Il conflitto madre e figlio come crescita
La pedagogia della Religione Pagana
La Stregoneria come arte

Quinta parte di sei

Claudio Simeoni

Cod. ISBN 9788891170903

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Argomenti di Religione Pagana.

 

Continua dalla quarta parte...

Ci sono adulti che per dire al bambino di un anno una cosa banale come "Ti sei sporcato" usano espressioni facciali che per il bambino hanno lo stesso significato de "Il leone ti sta per mangiare!". In sostanza riproducono dei segnali atavici (dunque, fagociti come esperienza di specie e immediatamente recepiti dal neonato ai quali reagisce con ansia emotiva) che suscitano una tensione emotiva di disperazione soggettiva all'interno di un evento assolutamente banale. Questo tipo di comunicazione costringe il bambino a manipolare la propria struttura emotiva vivendo un dramma in una situazione oggettiva in cui non c'è nulla di drammatico se non le espressioni gratuite della madre. Attraverso la comunicazione non verbale (spesso accompagnata da parole che per il neonato sono suoni ancora incomprensibili) di urgenza drammatica in una situazione di normalità quotidiana viene costruito uno stato ansioso permanente nel neonato che alla fine lo costruirà come individuo timoroso. Alimentare ansia da dramma in una normalità quotidiana significa stimolare le risposte di autodifesa psico-fisica dell'organismo quando quell'organismo non ha assolutamente bisogno di vivere quelle risposte di difesa. L'individuo finirà per perdere la capacità di usare gli strumenti di risposta alle situazioni drammatiche finendo col dare di quelle risposte, che dovrebbero essere eccezionali e contingenti, norma del proprio comportamento. Normalmente, questo tipo di adattamenti, noi lo chiamiamo il carattere. Quando il bambino viene stimolato ad immaginare la necessità di quelle difese in un contesto in cui quelle difese non servono abbiamo bambini obesi, paurosi, timorosi o collerici ed aggressivi.

Mangio ora perché non so dopo se mangerò. E' la sindrome del viaggiatore o del bambino disperato: mia madre dopo mi darà da mangiare?

Si psicosomatizza l'obesità perché l'obesità è una garanzia di sopravvivenza psicologica come risposta all'ansia dell'attesa per un futuro incerto. Questo vale per altri aspetti più psicologici, come il timore, la collera, l'aggressività, ecc.

Il neonato si predispone alla sopravvivenza. Poi, l'obesità, alimenta sé stessa perché l'individuo trae sicurezza solo in quello stato. Delle tre modalità con cui l'Essere Umano scarica l'energia vitale, il neonato usa scaricare l'energia vitale come energia fisica, lavoro, sia per crescere, accumulo di struttura fisica che supporta la sua coscienza, sviluppata con l'esperienza quotidiana, predisponendosi per affrontare al meglio il giorno dopo. Ogni giorno dopo per tutta la sua esistenza.

I processi adattativi del neonato sono tesi a garantirgli la sopravvivenza.

Se volete farvi un'idea di questo sforzo psico-emotivo trasformato in immagine fisica, pensate ai processi di nascita degli Esseri Marsupiali, dei canguri in particolare. Se il piccolo non è in grado, una volta uscito dalla vagina della madre, di salire attraverso il pelo e di attaccarsi al seno dentro al marsupio, muore. Lo stesso meccanismo è vissuto dal neonato nei mammiferi. Noi umani dei paesi occidentali abbiamo perso la memoria fisica e la consapevolezza delle sfide adattative, ma queste sono in atto. In queste sfide, sia che noi ne siamo o non ne siamo consapevoli, il neonato concentra tutte le sue tensioni psicoemotive. Anche se non vediamo le corrispondenze fisiche fra stimolo e reazione (e sedimentazione nella struttura fisica della sedimentazione mediante la volontà soggettiva), i neonati subiscono il meccanismo psico-emotivo adattativo come processo di trasformazione che si rivela nella psicosmatizzazione di ciò che, date le premesse, è in grado di garantire loro la sopravvivenza.

Nel neonato tutta la tensione emotiva convoglia la sua energia vitale nelle relazioni con il mondo assicurandone la sopravvivenza.

Quando il neonato nasce, l'energia vitale viene canalizzata nelle sue tensioni emotive con le quali fissa le relazioni "agganciando" l'energia vitale presente nelle emozioni della madre (relazione empatica) la quale, in modo consapevole o in modo inconsapevole, viene sollecitata a rispondere a quei richiami. E' talmente potente la capacità del neonato di legare con vincoli la madre nella primissima infanzia che spesso la madre si sacrifica per la sua sopravvivenza. Così inizia la strategia di sopravvivenza del neonato per crescere in un mondo sconosciuto.

La madre è una specie di "stele di Roseta" per il neonato. Vive il mondo razionale e trasmette le tensioni del mondo al neonato sotto forma di messaggi emotivi. Il neonato si adatta ai messaggi emotivi trasmessi dalla madre nel fare le scelte nel mondo quotidiano che vive. Il neonato predispone la sua struttura emotiva per fare le medesime scelte in previsione di dover esprime quella medesima tensione emotiva. Là dove il mondo sollecita una scelta razionale che esprime quella tensione emotiva il neonato, crescendo, farà le sue scelte razionali.

La madre è la preda del neonato. Le sue moine, i suoi pianti, la modulazione del suo pianto, l'uso del sonno e del non sonno.

Sono tutte strategie con cui il neonato controlla le risposte della madre alle sue sollecitazioni.

Il bisogno primo del neonato è la sua sopravvivenza attraverso la soddisfazione costante dei suoi bisogni e dei suoi desideri. Egli deve sollecitare le risposte dalla madre.

Per contro la madre è già predisposta a rispondere alle sollecitazioni del neonato qualora la società in cui vive non ne mette in pericolo la sua esistenza psico-emotiva.

La madre, e più in generale la donna, sono predisposte per percepire in maniera sensibile le sollecitazioni emotive del mondo.

Il mondo, le emozioni, gli Esseri del mondo in cui viviamo, li riconosciamo come femminili non tanto per il sesso, ma per la capacità di percepire i bisogni del mondo e rispondere ad essi. Il mondo delle emozioni è sempre inteso come un mondo al femminile. Nella mitologia greca, alla base della vita ci sono le emozioni come "figlie di Urano Stellato" e sono rappresentate da Afrodite che nasce dal pene di Urano e dalle Erinni che nascono dalle sue gocce di sangue.

La capacità di relazione empatica, viene attribuita alle caratteristiche femminili. Una maggiore "com-passione" da parte dell'Essere Umano Femminile per le situazioni di pericolo o di difficoltà sociale. Una maggiore sensibilità e, come ha verificato la recente scienza neurologica, una modulazione diversa delle reazioni neuroniche all'interno del "corpo cingolato" nel cervello in cui viene visualizzato il sorgere del "desiderio di vendetta" o "desiderio di giustizia" o, se preferite ancora "la necessità di rivincita" per i torti subiti. Mentre nell'Essere Umano Maschile la necessità di vendetta o di giustizia è impellente, nell'Essere Umano femminile è mediata dalle necessità di rispondere ai bisogni della vita di conservarsi: incontra più comprensione per chi ha commesso il torto. Nell'Essere Umano Omosessuale è facile incontrare "il peggio di entrambi", necessità di vendetta o giustizia con propensione anche a distruggere il futuro della vita estendendo la propria vendetta o necessità di giustizia all'intero ambiente. La madre diventa preda del figlio proprio in virtù della sensibilità empatica in cui esprime la sua forza vitale.

La madre è predisposta per essere la preda del figlio: la sua vittima!

Le persone come nascono sono predisposte ad essere dei predatori per sopravvivere e, nel caso dei mammiferi, la loro stessa madre è preda e vittima di suo figlio. Lo sono perché in questo senso le ha costruite la Natura per regolarne gli equilibri al di là dei principi morali o etici in cui quegli equilibri vengono veicolati nelle diverse società umane.

Solo nella posizione di vittime, di prede possibili, possiamo percepire le tensioni del mondo in cui viviamo. Se noi riconosciamo il nostro ruolo di prede possiamo anche difenderci e costruire le nostre strategie magiche.

Essere una preda, nel mondo della Natura, è la condizione naturale di essere al mondo.

L'educazione ci vuol far credere che noi non siamo prede, ma cacciatori. Pensarci cacciatori significa costruirci l'illusione di onnipotenza. Quando questa illusione si cala dentro di noi, costruiamo la patologia delirante dell'onnipotente. Coloro che si pensano onnipotenti cercano di piegare la società al servizio del loro delirio. Non potendo piegare la società tutta a sé stessi, piegano le persone socialmente più deboli o quelle che, nella famiglia, ritengono debbano essere sottomesse.

La psicologia moderna ha compreso l'importanza di quelli che vengono considerati "errori" nella costruzione dell'intelligenza.

"Non sei bravo" dice la mamma al bambino "hai sbagliato!"

Così il bambino si chiude in sé stesso e non diviene. Combina l'errore commesso con la disapprovazione e nel farlo cerca i punti deboli della madre per impedire la sua reazione alle sue azioni.

Qualcuno disse che "noi siamo la somma delle nostre esperienze!". In realtà noi siamo la somma dei nostri "errori" nello sperimentare il "credevo che" in una realtà oggettiva troppo spesso solo immaginata anziché vissuta.

Lo Stregone sa di essere una preda nella società: così impara ad esporsi e a sottrarsi alle attenzioni.

La madre, invece, è esposta al figlio. Non pensa che lei si debba difendere dal figlio. Non vede nessun pericolo razionale nel neonato e nel bambino piccolo. Per di più lei è costretta dalla società all'ideologia del dovere senza avere gli strumenti per mediare fra dovere e piacere nella cura del figlio e della vita.

Questo vale per tutti gli uomini in perenne conflitto fra ciò che ritengono morale fare e ciò che le loro pulsioni, i loro desideri e i loro bisogni, spingono.

Provate ad indovinare come agisce uno Stregone. E uno Stregone nero? Colui che costruisce il possesso trasformando le persone in oggetti di possesso?

Ora voglio che proviate ad immaginare una scena di guerra. Voglio costruire una situazione "figurata" per far comprendere che cosa avviene in realtà, fuori delle apparenze razionali e culturali, fra madre e figlio (poi, al termine madre, va aggiunto il termine padre, parenti, società, ecc., soggetti che intervengono sempre più nella vita del neonato a mano a mano che cresce).

C'è una pianura circondata dalle colline e ci sono due eserciti che si fronteggiano.

Da una parte c'è il bambino neonato e dall'altra parte la madre.

Il loro scopo è quello di sopraffarsi ed entrambi conoscono perfettamente le leggi della guerra: Sun Tzu, Clausewitz, Mao Tse Tung, il generale Giap o Pancio Villa, come esperti delle leggi della guerra, davanti ad al neonato e alla madre, sono solo dei dilettanti.

Sono uno di fronte all'altro, pronti per la sfida. Un combattimento che durerà molti anni e la cui posta in gioco è la vita.

Se noi osserviamo con gli occhi della ragione, della società, che cosa vediamo?

Dietro alla madre, carri armati e bombardieri.

Dietro al bambino, la madre non vede nulla. Solo un piccolo bambino indifeso.

Cosa sono i carri armati e i bombardieri con cui la madre muove guerra al bambino?

Sono i doveri imposti. Sono le necessità di adeguare il bambino a delle categorie sociali.

Sono i doveri parentali e il dovere di far battezzare il bambino: di venderlo come bestia alla chiesa cattolica.

E' la sua violenza psico-fisica con la quale può ricattare il bambino dando o togliendo ciò che soddisfa i desideri e le aspettative del bambino.

Sono le infinite possibilità di ricatto nei confronti del neonato con cui la madre impone i preconcetti e costringe il bambino a somatizzare

E' la madre che determina gli oggetti in cui costringe il bambino a veicolare i suoi desideri. E' lei che ricatta il bambino costringendolo a rispondere alle sue sollecitazioni.

Quanti bambini sono andati "a letto senza cena" in tempi recenti?

Questi sono i carri armati e i bombardieri usati dalla madre.

La madre risponde alle richieste della società e veicola quelle richieste imponendo al neonato dei modelli comportamentali.

Ma questo aspetto non lo avevamo già visto?

Che cosa era avvenuto nella pancia della madre se non una selezione quantitativa e qualitativa della struttura emotiva del feto affinché si predisponesse a rispondere in quel modo e solo in quel modo alle sollecitazioni del mondo? La madre stessa subiva l'attacco emotivo del feto che la costringeva ad acuire la sua percezione emotiva del mondo in cui viveva. Una madre con un neonato in pancia è molto più sensibile ai fenomeni del mondo: è la guerra che il feto ha dichiarato alla madre affinché si predisponga meglio a far da ponte fra il mondo esterno e ciò che ha in pancia.

Ve lo ricordate nel film Artù della Disney il combattimento fra Mago Merlino e Maga Magò?

Quando Maga Magò si era trasformata in drago ed era convinta di aver vinto mentre Mago Merlino si era trasformato nel virus della varicella?

Maga Magò non riusciva a vedere nulla. Anche il bambino non vede i carri armati della madre, ma li percepisce come presenza minacciosa alla quale sa di dover reagire.

Attenti a ciò che non vedete e non considerate: là c'è il pericolo.

E le armate del neonato?

Per vedere le armate del neonato è necessario cambiare punto di vista.

Il neonato ha una sola arma per rispondere alle armate della madre nel mondo della ragione: i processi adattativi.

Il neonato ha due armate nascoste dietro alle colline che intende usare e che la madre non vede perché separate dalle "alte mura e bronzee porte" che padre Zeus ha costruito,

Il carro armato è costituito dalla consapevolezza di essere morto. Il neonato vive ogni attimo di sopravvivenza come un trionfo personale; il suo bombardiere d'attacco è il guinzaglio col quale tiene in scacco le emozioni della madre. Il neonato non può discriminare, deve sopravvivere ad ogni costo: soggettiva le idee preconcette che gli vengono imposte e psicosomatizza ogni conflitto sperando, domani, di essere in una posizione razionale più vantaggiosa. Può comunicare e ricattare le emozioni della madre perché sono le sue stesse emozioni e lui le ha conosciute da dentro; fin da quando era in pancia della madre.

FINE della QUINTA PARTE

Marghera, 12 gennaio 2011

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Claudio Simeoni

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