpevoli davanti a Dio e Dio li punisce sottraendo loro i beni e costringendoli a vivere nell'indigenza. Il folle, al contrario, si ritiene "amato fino ad essere viziato" da Dio affinché possa persistere nella sua follia."

"Non siate troppo solleciti per la vita vostra, di quel che mangerete, né per il vostro corpo, di che vi vestirete. La vita non vale più del cibo, e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono, non raccolgono in granai, e il vostro Padre celeste li nutre. Or non valete voi più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può aggiungere alla durata della sua vita un solo cubito? E perché darsi tanta pena per il vestito? Guardate come crescono i gigli del campo: non lavorano, né filano; eppure vi assicuro che nemmeno Salomone, in tutta la sua gloria, non fu mai vestito come uno di essi. Or, se Dio riveste così l'erba del campo, che oggi è e domani viene gettata nel forno, quanto più vestirà voi, gente di poca fede? Non vogliate, dunque, angustiarvi dicendo: "Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Di che cosa ci vestiremo? Di tutte queste cose, infatti, si danno premura i PAGANI: or, il Padre vostro sa che avete bisogno di tutto questo. Cercate prima di tutto il regno di Dio e la sua giustizia e tutte queste cose vi saranno date per giunta."

Vangelo di Matteo 6, 25 – 33

"E' inutile affannarsi per modificare il mondo e costruire," continuò Cerbero "la follia non vede le trasformazioni, la follia si erge come verità che appare ora perché ora è sempre stata. Tu vuoi il vestito? Non è necessario che tu allevi le pecore, tagli la lana, la fili, la colori, la tessi e confezioni il vestito. Tu vai da coloro che hanno un vestito e te lo prendi perché questa è la volontà di Dio. Questa è la provvidenza di Dio. La follia si erge come finalità del mondo. I pezzenti che hanno modificato la realtà devono dare il vestino, la modificazione di quella realtà, al folle che la pretende come dovuto per volontà di Dio. E' Dio che " … Dio riveste così l'erba del campo, che oggi è e domani viene gettata nel forno, quanto più vestirà voi, gente di poca fede?". Dal momento che il cargo dell'abbondanza non arriva per volontà di Dio, allora i folli vanno a privare coloro che hanno costruito perché questa diventa la volontà di Dio. " Cercate prima di tutto il regno di Dio e la sua giustizia e tutte queste cose vi saranno date per giunta". In questo modo, una volta che tu hai imposto agli uomini il "regno di Dio" è in nome di "Dio" che tu puoi appropriarti dei loro beni, del loro lavoro, dei loro figli. Uccidi gli uomini in nome di Dio in modo che venga il suo regno e tu dominerai gli uomini e non ti dovrai più preoccupare di " … di quel che mangerete, né per il vostro corpo, di che vi vestirete" e tutto il resto che vorrete per sopraggiunta."

"Che cos'è la fede? E' forse credere ciò che appare evidente? No: mi è evidente che c'è un Essere necessario, eterno, supremo, intelligente; questa non è fede, è ragione. Non ho alcun merito nel pensare che questo Essere eterno, infinito, che è la virtù e la bontà stessa, desideri che io sia buono e virtuoso. La fede sta nel credere, non ciò che sembra vero, ma ciò che sembra falso al nostro intelletto. Gli asiatici possono credere solo per fede al viaggio di Maometto nei sette pianeti, alle incarnazioni del dio Fo, di Visnù, di Xaca, di Brahma, di Sammonocodom, ecc., ecc., ecc. Essi sottomettono il loro intelletto, hanno timore di indagare, non vogliono essere né impalati, né bruciati; dicono: "Io credo”.”

Voltaire, Tutti i romanzi i racconti e Dizionario Filosofico, Newton, 1995, p. 563

"Uscire dalla follia è un atto di volontà." continuò a raccontare Cerbero " Che implica ancora follia. La follia dell'interpretazione che combatte la follia dell'oscurantismo aprendo a diverse interpretazioni. " mi è evidente che c'è un Essere necessario". Da cosa ti è evidente? Dall'ambiente in cui vivi che non ammette nessuna affermazione che non abbia a fondamento un "Essere necessario" a fondamento del mondo? Se non metti l' "Essere necessario" finisci sul rogo perché ogni affermazione che fai è "blasfema". Il rogo è il limite fisico entro il quale la tua ragione può esercitare il suo dominio contro la follia. Eppure, è follia essa stessa " La fede sta nel credere, non ciò che sembra vero, ma ciò che sembra falso al nostro intelletto". Se una cosa ti appare falsa e tu vuoi che sia vera, o stai applicando la "Follia Controllata" per difendere te stesso davanti alla violenza dell'oggettività, oppure stai stuprando il tuo intelletto costringendolo a considerare "vero" ciò che sai essere "falso". In questo procedimento mentale sono "gli altri" che, attraverso la "fede", affermano come vero ciò che al loro intelletto sembra falso " Gli asiatici possono credere solo per fede al viaggio di Maometto nei sette pianeti, alle incarnazioni del dio Fo, di Visnù, di Xaca, di Brahma, di Sammonocodom, ecc.". Tu, al contrario, che credi in un "Essere Necessario" a fondamento del presente, mica sei come loro. Tu che credi nella resurrezione della carne, credi che sia esistito un Gesù, credi … tu non sei come i selvaggi asiatici. Si tratta di un diverso grado di follia che ha il merito di affrontare l'assoluta follia dell'oscurantismo riflettendo su possibilità diverse senza dover esporre il proprio corpo ai roghi."

"Essendo Dio l'ente assolutamente infinito del quale nessun attributo, che esprime l'essenza della sostanza, può negarsi, ed esistendo esso necessariamente, se fosse data all'infuori di Dio qualche sostanza, questa dovrebbe spiegarsi per qualche attributo di Dio, e così esisterebbero due sostanze con lo stesso attributo; il che è assurdo.”

Spinoza, L'etica, Fratelli Melita, 1990, p. 76

"Il tentativo di allontanare l'assoluta follia dell'oscurantismo dalle azioni umane," sta riflettendo Cerbero "consiste nel relegare Dio in un ambiente così distante da vivere una separazione fra i desideri e la volontà di Dio e i desideri e la volontà dell'uomo. Per questo il filosofo che vuole uscire dall'oscurantismo parte, col suo ragionamento, con la realtà di Dio. Riafferma l'esistenza di Dio, ma inizia a negarne il corollario privandolo degli attributi con i quali viene affermata l'essenza della sua sostanza. Una sostanza che non determina più la differenza fra Dio e gli altri, ma afferma che gli altri sono, a loro volta, Dio stesso."

"In questo modo" dice Cerbero "io posso tornare ad essere il guardiano della soglia separando l'antica percezione del mondo e la percezione emotiva della realtà dalla ragione con cui l'uomo domina la sua coscienza. E' sempre una ragione povera che in qualsiasi momento la superstizione è in grado di spazzare via. Ma è pur sempre una ragione che ha messo dei limiti alla qualità della superstizione che è disposta a tollerare.

"Ed anche i teologi credono ed ammettono e comunicano, nelle loro prediche su colui che può fare ogni cosa per suo potere, che non poteva curare coloro che non avevano fede in lui: e la spiegazione di tale impotenza si riconduce all'immaginazione, che egli non potè vincolare. Infatti i parenti, che conoscevano la sua umile origine e la sua modesta educazione, lo disprezzavano e lo deridevano in quanto terapeuta e profeta; e da qui il detto "nessun profeta è riconosciuto nella sua terra d'origine.”.”

Giordano Bruno, De magia e De vinculis in genere, Biblioteca dell'immagine, 1992, p. 103

"Anche gli oscurantisti credono ed ammettono" continua Cerbero "anche loro come noi. Dunque, noi non dovremmo essere bruciati perché anche loro credono come noi. E i fatti dimostrano, dice Giordano Bruno, che Gesù non poteva curare coloro che non avevano fede in lui. Il dubbio che si insinua nell'assolutismo e che apre ad altre possibilità. Il dubbio è un'arma a doppio taglio. Può essere usato per mettere in discussione la superstizione dell'oscurantismo o può essere usato dall'oscurantismo per imprigionare gli uomini, "fate come se Dio esistesse"."

"Cosa vuoi tu uomo?" chiede Cerbero "Non essere, cullandoti nel nulla dell'illusione superstiziosa che imprigiona le tue emozioni o vivere combattendo contro un mare di guai che potrebbe procurarti la società se sciogli i legami superstiziosi che ti imprigionano? Non-essere o essere. Io sono il guardiano dentro all'uomo, ma è l'uomo il guardiano della sua stessa società."

 

Continua...

Il significato della partita di calcio della filosofia spiegate dagli Dèi.

 

Marghera, 27 dicembre 2019

 

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Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Membro fondatore
della Federazione Pagana

Piaz.le Parmesan, 8

30175 Marghera - Venezia

Tel. 3277862784

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