Le relazioni fra uomo e ambiente nel momento della neonatalità

Stregoneria e l'ambiente in cui opera la trasformazione

Quarta parte di sei

Claudio Simeoni

Cod. ISBN 9788891170903

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Argomenti di Religione Pagana.

 

Continua dalla terza parte...

Il neonato è il nemico della madre.

Un nemico vissuto con tanto più odio quanto minore è l'aiuto che alla madre viene dato dal sistema sociale in cui la madre vive.

L'amore materno è un'invenzione recente ed imposto alle donne mediante la violenza. Non esiste in Natura se non nella forma di "costruire il futuro" e solo nella misura in cui il neonato costringe la madre a proteggerlo per costruire il suo futuro.

Lo so cosa pensa la morale sociale della madre e del neonato. Quali sono gli stereotipi e le idee preconcette delle società e le varie "idee" sui neonati che ci sono state nelle varie culture sociali: il bambino era il "bastone della vecchiaia". C'è forse una giustificazione morale più perversa capace di giustificare il "far nascere" un figlio? Io ti faccio nascere affinché tu funga da "bastone", sostentamento, di me quando sarò vecchio.

Non ti faccio nascere affinché tu costruisca il tuo futuro, ma affinché tu debba badare a me quando sarò vecchio. Perché la madre generi il figlio in funzione del figlio è necessario che la madre possa vivere in funzione di sé stessa: in caso contrario la pulsione emotiva è quella di sopprimere il figlio affinché non subisca le sue stesse costrizioni o far vivere il figlio solo per poterne distruggere l'esistenza. Odio puro mascherato da bisogno di relazione affettiva.

Sarà abbastanza complesso far comprendere come il linguaggio non-verbale, che esprime i fenomeni emotivi nei confronti del neonato, vengono ignorati dall'adulto mentre vengono percepiti dal neonato. Sull'emozione, che non appartiene alla ragione o alla comunicazione verbale, il neonato costruisce i propri adattamenti di veicolazione emotiva FIN DA QUANDO E' IN PANCIA DELLA MADRE.

Il "padre padrone" non è solo quello dipinto dalla sociologia, ma è tale nella misura in cui si pone come "modello da imitare" al di fuori o al di là delle parole con cui presenta sé stesso. E' un modello psico-emotivo che viene presentato al neonato come punto d'arrivo delle sue possibilità di veicolazione emotiva. Una volta uscito dalla vagina della madre.

Il discorso della Stregoneria esce dai modelli socialmente descritti (anche da Piaget) in quanto capovolge gli elementi di riferimento su cui avviene la conoscenza del neonato. Poi, in un secondo tempo, vedremo come quei meccanismi di formazione della conoscenza nel neonato, che con la crescita tendono a rifugiarsi nella parte più antica del cervello, sono quelli su cui la Stregoneria agisce per rimettere in moto la crescita nella capacità di relazione fra sé e il mondo. Per contro sono gli stessi meccanismi che il cristianesimo usa per condurre gli Esseri Umani alla consunzione e alla malattia psichiatrica come separazione fra sé e il mondo.

Il figlio come nemico. Percepito come tale dalla madre che si sente, all'atto della nascita, derubata di una quantità di energia. Un figlio che percepisce sua madre come il soggetto che potrebbe negargli la vita.

E' la prima battaglia per la vita: il neonato deve assicurarsi il futuro. Per farlo, la madre è la sua preda. Mentre gli Esseri di altre Specie della Natura, dopo aver attrezzato i loro figli se ne sbarazzano, la società impone il mantenimento di relazioni parentali per tutta la vita. La madre che fa un figlio è legata a lui per il resto della vita. Per questo motivo, nella specie umana, si innescano delle dinamiche di mutua interferenza e mutua dipendenza che non hanno riscontri in altre specie della Natura.

Sono tutte relazioni di ordine culturale, non di ordine naturale. Nel senso che le esigenze che impongono la loro manifestazione appartiene alla cultura delle società e non alla vita, alla sua conservazione e al suo sviluppo. Quando gli input culturali entrano in conflitto con gli stimoli pulsionali della vita la soluzione della contraddizione soggettiva si risolve sempre nella malattia mentale (o con la rivoluzione della cultura sociale). La guerra fra principio del dovere, come socialmente imposto e principio del piacere come fonte da cui la vita germina e come ricerca della necessità emotiva soggettiva, diventa drammatico solo nelle società moderne.

La madre divide la propria energia vitale con il figlio: genera il figlio, ma la struttura emotiva si separa per fissione.

Se appare evidente che una volta partorito la madre ricomincia a dilatare la propria struttura emotiva nelle esperienze della vita, meno evidenti sono i problemi di natura psichica quando la società del dovere impone alla madre, che è menomata nella struttura emotiva, di far fronte ai problemi posti senza tener conto dei problemi che la perdita di struttura emotiva comportano per la madre.

Le depressioni post-parto sono frequenti nei paesi occidentali. Sono spesso favorite dalle pessime condizioni di vita e dalle pessime relazioni interpersonali

Questi soggetti poi, figlio e madre, alimentano la struttura emotiva divisa attraverso la loro coscienza in percorsi esperienziali diversi.

Noi siamo abituati a mettere l'accento sulla forma fisica e considerare la forma fisica l'elemento centrale dell'analisi scientifica.

La qualità della forma fisica è data dalla sua capacità di costruire la Coscienza, variarla, accrescerla, in una serie di relazioni che vengono costruite fra il soggetto e il mondo.

Solo allora, quell'unità fisica che osserviamo, la chiamiamo: vita!

Cos'è il soggetto che nasce?

Si presenta nel mondo mediante un insieme di aspetti.

Sta a me scegliere gli aspetti del soggetto su cui fissare l'attenzione. Non si può dire che un neonato è intelligente; si può dire che è vitale. Si può dire che ha un alto grado di attenzione, ma non si possono attribuire al neonato gli attributi di un individuo adulto. Egli "diverrà", "crescerà", non "è".

E dal momento che crescerà, che cosa vedo nel neonato?

Gli avete visti i parenti attorno al neonato o al bambino piccolissimo?

Fanno le "moine"; sorridono con atteggiamenti che per LORO sono infantili: presentano al neonato l'infantilismo della ragione.

Solo che il neonato non ha nulla dell'infantilismo della ragione: l'infantilismo della ragione appartiene a chi è adulto, a chi scimmiotta la forma, un po' impacciata, con cui il neonato interagisce con la forma del mondo in cui è nato.

Il neonato è appena emerso da un mondo emotivo: la pancia della madre. In quel mondo ha combattuto; ha messo in atto la sue strategie adattative e quando egli muore per rinascere nel mondo della ragione ha come bagaglio la capacità di mettere in atto strategie adattative rispetto a segnali emotivi che coglie al di là della forma e della quantità che dal mondo razionale giungono a lui.

Il neonato è un "guerriero delle emozioni" che si sta costruendo e trasformando nel mondo della ragione.

E' un po' come il gatto e il cane di casa che gli Esseri Umani trattano come una "bestia" stupida, ignorante e affettuosa, dimenticando che la sua specie ha attraversato milioni e milioni di anni di adattamenti soggettivi come guerrieri della vita. Nel mondo della ragione gli Esseri Umani non immaginano che il cane e il gatto capiscono ciò che loro vogliono, mentre loro non capiscono il loro cane e il loro gatto. Il cane e il gatto tentano di parlare con l'uomo, ma l'uomo li tratta come "esseri inferiori": come il neonato!

Il neonato è un guerriero della vita che ha trionfato nella pancia della madre, non un soggetto impotente.

Nel nuovo mondo sta affinando gli strumenti cercando la propria mediazione fra "percezione emotiva del mondo" e "percezione della forma e della quantità" in relazione all'interpretazione emotiva del mondo in cui vive partendo dall'aspetto della forma e della quantità dei fenomeni incontrati.

Quando parliamo di un guerriero intendiamo dire che il neonato è un cacciatore di "Potere di Essere" con cui alimentare la propria coscienza in ogni attimo della propria crescita.

Un guerriero che adatta gli strumenti forgiati in un ambiente precedente al nuovo ambiente in cui è nato.

L'intento di questo guerriero è sopravvivere e, possibilmente, dilatarsi (crescere) nel nuovo mondo.

La scienza ci dice che il cervello del neonato è al massimo della potenza di apprendimento possibile in un individuo e che, a mano a mano che l'individuo cresce, la potenza di apprendimento diminuisce. Per potenza di apprendimento non si intende "quante cose si conoscono" o si capiscono, ma si intende quanta esperienza può essere fagocitata a livello emotivo superando la barriera razionale e incidendo sulla struttura emotiva del bambino: studiando questo Freud elaborerà la teoria dell'inconscio.

Gli Esseri della Natura destrutturano i fenomeni e i segnali che dal mondo giungono loro per considerare quell'aspetto del segnale su cui la loro attenzione fissa la loro percezione. Quell'aspetto del fenomeno è l'oggetto che entra nella formazione del loro giudizio e che, mediante le risposte adattative, viene somatizzato dal soggetto.

Quando noi "diciamo qualche cosa" inviamo nel mondo un segnale estremamente complesso che, al di là delle parole e delle nostre intenzioni, interviene sull'empatia emotiva (interviene o la nega), sull'azione (sia come atto che in potenza), sul mondo (in cui parliamo). Interveniamo sia con la ragione espressa dalle parole, dalle nostre emozioni che le parole veicolano, dai nostri intendimenti che vengono interpretati, dalle azioni che le parole portano, premettono, segnalano, al di là del significato delle parole stesse un'interpretazione soggettiva da parte del neonato.

Ciò che l'adulto ha dimenticato è che il neonato non pensa il mondo come forma. Dal giorno in cui è nato sta costruendo la sua ragione mettendo in ordine un mondo come forma e quantità, ma non ha nessuna idea su che cosa sia il mondo della forma e della quantità.

Però l'inganno, nelle persone adulte, sta nel pensare che il neonato non sia in grado di cogliere le "relazioni fra fenomeni e risposte" che si presentano nel mondo.

Inciso:

Il Crogiolo in cui agisce lo Stregone è la vita.

Noi parliamo di fenomeni percepiti ed elaborati dal neonato. Parliamo di interpretazione. Parliamo di segnale emotivo e di segnale verbale; segnali non verbali che giungono dal mondo. Parliamo di adattamenti soggettivi ai segnali di un mondo che si adatta alla presenza del neonato. Parliamo di Stregoneria nel modo di essere nel mondo. Stregoneria come arte di vivere e arte di agire nel mondo. Voglio farvi notare come questo approccio alla vita sia antagonista a quello cristiano che prevede l'essere al mondo in quanto "creati" sia come struttura psichica che come struttura fisica; è antagonista a chiunque parli di "reincarnazione" in quanto non è un'anima che si reincarna, ma una coscienza che si forma nelle relazioni con il mondo; è antagonista alle teorie karmiche, in quanto è il soggetto che seleziona il proprio divenuto in quanto seleziona fra i fenomeni del mondo mediante i suoi processi adattativi; è antagonista alle teorie buddiste che implicano il distacco dell'uomo dal mondo e dai suoi problemi in quanto il distacco buddista implicherebbe l'annullamento della percezione dei fenomeni e, dunque, i processi adattativi, le trasformazioni dell'uomo, le sue capacità di elaborare la percezione del mondo.

Se noi mettessimo a fondamento del neonato le teorie cosmologiche cristiane, reincarnazionistiche, buddistiche o karmiche, non saremmo mai in grado di interpretare i processi adattativi del neonato alle sollecitazioni del mondo.

Parlare di Stregoneria significa essere dei guerrieri attivi ed attenti alla vita: significa capire i meccanismi della vita (per quanto è possibile) e modificare noi stessi nelle relazioni col mondo in cui viviamo. Da quelle relazioni nasce il sacro, perché quelle stesse relazioni sono il DIVINO. Ma se noi ci fermiamo alla forma e alla patologia dell'illusione di onnipotenza che proiettiamo sul mondo, com'è nelle teorie ebraico-cristiane, buddiste, karmiche o reincarnazionistiche, allora possiamo solo pregare il dio dei cristiani o separarci dal mondo come i buddisti.

Il neonato è cresciuto nella pancia della madre e conosce la relazione fra fenomeni e risposte. Conosce perfettamente l'aspetto emotivo del fenomeno, anche se ignora l'aspetto razionale, e mette in atto adattamenti emotivi che l'adulto ignora perché si aspetta degli adattamenti all'aspetto razionale del fenomeno che ha inviato.

Sono fenomeni di ordine emotivo ai quali il neonato risponde con adattamenti di ordine emotivo che favoriscono la sua crescita.

I suoi adattamenti emotivi, le sue risposte alle emozioni della madre, mentre è in pancia, stimolano nella madre delle risposte che favoriscono la crescita del neonato.

Del fenomeno che giunge al neonato, il neonato coglie l'aspetto emotivo.

Se il fenomeno è inviato da un adulto, costui invia il fenomeno sotto forma di segnale razionale.

L'adulto dice "Che bel bambino!"; il neonato coglie il senso piacevole della comunicazione. A quell'emozione piacevole si adatta e risponde. Questo vale anche quando l'adulto dice cose banali inviando segnali emotivi che incutono timore, o segnali emotivi che incutono nel neonato, apprensione, ansia, attesa, ecc.

Questi segnali emotivi che l'adulto invia inconsapevolmente mediante l'uso del linguaggio, il linguaggio del corpo, i segnali non verbali (nel primo anno di vita per il neonato umano sono importanti le espressioni facciali che accompagnano i segnali emotivi perché sulle espressioni facciali il neonato trasferirà parte della percezione emotiva interumana i cui meccanismi aveva affinato in pancia della madre), segnali olfattivi, lo stesso gusto dei cibi che si presentano al neonato, l'atteggiamento dell'adulto alla condivisione (o non condivisione) del piacere nelle scoperte quotidiane (cioè allo sviluppo della conoscenza del neonato) sono un vero e proprio linguaggio, come parte del linguaggio più generale di ogni Essere della Natura e veicolano segnali adattativi di cui l'adulto ignora il significato.

FINE della QUARTA PARTE

Marghera, 01 dicembre 2010

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