Argomenti di Religione Pagana.
Il nonno
non tiene conto dell’agilità del bambino. Delle sue ossa, della sua necessità di
crescere: della sua pulsione neonatale espressa nella sua soggettività.
Il
bambino proietta il suo preconcetto sulla mobilità costruito somatizzando nei
suoi mutamenti timori che frenano la sua struttura fisica e psichica e bloccano
il suo desiderio di espansione nel mondo. Il nonno non salta, il bambino ha
bisogno di saltare, il nonno ha timore di saltare, il nonno dice al bambino che
“Non bisogna saltare!”. Il bisogno si manifesterebbe dunque in un’azione
riprovevole.
Non
serve, dice il nonno. Mentre il nonno dice “a me non serve”. Il bambino
recepisce il messaggio del nonno “Non serve a nessuno, anzi è negativa!”.
Il nonno
è SEPARATO dal suo divenuto. Questo perché la sua coscienza è fissata
nell’attimo presente ed è separata dal mondo del tempo in cui sono avvenute le
trasformazioni.
Il nonno
pensa sé stesso in quel momento: nell’attimo presente. Non pensa al sé stesso
negli infiniti attimi che hanno costruito quel presente.
Anche se
pensa al buon vecchio tempo passato lo fa come se fosse un tempo presente: “ero
giovane” e non ciò che lo portò ad essere giovane e ciò che lo portò ad
invecchiare. Né alla sua coscienza sono presenti le pulsioni che lo spinsero a
modificarsi giorno dopo giorno.
Al
bambino il nonno impone l’idea del tempo presente: il suo tempo presente.
Le
persone mentre vivono il quotidiano sono separate dal tempo che quel quotidiano
produce mediante le pulsioni espresse in un precedente diverso. Vivono il prima
e il dopo come due presenti separati: non c’è un “fra il prima e il dopo”.
Fra il
prima pensato e il dopo vissuto ci sono infinite trasformazioni del e nel
corpo: cellule, batteri, organi, ecc.
Se noi
filmiamo dall’alto lo spostamento in una piazza di una città gremita di gente,
possiamo stabilire, nella nostra pellicola, un prima e un dopo dove il prima e
il dopo ci appaiono trasformati dallo spostamento, apparentemente casuale,
delle persone nella piazza.
Non si
tratta di spostamenti casuali, ma di spostamenti dovuti a risposte soggettive
di ogni persona alle proprie sollecitazioni, desideri, intenti, propositi, ecc.
Azioni manifestate da volontà prodotti da desideri in corpi che si esprimevano
in un’oggettività.
Dalla
filosofia monoteista vengono definiti movimenti “casuali” perché una volontà esterna
alla piazza non ne ha il controllo.
In
realtà, ognuno di quei spostamenti, risponde ad esigenze soggettive, bisogni e
desideri, che lo spettatore non percepisce né può filmare.
Lo
spettatore può assistere alla trasformazione della realtà a cui assiste (e per
quello che riesce ad assistervi), ma non può assistere alle forze intime che
spingono le volontà che compongono quella realtà a modificare la propria
posizione nello spazio.
Questa
osservazione vale anche, per gli animali, gli Esseri della Natura o per gli
atomi. Se noi pensiamo che le persone, perché pensiamo noi stessi e proiettiamo
il noi stessi, hanno forze intime (più o
meno come le nostre) che le spingono a modificare la propria posizione nello
spazio; diventa una condizione culturale, da parte dello spettatore, scegliere
se attribuire agli oggetti che osserviamo le medesime forze e tensioni intime,
o simili, o se priviamo gli oggetti che osserviamo di forze simili per
attribuire il loro spostamento a “volontà” esterne all’oggetto. La volontà
soggettiva agisce sempre nelle condizioni in cui l’oggetto (l’individuo, la
pianta , l’animale o l’oggetto) è divenuto. In questo caso la ragione oscilla
fra superstizione e necessità di ricerca scientifica per descrivere e definire
meglio il mondo in cui vive. Il singolo individuo umano oscilla fra la
necessità di descrivere il mondo mediante la sua ragione e la necessità di
abitare il mondo sollecitando dal mondo delle risposte ai suoi bisogni e ai
suoi desideri.
Ci sono
forze intime degli oggetti che noi pensiamo perché proiettiamo noi stessi, la
nostra idea di noi stessi, su di loro; ci sono forze intime degli oggetti
perché noi con l’analisi scientifica, con cui ampliamo la nostra capacità di
descrivere il mondo, individuiamo e descriviamo; ci sono forze intime che
agiscono negli oggetti che noi intuiamo perché viviamo, pratichiamo il mondo.
Sono patrimonio della nostra esperienza al di là di come la nostra ragione li
descrive, li colloca, o li attribuisce.
Ci sono
delle forze intime degli oggetti di cui noi ignoriamo completamente
l’esistenza. Queste si rivolgono ad ognuno di noi non solo con dei fenomeni diretti,
ma modificando fenomeni di altri oggetti che manifestano delle forze o
modificando forze stesse di cui noi ignoriamo la provenienza. Noi sappiamo,
oggi, che esiste la “materia oscura” che riempie l’universo, ma non sappiamo
quante forze emergono dalla materia oscura e come la materia oscura manipola i
fenomeni a cui noi rispondiamo magari attribuendoli, in maniera fantastica ad
oggetti che noi immaginiamo. Il fatto che la scienza mi dica che ci sia la
“materia oscura” non cambia il mio abitare il mondo che avveniva anche quando
la mia ragione non sapeva dell’esistenza della “materia oscura”. Cambia il mio
modo di descrivere la realtà del mondo, la mia ragione, ma non il mio abitare
il mondo; le relazioni che costruisco con il mondo e la somatizzazione dei miei
adattamenti rispondendo alle sollecitazioni del mondo.
Il tempo
misura la trasformazione, ma la trasformazione è oggetto in sé e vivere il
momento della trasformazione all’interno delle infinite trasformazioni in cui
la trasformazione avviene implica perdere il senso dell’oggetto che si
trasforma per assumere a fondamento la trasformazione come oggetto. La
trasformazione come realtà che rappresenta l’oggetto. Un mondo in cui l’oggetto
non esiste nel momento in cui non si trasforma o non agisce.
Si tratta
di una dimensione reale in cui il mondo viene percepito. Un mondo dimenticato
dalla ragione che si limita a prendere atto degli infiniti presenti negando la
realtà delle infinite trasformazioni: il mondo dello spazio che è separato dal
mondo del tempo, della trasformazione che porta ad ogni presente.
Non è
possibile trasformare la dimensione della trasformazione, del tempo, in una
categoria della ragione. La ragione descrive solo un presente in quanto la
ragione passa da un presente immobile ad un altro presente immobile. Le
categorie della ragione sono categorie immobili. Sono nello spazio, ma non sono
nel tempo. Il tempo le genera, ma esse disconoscono lo spazio tempo da cui
emergono per rappresentarsi in un presente immobile. In fondo, questo è il
senso della guerra che Zeus fa a Cronos. Eppure noi sappiamo che dal presente A
al presente B, diverso da A, sono intervenute dimensioni e forze che quando
identifichiamo A o B, di fatto, non esistono o sono mute.
Il
soggetto che muta è sempre lo stesso soggetto, ma nel mutare genera un diverso
soggetto. La descrizione del mondo del soggetto varia dal presente A al
presente B e il presente A viene negato dal presente B. La ragione fissa la
trasformazione in una sequenza di eterni presenti. Le forze pulsionali che
attraversano il soggetto sono diverse. Per questo c’è un presente, magari
quando il neonato è appena nato, in cui non esistono categorie preconcettuali , poi, appare un presente in cui quelle
categorie preconcettuali sono soggettivate dal
neonato che si è modificato. Solo che il neonato, come ogni soggetto della Natura,
considera quei “preconcetti” come elementi naturali, punti di vista normali,
che proietta sul mondo e sulla realtà vissuta.
Il neonato,
cresciuto e trasformato, ritiene di essere ciò che è. Non considera sé stesso
un divenuto, ciò che è, per adattamento. Il neonato è diventato vecchio; senza
parole ha costruito sé stesso nel mondo adattando le proprie pulsioni alle
condizioni e alle sollecitazioni del mondo, con le parole manifesta i suoi
preconcetti che, proiettati sul mondo, fissano la sua idea della “forma del
mondo” impedendo a sé stesso e alla propria forma di cogliere il diverso, il
nuovo. Le possibili nuove modificazioni, che sfuggono ai suoi preconcetti.
Da qui
l’esistenza di un presente A in cui non ci sono i preconcetti e un presente B
in cui il soggetto ha soggettivato i preconcetti e li proietta ritenendo
naturale farlo. Nello spazio psico-fisico che c’è fra A e B è lo spazio della
non-ragione, lo spazio della trasformazione. E’ lo spazio in cui il tempo,
Padre Cronos, riprende il controllo dell’individuo separato dalla ragione. Padre
Zeus, la ragione dell’individuo, ignora il processo della trasformazione in cui
produce la nuova idea preconcettuale. L’apparire
della propria idea naturale preconcettuale viene
vissuta dalla ragione come un’illuminazione, un’intuizione. Uno scoppio
intuitivo e preferisce pensarla come esterna all’individuo piuttosto che come
un “sé stesso” che si trasforma, trasformando la ragione stessa.
La
ragione non è in grado di pensare a sé stessa come uno strumento che si può
modificare.
Può
pensare a sé stessa come la “verità”, l’assoluto, che domina il soggetto di cui
è padrona e le idee preconcettuali sono la forza con
cui legittima il suo dominio.
Tuttavia
noi non possiamo non riconoscere che la dimensione del tempo, del mutamento, è una
dimensione reale che racchiude la forma essenziale del vivere dei soggetti.
Lo
riconosciamo sia perché la nostra ragione riconosce che un presente ha seguito,
in una successione più o meno individuata e descritta, un altro presente, sia
perché le forze pulsionali dentro di noi ci spingono a modificare il nostro
presente per giungere ad un diverso presente: un presente desiderato.
Nella
dimensione tempo le pulsioni si dispiegano. L’azione risponde al bisogno. La
tensione pulsionale del desiderio trova sfogo, si veicola, disgrega la
consapevolezza razionale del soggetto e la ricompone. Qualunque sia il modo con
cui il soggetto l’ha espressa. Il soggetto è passato da un presente A ad un
presente B che pur apparendo uguale ad A è diverso perché ricomposto su un
diverso piano percettivo. Allo sfogo della tensione pulsionale segue il
rilassamento. Nel neonato il sonno. Nel rilassamento, il sonno, c’è
l’elaborazione, in termini razionali, delle possibilità della ragione di
controllare le spinte pulsionali all’interno delle proprie norme morali o, se
preferite, dell’approvazione (o disapprovazione) del mondo circostante.
Questa
trasformazione si chiama MAGIA!
La magia
nasce dall’intento perseguito dalle volontà che entrano in gioco.
La
volontà del bambino è la “volontà di vivere”. Qual è la volontà degli adulti
che lo circondano? Quella di vivere come un insieme o quella di agire sul
bambino affinché si adegui a preconcetti imposti?
Sempre
l’ambiente, sia familiare, parentale, sociale o della Natura, sollecita adattamenti
al nuovo nato. E’ così che la vita si perpetua. Si tratta di conoscere
l’ambiente familiare, parentale, sociale e della natura, per come affrontano la
loro oggettività che viene trasmessa come strategia adattativa al nuovo nato o
come, invece, l’ambiente familiare, parentale, sociale o della Natura, separi
le sue relazioni con la sua oggettività facendo credere al neonato di essere
l’oggettività assoluta che lui deve necessariamente considerare per formare i
suoi processi adattativi.
La
pulsione neonatale cerca degli equilibri continui fra stimolo ambientale e
motivazione interiore e quando non è guidata in maniera coerente attraverso le
stimolazioni, le idee preconcette si trasformano in COMPLESSI:
“frammenti psichici che devono la loro scissione a
influssi traumatici o a certe tendenze incompatibili. I complessi, come mostra
l’esperienza di associazione, interferiscono con l’intenzione della volontà e
disturbano l’attività della coscienza: provocano disturbi nella memoria e
blocchi del processo di associazione; affiorano e scompaiono obbedendo ad una
loro propria legge; ossessionano temporaneamente la coscienza, oppure
influenzano in maniera inconscia la parola e l’azione. Si comportano quindi
come esseri autonomi, cosa questa particolarmente evidente in stati abnormi.
Nelle voci degli alienati assumono addirittura un carattere di Io personale,
analogamente agli spiriti che si annunciano mediante una scrittura automatica o
tecniche del genere. Un’intensificazione del fenomeno dei complessi conduce a
stati morbosi, i quali non sono altro che scissioni più o meno estese, o
molteplici in cui i singoli frammenti conservano una vita propria e
insopprimibile”. Jung 1937 (Dal Dizionario di
Psicologia di Umberto Galimberti ed. Garzanti)
Esistono
una serie di effetti psichici che si innestano sulle persone e ne distorcono la
capacità di valutazione e di critica del mondo in cui vivono.
Noi
abbiamo preso in esame le idee preconcette che sono quelle che, non invalidando
completamente la capacità di giudizio del soggetto. Distorcono sì le
valutazioni dell’oggettività in cui il soggetto vive, ma non in maniera tale da
rendere il soggetto mentalmente invalido. Quando si aggravano le idee
preconcette arriviamo a veri e propri complessi; per sfociare in sensi di colpa
con forme patologiche di nevrosi e depressione. In questo caso usciamo dalla
Stregoneria per entrare nel campo della “magia nera”: l’arte della distruzione
psichica dei soggetti per renderli schiavi.
E’ nel
mondo del tempo che si fissano le idee preconcette e la somatizzazione delle
risposte ai fenomeni del mondo e alle condizioni in cui l’individuo agisce.
La
formazione delle idee preconcette e la somatizzazione è racchiusa nel
mutamento. La ragione non è in grado di prendere atto dei processi di
formazione, ma solo della trasformazione avvenuta assumendo le idee preconcette
e le somatizzazioni psico-fisiche dell’individuo come caratteristiche dell’individuo:
specificità naturale del divenuto di quell’individuo. La ragione dice: questo
individuo è così. La ragione non potrà mai dire che l’individuo è così perché
ha risposto alle sollecitazioni del mondo. La ragione non consente al’individuo
di prendere atto del suo “ruolo nel mondo”, ma solo del suo essere sé stesso al
di fuori delle relazioni con i soggetti del mondo. La ragione è al di fuori del
mondo in un presente fissato alienato dai processi di trasformazione della
vita.
La
domanda ora è: IN CHE MONDO AGISCE LO STREGONE?
I preconcetti
e la somatizzazione appaiono come elementi costitutivi dell’individuo: il suo essere-ciò-che-è. Non appare alla ragione il processo di
trasformazione.
La ragione
percepisce il sé stesso in un immobile presente.
FINE della SECONDA
PARTE
Marghera, 04 luglio 2010
Vai alla prima parte della "Stregoneria come arte e pratica"
Claudio
Simeoni
Meccanico
Apprendista
Stregone
Guardiano
dell’Anticristo
P.le
Parmesan, 8
30175 –
Marghera Venezia
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