Cloto e i filosofi esistenzialisti contro rinascimentali
fase n. 9, azione 45

La partita di calcio mondiale fra i filosofi

Capitolo 46
Gli Dèi riflettono sui filosofi

di Claudio Simeoni

Continua dal precedente...

Sei capace di giocare a calcio?

"Signori arbitri, anche a voi io reggo il filo della vita!"

Il silenzio venne rotto da qualcosa di inaspettato. Non tanto per la nuova presenza di un Dio, ma per cosa quel Dio si era permesso di dire.

"Come puoi reggere il filo della mia vita se io ho creato l'universo con quanto contiene e, chiunque tu sia, sei il prodotto della mia creazione." Così parlò Yahweh mentre Allahu Akbar fu pronto a supportarlo dicendo: "Io ho modellato per voi la terra come un letto e del cielo ho fatto un edificio, e dal cielo ho fatto piovere l'acqua irrigua (che abbondanza di frutti! Che ricchezza di cibo per voi). Non aggiungete degli eguali al Dio: voi lo sapete bene." II La vacca, 22

"Che tu regga il filo della mia vita" ribatté Fanes "poco importa. Io nacqui nel primo vagito dell'universo e sarò l'ultimo respiro dell'universo morente. Io ero prima di te e prima che tua madre diventasse l'utero della vita e tua sorella, Atropo, quando taglierà il filo della mia vita, nello stesso momento, taglierà anche il suo. Tu da tempo non esisterai perché non ci saranno né fili da reggere, né vite da filare."

Incuriosito Beppi di (o da) Lusiana si volse verso Fanes chiedendo: "E questo Dio chi o cosa sarebbe?"

"Lei è Cloto" disse Fanes "l'immensa Cloto figlia di Nera Notte e potenza che nella materia spinge alla nascita di sempre nuove vite nell'intero universo. E' la reggitrice dei fili della vita. Di ogni vita. Uomini, Animali, Piante, Dèi, Stelle, Pianeti, Galassie ecc. Con le sue mani regge i fili di ogni vita affinché ogni vita venga in essere. Nessuno nell'universo può prescindere né da lei né dalle sue sorelle. Loro sono la libertà di ogni Coscienza di Essere fino al suo non-essere. Loro alimentano la vita affinché questa costruisca la Coscienza Universale."

"Che mi dite ora, creatori del mondo?" Chiese Beppi di (o da) Lusiana rivolgendosi a Yahweh e Allahu Akbar.

"Noi abbiamo creato il mondo per gli uomini" rispose Allahu Akbar "Abbiamo creato la terra dell'uomo e il cielo dell'uomo e in funzione dell'uomo perché noi siamo i padroni degli uomini che ci devono amare e servire. Se c'era dell'altro prima, sopra o sotto, che noi creassimo questo, esula dalla nostra conoscenza."

"Accidenti" sbottò Beppi di (o da) Lusiana "Tutto il vostro discorso del creare si riduce solo fra me e voi. Solo gli uomini, di tutto ciò che io sono della vita, potevano credere in una simile stupidaggine."

"Perché" chiese Cloto "non furono uomini che giocarono questa partita di calcio della filosofia? Non furono uomini che descrissero un mondo e che cosa altri uomini avrebbero dovuto fare in quel mondo per vivere con onore e dignità?"

"Tutta la partita di calcio della filosofia parla degli uomini, della società umana. Solo gli Dèi, nel commentare la partita di calcio della filosofia hanno tentato di estendere il discorso filosofico oltre gli uomini perché, che piaccia o meno, gli uomini sono parte di un insieme dal quale i filosofi vorrebbero separarli isolandoli in una sorta di supremazia di specie." Continuò Cloto "Questa separazione necessita di giustificazioni, necessita di descrizioni che gli uomini chiamano filosofia. La separazione agisce per impedire la riunificazione fra l'uomo e il mondo e fra l'uomo e le sue trasformazioni nel mondo. Agisce per impedire all'uomo di diventare cosciente che il mondo esiste in perenne modificazione e che lui stesso è modificazione nella modificazione, motore e attore della modificazione che subisce e alla quale si adatta, in ogni istante della sua esistenza."

"Ma forse qualcuno, non così scrupoloso ardito ad ogni parola di Aristotile, mi potrebbe dire di non haver per inconveniente alcuno il credere che l'etere celeste sia un liquido tenue e sottile come l'aria, ma più puro et penetrabile, per il quale vadino i pianeti vagando, et che la Luna che per esso discorre, sia rinchiusa dentro una corteccia cristallina solida et liscia, et perciò distinta dal resto dell'ambiente liquido; distinta, dico, se non per la trasparenza, almeno per la solidità e la durezza. A chi tale opinione producesse io potrei rispondere, che havendo egli ardito tanto, quanto è il porre il cielo fluido et permeabile, senza riguardo alcuno della impenetrabilità e impermeabilità del cielo d'Aristotile, non si peritasse in por la Luna di superficie aspra; licenza assai più tollerabile dell'altra, come quella che altera con leggerissima offesa una minore parte del cielo, e quella con gravissimo danno mette in scompiglio et in rovina tutto 'l mondo: ed egli sa bene in coscienza che niun'altra cosa lo persuade a voler mantenere la pulitezza della superficie lunare, fuor che un semplice detto di Aristotile."

Galileo Galilei, Opere vol. 1, Lettera a Gallanzone Gallanzoni, Utet, 2009, p. 896

"Credere che sia, pensare come sia, verificare com'è, immaginare" Inizia il suo discorso Cloto "Com'è la realtà del mondo in cui l'uomo vive? Come immagina la realtà del mondo il credente di questa o quella religione? Come conviene che sia la realtà del mondo a coloro che governano gli uomini? Se io credo in una cosa, che male me ne può venire? Veramente, il male ti è già venuto proprio per il fatto che tu anteponi il credere all'indagine. La rinuncia all'indagine è il male. La rinuncia a chiederci il perché delle cose e accettare passivamente una descrizione implica un atto di fede nella quale si conclude ogni tipo di ricerca. Comprendo che nelle condizioni di vita Galileo si possa chiedere che cosa sia la Luna e perché la Luna stia nel cielo e non cada sulla terra. Ma è un fatto. La Luna sta nel cielo e non cade sulla terra. Le cause vanno indagate. Qualche volta le indagini possono portare a conclusioni errate, ma anteporre l'atto di fede all'indagine serve soltanto per impedire l'indagine che potrebbe mettere in pericolo la fede. Il giudizio che anticipa l'indagine ha il solo scopo di proteggere l'atto di fede da ogni critica e da ogni cosa che potrebbe rendere l'atto di fede falso e irreale. Per Galilei, il detto di Aristotele non è la verità. Non viene accettato come atto di fede ma, al massimo, può essere considerato come un'ipotesi da verificare. Ma che ne è di Dio se tutti gli atti di fede sono solo ipotesi da verificare? Come si possono coinvolgere gli uomini nella fede se la fede non spaccia certezze, ma solo ipotesi di lavoro? Si potrebbe dire che un conto è la Luna, il cielo, e un altro conto è Dio. Ma se tu reggi il tuo pensare il mondo mediante delle verità apodittiche e alcune verità apodittiche risultano false, non è che questo rende falsa un'ipotesi che, magari, può essere vera, ma rende falso il metodo della fede. Rende falso l'uso di verità apodittiche attraverso le quali descrivere e definire il mondo. Questa è la grande colpa di Galilei. Non permise ai teologi di correggere Dio, ma lui corresse Dio smentendolo e smentendo Dio smentì la realtà di Dio che i teologi, anche correggendo i loro testi sacri, avrebbero comunque salvaguardato con voli pindarici e argute soluzioni retoriche."

"La lotta che ogni uomo, animato da buone intenzioni morali, è costretto a sostenere in questa vita, sotto la direzione del buon principio, contro gli attacchi del cattivo, non può, comunque egli si sforzi, procurargli tuttavia un vantaggio maggiore della sua liberazione dal dominio del male. Che egli sia libero, "sia liberato dalla schiavitù del peccato, per vivere secondo la giustizia" [Paolo di Tarso, Epistola ai Romani] è il guadagno più grande che egli possa ottenere. Egli resta, ciò non di meno, esposto pur sempre agli assalti del principio cattivo e bisogna che sia sempre armato per la lotta, al fine di conservare la sua libertà, continuamente minacciata."

Immanuel Kant, La religione entro i limiti della sola ragione, Laterza, 2018, p. 99

"L'uomo dell'illuminismo, prostrato davanti al Dio che negava, ora anela solo a liberarsi dal peccato, quel "principio cattivo", che lo vuole schiavizzare." Cloto sembra prendere un tono sarcastico mentre lo sta dicendo "La schiavitù è fisica ed emotiva. Difficilmente chi è in catene non cerca di liberarsi, difficilmente chi è uno schiavo emotivo cerca la libertà. La schiavitù emotiva non viene percepita come tale dal soggetto che la vive. Egli desidera solo un padrone migliore, per questo mette in discussione il padrone delle sue emozioni salvo chiedere perdono a quel padrone quando non è riuscito a sostituirlo con un altro padrone. Nello schiavo emotivo tutto diventa falso perché tutto è conchiuso nella sua schiavitù soggettiva, sia quando cerca di liberarsi, non mettendo mai in discussione la realtà oggettiva e finalistica del suo padrone, sia quando cerca un diverso padrone che sia buono con lui e gli perdoni i suoi peccati nel desiderio di sottrarsi alla sottomissione. Non a caso Kant usa Paolo di Tarso, colui che legittima la schiavitù dell'uomo sull'uomo e dal quale Kant prende la consolazione del suo essere uno schiavo incompreso, nell'obbedienza, dal suo padrone. Il peccato, vissuto come colpa, impone l'espiazione e l'espiazione di Kant avviene attraverso quel "principio buono" che aveva voluto ignorare nel suo periodo illuminista mentre, ora, la vita sta sfuggendo ed egli stesso vede il tramonto della sua esistenza."

"Ma, prima che io scenda oltre e mostri, come termine della mia trattazione, in qual modo l'amore, di cui già conosciamo essere origine ed essenza il poter guardare di là dal "principio individuationis", conduca alla redenzione, ossia alla cessazione completa della volontà di vivere, cioè d'ogni volere; e in qual modo vi conduca pure un'altra via, meno dolce, eppur più frequente; deve venir formulato e chiarito un paradosso non perché sia tale, ma perché è vero, ed entra nella compiutezza del pensiero ch'io voglio esporre. Esso è il seguente: "Ogni amore (caritas) è compassione"."

Arthur Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, Tomo II, Laterza, 1986, p. 490

"La necessità di espiazione del peccato implica un uso della volontà del peccatore contro sé stesso." Continua Cloto "L'annullamento della volontà di vivere porta, secondo Schopenhauer, alla redenzione. La volontà di vivere ha allontanato l'uomo da Dio e ora, attraverso la volontà soggettiva, l'uomo annulla la volontà di vivere e acquista meriti davanti agli occhi di Dio. L'individuo non rivolge la sua volontà verso l'esterno, verso il mondo in cui vive, come volontà d'esistenza, ma la volge contro sé stesso trasformandola in "volontà di morte". Diventa una volontà che annienta la sua stessa vita annientando o limitando i suoi desideri e i suoi bisogni. L'uomo che usa la propria volontà nella ricerca della redenzione sta distruggendo l'intero mondo in cui vive perché tutto il mondo, tutto il suo ambiente, deve sorreggere il suo sforzo d'annientamento che lo conduce alla redenzione. Il dolore provocato da questo sforzo di morte viene lenito soltanto dal possesso. Quel delirio di superiorità attraverso il quale da un lato la psiche dell'individuo schifa i poveri e dall'altro lato, la stessa psiche, si soddisfa distribuendo avanzi ai poveri affinché continuino a coltivare il loro stato di indigenza. Quest'azione, chiamata "carità", è l'atto d'amore con cui Dio ringrazia i miserabili che rimangono nella loro condizione di miserabili cantando la gloria di Dio che li alleva nella miseria fisica, psichica e morale.

"Considerando infine la morale sociale propriamente detta, è certo qui superflua la considerazione della influenza enorme del cattolicesimo nel cambiamento del patriottismo, forte ma selvaggio, che aveva animato gli antichi, attraverso il sentimento più elevato di umanità o della fraternità universali, così felicemente volgarizzato sotto il dolce nome di carità. Senza dubbio, la natura della dottrina e le antipatie religiose che ne risultavano, restringevano molto, in realtà, questa ipotetica universalità di amore, di solito essenzialmente limitata alle popolazioni cristiane; ma, entro questi confini, i sentimenti di fraternità dei diversi popoli venivano potentemente sviluppati, oltre che dalla fede comune che ne costituiva il principio, dalla loro uniforme subordinazione abituale ad uno stesso potere spirituale; i membri del quale, nonostante la loro propria nazionalità, si sentivano naturalmente concittadini di tutta la cristianità."

Comte, Corso di filosofia positiva, Mondadori, 2009, p. 673

"Comte confonde la situazione del suo divenuto sociale con l'attività del cristianesimo" Continua Cloto "Non sono le popolazioni che si amalgamano le une contro le altre, ma i dominatori delle specifiche popolazioni che, nel tentativo di tenere unito il proprio gregge contro il tentativo di altri dominatori di appropriarsi del loro gregge, creano l'unità del gregge istillando nel gregge un delirio di onnipotenza che porterà ad elaborare il concetto di razzismo nella superiorità della razza in nome e per conto di Dio. "Il popolo di Dio", la "razza eletta", la "razza ariana" e tutti concetti di superiorità di razza mantengono inalterato il proposito storico iniziale per cui il "popolo eletto" era il popolo superiore, quello che poteva massacrare tutti gli altri popoli, perché faceva la volontà di Dio. Questa idea di fratellanza universale, dice Comte, viene volgarizzata nel termine "carità" dove la fratellanza è l'amore dello schiavo per chi lo possiede e ne determina i "destini". La "carità" è la benevolenza del principe nei confronti dei suoi subordinati i quali, in virtù della benevolenza del principe, sono tenuti ad amare il principe con tutto il loro cuore e con tutta la loro anima. Negli anni di Comte la Francia iniziò il genocidio del popolo algerino muovendo alla conquista del nord-Africa. Gli algerini erano considerati dai francesi i non-uomini e la fede comune del cristianesimo serviva per muovere guerra ad una popolazione da ridurre in schiavitù. La fratellanza cristiana di Comte è quella del generale Cavaignac e del genocidio degli operai parigini nel 1848. E' da chiedersi di quale "fratellanza" cristiana sta parlando Comte se la carità cristiana è una giustificazione ideologica per ridurre donne, uomini e bambini in schiavitù? Di quale fratellanza parla Comte quando, riporto negli anni in cui visse Comte:

[La statistica generale della Francia, ad esempio, del 1840 elencava 130.000 bambini sotto i 13 anni impiegati in stabilimenti con più di dieci dipendenti; il 20% dei minatori di Carmaux erano bambini nel 1850, e intorno al 1840, i bambini rappresentavano il 12% dei lavoratori industriali.]

I cristiani hanno sempre ridotto i bambini in schiavi, oggetti da stuprare, in nome della carità, quell'amore che il cristiano deve a Dio, all'autorità che, sottratta ai doveri di legge, si riserva il diritto di stuprare bambini. Comte conosceva il mondo in cui viveva, ma il suo amore per Dio serviva solo a favorire il Dio cristiano affinché trasformasse gli uomini in schiavi."

"Due cose occorrono per santificarsi, pene e piaceri. Ha detto san Paolo che chi entrerà nella buona vita troverà pene e inquietudini in gran numero. Ciò deve consolare coloro che ne soffrono, perché essendo informati che la via del cielo, che essi cercano, ne è piena, devono rallegrarsi di incontrare dei segni di essere sulla retta via. Ma quelle pene non sono prive di piaceri, e non sono mai superate se non per il piacere. Infatti siccome che lascia Dio per tornare al mondo non ci torna se non perché trova più dolcezza nei piaceri della terra che quelli dell'unione con Dio e perché il fatto vittorioso dei primi lo trascina, e inducendolo a pentirsi della sua prima scelta, ne fa, secondo un'espressione di Tertulliano, un penitente del diavolo: parimenti non si lascerebbero mai i piaceri del mondo per abbracciare la croce di Cristo, se non si trovasse maggior dolcezza nel disprezzo, nella povertà, nelle privazioni e nella ripulsa degli uomini, che nelle delizie del peccato."

Blaise Pascal, Antologia filosofica, Editrice La Scuola, 1988, p. 70 - 71

"Il cristiano si contraddistingue per il piacere che prova nel far soffrire le persone indifese." Riprende il discorso Cloto "La sofferenza delle persone, che nella sofferenza devono amare chi le fa soffrire, è la rappresentazione dell'amore per il loro Dio. Il cristiano fa soffrire le persone per compiacere il suo Dio che si nutre della sofferenza. La costruzione della miseria sociale fu uno dei capolavori sociali dei cristiani. Là dove arrivò il cristianesimo arrivò la miseria. I quattro cavalieri dell'apocalisse cristiana seguono i cristiani come ombre nere che si proiettano sul pianeta Terra. Morte, fame, sete, malattia, guerre in nome di Dio. Tutto per costruire sofferenza che potesse rendere le persone sofferenti amanti di Dio e permettere a Dio di cibarsi della loro sofferenza. Il cristiano gode di questo. Il cristiano urla di dolore quando alcune persone desiderano uscire dalla miseria. Per questo motivo, tanto più le persone tentano di uscire dalla condizione di sofferenza e tanto più violenti saranno i cristiani per riportarle nella miseria e costringerle ad accettare la miseria come dono dell'amore del loro Dio. Il piacere di essere povero è quanto il cristiano vuole sentirsi dire dal povero mentre, accumulando ricchezza, si compiace di quanto lui disprezzi la miseria. D'altro canto, sono i miserabili che arano e seminano per costruire un futuro mentre il cristiano si limita a distruggere e a saccheggiare perché il distruggere e il saccheggiare è la manifestazione della provvidenza del suo Dio. Il cristiano ama Dio e il diritto di saccheggiare e uccidere è un diritto che il suo Dio gli dà in sovrappiù. Il nemico del cristianesimo è il benessere e il piacere del corpo fisico perché, in questo modo, l'uomo si appropria della sua vita ed io, Cloto, alimento la nascita dei corpi affinché esercitino la loro volontà in funzione dei propri desideri, non perché alimentino la miseria, la povertà e l'indigenza in sé stessi."

"A Dio Padre, Dio Verbo, Dio Spirito volgiamo le nostre umilissime e ardentissime preghiere affinché memore delle miserie della razza umana e del pellegrinaggio della nostra vita mortale, nella quale consumiamo pochi e cattivi giorni, conceda ancora nuovo refrigerio dalle fonti della Sua misericordia per lenire la nostra miseria; e questo anche vorremmo chiedere, che gli interessi umani non contrastino con quelli divini e che nell'aprirsi delle vie dei sensi e dall'accendersi una grande luce sulla natura, non sorga dall'animo umano una qualche incredulità o oscurità intorno ai misteri divini; ma che invece l'intelletto, reso puro e liberato dalle vane fantasie, volontariamente sottomettendosi agli oracoli divini, dia alla Fede ciò che alla Fede appartiene."

Francesco Bacone, Scritti filosofici, Il parto maschio del tempo, Utet, 2009, p. 103

"Povero Bacone! Lord, cancelliere a capo del Regno Unito che vive una condizione psicologica di miseria tanto da essere costretto a rubare. Sorpreso e incarcerato è stato subito rilasciato." Sembra quasi ridere o schernire Cloto mentre lo sta dicendo "Si tratta di persone misere nell'animo e nella rappresentazione che, prostrate davanti a Dio, al Verbo e allo "spirito santo", sono leste di mano pronte a rubare la vita delle persone. Eppure sono devoti. Supplicano Dio di essere misericordioso per la loro miseria mentre deridono schiavi in catene o contadini affamati. Pregano Dio per la loro miseria mentre consegnano bambini ai conventi affinché vengano stuprati. Questi "poveri filosofi", che tanta pena danno all'uomo comune che scalzo tira i carretti nelle strade impolverate chiedono che "gli interessi umani" che loro manifestano "non contrastino con quelli divini e che nell'aprirsi delle vie dei sensi e dall'accendersi una grande luce sulla natura, non sorga dall'animo umano una qualche incredulità o oscurità intorno ai misteri divini". Non vi rendono tristi per le sofferenze di questi filosofi che poveri e miseri vivono da miliardari e supplicano Dio che li assista nell'esplorazione della Natura sperando che, nell'esplorare la natura, non entrino in conflitto con il volere di Dio?"

"Per di più, posto che ciò che è separato non dipenda dal corpo, non si può evitare che ne dipenda ciò che è congiunto con il corpo: infatti, non si può in generale negare che il corpo sia il suo organo, tanto più che, per il Contraddittore, Aristotele parla ovunque dell'anima nel suo stato di unione con il corpo. Costoro dicono, infatti, che tutti i testi aristotelici che pretendono che l'anima non sussista né operi senza un corpo, si debbono riferire allo stato di congiunzione e non a quello di separazione."

Pietro Pomponazzi, Tutti i trattati peripatetici, Bompiani, 2013, p. 1265

"L'anima e il corpo sono uno? Si sono visti corpi operare e quei corpi che operano si dicono "animati", ma non si è mai visto un'anima operare senza un corpo." Il sarcasmo di Cloto sembra crescere "Io sono la porta attraverso la quale la vita viene in essere e dalla porta che io sono nessun'anima è mai venuta in essere che non fosse espressione di un corpo vivente perché solo i corpi viventi nascono e attraverso me diventano fili che si intrecciano sulla tela della realtà. Pomponazzi discute e sostiene che l'anima esiste perché esiste un corpo vivente, senza un corpo vivente l'anima non esiste perché, quella che voi chiamate anima, sono attribuiti del corpo vivente che voi volete separare dalla materia nel suo abitare il mondo. Ogni volta che si parla di "libertà" non si parla mai di libertà dello spirito, ma di "libertà" dei corpi in relazione a costrizioni che i corpi subiscono. Costrizioni sia di natura fisica che di natura psichica. Quando si finge di pensare, come Platone o Paolo di Tarso, ad "anime" imprigionate nei corpi è solo perché si vogliono rendere schiavi o violentare quei corpi affermando di voler liberare quelle "anime". In questo modo, come sostiene Pomponazzi, l'anima muore con la morte del corpo perché la distruzione del corpo ha impedito all'individuo di plasmare la sua energia emotiva e di costruire il suo corpo luminoso."

Poi, come spesso accadde, improvvisamente Cloto tacque.

Dopo attimi di silenzio tombale Cloto riprese: "Io sono la porta della vita. Attraverso me l'inconsapevole diventa consapevole e io sono il fuso dal quale esce il filo di ogni vita." Poi, guardando gli arbitri disse: "Sì, anche le vostre vite sono uscite dal mio fuso e anche con il filo delle vostre vite Lachesi ha tessuto la tela della vita."

"Se Madre Nera Notte non ci avesse partorito accoppiandosi col Caos dell'esistenza la tessitura della realtà non avrebbe potuto avvenire. Io iniziai ad estrarre i fili dal fuso e, filo dopo filo, l'universo prese forma. Eppure nessuno mi alzò un tempio e pochi mi resero onore. Eppure, ho ricevuto gli onori maggiori di ogni altra divinità perché a me e alle mie sorelle sono giunte le passioni dell'esistenza di ogni vivente nell'universo."

Cloto continuava a fissare gli arbitri dicendo: "Non gettate al vento il tempo della vostra esistenza che già Atropo ha impugnato le forbici perché il filo della vostra esistenza sta diventando superfluo nella tessitura della vita."

E subito il campo di calcio ripiombò nel silenzio sempre immerso nella fitta nebbia.

Marghera, 11 dicembre 2021

 

Continua...

Il significato delle azioni della partita di calcio della filosofia spiegate dagli Dèi.

 

Marghera, 11 dicembre 2021

 

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