Il neonato come tigre contro la madre; la Madre come Strega
La Stregoneria come arte

Sesta parte di sei

Claudio Simeoni

Cod. ISBN 9788891170903

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Argomenti di Religione Pagana.

 

Continua dalla quinta parte...

Perché la madre non vede le armi con cui il neonato la sta attaccando?

Perché le armi con cui combatte il neonato stanno oltre le colline dell'orizzonte della madre; nascoste dietro le "alte mura e le bronzee porte".

La madre non pensa alla morte, se non come disperazione quando il neonato le sottrae la sua energia per "partenogenesi": la chiamano depressione post parto. La madre non regge la separazione emotiva, diventa psicologicamente fragile e, quanto si è separato da lei, la aggredisce per vampirizzarla e renderla schiava assicurandosi la sopravvivenza. La madre, e con lei padre, società, ecc., sono terrorizzati dalla morte perché madre e società si fondano sulla ragione e la ragione ha la certezza di morire quando muore il soggetto.

Perché la madre non vede il guinzaglio con cui il bambino tenta di tenerla?

Perché non ne concepisce l'esistenza. Ne subisce gli effetti psico-emotivi ai quali è costretta a rispondere soddisfacendo le esigenze del bambino. In un modo o nell'altro. E non può nemmeno immaginare l'esistenza di quel guinzaglio che gli si chiude intorno al collo della sua vita perché lei è educata ad essere "LA MADRE". E' l'immagine del dio padrone davanti alla "bestiolina stupida ed inerme" qual è suo figlio: non ci comportiamo allo stesso modo con animali, piante e natura?

Solo da pochi anni, e solo la cultura ufficiale (spesso ignorato a livello di massa) si è fatta strada l'idea che gli animali e le piante hanno intelligenza, sentimenti, emozioni. Però non siamo in grado di pensare al neonato come ad un "guerriero della vita", un guerriero capace di fare molto male pur di costruire sé stesso. Lo valutiamo secondo le categorie della ragione e lo consideriamo così indifeso davanti alla violenza fisica che può esprimere la ragione della madre o della società.

Eppure, dopo quella battaglia campale, la madre non sarà più la stessa. La madre è donna prima di essere madre. Il bambino cresce all'interno di conflitti di cui spesso non ne conosce motivi e fini. Conflitti razionalizzati dalla madre, ma percepiti nella loro relazione emotiva dal bambino. Quando la madre litiga con il padre, il bambino non ne conosce le ragioni razionali, ma percepisce la relazione emotiva che in quel momento si esprime. E' come se il bambino fosse in grado di penetrare la struttura psico-emotiva del padre e della madre, mentre il padre e la madre sanno cogliere solo l'aspetto esteriore del bambino. Il bambino costringe la madre ad essere madre prima che donna. Non si tratta solo di una condizione psicologica; si tratta di una vera e propria azione di violenza con cui il neonato piega, in funzione di sé stesso, la struttura neurovegetativa della madre: ne abbassa la libido verso l'esterno e la costringe a impegnare la sua libido nei suoi confronti costringendo la madre a mettersi al servizio della sua sopravvivenza.

Esattamente l'azione degli Dèi e degli Stregoni!

In quella battaglia si formeranno idee preconcette o si scioglieranno dei preconcetti precedentemente acquisiti. In quella battaglia si costruiranno psicosomatizzazioni o se ne scioglieranno altre. La madre tenterà di adattare il bambino ad un modello sociale e il bambino, a sua volta, ricorrerà alle sue armi per ritagliarsi uno spazio vitale: la sua consapevolezza di morire è la sua volontà d'esistenza.

La variabile sui modelli sociali imposti è la "Madre Strega" o, se preferite, la Strega come madre.

Dov'è la variabile? La Strega è una donna consapevole dei mutamenti. E' consapevole che il neonato è una persona; è consapevole di aver ceduto la sua energia psico-emotiva al neonato; è consapevole che il neonato non ha paura della morte; è consapevole che il neonato agisce sulla sua energia per costringerla ad agire in funzione della sua sopravvivenza; è consapevole che se vuole ripristinare sé stessa come persona, deve ricostruire la sua energia psico-emotiva nelle relazioni col mondo. La Madre-Strega è una donna che fa la madre; non considera che il fine della donna sia fare la madre, ma mette al centro dei suoi interessi lo sviluppo della sua persona nella sua vita.

Per costruire questa consapevolezza, questa persona, aveva tre caratteristiche. Due di queste visibili nella sua attività quotidiana: è impegnata come persona nella vita sociale o nella Natura ed è attenta alle sollecitazioni del mondo (è un'attivista); trasforma la sua attività in pensiero astratto (esperienza trasformata in conoscenza teorica per generalizzare l'esperienza). Prassi, come esposizione di sé stessa nel mondo, e teoria, come trasformazione dell'esperienza in idea. Questa attività manipola la donna permettendogli di conoscere il mondo nei suoi aspetti emotivi. Questo modo di fare alimenta un elemento non visibile dall'esterno della donna ed è l'attività di Ascoltare le Correnti Vegetative o, più in generale, ascoltare le sensazioni che emergono da ogni parte del proprio corpo che sono delle vere e proprie elaborazioni di percezioni inusuali del mondo in cui si vive e che tutte le persone, normalmente, ignorano o non ne tengono conto.

La donna Strega trasforma il momento della nascita del figlio in un momento di trasformazione soggettiva. Dopo il parto il livello di energia è molto basso; la psiche sta attraversando un momento di stress emotivo; la sua ragione non ha la forza di controllare la descrizione del mondo che impone alla donna (ideologia del dovere educazionalmente imposto); si allenta il controllo della ragione e arriva alla coscienza forme di intuizione prodotte da elaborazioni di fenomeni inusuali dalla parte profonda del cervello o, più in generale, dal corpo. La donna Strega sa che questo stato psichico è transitorio e usa l'attacco del neonato come un'occasione per ristrutturare la sua coscienza anziché vivere la sofferenza di un'impossibilità ad un ritorno allo stato psichico precedente la nascita del bambino

Noi siamo abituati a pensare noi stessi come coloro che pensano il mondo e usano l'intelligenza. "Usare il cervello!", si usa dire. Il cervello è l'oggetto che elabora, ma i segnali che arrivano al cervello provengono dal corpo: è il corpo che abita il mondo; cervello e sensi compresi. Quando si pensa al corpo siamo abituati a dire: "Il mio corpo". Ma in realtà non è così. Ogni cellula, ogni battere, ogni mitocondrio, ogni virus che abita dentro di noi è un soggetto che crea delle relazioni sia con altri soggetti dentro di noi sia con altri soggetti fuori di noi. Ognuno di loro vuole dilatarsi, vivere, e ogni parte del nostro corpo percepisce aspetti del mondo che vengono elaborati e spesso ignorati dalla ragione. Queste elaborazioni si accumulano, tanto più forti sono le nostre tensioni psico-emotive nel nostro vivere il mondo e tanto maggiore è il nostro bisogno di agire nel mondo che dentro di noi produce una forma di stress. Quello stress che si produce nella fatica di risolvere problemi conflittuali apre la porta a percezioni diverse che noi abbiamo del mondo. Quando mai usate il cervello che sta nel vostro stomaco? Sempre lo usate, ma le sue elaborazioni riescono a far breccia nella vostra coscienza solo quando la conflittualità della vite vi porta in uno stato psichico di stress attraverso il quale la ragione cede parte del suo controllo su voi stessi: e allora avete l'illuminazione. Quella illuminazione. L'idea che vi mancava. E questo vale per tutto il corpo.

La caratteristica di questa madre Strega è che non ha i carri armati e i bombardieri puntati sul neonato, ma ha i carri armati e i bombardieri puntati sulla società o sui parenti con i quali vive.

La madre Strega non è "di fronte al neonato", ma è a fianco del neonato. Lei non dice al neonato quali cose il neonato deve o non deve fare, ma ciò che può o non può fare; come lo si può o non lo si può fare. Analizza intenti e scopi del neonato e gli indica i mezzi migliori, corretti, più funzionali, socialmente accettati, per farlo.

La Madre-Strega è un guerriero che con la sua scopa ha percorso i cieli della vita. Ha accumulato esperienza che giorno dopo giorno cede al neonato nelle varie fasi di crescita. Il suo scopo non è quello di farsi obbedire, ma è quello di rendere autonomo il neonato affinché percorra le strade della vita. Lei non dice al neonato che cosa deve o non deve fare le cose, ma ciò che può o non può fare; come lo si può o non lo si può fare.

Lei è consapevole che la nascita di suo figlio è, da un lato lavoro e dall'altro una sfida continua fra sé e la società.

La Strega è colei che ha cambiato il suo punto di vista rispetto a quello che gli ha imposto la società in cui vive: l'oggetto della sua attenzione è il bambino in quanto soggetto che cresce e il "nemico" che combatte sono le "imposizioni" limitative e coercitive che la società impone al bambino. Nello stesso tempo non lascia il bambino a sé stesso (libero di fare quello che vuole) ma si trasforma in una "madre addestratrice". Per addestrare un bambino, fin da neonato, a combattere la battaglia della vita, deve aver combattuto, accumulato esperienza, sfidato la società a sua volta. Ma, soprattutto è una donna che diventa madre dopo aver fuso le sue emozioni mille e mille volte coinvolgendosi nelle emozioni della società in cui vive.

La madre Strega sa che il bambino nascendo l'ha indebolita. L'ha resa emotivamente fragile: e di essere una donna emotivamente fragile non se ne preoccupa. Un conto è la fragilità emotiva e un conto debolezza psichica. Vive la sua fragilità come si vive un'influenza: non è la fine del mondo. Sa di essere sottoposta a ricatti emotivi da parte del bambino e a quei ricatti risponde separando la sua attenzione dal bambino quando si dedica a sé stessa. Avendo l'attenzione puntata sulle sfide che porta avanti nella sua vita quotidiana come donna e cittadina, recupera velocemente l'energia emotiva che il bambino gli ha sottratto nascendo. Il bambino diventa parte importante della sua vita, ma non egemonizza né la sua vita né i suoi interessi.

Ora lasciamo il discorso della "madre Strega" ed entriamo nei caratteri dello scontro madre-neonato.

La mamma dice: "Ma che bel bambino; quanto bene ti voglio!" Così è stata educata ad esprimersi e ad esporsi.

Ma il neonato, fin dal primo istante di vita, come si pone davanti alla madre? Esattamente come la tigre descritta nel Crogiolo dello Stregone: i Quattro Canti del Mondo

1) La tigre conosce sé stessa e le sue possibilità;

2) La tigre analizza il territorio nel quale intende cacciare;

3) La tigre ha l'intento di ciò che fa';

4) L'intento della tigre è il suo bisogno (l'intento è interno alla tigre);

5) La tigre individua l'obiettivo del suo intento;

6) La tigre osserva l'oggetto;

7) La tigre nasconde sé stessa al suo obiettivo;

8) La tigre diventa parte indistinguibile dall'ambiente per l'oggetto;

9) La tigre si sottrae quando l'oggetto la individua;

10) La tigre attende che l'oggetto sia in difficoltà;

11) La tigre distrugge l'oggetto soddisfacendo il suo bisogno e, rilassando la sua tensione, alimenta l'intento della sua trasformazione;

Questi undici punti descrivono la Madre Atena che, nata dalla testa i Zeus, punta la lancia della vita alla gola di Zeus. Come un'Atena che deve costruire il proprio futuro, una volta emersa dalla testa di Zeus, così il neonato punta la lancia della sua struttura emotiva alla gola di padre Zeus dicendo: "io sono"! Afferma il bambino: "Io sono nato e intendo continuare ad esistere e tu, madre, sei il soggetto che mi assicura la sopravvivenza!" Quando si è in uno stato psichico di depressione, la percezione del mondo si modifica e viceversa; la modificazione della percezione del mondo accompagna la modificazione dello stato psichico. Tale modificazione è percepita come "naturale". Il mondo si appanna, si ingrigisce, perde i colori della vita e per il depresso è chiusa ogni porta progettuale. Eppure, tutto ciò gli sembra naturale.

Non avere più futuro, per lui, è una condizione naturale. Così la madre, resa dipendente dal neonato che la fa funzionare per i propri bisogni, ritiene che farlo si anormale, naturale. Essa perde, giorno dopo giorno un frammento della sua vita: IL SUO NEONATO TIGRE L'HA GHERMITA!

Così il bambino manipola lo stato "psichico" della madre e tale modificazione porta alla trasformazione dell'apparato neurovegetativo della madre che trova del tutto normale provare sentimenti di trasporto verso il figlio, accudirlo e, nei casi più gravi, sacrificare sé stessa per il benessere del bambino. Ci sono madri che hanno tentato di salvare il loro bambino correndo nel deserto e rincorse dai carri armati, altre madri accudivano il bambino con fastidio e solo perché la società glielo imponeva: le madri sono prive della libertà di scegliere!

L'approvazione del suo comportamento da parte della società civile conferma alla madre che ciò che fa è giusto e ciò che prova è un sentimento naturale e non un sentimento indotto dal figlio.

Per continuare il discorso, devo far presente che nelle persone esiste un "meccanismo psichico" che, come viene sfruttato dal neonato per costringere la madre a provvedere a lui, così viene sfruttato dal potere sociale per il controllo psico-emotivo delle persone. Si tratta di una sospensione neuro-vegetativa che viene autoindotta dalle persone quando sono in attesa di un accadimento sperato, desiderato, agognato o ineluttabile. Come la nascita del bambino. Questo stato psichico separa la percezione dell'individuo dal mondo e induce uno stato d'attesa.

Come dice la psicologia:

"Nell'attività tendiamo verso l'avvenire, nell'attesa, invece, viviamo per così dire il tempo in senso inverso; vediamo l'avvenire venire verso di noi e attendiamo che questo avvenire divenga presente".

Per questo, dice la psicologia, l'attesa è ansiosa. La psicologia si è dimenticata di dire che quello stato psichico di attesa tronca le relazioni che il nostro agire progettuale costruisce col e nel mondo. L'elaborazione della percezione dei fenomeni tace e in quello stato d'ansia si attende l'accadimento. Ma mentre il soggetto attende l'accadimento le sue emozioni si adattano e si allineano a quell'attesa e chi ha la capacità di realizzare l'evento, come la nascita del bambino, la morte, l'aggressione, il grande amore, ecc. è colui che ha la capacità di incidere sulla struttura psico-emotiva di chi attende e di costruire i legami emotivi con cui controllarlo. In quello stato d'attesa psichica è sufficiente presentare una possibile e desiderata soluzione per controllare le scelte e le idee delle persone.

FINE della SESTA PARTE

Marghera, 16 marzo 2011

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