Argomenti di Religione Pagana.
Continua dalla terza parte...
Il neonato è il
nemico della madre.
Un nemico vissuto con
tanto più odio quanto minore è l’aiuto che alla madre viene dato dal sistema
sociale in cui la madre vive.
L’amore materno è
un’invenzione recente ed imposto alle donne mediante la violenza. Non esiste in
Natura se non nella forma di “costruire il futuro” e solo nella misura in cui
il neonato costringe la madre a proteggerlo per costruire il suo futuro.
Lo so cosa pensa la
morale sociale della madre e del neonato. Quali sono gli stereotipi e le idee
preconcette delle società e le varie “idee” sui neonati che ci sono state nelle
varie culture sociali: il bambino era il “bastone della vecchiaia”. C’è forse
una giustificazione morale più perversa capace di giustificare il “far nascere”
un figlio? Io ti faccio nascere affinché tu funga da “bastone”, sostentamento,
di me quando sarò vecchio.
Non ti faccio nascere
affinché tu costruisca il tuo futuro, ma affinché tu debba badare a me quando
sarò vecchio. Perché la madre generi il figlio in funzione del figlio è
necessario che la madre possa vivere in funzione di sé stessa: in caso
contrario la pulsione emotiva è quella di
sopprimere il figlio affinché non subisca le sue stesse costrizioni o
far vivere il figlio solo per poterne distruggere l'esistenza. Odio puro mascherato
da bisogno di relazione affettiva.
Sarà abbastanza
complesso far comprendere come il linguaggio non-verbale, che esprime i
fenomeni emotivi nei confronti del neonato, vengono ignorati dall'adulto mentre
vengono percepiti dal neonato. Sull'emozione, che non appartiene alla ragione o
alla comunicazione verbale, il neonato costruisce i propri adattamenti di
veicolazione emotiva FIN DA QUANDO E' IN PANCIA DELLA MADRE.
Il "padre
padrone" non è solo quello dipinto dalla sociologia, ma è tale nella
misura in cui si pone come "modello da imitare" al di fuori o al di
là delle parole con cui presenta sé stesso. E' un modello psico-emotivo che
viene presentato al neonato come punto d'arrivo delle sue possibilità di
veicolazione emotiva. Una volta uscito dalla vagina della madre.
Il discorso della
Stregoneria esce dai modelli socialmente descritti (anche da Piaget) in quanto
capovolge gli elementi di riferimento su cui avviene la conoscenza del neonato.
Poi, in un secondo tempo, vedremo come quei meccanismi di formazione della
conoscenza nel neonato, che con la crescita tendono a rifugiarsi nella parte
più antica del cervello, sono quelli su cui la Stregoneria agisce per rimettere
in moto la crescita nella capacità di relazione fra sé e il mondo. Per contro
sono gli stessi meccanismi che il cristianesimo usa per condurre gli Esseri
Umani alla consunzione e alla malattia psichiatrica come separazione fra sé e
il mondo.
Il figlio come
nemico. Percepito come tale dalla madre che si sente, all’atto della nascita,
derubata di una quantità di energia. Un figlio che percepisce sua madre come il
soggetto che potrebbe negargli la vita.
E’ la prima battaglia
per la vita: il neonato deve assicurarsi il futuro. Per farlo, la madre è la
sua preda. Mentre gli Esseri di altre Specie della Natura, dopo aver attrezzato
i loro figli se ne sbarazzano, la società impone il mantenimento di relazioni
parentali per tutta la vita. La madre che fa un figlio è legata a lui per il
resto della vita. Per questo motivo, nella specie umana, si innescano delle
dinamiche di mutua interferenza e mutua dipendenza che non hanno riscontri in
altre specie della Natura.
Sono tutte relazioni
di ordine culturale, non di ordine naturale. Nel senso che le esigenze che
impongono la loro manifestazione appartiene alla cultura delle società e non
alla vita, alla sua conservazione e al suo sviluppo. Quando gli input culturali
entrano in conflitto con gli stimoli pulsionali della vita la soluzione della
contraddizione soggettiva si risolve sempre nella malattia mentale (o con la
rivoluzione della cultura sociale). La guerra fra principio del dovere, come
socialmente imposto e principio del piacere come fonte da cui la vita germina e
come ricerca della necessità emotiva soggettiva, diventa drammatico solo nelle
società moderne.
La madre divide la
propria energia vitale con il figlio: genera il figlio, ma la struttura emotiva
si separa per fissione.
Se appare evidente
che una volta partorito la madre ricomincia a dilatare la propria struttura
emotiva nelle esperienze della vita, meno evidenti sono i problemi di natura
psichica quando la società del dovere impone alla madre, che è menomata nella
struttura emotiva, di far fronte ai problemi posti senza tener conto dei
problemi che la perdita di struttura emotiva comportano per la madre.
Le depressioni
post-parto sono frequenti nei paesi occidentali. Sono spesso favorite dalle
pessime condizioni di vita e dalle pessime relazioni interpersonali
Questi soggetti poi,
figlio e madre, alimentano la struttura emotiva divisa attraverso la loro coscienza in percorsi esperienziali
diversi.
Noi siamo abituati a
mettere l’accento sulla forma fisica e considerare la forma fisica l’elemento
centrale dell’analisi scientifica.
La qualità della
forma fisica è data dalla sua capacità di costruire la Coscienza, variarla,
accrescerla, in una serie di relazioni che vengono costruite fra il soggetto e
il mondo.
Solo allora,
quell'unità fisica che osserviamo, la chiamiamo: vita!
Cos’è il soggetto che
nasce?
Si presenta nel mondo
mediante un insieme di aspetti.
Sta a me scegliere
gli aspetti del soggetto su cui fissare l’attenzione. Non si può dire che un
neonato è intelligente; si può dire che è vitale. Si può dire che ha un alto
grado di attenzione, ma non si possono attribuire al neonato gli attributi di
un individuo adulto. Egli “diverrà”, “crescerà”, non “è”.
E dal momento che
crescerà, che cosa vedo nel neonato?
Gli avete visti i
parenti attorno al neonato o al bambino piccolissimo?
Fanno le “moine”;
sorridono con atteggiamenti che per LORO sono infantili: presentano al neonato
l’infantilismo della ragione.
Solo che il neonato
non ha nulla dell’infantilismo della ragione: l’infantilismo della ragione
appartiene a chi è adulto, a chi scimmiotta la forma, un po’ impacciata, con
cui il neonato interagisce con la forma del mondo in cui è nato.
Il neonato è appena
emerso da un mondo emotivo: la pancia della madre. In quel mondo ha combattuto;
ha messo in atto la sue strategie adattative e quando egli muore per rinascere
nel mondo della ragione ha come bagaglio la capacità di mettere in atto
strategie adattative rispetto a segnali emotivi che coglie al di là della forma
e della quantità che dal mondo razionale giungono a lui.
Il neonato è un
“guerriero delle emozioni” che si sta costruendo e trasformando nel mondo della
ragione.
E’ un po’ come il
gatto e il cane di casa che gli Esseri Umani trattano come una “bestia”
stupida, ignorante e affettuosa, dimenticando che la sua specie ha attraversato
milioni e milioni di anni di adattamenti soggettivi come guerrieri della vita.
Nel mondo della ragione gli Esseri Umani non immaginano che il cane e il gatto
capiscono ciò che loro vogliono, mentre loro non capiscono il loro cane e il
loro gatto. Il cane e il gatto tentano di parlare con l’uomo, ma l’uomo li
tratta come “esseri inferiori”: come il neonato!
Il neonato è un
guerriero della vita che ha trionfato nella pancia della madre, non un soggetto
impotente.
Nel nuovo mondo sta
affinando gli strumenti cercando la propria mediazione fra “percezione emotiva
del mondo” e “percezione della forma e della quantità” in relazione
all’interpretazione emotiva del mondo in cui vive partendo dall’aspetto della
forma e della quantità dei fenomeni incontrati.
Quando parliamo di un
guerriero intendiamo dire che il neonato è un cacciatore di “Potere di Essere”
con cui alimentare la propria coscienza in ogni attimo della propria crescita.
Un guerriero che
adatta gli strumenti forgiati in un ambiente precedente al nuovo ambiente in
cui è nato.
L’intento di questo
guerriero è sopravvivere e, possibilmente, dilatarsi (crescere) nel nuovo
mondo.
La scienza ci dice
che il cervello del neonato è al massimo della potenza di apprendimento possibile
in un individuo e che, a mano a mano che l’individuo cresce, la potenza di
apprendimento diminuisce. Per potenza di apprendimento non si intende “quante
cose si conoscono” o si capiscono, ma si intende quanta esperienza può essere
fagocitata a livello emotivo superando la barriera razionale e incidendo sulla
struttura emotiva del bambino: studiando questo Freud elaborerà la teoria
dell’inconscio.
Gli Esseri della
Natura destrutturano i fenomeni e i segnali che dal mondo giungono loro per
considerare quell’aspetto del segnale su cui la loro attenzione fissa la loro
percezione. Quell’aspetto del fenomeno è l’oggetto che entra nella formazione
del loro giudizio e che, mediante le risposte adattative, viene somatizzato dal
soggetto.
Quando noi “diciamo qualche
cosa” inviamo nel mondo un segnale estremamente complesso che, al di là delle
parole e delle nostre intenzioni, interviene sull’empatia emotiva (interviene o
la nega), sull’azione (sia come atto che in potenza), sul mondo (in cui
parliamo). Interveniamo sia con la ragione espressa dalle parole, dalle nostre
emozioni che le parole veicolano, dai nostri intendimenti che vengono
interpretati, dalle azioni che le parole portano, premettono, segnalano, al di
là del significato delle parole stesse un’interpretazione soggettiva da parte
del neonato.
Ciò che l’adulto ha
dimenticato è che il neonato non pensa il mondo come forma. Dal giorno in cui è
nato sta costruendo la sua ragione mettendo in ordine un mondo come forma e
quantità, ma non ha nessuna idea su che cosa sia il mondo della forma e della
quantità.
Però l’inganno, nelle
persone adulte, sta nel pensare che il neonato non sia in grado di cogliere le
“relazioni fra fenomeni e risposte” che si presentano nel mondo.
Inciso:
Il Crogiolo in cui
agisce lo Stregone è la vita.
Noi parliamo di
fenomeni percepiti ed elaborati dal neonato. Parliamo di interpretazione.
Parliamo di segnale emotivo e di segnale verbale; segnali non verbali che
giungono dal mondo. Parliamo di adattamenti soggettivi ai segnali di un mondo
che si adatta alla presenza del neonato. Parliamo di Stregoneria nel modo di
essere nel mondo. Stregoneria come arte di vivere e arte di agire nel mondo.
Voglio farvi notare come questo approccio alla vita sia antagonista a quello
cristiano che prevede l’essere al mondo in quanto “creati” sia come struttura
psichica che come struttura fisica; è antagonista a chiunque parli di
“reincarnazione” in quanto non è un’anima che si reincarna, ma una coscienza
che si forma nelle relazioni con il mondo; è antagonista alle teorie karmiche,
in quanto è il soggetto che seleziona il proprio divenuto in quanto seleziona
fra i fenomeni del mondo mediante i suoi processi adattativi; è antagonista
alle teorie buddiste che implicano il distacco dell’uomo dal mondo e dai suoi
problemi in quanto il distacco buddista implicherebbe l’annullamento della percezione
dei fenomeni e, dunque, i processi adattativi, le trasformazioni dell’uomo, le
sue capacità di elaborare la percezione del mondo.
Se noi mettessimo a
fondamento del neonato le teorie cosmologiche cristiane, reincarnazionistiche,
buddistiche o karmiche, non saremmo mai in grado di interpretare i processi
adattativi del neonato alle sollecitazioni del mondo.
Parlare di
Stregoneria significa essere dei guerrieri attivi ed attenti alla vita:
significa capire i meccanismi della vita (per quanto è possibile) e modificare
noi stessi nelle relazioni col mondo in cui viviamo. Da quelle relazioni nasce
il sacro, perché quelle stesse relazioni sono il DIVINO. Ma se noi ci fermiamo
alla forma e alla patologia dell’illusione di onnipotenza che proiettiamo sul
mondo, com’è nelle teorie ebraico-cristiane, buddiste, karmiche o
reincarnazionistiche, allora possiamo
solo pregare il dio dei cristiani o separarci dal mondo come i buddisti.
Il neonato è
cresciuto nella pancia della madre e conosce la relazione fra fenomeni e
risposte. Conosce perfettamente l’aspetto emotivo del fenomeno, anche se ignora
l’aspetto razionale, e mette in atto adattamenti emotivi che l’adulto ignora
perché si aspetta degli adattamenti all’aspetto razionale del fenomeno che ha
inviato.
Sono fenomeni di ordine
emotivo ai quali il neonato risponde con adattamenti di ordine emotivo che
favoriscono la sua crescita.
I suoi adattamenti
emotivi, le sue risposte alle emozioni della madre, mentre è in pancia,
stimolano nella madre delle risposte che favoriscono la crescita del neonato.
Del fenomeno che
giunge al neonato, il neonato coglie l’aspetto emotivo.
Se il fenomeno è inviato
da un adulto, costui invia il fenomeno sotto forma di segnale razionale.
L’adulto dice “Che
bel bambino!”; il neonato coglie il senso piacevole della comunicazione. A
quell’emozione piacevole si adatta e risponde. Questo vale anche quando l’adulto
dice cose banali inviando segnali emotivi che incutono timore, o segnali
emotivi che incutono nel neonato, apprensione, ansia, attesa, ecc.
Questi segnali
emotivi che l’adulto invia inconsapevolmente mediante l’uso del linguaggio, il
linguaggio del corpo, i segnali non verbali (nel primo anno di vita per il
neonato umano sono importanti le espressioni facciali che accompagnano i
segnali emotivi perché sulle espressioni facciali il neonato trasferirà parte
della percezione emotiva interumana i cui meccanismi aveva affinato in pancia
della madre), segnali olfattivi, lo stesso gusto dei cibi che si presentano al
neonato, l’atteggiamento dell’adulto alla condivisione (o non condivisione) del
piacere nelle scoperte quotidiane (cioè allo sviluppo della conoscenza del
neonato) sono un vero e proprio linguaggio, come parte del linguaggio più
generale di ogni Essere della Natura e veicolano segnali adattativi di cui
l’adulto ignora il significato.
FINE della QUARTA
PARTE
Marghera, 01 dicembre 2010
Vai alla prima parte della "Stregoneria come arte e pratica"
Claudio
Simeoni
Meccanico
Apprendista
Stregone
Guardiano
dell’Anticristo
P.le
Parmesan, 8
30175 –
Marghera Venezia
Tel.
3277862784
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